Mostre

FRANCO FILIPPI ALL'ARENA DEL SOLE

"ATHENA PARTHENOS" PRESENTA LA ROMA DI LUIGI PIRANI

I "GIOIELLI" DE "I DELLA ROVERE" IN MOSTRA A SENIGALLIA URBINO PESARO E URBANIA A PALAZZO STROZZI DI FIRENZE LA PIU' GRANDE MOSTRA SUL BOTTICELLI

EMPOLI: UN OMAGGIO A JACOPO DA EMPOLI, PITTORE D'ELEGANZA E DEVOZIONE

A SAN SEVERINO MARCHE "IRENEO ALEANDRI 1795-1885"

L'UMBRIA CELEBRA CON SEI MOSTRE IL PERUGINO "IL DIVIN PITTORE"

ROMA: I COLORI GIOIOSI E LE FORME GIOCOSE DI NICOLA DE MARIA AL MACRO

ALLA STAZIONE FERROVIARIA DI ROMA LA GRANDE RETROSPETTIVA SUL GUERCINO

ROMA. LA MOSTRA SULLE CORTI DEL BAROCCO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

DA COURBET A FATTORI. I PRINCIPI DEL VERO La mostra propone un inedito itinerario all'interno della pittura della "macchia", volto a studiare il suo originale e rigoroso rapporto con "i principi del vero" ed il suo attento rapportarsi alle contemporanee ricerche europee. L'esposizione presenta per la prima volta in Toscana un nucleo ragguardevole di opere di Courbet oltre a una selezione di opere sceltissime, alcune inedite ed altre non più esposte da decine di anni, di importanti maestri dell'ottocento francese e italiano. Castello Pasquini. Castiglioncello Fino al 1 novembre 2005 Info: 3404962717 www.dacourbetafattori.it Fino al 6 novembre alla Mole Vamvitelliana di Ancona 50 opere documentano compiutamente il percorso artisticodi Giacomo Manzù, dal 1940 fino alle ultime opere realizzate dal Maestro. La mostra, che si snoda attorno al mito di Ulisse e che dedica a questa opera il compito di guida del percorso espositivo, è promossa e organizzata dal Museo Tattile Statale Omero, in collaborazione con lo Studio Copernico di Milano, a cura di Eric Stengraber, Alberto Fiz, Marco Vallora e con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Comune di Ancona e con il contributo della Regione Marche e della Provincia di Ancona. Molti pezzi famosi, ma anche alcuni meno noti, individuati tra i temi più cari a Manzù:dai suoi famosi Cardinali (da quelli realizzati negli anni ’40 fino a quelli degli anni ’80), alle opere dedicate all’affascinante moglie Inge Schabel (alcuni tra i più bei busti di Inge), alle sedie con frutta, con tralci di vite, alla Tebe in poltrona, alla Tebe sulla sedia. restiamo a disposizione per ukteriori notizie ed invio imamgini. Cordiali slauti. GABRIELLA PAPINI ufficio stampa Gabriella Papini "Economia&Cultura" V.le Vittoria 16 - 60123 ANCONA TEL. 071200648 3475080306MANZU' L'AVVENTURA DI ULISSE Ancona, 23 luglio 2005- 6 novembre 2005 Il Museo Omero alla Mole Vanvitelliana Inaugurazione venerdì 22 luglio, ore 18.30 COMUNICATO STAMPA 50 opere alla Mole Vanvitelliana di Ancona, documentano compiutamente il percorso artistico di Giacomo Manzù, dal 1940 fino alle ultime opere realizzate dal Maestro. La mostra, che si snoda attorno al mito di Ulisse e che dedica a questa opera del grande maestro il compito di guida del percorso espositivo, è promossa e organizzata dal Museo Tattile Statale Omero, in collaborazione con lo Studio Copernico di Milano, a cura di Eric Steingräber, Alberto Fiz, Marco Vallora e con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Comune di Ancona e con il contributo della Regione Marche e della Provincia di Ancona. Molti pezzi famosi, ma anche alcuni meno noti, individuati tra i temi più cari a Manzù:dai suoi famosi Cardinali (da quelli realizzati negli anni '40 fino a quelli degli anni '80), alle opere dedicate all'affascinante moglie Inge Schabel (alcuni tra i più bei busti di Inge), alle sedie con frutta, con tralci di vite, alla Tebe in poltrona, alla Tebe sulla sedia. La scelta delle opere, trattandosi di una rassegna con possibilità di lettura tattile, è stata particolarmente impegnativa. Sono state infatti individuate quelle opere che, per uso e tipologia dei materiali, nonché per il tratto scultoreo, sono maggiormente idonee a questo tipo di lettura e che non presentano difficoltà ad essere toccate. Le sale vanvitelliane accoglieranno, con un suggestivo allestimento un itinerario attraverso il mito, tema costante ed assai caro ad Manzù, che non a caso aveva scelto la terra di Ardea quale sua dimora. Per le Edizioni Museo Omero, sarà disponibile un ampio catalogo, con le immagini di tutte le opere e testi dei tre curatori, oltre agli interventi di Roberto Farroni, Fabio Sturani, Enzo Giancarli e Gian Mario Spacca. Particolarmente toccante l'intervista di Alberto Fiz a Inge Manzù che permette di scendere in profondità nell'umanità e spiritualità di questo grande maestro del Novecento. L'artista Indiscussa è la fama di Giacomo Manzù quale uno dei maggiori scultori europei del XX secolo accanto a Moore, Calder, Giacometti, Marini e Chillida. Le sue opere più importanti si trovano in molti luoghi pubblici di tutto il mondo. Chi poi ha avuto la fortuna di essergli stato amico non potrà mai dimenticare la sua umanità. Umanità che ha rappresentato il motivo ispiratore della sua arte. Le opere di Manzù sono ricche di tensione come la vita stessa. La scala delle sue percezioni abbraccia i tre "genera dicendi", vale a dire tutti e tre i gradi stilistici dell'antica retorica, dalla lirica più tenera alle formule drammatiche ricche di gestualità del "genus grande atque robustum" (Quintiliano). Ben si comprende come egli si sia volentieri dedicato alla scenografia teatrale. Mai smise di colpirmi il suo innato talento d'attore, quando di sera dopo una buona cena fra amici dava saggi degni della primitiva forza arcaica degli antichi drammi. In queste occasioni una tenda drappeggiata da una delle finestre della sua casa di campagna di Ardea fungeva da fungeva da sipario sonoramente frusciante. Per Manzù non c'era differenza fra l'arte e la vita. MANZU' L'AVVENTURA DI ULISSE COMUNICATO STAMPA - pag. 2 L'opera di Manzù si situa nel solco della pratica artistica mediterranea che ha le sue radici nell'antichità ellenistica al centro della quale troviamo l'uomo e l'amore per l'uomo. Ai suoi studenti dell'Accademia estiva di Salisburgo Manzù fece questa confessione: "L'opera d'arte scaturisce unicamente e solo da un moto d'amore... La condizione essenziale per la vostra opera è che dal vostro intimo scaturisca un fuoco che investa la materia che non può restare semplicemente tale, perché sotto le vostre mani dovrà sublimarsi in spirito. La concezione plastica non deve essere ispirata da pregiudizi formali, ma soltanto dall'amore. (*) Il mito di Ulisse Perché il volto di Ulisse ritorna così insistente nell'arte di Manzù? Perché, nei suoi non radi autoritratti, travestiti da dialoghi d'atelier, tra il Pittore e la sua modella, Manzù indossa la maschera di Ulisse? Perché anche il Prometeo di Esiodo, ed il contandino delle Georgiche ed il suo tardo monumento a Caravaggio e l'uomo abbattutto delle molte porte di cattedrali che lui ha progettato, perché portano i tratti di questo eterno nostalgico dell'avventura? Ma perché Manzù 'è' Ulisse! "Ulisse selvaggio e bagnato d'acqua salata, desiderato dall'amore di Penelope". Quasi creato da lei, ma sempre lontano, sempre in ricerca, sempre pronto a partire e a farsi consolare delle ninfe, che lo 'spensierano'. Ulisse, o del ritorno. Ma si può leggere la poetica di Manzù solo come un ritorno, un ritorno al classico "e non al classicismo" (Argan)? Alcuni appunti critici cercano di dare una mappa a questo periplo senza confini. E al suo rapporto tra cristianità e paganesimo.(**) La mostra è stata realizzata anche grazie al contributo di Fortino Napoleonico, Portonovo Unipol Assicurazioni EffettoLuce, Recanati Rossi Art Brokers s.r.l., Milano Upper S.p.a., Ancona, Collezioni d'arredo per l'ufficio Notizie utili INGRESSO: intero € 5; ridotti: € 4 anziani, giovani dai 18 fino ai 25 anni, insegnanti, associazioni; € 3: gruppi oltre le venti persone, giovani dai 6 fino ai 18 anni; € 2 scuole e insegnanti accompagnatori; ingresso gratuito bambini fino a 6 anni e disabili; biglietto famiglia € 10. ORARIO: da martedì a giovedì 16-20; da venerdì a domenica 10-13 / 16-23; per le scuole tutti i giorni su prenotazione. INFORMAZIONI E VISITE GUIDATE: Museo Tattile Statale Omero 071-2811935 e biglietteria 071/52569. Visita guidata € 2,00 per gruppi di minimo 20 persone. WEB: www.museoomero.it Sito vocale 02- 57522041 (*)Erich Steingraber (**)Marco Vallora Ancona, 22 luglio 2005 -Doc/OmeroManzù/cartellastampa/cs.generale.doc [12|08|2005] |||arte contemporanea\collettiva Collettiva al nuovo spazio espositivo Il Quadrilatero a Città di Castello VISITAZIONI inaugurazione 18 agosto 2005 |ore 17.30 | a cura di bruno corà e mara borzone | il quadrilatero | città di castello (pg) Visitazioni, mostra d'arte contemporanea, si tiene dal 18 agosto al 30 settembre a Città di Castello, all'estremo nord dell'Umbria, in uno spazio espositivo, Il Quadri-latero, che s'inaugura per l'occasione nella città che, con le opere di Alberto Burri raccolte nelle due strutture museali dedicategli, possiede una delle punte di eccellenza nazionale e di prestigio internazionale dell'arte del Novecento. Visitazioni "- scrivono il sindaco Fernanda Cecchini e l'assessore alle politiche culturali Rosario Salvato presentando il catalogo - è realizzata dal Comune di Città di Castello in collaborazione con il CAMeC di La Spezia, e attraversa, con una carrellata ricca di presenze e di spunti, l'arte del Novecento, a conferma di una rete di relazioni con cui l'Amministrazione comunale intende consolidare la vocazione e sviluppare il ruolo di Città di Castello quale luogo d'incontro e di iniziativa dell'arte contemporanea, in un'ideale ed attivo collegamento con il compito che la presenza vitale delle opere di Al-berto Burri le destina". Ideata dal direttore artistico del CAMeC Bruno Corà e curata da Mara Borzone, la mo-stra presenta i pezzi migliori, una cinquantina di grandi opere di livello internazionale presenti al CAMeC, provenienti dal Premio del Golfo e dalle donazioni Cozzani e Batto-lini. Tra gli artisti figurano Baj, Capogrossi, Ceroli, Dorazio, Fontana, Guttuso, Kiefer, Mathieu, Martin, Middendorf, Prampolini, Rotella, Sturm, Turcato, Vedova. Il Premio del Golfo ebbe inizio nell'estate del 1933 quando Marinetti e Fillia ammararo-no con un idrovolante alla Spezia, e la scelsero come palcoscenico ideale per un Pre-mio Nazionale di Pittura e di Poesia intitolato, appunto, al Golfo. Grazie all'interesse di alcuni protagonisti, fra i quali Prampolini e il perugino Dottori, e, successivamente, sot-to la guida di Ragghianti e, quindi, Valsecchi, il Premio proseguì fino al 1965, conse-gnando a La Spezia, grazie alla formula del premio-acquisto, circa 250 opere che regi-strano la complessa vicenda ed i più significativi esiti della produzione italiana del se-condo dopoguerra con opere di alta qualità. La collezione di Giorgio Cozzani tenta di rendere il '900 in tutta la sua complessità, te-stimonia i rapporti amichevoli fra il collezionista spezzino con gli artisti e i maggiori gal-leristi italiani e stranieri, i viaggi a Berlino, Nizza, Parigi, Londra, New York alla ricerca dell'autore mancante, le visite ripetute e gli acquisti alla Biennale di Venezia, alla Qua-driennale Romana, a Kassel per Documenta. La collezione del critico Battolini documenta infine sessant'anni di attività nel mondo dell'arte e della critica alla Spezia, e una vita di incontri con artisti e gallerie di molte cit-tà italiane. Il Quadrilatero, nuovo spazio espositivo che ospita Visitazioni, è il frutto più significativo della completa ristrutturazione dello storico Palazzo Bufalini e si afferma come luogo prestigioso ed inedito per l'arte e la cultura a disposizione di Città di Castello, una vera e propria galleria che corre lungo il perimetro tracciato dal Vasari per il sottostante Loggiato. All'interno del palazzo, che assomma anche altre funzioni e destinazioni, Il Quadrilate-ro offre oltre 120 metri lineari di specchiature utili per la collocazione di opere, si muove su quattro lati con finestre simmetriche alle arcate del loggiato sottostante, ingloba an-che quella che è stata per lungo tempo la sede di un'azienda specializzata in composi-zione a linotype, all'epoca segmento d'élite di un settore, quello della stampa e della grafica, nel quale Città di Castello era ed è particolarmente presente ed attiva. -------------------------------------------------------------------------------- Visitazioni, Arte contemporanea dal CAMeC al Quadrilatero di Palazzo Bufalini dal 18 agosto - 30 settembre 2005 orario: 10-13 e 16-20, sabato e domenica, feriali 16-20 biglietti: ingresso libero Il Quadrilatero, Palazzo Bufalini Piazza Matteotti - Città di Castello (PG) tel. 0758522920 - 0758554922 - cell. 3351203409 teatro@cdcnet.net ufficio stampa: Giuliano Giombini (giombini@cdcnet.net) catalogo: Comune di Città di Castello Mostra realizzata Comune di Città di Castello, in collaborazione con CAMeC, con il Patrocinio della Regione dell'Umbria www.cdcnet.net GIOVEDÌ 23 GIUGNO 2005 A FABRIANO (ANCONA) SI INAUGURA LA GRANDE MOSTRA CHE CELEBRA L'ARTE DI EDGARDO MANNUCCI (1904 - 1986) Dal 24 giugno al 3 settembre, 80 sculture documenteranno il suo intero percorso creativo nell'esposizione dal titolo MANNUCCI E IL NOVECENTO. L'immaginario atomico e cosmico. Una sezione dedicata ai disegni sarà allestita a Cupramontana. La visita in anteprima della mostra, in compagnia del curatore ENRICO CRISPOLTI, si svolgerà a Fabriano (AN) GIOVEDÌ 23 GIUGNO, alle ore 11.00 alla Galleria del Seminario Vecchio (via Gioberti) La città di Fabriano intende ricordare la figura di Edgardo Mannucci, un protagonista dell'arte plastica informale europea, nato a Fabriano nel 1904, attraverso 80 delle sue opere più importanti, raccolte nella mostra "Mannucci e il Novecento. L'immaginario atomico e cosmico", in programma dal 24 giugno al 3 settembre nei suggestivi spazi della Galleria del Seminario Vecchio, e con una sezione dedicata ai disegni allestita nel paese di Cupramontana a 30 chilometri da Fabriano. Questo collegamento sul territorio segue idealmente una parte della vita di Mannucci che dopo gli anni giovanili trascorsi nella sua città natale, si trasferisce a Roma, per poi decidere di rientrare nelle Marche e stabilirsi ad Arcevia. L'iniziativa, promossa da Fabriano Incontra, Fondazione Carifac, Carifac spa, dal Comune di Fabriano e dall'UniFabriano, è curata da Enrico Crispolti che ha selezionato le 80 sculture che compongono l'itinerario espositivo diviso in tre sezioni. Vengono ripercorsi gli esordi dapprima figurativi, influenzati dalla lezione del maestro novecentista Quirino Ruggeri, e poi neo cubisti, da cui l'artista approda successivamente a una originale scultura informale in un primo momento segnica e poi materico-gestuale. Scultore dell'energia, Mannucci dopo la guerra e soprattutto dopo la bomba di Hiroshima, fu attratto dalle possibilità della materia di esprimere emozioni profonde: con azione demiurgica, libera il materiale grezzo e grumoso dalla sua gravità mediante il movimento, cosicché l'energia imprigionata nella materia si svincola trasformandosi in moto. Alla fine della sua vita, l'artista recupera un certo modello di classicità ed equilibrio e, dalle forme guizzanti nello spazio, in fuga lungo veloci vettori rettilinei o spiralici, sempre aperti, si converte alla forma chiusa della circolarità, archetipo della perfezione e della misura. L'esposizione si apre con la sezione intitolata Il Grande Stile (secondi anni Sessanta - Ottanta) composta da 38 sculture di Mannucci insieme ad altre di artisti dello stesso periodo quali Corrado Cagli, Fausto Melotti, Mino Trafeli, Nino Franchina, Valeriano Trubbiani, Giuseppe Uncini, Eliseo Mattiacci. Si passerà poi a I Precedenti: Dal Primordio al Postcubismo (anni Trenta - Quaranta) con 14 sculture di Mannucci che dialogano con opere coeve, tra gli altri, di Arturo Martini, Quirino Ruggeri, Pericle Fazzini, Afro Basaldella, Giacomo Balla, Enrico Prampolini, Renato Guttuso. Si terminerà poi con la sezione dedicata a L'Informale (anni Cinquanta - primi Sessanta) che accanto a sculture e dipinti presenta oggetti di oreficeria che saranno esposti presso le sedi Carifac di Fabriano, Ancona e Roma. Il tutto in relazione con opere di Pietro Consagra, Mirko Basaldella, Alberto Burri, Lucio Fontana, Roberto Crippa, Giuseppe Capogrossi, Leoncillo. La mostra è accompagnata da un ricco catalogo pubblicato da Silvana Editoriale. Edgardo Mannucci (Fabriano 1904 - Arcevia 1986) giunge a Roma nel 1927 dalla sua città natale, dove aveva già acquisito la conoscenza delle tecniche di lavorazione del marmo e del cemento, e si trova a stretto contatto col conterraneo, e suocero, Quirino Ruggeri dal quale riceve gli insegnamenti per l'elaborazione della pratica scultorea. Dopo l'iniziale adesione alla scultura di tipo figurativo, non ignara della grande influenza che in quegli anni esercita l'esemplare figura di Arturo Martini, l'arte di Mannucci compie una decisiva svolta. La frequentazione di Enrico Prampolini, polemicamente rivolto a proclamare l'importanza della "realtà della materia" e l'amicizia con i Futuristi, maturano in lui la sfiducia nei valori plastici tradizionali della scultura, atteggiamento che raggiunge il suo apice in coincidenza con lo storico evento della seconda guerra mondiale. Reduce dall'esperienza bellica, Mannucci compie il radicale passaggio verso la dimensione astratta, derivata dal bisogno di esprimere, attraverso una mutata percezione del linguaggio artistico, una nuova verità. Liberatosi dai condizionamenti della "figura umana", sul finire degli anni '40, la ricerca dello scultore marchigiano si rivolge ad esplorare le infinite possibilità della "forma" esteriormente chiusa in strutture geometriche euclidee, ma visibilmente animate da un'energia interna protesa verso la conquista dello spazio. Seriamente coinvolto dall'atomica di Hiroshima e consapevole della nuova forma di "energia" generata dalla disintegrazione dell'atomo, Mannucci giunge a forme rinnovate che si sviluppano attraverso l'intervento della tecnica della saldatura diretta, dove la materia incandescente dà vita a una forza immediata. Aboliti i materiali tradizionali, lo scultore sperimenta, attraverso l'alta qualità dell'operazione manuale, l'aggregazione di più tipi di materie, l'ottone, il rame, il bronzo, svolgendo un'operazione di parte affine alla contemporanea ricerca materica di Burri. È infatti con quest'ultimo unitamente a Capogrossi, Ballocco e Colla che Mannucci partecipa alla costituzione, tra la fine del 1949 e gli inizi del 1950, del gruppo "Origine". Nei presupposti di questo gruppo, che intende rifiutare ogni linguaggio figurativo tradizionale legato al Novecento, Mannucci elabora un proprio codice espressivo parallelo, ma del tutto singolare rivolto alla poetica dell'informale. Nelle sue creazioni, che lo scultore denomina "Opere" e "Idee", compaiono strutture imprevedibili, in un continuo divenire che si disegnano nello spazio come nuclei generatori di energia. La mostra è sostenuta da: Centro Studi Fabriano Incontra Fondazione Carifac Carifac spa (Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana) Istituto Statale d'Arte "E.Mannucci" di Fabriano Comune di Fabriano Comune di Cupramontana Comune di Arcevia Unifabriano Associazione Arma Carabinieri Sezione Marche Tecnoimpianti srl - Fabriano Binni Autolinee srl - Fabriano Janus Hotel Fabriano Azienda Vinicola Enzo Mecella - Fabriano Accademia del salame storico Fabrianese Bar del Piano - Fabriano Fabriano, giugno 2005 MANNUCCI E IL NOVECENTO L'immaginario atomico e cosmico 24 giugno - 3 settembre 2005 Fabriano (An), Galleria del Seminario Vecchio (via Gioberti) Cupramontana (AN), Sala Raoul Bartoli Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì 10,30-12,30 / 17-19; sabato e domenica 10-13 / 16-19,30; lunedì chiuso Ingresso libero Visite guidate a pagamento. Catalogo Silvana Editoriale PER INFORMAZIONI: tel. 0732.4807; 347.6930219; 347.4288347; fax 0732.3137 E-mail mannucci@unifabriano.it UFFICIO STAMPA CLP Relazioni Pubbliche Tel. 02 433403 - 02 48008462 - fax 02 4813841 press@clponline.it; ufficiostampa@clponline.it www.clponline.it INSTITUTO CERVANTES DI ROMA Il Chisciotte di Antonio Saura Dal 15 giugno al 24 luglio Roma, Piazza Navona 91 Dopo il grande successo riscosso nella sede di New York, l'Instituto Cervantes di Roma accoglie dal prossimo 15 di giugno nella Sala di Piazza Navona la mostra IL CHISCHIOTTE DI ANTONIO SAURA. La mostra, composta da 42 disegni originali, è il risultato della collaborazione tra l'istituzione culturale spagnola e la Sucesión Antonio Saura per la diffusione dell'opera dell'artista spagnolo. Si tratta di un approccio contemporaneo, anche se fedele e rispettoso al contenuto dell'immortale romanzo, che si aggiunge alle manifestazioni in programma quest'anno a Roma in occasione dell'IV Centenario del Chisciotte. Nel 1987 la casa editrice spagnola Circulo de Lectores propone ad Antonio Saura (Huesca 1930 - Cuenca 1998) l'illustrazione di un'edizione speciale del Don Quijote. Secondo l'artista, l'incarico fu una sfida difficile nell'ambito della sua carriera di illustratore che seppe risolvere in maniera magistrale: 195 illustrazioni in bianco e nero, 42 originali in mostra, realizzate a piuma e inchiostro cinese. Saura è l'artista che con maggiore intensità e rottura formale abbia mai illustrato il libro di Cervantes. Con i suoi disegni oscuri e tratti di grande semplicità ed espressione rifuita l'atroce realismo delle rappresentazioni precedenti. Nelle opere spicca il nudo del protagonista e l'utilizzazione per tutti i personaggi di un'identica grafia con l'assenza di caricatura. La passione di Saura per la letteratura si spiega con i cinque anni che il pittore rimase immobile a letto all'età di 13 anni, a causa della tubercolosi. Anni durante i quali si dedicò alla lettura di libri e riviste entrando come autodidatta nel mondo della pittura. Con il tempo Antonio Saura si convertì in uno dei principali rappresentanti dell'espressionismo astratto spagnolo. La carriera artistica di Saura comincia nel 1950 con la sua prima mostra personale in una libreria di Zaragoza. Successivamente, decide di fissare la sua residenza a Parigi e cercò nella città della Senna la sua personale via attraverso il surrealismo. Nel 1957 crea a Madrid il gruppo El Paso, composto da pittori e sculturi di diversa personalità ma con la stessa visione artistica, l'informalismo. Il suo stile si caratterizza per una gamma ridotta di colori. Dapprima utilizzò il bianco e nero, con il tempo introdusce i marroni, i grigi e qualche tocco di rosso. Spicca anche per il suo rifiuto alle forme di rappresentazione tradizionali che lo portano all'espressione astratta e alle composizioni irregolari. Immagini disponibili sul sito: www.rosifontana.it IL CHISCIOTTE DI ANTONIO SAURA Dal 15 giugno fino 24 luglio 2005 Sala dell'Instituto Cervantes. Piazza Navona, 91 Orario: dal martedì alla domenica 16h - 20h Tel. 068537361 http://roma.cervantes.es/Menu Cultura Ingresso libero Per ulteriori informazioni ed immagini: Ku.ra, Rosi Fontana Ufficio stampa www.rosifontana.it info@rosifontana.it Via Garibaldi, 63. 56124 Pisa. Tel. 0039 050 9711343 Baccini:non siamo pronti per i parlamentari eletti all'estero "Gli italiani all'estero sono i nostri ambasciatori, e meritano attenzione, nè più, nè meno agli italiani in Italia". Mario Baccini dal dicembre scorso è il ministro della Funzione Pubblica, ma per tre anni e mezzo alla Farnesina ha gestito i rapporti fra Italia ed America latina. In questa veste ha avuto molti contatti con l'universo degli Italiani all'estero. E in questa intervista esclusiva manifesta anche qualche preoccupazione sulle politiche per l'emigrazione. Baccini è convinto che l'Italia non sia pronta per la novità dei deputati e senatori eletti all'estero e si chiede se non sarebbe più produtivo investire sulla cultura, ed in particolare sulla diffusione della lngua italiana. Sposato, tre figli, padre bresciano, il ministro poi un punto della legge Tremaglia proprio non lo digerisce: il divieto per gli Italiani d'Italia di candidarsi all'estero. "Ci vuole eguaglianza - dice - poi saranno gli elettori a decidere". - Ministro Baccini, prima di assumere, nel dicembre scorso, il dicastero della Funzione Pubblica, lei è stato per tre anni e mezzo sottosegretario agli Esteri, con la delega per l’America Latina. Il Sudamerica è un po’ la terra dove sono più forti i legami della nostra emigrazione con la Madrepatria. Nel corso di questa esperienza, quale idea si è fatta del tema degli Italiani all’estero, che in questo governo è cambiato radicalmente rispetto al passato? “Il tema degli italiani all’estero è molto complesso. Di sicuro gli Italiani all’estero costituiscono per l’Italia un grande patrimonio umano. Contemporaneamente sono gli ambasciatori della cultura italiana e del nostro modo di vivere. Di conseguenza, l’attenzione che meritano deve essere pari a quella riservata agli Italiani in Italia. Né di più, né di meno. Sbaglia chi eccede, in un senso o nell’altro. Con questo voglio dire, ad esempio, che l’attività dei nostri Istituti di Cultura all’estero deve essere legata alle comunità dell’emigrazione. Ma voglio anche sottolineare come la grande attenzione che il tema dell’emigrazione merita non deve tradursi in richieste ai limiti dell’impossibile”. - In più occasioni, nella sua veste di sottosegretario agli Esteri ed anche di presidente della commissione per la promozione della cultura italiana all’estero, lei ha incontrato le comunità della nostra emigrazione. Che impressioni ne ha ricavato? “Sono stati incontri entusiasmanti, nei quali si è manifestato forte l’amore per l’Italia, che forse si amplifica, quando si è all’estero da tanto tempo. Ho ricordi in Argentina, in Brasile, in Uruguay, di tante comunità che guardano all’Italia con gli occhi del loro passato, ma anche del loro futuro, perché molti hanno lasciato il nostro Paese quando pensavano che l’Italia non ce la facesse, quando l’Italia aveva grandi difficoltà, e non hanno scommesso sull’Italia. Oggi che l’Italia è tra le prime potenze mondiali, ovviamente, un po’ di nostalgia in quegli occhi l’ho notata”. - Il 2006 vedrà entrare in Parlamento per la prima volta i rappresentanti della nostra emigrazione, i primi parlamentari eletti direttamente dalle comunità all’estero. Lei pensa che siamo pronti per questa radicale novità? “Quella del voto degli Italiani all’estero è un’intuizione politica importante, ma francamente non credo che l’Italia sia pronta a questo evento. Non è pronta, perché ci saranno grandi difficoltà di gestione delle elezioni, ma soprattutto è facile prevedere problemi di compatibilità con le politiche nazionali. Qualsiasi innovazione, però, abbisogna di un periodo di rodaggio, quindi fare un bilancio è decisamente prematuro”. - Sulla difficoltà di gestione delle elezioni, è inevitabile chiamarla in causa anche in veste di ministro della Funzione Pubblica. C’è il problema dell’allineamento delle due anagrafi, quella AIRE e quella consolare, che richiede risorse economiche e di personale. Si farà in tempo a compilare elenchi finalmente attendibili degli aventi diritto al voto? “Sono tutti aspetti problematici che insieme mi spingono ad avanzare qualche perplessità. Noi dovremmo fare il punto della situazione e capire quanto sia utile continuare su questa strada. Ricordo i nodi delle risorse, dell’organizzazione, della rappresentatività, della gestione della campagna elettorale in paesi stranieri, sono tutti aspetti che creano delle grandi difficoltà. E poi noi dobbiamo fare, una volta per tutte, indipendentemente dalla validità dell’operazione politica che confermo in pieno, le nostre scelte politiche secondo le disponibilità del nostro Paese, e la reale capacità di gestirle. Non possiamo fare le nozze coi fichi secchi. Si vorrebbe fare tutto, ma le risorse del Paese sono limitate, che impongono delle scelte. Si tratta di valutare quanto costeranno queste elezioni, che tipo di rappresentatività ci sarà. Del resto, non dimentichiamo che le nuove generazioni, nate all’estero, ormai sono perfettamente integrate nei paesi di residenza. Di conseguenza, finita una generazione, nella prossima in molti non parleranno neppure italiano”. - Lei pensa che esistano strade alternative rispetto a quella della rappresentanza politica? “Dobbiamo renderci conto che probabilmente un potenziamento sul versante della promozione culturale potrebbe essere molto più opportuno ed utile di una rappresentanza politica. La lingua, in pirmo luogo. Ma a mio modesto parere sarebbe necessario cercare di ragionare anche sul fatto del perché gli Italiani in Italia non possono candidarsi nella circoscrizione estera. Si tratta di un punto che io non ho mai condiviso, anche se ne capisco la finalità di favorire l’arrivo di veri emigrati in Parlamento”. - Per la legge Tremaglia, a suo giudizio è già il momento di una revisione? “Ho sempre difeso la legge Tremaglia, ma penso che nel prossimo futuro dovrà essere ripresa in mano, perché un italiano in Italia non può candidarsi all’estero, mentre un italiano all’estero può benissimo candidarsi in Italia. Mi sembra una stortura da correggere, ci vuole eguaglianza anche su questo punto. Se qualcuno da Canicattì intende candidarsi a Buenos Aires non vedo perché non lo possa fare, sempre ammesso che abbia i voti.” Luciano Ghelfi Associazione dei Mantovani nel Mondo www.lombardinelmondo.org; daniele.marconcini@polimerieuropa.com Cimabue a Pisa. La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto (Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, 25 marzo – 26 giugno 2005) Cimabue ha già affascinato 30 mila visitatori. Mostra aperta tutta la notte il 16 giugno, in occasione della “Luminara di San Ranieri” Anche una mostra di grande qualità e assoluto rigore, che non strizza l’occhio alle mode, che raccoglie opere meravigliose, ma di non sempre immediata comprensione, può ottenere un largo successo di pubblico e non solo di critica. Lo conferma il caso di “Cimabue a Pisa”, la mostra sulla pittura pisana del Duecento in corso al Museo nazionale di San Matteo. L’esposizione ha già ampiamente superato il traguardo simbolico dei 30.000 visitatori e continua a calamitare in città un pubblico qualificatissimo, compresi molti stranieri giunti a Pisa proprio proprio per la mostra in questione. Per accogliere, in assoluto agio, il numero sempre crescente di visitatori, è stato confermato il prolungamento dell’orario di apertura nei giorni di venerdì e sabato: anche nelle prossime settimane, e fino al termine della mostra il 26 giugno, “Cimabue a Pisa” chiuderà alle ore 23,00. Appuntamento da non perdere la magica notte della Luminaria, il 16 giugno, quando le luci della città si spegneranno e 70 mila lumi coloreranno le acque dell’Arno (lungo le cui sponde sorge il monastero medievale di San Matteo, sede della mostra). Non si tratterà di una delle ormai numerose “Notti bianche” che, sull’esempio parigino, hanno invaso la penisola, ma della più volte centenaria edizione di una festa religiosa dedicata a Ranieri, il santo patrono della città. Il 16 giugno, sui Lungarni di Pisa si rinnova ogni anno, all’imbrunire, l’incantesimo della “Luminara di San Ranieri”. Per antica tradizione, i pisani sono soliti celebrare con questa singolare illuminazione a cera la festività patronale del 17 giugno. Sono circa settantamila i lumini che per ogni edizione vengono meticolosamente deposti in bicchieri di vetro liscio diafano, ed appesi in telai di legno, dipinti di bianco (in gergo: "biancheria"), modellati in modo da esaltare le sagome dei palazzi, dei ponti, delle chiese e delle torri che si affacciano sui lungarni pisani. Unica eccezionale appendice rispetto a questo scenario è la Torre Pendente, illuminata altrettanto arcaicamente con padelle ad olio, collocate anche sulle merlature delle mura urbane, nel tratto che racchiude la Piazza dei Miracoli. Dopo l’accensione, per effetto del riverberarsi della miriade di luci tremule nelle acque dell’Arno, dove vengono deposti ed affidati alla corrente anche lumi galleggianti, l’evento offre al visitatore una suggestione unica, indescrivibile, proprio per l’estatico incanto che sin dall’antichità rende magiche le notti pisane del 16 giugno. Il 25 marzo 1688, nella cappella del Duomo di Pisa, intitolata all’Incoronata, venne solennemente collocata l’urna che contiene il corpo di Ranieri degli Scaccieri, morto in santità nel 1161. Cosimo III dei Medici aveva voluto che l’antica urna contenente la reliquia fosse sostituita con una più moderna e fastosa. La traslazione dell’urna fu l’occasione per una memorabile festa cittadina, dalla quale, secondo la tradizione, ebbe inizio la triennale illuminazione di Pisa che dapprima si chiamò illuminazione e poi, nell’Ottocento Luminara. Tuttavia l’idea di celebrare una festa illuminando la città con lampade ad olio non fu un’invenzione del momento, ma una consuetudine nata da tempo ed affermata gradualmente in occasione di avvenimenti solenni o festosi e non necessariamente legati al culto del Santo Patrono. Si possono infatti trovare precise testimonianze di questa tradizione: il 14 giugno del 1662 (prima cioè che si provvedesse alla traslazione del corpo di San Ranieri) l’illuminazione fu allestita in onore di Margherita Luisa principessa d’Orleans e sposa di Cosimo II che transitava da Pisa per recarsi a Firenze. Vi è traccia anche di precedenti edizioni come quella organizzata in onore di Vittoria della Rovere in occasione della festa notturna per il carnevale del 1539. Nata come illuminazione delle finestre di case, per il passaggio dei cortei o processioni, la Luminara, seguendo le nuove fantasie scenografiche del tempo, andò configurandosi, nel Settecento, come libera architettura luminosa applicata agli edifici, dei quali sempre meno rispettava le reali strutture, inventando forme bizzarre che trasformavano la città, e specialmente il Lungarno, in uno scenario teatrale d’effetto fantasmagorico. In alcuni edifici l’illuminazione continuava comunque ad avere la funzione di sottolineare le strutture esistenti. Le vicende della Luminara hanno seguito costantemente quelle della città. Abolita nel 1867, venne ripristinata nel 1937 in occasione della ripresa del Gioco del Ponte e sospesa durante la seconda guerra mondiale. Si tornò ad allestire la Luminara per la festa di San Ranieri del 1952 e la tradizione durò fino al 1966. Nel novembre di quell’anno la violenza dell’alluvione provocò il crollo del Ponte Solferino e di lunghi tratti del Lungarno. Si ebbe quindi una nuova interruzione della Luminara, che venne ripresa nel giugno 1969. La mostra “Cimabue a Pisa. La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto” sarà aperta fino al 26 giugno tutti i giorni con orario 10/19, venerdì e sabato 10/23, 26 giugno 10/23; 16 giugno apertura notturna. Il prezzo del biglietto è 8 Euro, ridotto a 6 per i residenti nella Provincia, i soci Coop, Arci, Acli, Rotary, Touring Club, Legambiente Fidam ed altre associazioni convenzionate. Per informazioni e prenotazioni: 050 581057; 349 8551075 - www.cimabueapisa.it. La mostra è promossa dal Comune di Pisa, dalla Provincia di Pisa, dalla Sovrintendenza B.A.P.P.S.A.E. di Pisa e Livorno, dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e da numerosi altri enti, aziende e associazioni. Catalogo Pacini editore. Soggetto attuatore Fondazione Teatro di Pisa. Sergio Campagnolo STUDIO ESSECI via San Mattia 16 35121 Padova tel. 049 66 34 99 www.studioesseci.net RILEGGERE L'ANTICO Proposte di rilettura dell'apparato decorativo di Villa Adriana Villa Adriana, Tivoli (RM) dal 2 marzo al 25 settembre 2005 Organizzatori Ministero per i Beni e le Attività Culturali Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici Direzione Generale per i Beni Archeologici Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio Facoltà di Ingegneria, Università di Roma "Tor Vergata" Progetto scientifico Benedetta Adembri, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio Giuseppina Enrica Cinque, Facoltà di Ingegneria, Università di Roma "Tor Vergata" Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri Villa Adriana torna in scena con proposte di rilettura basate su un biennio di ricerche supportate da analisi e tecniche anche innovative prestate al settore dei Beni Culturali, con il contributo degli studiosi associati dell'imponente programma di ri-studio e di ri-scoperta della Villa, denominato progetto Ri.V.A. Allestita all'interno dell'area archeologica di Villa Adriana, negli spazi dell'ex-caffetteria, appositamente ristrutturati per l'occasione, la mostra espone una selezione di materiali rinvenuti a seguito delle recenti indagini di scavo, che hanno interessato le tre importanti strutture dell'Edificio a Tre Esedre, dell'Antinoeion e del Teatro Greco. Si tratta di un'esperienza pilota per l'impostazione e lo specifico carattere del progetto, che si propone come obiettivo una rilettura della Villa, partendo dalla realizzazione di una nuova pianta, costituita da una mappa 3D associata ad un sistema informativo, nel quale verranno convogliati i dati già noti e i risultati delle ricerche in corso. Il progetto si avvale di un gruppo multidisciplinare di ricerca, che include anche ingegneri, fisici, chimici, botanici, con la partecipazione di istituzioni di alta qualità scientifica come l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e si basa sull'utilizzo incrociato dei dati desunti da indagini specialistiche, condotte anche con tecnologia avanzata, con le informazioni derivanti dall' approccio archeologico di tipo tradizionale. I risultati ottenuti finora, che superano le aspettative iniziali, confermano la validità dell'approccio metodologico e meritano una divulgazione ad un pubblico più vasto, sia delle conoscenze che via via emergono nel corso dello studio, che dei materiali, talora preziosi, venuti in luce nelle indagini di scavo, attraverso la realizzazione di una serie di esposizioni temporanee, di cui questo è il primo appuntamento. La mostra Accanto ai reperti, prevalentemente in marmo, ma anche in vetro e pasta vitrea, piombo e bronzo, vengono proposte ricostruzioni virtuali, modelli grafici e disegni derivanti dalle indagini condotte dal Gruppo della Facoltà di Ingegneria, organizzati allo scopo di trasmettere al visitatore la sensazionalità del percorso scientifico. Di eccezionale qualità e interesse risultano le decorazioni parietali in opus sectile marmoreo e vitreo, con motivi di inattesa raffinatezza appartenenti all'Edificio a Tre Esedre, il sontuoso "vestibolo" a servizio dell'Edificio con Peschiera, che era con ogni probabilità la residenza privata dell'Imperatore. Il ritrovamento dei resti del rivestimento parietale sotto il pavimento di uno degli ambienti di questo edificio, sfuggiti alla pesante spoliazione subita dalla Villa nel corso dei secoli, ha restituito alcuni tra i materiali di maggiore interesse scientifico finora rinvenuti a Villa Adriana, come la fascia decorativa a treccia o il quadro figurato con cavallo e auriga, realizzati in tecniche insolite nell'ambito di questa tipologia di rivestimento parietale; ma soprattutto ha consentito di associare per la prima volta la decorazione parietale rinvenuta nel corso degli scavi ad un edificio specifico e ad un determinato ambiente. Una paziente e attenta analisi puntuale dei singoli elementi e dei fori lasciati dall'asportazione delle grappe di fissaggio delle lastre di rivestimento ha inoltre consentito la ricostruzione dello schema decorativo di una parete pertinente all'ambiente oggetto di indagine, che peraltro fa parte di un edificio da sempre noto come uno dei complessi più lussuosi, anche se soggetto ad una spoliazione radicale di gran parte degli elementi di rivestimento, che ne arricchivano e sottolineavano la struttura architettonica. Di elevatissima qualità sono sicuramente anche i reperti relativi all'Antinoeion, la tomba-tempio di Antinoo, il giovinetto amasio dell'imperatore Adriano, conosciuto da questi nella nativa Bitinia nel 123 d. C., all'età di circa 13 anni, e annegato nelle acque del Nilo nel 130. La morte rimane avvolta nel mistero (incidente, autoimmolazione o omicidio), mentre più nota è la vicenda post mortem: Antinoo, per volere di Adriano, fu divinizzato come Osiride (la massima divinità egizia), gli furono eretti templi, soprattutto nella parte orientale dell'Impero, e venne effigiato sulle monete. La tomba, a lungo ricercata in Egitto, a Roma (zona fuori porta Maggiore, Palatino) e a Tivoli, è venuta alla luce nel 2002 a Villa Adriana, di fronte alle Cento Camerelle, restituendo nel corso delle campagne di scavo 2002-2004 numerosi frammenti dell'arredo scultoreo. Oltre alle statue, il complesso era arricchito da molteplici elementi di arredo, come basamenti decorati con geroglifici e simboli egizi, sfingi, vasi per l'acqua lustrale, che, simbolicamente assimilata a quella del Nilo, aveva un ruolo fondamentale nei riti funebri. In mostra saranno inoltre esposti i primi risultati dei recenti scavi effettuati nell'area del Teatro Greco, che hanno permesso, con il concorso dell'analisi delle foto aeree con il sistema iperspettrale MIVIS e delle indagini geofisiche con georadar, di chiarire meglio la complessa articolazione di questa struttura, costituita, oltre che dal vero e proprio edificio di spettacolo, da una serie di corpi ed elementi architettonici scenografici su più livelli. L'orchestra del teatro, non visibile perché attualmente situata al di sotto del livello della falda acquifera, era rivestita da grandi lastre di marmo di Luni, come anche le scale d'accesso alla cavea gradonata; anche qui l'apparato decorativo è connotato da qualità e raffinatezza, come suggeriscono i frammentari resti rinvenuti. Un prezioso pavimento in opus sectile policromo abbelliva uno dei portici del complesso monumentale, che si affacciava su uno spazio aperto pavimentato in mosaico a grandi tessere bianche, di un tipo presente anche nell'Antinoeion. Nella mostra vengono infine presentate anche immagini della Villa associate a disegni di Leonardo da Vinci, che sappiamo aver visitato Villa Adriana. La sua presenza a Tivoli è documentata con certezza sulla base delle indicazioni contenute in foglio del Codice Atlantico recentemente attribuito a Leonardo. I disegni documentati in mostra sembrano studi progettuali condotti su temi che lo avevano interessato nel corso della visita e dimostrano come Leonardo abbia condotto un'attenta analisi del complesso adrianeo, come attestano le profonde analogie e corrispondenze di alcuni disegni con quanto ancora rimane in sito a Villa Adriana e apre la via a un nuovo capitolo nella storia della formazione e ispirazione del pensiero di Leonardo. Il percorso in Villa Accanto alla possibilità di apprezzare la raffinata eleganza dell'arredo architettonico e scultoreo di alcuni fra i più lussuosi ambienti della fastosa residenza adrianea, il visitatore avrà modo di accedere direttamente ai luoghi della Villa illustrati in mostra e avrà l'opportunità di ripercorrere, con l'ausilio di un depliant illustrativo e di una serie di pannelli esplicativi appositamente posizionati in loco, il processo conoscitivo che .ha determinato la scoperta delle novità emerse finora e ha condotto alle ipotesi di ricostruizione riproposte in questa sede. In particolare nell'ambiente dell'Edificio a Tre Esedre dove è stato effettuato lo scavo, sarà collocato un pannello con la riproduzione in scala reale della parete e di parte del pavimento, in modo tale da offrire al visitatore la percezione visiva dello schema decorativo che doveva impreziosire l'ambiente. Nell'area dell'Antinoeion e del Teatro Greco saranno invece posizionati alcuni pannelli didattici ed illustrativi sui lavori di scavo e di ricerca effettuati. Ufficio Stampa Electa Michela Beretta e Ilaria Maggi 02/21563433 02/21563250 elestamp@mondadori.it imaggi@mondadori.it MICAT IN VERTICE Fabrizio Corneli a cura di Katalin Mollek Burmeister 30 giugno- 30 ottobre 2005 Villa Medicea La Màgia- Limonaia di Ponente- Arte Contemporanea Quarrata (Pistoia) cartella stampa online: www.rosifontana.it Quarrata (Pistoia) 3 maggio 2005. Si inaugurerà giovedì 30 giugno un nuovo centro espositivo per l’arte contemporanea in Toscana. Nasce a Quarrata (PT) per volontà del Comune, Assessorato alla Cultura la “Limonaia di Ponente- Arte Contemporanea”. Uno spazio immerso nell’incantevole parco della Villa Medicea La Màgia. "MICAT IN VERTICE", mostra personale di Fabrizio Corneli, è il titolo del primo progetto espositivo proposto. A cura di Katalin Mollek Burmeister, l’artista, presenta le sue opere realizzate attraverso luce ed ombra. La Villa La Màgia, di impianto trecentesco, in origine residenza fortificata della famiglia Panciatichi, conserva nel lato meridionale un giardino barocco, cornice alle limonaie. Oggi, con un nuovo ruolo ed un nuovo nome, Limonaia di Ponente- Arte Contemporanea, questi spazi tornano a vivere come luoghi di cultura e per le arti. "MICAT IN VERTICE" , titolo della mostra, è una definizione della luce: posta in alto per illuminare, l’immagine di qualcosa di superiore come il brillare delle stelle, il salire verso l’alto del fuoco o il bagliore di un simbolico faro. La limonaia, luogo deputato ad accogliere e trattenere la luminosità ed il calore del sole per conservare e salvare le piante dalle rigidità del clima si trasforma, oggi, in spazio espositivo senza perdere la sua identità originale. Questo, infatti, l’elemento che lega il vecchio passato al nuovo presente e al futuro, e trova, la sua continuazione, nel lavoro di Fabrizio Corneli. L’artista indaga la luce come fenomeno fisico, ottico-percettivo, e ne sperimenta le molteplici possibilità espressive catturando il fenomeno per mezzo di sfere ottiche, lastre di rame, ottone. Corneli gioca con le leggi dell’ottica e della fisica creando immagini simili a meccanismi percettivi: figure iconiche, sagome evanescenti, visioni di profili, si generano dal contrapporsi e fondersi di luce ed ombra. Il progetto di Fabrizio Corneli, sarà costituito da due grandi istallazioni. All'esterno sulla facciata della limonaia di levante, al calare della notte, quattordici fari illumineranno piccole bacchette di metallo, e proietteranno ombre radenti al fine di creare il titolo stesso della mostra: "MICAT IN VERTICE" (Risplende in alto). All'interno della limonaia di ponente, in una sequenza che crea un percorso vagamente labirintico, si illuminano una dopo l'altra tredici opere costituite da luci e ombre. A piccoli gruppi i visitatori potranno accedere in uno spazio oscuro, illuminato solo da una piccola installazione vicina all'ingresso. Muovendosi all'interno della limonaia, secondo un itinerario non segnato, accenderanno tramite sensori invisibili le luci, dando vita ad un mondo onirico e ludico. Il pubblico, attratto dalla luce e dalle immagini, seguirà un percorso non lineare, segreto e prestabilito. Così, sarà possibile vivere la “genesi” delle figure, in un passaggio seducente dal buio alla luce, alla radiazione indotta, artificiale. Le tredici opere che si illuminano in sequenza, sono una selezione della ricerca artistica e tecnica dell’artista, che inizia le sue indagini sulla luce nel '79. Corneli, infatti, nel suo lavoro, utilizza vari materiali e nuove sperimentazioni sulla luce, in un connubio che si muove fra rigore scientifico ed espressione artistica, tecnologia e pura bellezza. SCHEDA TECNICA Titolo della mostra: FABRIZIO CORNELI - MICAT IN VERTICE A cura di: Katalin Mollek Burmeister Periodo espositivo: 30 giugno – 30 ottobre 2005 - chiusura estiva: 13 – 30 agosto Sede espositiva: Villa Medicea La Màgia- Limonaia di Ponente– Arte Contemporanea Indirizzo: Via Vecchia Fiorentina I tronco N. 63 - 51039 Quarrata (PT) Prenotazioni: Assessorato alla cultura Comune di Quarrata - Tel. 0573 771408 e-mail: urp@comune.quarrata.pt.it Orario mostra: tutti i giorni dalle10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle20.00 Ingresso: libero Ente promotore: Comune di Quarrata, Assessorato alla Cultura ufficio stampa: Ku.ra, Rosi Fontana, Via Garibaldi, 63 – Pisa T. 050-9711343 – fax 050-9711317 e-mail: info@rosifontana.it - web: www.rosifontana.it COMUNICATO STAMPA N°1Identità&Nomadismo27/05/2005 - 25/09/2005Palazzo delle PapesseVia di Città, 12653100 SienaInfo:T +39 0577 22071F +39 0577 42039www.papesse.orginfo@papesse.orgCatalogo Silvana EditorialeInaugurazione27 Maggio 2005, ore 18.00Orario di apertura12.00-19.00Giorno di chiusura:lunedìPrezzo dei bigliettiIntero: 5 euroRidotto: 3,50 euroStampa e ComunicazioneCarlo SimulaT + 39 0577 220721F + 39 0577 42039stampa.papesse@comune.siena.itSilvana EditorialeCLP Relazioni PubblicheT + 39 02 36571438F + 39 02 36571441press@clponline.itComune di SienaAssessorato alla CulturaIn co-produzione con L'attività del Palazzo dellePapesse è sostenuta dalla Con il supporto di Identità&Nomadismo27 Maggio - 25 Settembre 2005 Palazzo delle Papesse apre il secondo ciclo espositivo dell'anno presentando una vasta collettiva, alla quale saranno dedicati tutti gli spazi del centro d'arte senese. La mostra Identità&Nomadismo è un'indagine sulla posizione occupata dall'artista all'interno della società contemporanea. Integrazione e conflitti sociali stanno ridefinendo la nostra percezione dell'Io. Chi è lo straniero e per chi? Chi afferma con più forza la propria appartenenza o identità: il nomade o lo stanziale? Chi non ha radici? Ma, soprattutto, l'artista è nomade per definizione? E di quale identità ci parla? Più che offrire risposte definitive a queste domande, la collettiva intende proporre spunti e argomenti di riflessione attraverso il lavoro di più di 20 artisti: Ajamu, Chantal Akerman, Jananne Al-Ani, Ghada Amer, Carlos Amorales, Nuria Carrasco, Marlene Dumas, Tracey Emin, Jon Mikel Euba, Meschac Gaba, Lyle Ashton Harris, Sandi Hilal e Alessandro Petti, Alfredo Jaar, William Kentridge, Jennifer e Kevin McCoy, Mario Rizzi, Zineb Sedira, Medhat Shafik, Do-Ho Suh, Kara Walker, Sislej Xhafa, Chen Zhen, Želimir Žilnik.Un fitto calendario di eventi, nel territorio senese e in altre località della Toscana, cui è affidato il compito di analizzare e riassumere i risultati del dibattito sulle tematiche proposte dalla mostra, accompagnerà tutto il periodo espositivo: un convegno internazionale, seminari, incontri, eventi musicali e teatrali, pubblicazioni.Per la prima volta Palazzo delle Papesse estende la propria collaborazione alla University of London. Terreno comune è la conferenza Fortress Europe and its "others": cultural representations in film, media and the arts" (4-6 Aprile 2005) organizzata a cura della Prof.ssa Yosefa Loshitzky, quasi una premessa al convegno internazionale che si terrà a Siena alla fine della mostra. Il catalogo dell'esposizione, edito da Silvana Editoriale in edizione biligue, conterrà testi di Lanfranco Binni, Enrica Capussotti, Ross Formann, Lorenzo Fusi, Armando Gnisci, Marco Pierini. La mostra è co-prodotta dal Palazzo delle Papesse e dalla Regione Toscana (progetti TRA ART rete regionale per l'arte contemporanea e PORTO FRANCO. Toscana, terra dei popoli e delle culture).Lo spazio sotterraneo della ex-Banca d'Italia verrà utilizzato, questa volta, come parte del percorso espositivo. La rassegna Caveau, dopo tre cicli completi, si interrompe momentaneamente, per lasciar spazio alla ricca selezione di opere proposte all'interno del progetto Identità&Nomadismo.La conferenza stampa con relativa anteprima si terrà il giorno 27 Maggio alle ore 12.00 al terzo piano del Palazzo. Sergio Vacchi Leonardo Codice Verso. Il ritorno e l’andata Dipinti e disegni 1993-1997 Museo Leonardiano e Casa Natale di Leonardo ad Anchiano Vinci, 29 maggio – 25 settembre 2005 cartella stampa online:www.rosifontana.it Vinci (Firenze) 4 maggio 2005.Sergio Vacchi, uno dei principali protagonisti dell’arte contemporanea dal secondo dopoguerra a oggi, presenta con questa mostra un grande ciclo mai esposto fino ad oggi, realizzato tra il 1993 e 1997, dove propone una rivisitazione della figura di Leonardo da Vinci e della costellazione di immagini simboliche che è venuta associandosi al suo nome nella modernità, come privilegiato punto di vista per una meditazione sul mondo odierno e sulla condizione umana in esso. I venti grandi dipinti della serie principale del ciclo presentano un surreale ritorno del genio di Vinci ai nostri giorni, creando un corto circuito tra gli elementi del suo mondo umanistico originario e il paesaggio culturale della contemporaneità. Il tema è trattato con la nota vena visionaria, corrosiva e tagliente che caratterizza la pittura di Sergio Vacchi negli ultimi anni, e il fatto che sia presentato al pubblico per la prima volta nella città natale di Leonardo costituisce un ulteriore aspetto del “ritorno” di Leonardo. La mostra rappresenta un’esperienza inedita anche per Vinci. Infatti le grandi tele ed alcuni dei bozzetti preparatori saranno esposti in entrambe le due attuali sedi del Museo Leonardiano – la Palazzina Uzielli e l’antico Castello dei Conti dei Guidi – e nella stessa Casa Natale di Leonardo ad Anchiano. Sergio Vacchi (Bologna 1925) inizia giovanissimo la sua storia di artista nella Bologna degli anni Quaranta. Già nella prima fase della sua carriera, nella quale partecipa con un ruolo di primo piano alla stagione dell’informale italiano, riscuote grandi consensi in Italia e all’estero, partecipando alle principali rassegne di arte contemporanea. Trasferito a Roma all’inizio degli anni Sessanta, inizia a dedicarsi a cicli pittorici a forte valenza narrativa, dove i caratteri violentemente materici del suo lavoro precedente si traducono in una figurazione fantastica tracciata con un segno duro e incisivo. Le sue opere sono presenti nei principali musei e collezioni internazionali. Il percorso museale leonardiano I luoghi che accolgono le opere di Sergio Vacchi costituiscono il percorso museale leonardiano dedicato alla conoscenza del grande Vinciano. Il Museo Leonardiano, ospitato nelle due sedi di Palazzina Uzielli e Castello dei Conti Guidi, possiede una delle raccolte più ampie e originali di macchine e modelli di Leonardo inventore, tecnologo, ingegnere. Le riproduzioni sono presentate con precisi riferimenti agli schizzi dell’artista e, in alcuni casi, accompagnate da ricostruzioni digitali animate. La Palazzina Uzielli ospita, oltre alla biglietteria, le nuove sale dedicate rispettivamente alle macchine da cantiere, con la rielaborazione di Leonardo dei progetti di Brunelleschi per realizzazione della cupola del Duomo di Firenze, e alla tecnologia tessile. Nel Castello dei Conti Guidi, trovano spazio macchine e modelli di settori di studio diversi: dalle macchine militari a quelle per il volo, dalle macchine per muoversi in acqua e sulla terra agli strumenti scientifici. La Casa Natale di Leonardo, a circa 3 km dal centro storico di Vinci, in località Anchiano, rappresenta una naturale integrazione alla visita del museo. La casa colonica, dove un’antica tradizione attesta la nascita di Leonardo il 15 aprile 1452, è immersa tra gli ulivi, in un paesaggio che è ancora simile a quello contemplato da Leonardo. Sedi della mostra Vinci, Museo Leonardiano (Palazzina Uzielli e Castello dei Conti Guidi) e Casa Natale di Leonardo ad Anchiano Periodo e orario della mostra 29 maggio – 25 settembre 2005 tutti i giorni, ore 9.30 – 19.00 Biglietti Si accede all’esposizione in Palazzina Uzielli e Castello dei Conti Guidi con il biglietto di ingresso del Museo Leonardiano. L’ingresso alla Casa Natale di Leonardo è gratuito. Per Informazioni Ufficio Turistico Intercomunale via G. La Pira, 1 50059 Vinci (Fi) tel.0571 568012, fax 0571 567930 www.terredelrinascimento.it ufficio stampa: Ku.ra, Rosi Fontana, Via Garibaldi, 63 – Pisa T. 050-9711343 – fax 050-9711317 e-mail: info@rosifontana.it - web: www.rosifontana.it Notizie per la stampa Mostra SCULTURE "DA VESTIRE": "NERO" ALBERTI DA SANSEPOLCRO E LA PRODUZIONE DI MANICHINI LIGNEI IN UNA BOTTEGA DEL CINQUECENTO Umbertide, Museo di Santa Croce 11 Giugno - 6 Novembre 2005 Promossa ed organizzata dal Comune di Umbertide, dall'Università degli Studi di Perugia - Dip. di Scienze Umane e della Formazione - Sez. di Studi Storico - Artistici, dalla Regione dell'Umbria, dalla Provincia di Perugia e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e dell'Istituto Andrea Cesalpino di Terontola, sabato 11 Giugno 2005, alle ore 17, presso il Museo di Santa Croce di Umbertide (PG), si inaugurerà la mostra SCULTURE "DA VESTIRE": "NERO" ALBERTI DA SANSEPOLCRO E LA PRODUZIONE DI MANICHINI LIGNEI IN UNA BOTTEGA DEL CINQUECENTO, curata da Cristina Galassi. IN MOSTRA, PER LA PRIMA VOLTA RIUNITE, 17 SCULTURE CREATE DA ROMANO ALBERTI DA SANSEPOLCRO, DETTO IL "NERO", ATTIVO IN ITALIA CENTRALE ALLA META' DEL XVI SECOLO. LE OPERE ESPOSTE PROVENGONO DA CHIESE, MUSEI ITALIANI, COLLEZIONI PRIVATE ITALIANE E STRANIERE. Per primo fu Michelangelo Gualandi a pubblicare alcune importanti notizie sugli Alberti, una prolifica famiglia di artisti, originaria di Sansepolcro, pressochè sconosciuta alla storia degli studi fino al 1845. Nelle note Romano Alberti, detto il "Nero", era definito "eccellente intagliatore". Le scarne notizie sull'artista (si conosce solo la data di morte, avvenuta nel 1568) si limitano ad indicare alcune delle commissioni ricevute nell'alta valle del Tevere, nella zona compresa tra Sansepolcro, Città di Castello e Umbertide, mettendolo in relazione con l'esecuzione di soffitti lignei intagliati, altari di chiese, sculture e apparati effimeri. Un recente ritrovamento documentario da parte di Cristina Galassi ha consentito di ricondurre allo scultore biturgense un gruppo di immagini devozionali, riferite dal 'piece-master', conservato nella chiesa di San Rocco ad Antria di Magione, ad un anonimo Maestro di Magione, figura già ricostruita in sede critica da Enrica Neri Lusanna (1999). Fanno parte di questo gruppo, oltre alla Madonna con il Bambino e il San Rocco della chiesa di Antria, altri due simulacri del santo antipeste, conservati negli oratori di San Rocco a Bastia Umbra e nel Museo dei Bronzi dorati e della Città di Pergola. La scoperta di una nuova figura della serie, nella chiesa di Santa Croce ad Umbertide, offre il destro per tentare una ricostruzione del percorso artistico del maestro e, più in generale, della produzione delle botteghe di intagliatori del legno, attive nell'Italia centrale alla metà del XVI secolo. La scultura, che sul basamento conserva anche la data 1528, anno di una terribile pestilenza, sarà esposta insieme alle altre sopra ricordate e ad un'altra figura, di identico soggetto, in collezione privata, che, probabilmente, costituisce il prototipo dell'intera serie. Ad un'analisi stilistica emerge subito che il gruppo di statue raffiguranti il santo pellegrino ha un eccellente risalto formale e spessore culturale. Si immagina una destinazione a manichino, in quanto tutti gli esemplari presentano suggestive notazioni di costume fisse, quali brache, gambali, sandali all'antica, ma sono completamente nudi al torace, elemento questo che fa presupporre un rivestimento con costumi mobili, senz'altro con una corta mantella. Una chiave di lettura è costituita dall'esame della "fortuna" che la pratica della replica ha sortito nell'ambito della bottega. L'Alberti aveva aperto un attrezzato laboratorio-atelier nella contrada "Abbarbagliata" a Sansepolcro (più tardi, aprirà una bottega anche a Roma), specializzata nell'esecuzione di immagini devozionali di sicuro successo: San Rocco contro la peste, Madonne da vestire in funzione votiva, Gesù bambini destinati al culto domestico, Crocifissi. La maggior parte delle sculture riconducibili alla bottega sono polimateriche. Il prodotto finito, è il risultato di uno straordinario dosaggio di materiali poveri, sapientemente assemblati e modellati ad ottenere un effetto di estrema esuberanza decorativa. I materiali poveri utilizzati, in particolare la stoffa rinforzata con colle animali e gesso, la stoppa, soprattutto per realizzare le imbottiture interne e i capelli, il legno, usato principalmente per costruire la struttura di sostegno delle figure, i fili di ferro e i chiodi, i colori preziosi e l'oro per la presentazione finale del simulacro, richiamano le tecniche in uso per la preparazione degli apparati effimeri. In questo gruppo di opere rientrano un Gesù Bambino benedicente e un Santo Martire bambino, in collezioni private, due Madonne da "vestire" (Torino, Museo Civico e collezione privata), un Busto muliebre nel Museo Bardini di Firenze, un San Rocco, di piccolo formato, nella pieve di San Cristoforo a Passignano, un Crocifisso nella chiesa del Rivaio a Castiglion Fiorentino, una Santa Lucia nella parrocchiale di Santa Maria Assunta a Corciano, insieme ad altri pezzi che appartengono alla stessa bottega (Cristo benedicente, Perugia, chiesa di Sant'Agostino). Da segnalare, la Madonna da "vestire" proveniente dai Musei Civici di Torino, che sul basamento riporta il nome della dedicante e della dedicata e l'anno di esecuzione della scultura che è il 1559: "Questa la fatta fare donna Giuliana in memoria de donna Carubina de Mence 1559". Si tratta di un'importante statua votiva, forse commissionata in occasione della prematura scomparsa della ritratta. Il catalogo della Electa Editori Umbri Associati a cura di Cristina Galassi contiene una presentazione di Francesco Federico Mancini, i saggi di Giancarlo Gentilini, Cristina Galassi e Giovan Battista Fidanza; i contributi di Nicola Macchioni, Simona Lazzeri, Enrico e Giovanni Signorini, Simone Mancini, Lucia Fabbro, Paolo Belardi, Fabio Bianconi e Carlo Romano; ed ancora, le schede e la riproduzione a colori e bianco/nero delle opere esposte. Il Comitato scientifico della mostra è composto da Alfredo Bellandi, Giovan Battista Fidanza, Liletta Fornasari, Cristina Galassi, Vittoria Garibaldi, Giancarlo Gentilini, Francesco Federico Mancini, Fabio Marcelli, Tommaso Mozzati e Vittorio Sgarbi. Oltre al restauro delle statue di Umbertide, Antria, Passignano e Perugia (le altre erano in buone condizioni conservative), a tutte le opere è stata affiancata un'indagine diagnostica su tecniche e materiali utilizzati dalla bottega, a cura di Brunetto Giovanni Brunetti, del Centro di Eccellenza per lo studio delle Tecnologie innovative applicate alla conservazione dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Perugia e di Nicola Macchioni e Simona Lazzeri, dell'Istituto del Legno e delle Specie Arboree del CNR di Firenze. Di estremo interesse è risultata anche l'esecuzione della TC elicoidale multistrato su alcune delle sculture esposte, effettuata dall'Istituto Andrea Cesalpino di Terontola, sotto la guida di Enrico Signorini, che ha potuto accertare tecnica e metodica produttiva dei manichini, tra cui l'utilizzo del calco per i volti. La mostra, inoltre, è un'occasione per coinvolgere anche la città di Umbertide in un progetto, ormai avviato da alcuni anni dalle Università degli Studi di Perugia e Urbino, e dalle Soprintendenze ai Monumenti dell'Umbria e delle Marche, finalizzato a valorizzare il ricco, quanto misconosciuto, patrimonio scultoreo della dorsale appenninica. Le sculture esposte ad Umbertide sono: 1) S. Rocco, Bastia Umbra (Perugia), chiesa di San Rocco; 2) S. Rocco, Passignano sul Trasimeno (Perugia), pieve di San Cristoforo; 3) S. Rocco, collezione privata; 4) S. Rocco, Antria (Magione, Perugia), chiesa di San Rocco; 5) S. Rocco, Pergola, Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola; 6) Madonna con il Bambino, Antria (Magione, Perugia), chiesa di San Rocco; 7) Gesù bambino benedicente, collezione privata; 8) Madonna da "vestire", Torino, Musei Civici; 9) Madonna da "vestire", collezione privata; 10) Busto femminile, Firenze, Museo Bardini; 11) Cristo crocifisso, Castiglion Fiorentino (Arezzo), chiesa di Santa Maria alle Grazie del Rivaio; 12) S. Lucia, Corciano (Perugia), chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta; 13) Cristo benedicente, Perugia, chiesa di Sant'Agostino; 14) Santo martire bambino, collezione privata; 15) San Rocco, Umbertide, chiesa di Santa Croce; 16) San Giovannino, Firenze, Museo Bardini; 17) Santa Bambina, collezione privata. Durante il periodo della mostra sono previsti momenti di approfondimento con conferenze, visite guidate e concerti di musica classica. Notizie sul Museo di Santa Croce Il museo civico di Umbertide ha sede nella chiesa di Santa Croce ed è stato inaugurato nel dicembre del 1998, a conclusione del restauro della Deposizione dalla Croce del pittore cortonese Luca Signorelli. Si conservano inoltre nel museo la Madonna col Bambino in gloria tra angeli e santi di Niccolò Circignani, detto il Pomarancio, pregevoli tele di soggetto religioso realizzate tra il XVII e il XVIII secolo e la scultura lignea raffigurante San Rocco riferita da Cristina Galassi a Romano Alberti, detto il "Nero" da Sansepolcro, proveniente dalla vicina chiesa di San Francesco. L´edificio sorge presso l´antico "borgo inferiore" di Fratta (questo l´antico nome di Umbertide), originariamente fuori dalle mura cittadine. Nella stessa area, dove già nel 1295 è documentata una piccola chiesa, forse identificabile con quella dei SS. Pietro e Paolo, venne costruita nei primi anni del Trecento il più importante edificio della piazza, la chiesa di San Francesco e, alla metà del secolo successivo risale invece l´oratorio della Confraternita dei Disciplinati del Nome di Gesù, poi Chiesa di San Bernardino. Entrambe le chiese hanno subito interventi di adattamento tra 6 e 700, periodo in cui, con il definitivo ampliamento della chiesa di Santa Croce, si completò armonicamente l'assetto della scenografica piazza. INFORMAZIONI UTILI Durata: 11 Giugno - 6 Novembre 2005 Sede: Museo di Santa Croce di Umbertide (PG) Orario: 10,30 - 13 e 16- 18,30 lunedì chiuso Biglietto d'ingresso: intero Euro 2,50 - ridotto Euro 1,50 (sotto i 18 anni, oltre 65 anni, studenti universitari con tesserino, gruppi adulti minimo 15 persone) - ridotto per le scuole Euro 0,50 Informazioni al pubblico: Ufficio Informazioni Turistiche di Umbertide - Tel. 075 9417099 e-mail: marisa.pazzaglia@iat.cittadicastello.it * sito web: www.comune.umbertide.it Prenotazioni visite guidate: presso il Museo di Santa Croce al numero 075 9420147 Catalogo a cura di Cristina Galassi - Editore: Electa Editori Umbri Associati - formato 21x 28 - pagine 200 - illustrazioni 123 a colori, 52 in b/n - prezzo Euro 35,00 Ufficio Stampa e Relazioni Pubbliche: "Eventi di Patrizia Cavalletti" Tel. 075 5990443 Cell. 348 3386855 Fax 075 5990567 patcav@tin.it Segreteria Scientifica: Valentina Ricci Vitiani CULT 14 MOSTRE: DALL'11 GIUGNO AD UMBERTIDE "SCULTURE DA VESTIRE" (AUN) - Perugia, 12 mag. - Diciassette sculture di Romano Alberti da Sansepolcro, detto il Nero, attivo nell'Italia centrale alla metà del XVI secolo verranno esposte per la prima volta al Museo di Santa Croce di Umbertide (PG) nell'ambito della Mostra "Sculture da vestire: Nero Alberti da Sansepolcro e la produzione di manichini lignei in una bottega del Cinquecento", curata da Cristina Galassi. L'esposizione, che verrà inaugurata l'11 giugno e durerà fino al 6 novembre 2005, contiene opere provenienti da chiese, musei italiani e collezioni private italiane e straniere. L'iniziativa è promossa ed organizzata dal Comune di Umbertide, dall'Università degli Studi di Perugia, dalla Regione dell'Umbria, dalla Provincia di Perugia e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e dell'Istituto Andrea Cesalpino di Terontola. Per primo fu Michelangelo Gualandi - affermano gli organizzatori - a pubblicare alcune importanti notizie sugli Alberti, una prolifica famiglia di artisti, originaria di Sansepolcro, pressochè sconosciuta agli studiosi fino al 1845. Nelle note Romano Alberti, detto il Nero, era definito "eccellente intagliatore". Le scarne notizie sull'artista (si conosce solo la data di morte, avvenuta nel 1568) si limitano ad indicare alcune delle commissioni ricevute nell'Alta Valle del Tevere, nella zona compresa tra Sansepolcro, Città di Castello e Umbertide, mettendolo in relazione con l'esecuzione di soffitti lignei intagliati, altari di chiese, sculture e apparati effimeri. Nella mostra di Umbertide verranno esposte le seguenti opere: S. Rocco, Bastia Umbra (Perugia), chiesa di San Rocco; S. Rocco, Passignano sul Trasimeno (Perugia), pieve di San Cristoforo; S. Rocco, collezione privata; S. Rocco, Antria (Magione, Perugia), chiesa dei Santi Antonio Abate e Rocco; S. Rocco, Pergola, Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola; Madonna con il Bambino, Antria (Magione, Perugia), chiesa dei Santi Antonio Abate e Rocco; Gesù bambino benedicente, collezione privata; Madonna da "vestire", Torino, Musei Civici; Madonna da "vestire", collezione privata; Busto femminile, Firenze, Museo Bardini; Cristo Crocifisso, Castiglion Fiorentino (Arezzo), chiesa di Santa Maria alle Grazie del Rivaio; S. Lucia, Corciano (Perugia), chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta; Cristo risorto, Perugia, chiesa di Sant'Agostino; Santo martire bambino, collezione privata;San Rocco, Umbertide, chiesa di Santa Croce; San Giovannino, Firenze, Museo Bardini; Santa Bambina, collezione privata. Durante il periodo della mostra sono previsti momenti di approfondimento con conferenze, visite guidate e concerti di musica classica. RED/MC/NNN GIANCARLO DE CARLO - LE RAGIONI DELL’ARCHITETTURA dal 31 Maggio al 15 Settembre 2005 Roma MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo promossa dalla DARC - Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee in collaborazione con Centre Georges Pompidou - Paris e Archivio progetti - IUAV Istituto universitario di architettura - Venezia In mostra progetti, disegni, video, fotografie, installazioni multimediali che raccontano un personaggio anticonformista, complesso e inesauribile e 50 anni di architettura italiana Ottantacinque anni, di cui oltre cinquanta dedicati alla progettazione e all’insegnamento dell’architettura e dell’urbanistica, in Italia e negli Stati Uniti. Diverse lauree honoris causa, premi in tutto il mondo, presidente dell’accademia di San Luca dal 2000 al 2002 e, di recente, la medaglia d’oro per la cultura conferitagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nel suo "curriculum", tra l’altro, i centri universitari di Urbino, Siena, Pavia, Catania; diversi piani regolatori; le case popolari di Terni (Villaggio Matteotti) e Mazzorbo, nella laguna veneta e, da ultimo, un progetto per Beirut, ancora in fieri. A Giancarlo De Carlo, architetto "outsider", personalità forte, complessa e poliedrica, coerente e perseverante, inquieta e a volte scomoda, da sempre animato da una visione sociale e "partecipata" dell’architettura, sollecitatore di accesi dibattiti culturali e agitatore di coscienze, il MAXXI dedica una mostra che aprirà i battenti il prossimo 31 Maggio. La mostra si propone come un percorso espositivo integrato che, oltre ai disegni e ai documenti dell’archivio De Carlo (con attenzione sia ai progetti più recenti come le residenze di Beirut, esposte per la prima volta in questa occasione, sia a quelli ormai consacrati come il caso di Urbino), presentasse al pubblico la fitta rete delle relazioni, degli ambienti e delle storie che ruotano intorno alla figura dell’architetto, e come queste si riflettano e generino i progetti". Giancarlo De Carlo – Le ragioni dell’architettura Roma, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, via Guido Reni 2, dal 31 Maggio al 15 Settembre 2005, tutti i giorni ore 11/19, chiuso il lunedì info: tel 06. 320.23.00; fax 06.320.29.31, www.darc.beniculturali.it GIANCARLO DE CARLO - LE RAGIONI DELL’ARCHITETTURA Roma MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo dal 31 Maggio al 15 Settembre 2005 In mostra progetti, disegni, video, fotografie, installazioni multimediali che raccontano un personaggio anticonformista, complesso e inesauribile e 50 anni di architettura italiana. Giancarlo De Carlo - Le ragioni dell’architettura è promossa dalla DARC - Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee, in collaborazione con Centre Georges Pompidou - Paris e Archivio progetti - IUAV Istituto universitario di architettura - Venezia. Ottantacinque anni, di cui oltre cinquanta dedicati alla progettazione e all’insegnamento dell’architettura e dell’urbanistica, in Italia e negli Stati Uniti. Diverse lauree honoris causa, premi in tutto il mondo, presidente dell’accademia di San Luca dal 2000 al 2002 e, di recente, la medaglia d’oro per la cultura conferitagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nel suo “curriculum”, tra l’altro, i centri universitari di Urbino, Siena, Pavia, Catania; diversi piani regolatori; le case popolari di Terni (Villaggio Matteotti) e Mazzorbo, nella laguna veneta e, da ultimo, un progetto per Beirut, ancora in fieri. A Giancarlo De Carlo, architetto “outsider”, personalità forte, complessa e poliedrica, coerente e perseverante, inquieta e a volte scomoda, da sempre animato da una visione sociale e “partecipata” dell’architettura, sollecitatore di accesi dibattiti culturali e agitatore di coscienze, il MAXXI dedica una mostra che aprirà i battenti il prossimo 31 Maggio. La mostra, dal titolo Giancarlo De Carlo – Le ragioni dell’architettura, è organizzata dalla DARC, la Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee del Ministero per i beni e le attività culturali, con la collaborazione del Centre Georges Pompidou e con l’Archivio progetti -IUAV. Curatore è l’architetto Margherita Guccione, responsabile scientifico del MAXXI Architettura, che, insieme con l’architetto Alessandra Vittorini, ha curato anche il catalogo (ed. Electa-operaDARC, con contributi di Massimo Cacciari, Paolo Ceccarelli, Renzo Piano, etc.). “Tra i compiti della DARC – spiega il Direttore generale Pio Baldi – è fondamentale quello di prestare attenzione all’architettura italiana dagli anni Cinquanta ad oggi e a quella del futuro. E’ importante riflettere su come il nostro territorio si è trasformato negli anni più recenti e su come andrà trasformandosi in quelli a venire. Giancarlo De Carlo, maestro riconosciuto del ‘900, in Italia e non solo, rappresenta una sorta di ponte tra il secolo appena concluso e quello appena iniziato, tra il moderno e il contemporaneo, tra il presente e il futuro. Da questa necessità è nata la mostra”. “Presentare la poliedricità del personaggio De Carlo e delle sue attività – aggiunge Margherita Guccione – è uno degli elementi di maggiore complessità della mostra. L’esposizione non intende proporre una visione dal taglio puramente antologico e documentario, ma piuttosto rendere la vitalità e l’influenza di De Carlo nel panorama della cultura italiana del secondo Novecento”. LA MOSTRA La mostra si snoda nelle due grandi suite del MAXXI (circa 850 mq di spazi espositivi) e nella sala video. Si propone come un percorso espositivo integrato che, oltre ai disegni e ai documenti dell’archivio De Carlo (con attenzione sia ai progetti più recenti come le residenze di Beirut, esposte per la prima volta in questa occasione, sia a quelli ormai consacrati come il caso di Urbino), presentasse al pubblico la fitta rete delle relazioni, degli ambienti e delle storie che ruotano intorno alla figura dell’architetto, e come queste si riflettano e generino i progetti”. Il visitatore potrà immergersi nell’universo De Carlo scegliendo uno dei “sentieri” suggeriti da elementi verticali (teli sottesi da cavi d’acciaio), che presentano ciascuno una sfaccettatura, un aspetto del poliedrico architetto, con video, fotografie, incisioni, serigrafie, pensieri, racconti, ecc. E lungo questi percorsi tutti da scoprire che evocano un bosco, improvvisamente si aprono “radure” tematiche, luoghi di sosta e approfondimento dove attraverso plastici, disegni, fotografie, libri, riviste, tavoli da lavoro e computer si potrà scoprire la complessità e la ricchezza della personalità e del lavoro di De Carlo. I temi degli approfondimenti sono sei: - ABITARE, con tra gli altri il Villaggio Matteotti di Terni (1969-74) che, come scrive Renzo Piano nel catalogo della mostra, “ha il merito di riuscire a far volare il cemento”, o gli alloggi a Mazzorbo nella laguna veneta (1979), o la ricostruzione di un quartiere di Beirut. - TRA CITTA’ E TERRITORIO, con i progetti su grande scala di De Carlo urbanista dove l’architettura diventa territorio, come nel piano regolatore di Urbino (1958-64 e 1989-94) o nel progetto di riqualificazione dell’area delle Piagge, a Firenze, che a tutt’oggi lo vede impegnato. - LABORATORIO URBINO racconta un’esperienza irripetibile durata oltre 40 anni, nata dal sodalizio con Carlo Bo, che ha fatto della città un vero e proprio laboratorio urbano dove far confluire esperienze e sperimentazioni, in piena armonia con la sua essenza storica e il suo paesaggio. Emblematici la facoltà di Magistero (1968–76) con l’imponente massa muraria medievale che si contrappone al “merletto di acciaio e vetro” del lucernaio, e i collegi universitari (1973-83). - MISURARSI CON LA STORIA è la sezione dedicata al recupero e al riuso di edifici o complessi storici: per De Darlo è fondamentale la loro reintroduzione nel circuito delle attività contemporanee. A questi principi si ispira il recupero del Borgo di Coletta di Castelbianco (1993-99), nell’entroterra ligure, dove l’architetto crea in un abitato antico un modo di vivere contemporaneo. - GEOMETRIE COMPLESSE E SEGNI URBANI vede la ricerca sulle geometrie come punto di partenza della progettazione, con elementi che possano diventare segni di riconoscibilità. Ne sono esempi il complesso Blue Moon al Lido di Venezia (1996-2004), trait d’union tra la città e il mare, con negozi, bar, ristorante e spazi per la cultura, ed il progetto per l’imbarcadero a Salonicco (1997), quasi una conchiglia sepolta in una duna di sabbia. - PROGETTARE I LUOGHI PUBBLICI, infine, è un’area dedicata a come De Carlo affronta questo tema: una scuola, un centro sportivo, il progetto per un polo per l’infanzia, e il singolare Palazzo di giustizia di Pesaro (1992-2004), ai margini del centro storico ma dalla struttura permeabile e connessa alla città. LA SALA VIDEO La scoperta dell’universo De Carlo, così ricco e poliedrico, non può prescindere dalle testimonianze. E così nella sala video del MAXXI verranno proiettate una video intervista a Giancarlo De Carlo, realizzata nel 2004 in occasione di una mostra a lui dedicata dal Centre Georges Pompidou di Parigi; le testimoniaze su De Carlo di Massimo Cacciari, Domenico De Masi, Stefano Boeri, direttore di Domus, ed altri intellettuali, architetti, committenti. Infine, verrà proiettato un video che racconta uno dei più recenti progetti di De Carlo, quello ancora inedito della ricostruzione un quartiere a Wadi Abou Jmeel, nel cuore di Beirut. SCHEDA TECNICA Giancarlo De Carlo – Le ragioni dell’architettura Roma, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, via Guido Reni 2, dal 31 Maggio al 15 Settembre 2005, tutti i giorni ore 11/19, chiuso il lunedì Info: tel 06. 320.23.00; fax 06.320.29.31 www.darc.beniculturali.it Relazioni istituzionali e Comunicazione DARC Lorenza Bolelli tel. 06.58.43.48.50, fax 06.58.43.48.56 e-mail: lbolelli@darc.beniculturali.it Ufficio stampa Alfa International Beatrice Fabbretti 335.64.19.189 e-mail: beafabbretti@hotmail.com L’agenzia-risorse per la comunicazione: Francesca Martinotti tel. 06.80.69.24.24, fax 06.80.66.99 e-mail: redazione@lagenzia.it


FRANCO FILIPPI ALL'ARENA DEL SOLE<7h3>

Prosegue eccezionalmente fino a domenica 21 marzo la mostra di Franco Filippi presso la Galleria espositiva dell'Arena del Sole. La personale, in cui l'artista espone l'ultima serie dei dipinti creati tra il 2003 e il 2004, sta riscuotendo dal 3 marzo un notevole successo di pubblico.
Grandi tele dipinte, corrugate, inspessite, trattate con materiali misti, una stratificazione drammatica che allude ad altri misteri: ancora una volta, anche in questi lavori più recenti, si conferma la capacità dell'artista bolognese - classe 1942 e precoce vocazione artistica (animò nel 1961-62 le due mostre del "Gruppo del Battibecco", insieme a Maurizio Bottarelli, Angelo Bozzolla e Alberto Colliva) - nel muoversi tra le due e le tre dimensioni. "Le sue superfici, quale ne sia la natura e le tecniche di copertura - osserva Renato Barilli, docente di Fenomenologia degli stili presso l'Università di Bologna, che da anni segue il lavoro di Filippi - riescono sempre a simulare delle epidermidi ben più corpose di quelle che per consuetudine appartengono alle tele destinate alle "belle arti"".

L'autore parte da tele grezze, che spiegazza, imprime di spessori e frammenti di tessuto, in modo che il colore o la pasta ne ricalchino le dimensioni. Infine, l'artista torna a distendere questi sudari di materia e colore, come a recuperarne la bidimensionalità. "Ma questa specie di pentimento tardivo - spiega ancora Barilli - non funziona, la superficie conserva impressa nella sua memoria profonda la violenza subita". La produzione degli ultimi tempi continua dunque a percorrere la via della plasticità, già esplorata dagli anni '70 ai '90 nella produzione di bassorilievi.
L'ambiguità del trattamento rimanda a una polisemia dei segni: sprigiona significati allusivi e riposti. Le tele rugose sembrano epidermidi arcane. Da quale realtà l'artista ha carpito questi tratti di tessuto? L'impatto è quello del violento sradicamento: fa pensare a un prelievo di humus percorso da ramificazioni sottili, o ancora a uno scavo archeologico che restituisca alla vista uno strato di resti fossili - qui la memoria corre ai bassorilievi di Filippi, raffiguranti animali, forme organiche e reperti fossili - o a un brandello di pelle strappato a una creatura mostruosa. L'arte Filippi si inscrive in una tipica problematica di derivazione francese, il binomio "Support/Surface" che molto ha influenzato le elaborazioni artistiche del sessantotto italiano.

"Certo è che il mondo di Filippi - conclude Barilli - da sempre insiste su una gamma di esperienze che recano le tracce di qualche inquinamento, di qualche lebbra fatale, da cui traggono uno straordinario potere di fascinazione".

La personale è visitabile nei giorni feriali dalle ore 15.30 alle ore 19.L'ingresso è libero: Arena del Sole · Via Indipendenza 44, Bologna · Tel. 051.2910.910.(15/3/2004-Italian Network)


"ATHENA PARTHENOS" PRESENTA LA ROMA DI LUIGI PIRANI

"SOLO, ME NE VÒ PER LA CITTÀ", la Roma nei dipinti di Luigi Pirani 2003-2004, è il titolo di una mostra allestita dal 1 al 20 marzo presso la storica Galleria "Il Canovaccio -Studio del Canova" in Via delle Colonnette 27, per iniziativa dell'Associazione Culturale "Athena Parthenos", in collaborazione con la nota galleria romana, a cura di Cesare Nissirio.

Sono quaranta opere pittoriche ad olio che costituiscono il patrimonio d'immagini della attuale mostra di Luigi Pirani, un artista romano che vive ed opera nella Capitale da molti anni.
Opere di indubbio fascino non solo perché raffiguranti la città storica per eccellenza, Roma, ma per una patina "misteriosa" che l'artista ha infuso a piene mani sulla superficie pittorica dei suoi quadri. Misteriosa non tanto nei contenuti chimici delle tecniche pittoriche quanto in quelli sentimentali, affettivi. Si sente che Pirani ama la sua Roma e questo profondo sentimento lo trasmette al visitatore. Si percepisce che l'artista penetra nei "suoi palazzi", oltre le facciate, oltre porte e finestre, come per incantesimo, restituendo al lettore accorto le emozioni di quel "mistero" che ogni luogo chiuso serba in cuore.

La Roma di Pirani di fatto non è quella solare, esplosiva, esuberante nei colori e negli scorci alla quale siamo abituati nei numerosi omaggi che altri artisti hanno reso da sempre alla città che più di ogni altra si presta all'immagine stereotipata o da timbro postale. La sua è una Roma diversa, è una "presenza" viva, in bilico fra l'assunto metafisico e quello sentimentale. Metafisici i silenzi, i colori quasi monocromi, la rarefazione dei personaggi, sempre "virtuali", di pura invenzione "féerique", fiabesca che animano la scena per lo più deserta.
Metafisici i "tagli", gli scorci, gli interventi sapienti nell'uso dei colori che, pur determinanti l'esito efficace del quadro, non aggrediscono mai l'occhio, al contrario lo sollecitano, lo incuriosiscono, lo adescano. Sentimentali l'amore sottile, insinuante che trasuda dalle tele, la nostalgia che pervade l'immagine di una Roma ormai inesistente, la luce quasi sempre serotina o raffigurante atmosfere e luoghi che dal meriggio si inoltrano nella notte.

Luigi Pirani è un funambolo che danza su una corda tesa sulla città, sulle case, nelle piazze e nelle strade nelle quali passa in punta di piedi quasi a non voler turbare i silenzi, le pause di riflessione della vita odierna che egli rende a noi con misura, parsimonia, pudore. E quella "patina" mai apparente di un tempo mentale, aristotelico che tormenta l'animo dell'artista ed espresso da un orologio presente costantemente nella sua opera, della quale si percepisce non solo l'estensione in tutta la superficie del quadro ma il velo lieve, le leggerezza della pennellata che si posa sul paesaggio, ebbene quella patina conferisce lo charme alla sua opera.
I luoghi del suo "voyage sentimentale", per lo più riconoscibili poiché Roma è nelle memoria e nel cuore di tutti, fanno riflettere poiché l'artista è capace del miracolo. Luigi Pirani li priva della convulsione quotidiana, li restituisce al desiderio, li affida alla nostalgia, allo "spleen", dalla sua solitudine d'artista. E i personaggi, diafani, fantomatici, spesso trasparenti che si librano nell'aria più che per le vie, sono il simbolo di quella lievità fanciullesca alla quale l'artista tende. Ma Roma è primadonna e riporta subito l'occhio a sé, alla sua bellezza impudica, ammaliante, senza trucchi o infingimenti nella quale nulla è travisato, inventato, nulla è irreale eppure l'artista opera il suo miracolo e Roma appare diversa. Si chiama sogno?

La mostra resterà aperta dal martedì al sabato dalle ore 16,30 alle 20,00.(2/3/2004-Italian Network)


I "GIOIELLI" DE "I DELLA ROVERE" IN MOSTRA A SENIGALLIA URBINO PESARO E URBANIA

300 opere d'arte e capolavori provenienti dai musei di tutto il mondo illustrano per la prima volta cronologicamente i fasti della celebre dinastia che succedette dal 1508 ai Montefeltro: l'illuminata signoria dei Della Rovere, che attraversa una lunga stagione di arte e di bellezza.
Un percorso attraverso i piu' bei monumenti di Semigallia, Urbino, Pesaro ed Urbania: quattro importanti centri marchigiani che celebrano le figure, i fasti, gli artisti, le collezioni e gli interessi scientifici dei Della Rovere, a significare la volonta' di decentramento territoriale voluta dalla nuova Signoria.

La famiglia dei Della Rovere rappresentarono una signoria nuova e diversa rispetto alle precedenti: alle soglie del Cinquecento, gli sviluppi della storia europea (comprese le conquiste di francesi e spagnoli sul suolo italiano) impongono una nuova figura di "principe" e una aggiornata versione del ruolo del "cortegiano". E sono proprio i Della Rovere i primi duchi del Cinquecento italiano a comprendere i limiti e le prospettive di una signoria che deve rinunciare ad ambizioni di conquiste territoriali, ma assicurarsi una fama internazionale grazie allo splendore della produzione artistica e delle residenze, al generoso mecenatismo, all'esportazione o al dono diplomatico di prodotti assolutamente unici e inconfondibili.

L'esposizione è il frutto di recenti e approfonditi studi scientifici che hanno esplorato a tutto campo la cultura e il gusto di un'epoca ricostruendo filologicamente la storia e il mecenatismo dei Signori, uomini d'arme, sofisticati esteti, scaltri politici, immortalati nei ritratti di Tiziano (Francesco Maria I e la consorte Eleonora Gonzaga), del Bronzino (Guidubaldo II), del Barocci (Francesco Maria II) e di tanti altri protagonisti del tempo. Pedro Berruguete ci mostra invece le sembianze di Papa Sisto IV come Raffaello quelle di Giulio II: i memorabili pontefici che diedero nobiltà alla nuova signoria sotto fronde di quercia cariche di ghiande, divenute facilmente, in virtù del nome, inequivocabile e fecondo segno di riconoscimento: non solo firma di una committenza colta e insistito simbolo di appartenenza, ma anche autonomo, raffinatissimo intreccio decorativo: come nel lussureggiante Stipo di ebano intarsiato d'avorio realizzato alla fine del Cinquecento per Francesco Maria II, recentissimamente acquistato dalla Galleria Nazionale delle Marche.

Celebri dipinti, sculture antiche e rinascimentali, preziose oreficerie, ricchissime ceramiche, lucide armi, delicati manoscritti miniati tornano eccezionalmente a rivivere nelle antiche stanze dei grandi palazzi nelle quattro capitali ducali.
I duchi favorirono infatti l'immagine del policentrismo del loro Stato, dando quasi vita ad una sorta di federalismo ante-litteram. Se Federico di Montefeltro aveva scelto Urbino e Gubbio, Guidubaldo I amò soprattutto Fossombrone, Francesco Maria I Della Rovere predilesse Pesaro, Guidubaldo II ancora Pesaro e poi Senigallia, e Francesco Maria II predilesse Casteldurante, poi ribattezzata Urbania in onore di papa Urbano VIII.

I due pontefici Della Rovere, Sisto IV (1471-1482) e Giulio II (1503-1515) fanno del Ducato di Urbino il centro da cui passare per ottenere i loro favori. I re d'Inghilterra, di Francia e di Spagna, gli imperatori asburgici accolgono al meglio gli ambasciatori del Ducato e conferiscono ai signori di Urbino le più alte onorificenze. Ed è proprio Giulio II nel 1507 a concedere al Collegio dei Dottori urbinate più ampie prerogative, dando vita, di fatto, al primo nucleo della celebre Libera Università fiore all'occhiello e fortuna moderna di Urbino.

In totale dal 4 aprile al 3 ottobre 2004 rimarranno esposti in mostra circa 300 oggetti e opere d'arte: 50 a Senigallia, una settantina a Urbino, oltre centodieci a Pesaro, una settantina a Urbania.

Per informazioni e prenotazioni: Arthemisia, Pesaro, Tel. +39 0721 370956, Fax +39 0721 377105, is@arthemisia.it.(29/2/2004-Italian Network)


A PALAZZO STROZZI DI FIRENZE LA PIU' GRANDE MOSTRA SUL BOTTICELLI

Già presentato a Parigi, arriva a Firenze quello che si annuncia come l'evento espositivo più importante della stagione: la mostra "Botticelli e Filippino. L'inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del 400 su Sandro Botticelli". Rispetto all'esposizione allestita a Parigi, quella fiorentina presenta molti più capolavori (12 lavori in più del Botticelli) e una sezione speciale dedicata a Filippino Lippi.

La mostra organizzata dal Comune di Firenze, il Polo Museale fiorentino e sponsorizzata dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, è un vero e proprio evento perché riunisce dopo 500 anni alcune delle più importanti opere di Botticelli, e alcune di queste non sono mai state esposte in Italia o sono assenti da molti anni.
Alla luce degli studi più recenti sull'opera di Botticelli e sul Quattrocento fiorentino, la mostra affronta i temi più significativi dell'arte botticelliana e la sua evoluzione stilistica, procedendo dalle opere a destinazione privata, volute da una ristretta cerchia di committenti, a quelle in cui l'inquietudine della forma si giustifica con i turbamenti e le lacerazioni portate a Firenze dal pensiero di Savonarola.
La presenza contemporanea di così tante opere del grande Maestro - complessivamente 30 - consente confronti diretti finora impossibili. Dalle prime Madonne con Bambino, ancora legate allo stile di Filippo Lippi, nel percorso espositivo si trovano i capolavori della maturità come la Pallade e il Centauro. Accanto troviamo i ritratti dei personaggi legati alla cerchia della committenza medicea e le Annunciazioni, cariche di tensione, che portano verso l'ultima fase della vita dell'artista. Tra le "chicche" della mostra, segnaliamo la "Madonna adorante il Bambino" (circa 1480) da Edimburgo, scoperta nel 1998 e mai vista in Italia; alcune "Annunciazioni" raramente esposte e La storia di Nastagio degli Onesti, eccezionalmente prestato dal Museo Nacional del Prado.
La mostra offre l'opportunità, inoltre, di mettere a confronto le opere di Botticelli con quelle di artisti coevi, ed in particolare con i dipinti di Filippino Lippi. Palazzo Strozzi ha deciso di dedicare, infatti, proprio a quest'ultimo una sezione speciale, per celebrarne così anche il cinquecentenario della morte. In mostra, dunque, 22 lavori tra cui alcuni veri e propri capolavori come la Pietà di Washington e il Ritratto di musico di Dublino.

La mostra è un "evento" anche per la cifra record raggiunta dalle polizze assicurative: complessivamente 500 milioni di euro. Solo la National Gallery di Londra ha chiesto ed ottenuto una polizza di 35 milioni di sterline (55 milioni di euro) per dare in prestito la ''Natività Mistica''. Si tratta probabilmente della cifra più elevata mai registrata per l'assicurazione di un dipinto. Una seconda opera di Botticelli, ''Madonna e San Giovannino adoranti il Bambino'' della National Galleries of Scotland di Edimburgo, è stata invece assicurata per 25 milioni di sterline, pari a circa 40 milioni di euro.

La mostra rimane aperta sino all'11 luglio. Ulteriori informazioni: Firenze Mostre, Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi 1, 50123 Firenze Tel. 055.2776406 - 055.(29/2/2004-L.G.Italian Network)


EMPOLI: UN OMAGGIO A JACOPO DA EMPOLI, PITTORE D'ELEGANZA E DEVOZIONE

La città di Empoli rende omaggio a Jacopo di Chimenti da Empoli, uno dei protagonisti della pittura fiorentina a cavallo tra Cinquecento e Seicento, testimone del superamento del manierismo, artista che deve il proprio nome al luogo d'origine della famiglia.
La grande antologica "Jacopo da Empoli (1551-1640). Pittore d'eleganza e devozione" è allestita nella Chiesa di Santo Stefano e nelle sale dell'attiguo Convento degli Agostiniani, ed è aperta al 21 marzo al 20 giugno.
L'esposizione, curata da Rosanna Caterina Proto Pisani, Antonio Natali, Carlo Sisi ed Elena Testaferrata, è promossa dal Comune di Empoli, dalla Regione Toscana, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico di Firenze, Pistoia e Prato e dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
In mostra oltre cento opere del maestro fiorentino e dei suoi contemporanei, con capolavori provenienti da importanti istituzioni pubbliche italiane ed estere, nonché da collezioni private. Il percorso espositivo illustra la lunga attività dell'Empoli, sviluppatasi interamente nell'alveo della pittura fiorentina e, in particolar modo, ispirata agli insegnamenti del pittore e architetto toscano Santi di Tito, sostenitore di una riforma antimanierista, sulle direttive del Concilio di Trento. Legato a grandi maestri come Andrea del Sarto e al conterraneo Pontormo, l'Empoli seppe rinnovare il proprio linguaggio, accogliendo le suggestioni e le novità pittoriche del XVII secolo.

Jacopo da Empoli fu anche un ottimo disegnatore: tali abilità sono testimoniate da una serie di studi preparatori, presentati a fianco delle tele di cui rappresentano la genesi creativa.

Muovendo dal celebre Autoritratto degli Uffizi, il percorso della mostra si divide in cinque sezioni tematiche.
La prima - Il legame con la tradizione fiorentina del primo Cinquecento, la formazione, gli esordi - ripercorre la formazione artistica di Jacopo, analizzando lo stretto legame con la tradizione pittorica fiorentina, attraverso le copie di creazioni dei grandi maestri del primo Cinquecento, particolarmente Andrea del Sarto e Pontormo, dei quali sono esposti alcuni capolavori come la Sacra famiglia con Sant'Elisabetta e San Giovannino, proveniente dal Louvre di Parigi, o la Madonna con Bambino, della Collezione Capponi di Firenze.
Nella seconda sezione - Pittore della Controriforma - sono esposte le grandi pale d'altare, grazie alle quali il pittore è soprattutto famoso, dipinte nei decenni a cavallo tra i due secoli per le chiese di Firenze e della Toscana.
La terza sezione - L'interpretazione dei maestri nella pittura sacra dell'Ottocento - indaga l'ascendente esercitato dalla figurazione dell'Empoli sulla pittura devozionale toscana del XIX secolo: Bezzuoli, Sabatelli, Cianfanelli e altri.
Oltre ai lavori di soggetto religioso, il pittore ottenne anche incarichi per opere di contenuto profano, presentate nella quarta sezione - Le Scritture, il mito, la corte - in cui si possono ammirare gli apparati celebrativi eseguiti per lo più in occasione di feste e ricorrenze della famiglia Medici, ma anche soggetti biblici e mitologici, fra i quali l'elegante Susanna al bagno, del Kunsthistorisches Museum di Vienna e il tardo Giudizio di Mida, del Museo Civico di Pistoia.
La quinta sezione - I ritratti e le nature morte - analizza l'attività dell'Empoli ritrattista, presentando il Ritratto di giovane vedova, dell'Art Institute di Chicago, vero capolavoro di Jacopo in questo genere, nonché quella di pittore di 'nature morte'. Fu questa l'attività alla quale guardò soprattutto l'allievo Virginio Zaballi, che più degli altri fu vicino al maestro negli anni tardi, lasciando anche di lui alcuni gustosi appunti biografici. Il percorso prevede anche un excursus nella Collegiata di Sant'Andrea, in cui un recente restauro ha confermato l'attribuzione all'Empoli dell'affresco raffigurante San Giuseppe su uno dei pilastri d'ingresso alla Cappella della Concezione, e all'adiacente Museo della Collegiata, dov'è esposto il dipinto con l'Incredulità di San Tommaso, firmato e datato "Iacopo Empoli 1602". (29/2/2004-L.G.Italian Network)


A SAN SEVERINO MARCHE "IRENEO ALEANDRI 1795-1885"

La mostra "Ireneo Aleandri 1795-1885. L'architettura del purismo nello Stato Pontificio" è il secondo appuntamento del "Progetto Ireneo Aleandri": una manifestazione che si articola in una serie di iniziative volte a riscoprire e valorizzare le opere del grande architetto, nato a San Severino Marche (MC) nel marzo del 1795 e morto a Macerata nel 1885.

L'esposizione che si inaugura il 20 marzo è stata allestita nel Palazzo Comunale di San Severino Marche, ed è promossa ed organizzata dalla Provincia di Macerata in collaborazione con la Regione Marche, le Province di Ascoli Piceno e Perugia, i Comuni di Macerata, San Severino Marche e Spoleto, le Soprintendenze regionali per i Beni Culturali e per i Beni Architettonici di Marche e Umbria, la Fondazione Carima e l'Ordine provinciale degli Architetti di Macerata.

La mostra dedicata all'architetto marchigiano include quattro sezioni ed ospita 80 disegni autografi eseguiti nel corso della sua lunga attività professionale, uniti ad un album di 90 esercitazioni accademiche. Oltre ai disegni, in visione materiale documentario tra cui i due preziosi diplomi d'Accademia autografi di Antonio Canova, una scelta di trattati d'architettura provenienti dalla biblioteca personale dell'architetto, con rare edizioni di Palladio, Alberti e Vignola.
L'esposizione è completata da alcuni plastici che danno la terza dimensione a opere progettate dall'Aleandri e non realizzate. Tutto il materiale proveniente dalla Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata e dall'Archivio di Stato di Spoleto è pressoché inedito, poco conosciuto agli studiosi e al pubblico.

In occasione dell'evento di San Severino Marche, viene presentata la monografia della Electa Mondadori, inserita nella collana "Architettura varia".
Oltre alla mostra e alla monografia, il programma delle iniziative è composto dalla mostra-itinerario (che è stata la prima iniziativa attivata da metà estate 2003) sulle 28 opere monumentali realizzate dall'architetto ed ancora oggi visibili, quali ad esempio lo Sferisterio di Macerata, i teatri comunali di San Severino Marche ("Feronia"), Ascoli Piceno ("Ventidio Basso") e Spoleto ("Nuovo") o il Ponte di Ariccia.
Dopo San Severino Marche, la mostra sarà trasferita a Spoleto, nel Complesso di San Nicolò in concomitanza con il Festival dei Due Mondi e a Macerata, all'interno dello Sferisterio (dal 17 luglio al 18 agosto) durante la stagione lirica. (29/2/2004-L.G.Italian Network)


L'UMBRIA CELEBRA CON SEI MOSTRE IL PERUGINO "IL DIVIN PITTORE"

"Perugino il Divin Pittore" è l'iniziativa di più alto valore culturale presente nel calendario 2004 degli eventi umbri. La manifestazione che si articola in sei diverse mostre (la più importante è quella allestita alla Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia) vuole essere anche un'occasione per rivalutare l'opera di questo artista nella sua globalità, per ricongiungere pale e polittici smembrati da secoli, per presentare lavori mai esposti e per apprezzare restauri appena completati come quello del grande affresco di Santa Maria delle Lacrime. Un grande evento nel quale la giunta regionale ha investito circa 380 mila euro.

La mostra perugina che illustra l'evoluzione artistica del Perugino, presenta 140 opere da tutto il mondo tra cui due dipinti mai esposti prima provenienti da collezioni private italiane, i cui prestiti hanno richiesto una lunga trattativa. Uno è il Trittico Albani Torlonia dipinto intorno al 1490 che raffigura l'adorazione dei pastori, l'altra è una piccola tavola con un'Annunciazione (1490). Tutte e due le opere sono di grandissima qualità e hanno richiesto un'altissima copertura assicurativa.
Tra i polittici ricostituiti per l'occasione, segnaliamo il Polittico di Sant'Agostino a Perugia, la Pala Tezi (alcune parti vengono da Berlino) e la Pala dei Decemviri.

Le altre mostre che fanno da corollario alla ricca esposizione perugina sono "Perugino e il paesaggio" a Città della Pieve; "La fortuna e il mito" a Perugia al Centro Espositivo della Rocca Paolina; "Perugino e la miniatura umbra del Rinascimento" sempre a Perugia al monastero di San Pietro; "La ceramica umbra al tempo di Perugino" al Museo Regionale della ceramica di Deruta e "Perugino pittore devozionale" alla chiesa di San Francesco a Corciano.

La grande sorpresa della mostra è il restauro di Santa Maria della Lacrime che ha mostrato le tecniche pittoriche adottate dal maestro di Raffaello negli ultimi anni della sua lunga vita e ha rivelato un caleidoscopio di colori. Le altre novità della mostra sono scaturite dalle ricerche condotte nel corso dell'allestimento. La prima riguarda il "Ritratto di Francesco delle Opere": è stato accertato che l'opera fu realizzata a Venezia e non a Firenze, come si credeva. La seconda si riferisce al "Ritratto virile" prestato dalla Galleria Borghese di Roma. Per questa tela, gli esperti sono riusciti a stabilire la datazione: il 1491.

Nato a Perugia nel 1450, Pietro Vannucci detto il Perugino, è stato l'anello di congiunzione, il ponte di passaggio, tra Medioevo e Rinascimento. Un'artista che ha preparato la strada a Raffaello, ha introdotto tecniche insolite come l'uso del cartone al posto dei disegni preparatori, ed ha reso la luce e le trasparenze come mai nessuno prima.

La mostra rimane aperta sino al 18 luglio. Per ulteriori informaizoni e prenotazioni: infoline 02 54919 (29/2/2004-L.G.Italian Network)


ROMA: I COLORI GIOIOSI E LE FORME GIOCOSE DI NICOLA DE MARIA AL MACRO

Grandi campiture di vivaci colori in cui abitano forme geometriche e fiori stilizzati: è questa la principale caratteristica del lavoro di Nicola de Maria a cui il Macro di Roma dedica in questi giorni una grande antologica, la prima mai organizzata su questo artista.
Nicola De Maria è uno degli artisti di primo piano del movimento della Transavanguardia teorizzato dal critico d'arte Achille Bonito Oliva. E proprio Bonito Oliva e Danilo Eccher, direttore del Macro, sono i curatori di questa importante rassegna il cui nucleo principale è costituito da quattro enormi pareti murali che De Maria ha realizzato appositamente per il museo romano. Tematiche ricorrenti dei lavori poetici di De Nicola possono individuarsi nella ricerca del trascendente attraverso forme e colori puri, una ricerca che si sostanzia nel "regno dei fiori", nell'"astrattismo", nei "notturni" e nella "materia".
Le opere in mostra provengono da collezioni private e pubbliche, italiane e europee, e delineano tutto il percorso artistico di De Maria, dagli anni Ottanta sino ad oggi.

Insiema alle tele di De Maria, il Macro, seguendo la sua filosofia, presenta i lavori di altri tre artisti meno noti ma altrettanto di talento. Nella Galleria Vetrata sono stati sistemate le contaminazioni tra linguaggio poetico e arti visive di Nanni Balestrini: opere in alluminio realizzate appositamente per questa mostra, tra cui un grande cubo che entrerà a far parte della collezione permanente del Macro al Mattatoio.
Nelle Sale Panorama si possono visitare le personali di due giovani autori: il primo, Pascale Marthine Tayou, giovane camerunense, presenta installazioni di filmati e fotografie che raccontano di emigrazione, tradizioni e religioni diverse.
La seconda artista Elisabetta Benassi propone un video creato appositamente per Macro: un'opera dal forte impatto che mette in guardia sui rischi della civiltà tecnologica.

Da ricordare: il Macro si è dotato di un proprio sito (www.macro.roma.museum): uno strumento che testimonia la sua vocazione internazionale e il crescente successo di questo spazio espositivo (80.000 visitatori nel 2003). (30/1/2004-L.G.Italian Network)


ALLA STAZIONE FERROVIARIA DI ROMA LA GRANDE RETROSPETTIVA SUL GUERCINO

Giovan Francesco Barbieri (1591-1666) meglio noto come il Guercino è oggetto da alcuni anni di una grande riscoperta che ha portato all'allestimento di tre diverse mostre. La prima risale al 1968, la seconda al 1991. Arriva ora a Roma, dopo una fortunata tappa a Milano, la terza, ricca, retrospettiva dedicata al pittore emiliano: "Guercino. Poesia e sentimento nella pittura del '600". Curatore dell'evento Sir Denis Mahon, finissimo conoscitore di Guercino e anche proprietario di molte sue opere, che grazie alla sua fama è riuscito ad avere prestiti altrimenti impossibili e a dare così grande spessore a questo momento espositivo.

La mostra, allestita alla Stazione Termini - Ala Mazzoniana di Roma, presenta circa cento opere e si articola in sei sezioni, tutte tese a sottolineare la vena poetica, spirituale ed immaginaria del Guercino.
La prima, "I precedenti" raggruppa le opere più significative dei predecessori; la seconda "Gli affetti domestici" raccoglie i lavori dedicati agli affetti familiari; la terza "Il sentimento dei luoghi" presenta paesaggi e visioni oniriche; la quarta è dedicata a "L'intima platea": intensi ritratti dalla forte spiritualità; "I recitativi" è il titolo della quinta sezione che comprende opere con più figure che fanno rivivere un particolare momento storico. Chiude la rassegna, "La scena aperta" dove figurano i dipinti più narrativi del Guercino.
Da non perdere "La Sibilla Cumana" da Londra, la famosa "Madonna con il passero" da Bologna, e un autoritratto proveniente da una collezione privata di New York.

Rispetto all'esposizione milanese, quella romana si è arricchita di alcuni lavori tra cui la "Madonna con Bambino benedicente" dalla Galleria Sabauda di Torino e "S. Agostino in meditazione" prestato dal Prado.

La mostra, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla regione Lazio, rimane aperta sino al 30 giugno. Dopo Roma, in una versione ridotta, l'esposizione sarà allestita a Londra alla Royal Academy of Arts.(14/2/2004-Italian Network)


ROMA: LA MOSTRA SULLE CORTI DEL BAROCCO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

Raramente una mostra riesce a rendere lo spirito di tempo come quella allestita alle Scuderie del Quirinale di Roma intitolata "Velasquez Bernini Luca Giordano. Le corti del Barocco".
Riunendo in un'unica sede le opere dei maggiori interpreti di questo movimento artistico, insieme a vari oggetti di alto artigianato, mobili, monete e arazzi, l'esposizione, complice un allestimento estremamente suggestivo, dà conto della trasversatilità del barocco, stile dai natali romani che si diffuse presto nelle più importanti corti europee. E i suoi fasti ed eccessi, i suoi fremiti ma anche la sua vena spirituale traspare, come recita il titolo della mostra, dalle opere di tre grandi artisti di corte: Diego Velasquez, Luca Giordano e Gian Lorenzo Bernini. Ognuno, con linguaggio particolare eppur simile, racconta dell'ambiente in cui operò. In un itinerario forte di 170 opere provenienti da ogni parte del mondo - anche il Prado eccezionalmente ha concesso alcune tele di Velasquez - rivivono così le corti papali di Innocenzo X (1644-1665) e di Alessandro VII (1655-1667) e le corti asburgiche di Madrid e Vienna con Filippo IV (1650-1665) e Carlo II (1661-1700).

Tanti i capolavori in mostra tra cui segnaliamo il "Ritratto di Marianna d'Austria", due buffoni di Velasquez ed un intenso autoritratto; i grandiosi arazzi ispirati alle favole di Orazio provenienti dal Palacio Real di Madrid e quello de "L'incontro tra Filippo IV e Luigi XIV" realizzato dalla manifatture di Gobelins.
E ancora tre grandi oli di Luca Giordano dall'Escorial: "Minerva e Aracne"; "Il ratto delle Sabine", "Apollo e Marsia", e le allegorie di Marotti. Ma , forse, la vera sorpresa della mostra sono alcuni dipinti del Bernini tra cui un "Nudo accademico", il "Christus Patiens" e il "Cristo deposto". Lavori, quasi del tutto sconosciuti, che vibrano di tensione e tormento spirituale e ci rivelano un insolito Bernini pittore, artista celebre soprattutto per i suoi marmi, bronzi e per suoi progetti architettonici. E parlando di progetti architettonici, l'esposizione presenta anche i bozzetti, i calchi e gli studi della celebre "Fontana dei Quattro Fiumi" del Bernini a Piazza Navona a Roma.

Da non perdere la sezione dedicata al mobilio che testimonia quanto il barocco avesse influenzato anche le arti minori; ed infine una teca contente alcuni fucili reali: armi preziosissime in avorio ed argento, intarsiate, intagliate e decorate con gemme preziose.

La mostra curata dallo storico d'arte spagnolo Fernando Checa Cremades rimane aperta sino al 2 maggio. Ulteriori informazioni: tel. 06 696270.(14/2/2004-Italian Network)