Mostre

A BERGAMO LORENZO LOTTO E GLI ITINERARI LOTTESCHI NEL TERRITORIO

FRANCO PULACINI. LA POETICA DEL FRAMMENTO

UNA MOSTRA ORGANICA SULLA PRODUZIONE GIOVANILE DI BALLA

ALLE ORIGINI DELLA MEDICINA MODERNA NELL'ARTE DEL SEICENTO

A MODENA E MANTOVA UN'ANTOLOGICA DI GIULIO TURCATO

A MASSA LE SCULTURE CANOVA IN OMAGGIO ALL'ERMITAGE

A BRESCIA LA FRANCIA TRA 800 E 900 VISTA DA BLANCHE


ANTONIO ANTONY DE WITT ALLA GALLERIA D'ARTE MODERNA DI PALAZZO PITTI

IL SECOLO D'ORO SPAGNOLO IN UNA MOSTRA A BOLOGNA

A VERONA UN'ANTOLOGICA SULLA FIGURA DI PIO SEMEGHINI

UN VIAGGIO ALLE ORIGINI DEGLI ANTICHI UNGARI

1890-1940 - IL TEMPO DEI PROFETI DELL'ARTE MODERNA

ARTISTI ITALIANI PER IL DECENNALE DI PALAZZO SARCINELLI A CONEGLIANO

L'ARTE DEI FOLLI A PALAZZO DUCALE DI GENOVA

I SIPARI E GLI ARLECCHINI DI PICASSO A PALAZZO GRASSI

CARLA ACCARDI E KIPPENBERGER A CASTELLO RIVOLI

CATANIA CELEBRA LA SANTUZZA

ROMA: VILLA MEDICI PRESENTA LA BELLA MANIERA DI FRANCESCO SALVIATI

RIMINI :ROMANA PICTURA: COLORI E IMMAGINI DAL MITO ALLA STORIA

TRENTO: I CINQUANT'ANNI DI TEX - OMAGGIO AD AURELIO GALLEPPINI

ANDRÉ KÉRTESZ: UN GRANDE DELLA FOTOGRAFIA A REGGIO EMILIA

IL GOTICO A PIACENZA - MAESTRI E BOTTEGHE TRA EMILIA E LOMBARDIA

TRASPARENZE IMPERIALI VETRI ROMANI DALLA CROAZIA

CAMILLE PISSARRO AL PALAZZO DEI DIAMANTI DI FERRARA

A RAVENNA KEMET E LE ANTICHE ORIGINI DELL'EGITTO

SCULTURE E FOTOGRAFIE NELLA MOSTRA DI GIÒ POMODORO A PADOVA

LA MINIATURA A FERRARA DAL TEMPO DI COSMÈ TURA

L'INTRECCIO CULTURALE FRA TORINO E ROMA CAPITALI TRA 1911 E 1946

A TRIESTE INAUGURATO IL MUSEO POSTALE E TELEGRAFICO DELLA MITTELEUROPA

AL MASCHIO ANGIOINO DI NAPOLI DONIZETTI E I TEATRI NAPOLETANI DELL'800

LA CARICATURA: LA PROTESTA IDEOLOGICA DELL'ARTE

ROMA - I DUECENTO MISTERIOSI RITRATTI DEL FAYUM

A TRIESTE UNA MOSTRA SULLA NAVIGAZIONE NELL'OTTOCENTO

A PALAZZO BANDERA PAOLO BORGHI-STORIA D'ARTISTA


A BERGAMO LORENZO LOTTO E GLI ITINERARI LOTTESCHI NEL TERRITORIO

Lorenzo Lotto. Il genio inquieto del Rinascimentoè il titolo della mostra nata dalla collaborazione tra Accademia Carrara e National Gallery di Washington, allestita a Bergamo, presso l'Accademia Carrara, dal 2 aprile al 28 giugno, dedicata al grande pittore che nella città trascorse 13 anni, tra il 1513 e il 1525.
Le 45 opere considerate dal progetto espositivo provengono da diversi musei d'Europa e d'America e per circa un terzo sono espressamente riferibili a1 periodo bergamasco, rappresentando ai più alti livelli il percorso creativo del maestro veneto.

Ai dipinti esposti all'Accademia Carrara, si aggiungono gli Itinerari Lotteschi, a testimonianza della presenza del pittore a Bergamo e nel territorio.
Sette sono le occasioni di incontro: nella città di Bergamo (diverse chiese e l'Accademia Carrara), a Ponteranica, a Sedrina, a Celana di Caprino Bergamasco, a Credaro e, infine, a Trescore Balneario con il suo celebre Oratorio Suardi. Si tratta di tele, dipinti su tavola e affreschi, e dal Polittico che si trova a Ponteranica nella Parrocchiale dei Santi Vincenzo ed Alessandro, viene il logo della mostra, l'angelo messaggero della Redenzione.


FRANCO PULACINI. LA POETICA DEL FRAMMENTO

Duecento opere, fra dipinti, assemblaggi, sculture e polimaterici, compongono la mostra dedicata a Franco Pulacini, al Museo della Arti Palazzo Bandera a Busto Arsizio (Va), che - dal 14 marzo al 28 giugno - offre la possibilità di approfondire la conoscenza di un grande maestro, la cui ricchezza artistica è molto vasta .

Franco Pulacini nasce nel 1936 a Somma Lombardo. Impara l'arte del restauro e per anni alterna l'attività di restauratore a quella di creativo. Lavorando in collaborazione con i restauratori Fratelli Porta di Milano, esegue numerosi importanti lavori.
Si occupa della Quadreria della Congregazione del Padri Oblati dei Santi Gaudenzio e Carlo di Novara, della Quadreria del Santuario di Boca ed, in particolare, della La Deposizione del Velatta del 1600 e dell'esecuzione integrale di un'opera raffigurante San Carlo Borromeo, per il Santuario.

Il restauro ha fornito per lunghi anni al pittore un motivo di indagine non solo tecnica ma, anche, artistica e concettuale, che lo porta ad approfondire la creatività interiore a contatto con monasteri, chiese e luoghi di fede religiosa.
Sul fronte artsitico, Pulacini abbraccia tutte le ipotesi e tutte le correnti artistiche in na sola grande espressione primordiale, accantonando i significati teorici per operare in una dimensione atemporale, in una sfera di eterna comunione con la vitalità spirituale dell'anima.


UNA MOSTRA ORGANICA SULLA PRODUZIONE GIOVANILE DI BALLA

Una nuova rassegna accende i riflettori su uno dei maggiori esponenti dell'arte futurista e ne indaga, per la prima volta in modo organico, la produzione giovanile: Giacomo Balla. 1895-1911. Verso il Futurismo, allestita a Padova, a Palazzo Zabarella, fino al 28 giugno.
Sessanta le opere in mostra, le più rappresentative dell'attività di Balla prima dei quarant'anni, messe a disposizione da collezioni private e da istituzioni pubbliche.

I quadri sono articolati in sei sezioni: futurismo, autoritratto, affetti, ritratto, paesaggio, veduta e socialismo umanitario. Nella prima, sette quadri segnano il periodo eroico del futurismo di Balla. Si tratta di due studi per Bambina moltiplicato balcone, il secondo quadro in cui l'artista analizzò il movimento, dopo Guinzaglio in moto.
Il pittore che si guarda allo specchio è, invece, il tema di otto quadri: si va dall'Autosmorfia del 1890, uno degli esperimenti in cui il pittore cercò di mettere a fuoco un gesto dinamico e improvviso, all'Autospalla nello specchio antico del 1903, all'Autoritratto notturno del 1909, dipinto sperimentalmente su una lastra metallica.
Nove opere ritraggono i volti cari all'artista. Innanzi tutto La madre, presenza dolce e insieme ossessiva, grande cinque o sei volte più del reale. Infine, quattro monocromi sulla fidanzata Elisa, raffigurata come sposa in due visioni; in Elisa nella luce appare come un ectoplasma.

Nondimeno affronta il socialismo umanitario: una decina di grandi opere che testimoniano l'attenzione di Balla per i cosiddetti viventi, per la solidarietà e l'educazione popolare. Due grandi tele fissano l'immagine del lavoro: Il contadino, con il secchio ondeggiante e La pialla nuova, con due falegnami che la contemplano. Spicca, poi, il ciclo dei Viventi, l'altra faccia della società ricca, i vinti amati dai veristi.


ALLE ORIGINI DELLA MEDICINA MODERNA NELL'ARTE DEL SEICENTO

La dualità tra scienza e miracolo, ragione e fede, antica quanto l'uomo, comincia ad assumere nuovi connotati a partire dal XVII secolo: a questo fenomeno è dedicata una mostra.
Dal 19 marzo al 2 giugno, nei saloni del piano nobile del Palazzo di Venezia, il pubblico può confrontarsi con opere d'arte e strumenti originali della medicina del Seicento, con l'immagine della malattia, la guarigione, del miracolo, espressa dall'arte del Seicento, il secolo in cui si pongono le basi della nascita della medicina.

L'interesse per la malattia è presente nelle raffigurazioni artistiche fin dall'antichità, tuttavia, è con il Seicento che la medicina, e quindi la sua rappresentazione, si avviano verso una strada di cambiamento e di modernizzazione.
Ma il Seicento è l'epoca della cultura barocca con il suo gusto per l'eccesso, con la sua sensibilità quasi ossessiva verso il tema della morte, e anche l'epoca del realismo d'impronta caravaggesca. Un periodo di terribili epidemie e pestilenze, di fronte alle quali il calcolo razionale spesso viene meno cedendo il passo alla fede miracolistica e alle suggestioni emozionali.

L'esposizione affronta, nelle otto sezioni del percorso, una sorta di iter salvifico che introduce subito il visitatore nella realtà scientifica dell'epoca attraverso la ricostruzione di un gabinetto medico e di una spezieria del XVII secolo. Si passa poi ad esaminare il mondo accademico e le sue contraddizioni, ancora in bilico tra rigore sperimentale e gusto per la meraviglia.
Grazie alla serie prestigiosa di ottanta tra dipinti e incisioni provenienti dai principali musei italiani ed europei si entra nel vivo della mostra. I medici al lavoro, le visite agli infermi, i ciarlatani, il dolore, la deformità, l'obesità, la denutrizione, sono presentati in immagini che non hanno come tema principale la malattia, ma in cui quest'ultima irrompe con la forza cruda della verità.


A MODENA E MANTOVA UN'ANTOLOGICA DI GIULIO TURCATO

A tre anni dalla morte di Giulio Turcato, la Palazzina dei Giardini di Modena e il Palazzo della Ragione di Mantova ospitano la prima grande antologica dedicata al maestro dell'astrattismo italiano, nato proprio a Mantova nel 1912.
Nella rassegna, aperta fino al 3 maggio, la suddivisione delle opere è essenzialmente cronologica: una trentina di capolavori giovanili di Turcato, mentre a Mantova sono esposte le opere di grande formato, che hanno segnato, con le esplosioni di colore e il rifiuto di tutti gli schemi tradizionali, l'ultima fase dell'elaborazione dell'artista.

Nella Palazzina dei Giardini sono così collocate le quattro versioni delle Rovine di Varsavia realizzate intorno al 1948, due versioni di Comizio del 1950 e altre tele che testimoniano la pittura di colore di Turcato, libera da ideologie ma coinvolta dalla realtà del tempo: Rivolta, Massacro al napalm e Due giardini di Miciurin. Tra le opere di fine anni '50, ci sono anche La bava, La pelle, Astronomica e, esposte per la prima volta insieme, le diverse versioni del Lenzuolo di San Rocco.

La sezione mantovana, con cui Palazzo della Ragione si consacra ufficialmente a spazio dedicato all'arte contemporanea, si apre con alcune grandi Superfici lunari in gommapiuma realizzate da Turcato negli anni '60 ed esposte per la prima volta alla Biennale e alla Quadriennale del 1966: l'effetto del colore e del materiale riproducono proprio quello della superficie lunare.


A MASSA LE SCULTURE DI CANOVA IN OMAGGIO ALL'ERMITAGE

Due grandi sculture di Antonio Canova (Amore e psiche e Danzatrice) e il Genio della morte sono i pezzi più pregiati della mostra che nel Palazzo Ducale di Massa, dal quattro aprile al 28 giugno, fa rinascere il primitivo allestimento del Nuovo Ermitage di San Pietroburgo.

Si tratta di uno degli edifici in cui si articola il museo russo, costruito alla metà dell'Ottocento dallo zar Nicola I per conservare una parte delle collezioni imperiali e, soprattutto, le nuove sculture acquistate a Firenze e a Roma nel 1845.
Oltre a Canova, opere di Lorenzo Bartolini (Ninfa dello scorpione), Luigi Bienaimè (Baccante sdraiata), Adamo Tadolini (allievo di Canova e autore della colossale statua di San Paolo in piazza San Pietro, ha in mostra Ganimede con l' aquila), i due Wichmann, James Pradier, Emil Wolf, Daniel Rauch.
In Omaggio al Nuovo Ermitage ci sono 64 opere tra sculture, acquarelli, arredi e decorazioni, oltre a vasi delle manifatture di Patergof, Ecaterinburg, Kolyvan, in porfido e bronzo dorato, quarzo bianco e bronzo dorato, diaspro grigio-verde, malachite e bronzo dorato, diaspro rosso, porfido, quarzite. Molti dei vasi sono esposti per la prima volta fuori dalla Russia.

L' intenzione della mostra è ricreare il clima e la presentazione del museo al momento dell' apertura al pubblico, nel febbraio 1852. Tra i pezzi esposti, selezionati dal curatore Sergei Androsov, 18 acquerelli commissionati dallo zar sul museo (la veduta generale e le varie sale, la biblioteca, il gabinetto delle sculture antiche) opere di Luigi Premazzi, Edward Hau, Konstantin Uchtomskij. I busti in marmo di Nicola I, della zarina Alessandra Feodorova e della granduchessa Maria Nicolaevna.


A BRESCIA LA FRANCIA TRA 800 E 900 VISTA DA BLANCHE

I ritratti dei grandi protagonisti della cultura europea del secondo Ottocento, da Proust a Joyce, da Gide a Degas, da Cocteau a Stravinskij a Debussy, ai danzatori Nijinsky e Ida Rubinstein sono il fiore all'occhiello della mostra dedicata a Jacques-Emile Blanche, allestita al Palazzo Martinengo di Brescia fino al 14 giugno.

La rassegna, intitolata Jacques-Emile Blanche, pittore (1861-1942). Mezzo secolo di vita francese e curata da Madame Claude Petry,è la prima retrospettiva sull'artista dopo l'esposizione del 1943 all'Orangerie di Parigi.
Pittore, romanziere, critico d'arte e musicologo, Blanche fu uno dei più attenti testimoni della vita culturale francese a cavallo del '900. Con inesauribile spirito di osservazione e di introspezione (veniva da una famiglia di psichiatri) lo spinse a ritrarre i grandi personaggi che segnarono un'epoca di grande vitalità artistica: tra i ritratti, spicca quello della Contessa di Castiglione, che giocò un importante ruolo nel favorire i rapporti tra Italia e Francia nel Risorgimento.

Ma Blanche sperimentò un pò tutti i generi, dalla pittura storica al paesaggio, dalla natura morta alla scena di genere, come testimoniano molti dei cento dipinti esposti, provenienti da collezioni pubbliche e private europee e americane.


ANTONIO ANTONY DE WITT ALLA GALLERIA D'ARTE MODERNA DI PALAZZO PITTI

Si inaugura a Palazzo Pitti, a Firenze, la prima vasta restrospettiva dedicata a Antonio Antony de Witt, complessa e sofisticata personalità nell'arte italiana del '900 e, più, in generale nella cultura del nostro secolo, rimasto in un appartato oblio dopo la sua morte avvenuta a Firenze nel 1967.
La manifestazione è promossa dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici delle province di Firenze, Prato e Pistoia con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze.

La retrospettiva su Antonio Antony de Witt si inserisce nell'ambito del ciclo di mostre intitolato Artisti del nostro Novecento, organizzato da Carlo Sisi, direttore della Galleria d'arte moderna di Firenze, i cui temi riguardano sia i protagonisti storici del nostro secolo, sia gli artisti che, nati negli anni Venti e ancora viventi, sono oggi per noi testimoni preziosi della presenza toscana nel dibattito artistico svoltosi fra le due guerre.

La mostra presenta oltre settanta opere di Antonio Antony de Witt, provenienti da alcuni musei come la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, il Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi, il Museo Comunale di Barga, ma soprattutto un considerevole numero di opere pressoché inedite.
Dopo una produzione improntata allo stile dei Tommasi, tra cui si ricorda Campagna toscana e Dopo la brina, entrambe del 1893, ma soprattutto Pomeriggio di primavera in Sardegna (1901) acquistato dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, approda a un linguaggio neoquattrocentesco con Autoritratto con sfondo di case a Lucca e Piazza a Lucca, entrambe del 1916.


IL SECOLO D'ORO SPAGNOLO IN UNA MOSTRA A BOLOGNA

77 capolavori del '500 e del '600 provenienti da 28 musei spagnoli e francesi sono esposti alla mostra Luci del secolo d'oro spagnolo, nella Pinacoteca nazionale di Bologna fino al 13 aprile.

La rassegna sottolinea l'originalità della pittura spagnola, in particolare della scuola sivigliana, che sintetizzò la grande tradizione del Rinascimento italiano e le audacie del manierismo.
Molti artisti del secolo d'oro furono legati all'Italia: El Greco, allievo di Tiziano nel 1570, Velazquez fu a Roma nel 1629-30 e nel 1650; Ribera si trasferì a Napoli nel 1616 dopo un soggiorno romano.

Tema dominante del secolo d'oro è la religione: se El Greco immagina la gravità di San Pietro e San Paolo o l'ascetismo di San Francesco, Espinosa e Murillo si concentrano sulla Maddalena, rappresentandola: l'uno in versione sensuale, l'altro in atteggiamento contrito.
Molti dipinti sono dominati dalla figura del Cristo, raffigurato da Zurbaran, Valdes Leal, Ribalta e Juan de las Roelas. Tra i generi ricorrenti ci sono i ritratti: un filo invisibile sembra collegare lo < i>Sconosciuto di El Greco ai monaci di Claudio Coehlo o al Platone di Ribera. Ma uguale dignità hanno anche i buffoni, come il Bazon di Carreno de Miranda o l'Inglese di ignoto. Un invito alla meditazione sono poi le nature morte, come la Frutta di Van der Hamen o il luminoso paesaggio che si scorge nella Natura morta con ceramica di Delfi di Yepes.


A VERONA UN'ANTOLOGICA SULLA FIGURA DI PIO SEMEGHINI

Un profilo completo di Pio Semeghini (1878-1964), pittore atipico e isolato nel panorama dell'arte del '900, è offerto dalla mostra antologica in corso a Verona, a Palazzo Forti, fino al 29 marzo.

Sono esposte 87 opere, selezionate tra collezioni pubbliche e private dall'associazione degli Amici di Semeghini e dalla vedova dell'artista: sono olii su tela, tavola o compensato realizzati tra il 1905 e il 1959.
Tra i motivi più ricorrenti, i ritratti Mia madre, Testa di donna, Madonna con Bambino), le nature morte e soprattutto i paesaggi (Neve a Venezia, Piazzetta a Burano, Canale a Chioggia, L'orologio di San Marco), tutti legati all'esperienza veneta di Semeghini, che scelse proprio Verona come città d'elezione.

Affascinato dalla conoscenza diretta degli impressionisti e post-impressionisti francesi, Semeghini accolse l'idea del fenomeno luminoso come evento centrale della pittura, ma lo rilesse come espressione dell'anima più che esperienza fisica. Assieme ai moderni, guardò a Tiziano e al Veronese, ma soprattutto a Piero della Francesca, da cui deriva il rigore strutturale della sua pittura.


UN VIAGGIO ALLE ORIGINI DEGLI ANTICHI UNGARI

Un viaggio alle origini del popolo magiaro, tra villaggi, case, botteghe ceramiche e iurte, le tende tipiche delle popolazioni nomadi: è l'occasione offerta dalla mostra Gli antichi Ungari. Nascita di una nazione, allestita fino al 26 aprile al Museo civico archeologico di Bologna.

Oltre 800 reperti, mai usciti dall'Ungheria, documentano i vari aspetti della vita quotidiana del popolo magiaro tra il X e l'XI secolo. Gran parte degli oggetti provengono dalle necropoli: sciabole intarsiate, archi e faretre a caratterizzare le tombe dei guerrieri e dei capi delle comunità; selle in legno e osso intagliato, staffe in ferro eargento e falere a sottolineare il ruolo dei cavalieri.
Tipici delle sepolture femminili sono, invece, i gioielli, gli ornamenti per il capo, le vesti e gli stivali, in oro e argento dorato. Armi e ornamenti sono decorati con animali, esseri fantastici, elementi tipici della tradizione orientale, a testimonianza del carattere composito della cultura artistica ungherese, frutto di molteplici contatti e migrazioni.

La sezione conclusiva della mostra, dedicata alla fondazione del regno d'Ungheria, espone una copia della famosa corona ungherese, donata dal re Stefano al Papa e simbolo della conversione del popolo al cattolicesimo.


1890-1940 - IL TEMPO DEI PROFETI DELL'ARTE MODERNA

Il 27 marzo si inaugura a Firenze la prima grande retrospettiva sui Nabis, dal titolo Il Tempo dei Nabis. 1890-1940, che si svolge nelle splendide sale affrescate, recentemente restaurate, di Palazzo Corsini, che ospitano questo esposizione fino al 28 giugno.
I Nabis, (che in ebraico significa Profeti) una parola difficile, un nome celebre fra i cultori dell'arte moderna ma poco frequentato dal grande pubblico, dei quali fanno parte alcuni dei maggiori artisti del nostro secolo: Bonnard, Vuillard, Vallotton, per non citare che i più celebrati, ma anche Maurice Denis, Sérusier, Ranson.

La mostra dei Nabis si svolge contemporaneamente a due delle più importanti manifestazioni europee di questa stagione: la grande retrospettiva su Bonnard, che si inaugura in questi giorni alla Tate Gallery di Londra, e la splendida mostra che Parigi dedica a Vallotton.

Tra Gauguin e l'Art Nouveau, così si può definire l'ambito temporale e culturale occupato dai pittori nabi. Con questo nome, che ne sottolinea il carattere quasi iniziatico di appassionati delle scienze psicologiche ed esoteriche, intorno al 1890 un gruppo di artisti assursero a protagonisti di una nuova cultura pittorica, che, accanto e oltre le credenze del realismo, ha anche la sensiblerie degli impressionisti.
Partendo, dunque, dal sintetismo cromatico di Gauguin e Van Gogh, loro grandi amici e maestri, essi svilupparono una sorta di avanguardia parallela che, dalle esplosioni coloristiche dei primi anni li condusse al Simbolismo e infine all'Art Nouveau.

Il più noto tra i pittori del gruppo è Pierre Bonnard, considerato attualmente uno dei tre massimi pittori francesi di questo secolo. Egli fu il meno teorico del gruppo, grande amico e interlocutore di Matisse, fraterno di Vuillard. Bonnard, insieme a Vuillard fu il più laico e il più profano dei nabis. La sua straordinaria capacità di catturare l'istante, il sentimento del tempo che passa unito alla freschezza e alla limpidità dei colori della sua tavolozza, ne fanno un pittore, illustratore e decoratore magnifico.


ARTISTI ITALIANI PER IL DECENNALE DI PALAZZO SARCINELLI A CONEGLIANO

Duecento opere donate da artisti italiani per festeggiare il decennale di Palazzo Sarcinelli a Conegliano (Tv): una mostra allestita dal 7 febbraio al 22 marzo.
La mostra, intitolata Palazzo Sarcinelli 1988-1998. Una donazione per un nuovo museo, è divisa in sezioni generazionali: si parte da un gruppo di opere che consentono di tracciare in sintesi la storia della pittura trevigiana del '900.
E', inoltre, ricostruita la realtà della pittura in alcune città, come Torino (con Ruggeri, Soffiantino, Casorati, Chessa), Firenze (Vignozzi, Nativi, Masi, Fallani), o ancora quella siciliana, romana, bolognese e soprattutto milanese e veneta.

Tra gli artisti che hanno risposto all'appello: Santomaso, Tancredi, Pizzinato, Zigaina, Guarienti, Ferroni, Bendini, Mandelli, Verna, Lavagnino, Raciti, Forgioli.

Per l'occasione, è stato pubblicato un volume con le riproduzioni di tutte le opere donate, la storia di Palazzo Sarcinelli scritta da Goldin, le testimonianze di critici e pittori che hanno lavorato per il museo coneglianese.


L'ARTE DEI FOLLI A PALAZZO DUCALE DI GENOVA

Il primo ad analizzare scientificamente il rapporto tra arte e follia fu lo psichiatra di Heidelberg Hans Prinzhorn, che nel 1922 scrisse il saggio L'arte dei folli e raccolse tra il '29 e il '31 oltre 5000 opere prodotte da malati di mente.
E proprio da un'ampia selezione della collezione Prinzhorn parte la mostra Figure dell'anima. Arte irregolare in Europa, in corso al Castello Sforzesco di Pavia, che dal 27 marzo al 3 maggio si sposterà a Genova, nell'Appartamento del Doge di Palazzo Ducale.

Tra le firme della rassegna, Adolf Wolfli, artista totale tra pittura, poesia e musica; Aloise, che ha definito in colori smaglianti le varianti della passione tra le coppie celebri della letteratura e della storia; Carlo Zinelli, le cui opere sono considerate capolavori dell'art brut, così definita dall'artista francese Jean Dubuffet.
L'Italia è rappresentata anche dall'Istituto per le materie e le forme inconsapevoli di Genova Quarto, diretto da Claudio Costa, dalla Tinaia di Firenze e da Wurmkos, un gruppo coordinato da Pasquale Campanella.


I SIPARI E GLI ARLECCHINI DI PICASSO A PALAZZO GRASSI

Picasso 1917-1924 è il titolo della mostra allestita a Palazzo Grassi di Venezia che illustra l'influenza italiana sul grande artista spagnolo. La mostra presenta 300 tra dipinti, disegni, schizzi e acquerelli, opere provenienti da 44 musei di 10 paesi alcune delle quali esposte per la prima volta.
L'iniziativa prende l'avvio dal primo viaggio che il pittore fece in Italia. Un soggiorno durato soli tre mesi ma che ebbe grande rilevanza nella sua vita e nella sua opera.

L'esposizione consente di ripercorrere una feconda fase di Picasso, pittore mediterraneo: un periodo, quello che va dal 1917 al 1924. Il più felice e gioioso dell'opera di Picasso, legato alla musica e alla danza così come alla luce mediterranea.

La mostra si apre con Parade, il sipario per il balletto che la compagnia dei Ballets Russes, diretti di Sergej Diaghilev, stava preparando a Roma su libretto di Jean Cocteau e la musica di Erik Satie.
Il viaggio di Picasso in Italia é dunque legato alla preparazione della scenografia di Parade, uno dei cinque grandi balletti cui Picasso ha collaborato.

Mercure, un altro sipario, chiude la mostra veneziana, dopo un lungo percorso attraverso i temi di arlecchino e dei saltimbanchi, da cui emerge il rapporto tra l'artista e la Commedia dell'Arte, il mondo del balletto e personaggi e scene romane.
Tra le opere più importanti che vengono presentate a Palazzo Grassi figurano l'Arlecchino della collezione Berggruen, l'Italiana cubista della collezione Buherle, una Maternità inedita, la serie di donne alla Fontana, il ratto d'Europa e il Flauto di Pan.


CARLA ACCARDI E KIPPENBERGER A CASTELLO RIVOLI

A Martin Kippenberger, uno dei protagonisti dell'arte degli anni Ottanta e Novanta, scomparso prematuramente lo scorso anno, é dedicata la mostra in programma al Castello di Rivoli fino al 13 aprile.
Le oltre cento opere esposte spaziano dalla pittura al disegno, dall'installazione oggettuale alla fotografia, dalla scultura alla musica. Per l'artista tedesco, infatti, tutti questi strumenti erano forme di espressione artistica che andavano continuamente messi in relazione fra loro.

La Triplice tenda di Carla Accardi, protagonista storica dell'astrattismo italiano, è al centro della mostra dedicata all'artista dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli.
La struttura, realizzata fra il 1969 e il 1971, é un'opera ideata come struttura abitabile, nella quale i bambini possono muoversi per imparare, come hanno annunciato gli organizzatori, a conoscere l'alfabeto del fare arte.

Partendo dall'opera di Accardi, gli esperti del Castello di Rivoli organizzano una serie di attività di laboratorio rivolte soprattutto ai più piccoli, ma aperte anche alle loro famiglie. La mostra e le attività correlate sono a disposizione del pubblico tutti i giorni, tranne il lunedì, fino al 3 maggio.


CATANIA CELEBRA LA SANTUZZA

Sant'Agata: la città e il territorio è il tema di una mostra che Catania dedica, a partire dal 3 febbraio, alla sua santa patrona al castello Ursino della città etnea. Ma la rassegna ha un respiro più ampio, spaziando su tutte le sante e le Madonne di cui è ancora vivo il culto nell'isola.

La mostra e' suddivisa in tre sezioni, due archeologiche ed una medioevale e moderna. In Sicilia il culto di sant'Agata e di tutte le altre sante dell'isola si fonde spesso con la figura di Maria e costituisce una sorta di continuità con i riti di adorazione delle dee pagane identificabili con la Gran madre, come Cerere, Cibele, Demetra.
Due i pezzi forti della rassegna: due terracotte inedite raffiguranti proprio la madre di Gesù realizzate da Andrea e Luca della Robbia, di committenza siciliana.

Sono esposti ritratti e rappresentazioni tratte da miniature e codici antichi del Quattro-Cinquecento e una collezione di santini d'epoca, tra il Seicento e il Settecento di particolare pregio e valore, nonché le due terracotte mai esposte prima di Andrea e Luca della Robbia, che raffigurano la Madonna e che sono state scelte come 'Logo' della mostra stessa.


ROMA: VILLA MEDICI PRESENTA LA BELLA MANIERA DI FRANCESCO SALVIATI

I grandi artisti del Manierismo italiano, Rosso Fiorentino, Pontormo, Primaticcio, Nicolò dell'Abate, sono stati celebrati in esposizioni che hanno fatto epoca. Bronzino, per il quale un progetto fiorentino è in corso, e Francesco Salviati sono, invece, rimasti fino ad ora accantonati.

L'Accademia di Francia a Roma organizza, in collaborazione con il Musée du Louvre e la Réunion des Musées Nationaux, la prima grande esposizione monografica di Francesco Salviati, che si svolge a Villa Medici dal 29 gennaio al 29 marzo e che si sposterà a Parigi dal 30 aprile al 29 giugno.

Salviati, artista geniale, modello di ciò che la maniera ha prodotto di più personale, inventivo e raffinato, la cui arte polivalente investe tutti i campi, dall'affresco al ritratto, dai modelli per scenografie principesche ai progetti per l'oreficeria, per l'arazzo e per l'incisione, è una delle maggiori figure del XVI secolo europeo. Giuliano Briganti e Federico Zeri lo hanno collocato all'apice della pittura italiana della fine del Rinascimento.

L'esposizione comprende circa 135 opere. Poiché Salviati fu un grande disegnatore, una parte importante della mostra è dedicata al disegno (circa 80 pezzi tra disegni e incisioni).
Intorno ai disegni, che danno unità alla mostra, l'opera dell'artista è presentata sotto diversi aspetti; non secondo le tecniche, bensì come evocazione dell'insieme dell'opera : le sezioni tematiche della mostra riuniscono dipinti su tela, alcune tavole indispensabili alla comprensione dell'opera (chiesa S.Francesco a Ripa a Roma, Galleria degli Uffizi e Galleria Palatina a Firenze); ritratti, arazzi, alcuni pezzi di oreficeria, delle lastre smaltate di Limoges, incisioni e libri a stampa, raccolta di stampe illustranti un importante trattato di chirurgia.

Gli affreschi di Palazzo Farnese, Palazzo Sacchetti, della chiesa di Santa Maria dell'Anima, possono essere ammirati in occasione di visite organizzate, su prenotazione in sede di mostra (Associazione Città Nascosta tel.++39 6 6761311). L'iniziativa è accompagnata da due concerti il 4 ed il 18 febbraio, eseguiti dall'Ensemble Seicentonovecento.


RIMINI - ROMANA PICTURA: COLORI E IMMAGINI DAL MITO ALLA STORIA

Per la prima volta al mondo, la cultura pittorica romana dalle origini al periodo bizantino è indagata, in modo organico, dalla mostra Romana Pictura. La Pittura romana dalle origini all'età Bizantina che il Meeting per l'Amicizia fra i Popoli propone a Rimini, nei Palazzi dell'Arengo e del Podestà, dal 28 marzo al 30 agosto 1998.
Con quest'ampia rassegna gli studiosi hanno inteso fare il punto sulla storia della pittura romana, riesaminandone derivazioni ed influenze culturali, sviluppi stilistici e tematici, mutamenti artistici e simbolici, anche, di carattere storico e sociale.

L'esposizione parte dall'età repubblicana e arriva al momento di massimo splendore dell'impero per finire con il periodo del decadimento, dalla pittura pagana al sorgere della pittura cristiana. Un ampio panorama che va da Roma alle provincie, da queste alle nuove capitali: questo l'ambito storico e geografico che viene offerto al visitatore.
Suddivisa per sezioni ed aree di approfondimento, la mostra si snoda secondo un itinerario cronologico-stilistico che evidenzia, con materiali di qualità assoluta, talora relativi ad interi ambienti, le tappe salienti di un percorso che, dagli antefatti italici, giunge sino al tempo in cui altre culture pittoriche, di matrice orientale, arrivano nell'area di diffusione della pittura romana, modificandone le coordinate essenziali.

Accanto al percorso cronologico, la mostra offre importanti aree di approfondimento tematico. La prima è dedicata alla Tecnica pittorica per comprendere chi fossero i grandi maestri del passato, come lavorassero, quali colori utilizzassero e quali le tecniche attraverso le quali operavano.
Una seconda sezione monografica è riservata alla Pittura Speciale, ovvero l'applicazione del colore agli arredi mobili, sculture, marmi e vetri dipinti.
Affascinanti sono i reperti presentati nell'ampia sezione dedicata a Gli Eroti, putti alati raffigurati su marmi, gemme, terrecotte, argenti, avori e, naturalmente, negli affreschi: una costante della pittura romana, che emerge - con continuità e nuovi significati - anche nella pittura cristiana.


TRENTO: I CINQUANT'ANNI DI TEX - OMAGGIO AD AURELIO GALLEPPINI

Trento festeggia il compleanno di Tex Willer. Il personaggio più amato e conosciuto del fumetto italiano - nato nell'immediato dopoguerra dalla fantasia e dall'estro narrativo di Gian Luigi Bonelli e mirabilmente caratterizzato dal disegno di Aurelio Galeppini - è il protagonista di una mostra al Centro Servizi Culturali di S. Chiara, dal 28 marzo al 24 maggio 1998.

Uomo del West, fuorilegge, divenuto paladino della giustizia nel corpo dei Rangers del Texas, amico degli indiani (e capo - con il nome di Aquila della Notte - del popolo Navajo), difensore dei deboli, feroce oppositore di soprusi e ingiustizie: i tratti caratteriali del personaggio - via via più articolati e complessi - sono tutti racchiusi in un condensato di atteggiamento positivo che l'eroe di carta sviluppa nello svolgimento seriale delle trame, avvincenti e ritmate, destinate, inequivocabilmente, al buon esito finale.

La mostra di Trento espone, per blocchi monografici, i temi e i soggetti ricorrenti nel fumetto Bonelliano, presentando le tavole originali. Insieme una rassegna degli albi d'epoca, le edizioni internazionali (nove i paesi dove Tex è tradotto e pubblicato), i personaggi di contorno, gli ambienti, i paesaggi, il mondo fantastico della magia e del mistero, lo stile e il lavoro dei soggettisti.

L'epicentro dell'esposizione - tema affascinante per la qualità e la quantità degli inediti - è la sezione dedicata ad Aurelio Galleppini (da tutti conosciuto come "Galep"), primo artefice grafico di Tex - scomparso nel 1994.
Il West di Galep è presentato nei precisi e documentati riferimenti iconografici al Trentino che l'autore toscano frequentava e amava: un West "nostrano" costruito sui modelli dolomitici, sui paesaggi e sugli scenari del territorio alpino che Galep riversava nelle storie, immaginando i canyon del Colorado, le vedute dell'Arizona, gli scorci delle Montagne Rocciose. Forse anche questo un elemento, fra i tanti, del successo di Tex.


ANDRÉ KÉRTESZ: UN GRANDE DELLA FOTOGRAFIA A REGGIO EMILIA

Palazzo Magnani a Reggio Emilia, dopo la grande antologica dell'opera grafica e scultorea di Georges Braque, propone un nuovo appuntamento di rilievo internazionale dedicato alla fotografia d'arte con la retrospettiva André Kertèsz,- lo specchio di una vita, aperta il 28 febbraio prolungandosi fino al 3 maggio.
Scrivo con la luce disse di sè Kertész ed il segno è avvertibile già nelle prime prove giovanili, nella natia Ungheria, premonitrici di un cammino che lo avrebbe portato ai livelli più alti della considerazione da parte della critica internazionale.

La vicenda creativa di Kertész (Budapest 1894-New York 1985) si è svolta secondo periodi ben definibili: la fase ungherese fino al 1925; il trasferimento nella Parigi di Joyce e di Cocteau, di Fitzgerald e di Hemingway, di Chagall e di Mondrian, di Brancusi e di Picasso (Kertész scopriva la Città di Luce con il nuovo strumento, la Leica), e dall'autunno 1936 la residenza negli Stati Uniti con le prospettive offerte dal contratto con la Keystone.
All'eccezionale successo iniziale, sarebbe seguito un lungo periodo di relativo isolamento e, poi, ancora il definitivo riconoscimento negli ultimi anni. La sua carriera fu brillante e rischiarò l'orizzonte fotografico con una ricchezza di espressione personale, umana, poetica ed artistica nel contempo.

Kertész, tuttavia, fu un precursore e, come tale, non fu pienamente compreso per oltre cinquant'anni. Trascorse, infatti, mezzo secolo perchè il mondo iniziasse ad apprezzare il suo fragile genio, che questa rassegna cerca di divulgare grazie alle 216 fotografie e 12 manifesti in esposizione.


IL GOTICO A PIACENZA - MAESTRI E BOTTEGHE TRA EMILIA E LOMBARDIA

Piacenza città d'arte propone, dopo i Fasti Farnesiani, un nuovo appuntamento con la sua storia: dal 21 marzo al 28 giugno, negli ambienti di Palazzo Gotico sarà allestita la mostra Il gotico a Piacenza. Maestri e botteghe tra Emilia e Lombardia.

Nel corso del Trecento e per buona parte del Quattrocento, l'aggregazione al Ducato visconteo crea a Piacenza un clima culturale vivacissimo influenzato dalla prestigiosa produzione di codici miniati aperti alle novità transalpine e commissionati dalla corte milanese.
La posizione geografica lungo la via Francigena percorsa dai pellegrini favoriva il rapporto con le diverse culture oltre allo scambio di influssi fra le terre emiliana e lombarda.

La mostra offrirà, dunque, l'occasione di vedere riuniti in un solo contesto dipinti, affreschi, pittura su tavola, sculture, oreficerie, arredi sacri, manoscritti sparsi nelle varie sedi cittadine e nel territorio, e quelle di matrice piacentina finite altrove: una settantina in tutto, provenienti anche da musei e collezioni straniere.


TRASPARENZE IMPERIALI VETRI ROMANI DALLA CROAZIA

Tredici istituzioni museali e due collezioni private della Croazia hanno inviato a Roma, nella suggestiva cornice del salone di Pietro da Cortona a Palazzo Barberini, una completa opera di vetri romani.
L'esposizione Trasparenze imperiali. Vetri romani dalla Croazia, presentata dalla soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma, in collaborazione con l'Istituto per gli scambi culturali Italia Croazia e con il Museo Archeologico di Zara, costituisce un evento culturale di rilievo ed uno stimolo ad intensificare rapporti tra due civiltà già molto vicine in un periodo di profonde trasiormazioni storiche, che coincide con la decadenza dell'impero romano e l'avvento del Cristianesimo: sono gli imperatori illirici, chiamati "restitutores pacis" come Claudio il Gotico, Diocleziano, Aureliano, Costantino il Grande, che danno una forte sicurezza all'impero.

La raccolta vetraria del Museo di Zara, patrimonio straordinario di oltre 3.000 oggetti vitrei integri, senza contare i numerosissimi ritrovamenti degli ultimi scavi archeologici che hanno portato alla scoperta di necropoli ancora inesplorate, si forma con i materiali provenienti dalle necropoli dì Zara, l'antica Jader, in un arco cronologico compreso tra il I e il III secolo d. C.
Il richiamo al passato viene espresso con intensità dagli oggetti esposti: 250 pezzi in vetro dalle trasparenze delicate in un insieme che comprende anche testimonianze di materie prime, manufatti in pietra, contenitori per cosmetici e rarissime monete con l'effige degli imperatori di questa terra che fu al centro di eventi assai significativi della storia tra il II e il V secolo d.C.
Moltissime le tecniche di realizzazione: a partire dai vetri di uso comune a stampo, insieme a vetri elaborati con metodi più raffinati e dalle forme più complesse, ottenuti dalla lavorazione a depressione, cioè con variazioni concave nella superficie, vetri rifiniti o incisi con la mola, vetri soffiati.

In mostra, anche, dodici ritratti in pietra, tra i quali quello di Plautilla, moglie di Caracalla, evidenziati da una vetrina allestita con suggestivi criteri espositivi.
E per quanti volessero rivivere l'atmosfera dello splendido palazzo di Spalato, nel quale Diocleziano visse i suoi ultimi anni, una ricostruzione in mostra nel plastico del Museo della Civiltà Romana, restaurato per l'occasione. La mostra chiude a metà aprile.


CAMILLE PISSARRO AL PALAZZO DEI DIAMANTI DI FERRARA

A Camille Pissarro Ferrara dedica, dal 15 febbraio al 10 maggio, una grande mostra che, per la prima volta in Italia, riunisce una cospicua rassegna di opere provenienti da numerosi musei e collezioni francesi ma, anche, da altri paesi europei e dagli Stati Uniti.

Olii, tra i più celebri, come La sente du Chou, Femme étendant du unge, Le Pont de Boieldieu, Avenue de l'Opéra, Le Louvre, Jardin des Tuileries, Boulevard Montmatre, Le Pont-Neuf si potranno ammirare accanto ad una selezione di disegni realizzati con tecniche diverse e a cinquanta tra le sue migliori incisioni concesse dalla Bibliothèque national de France cui erano state donate dall'artista.
Una presenza di alto valore simbolico è il Paysage - L 'approche de l'orage proveniente da Palazzo Pitti.

Dall'esposizione ferrarese esce la conferma dell 'immagine di Pissarro grande paesaggista ma viene evidenziata anche la straordinaria ampiezza del suo registro artistico: ritratti e nature morte, composizioni con figure, nudi di bagnanti, scene di mercato, interni accompagnano le vedute, spesso rivisitate secondo le diverse ore del giorno e delle stagioni, di Louveciennes, Pontoise, Montfoucault, Eragny, o gli scorci urbani di Parigi, Rouen, Dieppe, Le Havre.
Importante fu il sostegno che, nel filone di una sua personale azione per il rinnovamento delle arti, offri a giovani come Gauguin, Cézanne, Rousseau.


A RAVENNA KEMET E LE ANTICHE ORIGINI DELL'EGITTO

Kemet, in Egitto, è la "Terra Nera". Qui, nel rapidissimo volgere di pochi decenni, si è consumato il Mistero dell'Egitto ovvero lo straordinario,.repentino, passaggio dal neolitico alla storia documentata. Pochi decenni per una transizione che in altre grandi civiltà ha richiesto secoli e secoli.
A Kemet, alle sorgenti del tempo. L'antico Egitto dalla Preistoria alle Piramidi è dedicata, dal primo marzo al 28 giugno, una straordinaria esposizione al Museo nazionale di Ravenna.

La mostra Indaga, per la prima volta in modo organico, l'improvviso esplodere di una civiltà che nasce già matura e con caratteristiche nuovissime che durerà, piaticamente immutato, per alcuni millenni. Questo è appunto il Mistero dell'Egitto analizzato, in questa mostra, dai maggiori egittologi del mondo.
Il"Mistero dell'Egitto" ha dunque una identità ben precisa: il passaggio dal neolitico alla storia documentata. I concetti di Regalità, di Stato, di vita religiosa, di economia, amministrazione, arte e scienza sorgono, con clamorosa evidenza. In pochi decenni si sviluppa una civiltà matura con caratteristiche nuovissime. I canoni estetici, la concezione dello stato e della religione si manifestano e si affermano in modo subitaneo diventando modelli durevoli di riferimento.

Il percorso culturale della mostra si propone di illustrare l'evoluzione dell'esperienza culturale egizia dall'epoca preistorica fino alla maturità. Il neolitico (4.400 - 3.000 a.C.) con le culture badariana, amratiana e gerzeana, si presenta quasi come una lucina nella quale si compiono veri e propri "tentativi" artistici di vario genere.
L'Antico Regno (dalla III alla VI Dinastia, 2686-2184 a.C.) è lo sfondo su cui, improvvise, compaiono espressioni della creatività umana di una novità assoluta e, per certi versi, incomprensibile; le espressioni artistiche cambiano in modo rapidissimo: ciò che prima mai si sarebbe detto egizio ora assume i caratteri tipici di quella cultura.
Nell'epoca successiva le istituzioni e la regalità si consolidano e si intrecciano in modo inscindibile; architettura e arte acquistano una tipologia classica, è questo il periodo nel quale vengono costruite le grandi Piramidi, imponenti e grandiose.

Gli oltre 400, selezionatissimi, reperti esposti al Museo Nazionale archeologico provengono da decine di musei ed istituzioni.


SCULTURE E FOTOGRAFIE NELLA MOSTRA DI GIÒ POMODORO A PADOVA

E' una mostra davvero inconsueta quella che la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo dedica nella sua storica sede di Palazzo del Monte, dal 28 febbraio al 13 aprile, a Giò Pomodoro.
L'opera scultorea dell'artista marchigiano viene accompagnata dalle immagini che il fotografo Lorenzo Cappellini ha realizzato durante tutta la genesi di ciascuna opera, dalla fase di ideazione al bozzetto, alla fusione o scultura. L'immagine fotografica diventa, quindi, elemento di supporto e di interpretazione dell'apra scultorea.
La simbiosi tra le due arti, voluta da Pomodoro, rappresenta un primo esperimento di sinergia tra fotografia e scultura, anticipando l'oggetto di un approfondimento che sarà presto affrontato dalla Fondazione Marino Marini di cui lo stesso Pomodoro è presidente.

A Palazzo del Monte, Pomodoro presenta una quarantina di sculture in marmo e bronzo e quindici bozzetti in pietra su interventi urbani, compresi quelli del ciclo dedicato a Galileo Galilei che ha preso il via proprio a Padova nel 1992 e che, nel 1997, ha avuto una seconda tappa a Firenze con l'inaugurazione a Piazzale Poggi di una installazione e che è destinato a completarsi con un terzo intervento a Pisa.

Una sezione della mostra è dedicata alla genesi della medaglia che Pomodoro ha realizzato per i 175 anni della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con modelli, schizzi preparatori ed una grande scultura legata al modello poi raffigurato nella splendida medaglia.
Accanto alle opere riconducibili a precisi momenti della produzione artistica di Pomodoro - le Tensioni, le Derive, i Soli -, nella mostra trovano ampio spazio i Luoghi, una quindicina di interventi a carattere urbano, alcuni "utopici" e quindi solo progettati, altri realizzati.


LA MINIATURA A FERRARA DAL TEMPO DI COSMÈ TURA

Più di cento straordinari codici miniati, il meglio della superba produzione estense all'epoca del suo massimo splendore, tornano a Ferrara per essere ammirati nella grande mostra La Miniatura a Ferrara dal tempo di Cosmè Turo all'eredità di Ercole de' Roberti, allestita a Palazzo Schifanoia dall'1 marzo al 31 maggio 1998.
Un'attenta selezione di dipinti su tavola, opere di Cosmè Tura e di Ercole dè Roberti, alcune delle quali tornano per la prima volta a Ferrara, documenta il rapporto tra miniatura e pittura, rapporto reso evidente anche dagli affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, che offre splendida cornice alla mostra.

Fra le varie forme di produzione artistica del Rinascimento ferrarese, la miniatura, squisitamente colta e raffinata, eccelle in modo particolare, ma non ha avuto ancora la valorizzazione che merita. La mostra, intende contribuire a colmare questa lacuna, illustrando la produzione ferrarese nel momento del suo massimo splendore, dall'epoca del ducato di Borso d'Este (1452-1471) e di Ercole 1(1471-1505) sino al momento in cui le opere manoscritte vengono sostituite dalle opere a stampa, durante il ducato di Alfonso Io (1505-1534).
L'occasione permette di ammirare, riunite per la prima volta assieme, oltre cento opere di qualità assoluta, concesse da istituzioni europee ed americane: capolavori come il Messale di Borso conservato a Modena, il Breviario di Borso di Parigi, la Declaratio Musicae Disciplinae della Biblioteca Apostolica Vaticana, i fogli attribuiti a Cosmé Tura del Metropolitan Museum di New York, il libro d'Ore del Paul Getty Museum, accanto a numerosi codici inediti o poco conosciuti. Corali del Museo Schifanoia e quelli del Museo del Duomo completeranno la rassegna.


L'INTRECCIO CULTURALE FRA TORINO E ROMA CAPITALI TRA 1911 E 1946

Manifestazioni di cinema e design, fotografia e architettura, poesia e arti visive, musica e industria per la prima volta insieme, in una mostra sull'intreccio culturale e sociale che ha legato Torino e Roma fra il 1911 e il 1946: è il progetto di Le capitali d'Italia, Torino-Roma 1911-1946, che rimane aperta fino al 22 marzo.
In due sedi storiche, il centrale Palazzo Bricherasio e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, a Torino, sono esposti centinaia di reperti: oggetti, dipinti, fotografie, racconti e musiche. L'arco di tempo coperto dalla rassegna va dall'Esposizione Universale di Torino (1911) alla nascita della Repubblica Italiana (1946).

Il percorso della mostra si snoda fra la Torino artistica di Casorati e del Gruppo dei Sei, e la Roma futurista di Balla, Marinetti e Prampolini. Passa per il De Chirico torinese del 1911, innamorato dell'aura metafisica della città.
Soprattutto le opere pittoriche sono emblematiche dell'infittirsi dei rapporti fra Torino e Roma. Negli anni Trenta, Torino e Roma (insieme a Milano) furono i centri artistici nei quali con più chiarezza si delineò il distacco delle giovani generazioni dalla cosiddetta pittura novecentesca, con i Tonalisti romani da una parte, il Gruppo dei Sei di Torino dall'altra.


A TRIESTE INAUGURATO IL MUSEO POSTALE E TELEGRAFICO DELLA MITTELEUROPA

Dopo l'inaugurazione della statua dell'imperatrice Sissi, Trieste riscopre un altro mito del suo plurisecolare passato asburgico, dando vita a un piccolo, ma unico, Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa, il primo in Europa visitabile anche dai non vedenti e frutto di una collaborazione tra l'Italia e vari Paesi dell'ex impero.

La struttura è stata inaugurata nello storico Palazzo delle Poste. Nell'ingresso del palazzo, progettato in stile neoclassico dall'architetto austriaco Friedrich Setz ed inaugurato nell'ottobre del 1894, per esempio, è stato ricostruito un ufficio postale d'inizio Novecento.

All'interno di alcune sale dotate di un'accurata illuminazione, di attrezzature didattiche e di un esclusivo sistema di guide per i non vendenti, inoltre, sono esposte apparecchiature d'inizio secolo, in ottimo stato, un'ampia cartografia e preziose collezioni filateliche, tra le quali quella della famiglia Thurn und Taxis, che diede vita all'organizzazione del servizio postale.
Alcuni cimeli sono stati messi a disposizione dalla famiglia Torre e Tasso, mentre altri provengono dai Musei postali di Austria, Ungheria, Slovenia, Croazia, Svizzera e del Museo storico delle Poste e delle Telecomunicazioni di Roma, oltre che dalla stessa Trieste.


AL MASCHIO ANGIOINO DI NAPOLI DONIZETTI E I TEATRI NAPOLETANI DELL'800

Oltre 400 pezzi tra partiture autografe, cimeli, bozzetti e figurini inediti sono esposti fino al primo marzo alla mostra Donizetti e i teatri napoletani dell'Ottocento, ospitata a Napoli, al Maschio Angioino, ed allestita dal Teatro San Carlo nel quadro delle manifestazioni sulla Civiltà dell'Ottocento a Napoli.
La mostra fa parte delle manifestazioni organizzate dal Teatro di San Carlo per il bicentenario della nascita e il 150mo anniversario della morte nel '98 del musicista che visse circa vent'anni a Napoli componendo in questa città alcuni dei suoi capolavori, tra cui la Lucia di Lammermoor.

L'esposizione propone un lungo e articolato percorso attraverso le trenta opere scritte da Donizetti per Napoli: da La Zingara, del 1822, alla Gabriella di Vergy, del 1869. La storia è narrata dallo stesso Donizetti attraverso le parole delle sue lettere.


LA CARICATURA: LA PROTESTA IDEOLOGICA DELL'ARTE

Affidata alla cura di Mario De Micheli, critico e storico d'arte, la mostra La protesta ideologica dell'Arte apre al pubblico, sabato 20 dicembre 1997, nelle sale di Palazzo Bandera, a Busto Arsizio, fino al 21 marzo 1998.

Quattrocento i pezzi esposti: disegni ed opere grafiche di Daumier, Meffert, Steinlen, Waehner, Scalarini e Galantara, narrano la storia di un secolo, quello a cavallo del '900 a partire dai primi dell'Ottocento.
Sono immagini spregiudicate, grottesche ma dal sapore popolare, che ingigantisce a 360 gradi la cronaca storica del passato, introducendo attraverso la composizione artistica, anche il lato sociale, passionale ed emotivo della vita.

Attraverso la satira propagandista dei sei artisti, la mostra offre una vasta panoramica su di un'Europa in continua mutazione: dalla rivoluzione francese alle due guerre mondiali, incluse la rivolta industriale, la storia della politica coi suoi scambi di potere, ed il progressivo evolversi del costume senso dello scandalo.
Accompagnata da un filo conduttore tracciato da De Micheli nel testo di presentazione, l'iniziativa si configura con una propria cronografia storica, evidenziando il rapporto spesso intrinseco tra arte e costume, arte e storia, arte e spettacolo.

Gli artisti che tra l'Ottocento ed il Novecento hanno sentito l'esigenza di dedicarsi a un disegno di critica politica sono abbastanza numerosi. Ciò è accaduto soprattutto dagli anni Trenta agli anni Cinquanta. Basti pensare alle incisioni (diciotto) di Picasso raffiguranti il dittatore Franco in preda a mostruose metamorfosi o alle beffarde caricature di Hitler fatte da Mec, o ancora alle rappresentazioni grottesche fatte da Guttuso sul Terzo Reich. Ma è soprattutto l'Ottocento a riservarci i grandi maestri della satira.

Honorè Daumier è stato forse il grande maestro. Iniziò a pubblicare le prime litografie sul giornale di Charles Philippon La Caricature nella Francia degli anni Trenta.
In Italia non si è mai sentita l'esigenza, prima della guerra mondiale, di una vera e propria caricatura politica, forte, graffiante; non a livello degli altri paesi. Il primo giornale che più largamente venne diffuso in Italia, fu L'Asino, diretto da Guido Podrecca, che con la partecipazione di Gabriele Galantara per primo e successivamente di Giuseppe Scalarini, diede lustro alla satira italiana, che ricevette apprezzamenti dai circoli culturali d'Europa.

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ROMA - I DUECENTO MISTERIOSI RITRATTI DEL FAYUM

Oltre duecento ritratti funerari, l'unico corpus di immagini a colori provenienti dall'antichità classica, sono esposti a Roma, alla mostra Fayum - Misteriosi volti dall'Egitto, in programma a Palazzo Ruspoli dal 22 ottobre al 28 febbraio.

Gran parte dei dipinti furono scoperti circa un secolo fa durante gli scavi archeologici di Sir Flinders Petrie nel Fayum e sono perciò noti come ritratti del Fayum, anche se alcuni di essi provengono da altri siti della Valle del Nilo e della costa del Mediterraneo. Risalenti al I-III secolo dopo Cristo, furono eseguiti con diverse tecniche, dalla pittura ad encausto alla tempera, su tessuti di lino, per commemorare i morti.
Alcuni pannelli sono stati analizzati con la tecnica della tomografia assiale computerizzata, rivelando una forte somiglianza tra l'immagine reale e il dipinto. Si è verificato così che molte persone erano morte giovani e che l'età media dell'epoca era di 35 anni. Sempre grazie alla Tac è stato possibile elaborare ricostruzioni tridimensionali dei volti.

Per dare al pubblico un'idea del contesto archeologico e storico, i ritratti sono affiancati da corredi funerari rinvenuti nelle stesse tombe o in tombe dello stesso periodo: gioielli simili a quelli delle donne ritratte, papiri, stele funerarie e abiti. Inoltre, plastici di imbarcazioni egizie e romane e iscrizioni forniscono informazioni preziose sulla vita e sui rapporti sociali degli individui raffigurati.


A TRIESTE UNA MOSTRA SULLA NAVIGAZIONE NELL'OTTOCENTO

E' stata inaugurata a Trieste presso la Sala Comunale di P.zza dell'Unità, la mostra Vele. La navigazione a vela nell'Ottocento. Nella mostra trovano spazio alcuni strumenti di navigazione (bussole, carte nautiche, quadrante, sestante, e misuratori di un tempo), in uso all'epoca.
C'è poi una scelta di ship-portrait, i famosi ritratti di nave in voga all'epoca tra capitani e armatori che li esponevano nei propri studi o cabine, e, che ultimamente risultano sempre più apprezzati dai collezionisti.

Presenti alcuni modelli delle principali imbarcazioni tradizionali di cabotaggio diffuse in Adriatico nel secolo scorso, come il trabaccolo, il piegolo, il brigantino-goletta e il cutter.

L'esposizione ripercorre anche lo sviluppo della marineria velica a Trieste, nella prima metà dell'Ottocento; un settore importantissimo per una città che acquisiva un'importanza sempre maggiore come emporio, centro di costruzioni navali e di produzione di strumenti nautici di precisione.


A PALAZZO BANDERA PAOLO BORGHI-STORIA D'ARTISTA

Una mostra di Paolo Borghi è ospitata nel Padiglione d'Arte Contemporanea del Museo delle Arti Palazzo Bandera di Busto Arsizio (Varese) fino al 29 marzo 1998. Dopo l'antologica esposta nei mesi di maggio/luglio, e considerato il grande successo, il Museo ospita una selezione di sculture di piccole dimensioni, che rivelano un aspetto più intimo dell'opera di Borghi.
Accanto ad un nucleo di circa venti sculture - bronzi e terracotte - e di altrettanti disegni, Paolo Borghi ritrova la sua personale dimensione di artista e di uomo nelle fotografie scattate da Roberto Molinari, che sono installate armoniosamente in mostra.

Nelle fotografie di Molinari la figura dell'artista si fonde con le figure delle sue sculture, negli ambienti in cui inventa, progetta e lavora: il suo studio rivela tutto di lui, ed alchimia e polvere di stelle lasciano intuire una grande passione per il suo lavoro: ovunque, giacciono coperte dal pulviscolo del marmo, bozzetti, vecchie esecuzioni e si possono anche scoprire disegni a colori.
Le immagini, a colori ed in bianco e nero, testimoniano la travolgente attività dell'artista, fatta di sforzo creativo e di fatica .