ACCESSO AL CREDITO - UN PROGETTO INTERNAZIONALE DELL'AIDDA

LEGGE 215 - NUOVO REGOLAMENTO? PROBABILMENTE CON IL BANDO DEL 1999

FORMAZIONE - UN PROGETTO FORMAPER (MILANO) E CONFARTIGIANATO (FEDERSICILIA)

UN COORDINAMENTO EUROPEO PER LE PARI OPPORTUNITÀ ED IL LAVORO FEMMINILE

DONNE DEL MEDITERRANEO - QUESTIONE FEMMINILE E FLUSSI MIGRATORI AL FORUM DI TORINO

ITALIANE ALL'ESTERO - DONNE IN NORD AFRICA: IL CASO TUNISIA

LE AZIONI POSITIVE ED I PROGRAMMI EUROPEI NELL'UNIONE EUROPEA - L'OSSERVATORIO ISFOL

PROGRAMMA NOW E FONDO SOCIALE EUROPEO - LE STATISTICHE IN ITALIA

PROSTITUZIONE IN ITALIA - 2000 DONNE STRANIERE - UNA RICERCA DEL PARSEC


IMPRENDITORIA: ACCESSO AL CREDITO - UN PROGETTO INTERNAZIONALE DELL'AIDDA

Se l'accesso al credito costituisce una delle note dolenti per l'avvio di un'impresa - ciò che ha evidenziato con particolari accenti l'imprenditoria femminile - esso continua a rappresentare anche in seguito elemento di non facile gestione.
Un problema che l'AIDDA, l'Associazione delle Donne Imprenditrici e Dirigenti d'Azienda, sta affrontando con alcuni Istituti bancari sia a livello nazionale che internazionale.
E', questo, il caso del progetto sull'Accesso al credito ed i processi di internazionalizzazione, avviato con il Credito italiano ed incentrato su: un'analisi/studio di fattibilità delle modalità di intervento per favorire l'accesso delle donne imprenditrici al credito e alle agevolazioni sia nazionali che comunitarie, che sarà realizzato attraverso la costituzione di un trust non profit; un progetto di intervento strutturale /ex-sovvenzione globale; insieme ad una fase di formazione, tutoraggio, assistenza e consulenza.

Il progetto che ha ottenuto un finanziamento di 100.000 ECU per il primo anno, ha recentemente avviato la fase di internazionalizzazione, aggregando al progetto la BAWE (l'associazione delle imprenditrici britanniche), l'AMEP (l'Associazione delle Imprenditrici portoghesi), la Well Fargo Bank (americana), la London Brunch (inglese) e la Royal Bank of Canada.
Attualmente, l'iniziativa attraversa un'ulteriore fase di allargamento del progetto a partners internazionali: Olanda, Francia e Germania.


LEGGE 215 - NUOVO REGOLAMENTO? PROBABILMENTE CON IL BANDO DEL 1999

Ancora in alto mare l'elaborazione del nuovo regolamento di attuazione della legge n.215 per l'imprenditoria femminile, che apporterà numerose semplificazioni nella procedura di accesso alle agevolazioni previste, e sarà probabilmente varato solo con il prossimo bando (luglio 1999).
Nel frattempo sono partiti i termini per la presentazione del terzo bando (1 luglio), che si chiuderà il 31 dicembre '98. A tal proposito, l'IPI, l'Istituto per la Promozione Industriale, ha predisposto una guida per la compilazione delle domande comprensiva di una scheda relativa alla "perizia giurata" . Un passaggio, quest'ultimo, rivelatosi estremamente problematico e per il quale sono state rigettate parecchie domande presentate al secondo bando: circa l'80% delle domande non ammesse. Ulteriori guide saranno disponibili a breve presso le Camere di Commercio. Il Ministero dell'Industria ha, inoltre, attivato una informativa particolarmente esaustiva sul proprio sito Internet.

Ricordiamo che fra i criteri di ammissione al finanziamento vi sono il punteggio assommato in base al tipo di attività proposta, partecipazione femminile all'impresa, nuova occupazione, spesa prevista, stato di realizzazione del progetto, e non l'ordine cronologico delle domande.


FORMAZIONE - UN PROGETTO FORMAPER (MILANO) E CONFARTIGIANATO (FEDERSICILIA)

Imprenditrice e innovatrice è il titolo di un progetto promosso dal Formaper, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano e dalla Federsicilia, aderente a Confartigianato, per la formazione di esperte di formazione multimediale per la creazione di imprese innovative al femminile.
Il progetto è finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Progetto Penelope all'interno del Programma NOW e prevede, tra l'altro, la creazione di un manuale metodologico ed, al termine, l'organizzazione di seminari di orientamento e corsi di formazione per donne disoccupate ed aspiranti imprenditrici

Fra gli scopi del corso, già alla conclusione della prima fase (sono sei) - partecipano 20 donne, fra disoccupate ed occupate - vi è il coinvolgimento delle istituzioni locali nel processo di promozione e diffusione di nuova imprenditoria femminile.
Una delle fasi del progetto, che si svolge contemporaneemente a Milano ed a Palermo, prevede anche uno stage all'estero per conoscere le diverse realtà imprenditoriali attraverso visite guidate ad aziende. Tra i Paesi partners del progetto: Francia, Grecia e Portogallo.

Ulteriori informazioni possono essere richieste a Formaper (Mariangela Maruccia) e mail marucci@mi.camcom.it. oppure a Federsicilia (Confartigianato) P.zza Don Luigi Sturzo4 - 90139 Palermo Tel.++39 91 585362, Fax.++39 91 6110632.


UN COORDINAMENTO EUROPEO PER LE PARI OPPORTUNITÀ ED IL LAVORO FEMMINILE

La politica del lavoro femminile è affidata, per molti versi, agli impegni che i Ministri delle Pari opportunità, del Lavoro e degli Affari Sociali prenderanno nelle periodiche riunioni che si terranno a livello europeo. L'iniziativa comunitaria, che ha preso il via con la "storica" riunione di Belfast del maggio '98 ed è proseguita con il vertice di Innsbruck dei giorni scorsi, passa per la creazione di una piattaforma sollecitata dalla stessa rappresentanza delle delegate della CES, la Confederazione dei sindacati europei.
Politiche nazionali coordinate, redistribuzione delle opportunità e parità salariale: queste le richieste delle sindacaliste inviate a Bruxelles e delle quali hanno tenuto conto le responsabili delle politiche al femminile, insieme ai rappresentanti dei dicasteri del lavoro.

L'Italia che, pure, ha fatto molto rispetto ad altri Paesi, almeno sul piano giuridico, deve ancora confrontarsi con un reale gap esistente fra uomini e donne in materia occupazionale. La disoccupazione femminile rappresenta, infatti, il 7% di un complessivo 12,1% e non sembra che un miglioramento possa verificarsi nel breve termine. Unica chance, dunque, per ristabilire un equilibrio è quello di creare nuova occupazione, puntando alla creazione di nuove imprese al femminile.
A sostenerlo il Ministro delle Pari Opportunità, Anna Finocchiaro, che ha delineato il quadro delle possibili aree di intervento per la nuova occupazione: servizi alla perosna, formazione-informazione, progettazione di politiche a sviluppo locale per lo sviluppo dell'economia.

Sul piano europeo, il ministro Finocchiaro ha sottolineato la necessità di rafforzare la possizione delle donne nel mondo del lavoro, aumentare i tassi di occupazione, migliorare la qualità del lavoro e gli standard della qualità della vita.
D'altra parte, se misure in favore di tali politiche non verranno prese, ha fatto presente il Ministro Finocchiaro, che ha sottolineato la necessità di risorse del Fondo Sociale Europeo da destinare alle Pari Opportunità, non vi sarà alcune effetto positivo sulla stessa crescita demografica e le prospettive fiscali del welfare.


DONNE DEL MEDITERRANEO - QUESTIONE FEMMINILE E FLUSSI MIGRATORI AL FORUM DI TORINO

Il Forum delle donne del Mediterraneo, che si è svolto nei giorni scorsi a Torino, ha rappresentato un'occasione per dibattere sulle spinte alla disgregazione della società e all'esclusione delle donne delle diverse sponde del Mediterraneo.
Al centro dell'intervento: le donne migranti. Donne particolarmente esposte al rischio di marginalizzazione e che non trovano spazio nell'attuale organizzazione sociale ed economica dei loro Paesi, ma che rischiano di sentirsi escluse anche nei Paesi in cui migrano, come ha sottolineato la vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte Maria Minervini.
Un discorso difficile e complesso quello sulle donne migranti che le Consulte femminili dell'emigrazione stanno ripercorrendo in Italia, per la prima volta, memori di un recente passato che le stesse italiane hanno vissuto non molto tempo fa e talora ancora vivono all'estero.

Se la solidarietà è il principio cui ricondurre i diversi aspetti della questione, tuttavia essa non basta. Occorre, infatti, affrontare il discorso del riconoscimento della parità dei diritti, con tutte le differenze che esso registra nei diversi contesti geografici e socio-politici.
La condizione della donna è, d'altra parte, molto diversa, non solo tra Nord e Sud ma, anche, all'interno delle singole aree geografiche ha rilevato Tullia Carrettoni, presidente del Forum delle Donne del Mediterraneo, organismo aderente al Reseau UNESCO, facendo una comparazione tra la situazione dell'Algeria, gravissima, ed il contesto, accettabile, del Marocco e della Tunisia.

D'altra parte, questione femminile, fenomeni migratori e integrazione sono strettamente connessi: l'80% dei 25 milioni di rifugiati è costituito da donne e bambini e 3/4 degli analfabeti del mondo sono donne. Il problema è, quindi, l'integrazione a livello internazionale e l'interpretazione universale dei diritti individuali di uomini e donne, sia essa nei Paesi in via dei sviluppo che in Europa ha sottolineato la responsabile del programma Unesco per la promozione della donna nel Mediterraneo.
Nondimeno, i Paesi dell'emisfero Nord devono investire in azioni concrete per modificare la realtà socio-economica dei Paesi del Sud: solo il 21% delle donne che vivono in Africa lavora al di fuori del contesto strettamente familiare (nell'Europa occidentale i dati statistici nel 1990 dichiaravano il 51%); nei Paesi arabi ed in Africa la percentuale delle donne laureate è bassissima: solo un milione, con una percentuale di abbandono scolastico tra il 95% ed il 90%, mentre in Europa nel 1995 le donne iscritte all'Università ammontavano ad oltre 10.


ITALIANE ALL'ESTERO - DONNE IN NORD AFRICA - IL CASO TUNISIA

Rappresentano all'incirca il 50% della popolazione italiana residente in Tunisia - la situazione è più o meno paritetica in Marocco - ed alle ultime elezioni dei Comites, i Comitati degli Italiani all'estero, hanno conquistato il 50% della rappresentanza.
Alcune di loro, numericamente molto poche, risultano essere imprenditrici ma, in realtà, si tratta di co-imprenditrici e, per lo più, sul piano socio-economico la loro condizione è di "consorti al seguito". Consorti al seguito di mariti italiani ed, anche, di mariti nord africani, con una rilevanza pressochè irrilevante sul fronte dell'integrazione socio-economica locale, come lamentano in molte. Non mancano, tuttavia, le eccezioni che - soprattutto nel secondo caso (coppie miste) - dipendono molto dal ruolo sociale ed all'apertura culturale verso canoni di vita occidentali della famiglia del marito.

In realtà, cittadinanza a parte - elemento, tuttavia, indispensabile per l'integrazione locale - il problema più evidente e, senza dubbio, più limitante, è la mancanza di conoscenza della lingua araba, che porta le italiane a rinchiudersi nel guscio della comunità d'origine.
Una situazione che, nei casi di famiglie abbienti, ha significato - eminentemente - l'impegno verso ruoli di assistenza e l'isolamento pressochè totale per le altre. In questo senso, l'esperienza del Comites rappresenta un passo avanti per l'affermazione delle donne all'interno della Comunità italiana. Anche se, alcune di loro, non mancano di rilevare che i gruppi di lavoro affidati alla rappresentanza femminile non esulano dai tradizionali ambiti femminili: assistenza e volontariato, scuola, cultura e tempo libero. Ed il confronto con il ruolo delle donne all'interno delle altre comunità straniere in Tunisia sorge immediato.

Ben diversa la situazione delle seconde generazioni, che hanno acquisito la cittadinanza locale e vivono integralmente la condizione locale. Si tratta di una nuova identità, di una nuova nazionalità che si costruisce sulla moltiplicazione delle culture e della cittadinanza, afferma la signora Zarruk, esponente del Comites ed emigrata da trent'anni in Tunisia al seguito del consorte tunisino.
L'unico impedimento che giuridicamente hanno le nuove generazioni è quello di non poter arrivare ad essere presidenti della Repubblica in Tunisia. Per il resto donne e uomini sono inseriti nelle Università come docenti, guidano industrie ed imprese, si stanno affermando ovunque, anche nell'amministrazione pubblica.

LE AZIONI POSITIVE ED I PROGRAMMI EUROPEI NELL'UNIONE EUROPEA- L'OSSERVATORIO ISFOL

Il Fondo Sociale Europeo è stato il primo strumento dell'Unione Europea a prendere in considerazione la questione dell'uguaglianza delle pari opportunità ed a supportarla concretamente, al di là delle dichiarazioni di principio dello stesso Trattato di Roma, istitutivo della Comunità, e delle sentenze della Corte di Giustizia. Quest'ultima ha, d'altra parte, svolto un ruolo essenziale nel processo di sviluppo della legislazione comunitaria sull'uguaglianza di trattamento. In tal senso vanno le stesse raccomandazioni e risoluzioni tese ad incoraggiare le buone prassi in settori quali le azioni positive, la formazione professionale, l'inserimento occupazionale, la creazione d'imprese, la tutela della maternità, la cura del bambino, la lotta contro le molestie sessuali sui luoghi di lavoro.
A rircordarcelo l'Osservatorio dell'ISFOL, che approfondisce il tema del rapporto UE-Pari Opportunità in una disamina degli strumenti comunitari delegati al sostegno delle azioni positive e degli sviluppi intervenuti nel tempo.

Molti i passi in avanti compiuti negli ultimi venti anni: dalle azioni il cui intento fondamentale era impedire che le donne, considerate una categoria svantaggiata e, quindi, a maggior rischio di espulsione dal mercato del lavoro, refluissero in un circuito di precarietà, di emarginazione o di inattività forzata, ai programmi d'azione a medio termine per le pari opportunità tra donne ed uomini. Due, in particolare, i programmi mirati al raggiungimento delle pari opportunità: il Terzo ed il Quarto Programma d'azione.
Obiettivo del Terzo programma è stata l'eliminazione delle barriere, sia culturali che legislative, che impediscono l'acesso delle donne ai ruoli di responsabilità ed il cui impegno operativo è stato condotto dal Programma NOW (1990-'94) con l'obiettivo di : valorizzare la risorsa femminile attraverso la piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il che ha significato attuare una strategia innovativa della politica dell'eguaglianza in tutte le altre politiche sociali comunitarie. In sostanza, il mainstreaming.
Il Quarto programma (1996-2000) approda verso una valorizzazione della trasversalità formativa, alimentando la politica di mainstreaming, ovvero diffondendo le esperienze e le pratiche formative per le donne negli altri contesti formativi e nelle altre iniziative comunitarie. 5 i settori di intervento proposti dal programma: integrazione della dimensione delle pari opportunità in tutte le politiche ed azioni, occupazione e vita professionale, presa di decisioni, informazione e ricerca, statistiche.

Non indirizzati alle donne ma mirati alla valorizzazione delle risorse umane, in generale, occupate e non occupate, sono i programmi Adapt, Horizon, Youthstart, che promuovendo l'integrazione hanno dato un forte apporto alla formazione delle donne.

Una cosa è, comunque, ormai certa per la UE, come rileva l'Osservatorio dell'ISFOL: insieme alla lotta alla disoccupazione, quella dell'eguaglianza delle opportunità rappresenta ormai una priorità concreta dichiarata dallo stesso Consiglio Europeo.


PROGRAMMA NOW E FONDO SOCIALE EUROPEO - LE STATISTICHE IN ITALIA

L'Italia è il Paese che ha realizzato il maggior numero di iniziative NOW fra il 1995 ed il 1997: 66 progetti, di cui 54 a carattere regionale e 12 multiregionali, utilizzati per lo più da soggetti, associazioni non profit, PMI di vario tipo - dalle srl alle cooperative - ed enti pubblici, che già usufruiscono di programmi ed iniziative promosse dall'Unione Europea.
Si è trattato di progetti finalizzati all'orientamento, la consulenza e la formazione, la creazione d'impresa e le strutture di sostegno all'occupazione, ovvero incubatori, sportelli informativi, banche dati, osservatori, servizi sostitutivi.

Più concentrati nel Sud e nelle Isole (31) che al Nord (24), con una prevalenza in Sicilia (8), Puglia (6), Campania (5), per un totale di 82 miliardi.
I programmi multiregionali hanno , invece, coinvolto maggiormente le Regioni del Nord (37) più che il Sud e le Isole (24), per un totale di 70 sedi operative e finanziamenti che si aggirano sui 16 miliardi.

Come rileva l'Osservatorio dell'ISFOL, i progetti hanno avuto una particolare insistenza sull'area formativa, cui fa seguito l'Asse dei sistemi, dell'Informazione e dell'Occupazione, con una prevalenza, dopo i servizi, per le attività economiche del Terziario e dell'Industria-artigianato.
I beneficiari finali previsti sono 40.281 donne, di cui 2.104 operatori e formatori.

Per quanto riguarda, il Fondo Sociale Europeo, invece, le azioni cofinanziate sono state 38.091 per un totale di 3.489 miliardi. Ma le azioni realmente realizzate sono state 29.208 per un totale di 2.215 miliardi. Il numero di utenti finali è ammontato a 429.800 su 639.908 e le donne hanno rappresentato il 44% dell'utenza complessiva dei Fondi Sociali Europei.


LA PROSTITUZIONE IN ITALIA: 2000 DONNE STRANIERE- UNA RICERCA DEL PARSEC

Sono oltre 2.000 le donne straniere costrette a prostituirsi. Spesso si tratta di minorenni ridotte in vere e proprie situazioni di schiavitù. Ad Affermarlo il Ministro delle Pari Opportunità in una audizione alla Camera, dove ha rivelato come il fenomeno sia triplicato in pochi anni.
Le regioni in testa alla graduatoria, secondo una ricerca dell'Istituto di Sociologia PARSEC cofinanziata dal Ministero delle PAri Opportunità, sono Lazio (4/5000) e Lombardia (3/5000). dove Roma e Milano assorbono poco meno di un terzo della prostituzione straniera in Italia. Seguono la Campania, con buona parte a Napoli e nel suo entroterra, l'Emilia Romagna ed il Piemonte. Il Veneto e l'Abruzzo.
Mentre le presenze straniere provengono prevalentemente dalla ex Jugoslavia, l'Albania, la Nigeria, la Tunisia ed il Marocco. E si stima che numericamente ammontino fra le 15.000 e le 20.000 persone, fra donne e uomini. Questi ultimi, soprattutto, provenienti dal Nord Africa e dal Sud America.

Un fenomeno complesso i cui risultati passano attraverso una collaborazione internazionale. In questo senso l'accordo bilaterale di cooperazione firmato con gli Stati Uniti nel marzo 1998.
Sul piano nazionale, invece, oper un Comitato di Coordinamento delle azioni di governo contro la tratta di conne e minori a fini disfruttamento sessuale, presieduto dal Ministro degli AFfari Sociali Livia Turco, presso il Dipartimento delle Pari Opportunità, al quale collaborano membri dei Ministeri degli Affari Esteri, di Grazia e Giustizia, Interno ed Esteri, oltre che del Dipartimento delle Pari Opportunità, esperti della Direzione Antimafia, dell'Istat e delle associazioni più attive nel settore, come la Caritas, il Gruppo Abele, Orlando...