CONFERENZA
PERMANENTE STATO - REGIONI E PROVINCE AUTONOME -CONSIGLIO
GENERALE DEGLI ITALIANI ALLESTERO (CGIE)
LINEE
PROGRAMMATICHE PER L'ATTIVITA' DEL GOVERNO, DEL PARLAMENTO, DELLE
REGIONI E PROVINCE AUTONOME E DEL CONSIGLIO GENERALE DEGLI
ITALIANI ALL'ESTERO
1.
Una nuova politica
La Repubblica
italiana, in tutte le sue componenti, si impegna a realizzare,
con il concorso delle comunità allestero, una politica di
valorizzazione dellidentità italiana nel mondo,
predisponendo a tale scopo gli strumenti legislativi e attuativi
adeguati. Il raggiungimento di tale obiettivo, in un contesto
internazionale attraversato da grandi trasformazioni per effetto
dei processi di globalizzazione della cultura e
delleconomia, richiede azioni politiche rivolte a
valorizzare in modo organico il patrimonio umanistico della
cultura nazionale e le sue acquisizioni scientifiche e
tecnologiche più recenti.
In questo quadro
lasse portante è costituito dalle comunità italiane nel
mondo rispetto alle quali si deve anzitutto il riconoscimento che
lemigrazione si è tramutata in una grande risorsa. Senza
misconoscere la valenza economica della diaspora nel
solo anno 2000 un apporto di circa 100 miliardi di euro al
sistema economico nazionale - sarebbe riduttivo alimentare
una lettura economicistica dellemigrazione mettendo in
ombra gli aspetti culturali, solidaristici, professionali,
scientifici e informativi.
La decisione del
Parlamento, con la Legge 459/2001, di estendere il voto e la
rappresentanza parlamentare agli italiani allestero, oltre
a consentire lesercizio di un diritto, è importante
perché abbatte una barriera psicologica che, per più di un
secolo, ha ingiustamente diviso luniverso italiano tra
cittadini residenti ed emigrati, gli uni portatori di pieni
diritti, gli altri spesso meno tutelati. La Conferenza intende
riconoscere e ovviare per quanto possibile a questo torto storico
e dare atto alle comunità italiane nel mondo, al movimento
associazionistico e agli organismi che le hanno rappresentate di
aver impedito, riaffermando in ogni momento lorgoglio
dellappartenenza, che si affievolissero i legami con la
Patria di origine. Infatti il movimento associazionistico ha
rappresentato un importante strumento di tutela dei diritti, di
promozione della solidarietà e di sviluppo sociale delle
comunità italiane allestero.
Ripensare, quindi,
al ruolo della comunità italiana nel mondo come a una risorsa e
associarla, anche formalmente, in una lungimirante azione di
valorizzazione dellidentità della cultura italiana e degli
interessi nazionali nel mondo rappresenta un decisivo salto di
qualità compiuto rispetto ai tradizionali modi di intendere la
prassi politica. Lidentità italiana non si forma solo in
ambito nazionale, ma è il risultato della costante interazione
tra questo e le articolazioni delle comunità italiane
allestero. Tanto più lo stato nazionale deve essere in
grado di porsi in un atteggiamento di ascolto e di assorbire e
amalgamare esperienze, valori vissuti anche nelle condizioni
sociali e culturali in cui la diaspora si è storicamente
realizzata.
In tale logica si
pone la funzione della Conferenza investita dalla Legge 198/1998
del compito di indicare le linee programmatiche per la
realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle
Regioni per le comunità italiane all'estero, nonché l'indirizzo
politico e amministrativo dell'attività del CGIE.
In primo luogo,
quindi, va precisato il ruolo dello Stato. Un passo importante
è stato fatto con linsediamento del Ministro per gli
Italiani nel Mondo, che, avvalendosi della collaborazione delle
strutture centrali del MAE e in particolare della
Direzione Generale per gli Italiani allEstero e le
Politiche Migratorie - ha rivelato una efficace sensibilità e
una preziosa operatività, oltretutto accresciute dall'ampiezza
delle materie a lui delegate. Al tempo stesso lo strumento
operativo da affinare continua a essere rappresentato dal
Ministero degli Esteri e la sua imminente riforma dovrebbe dare
impulso e potenziamento al suo ruolo di coordinamento di tutti i
soggetti istituzionali e non, che contribuiscono a sostenere
limpegno dei nostri connazionali allestero. In questo
quadro rientra il necessario rafforzamento della rete diplomatica
e consolare che va posta nelle condizioni di svolgere meglio il
ruolo di cerniera tra le istituzioni dello Stato e le comunità
degli italiani all'estero recuperando specificamente il rapporto
con le Regioni. Ciò deve avvenire in termini non più meramente
burocratici ma dinamici e propositivi. E questo un
risultato che si ottiene solo investendo adeguate risorse
finanziarie e qualificando ancora di più professionalmente e
culturalmente le risorse umane utilizzate.
Laltro dato
significativo è costituito dallevoluzione in senso
federalista dello Stato italiano che ha conosciuto una prima fase
di attuazione nelle riforme costituzionali del Titolo V. Le nuove
riforme vanno a riconfigurare il ruolo delle Regioni e, di
conseguenza, delle Autonomie locali che da tempo hanno costituito
un punto di riferimento degli italiani allestero
sostenendone le forme associative, favorendone il reinserimento
in Patria, assistendoli materialmente e rispondendo alla loro
domanda di cultura e informazione. Se vi è stata una ripresa del
sentimento di italianità tra le comunità allestero il
merito non può essere attribuito solo al miglioramento
dellimmagine internazionale del nostro Paese, ma anche alla
presenza capillare delle Regioni e degli Enti locali tra queste
comunità, riconoscendo altresì il contributo apportato dalle
Consulte regionali dellEmigrazione. Le attività di
presenza all'estero delle Regioni, da coordinare e integrare con
l'azione dello Stato, in un unico Sistema-Paese, producono
opportunità più concrete per sostenere non solo la presenza
degli italiani all'estero, ma anche le economie e le popolazioni
di questi Paesi e delle Regioni di origine. In sostanza occorre
mettere insieme le sinergie necessarie sui contenuti e gli
strumenti per fare sistema, qualificando le linee
programmatiche alle quali devono attenersi i soggetti pubblici
titolari di poteri di intervento verso gli italiani
allestero. La Conferenza, inoltre, auspica il
riconoscimento negli Statuti regionali del ruolo delle comunità
italiane allestero.
2.
Gli obiettivi generali.
La Conferenza
individua come altrettanti obiettivi da raccomandare al Governo,
al Parlamento, alle Regioni e Province Autonome e al CGIE quelli
elaborati per temi dai Tavoli preparatori della Conferenza
medesima che qui di seguito si sintetizzano e ai cui relativi
documenti si rimanda per ulteriori approfondimenti ed eventuali
interpretazioni.
3.
Una nuova cultura per una realtà che cambia e il ruolo
dellinformazione.
Lemigrato va
ritenuto un concittadino che ha dovuto esprimere le proprie
potenzialità lontano dalla madrepatria, dimostrando spesso
capacità di intrapresa, socialità e accoglienza talvolta
superiore a quelle dei conterranei.
La maggioranza
degli emigrati italiani e dei loro discendenti, infatti, si è
ormai inserita nel tessuto socioeconomico degli stati di residenza
divenendo portatrice di una mentalità aperta e creativa e di
valori innovativi che gli consentono di partecipare ai processi
di trasformazione alla pari di tutti.
Di conseguenza è
necessaria una nuova politica che, superata la fase
dellassistenza, offra a tutti i nostri connazionali
allestero un sostegno qualificato, specifico ed efficace,
evitando la polverizzazione degli interventi e sovrapposizioni
fra le varie branche delle Amministrazioni pubbliche.
Alla luce di questa
realtà mutata occorre contribuire al processo di promozione
della cultura, della lingua, della conoscenza del nostro paese
nellaffermazione dellidentità italiana in società
sempre più multiculturali, nella consapevolezza che una cultura
visibile e solidale sostanzia una strategia innovativa capace di
cogliere aspetti storicamente trascurati e valorizza la
memoria, facendo del dialogo e della concertazione
lelemento principale delle iniziative che promuove.
Tale obiettivo di
fondo va perseguito con un investimento massiccio, sinergico e
lungimirante principalmente in ambito culturale. La nuova
proposta dovrà inglobare non solo la grande tradizione
umanistica, più frequentemente esportata, ma anche le
espressioni scientifiche, tecnologiche e artistiche.
Occorre inoltre
sviluppare la cooperazione interuniversitaria volta a rafforzare
il modello formativo italiano, a beneficio in particolare delle
comunità italiane allestero.
In questo quadro un
ruolo decisivo è assunto dalla politica dell'informazione che va
sostenuta in tutto il suo pluralismo, riaffermando la centralità
della stampa in lingua italiana all'estero, delle emittenti radio
e televisive locali insostituibili per linformazione,
lintegrazione, la difesa dei diritti e la salvaguardia
delle identità culturali.
Gli strumenti
prioritari con cui conseguire tali obiettivi dovranno essere:
a)
La riappropriazione del significato dellemigrazione
italiana attraverso linserimento nel percorso formativo
scolastico della sua storia, a vantaggio soprattutto delle
giovani generazioni che si trovano a vivere in una società
multiculturale.
b)
La rivitalizzazione dello studio e della diffusione della lingua
e della cultura italiane mediante un rinnovato impegno per la
formazione degli insegnanti, un più ampio ricorso allo strumento
degli scambi di docenti e studenti, delle borse di
studio, la partecipazione ai programmi comunitari e
listruzione e formazione a distanza.
c)
La riforma degli Istituti di cultura che dovrà prevedere una
più stretta collaborazione con le Regioni e gli Enti locali.
d)
La realizzazione di uninformazione di ritorno che possa
rafforzare lutilizzo dei media locali, pur senza rinunciare
all'intervento degli organismi centrali, per realizzare uno
stretto legame tra gli italiani in Italia e gli italiani
allestero.
e)
Listituzione di un uno specifico gruppo di lavoro che, in
seno al Segretariato della Conferenza, segua le politiche attuate
dai settori pubblici e privati per l'informazione degli italiani
all'estero.
f)
La valorizzazione dello strumento pubblico della RAI anche
tramite convenzioni con le Regioni e lo Stato in particolare in
vista dellesercizio del voto allestero.
4.
La solidarietà e il lavoro italiano nel mondo
Radicali
cambiamenti sono intervenuti in ordine alle caratteristiche del
lavoratore italiano nel mondo.
Esiste oggi
una nuova figura di lavoratore in mobilità dotato di
professionalità, sempre disponibile a trasferirsi verso Paesi
con maggiori opportunità. In questo senso il frontalierato ha
assunto sempre più le caratteristiche di un fenomeno non
transitorio, bensì strutturale, per finalità e dimensione, del
mercato del lavoro nelle fasce territoriali di confine. Contemporaneamente
esiste una nuova emigrazione stanziale, per lo più
intellettuale, indirizzata verso alcuni Paesi.
In
tale contesto si può operare attraverso:
a)
Il potenziamento della formazione e della specializzazione
professionale, anche a livello superiore, attivando linee di
finanziamento ad hoc, alle quali concorrano i diversi referenti
istituzionali (Unione Europea, Ministeri, Regioni).
b)
La semplificazione delle procedure per i giovani di origine
italiana ai fini del riconoscimento dei titoli di studio e
professionali conseguiti allestero e, reciprocamente, dei
titoli di studio e professionali conseguiti in Italia dai
lavoratori frontalieri.
c)
Il rilancio della cooperazione internazionale, che per
lItalia rappresenta una componente essenziale della sua
politica estera. Tale risultato potrà essere conseguito
unificando i tentativi, gli sforzi e le iniziative, evitando
interventi slegati dal contesto e dalle linee di politica estera,
a vantaggio delle aree di crisi.
d)
Il rilancio e potenziamento degli strumenti finanziari di
sviluppo allexport a sostegno degli operatori italiani
allestero.
e)
Lampliamento ai lavoratori allestero
dellaccesso ai diritti e servizi nel campo sanitario, della
casa, della previdenza e dellassistenza.
5.
I giovani e l'associazionismo come linfa delle comunità all'estero.
La realtà e gli
interessi delle comunità italiane all'estero si esprimono anche
attraverso la varietà e la vivacità delle loro associazioni. A
tal fine occorre:
a)
Individuare specifiche politiche in favore dei giovani come
presupposto per la continuità dei rapporti con le comunità
italiane all'estero. In tale ottica è necessario procedere al
pieno coinvolgimento delle giovani generazioni al vasto movimento
associazionistico presente all'estero e al loro inserimento nella
nostra rete di presenze organizzate. Il conseguimento di questi
due obiettivi presuppone che vengano introdotte norme statutarie
tese a fissare presenze di giovani negli organi delle
Associazioni. E importante inoltre promuovere forme di
associazione dei giovani, che tengano conto della pluralità
delle loro culture, della provenienza e dei Paesi di residenza.
b)
Ripensare in termini nuovi il ruolo e il compito
dellassociazionismo. Esso costituisce un patrimonio da
tutelare e valorizzare in vista del mantenimento e del
rafforzamento dei legami delle nostre collettività
allestero con la Madre Patria. Per una migliore definizione
delle sue caratteristiche è indispensabile che sia stabilito un
procedimento di riconoscimento delle associazioni che operano all'estero,
attraverso la registrazione in appositi albi consolari, come
presupposto per l'assolvimento dei compiti di istituto e
per l'accesso alle forme di contributo e di finanziamento da
parte dello Stato e delle Regioni.
La Conferenza
Permanente Stato - Regioni e Province Autonome - CGIE individua i
cinque obiettivi seguenti:
1.
Una legge quadro che rechi i principi fondamentali cui si
dovrà attenere la potestà legislativa concorrente delle Regioni
nelle materie riguardanti le collettività allestero. Nel
testo dovrà trovare accoglimento in particolare il principio
dell'uguaglianza che rifiuta, nella predisposizione degli
interventi cofinanziati dallo Stato e dallUnione Europea,
qualsiasi forma di discriminazione regionale per ispirarsi,
allopposto, ai criteri di solidarietà.
Sotto un profilo di
uguaglianza sostanziale, peraltro, gli interventi, anche di
natura esclusivamente prescrittiva, dovranno essere indirizzati
indifferentemente a cittadini italiani o di origine italiana in
maniera tale da garantire alle generazioni di emigranti
successive alla prima (cui possono essere parificate
eventualmente quelle categorie di persone che per qualsiasi
motivo hanno perso, contro la loro volontà, la facoltà di
ottenere la cittadinanza italiana), il pieno sviluppo della
personalità e leffettiva partecipazione alla vita del
Paese. Rientrano per primi tra tali interventi quelli volti ad
assicurare il diritto al lavoro, compreso laccesso ai
pubblici uffici, allaggiornamento professionale, allo
studio e alla ricerca che vanno quindi tenuti totalmente divisi
dai regimi di quote di ingresso attualmente in vigore
per disciplinare il fenomeno migratorio nei confronti del quale
vanno espressi i medesimi impegni per lintegrazione e la
tutela dei diritti.
2.
La modifica della Legge del CGIE, che preveda una maggiore
rappresentanza delle Regioni e delle Autonomie locali, deve
potenziare il ruolo dinamico del Consiglio anche al fine di
assicurare un maggiore collegamento di tutti gli italiani
allestero (doppi cittadini, oriundi vecchi e nuovi emigrati
e giovani generazioni) e la loro rappresentanza parlamentare.
Inoltre, la
modifica dellart. 17 della Legge 198 al fine di inserire
nellintestazione della Conferenza Permanente Stato
Regioni - Province Autonome - CGIE anche gli Enti Locali.
3.
L'Istituzione del Fondo Nazionale a favore delle comunità
italiane allestero che preveda la partecipazione
finanziaria di soggetti pubblici e privati e nel quale possano
confluire anche finanziamenti dellUnione Europea. Il Fondo
dovrebbe quindi corrispondere allattività di coordinamento
delle singole iniziative, incluse quelle di solidarietà,
diventando così il volano della politica italiana nei confronti
dei cittadini allestero.
4.
Lo Sportello unico per linternazionalizzazione
è richiesto, partendo dalla constatazione di una forte presenza
regionale e del legame con i corregionali residenti in loco, al
fine di rendere più agevole il flusso delle informazioni da e
per le imprese, di assistere le medesime e di attrarre
investimenti esteri in Italia. La realizzazione di tale strumento
deve essere attuata per lidoneità dimostrata nella
concreta esperienza regionale sinora maturata a rappresentare
allestero gli interessi economici nazionali in sinergia con
le altre istanze.
5.
Creare un Segretariato della Conferenza Permanente che garantisca
la continuità di azione e di monitoraggio dei seguiti
operativi, che valorizzi le risorse disponibili ed il
coordinamento dellinsieme degli strumenti messi in opera.
Il Segretariato
sarà composto di ventuno membri, pariteticamente ripartiti fra
Stato, sistema delle Autonomie e C.G.I.E..
In via
transitoria si riunirà ancora il Gruppo di Lavoro che ha
preparato la Conferenza, in consultazione con gli Uffici di
Presidenza dei Tavoli Tematici, per definirne, entro il 30 giugno
2002, la composizione e modalità di funzionamento.
Roma, 20 marzo 2002