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    ALLA TRIENNALE DI MILANO 180 OPERE DI FRANCOIS-MARIE BANIER

    ANDREA CONTI IN MOSTRA A TORINO CON IL SUO REALISMO MAGICO

    DUE MOSTRE SULL'IDENTITA' NEL MAGGIO DELLA FONDAZIONE TESECO PER L'ARTE

    SOGNO MITO E REALTA' NELL'OPERA GRAFICA DI MAX KLINGER DALLA FONDAZIONE MAZZOTTA

    LE PRATICHE DELLA PERCEZIONE A TRENTO

    FINO ALLA FINE DI APRILE L'OPERA DI BARTOLINI ALLA TRIENNALE DI MILANO

    A PARMA FASTO E RIGORE LA NATURA MORTA NELL'ITALIA SETTENTRIONALE

    SAN ROCCO NELL'ARTE A PALAZZO GOTICO DI PIACENZA

    ADVERTAINMENT - THE MOST EXTRAVAGANT DIMENSION OF ENTERTAINMENT IN ADVERTISSING - CONCORSO

    ALLA PORTANTINA DI MILANO UNA RASSEGNA DI BRUNO INNOCENTI

    LIBERO CONCORDIA - UN ARTISTA BARESE A MILANO

    A MILANO SINO AL 28 MAGGIO ASTERIX E LA RICETTA MAGICA

    RAVENNA OSPITA L'ARTE AMERICANA DELL'ULTIMO DECENNIO

    TANZIO DA VARALLO - REALISMO FERVORE E CONTEMPLAZIONE DI UN PITTORE DEL SEICENTO A MILANO

    LE PRATICHE DELLA PERCEZIONE ALLA GALLERIA CIVICA DI TRENTO

    A MILANO TRE GIOVANI ARTISTI IN APPLICAZIONI TECNICHE

    MARIO SCHIFANO, IO SONO INFANTILE A REGGIO EMILIA

    AL CASTELLO DI MIRAMARE (TRIESTE) LE FOTO DI CARTIER-BRESSON DAL MUSEO ALINARI

    A MILANO MICHELANGELO - BIOGRAFIA DI UN GENIO

    L'ARTE NEGLI STRUMENTI DI LAVORO IN MOSTRA A MILANO

    A MANTOVA A PALAZZO TE LA COLLEZIONE CHIGI SARACINI DI SIENA

    LA DONAZIONE ZERI ESPOSTA A BERGAMO A PALAZZO DELLA RAGIONE

    A TORINO ENRICO COLOMBOTTO ROSSO

    ADOLFO WILDT E I SUOI ALLIEVI A PALAZZO MARTINENGO A BRESCIA

    LE AMAZZONI DELL’AVANGUARDIA RUSSA A VENEZIA NELLA SEDE DELLA COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM

    A PARMA CAPOLAVORI DEL SETTECENTO DALLA GALLERIA DI PALAZZO BARBERINI

    AL CENTRO STUDI ANDREA PALLADIO A VICENZA JOHN SOANE ARCHITETTO

    A PARMA UNA GRANDE MOSTRA SU JULES VERNE FRA FANTASIA E SCIENZA

    A MILANO EMANUELE LUZZATI - VIAGGIO NEL MONDO EBRAICO

    A MILANO IN TERRASANTA DALLA CROCIATA ALLA CUSTODIA DEI LUOGHI SANTI

    DA CATANIA A MILANO UNA PERSONALE DI FILIPPO VACCARA

    A PADOVA CAMILLO BOITO - UN’ARCHITETTURA PER L'ITALIA UNITA

    UNA PINACOTECA PER L’OTTOCENTO ALLA PINACOTECA CIVICA DI TREVISO

    TORINO -QUOTIDIANA. IMMAGINI DELLA VITA DI OGNI GIORNO NELL'ARTE DEL XX SECOLO

    IL DUECENTO A BOLOGNA AL MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO

    CONEGLIANO VENETO OSPITA 60 DIPINTI DI SERENA NONO

    CON PIERO GUCCIONE.D'APRÈS UN MAESTRO DELL'ARTE CONTEMPORANEA A CONEGLIANO

    GRAFICA E SCAMBIO DI ESPERIENZE IN INCISIONE CONTEMPORANEA: MILANO SAN PAOLO

    DAL MEDIO EVO A CANOVA SCULTURE DEI MUSEI CIVICI DI PADOVA DAL TRECENTO ALL'OTTOCENTO

    PICASSO. SCOLPIRE E DIPINGERE LA CERAMICA A PALAZZO DEI DIAMANTI DI FERRARA

    A COMO MARIO MERZ E LA LUCE DI VOLTA

    PARMA - LE OPERE DI JULIEN DE PARME PER LA CORTE DUCALE


    I DUE VOLTI DEL SAPERE - UNA MOSTRA SUGLI SVILUPPI SCIENTIFICI A TORINO

    A TRENTO UNA RICOSTRUZIONE DELL’ARCA. LE IPOTESI SUL DILUVIO PROSSIMO VENTURO

    NATURA MORTA LOMBARDA A PALAZZO REALE DI MILANO

    L'OTTOCENTO NELLE COLLEZIONI DEI MUSEI CIVICI DEL VENETO

    A CASTEL SANT'ANGELO MAX PEIFFER WATENPHUL E L'ITALIA

    A PISTOIA GENTE DI TOSCANA PER RACCONTARE L'EMIGRAZIONE

    A ROMA I TIRANNICIDI VETRINE ALLA CALCOGRAFIA NAZIONALE

    AI CONFINI DELLA TERRA - SCULTURA E ARTE IN PORTOGALLO 1300 - 1500

    ALL'ACCADEMIA DI FRANCIA INTORNO A POUSSIN -IDEALE CLASSICO ED EPOPEA BAROCCA TRA PARIGI E ROMA

    LUMINOSO, TENEBROSO GOYA A PALAZZO BARBERINI A ROMA

    AMERICA ILLUSTRATA ALLA GALLERIA D'ARTE MODERNA DI ROMA

    FIRENZE OSPITA UNA MOSTRA SULLO SPORT ALLE SOGLIE DEL NUOVO MILLENNIO

    ECONOMIA E CULTURA - L'ARCHIVIO E LA COLLEZIONE D'ARTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI ROMA

    A ROMA PERÙ: FEDE ED ARTE NEI SECOLI XVII E XVIII

    I MACCHIAIOLI A ROMA DA MAGGIO A SETTEMBRE

    DAL CAVALIERD'ARPINO A FRATEL POZZO LA COLLEZIONE FAGIOLO A PALAZZO CHIGI AD ARICCIA

    A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI DI ROMA L’IDEA DEL BELLO

    JEAN MIRO' A PALAZZO STROZZI A FIRENZE FINO AL 25 APRILE

    LAVORI IN CORSO 9 ARTISTI CONTEMPORANEI A ROMA

    CLAUDE MONET - IL MAESTRO DELLA LUCE A ROMA

    ALL'ACCADEMIA DI FRANCIA LA MOSTRA SU VILLA MEDICI. IL SOGNO DI UN CARDINALE

    A ROMA - L'ITALIA DEI SANNITI ALLE TERME DI DIOCLEZIANO

    LE SCULTURE DI RICHARD SERRA AI MERCATI TRAIANEI A ROMA

    ROMEI E GIUBILEI IL PELLEGRINAGGIO MEDIEVALE A SAN PIETRO

    LA CROCIERA DELLA NAVE ITALIA ALL'ISTITUTO ITALO-LATINO AMERICANO


    I CENTO CAPOLAVORI DELL'ERMITAGE A ROMA.IMPRESSIONISTI ED AVANGUARDIE

    ROMA - DA POUSSIN AGLI IMPRESSIONISTI - CAPOLAVORI FRANCESI

    DE NITTIS UN INCISORE ITALIANO FRA GLI IMPRESSIONISTI FRANCESI

    ROMA - A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI LE SCENOGRAFIE DI EZIO PRIGERIO

    >ROMA - FRANCESCO BORROMINI E L'UNIVERSO BAROCCO

    TORGIANO - LA VITE E IL VINO CARTE DA GIOCO E GIOCHI DI CARTA

    TERAMO - EXEMPLA - ARTE ITALIANA NELLA VICENDA EUROPEA 1900-1960


    MOSTRA DEGLI ARTISTI DEL FUMETTO CONTRO LA PENA DI MORTE

    TUTTO FAUSTO PIRANDELLO AL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI DI ROMA

    ROMA - DESIGNED FOR DELIGHT

    CAMBELLOTTI ALLA NUOVA GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI ROMA

    I PALIZZI UNA FAMIGLIA IN MOSTRA CENT'ANNI DOPO FILIPPO AI MUSEI CIVICI A CHIETI

    OLIVIERO TOSCANI AL MURO - L'ARTE VISIVA NELLA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA

    LA PITTURA RITROVATA 1978-1998 AL MUSEO DEL RISORGIMENTO DI ROMA

    PIER LEONE GHEZZI. SETTECENTO ALLA MODA ALLA PALAZZO BARBERINI A ROMA

    IN UMBRIA L'IMMAGINE IL CULTO LA FORMA, ANTICHI GRUPPI LIGNEI DI DEPOSIZIONE

    A RICCIONE INFINITAMENTE - IL CICLO DI VITA ININTERROTTO

    L'IMMAGINE RIPRODOTTA LA GRAFICA DI PLINIO LOMELLINI

    ADOLFO DE CAROLYS ED IL LIBERTY NELLE MARCHE

    BUCCI E IL "NOVECENTO" - UN ARTISTA MARCHIGIANO FRA MODERNITÀ E CLASSICITÀ

    SANTE MONACHESI GLI ANNI '40 E '50 A CIVITANOVA MARCHE

    A SPOLETO - LE SCULTURE DI MIRKO ED I DIPINTI DI MATTA

    A SANSEPOLCRO LA TOSCANA DEGLI ACQUERELLI DI PENNEL SCRITTORE E ARTISTA AMERICANO IN ITALIA

    ROMA CELEBRA EL GRECO


    ALLA TRIENNALE DI MILANO 180 OPERE DI FRANCOIS-MARIE BANIER

    Oltre 180 opere illustrano alla Triennale di Milano ed alla Fondazione Mudima il lavoro fotografico e pittorico di François-Marie Banier: un percorso artistico di fotografie in bianco e nero, fotografie scritte, fotografie dipinte e quadri ad olio.
    L'esposizione, prodotta dal Centre Culturel Français di Milano e dalla Fondazione Mudima, offre l'opportunità di conoscere ed approfondire l'opera di un artista francese dei nostri giorni riconosciuto per l'originalità del suo lavoro.

    Le opere in mostra danno un'idea sufficientemente chiara della personalità dell'artista e del suo linguaggio personale composto di parole e immagini. Un linguaggio legato alle esperienze delpassato e del presente.
    All'età di vent'anni (è nato nel 1947 a Parigi) viene considerato uno scrittore di valore e come tale viene riconosciuto da personalità quali Francois Mauriac e Louis Aragon. Nel 1963 incontra Salvador Dalì, che riconosce le sue capacità e lo esorta a sviluppare il suo talento.

    I suoi primi scatti risalgono al 1962, seguono nel 1991 le fotografie scritte, in cui il testo nasconde completamente la fotografia. Nel 1994 appaiono i primi quadri e successivamente nel 1996 le fotografie dipinte.
    I suoi lavori sono fondati sul concetto del tempo ma anche un modo per descrivere l'eternità in un viso, un corpo, ed, ancora, i dolori, le gioie e, poi, la verità, l'emozione.

    Nel 1991 viene allestita una mostra delle sue opere al Centre Pompidou di Parigi e da allora le mostre si susseguono in tutto il mondo a Tokio come a Mosca, a Buenos Aires od a San Paolo del Brasile, Rio De Janeiro o Stoccarda.
    Per ulteriori informazioni: Triennale, Via Alemagna Milano - dalle 10 alle 20, lunedì chiuso, Tel.++39 02 724341; Fondazione Mudima, Via Tadino 26 Milano, dalle 10 alle 12,30 e dalle 16 alle 19,30 Tel.++39 02 29409633.(Italian Network)


    ANDREA CONTI IN MOSTRA A TORINO CON IL SUO REALISMO MAGICO

    E' stato definito realismo magico ma anche misticismo decadente quello di Andrea Conti, l'artista vercellese che la Regione Piemonte ospita nella sede espositiva di Piemonte Artistico e Culturale a Torino.
    La mostra di Conti, solo pochi giorni fino al 13 maggio, è una sintesi di sessant'anni di pittura. Dal ritratto alla natura morta alle composizioni spaziando attraverso una gamma infinita di tematiche con la figura femminile dominante. L'artista è un rotrattista affermato su scala internazionale e lo dimostra l'attività di tutti questi anni.

    Il paesaggio che fa da sfondo ai volti, alle figure femminili spesso trasfigurate è il paesaggio del Monferrato collinare dove l'artista vive e lavora in un antico palazzo nobiliare del settecento.
    Un passato da insegnante di figura al Liceo Artistico di Vercelli, Andrea Conti si lascia affascinare dal sentimento della vita costruendo dentro ai suoi dipinti un'atmosfera di magica intimità.

    Per ulteriori informazioni sulla mostra: Tel.++39 011 432 3312.(Italian Network)


    DUE MOSTRE SULL'IDENTITA' NEL MAGGIO DELLA FONDAZIONE TESECO PER L'ARTE

    L'interesse per l'investigazione dei parametri storico-artistici e sociali che hanno plasmato e continuano a plasmare il nostro modo di comprendere chi è e che cosa è una donna è ciò che unisce gli otto artisti contemporanei di Whot's That Girl ?, la raccolta di opere promossa dala Fondazione Teseco per l'Arte presentata a Palazzo Lanfranchi di Pisa dal 20 maggio al 18 giugno.
    Alcune, fra le figure di rilievo internazionale, presenti nella mostra sono meno note al pubblico italiano (Mariko Mori, Yasumasa Morimura, Cindy Sherman, Laurie Simmons, Meghan Boody, Janine Antoni, Nikky S.Lee e Claude Cahun). Fatta eccezione per Janine Antoni, il cui lavoro si rifà generalmente ad una pratica scultorea, gli altri si dedicano esclusivamente alla tecnica fotografica; un medium adatto a cogliere il fondamento illusorio del nostro senso della realtà.
    L'esperienza di vita che ispira queste indagini consiste nel cercare di interpretare il significato dell'essenza o dell'apparenza - di ciò che è femminile. Naturalmente, tale interpretazione è da ciascun artista incorporata nel proprio lavoro attraverso differenti riflessioni sulla soggettività, la rappresentazione e la storia.

    La seconda mostra sul tema dell'identità è dedicata, in contemporanea, a Grazia Toderi. Si tratta di due video-proiezioni dell'artista italiana Nata nel 1963 e Ragazzi caduti dal cielo del 1998.
    Le due opere mettono in evidenza il tema del dialogo fra maschile e femminile, tra biografia e conoscenza, due concetti che l'artista ha portato alla ribalta , contribuendo in modo sostanziale alla creazione di nuovi orizzonti visivi.
    Nel primo video: una bambolina girando su se stessa guarda le immagini degli astronauti che scendono sulla luna: l'intreccio tra biografia e conoscenza, tra identità e creazione.
    Nel secondo, l'astronauta è al centro e di fronte a lui si muove la bambolina de il mago di Oz. Si determina così un rovesciamento speculare dal quale emerge il tema della fascinazione per l'eroe contemporaneo, qual è l'astronauta. Il discorso passa dalla tradizione epica, di cui l'astronauta rappresenta un moderno Ulisse all'evocazione degli eroi del cinema e della fiction.

    La mostra è realizzata in collaborazione con il Comune di Pisa e la Sandra Gallery di New York.Orari di visita dalle 11 alle 19, lunedì escluso. Per informazioni: Tel.++39 050 543222/050 987511.(Italian Network)


    SOGNO MITO E REALTA' NELL'OPERA GRAFICA DI MAX KLINGER DALLA FONDAZIONE MAZZOTTA

    Due le sedi milanesi che ospitano la mostra sulle opere della Fondazione Mazzotta dedicate all'opera grafica di Max Klinger: San Donato Milanese e Cascina Roma, fino al 6 giugno.
    Per Max Klinger , (Lipsia 1857 - Grossjena 1920), la grafica occupò un posto tutt'altro che secondario, anche solo considerando l'ampiezza del vasto corpus di incisioni.
    Per Klinger solo attraverso il disegno si consente all'artista di rappresentare liberamente la propria precisa e individuale soggettività, i propri pensieri, i desideri, le emozioni, le fantasticherie, i sogni. La teoria estetica klingeriana di basa, infatti, su una rigida ed inconciliabile opposizione tra il regno della bellezza (esemplificato nell'arte classica e nella natura) che deve incarnarsi nella perfezione della forma, ed il mondo oscuro e tormentoso della coscienza e della mente. Anche per lui, come prima per Goya, il disegno può servire tanto come mezzo di denuncia per esprimere quel dolore e quella bruttezza preclusi alla pittura quanto come testimonianza intima.
    Così nei suoi cicli realtà e sogno, osservazione e fantasticheria, decsrizione realistica ed invenzione fantastica si alternano senza soluzione di continuità. Il trait d'unione tra questi due momenti è lo stile, sempre netto e preciso, sia che prendano vita sotto la penna centauri in fuha o signori in marsina, mostri proteiformi o banali oggetti dell'esistenza qotidiana, E' la capacità, tanto apprezzata da De Chirico, di rappresentare con il tratto una "realtà di sogno".

    Sette le serie di incisioni presentate: Un guanto del 1881; Una vita del 1884, Della morte, parte Ia 1889; Fantasia di Brahms 1894; Della morte - seconda parte incisioni eseguite ta il 1989 ed il 1919; Tenda del 1915 46 incisioni, ultimo ciclo grafico che Klinger ispirò liberamente ai versi di Richard Dehemel Ballade von der Wilden Welt.

    Le sedi sono aperte dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18, la domenica l'apertura pomeridiana è protratta dalle 16 alle 18..
    Per ulteriori informazioni: Tel++39 02 878197.(Italian Network)


    LE PRATICHE DELLA PERCEZIONE A TRENTO

    La Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento presenta fino al 28 maggio, la mostra collettiva Le pratiche della percezione con l'intento di evidenziare e di approfondire, attraverso poetiche e stili diversi, i modi di percepire e di intendere la realtà secondo l'interpretazione delle ultime generazioni.
    In mostra giovani artisti provenienti da diversi paesi di origine: Italia, Germania, Austria, Olanda e Gran Bretagna. Gli artisti si esprimono attraverso tecniche differenti quali la fotografia, la scultura, la pittura e l'installazione.

    Vittoria Coen sottolinea " ... Il segnale è chiaro: il manufatto, se cosi si può definire, è opera dell'uomo la cui fantasia, la cui osservazione del fenomenico, si concentra ora sulla forma in natura ora sui prodotti della civiltà. Gli artisti si esprimono attraverso oggetti di uso quotidiano, materiali plastici e colori aggressivi".
    L'elemento che crea una relazione tra le Individualità espresse in mostra è la rinnovata consapevolezza di non avere più uno "sguardo" contemplativo o descrittivo nei confronti dei mondo fenomenico, nell'ipotesi di tradurre tutta le contraddizioni e le tensioni culturali e non dei nostro tempo. Si stabilisce un rapporto tra finzione e realtà che, talvolta, arriva a capovolgersi. Spesso l'interpretazione della realtà passa attraverso la fiction e, più in generale, trarnite il sistema della comunicazione allargata. Ciò che ne può derivare è il bisogno di ritrovare una identità propria pur nella convinzione di quanto spesso sia iabile il confine tra paradosso, finzione e realtà,
    L'uomo, sia che sia presente sulla scena o meno, diventa oggetto e soggetto di riflessione, indagine sul corpo e sulle sue trasformazioni compresa. Minielismo, nomadismo estetico e geografico, contraddizioni culturali, sono alcuni degli spunti su cui si fondano la ricerche.

    Ulteriori informazioni sulla mostra allestita alla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, via del Suffragio, 35 visite guidate su prenotazione per gruppi di dieci persone, Tel.++39 0461.985511 - 0461.986138.(Italian Network)


    FINO ALLA FINE DI APRILE L'OPERA DI SIGFRIDO BARTOLINI ALLA TRIENNALE DI MILANO

    Chiude i battenti il 30 aprile la mostra delle opere di Sigfrido Bartolini esposte a Milano, al Palazzo della Triennale di viale Alemagna. Si tratta della prima grande mostra che ripercorre, con puntuale e sostanziosa presenza di opere,l'ultracinquantennale attività dell'artista.
    L'esposizione, promossa dall'assessorato regionale alla Cultura, ripercorre la più che cinquantennale attività dell'artista, nato a Pistoia nel 1932, pittore, incisore e illustratore, ma anche storico dell'arte e critico graffiante.

    160 opere esposte, dipinti ad olio, acquerelli, disegni, monotipi, incisioni, datati dal 1945 al 1999, che consentono di ricostruire le tappe di un itinerario creativo saldamente legato ad una scelta figurativa e legato ntestato in modo vitale alla tradizione del Novecento italiano.
    La mostra illustra, inoltre, attraverso documenti inediti la fervente attività culturale dell'artista pistoiese attraverso documenti, lettere e foto di amici quali Prezzolini, Sciascia, Maccari, Soffici, Junger. Senza contare la ricca collezione di opere della sua collezione personale che spazia da Sironi a Maccari a Soffici.

    Soggetti prediletti di Bartolini sono inquadrature della campagna toscana, in particolare della Versilia, assunta - specie a partire dagli anni Settanta - quale paesaggio dell'anima. Ma non mancano marine, paesaggi montani, dipinti di San Virgilio di Marebbe, in Alto Adige, e nature morte.
    Esemplari della pittura di Bartolini sono i suoi notissimi casolari: immagini assunte ad emblema quasi religioso densi di espressività esistenziale.

    Altre sezioni della mostra documentano l'attività di Bartolini come illustratore di libri e riviste (celebre a livello internazionale la sua edizione del Pinocchio), come storico e critico d'arte.(Italian Network)


    FASTO E RIGORE LA NATURA MORTA NELL'ITALIA SETTENTRIONALE DAL XVI AL XVIII SECOLO

    Le sale restaurate della reggia di Colorno (Parma) ospitano dal 20 aprile al 25 giugno una grande mostra dedicata alla Natura Morta in Italia settentrionale.
    Un doppio evento architettonico, insieme agli appartamenti ducali è stato ricostruito anche il giardino all’italiana sui settecenteschi disegni originali del Parco della Reggia, oltre all'allestimento della mostra che segnano la rinascita di quella che venne considerata come la Versailles d’Italia.

    La più ampia mostra che in Italia sia stata dedicata alla Natura Morta dopo quella del 1964 tenutasi a Napoli, Zurigo e Rotterdam, allinea ben 130 opere, frutto di una scelta attentissima per documentare l’evoluzione del "genere" in Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, dove l'interesse di artisti e committenti si espresse ai massimi livelli.
    Le opere sono state concesse da una cinquantina di istituzioni pubbliche e private, non solo italiane, e documentano l’intensità e la qualità degli scambi culturali tra i diversi territori e tra essi ed il nord Europa.

    Ad aprire la raccolta opere tardo-cinquecentesche, raccolte in un'unica sezione che comprende opere di artisti fiamminghi presenti anticamente in Liguria e nelle corti farnesiane, come Joachim Beuckelaer, e le prime risposte "padane" con Vincenzo Campi, Bartolomeo Passerotti e Annibale Carracci. Unica esclusione le opere floreali per la infinita vastità degli esemplari.
    Seguono le sezioni regionali, all’interno delle quali sono evidenziati protagonisti e comprimari. Alla Lombardia di Fede Galizia, Panfilo Nuvolone, Evaristo Baschenis e Giacomo Ceruti, si affianca l’Emilia di Paolo Antonio Barbieri, Pier Francesco Cittadini, Felice Boselli, Giuseppe Maria Crespi e Carlo Magini, seguono le aperture della Liguria verso le Fiandre. Ecco allora pittori come Jan Roos e Giacomo Legi, che con la loro intensa attività genovese, costituirono i precedenti fondamentali per la nascita di maestri locali specialisti in questo genere quali Anton Maria Vassallo e Bartolomeo Guidobono.

    In Piemonte il successo fu decretato dalla corte sabauda ed in particolare da Carlo Emanuele I. Tra i protagonisti, Carlo Lanfranchi, artista dalla sofisticata cultura, di cui la mostra allinea ben cinque opere, accanto ad una selezione di altre di Octavianus Monfort, Giuseppe Antonio Pianca, Pietro Domenico Olivero (sua la sorprendente Cuoca) e Michele Antonio Rapous.
    Il Veneto offre uno spaccato significativo dell’evoluzione del gusto e del mercato della pittura di natura morta non solo in ambito locale ma anche nel resto d’Italia. Venezia era, infatti, crocevia di scambi culturali tra il nord e il sud dell’Europa e centro commerciale di importanza strategica anche nell’approvvigionamento di opere d’arte.

    Per ulteriori informazioni e prenotazioni: Tel.++39 0521.312545. Orari 9.30- 18.30 tutti i giorni escluso il lunedì. Il settore comunicazione della mostra è curato dallo Studio Esseci, tel. ++39 049.663499.(Italian Network)


    SAN ROCCO NELL'ARTE A PALAZZO GOTICO DI PIACENZA

    Dipinti e sculture dal XV al XVIII secolo dedicati al Santo pellegrino a Palazzo Gotico di Piacenza dall'8 aprile al 25 giugno, in occasione del Giubileo,
    San Rocco nell'arte - Un pellegrino sulla Via Francigena dedicata alla figura di questo santo francese che giunse nella città sconvolta da un'epidemia di peste verso il 1370, nel corso di un pellegrinaggio da Montpellier, sua città natale, e vi si fermò dedicandosi alla cura degli ammalati. Contagiatosi a sua volta, si rifugiò nei boschi di Sarmato sul Pò, a pochi chilometri da Piacenza. Guarito, ripartì, lasciando il ricordo di episodi miracolosi, per i quali divenne santo, tuttora molto venerato nel mondo.

    Il progetto prende in esame la vasta iconografia nazionale e internazionale del santo dal XV al XVIII secolo, con importanti esempi di pittura e scultura colta (tra cui Tiepolo, Bernardo Strozzi, Ludovico Carracci, il Morazzone, Jacopo da Ponte il Bassano, Francesco Parmigianino, il Pordenone) e popolare.

    La rassegna - organizzata dal Comune di Piacenza insieme alla Provincia di Piacenza, alla Regione Emilia Romagna, alla Diocesi di Piacenza e Bobbio, alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Parma e Piacenza e alla Scuola Grande Arciconfraternita di San Rocco di Venezia - si avvale di un prestigioso comitato scientifico.

    La mostra è eccezionalmente aperta anche il 24 aprile, Lunedì dell'Angelo (la cosiddetta "pasquetta") dalle ore 10 alle 19.(Italian Network)


    ADVERTAINMENT - THE MOST EXTRAVAGANT DIMENSION OF ENTERTAINMENT IN ADVERTISSING - CONCORSO

    Una mostra sulle campagne pubblicitarie, in cui la pubblicità si lega, fin dal titolo, all'intrattenimento, è ospitata fino al 30 aprile alla Triennale di Milano, attraverso finzione, ironia e intemperanza rispetto alla logica del prodotto onnipresente.
    L'evento nasce dalla persuasione che molta pubblicità rappresenti una vetrina privilegiata per i talenti della comunicazione contemporanea e, dunque, le migliori campagne internazionali, si affiancano agli spot presenti nel cinema e nei cartoon, gli storyboard di famosi illustratori (Paul Davies, Reg Mombassa, James Jarvis, Mad Sisto, Liselotte Watkins, Ted Goff) e si mescolano ai lavori provenienti dai più diversi contesti estetici, sociali e culturali scaturiti dal Concorso Advertainment-Inc.
    Aperto fino al 30 aprile, il Concorso chiede di ideare lo spot o l'affissione o il banner di un prodotto inesistente. La giuria comprende Renzo Rosso, Quentin Dupieux (Mr. Oizo), Lele Panzeri (La scuola di Emanuele Pirella) e premia giovani creativi e le agenzie selezionati con l'opportunità di realizzare una campagna sociale per Amnesty International.

    La mostra è suddivisa in 5 parti. Why introduce il senso della mostra e racconta il ritrovamento del materiale esposto per la prima volta a Milano.
    Who descrive i protagonisti della mostra: l'Università del progetto di Reggio Emilia, The Bonk Business Inc, La Notte dei Pubblivori.
    Where è un'incursione tra le campagne eccellenti, in forte controtendenza rispetto ai canoni, laddove il marchio è marginale, defilato, o compare soltanto alla fine.
    When individua alcuni casi di falso nella storia della pubblicità,
    What racchiude il progetto Booked e i lavori del concorso

    In sostanza, più che di una mostra si tratta di una messinscena, un evento, un bizzarro ma serissimo show sul più invadente e seducente dei linguaggi contemporanei: il messaggio pubblicitario. Con l'ambizione di essere non tanto un'esaustiva sintesi delle produzioni in corso, ma piuttosto un vivaio di spunti sulle forme di espressione visiva a diffusione di massa, per il puro intrattenimento del consumatore.

    Infine, all'insegna del leggendario taccuino, reso celebre da Matisse, Bruce Chatwin ed Ernest Hemingway: MOLESKINE sono presentate copie delle ilustrazioni inviate da altrettanti famosi illustratori nel mondo, che hanno così aderito alla campagna di Amnesty International i cui proventi saranno devoluti nella produzione di una campagna sociale

    Per ulteriori informazioni: Triennale di Milano: tel. +39-02-34534054 email: k@wadadaw.com, dal martedì alla domenica ore 10-20 ingresso libero.(Italian Network)


    ALLA PORTANTINA DI MILANO UNA RASSEGNA DI BRUNO INNOCENTI

    Sculture e disegni (1906-1986) di Bruno Innocenti sono esposti fino al 24 giugno presso la Galleria La Portantina di Milano, dove in occasione della mostra viene presentata la monografia 'Bruno Innocenti e l'immagine femminile', di Marco Fagioli, edita da Moretti e Vitali di Bergamo.

    Bruno Innocenti (Firenze 1906 - Firenze 1986) è scultore già acquisito dalla critica tra i maggiori del Novecento Italiano. L'artista si formò, durante gli anni Venti, alla scuola di Libero Andreotti, di cui ereditò la cattedra di scultura presso l'Istituto d'Arte di Firenze.
    Le opere del primissimo Innocenti risentono fortemente del magistero di Andreotti, mostrando una propensione, specialmente nei rilievi, alla rilettura del Rinascimento, e in particolare di Jacopo Della Quercia. Subito dopo questo apprendistato, l'esordio di Innocenti scultore, appena ventenne, appare strepitoso (vedi: la Margherita al teatro (1926). Il modellato del gesso è vibrante, sensuale, la delicata policromia sfuma in accenti lirici.

    Innocenti è ormai affrancato dal realismo del suo maestro e il richiamo è semmai a Kupka e al Modernismo. E' intorno all'immagine femminile, adorata, sublimata, ma insieme accarezzata, rappresentata con un amore quasi panico per i dettagli: le pieghe dell'addome, gli accenni di peluria, la sericità della pelle che si sviluppa la sua poetica.
    L'artista venne addirittura accusato di calco alla Quadriennale romana del '31 per la sua Lilia nuda, il bellissimo ritratto di una giovane sdraiata con una lunga collana. A guardarle oggi, queste pieghe dell'addome e queste carezzate superfici dei fianchi e delle cosce, appaiono in tutto il loro ricercatissimo anelito di verità, quasi ai limiti di un naturalismo che vuole restituire la fisicità del corpo nudo ad una sua totalità di purezza formale. E' qui, da queste opere, che la strada dello scultore appare già tutta tracciata.

    Negli stessi anni non è facile trovare, nel genere del nudo femminile, un riscontro a risultati così elevati. E mentre la scultura di regime celebra eroi muscolosi, Innocenti continua ad accarezzare le sue 'fanciulle in fiore'. Sono suggestioni proustiane, pascoliane con il loro sincretismo tra poesia, musica e immagine a ispirarlo.
    E non è un caso che le uniche sue committenze pubbliche (eccettuato il grande 'Redentore' di Maratea) siano per teatri: il Comunale di Firenze (1933) e l'Opera di Roma.

    La sua ricerca di modernità è ben documentata dai disegni: Innocenti utilizza con prontezza nuovi media come la penna biro e i pennarelli, giunge a graffiare la carta per prefigurare gli effetti plastici della scultura in legno. Si arriva così ai nudini in terracotta degli anni '50, bozzetti alti una ventina di centimetri, dalle forme ridondanti, dal modellato sfatto, o ai bassorilievi dai corpi avviluppati che appena si stagliano dallo sfondo, o ancora alle sculture in legno, in cui l'artista adatta la forma che crea al viluppo del tronco, ai suoi nodi.
    L'opera di Innocenti appare oggi, superati tanti ideologismi e avanguardismi di maniera, come la testimonianza di una passione e devozione alla scultura e alla donna calati profondamente nella sensibilità del '900.

    Per ulteriori informazioni: La Portantina Via Vigna 6 - 20123 Milano, tel:(+39) 02 8053315-fax:(+39) 02 72022059, e-mail: mattjona@mattiajona.com, orario 10-12.30 / 16-19 chiusa la domenica e la mattina del lunedì.(Italian Network)


    LIBERO CONCORDIA - UN ARTISTA BARESE A MILANO

    A dieci anni dalla prematura scomparsa di Libero Concordia, artista barese ma di adozione milanese, i galleristi Salvatore e Carolina Ala presentano alla loro Galleria a Milano una personale delle opere datate intorno alla seconda metà degli anni ottanta. Sedici lavori presentati nella prima mostra del 1986 agli spazi di New York allestiti fra il 1986 al 1987.

    Libero Concordia è stata una delle figure più promettenti e notevoli delle giovani generazioni milanesi, pur mantenendo un'assoluta autonomia operativa: la sua pittura, infatti, quasi sempre di grande e grandissimo formato, non risente nè dell'atmosfera pittorica transavanguardistica, nè del clima immediatamente successivo, fortemente antipittorico, maturato soprattutto a Milano.
    Coerente e convinto, Concordia ha perseguito una propria personale ricerca, che trova singolari punti di contatto con quanto sta avvenendo oggi nel campo della giovane pittura italiana: i soggetti, i formati, il modo stesso di dipingere costituiscono un'anticipazione originale delle esperienze attuali8.
    E' anche per questo motivo - oltre che per un doveroso omaggio ad un artista dotato e sfortunato - che oggi il lavoro di Libero Concordia viene riproposto in questa mostra, con un'ampiezza che la rende quasi una completa antologica.

    Per ulteriori informazioni sulla mostra che rimane aperta fino al 27 maggio alla Galleria Salvatore + Caterina Ala, via Monte di Pietà 1 20121 Milano, Tel ++39 02 8900901, e mail galleria.ala@iol.it.(Italian Network)


    A MILANO SINO AL 28 MAGGIO ASTERIX E LA RICETTA MAGICA

    Asterix, la ricetta della pozione magica è il titolo della mostra dedicata al mitico personaggio dei fumetti ed ai suoi amici Obelix e Panoramix creati quarant'anni fa dalla fantasia del disegnatore Albert Uderzo e dello sceneggiatore Ren Goscinny sulle pagine della rivista Pilote.
    Promossa dall'assessorato alla cultura della Regione Lombardia e dall'assessorato allo sport ed ai giovani del Comune di Milano, la mostra è stata realizzata da ArteUtopia e Hazard Edizioni in collaborazione con il Festival International de la Bande Dessin es di Angouleme e il Centre Culturel Francais di Milano.
    L'iniziativa rappresenta un omaggio ai due autori del celebre gallo che, con il suo manipolo di guerriglieri e l'inseparabile Obelix, respinge gli assalti delle truppe di Giulio Cesare grazie al prodigioso segreto della pozione magica.

    Nella sezione principale della mostra è stato ricostruito il fortino al cui interno è possibile incontrare e conoscere, attraverso schede biografiche, pupazzi e sagome, tutti i personaggi della saga di Asterix.
    Completano la mostra gigantografie, fotografie, oggetti da collezione, copertine di albi, film, cartoni animati e videogiochi legati al mondo creato da Goscinny e Uderzo.
    Agli autori ed agli altri personaggi creati nella loro cinquantenaria carriera, infine, è dedicata una seconda sezione della mostra, completata da una sala cinema per la proiezione dei cartoni della banda Asterix e di un'intervista ad Uderzo.

    La mostra, ospitata presso i Musei di Porta Romana a Milano, è aperta tutti i giorni (eccetto lunedi) dalle 10,00 alle 20,00 (giovedi 22,00), sino al prossimo 28 maggio.(Italian Network)

    RAVENNA OSPITA L'ARTE AMERICANA DELL'ULTIMO DECENNIO

    Quaranta opere di artisti tra i più rappresentativi del panorama attuale: è quanto offre uno spaccato dell'arte americana dell'ultimo decennio allestita alla Loggetta Lombardesca, il museo d'arte della Città di Ravenna.
    Fra gli artisti figurano nomi di grande notorietà, come David Bowes, Robert Longo, Charles Ray, Sherrie Levine, Peter Shelton, David Finn, Bill Viola...assieme ad alcune figure emergenti dell'ultima generazione.

    Il quadro complessivo della mostra, che si chiude il 4 giugno, è caratterizzato dalla molteplicità dei linguaggi, dalla complessità delle tematiche, dalla diversità dei mezzi espressivi. Dopo il clima concettuale deli anni '70 con le sue insistite indagini linguistiche ed il suo rigore formalista; dopo il fenomeno del graffitismo e la ripresa pittorica emersi nei primi anni '80, nonchè i susseguenti recuperi in chiave neominimalista e neoconcettuale, la situazione dell'ultimo decennio appare infatti come non mai multiforme.

    L'allestimento presenta opere di grandi dimensioni all'insegna dell'eterogeneità: dalla pittura propriamente detta, talvolta carica di tutte le contaminazioni possibili con immagini e tecniche dei mass media alla pratica delle installazioni, al ricorso alla fotografia, al video. Si va, in sostanza, dall'opera intesa secondo i canoni tradizionali alla fluidità dei mezzi elettronici, dalla raffinatezza al Kitsch, dal banale quotidiano all'evocazione colta, dall dimensione psichica alla documentazione ossessiva.
    >iò che muove le diverse espressioni dell'arte americana di questo fine secolo è, comunque, un'energia febbrile, come qualcuno ha scritto, che spinge l'arte ad un rapporto sempre più diretto e disinibito con tutti gli aspetti e le manifestaizoni della vita, interpretandole, assumendole nella loro concreta realtà o come figure dell'immaginazione, come esperienza vissuta o come stereotipo, modello riciclato, prodotto di consumo.

    Il catalogo edito da Mazzotta contiene una ricca documentazone fotografica ed i testi dei curatori della mostra Roberto Daolio, Allen Jones, Fernanda Pivano.
    Per ulteriori informazioni: Comune di Ravenna oppure Fondazione Mazzotta e mail ed.mazzotta@iol.it.(Italian Network)


    TANZIO DA VARALLO - REALISMO FERVORE E CONTEMPLAZIONE DI UN PITTORE DEL SEICENTO A MILANO

    Oltre sessanta opere, di cui molte inedite ed alcune appena restaurate, costituiscono il percorso della mostra Tanzio da Varallo - Realismo, fervore e contemplazione in un pittore del Seicento è ospitata a Palazzo Reale dal 5 aprile al 2 luglio 2000.
    La mostra inaugura la stagione espositiva del piano nobile di Palazzo Reale appena restaurato, offre un ampio panorama delle opere più significative di Tazio da Varallo, un artista forse oggi un pò dimenticato, ma capace di grande realismo e intenso coinvolgimento spirituale.

    L'esposizione è di taglio monografico: riunisce quaranta opere su tela provenienti da diverse regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Abruzzo e Campania) e dagli Stati Uniti, oltre venti disegni giunti da varie collezioni europee e un gruppo scultoreo policromo, di figure in grandezza naturale, modellato in terracotta dal fratello Giovarmi d'Enrico e dipinto da Tanzio, provenienti dal museo di Varallo Sesia in Piemonte, il centro montano dove i fratelli d'Enrico furono rriaggiormente attivi intorno al 1620 e dove lasciarono una impronta indelebile nelle Cappelle del Sacro Monte.
    La rassegna costituisce inoltre un'occasione unica per scoprire gli affreschi lasciati da Tanzio in chiese milanesi come in Santa Maria della Pace dove si può ammirare una bellissima serie di affreschi appena restaurati dalla Fondazione Cariplo, e in Sant'Antonio dove hanno sede altri affreschi ancora da valorizzare.

    A scoprire e 1anciare questo grande artista fu Giovanni Testori, il quale attraverso una prima memorabile esposizione monografica a Palazzo Reale di Torino (tra il 1959 e il 1960) e la mostra sul Seicento Lombardo, che si tenne a Palazzo Reale di Milano nel 1973, affermò la grandezza di Tanzio come protagonista della stagione caravaggesca al Nord. Da allora gli studi sono molto progrediti: dagli archivi sono affiorati documenti sconosciuti, nuove opere sono riemerse dalle ricognizioni degli studiosi in varie collezioni private italiane e straniere.

    La vita artistica di Antonio d'Enrico detto Tanzio da Varallo subisce una svolta decisiva dopo il suo viaggio a Roma nel 1600, durante il quale rimane affascinato dalla pittura di Caravaggio nel Pieno del suo fulgore creativo. Tornato al Nord dopo un periodo di attività in Campania e in Abruzzo (a Pescocostanzo, a Colledimezzo, a Fara San Martino), Tanzio da Varallo si fa originalissimo divulgatore, tra Piemonte e Lombardia ' della lezione di realtà appresa a Roma e inizia a dipingere affreschi e tele d'altare di intensissima vena spirituale e di profondo realismo e ritratti di toccante verità.

    Per ulteriori informazioni: Milano, piano nobile di Palazzo Reale, Piazza Duomo 14 tel. ++39 02.6208.3868 19.(Italian Network)


    LE PRATICHE DELLA PERCEZIONE ALLA GALLERIA CIVICA DI TRENTO

    Le pratiche della percezione è il titolo di una "collettiva" allestita alla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, dal 26 marzo al 28 maggio.
    La mostra ha l'intento di evidenziare e di approfondire, attraverso poetiche e stili diversi, i modi di percepire e di intendere la realtà secondo l'interpretazione delle ultime generazioni.

    In mostra sono presenti le opere di giovani artisti provenienti da diversi paesi di origine: Italia, Germania, Austria, Olanda e Gran Bretagna, che si esprimono attraverso tecniche differenti quali la fotografia, la scultura, la pittura e l'installazione.
    Presentando la mostra, la curatrice Vittoria Coen ha sottolineato .. Il segnale è chiaro: il manufatto, se cosi si può definire, è opera dell'uomo la cui fantasia, la cui osservazione del fenomenico si concentra ora sulla forma in natura ora sui prodotti della civil.

    Gli artisti si esprimono attraverso oggetti di uso quotidiano, materiali plastici e colori aggressivi.
    L'elemento che crea una relazione tra le individualità espresse in mostra è la rinnovata consapevolezza di non avere più uno "sguardo" contemplativo o descrittivo nei confronti del mondo fenomenico, nell'ipotesi di tradurre tutta le contraddizioni e le tensioni culturali e non del nostro tempo.
    Si stabilisce un rapporto tra finzione e realtà che, talvolta, arriva a capovolgersi. Spesso l'interpretazione della realtà passa attraverso la fiction e, più in generale, trarnite il sistema della comunicazione allargata. Ciò che ne può derivare è il bisogno di ritrovare una identità propria pur nella convinzione di quanto spesso sia labile il confine tra paradosso, finzione e realtà,

    L'uomo, sia che sia presente sulla scena o meno, diventa oggetto e soggetto di riflessione, indagine sul corpo e sulle sue trasformazioni comprese.
    Minimalismo, nomadismo estetico e geografico, contraddizioni culturali, sono alcuni degli spunti su cui si fondano la ricerche.

    Per ulteriori informazioni: Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento via dei Suffragio 35, Trento: orario 10.00 - 18.00 Lunedì chiuso, prenotazione per gruppi di dieci persone, visite guidate fisse: sabato 8 e 29 aprile, 13 e 27 maggio, ore 16.00: Tel. ++0461.985511 - 0461.986138 Fax 0461.237033.(Italian Network)


    A MILANO TRE GIOVANI ARTISTI IN APPLICAZIONI TECNICHE

    La mostra Applicazioni Tecniche presso la Galleria Grossetti Arte Contemporanea di Milano, curata da Martina Corgnati, esplora attraverso le opere di tre giovani artisti, l'uso dei nuovi linguaggi che non si qualificano più nel singolo genere ma nella loro contaminazione e sovrapposizione producendo delle nuove strumentazioni grammaticali dagli effetti mai visti: l'inedito è insito non nell'oggetto ma nel linguaggio.
    Ciascun artista, presente in mostra con opere eseguite appositamente per l'occasione, si esprime partendo da una posizione differente: la fotografia per Alessandra D'Agnolo e Giorgia Madiai, la pittura per Marco Miceli, ma tutti sono accomunati dalla multidiscipiinarietà dell'uso di diverse tecniche simultaneamente: tutti però poi contaminano il procedimento di partenza rispettivamente con l'uso di pittura, fotografia e pittura.

    Alessandra D'Agnolo trasforma la fotografia in fase di sviluppo e, una volta sviluppata, la dipinge con colori acrilici e gomma lacca, ponendola infine su un supporto dì vetro resina-
    Giorgia Madiai parte dalla fotografia, ma in stampa con procedimento di trasformazione, oppure in seguito, partendo dalla fotografia sviluppata, interviene in termini pittorici cromatici, per arrivare ad un risuitato non più strettamente fotografico.
    Marco Miceli prende avvio dalla pittura a olio per poi elaborare l'opera al computer, e quindi la reinventa in modo pittorico, creando una doppia immagine sia digitale che pittorica.

    La mostra propone una riflessione sul futuro dell'immagine - ma un futuro gravido di memoria, con premesse e tecniche ben definite e sperimentate come quella pittorica; gli artisti scelti infatti non rimuovono il passato per creare un futuro, ma al contrario approfittando della migliore esperienza tecnica e storica, si esprimono con un codice proprio, elaborato suila tradizione.
    Applicazioni tecniche quindi come giocoso titolo di questa mostra, che da una parte insiste suila dimensione linguistica e dall'altra sulla giovane età espositiva degli artisti,

    Per informazioni al pubblico sulla Mostra Grossetti Arte Contemporanea via Crocefisso, 5 Milano, dal 7 aprile al 9 maggio 2000, orario da martedì a sabato ore 10.00 - 13.00 / 16,00 -19,30 lunedi chiuso - Tel. ++39 02053532 fax ++39 02.866481.(Italian Network)


    MARIO SCHIFANO, IO SONO INFANTILE A REGGIO EMILIA

    Oltre 100 opere di Mario Schifano, ispirate e dedicate ai bambini e al mondo dell'infanzia, sono esposte a Palazzo Magnani a Reggio Emilia dal 16 aprile al 21 maggio 2000,
    L'itinerario espositivo presenta 25 opere di grandi dimensioni, provenienti da collezioni italiane e straniere, realizzate tra il 1965 e il 1997, ispirate ed espressamente dedicate ai bambini e al mondo dell'infanzia.

    I temi ricorrenti delle opere esposte sono rappresentati da quell'immaginario di figure che si cominciano a disegnare quando si prendono in mano la matita o i colori: l'uomo, la casa, gli animali "mitici', (i dinosauri), la natura.
    L'esposizione include anche una grande tela, dipinta nel 1996, a ,,molte mani" con i compagni di scuola del figlio.

    Mario Schifano (Homs, Libia, 1934 - Roma, 1998) è stato uno dei grandi protagonisti dell'arte italiana dei dopoguerra. Attivo fin dall'inizio degli anni Sessanta, l'artista soggiorna in America e diventa l'esponente di maggiore rilievo di quella che venne chiamata pop art italiana.
    Nelle sue opere si combinano immediatezza dell'immagine e felicità del gesto e del colore.

    La mostra di Reggio Emilia è l'occasione per un'intesa attività didattica che prevede numerosi laboratori con il coinvolgimento diretto di studenti e artisti.
    Per ulteriori informazioni sulla mostra aperta dal 16 aprile al 21 maggio:Palazzo Magnani, Corso Garibaldi 29, 42100 Reggio Emilia - Tel- ++39 0522 454437/459392.(Italian Network)


    AL CASTELLO DI MIRAMARE (TRIESTE) LE FOTO DI CARTIER-BRESSON DAL MUSEO ALINARI

    Henri Cartier-Bresson Fotografie & Disegni 1924-1999 è il titolo della mostra, allestita, dal 25 marzo al 25 giugno, alle Scuderie del Castello di Miramare, a Trieste.
    La retrospettiva di uno dei più grandi artisti di questo secolo: Henri Cartier-Bresson. presenta tutta l'attività artistica del grande maestro che racchiude un arco di 75 anni - dal 1924 al 1999 -, non solo attraverso le sue fotografie ma altresì attraverso i disegni e gli acquerelli corredata cioè dall'opera grafica e pittorica dell'artista.

    Presentata a Firenze nel 1999, Trieste è la seconda ed unica tappa italiana della circuitazione mondiale dell'esposizione. Continua in tal modo da parte di Alinari quel filone sui rapporti tra Disegno, Pittura e Fotografia inaugurato con tanto successo di pubblico e critica dalla mostra Picasso e la Fotografia e che continuerà negli anni futuri con altri sommi maestri del '900 a dimostrazione di quanto Pittura, Disegno e Fotografia siano intimamente connesse, sinergiche l'una all'altra e fonti di reciproche e ineguagliabili ispirazioni.

    L'esposizione è costituita da 160 opere, disegni, acquerelli, gouache, 2 dipinti e 40 fotografie. Quest'ultime commentate da amici, grandi artisti, scrittori e uomini di cultura di tutto il mondo che formano un Hommage al maestro organizzato da Robert Delpire.
    Le fotografie ovvero 40 momenti decisivi raccontati attraverso gli occhi attenti e veloci di un uomo che ha percorso in lungo e largo l'Europa, l'Asia e l'America dal 1932 al 1988. I commenti alle foto completano e sottolineano la personalità dell'artista che non amava farsi ritrarre, fedele a quell'ideale secondo il quale l'artista vive nell'opera e non viceversa.

    Riconosciuto da tutti come il fotografo del secolo, Cartier-Bresson, sia all'inizio della sua carriera sia all'apice della medesima, integra l'arte fotografica misurandosi con il disegno. Per Cartier-Bresson disegnare rappresenta une méditation.
    In mostra viene proiettato il film Henri Cartier-Bresson - Point d'interrogation diretto da Sarah Moon e Robert Delpire.

    La mostra, promossa dalla collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Archeologici, Artistici e Storici del Friuli-Venezia Giulia, il Comune di Trieste ed il Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari, è stata resa possibile grazie alla collaborazione delle Assicurazioni Generali, della Fondazione CRTrieste e della ACEGAS Spa.
    La mostra è aperta tutti i giorni, compresi festivi, dalle 10,00 alle 18,00.(Italian Network)


    A MILANO MICHELANGELO - BIOGRAFIA DI UN GENIO

    La mostra esposta alla Biblioteca di via del Senato a Milano ripercorre la lunga vita di Michelangelo Buonarroti attraverso l'esame della sua grafia.
    L'indagine è stata resa possibile dalla pietà storica di alcuni discendenti dell'artista che raccolsero e conservarono opere e documenti relativi a Michelangelo nella dimora fiorentina della famiglia, la Casa Buonarroti di Firenze. Qui ancora oggi si trova un nucleo di materiale michelangiolesco tanto vario e cronologicamente completo da rendere possibile un ritratto biografico come quello che il progetto espositivo propone.

    A partire dalle prime lettere e dalle poesie della giovinezza fino alla corrispondenza estrema dell'artista ormai quasi novantenne, la mostra trova il suo centro ideale in due fasi fondamentali della vita di Michelangelo.
    Il primo è il periodo fiorentino della sua maturità, con i frequenti viaggi a Roma, Carrara e Pietrasanta; il secondo è il periodo del definitivo trasferimento a Roma (1534), dove diventò architetto della fabbrica di San Pietro e dove, dopo la morte del Papa Medici, realizzò per Paolo III Farnese l'opera della piena maturità, il Giudizio Universale della Cappella Sistina.
    Le testimonianze del periodo romano documentano l'intensa amicizia di Michelangelo con il giovane patrizio Tommaso dei Cavalieri e con la poetessa Vittoria Colonna. Di particolare rilievo in questo contesto è la presenza in mostra di uno dei più alti capolavori della produzione grafica di Michelangelo che per la prima volta viene presentato al grande pubblico italiano ed europeo: il disegno raffigurante Cleopatra. Il disegno fu donato proprio a Tommaso dei Cavalieri alla metà degli anni Trenta del Cinquecento.

    L'emozionante sequenza degli originali michelangioleschi è affiancata da una scelta di dipinti, miniature, medaglie, incisioni e volumi a stampa che commentano efficacemente il percorso biografico dell'artista e da una selezione di libri del Fondo antico della Fondazione Biblioteca di Via Senato a testimonianza dell'ambiente in cui visse Michelangelo.
    Per ulteriori informazioni - sono previste visite guidate, laboratori calligrafici, attività didattiche oltre ad incontri con i curatori della mostra e conferenze d'arte che daranno la possibilità ai visitatori di conoscere e approfondire la personalità e l'attività creativa dell'artista -Tel. ++39 02 798567.
    Prenotazioni (le prenotazioni sono d'obbligo il sabato e la domenica: orario, tutti i giorni dalle 10 alle 19, giovedì 10-23, chiuso il lunedì. Tel.++39 02 542726.(Italian Network)


    L'ARTE NEGLI STRUMENTI DI LAVORO IN MOSTRA A MILANO

    La Sala Vìscontea del Castello Sforzesco ospita fino al 24 aprile 700 preziosi oggetti di lavoro raccolti nella collezione Nessi di Lugano. Oggetti che datano dal 1500 al 1800.
    I materiali della Collezione Nessi, presentati per la prima volta al pubblico, sono frutto di un'attenta ricerca in tutta Europa e saranno affiancati ad una selezione di pregevoli opere di arte applicata conservate nel Museo dei Castello, che comprendono anche il celebre compasso geometrico ideato da Galileo Galilei, costruito da Marcantonio Mazzoleni nel 1606, e del quale si conoscono solo due esemplari: l'altro è conservato nel Museo della Storia della Scienza a Firenze.

    L'iniziativa documenta, innanzitutto, la raffinatezza e la varietà degli utensili realizzati da artisti-artigiani per essere utilizzati nei campi professionali, scientifici e domestici, oltre a testimoniare il valore culturale del progetto artistico e decorativo in epoca preindustriale in tutte le sue fasì, presupposto sul quale sono nati, nella seconda metà dell'ottocento, i musei di arte applicata, di cui quello dei Castello Sforzesco è tra i più rappresentativi. Infatti, una sezione sarà dedicata alla relazione fra l'utensile e il prodotto finito, con stoffe, pizzi antichi, mobili intarsiati, avori torniti.

    Per ulteriori informazioni: Milano, Castello Sforzesco (Sala Viscontea) Orario: 9.30 - 17.30 (ultimo ingresso ore 17,00)- Lunedi chiuso. Tel. ++39 02.864.61104.(Italian Network)


    A MANTOVA A PALAZZO TE LA COLLEZIONE CHIGI SARACINI DI SIENA

    Le Fruttiere di Palazzo Te di Mantova ospitano fino al 24 aprile La collezione Chigi Saracini di Siena, che per la prima volta viene esposta fuori Siena in maniera organica, rivelando così la ricchezza di una tra le più significative raccolte private in Italia e all'estero.
    La Collezione Chigi Saracini ebbe origine tra la fine dei Settecento e i primi dell'Ottocento per iniziativa dei patrizio senese Galgano Saracini, il quale potè cosi salvare da sicura dispersione molte opere di artisti soprattutto senesi dei Duecento, Trecento e Quattrocento, oltre che dei secoli successivi. La scuola senese è, infatti, la principale protagonista di questo itinerario storico e figurativo, che allinea le preziose tavole dei Sassetta, dei Maestro dell'Osservanza, di Sano di Pietro e di Neroccio, i dipinti dei Beccafumi, dei Brescianino e di altri protagonisti dei manierismo senese, assieme a sculture dei Trecento e Quattrocento, e a bozzetti dei barocco italiano. Accanto ai pittori senesi ci sono anche gli stranieri come Mariotto di Nardo, Salvator Rosa, Simone Pignone, Bernardo Strozzi, Sebastiano Conca, Jan De Cock.

    La rassegna è organizzata dalla Città di Mantova, dal Centro Internazionale di Arte e Cultura di Palazzo Te, dalla Banca Monte dei Paschi di Siena, proprietaria della Collezione, e dalla Banca Agricola Mantovana.

    Per ulteriori informazioni: tel.++39 0376-369198.(Italian Network)


    LA DONAZIONE ZERI ESPOSTA A BERGAMO A PALAZZO DELLA RAGIONE

    La mostra sulla donazione Federico Zeri, preannunciata all'indomani della morte del critico d'arte - uno dei più importanti studiosi d'arte di questo secolo, presenta oltre 50 sculture datate tra il XV ed il XIX secolo donate da Federico Zeri all'Accademia Carrara di Bergamo.
    La donazione, che costituisce una parte molto rilevante dell'eredità di Zeri, è composta da pezzi rari e di gran pregio, tra i quali capolavori di Alessandro Algardi (1595-1654), Alessandro Vittoria (1525-1608), Pietro Berninì (1562-1629), padre dei più celebre Gian Lorenzo, Francois Duquesmoy detto Francesco Fiammingo (1597-1643), Nicolas Cordier (1567-1612), Orazio Marinali (1643-1720).

    La rassegna, grazie anche ad un suggestivo allestimento, delinea un itinerario fedele all'impegno e alla volontà di Federico Zeri di instaurare e mantenere vivo un dialogo tra differenti espressioni artistiche e, in particolare, tra scultura e pitture.
    Le sale di Palazzo della Ragione ospiteranno una selezione di dipinti provenienti dell'Accademia Carrara, sede ultima di destinazione della raccolta,
    In occasione della mostra, sette itinerari della scultura permetteranno di conoscere i monumenti, i rilievi, gli stucchi che arricchiscono gli edifici di Bergamo e del suo territorio, e di apprezzare le qualità di scultori come i maestri campionesi, Giovan Antonio Amadeo, i Sala, fino ad Andrea Fantoni e Giacomo Manzù.

    Per ulteriori informazioni: Palazzo della Ragione:orari: 10,00 - 19.00; lunedi chiuso prenotazioni. Tel++39 035 234396.(Italian Network)


    A TORINO ENRICO COLOMBOTTO ROSSO

    Promossa ed organizzata dalla Regione Piemonte la mostra Enrico Colombotto Rosso: l'eremitaggio globale
    Il pittore Enrico Colombotto Rosso, nato a Torino (7 dicembre 1925) e formatosi a Parigi nell'incontro con artisti di ritevanza internazionale: da Max Ernst a Leonor Fini ed a Stanislao Lepri, debutta sulla scena pittorica nella seconda metà del Secolo.
    Esordisce nel 1953 con tre mostre personali negli Stati Uniti al Muscunt of Arts di Providenee, in Francia alla Galerie de l'Odeon di Parigi e in Italia alla Galleria dell'Obelisco di Roma.

    Colombotto Rosso diventa punto di riferimento per numerosi esponenti dell'arte fantastica e surreale (ma anche neofigurativa) non solo a Torino.
    Negli Anni Settanta e Ottanta si dedica sempre più esclusivamente all'approfondimento della propria visione. Prende le distanze daì consensi mirati dell'ufficialità e del mercato, e vi contrappone la creatività di un lavoro vissuto come drammatica ricerca di significati, sensì dì vìta e di morte inquietanti, violenza estrema di esistere. Isolato nel proprio studio come in un eremo, soprattutto negli Anni Novanta, Colombotto Rosso ha così realizzato grandiosi cicli di opere quasì totalmente inedite, tra queste una sequenza di dipinti in nero su colore metallico argento alti due metri, le cui basi, accostate, superano i mille metri.
    La mostra torinese esemplifica sinteticamente questo itinerario dell'artista mediante un percorso antologico che si sofferma con maggiore attenzione sugli inediti degli Anni Novanta. Ne documenta quasi mezzo secolo di creatività, dal 1956 al 2000, attraverso 120 opere.

    Alle opere di Colombotto Rosso si aggiungono altre immagini, oggetti e documenti inclusi in alcune videoffistallazioni: video integrati nell'ambiente dell'esposizione (per una durata totale di tre ore) rendono quindi visibili. come ulteriori mostre virtuali, altri aspetti della creatività di Colombotto Rosso.
    La presenza della mostra su Internet, infine, ripropone anche nella rete telematica il senso dell'eremitaggio globale testimoniato dal pittore: il senso, dunque, di una riflessìone sull'esistenza formulata nella solitudine di un eremo laico, ma universalmente riferita all'umanità intera per ì problemì di fondo e per i valori profani e sacrali, più ancora che tecnologici, del messaggio.
    Nell'anno del Giubileo, l'eremo laico di Enrico Colombotto Rosso trasmette, in rete e oltre la rete, segnali alti e intensi di mistero, ricognizione cosmica, erotismo, visionarietà macabra, provocazione ironica, tensione immaginale, dignità umana.

    Sede dell'esposizione - aperta fino al 30 aprile - è la sala Bolaffi in Via Cavour, 17, a Torino, aperta dal martedì alla domenica dalle 10,30 alle 19.
    Per ulteriori informazioni:Ufficio mostre Tel. ++39 011- 4322063 - 4324400.(Italian Network)


    ADOLFO WILDT E I SUOI ALLIEVI A PALAZZO MARTINENGO A BRESCIA

    L'iniziativa a Palazzo Martinengo a Brescia affronta un nodo cruciale dell'arte scultorea italiana: il rapporto che legò Adolfo Wildt alla cerchia degli artisti cresciuti accanto a lui, come recita il titolo stesso della mostra, aperta fino al 25 aprile.
    La mostra comprende circa cento opere fra sculture e disegni di questo artista inquieto e visionario, scultore ineguagliabile nella trattazione del marmo, protagonista tra i più significativi del simbolismo italiano e del classicismo moderno.
    Wildt (1868-1931) nelle sue opere affronta una serie di problemi stilistici che i suoi allievi svilupperanno, sia pure in modi totalmente autonomi.

    Cinque le sezioni della mostra che affrontano: l'opera giovanile dell'artista, tra classicismo, simbolismo ed espressionismo. Di poverissima famiglia milanese Wildt, ad appena nove anni fu garzone presso lo scultore Giuseppe Grandi, in seguito presso Federico Villa, da cui apprese l'arte del trattare i segreti del marmo. Iscrittosi all'Accademia di Brera vi rimase appena un anno, allorchè alla Triennale espose l'opera La vedova (la liberta che amò Nerone rimanendogli fedele oltre la morte) e fu notato dal mecenate tedesco Franz Rose che,garantendogli uno stipendio, lo sollevò dai problemi quotidiani.
    Entrato in contatto con l'ambiente artistico tedesco ne acquisì la tendenza classicista e simbolista per, poi, evolvere verso un personale espressionismo. Poi, dal 1916, ritorna al periodo classico ed al Novecentismo europeo, anche se permangono nella sua opera echi simbolisti e secessionisti, cui si affiancano echi barocchi ed un tormentato ascetismo.
    L'ultimo periodo è venato di intenso lirismo. In esso evidenzia la nozione di scultura come linea e come vuoto (l'accentuazione del contrasto fra omba e luce), che verrà sviluppata più tardi dai suoi allievi più vicini (Fontana, Melotti,Broggini, Pellini, Bisi e Milani). Allievi che ebbero, tra l'altro, l'opportunità di studiare alla sua Scuola del Marno, aperta nel 1923 e successivamente trasferita all'Accademia di Brera allorchè venne chiamato alla cattedra di scultura per chiara fama.

    L'evoluzione espressiva dell'artista è anche ben delineata nella mostra dai suoi disegni, da cui all'iniziale naturalismo e dalle riminiscenze michelangiolesche, che si snodano nel primo decennio, si giunge ad un disegno di ascendenza klimtiana, caratterizzato da figure esili ed eteree dall'uso frequente della pergamena e delle lumeggiature in oro. Infine, negli anni venti, l'artista approda ad un classicismo cui si mescolano ascendenze puriste e michelangiolesche.

    Per ulteriori informazioni e prenotazioni: Palazzo Martinengo Via Musei 30, Brescia Tel.++39 039 297551. Orario 9,30-19,30. La mostra è aperta fino al 25 aprile.(Italian Network)


    LE AMAZZONI DELL’AVANGUARDIA RUSSA A VENEZIA NELLA SEDE DELLA COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM

    La Collezione Peggy Guggenheim presenta Amazzoni dell’Avanguardia, una mostra dedicata a sei straordinarie artiste dell’avanguardia russa: Alexandra Exter, Natalija Gonarova, Lubov Popova, Olga Rozanova, Varvara Stepanova e Nade da Udalcova
    Oltre 70 i dipinti messi a disposizione, per la prima volta in Occidente, da più di 30 collezioni pubbliche e private di Mosca e San Pietroburgo, e di altre regioni dell’ex Unione Sovietica, quali Kiev, Ufa, Kazan, Perm e Kirov.

    L’allestimento offre un ritratto individuale dell’opera di ciascuna artista e traccia l’evoluzione della pittura dell’avanguardia russa dall’inizio del secolo alla metà degli anni Venti, un periodo fra i più prolifici nella storia dell’arte moderna. Gli artisti ebbero, infatti, un ruolo determinante nello sviluppo del pensiero politico, ideologico e sociale ed uno dei fenomeni più singolari di quel periodo fu proprio la straordinaria opera delle artiste che guidarono l’arte russa fino agli anni Trenta. Benedikt Livshits, poeta e amico della Exter e della Rozanova, fu il primo a definire queste artiste come vere Amazzoni, cavallerizze sciite e ad affermare che esse diedero un importante impulso al movimento dell’avanguardia, promovendo quello spirito pionieristico senza il quale sarebbero stati inimmaginabili lo sviluppo e il successo del movimento.

    L’arte russa dell’inizio del ventesimo secolo aveva assimilato le idee dell’avanguardia europea, in particolar modo del Dadaismo, del Futurismo e del Cubismo, mantenendo al contempo viva la tradizione indigena dell’arte primitiva e del folklore. Alla luce di ciò la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia espone le opere accanto a quelle del Cubismo parigino e di altri artisti russi della Collezione Peggy Guggenheim ed ai Futuristi italiani della Collezione Gianni Mattioli.
    Sono passati settantasei anni dall’ultima esposizione dell’avanguardia russa, che ebbe luogo proprio a Venezia nel 1924 durante la XIV Biennale e nella quale esposero alcune delle artiste di questa mostra: fu proprio quella l’ultima apparizione del movimento in campo internazionale prima di venire soffocato nella Russia degli anni Trenta.
    A corredo della mostra il catalogo offre una serie di informazioni di carattere storico finora inedite ed analizza il contributo in campo sociale, culturale e psicologico delle artiste.

    La mostra, aperta fino al 28 maggio presso la sede veneziana della Fondazione a Palazzo Venier dei Leoni, è la prima mostra itinerante organizzata da Deutsche Guggenheim Berlin nel 1999 ed il 14 settembre sarà presentata a New York al Museo Solomon R. Guggenheim.
    Per ulteriori informazioni: Collezione Peggy Guggenheim, Dorsoduro 701 Venezia tel. +39.041.2405 411; e-mail: pgcven@tin.it. Orario d’apertura: 11.00-18.00. Chiuso il martedì, sabato orario prolungato fino alle ore 22.00.(Italian Network)


    A PARMA CAPOLAVORI DEL SETTECENTO DALLA GALLERIA DI PALAZZO BARBERINI

    Villa Mamiano di Traversolo (a Parma), sede della Fondazione Magnani-Rocca ospita dal 1 aprile al 18 giugno opere provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.
    28 i dipinti in mostra, fra opere di Vedutismo, Ritratto, Pittura di genere, del settecento, messe a confronto con l'opera interessante e anticipatrice di Julien de Parme, la cui antologica è presente nella stessa sede.

    La scelta operata da Lorenza Mochi Onori, Direttore di Palazzo Barberini, che ha curato la mostra, privilegia artisti e ambiti che consentano un confronto con il percorso artistico di Julien de Parme, artista che visse per più di un decennio a Roma proprio per affinarsi nell'arte della pittura, grazie alla protezione del potente ministro della corte di Parma, il Du Tillot.
    Tornato in Francia nel 1773, Julien si trova a competere proprio con artisti come Fragonard, Boucher, Lancret, senza riuscire mai a raggiungere il loro successo e la loro notorietà.
    Sono in mostra anche Greuze, Subleyras e Schall, mentre, tra i vedutisti, i grandi veneti Bellotto, Guardi, Canaletto e il nordico Van Wittel; tra i ritrattisti Rosalba Carriera, Angelica Kauffmann e Pompeo Batoni con un suo capolavoro; Gaspare Traversi rappresenta la Pittura di genere insieme a Giuseppe Bonito e i francesi Nicolas Lancret e Jean Frédéric Shall.

    Il confronto ravvicinato tra i Capolavori del Settecento e l'antologica di Julien, proposto dalla Magnani-Rocca, conferma il valore di quest'ultimo, se non altro, perchè seppe anticipare di almeno un decennio i temi e il modi di dipingere del neoclassicismo che verranno poi imposti dal genio di David.

    Per ulteriori informazioni: Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma), via Fondazione Magnani-Rocca, orario: 10 - 17, Tel. ++39 0521.848327 - ++39 0521.848148 Fax ++39 0521.848337, sito Internet, e-mail: info@magnanirocca.it. Studio ESSECI - Sergio Campagnolo esseci@protec.it.(Italian Network)


    AL CENTRO STUDI ANDREA PALLADIO A VICENZA JOHN SOANE ARCHITETTO

    Il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio presenta dal 15 aprile a Vicenza l’edizione italiana di John Soane Architetto (1753-1837) una mostra ideata dalla Royal Academy of Arts e il Sir John Soane’s Museum di Londra, in collaborazione con il British Council.
    L’iniziativa permette di apprezzare per la prima volta in Italia le opere di uno dei più insigni architetti, ricche di spunti e suggerimenti per i progettisti contemporanei.
    L’attualità di Soane sta nel modo con cui affronta i problemi del suo tempo, inventando tipi di edifici assolutamente nuovi, come banche, musei e ministeri. E’ un innovatore: sfrutta il ferro e la pietra artificiale come materiali da costruzione, inserisce bagni e gabinetti, insieme a sistemi di riscaldamento moderni. Afferma il ruolo dell’architetto professionista in un mondo che già subisce i guasti della speculazione edilizia.

    Il fascino dell’architettura di Soane deriva dalla magia dei suoi interni: la luce scende dall’alto e le volte sono staccate dal muro tanto da sembrare sospese, senza peso; le prospettive si moltiplicano con vedute attraverso porte o aperture, che spesso però sono solo illusioni, ottenute con l’uso di specchi. Un artista che ha oltrepassato anche i limiti convenzionali dell’architettura stessa, portandola su un terreno occupato dalla poesia e dalla musica, cioè dai sentimenti e dalle emozioni.

    Oltre 250 i modelli originali, i suoi disegni, i taccuini di viaggio, i mobili progettati da Soane, e gli stupendi disegni di Gandy, il suo segretario, che registrano tutti gli effetti di luce e di spazio voluti dall’architetto.
    Alle opere esposte a Londra sono stati aggiunti, in funzione dell’allestimento curato dall’architetto Umberto Riva, ulteriori disegni autografi di Soane relativi al suo metodo progettuale e al viaggio in Italia e nel Veneto, analizzati anche in una specifica nuova sezione del catalogo

    Infine, per l’occasione il Centro ha chiesto al grande architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg di presentare una propria personale chiave di lettura delle opere di Soane, con la mostra Risonanze Di Soane allestita in contemporanea nelle sale a pianterrreno dello stesso palazzo Barbaran da Porto, che testimonia la continuità fra passato e presente nell’architettura e la capacità di Soane di divenire stimolo per i progettisti contemporanei.
    Dopo Vicenza, le due mostre inaugureranno a fine settembre il nuovo Musèe National des Monuments Français di Parigi, definendo di fatto un itinerario europeo di musei di architettura che verrà confermato in futuro con altre iniziative e programmi comuni. In tal modo palazzo Barbaran da Porto a Vicenza si candida come vero e proprio museo di architettura italiano gestito da uno dei più importanti istituti europei di ricerca.

    Per ulteriori informazioni: Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio. La mostra rimarrà aperta dal 15 al 20 aprile, . Orari: da martedì a domenica, ore 10.00 - 18.00. Chiuso il lunedì.Tel .++39 0444.323014 fax 0444.322869, e mail: www.cisapalladio.org. Studio ESSECI, tel. e mail esseci@protec.it. e Mara Vitali Comunicazione, tel. ++39 02.781221.(Italian Network)


    A PARMA UNA GRANDE MOSTRA SU JULES VERNE FRA FANTASIA E SCIENZA

    Dal 26 marzo al 28 maggio 2000, a Palazzo Pigorini di Parma, una grande mostra su Jules Verne. Un viaggio alla scoperta del fantastico mondo di Jules Verne. La mostra dal titolo Spedizione Jules Verne, un viaggio straordinario viene curata dal conte Piero Gondolo della Riva, appassionato studioso dell’opera e della vita di questo letterato, di cui sono esposti manoscritti, edizioni rare ma anche fotografie, figurine d’epoca, ricostruzioni delle sue macchine immaginarie, marionette e teatrini antichi. Il mondo di Philes Fogg e del suo giro intorno al globo, gli oceani di Ventimila leghe sotto i mari, il futuro di Parigi nel XX secolo rivivono di fronte agli occhi dei bambini che possono visitare la mostra seguendo percorsi tematici studiati appositamente per loro (il 2, 9, 16 e 30 aprile e 7, 14, 21, 28 maggio alle ore 10, a Palazzo Pigorini).

    Personale specializzato "accompagna" i piccoli visitatori alla scoperta dell’incantato mondo di Jules Verne. Il progetto didattico approntato all’interno dell’esposizione e coordinato dal professor Mario Calidoni, esperto in didattica dei beni culturali, si articola in due percorsi. Il primo, rivolto alla fascia d’età che va dai 5 ai 9 anni, ha come tema "La Scienza giocata" e si conclude in un laboratorio dove i bambini possono trasformarsi in piccoli scienziati in erba conducendo esperimenti ispirati alle avventure narrate da Verne. Il secondo, dedicato ai ragazzi dai 9 ai 12 anni, verte sulla lettura. In questo caso il percorso viene completato da un laboratorio di lettura dedicato ai preadolescenti con testi scelti tra i romanzi di Verne. I percorsi tematici e i laboratori didattici restano aperti, previa prenotazione, anche durante i giorni feriali per le scolaresche che desiderano visitare l’esposizione su Jules Verne.

    Per informazioni e prenotazioni: Palazzo Pigorini, strada Repubblica 29, Parma; tel. 0521-218967; fax 0521-231142; Indirizzo Internet www.comune.parma.it/pigorini oppure Iat (Informazioni accoglienza turistica), via Melloni 1/b; tel. ++39 0521-218889.
    Contemporaneamente si terranno alcune conferenze a cura dell’associazione culturale Galileo di che affronteranno quattro temi al confine tra scienza ed immaginazione. Ciascun tema sarà brevemente introdotto ed illustrato da uno dei ricercatori di "Galileo"(Italian Network)


    EMANUELE LUZZATI - VIAGGIO NEL MONDO EBRAICO

    La triennale di Milano ospita ancora per pochi giorni una interessante mostra dedicata all'opera di Emanuele Luzzati sui temi del mondo Ebraico. Particolarmente interessante, anche perché inedita in Italia, vuole essere un omaggio alle sue radici, riscoperte durante il forzato esilio a Losanna negli anni della Seconda Guerra Mondiale,
    La Mostra, realizzata per iniziativa dei Centro Culturale Primo Levi di Genova, e con il patrocinio della Comunità Ebraica di Milano, intende diffondere la conoscenza dell'Ebraismo nei suoi aspetti molteplici e, in particolare, il concetto di Ebraismo, capace di integrare al proprio interno culture di storia e provenienze diverse,

    Suddivisa in specifiche sezioni, l'esposizione presenta 196 lavori, tra disegni, libri illustrati, grandi poster, bozzetti per il teatro, figurini, modellini, maschere, e ceramiche, Per finire, i disegni animati per il famoso cortometraggio Jerusalem.
    L’illustrazíone e i libri: la prima sezione Emanuele Luzzatti raccoglie un centinaio di illustrazioni per libri pubblicati fra il 1950 e il 1998.
    Un’altra sezione è dedicata al teatro e comprende modellini di scenografie, pannelli, costumi utilizzati per gli spettacoli quali Lea Lebowlz, rappresentata al Teatro Nuovo di Milano nel 1947, e il Golem, rappresentato al Maggio Musicale Fiorentino nel 1969, ambedue di Alessandro Fersen, e, inoltre, il Dibbuk, opera lirica di Ludovico Rocca, rappresentata al Teatro Regio di Torino nel 1982.
    Dagli anni '50 agli anni '70, la ceramica è stata una delle attività fondamentali della produzione artistica di Emanuele Luzzati, attività legata quasi esclusivamente alla Fornace Pozzo della Garitta dei Bartolomeo Tartarolo (il Bianco), ad Albissola, in collaborazione con vari architetti come Gustavo Pulitzer, Dora Gad e Nino Zoncacia. Molti suoi pannelii si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Inghilterra e Israele. Fra gli oggetti in Mostra la Lampada di Hannukah, in terracotta e smalti policromi, che sarà donata al Museo della Sinagoga di Casale Monferrato.

    Nella sezione grafica si trovano pù di 20 manifesti realizzati da Luzzati per mostre, eventi culturali e spettacoli.
    Infine, i cortometraggi: dal cortometraggio Jerusalem realizzato nel 1990 per il Museo della Città di Gerusalemme, con Giulio Gianini, autore insieme a Luzzati dei cortometraggi Il Flauto Maglco, Pulcinella e La Gazza Ladra, gli ultimi due insigniti della nomination all'Oscar.

    La mostra è stata allestita una prima volta al Museo Sant'agostino di Genova nel 1992, ed ha proseguito il suo cammino a Trieste (Palazzo Costanzi), Casale Monferrato (Museo della Sinagoga), Te] Aviv (Beith Ariela), Gerusalemme (Tempio Italiano) e Venezia (Museo Ebraico).

    Per ulteriori informazioni: Palazzo della Triennale - Milano, Orario 10:00 - 20:00, dal Martedì alla Domenica. - Chiuso il lunedì. Tel ++39 02 724341, Fax: 02189010693, e-mail: Triennale@comm2000.it.(Italian Ntework)


    A MILANO IN TERRASANTA DALLA CROCIATA ALLA CUSTODIA DEI LUOGHI SANTI

    Una grande mostra promossa dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano, con la collaborazione dello Studium Biblicum Franciscanum, centro di studi religiosi, storici e archeologici della Custodia di Terra Santa, si propone di fare rivivere mille anni di storia, di cultura, di arte a Palazzo Reale a Milano dal 17 febbraio al 21 maggio.
    Oltre 400 opere fra le quali capolavori di scultura come i capitelli scolpiti alla fine del 1100 da un artista francese al seguito dei Crociati; di pittura come l’affresco proveniente dal Getsemani, o gli straordinari dipinti su tavola di Pacher restaurati per l’occasione e già lo scorso anno presentati per la prima volta, prima del restauro, come fulcro della mostra allestita nelle storiche sale dell’Abbazia di Novacella.

    La mostra è frutto del lavoro congiunto e appassionato di un comitato scientifico che ha visto la sua guida in p. Michele Piccirillo, uno fra i maggiori studiosi al mondo di mosaici, e da oltre quarant’anni attivo sugli scavi che in Israele, Giordania, Siria hanno portato alla luce e consentito di studiare a fondo reperti come i cicli musivi del Monte Nebo, la mappa di Madaba, il villaggio di Qubeibeh (Emmaus).
    Le opere d’arte si accompagnano ad altri reperti archeologici, monete, incisioni, strumenti militari e strumenti per la vita quotidiana, testimonianze del servizio ai pellegrini offerto dai frati Minori della Custodia di Terra Santa, un’istituzione francescana dedita al servizio del Luoghi Santi, all’assistenza dei pellegrini e alla cura pastorale e culturale delle comunità cristiane locali, nata con bolla di papa Clemente VI emanata il 21 novembre 1342. Ma la presenza francescana in Medio Oriente era già iniziata nel 1217 quando, a conclusione del Capitolo Generale tenutosi in Santa Maria degli Angeli presso Assisi, san Francesco chiese ai suoi frati di viaggiare per il mondo ed egli stessi si diresse in Egitto accolto benevolmente dal sultano.
    L’attività della Custodia di Terra Santa è oggi presente in Israele, Palestina, Giordania, Siria, Egitto, Cipro e Rodi. Per la Custodia lavorano oltre 300 religiosi, provenienti da 32 nazioni, che si avvalgono della collaborazione di 130 religiose di varie Congregazioni femminili. Ed i santuari affidati alla Custodia sono 74, fra principali e secondari, compresi il Santo Sepolcro in Gerusalemme, la basilica della Natività a Betlemme e la basilica dell’Annunciazione a Nazareth.
    Oltre all’attività edilizia, pastorale, sociale, caritativa e alla cura e conservazione dei santuari, i Francescani della Custodia sono dediti allo studio storico-archeologico dei Luoghi Santi e alla divulgazione scientifica.

    La mostra offre dunque al grande pubblico da un lato la possibilità di avvicinarsi a tesori d’arte altrimenti invisibili, e dall’altra l’emozione di una sorta di viaggio sulle tracce dei pellegrini che a partire dai Crociati hanno ricercato i luoghi delle origini della cultura dell’Occidente cristiano.
    Il viaggio è reso ancora più coinvolgente dalla presenza di immagini anche odierne di questi luoghi, che consentono di collocare la storia in un mondo reale, ancora oggi capace di suscitare emozioni, di stimolare la ricerca, meta forse nel periodo della mostra, del pellegrinaggio dello stesso Pontefice, e comunque luogo simbolo dell’incontro e dello scontro di popoli, tradizioni, fedi, che hanno segnato lo sviluppo dell’Occidente e che ancora oggi ne sono alla base.

    La sezione introduttiva della mostra si apre con una ricognizione su ciò che la Terrasanta, soprattutto attraverso il fenomeno delle Crociate, ha rappresentato nel processo di formazione dell’identità dell’Occidente cristiano. Seguono i santuari crociati in Terrasanta e la vita quotidiana, San Francesco e la nascita della Custodia di Terra Santa, la Custodia di Terra Santa e le Nazioni cristiane d’Occidente

    Per ulteriori informazioni: Milano, Palazzo Reale, 17 febbraio-21 maggio, tutti i giorni 9.30-18.30, giovedì 9.30-22.30, chiuso lunedì. Tel e prenotazione biglietti: ++3902 43 91 11 19 Fax 02 43 98 99 56 e-mail ardeadue@tin.it.(Italian Network)


    DA CATANIA A MILANO UNA PERSONALE DI FILIPPO LA VACCARA

    Vive a Catania e nei suoi dipinti trattiene la luce ed i colori dell'isola mediterranea oltre alla vita quotidiana ed alla tradizione dei cantastorie siciliani.
    Per la prima volta l'artista espone a Milano traducendo sulla tela e sulle grandi figure di gesso scolpito una panorama di storie e di ricordi della storia personale e della cultura isolana.
    Nei suoi dipinti si alternano immagini di animali domestici, come il gatto che affiora da un fondo verde e sembra tenere le zampe lo skyline di una città, ed altri che ibridano il loro corpo come segni mitoologici arcaici.

    Tra le quinte pittoriche si aggirano le grandi sculture di gesso dipinto. La superficie bidimensionale della tela e della carta, è sostituita da un corpo reale, di colore bianco, morbiso, levigato a cera, sul quale Filippo La Vaccara disegna occhi, bocche e qualche sintetico dettaglio. Emerge una figura dove l'umano e l'animale si sovrappongono in un sogno, o forse in un enigma.

    La mostra è visitabile alla galleria Salvatore + Carolina Ala, Via Monte di Pietà 1, Tel. ++39 02 8900901.(Italian Network)


    A PADOVA CAMILLO BOITO - UN’ARCHITETTURA PER L'ITALIA UNITA

    La definizione di uno stile nazionale per l’architettura della nuova Italia unita: questo il tema attorno al quale si sviluppa l’ampia e documentata mostra che Padova dedicherà, dal 1 aprile al 25 giugno nel Museo al Santo, a Camillo Boito (Roma 1836 - Milano 1914), architetto ma anche critico d’arte e narratore.
    Non è casuale il fatto che sia proprio Padova a dedicare una mostra al grande architetto: in questa città cui Boito lasciò molte delle sue opere fondamentali, cercando di imprimere in esse quell’italianità nell’architettura, al cui linguaggio stava cercando di contribuire con una propria teoria propria.

    Camillo, fratello di Arrigo, studiò a Padova e all’Accademia di Venezia, dove nel 1856 fu chiamato da Pietro Selvatico come professore aggiunto alla cattedra di architettura; dal 1860 al 1908 insegnò architettura a Brera e, dal 1865, per quarantatré anni, anche al Politecnico di Milano.

    Padova, all’indomani dell’annessione al Regno d’Italia, affronta la questione urbanistica dotandosi di un nuovo piano regolatore che prevede l’adeguamento della città alle "esigenze della moderna civiltà". In questo contesto Boito - fratello di Arrigo, che a Padova aveva studiato ed all'Accademia di venezia - viene chiamato a dare il suo contributo su varie questioni specifiche e gli viene affidato il difficile e delicato compito di intervenire nell’area medioevale del Palazzo della Ragione con la progettazione del Palazzo delle Debite.
    Altri suoi contributi in città sono la realizzazione di una scuola-modello, la sistemazione del convento antoniano a sede del Museo Civico (ed ora sono proprio i locali da lui progettati ad accogliere la mostra), l’ampliamento del camposanto e soprattutto gli interventi sulla chiesa-simbolo della città: la Basilica di sant’Antonio.

    Teorico di un "restauro rispettoso della storia" ovvero delle successive stratificazioni, ebbe modo di mettere in pratica le sue teorie in imprese importanti come il restauro della Pusterla di Porta Ticinese a Milano, città dove realizzò anche il progetto per la Casa di riposo dei Musicisti "Giuseppe Verdi".
    Ripercorrere, come fa la mostra, la vicenda padovana del Boito consente di conoscere i principali temi da lui affrontati nella sua molteplicità di interessi di storico, di critico e in generale di studioso del mondo delle arti. Temi legati alla valorizzazione dei monumenti del passato, alla definizione del nuovo stile, alla realizzazione di nuovi tipi edilizi con rimandi anche a quella storia dell’architettura e delle arti da lui spesso evocata.
    I "precetti" enunciati e realizzati dal Boito influenzarono l’architettura e gli architetti del suo tempo: il riferimento al Medioevo nazionale come fonte di ispirazione viene ripreso in non pochi progetti di quegli anni, come da conto la sezione intitolata a "La maniera".

    Una importante selezione di dipinti, soprattutto di scuola veneta, introduce, poi, alla dimensione di Boito critico d’arte.
    Infine il rapporto tra l’architetto e la Basilica del Santo: nel grande complesso antoniano egli ha modo, a partire dagli anni Novanta, di affrontare molti temi di carattere architettonico e decorativo, a cominciare dalla famosa risistemazione dell’altare del Donatello, dopo che le sculture erano state disperse nei vari settori della basilica.

    La mostra indaga, nelle sei ampie sezioni, altrettanti momenti dell’attività boitiana, dagli anni della formazione tra Venezia e l’Europa, all’attività a Padova, all’indomani dell’annessione della città al Regno, che coincise con la volontà di rinnovarsi della città nella sua fisionomia urbanistica, nei servizi e nella stessa architettura dei palazzi pubblici.
    Una terza sezione è riservata ai Grandi Progetti che videro Boito impegnato come progettista ma anche come consulente o membro di Giuria. Sono progetti che si collocano soprattutto nel campo dell’edilizia civile e comprendono una serie molto estesa di temi, dal cimitero, all’edificio scolastico, al grande immobile a destinazione residenziale e commerciale.

    Padova, Museo Civico di piazza del Santo, 1 aprile - 25 giugno 2000 Orari: 9,30 - 12,30 / 15 - 18; lunedì chiuso. Informazioni: tel. ++39 049.8204544 fax 049.8204545.Prenotazione visite guidate: tel. ++39 049/8204562, fax. ++39 049.8204545 Ufficio stampa:Studio ESSECI e-mail esseci@protec.it.(Italian Network)


    UNA PINACOTECA PER L’OTTOCENTO ALLA PINACOTECA CIVICA DI TREVISO

    Una mostra del tutto particolare, quella sulla pittura dell'Ottocento alla Pinacoteca Civica di Treviso, che raccoglie molte opere solitamente sparse per gli uffici pubblici del nostro Paese. L'iniziativa consentirà la scoperta e riscoperta di un nucleo veramente qualificato di opere, solo in parte sino ad oggi esposte, compresi alcuni autentici capolavori.

    A rendere ancora più interessante questa ampia esposizione, è la presentazione, per la prima volta in modo organico, della celebre Raccolta Giacomelli, nucleo tra i più importanti della Pinacoteca Civica.
    A legarlo al museo della sua città provvide Sante Giacomelli, esponente di spicco della borghesia trevigiana, che aveva raccolto nel suo fastoso palazzo una quadreria contemporanea pressoché unica nel suo genere in tutto il Veneto: essa è particolarmente esemplare del gusto ottocentesco essendo presenti soggetti storici e letterari, di contenuto, talora esplicitamente patriottico, aperta anche al gusto per l’esotismo, la veduta, le scene di genere.
    Estremamente interessante anche la scelta degli autori, quasi tutti attivi, come docenti, all’Accademia di Venezia intorno alla metà del secolo.

    Nella Raccolta Giacomelli troviamo rappresentati Francesco Podesti (Il primo giorno del Decamerone) e Ludovico Lipparini (Lord Byron che giura sulla tomba di Botzari), Eugenio Moretti Larese (La morte di Dante) e Odorico Politi (Elena rapita da Teseo e Piritoo, e giocata ai dadi), Michelangelo Grigoletti (Susanna e i vecchioni) e Natale Schiavoni (due episodi di ambiente orientale); ma vi sono anche artisti "rivoluzionari" come Ippolito Caffi (La benedizione di Pio IX dal Quirinale di notte) e Luigi Querena (Veduta di Venezia al tramonto).
    Accanto al nucleo Giacomelli, l’Ottocento è documentato a Treviso da altre opere di assoluto rilievo, testimonianza della storia di una istituzione che prende avvio nel 1851 in seguito al lascito di una trentina di dipinti di varia epoca da parte della contessa Margherita Grimaldi Prati. Di questo primo lascito fa parte lo straordinario Ritratto di Margherita Grimaldi Prati, capolavoro di Andrea Appiani eseguito nel 1811.
    Ai dipinti pervenuti in dono con diversi lasciti, si aggiunge alla fine del secolo l’acquisto da parte di Luigi Bailo di quella che può essere considerata l’opera prima di Francesco Hayez: un Gruppo di famiglia in cui il pittore compare all’età di 16 anni.

    Nel corso del Novecento alcune belle acquisizioni arricchirono ulteriormente la pinacoteca.

    UNA PINACOTECA PER L’OTTOCENTO Museo Civico Luigi Bailo (Borgo Cavour 24), dall’11 marzo al 25 giugno 2000. Orari: da martedì a venerdì: 9.00 - 12,30 / 14.30 - 17.00; sabato e domenica: 9.00-12.00 / 15.00-19.00.
    Per ulteriori informazioni: tel. e fax. ++39 0422.591337 - tel. ++39 0422.658442, Studio ESSECI tel. ++39 049.663499. Email esseci@protec.it(Italian Network)


    TORINO -QUOTIDIANA. IMMAGINI DELLA VITA DI OGNI GIORNO NELL'ARTE DEL XX SECOLO

    Fino al 21 maggio è aperta al Castello di Rivoli, Museo d'Arte Contemporanea, la mostra Quotidiana.lmmaginí della vita di ogni qíorno nell'arte dei XX secolo oltre 200 opere di maestri dell'arte moderna e di protagonisti delle tendenze dell'arte contemporanea.
    L'iniziativa vuole essere un'esaustìva riflessione sull'arte dei nostro secolo e su come questa abbia interpretato la vita di ogni giorno.

    Con questa mostra viene inaugurato lo spazio espositivo della Manica Lunga, la seicentesca pinacoteca di Casa Savoia, così chiamata per il suo sviluppo in lunghezza che ne fa un edificio originale se non unico dalle inusuali dimensioni di 140 metri per 7 metri
    L'attività espositiva di circa sei mostre all'anno, la Collezione Permanente, i metodi innovativi dei Dipartimento Educazione, sono gli strumenti che fanno dei Castello di Rivoli il principale luogo in cui, oggi, ìn Italia sia possibile avvicinarsi all'arte contemporanea cogliendone le molteplici complessìtà. E Quotidiana vuole porsi come uno di questi strumenti in quanto intende avvicinare il pubblico ad una tematica che attraversa tutta l'arte visiva del Novecento, quella del rapporto fra cultura d'avanguardia e vita quotidiana, elemento centrale in molte fra le più importanti ricerche artistiche dei nostro secolo.

    La mostra si apre con le opere del primo Novecento di Giacomo Balla per proseguire con i dipinti dei Futurismo a cominciare dai lavori di Umberto Boccionì. Quest'ultimo, emblematico esempio dello spirito della mostra, elabora il suo rivoluzìonario linguaggio su temi in realtà consueti quando non domestici, come i ritratti della madre, che divengono inaspettatamente simboli della "modernità" celebrata dai futuristi.
    Artisti quali Gìacomo Balla, Umberto Boccioni e Marcel Duchamp hanno enfaticamente negato, ciascuno a modo suo, le convenzionali distinzioni tra arte e vita - fondate sull'idea di una qualità artistica intrinseca e trascendente. I futuristi italiani, tra cui Balla e Boccionì, abbracciarono un ipermodernismo particolarmente aggressivo nel liquidare la tradizione artistica. Auspicavano la demolizione dei musei, mentre le loro opere assorbivano il quotidiano in termini di contenuto - dinamìche scene di vita urbana - nel contempo incarnando la tendenza ad estendere il futurismo ad ambiti artistici non eccelsi, quali gli abiti di tutti i giorni, l'arredo stradale e gli oggetti da cucina. Collocandosi politicamente tra una megalomania immatura e un idealismo ricco di buone intenzioni, questi artisti furono storicamente vitali non per volontà di potere, bensì perché seppero insistere sulla necessità di dare all'arte l'occasione di ripartire da zero e godere di ordinaria rilevanza umana.

    L'istanza del quotidiano appare nell'adozione dell'oggetto comune in ambito dadaista e surrealista, a cominciare dai cosiddetti "Merzbílder' di Kurt Schwitters e dai Uready-made" di Marcel Duchamp, che tanta influenza hanno avuto sull'arte susseguente. A partire dal secondo dopoguerra si possono poi citare il New Dada di Robert Rauschenberg, basato sull'adozione di immagini ed oggetti banali, i film "underground", spesso dedicati alla registrazione di eventi quotidiani in tempo reale, dì Andy Warhol, le immagini "pop" di Claes Oldenburg. Negli anni Sessanta Mìchelangelo Pistoletto raffigura uomini e donne comuni, anonimi, sopra superfici specchianti che interagíscono con il tempo e lo spazio reali, mentre i ritratti di Gerhard Richtor richiamano e contraddicono il realismo fotografico.
    Le tendenze dell'epoca presente sono rappresentate dalle opere di artisti come Nan Goldin, Thomas Struth, Grazia Toderi e Jeff Wall, fino al più giovani, dove la riflessione critica sulla realtà si mescola con una elaborazione fantastica, e le scelte linguistiche si fanno estremamente variegate, dalle sfides di Beat Strouli aì cumuli dì caramelle di Felix Gonzaìez-Torres, dai ritratti fotografici domestici di Richard BUlingham alle sculture funzionali di Andrea Utel.

    In occasione della mostra il Dipartimento Educazione organizza una serie di attività specifiche comprendenti un corso di aggiornamento e visite precognitive per insegnanti, laboratori, programmi specifici per scuole di ogni ordine e grado, week-end per le famiglie.
    Per ulteriori informazioni: Tel.++39 0 11 9565213.(Italian Network)


    IL DUECENTO A BOLOGNA AL MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO

    Al Ducento. Forme e colori del Medioevo a Bologna è dedicata la rassegna allestita dal 15 aprile al 16 luglio al Museo Civico Archeologico.
    La mostra, che rientra nel programma di Bologna 2000 Capitale Europea della Cultura, è organizzata dai Civici Musei d'Arte Antica e curata da Eugenio Riccòmini e Massimo Medica.

    Bologna nel 200, con i suoi 50 mila abitanti, le 10 mila case e i 2000 studenti, era più abitata di Roma, Parigi, Londra o Colonia e poteva contare su una economia vivacissima e sul prestigio di uno Studium universitario che la rendeva crocevia della cultura dell'intero Continente. Come nel caso di altre città padane, la maggiore autonomia politica e l'affermazione delle magistrature comunali fu resa possibile, alla morte di Enrico VI nel.1197., dall'allentarsi del potere imperiale sui domini italiani; ma ancor più epico, per Bologna, doveva essere poi il contrasto vittorioso con il nuovo imperatore Federico II, che quelle stesse autonomie cercò di annullare. E ancora a Bologna si consumò, in una lunga prigionia dorata, la vita del figlio di Federico, il mitico Enzo, re e poeta.

    In quegli anni viene innalzato il Palazzo del Comune, creata l'attuale Piazza Maggiore, sorgono grandi complessi conventuali come quelli di San Domenico e di San Francesco, le chiese si arricchiscono di straordinarie opere d'arte commissionate ai grandi artisti locali ma anche ai maestri che, come Giunta e Nicola Pisano, Cimabue e più tardi Giotto, giungono a Bologna da altre città.
    La grande mostra DUECENTO. Forme e colori del Medioevo a Bologna documenta questo eccezionale periodo storico riunendo, per la prima volta, oltre 150 opere concesse da decine di istituzioni nel mondo (tra le quali il Getty Museum, l'Escurial, la Biblioteca Capitolare di Toledo, quella della Cattedrale di Gerona, la Nationale di Parigi, il Museum of Fine Arts di Boston, la British Library di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Szépmuvészeti Museum di Budapest) e da chiese, musei e collezioni bolognesi.

    Capolavori dell'arte di tutti i tempi, come la "Maestà" di Cimabue o la grande Croce di Giunta Pisano affiancati a capolavori di scultura come i gruppi dell'Arca di san Domenico di Nicola Pisano, di oreficeria, come il celebre Reliquiario di san Luigi, insieme a decorazioni libraria, testimonianza del livello assoluto raggiunto dai miniatori degli scriptoria monastici e conventuali non meno che da quelli laici impegnati per le Corporazioni cittadine e lo Studio universitario. Completano la mostra, affreschi staccati, vetrate dipinte, avori cesellati, tessuti e altri magnifici esempi del livello raggiunto dalle arti applicate, insieme a documenti sullo sviluppo urbano della città e dei suoi principali edifici.

    Per ulteriori informazioni: Bologna, Museo Civico Archeologico (via dell'Archiginnasio 2), dal 15 aprile al 16 luglio 2000. Orario 9 - 19, chiusi i lunedì non festivi e il giorno 1 maggio. Tel. ++39 051.203930 / 939 fax ++30 051.232312; email: MuseiArteAntica@comune.bologna.it.
    Prenotazioni visite guidate per scolaresche e gruppi: presso Guide d'Arte, tel. 051.4214652 Email asscgart@iperbole.bologna.it(Italian Network)


    CONEGLIANO VENETO OSPITA 60 DIPINTI DI SERENA NONO

    SERENA NONO.FIGURE è il titolo della mostra allestita a Conegliano Veneto, a Palazzo Sarcinelli, fino al 2 aprile.
    60 i dipinti esposti, ovvero la produzione di Serena Nono degli ultimi otto anni, ovvero la la personale più importante ed esaustiva che finora sia stata dedicata a questa giovane artista che, dopo una formazione compiuta a Londra, ha deciso di tornare a vivere e dipingere a Venezia.

    Sono le figure, e delle figure i volti, i soggetti preferiti da Serena Nono. Una lunga galleria di ritratti, ora muti, svuotati, recuperati nella loro più essenziale plasticità ha scritto Francisco Jarauta, sottolineando come in essi si nascondano e si condensino le cifre della vita.
    È una pittura di forte spessore, nel senso letterale e metaforico del termine, costruita talvolta da pennellate grasse di colori che dai toni bruniti del fondo, aiutano le figure, gradatamente illuminandole, a emergere.

    E singolarmente si sviluppa il concetto di emersione di un processo quindi che è sviluppo delle potenzialità espressive del corpo e del volto in particolare, concordano tutti i critici che hanno scritto della pittura di Serena Nono. Ciascuno di volta in volta precisando il proprio giudizio per quanto pertiene il silenzio colmo di attese e ansietà, piuttosto che per la ricerca di una "struggente bellezza" o per quel senso di "stare" delle figure che significa cambiare e permanere, "stare per, essere sul punto di, stati di attesa, corpi sul limite del movimento".

    Per ulteriori informazioni: Conegliano, Palazzo Sarcinelli, dal 19 febbraio al 2 aprile 2000. Orario: mattino 9.30-12.30; pomeriggio dalle 15 alle 19. Chiuso il lunedì. Tel. ++39 0438.412647. ESSECI tel. ++39 049.66349.(Italian Network)


    CON PIERO GUCCIONE.D'APRÈS UN MAESTRO DELL'ARTE CONTEMPORANEA A CONEGLIANO

    Palazzo Sarcinelli, a Conegliano Veneto ospita nello stesso periodo della personale di Serena Nono, dal 19 febbraio al 2 aprile 2000, Piero Guccione.
    Una raccolta di 20 dipinti e 50 pastelli di uno tra i maestri riconosciuti dell'arte contemporanea italiana le cui opere nascono dall'idea di produrre una copia dei grandi maestri del passato. In realtà Guggione crea opere nuove con uno stile inimitabile ma resta il segreto che è anche il fascino dell'esposizione di verificare quanto un'artista riesca a rimanere interamente se stesso, univocamente riconoscibile, anche nel momento in cui la sua ispirazione si confronta con alcuni tra i capolavori senza tempo dell'arte occidentale.

    Un percorso iniziato nei primi anni settanta, quello di Guccione, con Bacon e Munch come primo riferimento, quindi, nel 1980, con gli otto fogli del "Quadernetto maltese" tutti imperniati sulla Decollazione di San Giovanni del Caravaggio e proseguito negli ultimi dieci anni con particolare intensità e ricchezza di esiti. A tutti questi artisti Guccione ha guardato non per omaggiarli banalmente, ma per intima necessità, la stessa che ha guidato la scelta, significativamente ristretta, dei soggetti, tutti accomunati, come ha scritto ancora Roberto Tassi, oltreché da "suprema bellezza" anche da "vita suprema".

    Per ulteriori informazioni: Palazzo Sarcinelli, dal 19 febbraio al 2 aprile 2000. Orario: mattino 9.30-12.30; pomeriggio dalle 15 alle 19. Chiuso il lunedì. Informazioni per il pubblico: tel.++39 0438.412647.(Italian Network)


    GRAFICA E SCAMBIO DI ESPERIENZE IN INCISIONE CONTEMPORANEA: MILANO SAN PAOLO

    All'insegna dell'interscambio culturale la mostra Incisione Contemporanea: Milano San Paolo, ospitata a Milano alla galleria Venti Correnti inserita nel progetto di collaborazione tra Italia/Brasile, avviato nel 1998 con la prima esposizione presso il Centro Culturale San Paolo in Brasile e nella sede del MUNA, Museo Universitario dell'Arte nella città di Uberlandia.
    Un progetto nato dall'impegno di un gruppo di dodici giovani artisti (sei italiani e sei brasiliani) che esprimendosi in forma grafica danno vita alla propria visione artistica.

    La mostra deve il suo sviluppo al persistente lavoro dei dodici artisti animati dal desiderio di ampliare le prospettive e di promuovere nuovi temi di riflessione sulle innumerevoli proposte suscitate oggi dall'incisione.
    Gli artisti sono: gli italiani Cristian Boffelli, Daniela Lorenzi, Francesca Gagliardi, Massimo Petringa, Paolo Curti, Valeria Manzi; i brasiliani Francisco Josè Maringelli, Helena Freddi, Maria Leonor Dècourt, Moa Simplìcio, Renata Basile, Selete Mulin.

    Oltre alle opere grafiche in mostra sarà presente anche l'album Meridiani-Meridianos, frutto di un lavoro che ha visto riuniti gli artisti italiani e brasiliani per discutere le esperienze e le diverse proposte in uno stimolante scambio di esperienze e di sperimentazioni. L'album riflette le inquietudini, le similitudini e le differenze dei rapporti culturali fra i due Paesi.
    Senza disdegnare le tecniche convenzionali, il gruppo incorpora gli sviluppi della materia e del vocabolario contemporaneo, e nelle sue ricerche riflette l'unicità del percorso e della sensibilità di ciascuno pur contrassegnati da una individualità non trasferibile. ça convergenza degli artisti del gruppo, si afferma nella ricerca di una chiarezza plastica che assicura all'incisione una vitalità permeata dalle questioni attuali dell'arte, da nuovi modi di vedere e di rappresentare il mondo.

    Per ulteriori informazioni: Galleria Venti Correnti, Milano via Cesare Correnti, n.20, da martedì a sabato dalle 15 alle 20, chiuso domenica e lunedì, dal 19 gennaio al 26 febbraio.

    DAL MEDIO EVO A CANOVA SCULTURE DEI MUSEI CIVICI DI PADOVA DAL TRECENTO ALL'OTTOCENTO

    La ricchezza e l’importanza della Pinacoteca Civica padovana sono ben note, non altrettanto noto è il rilievo della raccolta di sculture, la gran parte delle quali mai esposta o assente da molte decenni dai percorsi museali aperti al pubblico. Una lacuna che viene ora colmata da una straordinaria esposizione sulle testimonianze scultoree dal Trecento all’Ottocento, di ambito padovano-veneto ma non solo.
    Tra le opere più antiche, i laterali di portale con i Santi Agostino e Domenico della demolita chiesa di Sant’Agostino, affiancati ai grifi e ai leoni anch’essi provenienti dalla demolizione di qualche edificio sacro e testimonianza di un maturo linguaggio gotico.

    Tra i pezzi trecenteschi, straordinaria per finezza esecutiva è la Madonna con Bambino di Rinaldino di Francia.
    Il Quattrocento a Padova è un secolo fondamentale per l’arte ed, in particolare, per la scultura, basti pensare alla lunga attività locale di Donatello ma, anche, del Bellano, dei Lombardo e del Briosco. Dei Maestri o delle loro qualificate botteghe, l’esposizione propone notevolissime testimonianze.

    Tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento si sviluppa a Padova la "dinastia" dei Minello, il cui capostipite, Giovanni, inizia come collaboratore di Pietro Lombardo.
    Un analogo gioco di influenze, per lo meno intorno ad uno specifico tema, quello del Compianto, lo si verifica anche tra il modenese Guido Mazzoni e Andrea Briosco detto il Riccio, figure di primo piano nella scultura del Cinquecento, i cui lavori su questo tema sono affiancati in mostra.
    Il Cinquecento è documentato anche da opere di primissimo piano di altri artisti e tra loro figure di primo piano come Tiziano Minio ad Alessandro Vittoria.
    Il barocco è presente con le opere del fiammingo Giusto Le Court e soprattutto di Filippo Parodi.
    Molto nutrita è la serie di scultori veneti attivi nel territorio tra Seicento e Settecento. Mentre, la stagione canoviana è documentata da pezzi notevoli come la statua di Alvise Varallesso in veste di Esculapio la Stele Giustiniani.Notevole è infine la collezione di busti ottocenteschi raffiguranti le personalità del tempo.

    Da questa interessantissima esposizione non poteva sortire una storia organica della scultura veneta tra Medio Evo e Ottocento ma emerge l’altissima qualità della raccolta di sculture dei Civici Musei. finalmente apprezzabile grazie a questa esposizione.
    Per ulteriori informazioni Musei Civici agli Eremitani, 20 febbraio - 30 giugno 2000. Ufficio Stampa: Studio ESSECI, tel. ++39 049.663499 Orario: 9 - 19, lunedì chiuso. Prenotazioni: tel. ++39 049.8204513 fax ++39 049.820456.(Italian Network)


    PICASSO. SCOLPIRE E DIPINGERE LA CERAMICA A PALAZZO DEI DIAMANTI DI FERRARA

    Le opere di uno dei protagonisti dell'arte fra il XIX ed il XX secolo esposte dal 20 febbraio al 21 maggio nelle sale di Palazzo dei Diamanti: sculture e pitture in ceramica del grande artista spagnolo, Picasso, che, esposte per la prima volta nelle mostre della Royal Academy of Arts di Londra (1998) e del Metropolitan Museum of Art di New York (1999), hanno ottenuto un eccezionale successo di critica e di pubblico.
    Una parte della sua produzione artistica, prima pressoché sconosciuta, che consente di rileggere in modo nuovo altri aspetti del suo lavoro. Non si tratta infatti dell’opera di un ceramista ma di un artista geniale che si è avvalso di questo linguaggio espressivo con la stessa forza creativa con cui ha usato il pennello, lo scalpello o la matita. A dimostrarlo, oltre all’altissima qualità di queste ceramiche, è il fatto che in più di un caso sono state proprio esse ad ispirare le sue tele, le sue sculture e la sua grafica.

    Nel 1946 Picasso soggiorna con Françoise Gilot a Golfe-Juan sulla Costa Azzurra e, rispondendo all’invito del suo direttore, Romuald Dor de la Souchère, prende possesso del primo piano del Château Grimaldi di Antibes, l’attuale Musée Picasso, per dipingervi quadri di grandi dimensioni. Tutto infatti, in quegli anni, concorre alla sua felicità e alla sua esaltazione: il ritorno alla luce dopo l’incubo della guerra, la presenza accanto a lui di una giovane e bella compagna, Françoise Giloti, l’adesione al partito comunista sentito come simbolo della speranza democratica, il fascino di una regione in cui Renoir e Matisse hanno riconosciuto l’Arcadia. È in questo stato d’animo che Picasso visita Vallauris, invitato da Suzanne e Georges Ramié, proprietari di una piccola fabbrica di ceramiche. Vi torna l’anno seguente, nel 1947, con una grande quantità di disegni che diventeranno i bellissimi vasi zoomorfi e le splendide "tanagra", opere tra le più affascinanti della sua produzione ceramica.Per più di vent’anni, fino alla morte, Picasso non smetterà di sperimentare questo mezzo espressivo. Ama la creta docile e morbida, il mistero del colore che si svela solo dopo l’azione del fuoco, l’attesa nell’atelier che crea una tensione stimolante.

    In un solo anno Picasso realizza più di duemila opere, prima utilizzando le tecniche tradizionali, poi creandone di nuove. Questo suo modo di procedere, da artista e inventore e non da artigiano, non ha equivalenti a Vallauris. Forse l’unico caso analogo è da ricercare oltre le Alpi, nella piccola città di Albisola, dove Lucio Fontana, sullo scorcio degli anni Quaranta, svolge, anch’egli da artista, un’intensa sperimentazione sulla ceramica.

    La mostra presenta 200 opere originali, mai esposte nel nostro paese, tra le quali vasi, piatti, brocche, lastre, piastrelle, mattonelle dipinte, oltre che vere e proprie sculture in creta, provenienti per la maggior parte dalle raccolte della famiglia, ma anche da collezionisti privati di tutto il mondo e da musei ai quali Picasso stesso donò pezzi tra i più pregiati: il Musée Picasso di Antibes, il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Musée d’Art Moderne di Céret, il Museu de Ceramica di Barcellona, il Würth Museum di Künzelsau e il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

    Per ulteriori informazioni sulla mostra: orario: 9.00 - 19.00 tutti i giorni feriali e festivi. Prenotazioni gruppi: tel.++39 0532/209988-204828; fax ++39 0532/203064 Ufficio stampa: Studio ESSECI, tel. ++39 049.663499.(Italian Network)


    A COMO MARIO MERZ E LA LUCE DI VOLTA

    Nell'ambito delle celebrazioni del Bicentenario dell'invenzione della pila di Alessandro Volta (1799-1999), la città di Como rende omaggio all'illustre scienziato dedicandogli un'opera d'arte contemporanea di grandi dimensioni coinvolgente l'ambiente: una istallazione luminosa creata per l'occasione da Mario Merz su Porta Torre, realizzata con luce elettrica.
    Perchè Porta Torre? Storicamente chiamata Porta Vittoria, è stato il principale accesso alla città medioevale e la prima grande opera difensiva del periodo. Costruita nel 1192 come architettura militare, fu urbanisticamente punto di riferimento costante nella vita e nell'opera dello scienziato. Fu nel Palazzo degli Studi, sede del liceo a lui dedicato, che Volta svolse dal 1775 al 1778 attività di ricerca e come docente di Fisica sperimentale. All'interno del liceo è tuttora custodita una collezione di strumenti scientifici di inestimabile valore, utilizzati da Volta stesso.

    L'installazione policroma di dimensioni elevate, realizzata con tubi a luce fluorescente e' composta da 14 elementi che formano diverse parole: sulla facciata sud l'artista ha creato la scritta città irreale, mentre negli archi della facciata nord si leggetorre - oriente - rebus - radice - elemento.
    L'opera, ideata con luce ad energia elettrica, crea un rapporto dinamico tra arte e ambiente ed è visibile a chi si accinge a raggiungere il centro di Como.

    Mario Merz è nato a Milano e si è dedicato alla pittura da autodidatta dopo aver abbandonato gli studi. Esordisce nel 1953 con un lavoro espressionista per evolvere poi verso una interpretazione informale. Dal 1967 partecipa all'attività del gruppo di artisti definito Arte Povera, il cui intento era quello di ricercare un contatto diretto con la vita quotidiana nei suoi elementi naturali più comuni, ma anche con i materiali tecnologici "naturalmente" presenti nella quotidianità moderna.
    Il neon attraversa le opere di Merz,apprezzate in Italia ed all'estero, dai quadri tridimensionali alle bottiglie, al plexigas, al ferro e legno, sempre trapassati dai tubi luminosi. Il neon di Merz penetra le forme dei suoi igloo, si compone nella serie numerica elaborata dal matematico Fibonacci, dà luogo ad oggetti spiraliformi come chiocciole e turbini, o ancora scritte luminose, spostando l'attenzione dall'oggetto all'energia.

    L'evento è nato dalla volontà del Comitato Comasco per le Manifestazioni Voltiane, in collaborazione con l'assessorato alla Cultura della Regione Lombardia e con il sostegno della Fondazione Ratti, ed è un omaggio significativo che l'arte contemporanea dedica al genio di Volta.
    L'iniziativa dal 24 gennaio si protrae fino al 30 aprile. Per ulteriori informazioni: Comitato Comasco per le manifestazioni voltiane: Tel.++39 031 252436. Tel.++39 031 271470.(Italian Network)


    LE OPERE DI JULIEN DE PARME PER LA CORTE DUCALE

    Dopo la Svizzera, dov'era nato nel 1731, anche l'Italia rende omaggio, dal 12 febbraio al 30 aprile, a Julien de Parme con una raffinata mostra, grazie alla collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma e della Pinacoteca Züst di Rancate, a Parma - città da cui l’artista svizzero derivò l’appellativo.
    Ospitata nella Villa di Corte di Mamiano di Traversetolo, sede della Fondazione Magnani Rocca, un'ambientazione che ricorda il clima storico che vide crescere i rapporti tra il Maestro e Guillaume-Léon Du Tillot marchese di Felino, potente ministro della Corte di Parma e grande protettore di Jiulien. Tant'è che per riconoscenza verso il mecenate Julien assunse l’appellativo de Parme, anche se visse per molto tempo all'estero, Roma e Parigi.

    Splendida la serie di opere che realizzò per la corte ducale. Opere che vennero, poi, trasferite dopo l'Unificazione del Regno d'Italia a Palazzi Pitti e che, grazie alla mostra e all’importante intervento di restauro, tornano a Parma.
    Di Julien de Parme (1736 - 1799) si conoscono oggi non più di una ventina di dipinti e una cinquantina di disegni. Ambiziose per i soggetti, propri dei successivi grandi maestri, le sue opere sorprendono e suscitano ammirazione. Deliberatamente, l'artista volge infatti le spalle alla pittura francese alla Boucher, allora di moda, guardando all’antico e a Raffaello. E, senza ombra di dubbio la sua arte si pone tra i tentativi più audaci per "rigenerare la pittura" europea, qualche anno prima che David vi si applicasse con il successo che a Julien de Parme è mancato.

    La mostra documenta l’intera produzione sino ad oggi nota di Julien, ivi compreso lo straordinario nucleo di Palazzo Pitti. Un capitolo particolare è dedicato a Simon Julien e a Pierre Julien, tante volte confusi con Julien de Parme.
    In copia anastatica è, inoltre, incluso un documento d’eccezione: il catalogo delle opere appartenute a Julien de Parme (capolavori, fra gli altri, di Raffaello, Leonardo e Parmigianino), pubblicato nel 1794 in occasione della vendita ed esistente in copia unica presso la Biblioteca di Ginevra.

    Sede della mostra è la Villa di Corte di Mamiano di Traversetolo, sede della Fondazione Magnani Rocca creata da Luigi Magnani (1906-1984), dove è ospitata un’importante raccolta d’arte con opere, tra gli altri, di Gentile da Fabriano, Carpaccio, Durer, Tiziano, Rubens, Van Dyck, Goya, Fussli. Notevole è inoltre la collezione di arte contemporanea con disegni di Ingres, Monet, Cézanne, De Chirico e un’ineguagliabile serie di olii, disegni e incisioni di Giorgio Morandi. Un patrimonio che si è arricchito, nel 1989, con l’acquisizione di un importante olio di Julien de Parme, la Battaglia tra i Romani e i Sabini interrotta dalla Sabine, riportato così al territorio di ideale appartenenza.
    Nella villa - posta al centro di un grande Parco - è stata lasciata il più possibile invariata l’originale collocazione dei mobili per conservare la sua atmosfera di casa vissuta.

    Per ulteriori informazioni: Mamiano di Traversetolo (PR), Fondazione Magnani Rocca (via Magnani Rocca). Orario: 10 - 17. tel. ++39 0521.848327 - ++39 0521.848148.

    I DUE VOLTI DEL SAPERE - UNA MOSTRA SUGLI SVILUPPI SCIENTIFICI A TORINO

    Carlo Alberto, con Regio Decreto del 9 ottobre 1848, scindeva la Facoltà di Scienze e Lettere dell'Università di Torino nelle due Facoltà di Scienze Fisiche e Matematiche e di Belle Lettere e Filosofia. Dal 1849, anno in cui iniziava il cammino separato delle due Facoltà torinesi, si dipana un percorso lungo 150 anni per arrivare fino a oggi.
    A testimoniarlo una mostra che segue il percorso che ha visto scuole di pensiero crescere e confrontarsi, riflettere sull'impianto teorico o applicativo delle singole discipline ed apportarvi un nuovo bagaglio di conoscenze, creare competenze ed istituire un dialogo con il mondo scientifico nazionale ed internazionale, in una sorta di simbolica staffetta il cui testimone è giunto fino a noi.
    I due volti del sapere nasce dalla collaborazione di studiosi appartenenti ai vari settori disciplinari delle due Facoltà, animati dal desiderio di tracciare la storia di queste due Istituzioni e di mostrarne il ruolo nell’istruzione universitaria, nella società e nella cultura. Ma è, anche, l'occasione di valorizzare e di far conoscere ad un ampio pubblico le importanti collezioni custodite nei Musei, negli Archivi e nelle Biblioteche delle due Facoltà.

    Tre le sezioni: una cronologia illustrata inquadra nel contesto storico i momenti più significativi con uno sguardo sul panorama culturale nazionale e internazionale e con riferimento a quegli eventi che, direttamente o indirettamente, hanno inciso sulla vita accademica.
    Un percorso storico, articolato per aree disciplinari, seguendo le fila della ricerca scientifica e dell'insegnamento attraverso le figure di maggiore spicco e offrendo una documentazione il più possibile varia: libri, riviste, manoscritti e lettere, ma soprattutto strumenti scientifici, modelli di superfici matematiche e di fiori, tabelloni didattici, carte geologiche e geografiche, esemplari di animali estinti, calchi in gesso di sculture, come pure documenti inconsueti, quali caricature o articoli tratti dai quotidiani. Per una disciplina recente come l'Informatica si dà spazio a piccoli esperimenti e, nel settore dedicato alla sezione torinese dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il visitatore può, vedere la traccia lasciata dai raggi cosmici in una camera a diffusione. La Mostra offre, inoltre, la possibilità di conoscere, in accurate ricostruzioni che utilizzano oggetti d'epoca, la realtà quotidiana del lavoro di ricerca di un laboratorio chimico e di uno biologico di fine Ottocento.

    La terza sezione ha per tema le Facoltà oggi. Per ogni settore si illustrano l'attività di ricerca, le collaborazioni di tipo interdisciplinare, i rapporti con la comunità scientifica, con l'industria e con il mondo della scuola, i laboratori, le biblioteche e i centri di calcolo. Particolarmente interessante lo spazio dedicato all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed ai Misteri dell'infinitamente piccolo.
    La mostra è aperta fino al 24 marzo presso il Museo Regionale di Scienze Naturali, dal lunedì al venerdì, ore 10-18.(Italian Network)


    A TRENTO UNA RICOSTRUZIONE DELL’ARCA. LE IPOTESI SUL DILUVIO PROSSIMO VENTURO

    Promossa ed organizzata dal Museo Tridentino di Scienze Naturali, a Palazzo Sardagno, ideata e coordinata dal direttore dell’Istituto, Michele Lanzinger, la mostra sul diluvio universale, aperta fino al 21 maggio, con una ricostruzione dell'ARCA di Noè.
    Per renderla possibile sono state riunite competenze scientifiche che vanno dalla storia delle religioni, all’archeologia, alla storia dell’arte, oltre che, naturalmente, alla storia dell’ambiente e della scienza.

    Nella sezione dedicata a Il Diluvio nella Genesi e nella storia delle tradizioni delle diverse culture è indagato il significato del Diluvio nell’Antico Testamento e la presenza del Diluvio nelle diverse culture della storia antica del Vecchio e del Nuovo Mondo, attraverso eccezionali testimonianze archeologiche Una sezione è dedicata alla Iconografia del Diluvio con straordinarie opere d’arte di grandi maestri.

    Dall’archeologia e dalla storia dell’arte e delle religioni, alla storia delle scienze ed ecco il Diluvio come paradigma scientifico, alla base delle interpretazioni della nascente geologia e paleontologia in periodo rinascimentale e ancora oggi paradigma con il quale la scienza continua a confrontarsi.
    In esposizione, una serie di reperti paleontologici che si riferiscono specificatamente al Diluvio (Homo diluvii testis, Arca diluvii, ...), rare illustrazioni scientifiche da testi geopaleontologici dal Seicento all’Ottocento.

    Ancora il significato dell’evento Diluvio per le scienze contemporanee: le attuali conoscenze di Climatologia e Idrologia, di Paleoclimatologia e Geologia del Quaternario, vengono utilizzate per produrre modelli interpretativi a giustificazione del mito del Diluvio.
    Tra questi hanno un peso particolare la trasgressione marina postglaciale e l’inizio del Neoglaciale (cfr. Atlantico), gli eventi a carattere straordinario (El Niño).

    Dal passato al futuro, con il Diluvio prossimo venturo. Il mito del Diluvio qui viene adottato per parlare dei cambiamenti climatici globali inquadrandoli nell’ambito delle variazioni naturali (es. assetti astronomici, variazioni stocastiche, ecc.) ma anche del ruolo e della responsabilità dell’Uomo nell’indurre variazioni globali (gas serra, ozono, deforestazioni, ecc.).

    Infine, il Diluvio nell’immaginario collettivo, sezione che presenta documenti della letteratura divulgativa scientifica e religiosa, film, fumetti, opere letterarie dal Rinascimento a oggi. E l’Arca per il prossimo millennio in una dimensione che punta lle tematiche culturali e sociali.

    Museo Tridentino di Scienze Naturali. Orario: 9.00 - 12.30/14.30 - 18.00 tutti i giorni. lunedì chiuso. Informazioni: Tel. ++39 0461 270311, 270307 fax. ++39 0461-233830 Sito Internet: e_mail caola@mtsn.tn.it in collaborazione con: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo tel. 049/663499 fax 049/655098.(Italian Network)


    NATURA MORTA LOMBARDA A PALAZZO REALE DI MILANO

    La Natura Morta Lombarda, intesa come lo schermo sul quale si proiettano i sentimenti, le tempeste che agitano il cuore degli uomini. La mostra Natura Morta Lombarda, la prima delle "Esplorazioni nella Storia dell’Arte" del programma precisato due anni fa dal Responsabile Scientifico delle attività espositive di Palazzo Reale, Flavio Caroli.
    Una sessantina di opere custodite in musei pubblici e collezioni private risultato di una scelta che si è maturata nella soglia fra Tardo manierismo e Barocco che in Europa, nelle Fiandre e nei Paesi Bassi, in Germania e in Spagna come in alcuni stati della penisola italiana, Milano e Roma nello specifico. Un contesto europeo, fatto di contatti, relazioni e scambi, a dispetto delle spaccature politiche e dei conflitti religiosi che dividono i paesi.

    Milano costituisce un centro produttivo culturalmente vivace, aperto all’esterno e contemporaneamente capace di esportare i propri modelli e le proprie invenzioni. Dal terreno fertile del naturalismo lombardo, dalla rinnovata scienza della natura del Cinquecento maturo, emerge un interesse nei confronti dei frutti della terra che trova i suoi esiti più originali nelle ridotte dimensioni delle tavole di Fede Galizia e di Panfilo Nuvolone e di altri autori anonimi.
    La nevralgica seconda sezione della mostra è dedicata proprio a illustrarne la diversa fisionomia. Lo sviluppo successivo della mostra, inoltrandosi nel cuore del Seicento e nel Settecento testimonia il cambiamento di gusto e di funzione che il soggetto nella natura morta conosce, dal dipinto di studio alla decorazione ambientale, segnale di un successo anche merceologico di una pittura altrimenti, da una critica accademica, considerata "minore" rispetto al soggetto sacro o di storia. Il prosieguo dell’esposizione risulta pertanto distinto in alcune sezioni ordinate in relazione alla natura del soggetto rappresentato:l’evoluzione della composizione di fiori, la rappresentazione della cucina, per giungere al trionfo dei frutti e ortaggi.
    Una sezione originale è costituita dai ritratti di strumenti musicali del bergamasco Evaristo Baschenis, del conterraneo ma attivo anche a Milano Bartolomeo Bettera, di Pier Francesco Cittadini, con una citazione al virtuosismo nella fedeltà della riproduzione ottica, alle soglie dei trompe-l’oil, del reggiano Cristoforo Munari.

    Il percorso si conclude idealmente con le spoglie ma intense nature morte di Giacomo Ceruti, uno degli interpreti più significativi della "vita silenziosa" degli oggetti. Mostra nella mostra, la sezione monografica dedicata alle straordinarie testimonianze dell’arte della "Pomologia artificiale" di cui fu interprete eccelso Francesco Garnier Valletti, le cui opere scientifico-naturalistiche, custodite all’Università degli Studi di Milano ed esposte in questa mostra, stupiranno i visitatori.

    Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo) fino al 2 aprile 2000. Orari: tutti i giorni: 9.30 -18,30; martedì e giovedì 9,30 - 22,30; lunedì chiuso. Prevendita biglietti: TicketOne tel. ++39 02.392261. Prenotazioni scuole e gruppi, visite guidate: Ad Artem : tel. ++39 02.6597728. Ufficio stampa: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo tel. 049.663499 fax 049.655098 Email esseci@protec.it.(Italian Network)


    L'OTTOCENTO NELLE COLLEZIONI DEI MUSEI CIVICI DEL VENETO

    Per la prima volta sei importanti musei di altrettante città del Veneto coordinano la loro attività di catalogazione e di ricerca per presentare al pubblico, in modo omogeneo, la documentazione di un secolo importante dell'arte italiana, l'Ottocento. Ne emerge una panoramica di straordinario interesse culturale che stupisce per qualità e ricchezza.

    Molte sono le opere che, grazie a questa iniziativa, escono per la prima volta dai depositi e da luoghi sino ad oggi non accessibili al pubblico.
    Padova propone una selezione di circa 150 tele, allargando la sua indagine anche al Novecento e concludendo così la ricognizione che ha consentito la realizzazione della nuova Pinacoteca agli Eremitani;
    Vicenza ha allestito, in diverse sedi museali, un centinaio di selezionatissime tele e sculture;
    Bassano, che alle proprie collezioni dell'Otto e Novecento aveva già riservato una mostra, offre ora la catalogazione completa delle sue opere dei due secoli;
    Belluno coglie questa occasione per presentare i suoi capolavori ma anche per allargare il discorso a ciò che significò l'Ottocento per la città;
    Treviso anticipa con la sua mostra un futuro percorso museale, possibile con il trasferimento delle raccolte più anche a Santa Caterina;
    l'Accademia dei Concordi a Rovigo, infine, preferisce soffermarsi in modo specifico su un grande suo paesaggista, Giuseppe Biasin.

    Ciascuno dei Musei affronta il comune tema - l'arte dell'Ottocento - in piena autonomia, consentendo però il delinearsi di un affresco complesso ed affascinate.
    Alla Regione Veneto il compito di mettere in rete l'iniziativa ed i relativi musei e di stimolare il turista a percorrere l'intero circuito museale, usufruendo anche delle facilitazione consentite da una speciale card distribuita dai musei che prendono parte all'iniziativa e che consente l'ingresso a prezzo ridotto a tutte le sedi coinvolte.
    Per ulteriori informazioni: Regione del Veneto - Dipartimento Cultura - Informazione - Flussi Migratori, tel.++041.2792734 fax 041.2792685; E-mail dir.cultura@mail.regione.veneto.it.(Italian Network)


    A ROMA I TIRANNICIDI IN VETRINE ALLA CALCOGRAFIA NAZIONALE

    Alla Calcografia nazionale di Roma si esponevano per tradizione nelle vetrine su via della Stamperia le stampe appena tirate per incentivarne la diffusione. C'era costantemente una vetrina riservata a Puranesied una scelta di vedute di Roma: Si puntava molto su Pinelli perché molto gradito al pubblico. E, poi, dagli anni trenta una vetrina fu dedicata agli incisori moderni: da Maccari a Morandi, a Bartolini. Insomma erano divenute un riferimento abituale ed amato da collezionisti, studenti ed artisti.
    Alle vetrine della Calcografia - dal 1975 riunita al Gabinetto Nazionale delle Stampe nell'Istituto Nazionale per la Grafica - è dedicata una nuova iniziativa che dovrà garantire all'Istituto una continuità di informazione sugli sviluppi artistici nelle tecniche che sostituiscono le sue collezioni storiche. Nell'arco di un decennio saranno realizzate una serie di mostre con una scelta di opere di artisti contemporanei eseguite con le tecniche del Museo (disegno, stampa, fotografia). Ogni anno artisti e temi delle mostre saranno scelti da curatori europei o stranieri.

    La mostra inaugurale Tirannicidi - Vetrina I: il disegno (fino al 7 maggio) ha registrato l'apporto degli artisti: Stefano Arienti, Paolo Canevari, Sandro Chia, Enzo Cucchi, Ferruccio De Filippi, Maria Lai, Vettor Pisani, Cesare Tacchi ed altri…
    Dal 17 maggio al 4 giugno è la volta de: la stampa , con Faisal Abdu Allah, Monica Carocci, Alessandro Pesoli, Stefano Ricci, George Segal, Mimmo Paladino, Alessandro Pessoli, Gianluigi Toccafondo….
    Nei mesi di giugno e luglio toccherà a: la fotografia.
    In tutte e tre le tecniche artistiche le opere degli artisti contemporanei diviene possibile indagare l'ampiezza di accezione, propria o metaforica, degli strumenti, dei metodi, dei gesti. Dal confronto diretto con la definizione convenzionale delle tecniche e con l'autorità del museo, ogni singolo gesto artistico si configura come segnale di continuità o di rottura con la definizione accademica. La tecnica tradizionale ribadendo la sua storia ed i suoi strumenti, accompagna le inflessioni del linguaggio di ogni artista, assumendo nelle diverse interpretazioni un valore di contrasto individuale ed assoluto.

    Per ulteriori informazioni: aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19 in Via della Stamperia n.6 a Roma, Tel.++39 06 699801; sito internet: www.beniculturali.it/grafica .(Italian Network)


    A CASTEL SANT'ANGELO MAX PEIFFER WATENPHUL E L'ITALIA

    Promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con il patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia, la mostra Max Peiffer Watenphul e 1 Italia, a Castel'Santangelo nella Sala Paolina.
    Max Peiffer Watenphul (1896-1976) aveva trovato già all'inizio degli anni Venti il grande tema della sua arte, i paesaggi dell'Italia meridionale. Nel dopoguerra creò un'immagine completamente nuova di Venezia. Lunghi viaggi lo avevano portato a Parigi, nel sud della Francia, in Messico, Marocco, ma il paese che elesse a patria spirituale fu proprio l'Italia.

    Il pittore ritornò sempre a Positano e a Ischia, affascinato dalle terre del sud si recò spesso anche in Sicilia, Puglia, Calabria e in altri luoghi della Campania.
    Come pochi pittori di quel periodo, cercò di afferrare in modo intenso i diversi aspetti del paesaggio italiano come messaggio spirituale e concetto ideale.
    Le rappresentazioni di Max Peiffer Watenphul non sono che il qualitativo risultato di interpretazioni chiaramente composte e rappresentazioni interiori di immagini di paesaggi e città, acquisite attraverso l'attenta osservazione.

    L'intento della mostra è non solo di offrire al pubblico una panoramica del lavoro dell'artista, ma anche la sintesi del suo processo creativo, caratterizzato dal dare forma artistica ad un soggetto attraverso variazioni. In tutto questo non c'è alcun limite. E quindi molto del suo effetto sta proprio nel senso della misura, che questo artista si impose per tutta la vita, nella tematica e nella relativa modificazione, intelligente e pregevole.
    50 i dipinti esposti, tra cui alcune opere giovanili del periodo in cui l'artista era al Bauhaus e molti paesaggi italiani. Inoltre, sono presenti 28 fotografie degli anni Trenta provenienti da Museo Bauhaus-Archiv di Berlino, che l'artista fece durante i suoi soggiorni romani.

    La vita e l'opera di Max Peiffer Watenphul (1896-7976) sono caratterizzate da una grande intelligenza e da una sottile consapevolezza estetica. La sua pittura vive dell'osservazione e prende forma sopratutto in paesaggi e nature morte, In questo processo lo interessano soprattutto i colori e la luce. Il tema dominante della sua arte: il mondo mediterraneo ed egli è uno degli interpreti più importanti dei paesaggi meridionali nella pittura tedesca dell'epoca moderna.
    Prima di dedicarsi definitivamente alla pittura, Peiffer Watenphul intraprese diversi studi -cominciò con quelli di medicina per passare poi a quelli di giurisprudenza, che portò a termine laureandosi, La sua vocazione per la pittura maturò negli anni di studio a Monaco di Baviera, quando vide nella libreria d'arte di Coliz opere di Paul Klee, che lo colpirono talmente da fargli nascere il desiderio di diventare suo allievo. Klee tuttavia lo indirizzò al Bauhaus di Weimar, dove si trattenne dal 1919 al 1922. Lì frequentò il corso di Itten, e da ospite quelli di Feininger e Kandinskij.

    La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19. Lunedì chiuso, biglietto d'ingresso è gratuito sotto i 18 e sopra i 65 anni Tel ++39 06 6819111.(Italian Network)


    A PISTOIA GENTE DI TOSCANA PER RACCONTARE L'EMIGRAZIONE

    Attraverso centinaia di foto, documenti, lettere, cartoline, testimonianze messe insieme con un lavoro certosino durato molti anni, la mostra Gente di Toscana ricostruisce le partenze, gli avventurosi viaggi, il difficile ambientamento, le scalate sociali dei tanti toscani che dalla fine del Settecento a oggi lasciarono la propria terra per cercare fortuna in ogni angolo del mondo.
    Cuore dell'esposizione sono i destini di migliaia di famiglie della montagna pistoiese, della lucchesia, della Lunigiana, dell'isola d'Elba che lasciano i loro affetti e le loro radici per costruire una nuova vita in Francia o in Inghilterra, in Svizzera o in Germania, o in nuovi mondi, come l'Argentina o l'Uruguay, il Brasile o gli Stati Uniti, e più avanti, anche il Sudafrica e l'Australia. E' storia di uomini che lottano contro l'emarginazione e la povertà, e di uomini che si affermano grazie al loro mestiere: è il caso dei figurinai lucchesi, dei librai lunigianesi, o degli scalpellini di Carrara. Ed è anche la storia di uomini di talento, che se ne vanno non per bisogno, ma per mettersi alla prova: come Filippo Mazzei, di Poggio a Caiano, che diviene amico del Presidente Jefferson e contribuisce alla costruzione degli Stati Uniti d'America e la sua figura sarà ricordata 150 anni dopo da John Fitzgerald Kennedy.

    Il percorso della mostra si dipana a partire dalla fine del Settecento. L'emigrazione non ha ancora le dimensioni di massa che raggiungerà dopo la metà del secolo successivo; i movimenti migratori sono per lo più stagionali e riguardano migliaia di agricoltori. Diverse sono le motivazioni che spingono invece i primi scalpellini apuani a spostarsi negli stati Uniti: agli inizi dell'Ottocento il presidente degli Stati Uniti li chiama ad ornare il Campidoglio di Washington.
    Dalla seconda metà dell'Ottocento il distacco è quasi sempre definitivo perché le mete di chi parte sono dall'altra parte del mondo. Nei porti del nord e del sud America si riversano ingenti masse di emigranti, ignari della lingua e spesso con una idea vaga della loro destinazione
    A partire dalla fine del secolo i toscani aprono brecce anche nell'angolo più lontano del mondo, l'Australia. E prima di divenire proscenio di una emigrazione di massa, il continente ospita professionisti toscani che offrono un contributo notevole alla costruzione di città come Sidney e Melbourne.

    Ma l'emigrazione raccontata è anche quella degli esuli politici: sono gli anarchici e socialisti a cavallo tra Otto e Novecento, che talvolta girano di nazione in nazione. Figura emblematica di questa fase il toscano Pietro Gori, avvocato, poeta, militante comunista anarchico, definito per i suoi lunghi spostamenti in Europa e America fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del nuovo secolo, il "cavaliere errante dell'anarchia". Altra figura, certamente singolare, quella del pisano Giovanni Rossi, che nel 1890 fonda in Brasile la Colonia Cecilia, esempio di comunità anarchica basata sulla proprietà collettiva dei beni e il libero amore. Ma sono anche gli oppositori del regime fascista e tra di loro viene posta giustamente in risalto la figura dei fratelli Rosselli, uccisi in Francia in un attentato nel 1937.

    La mostra procede sino all'ultima ondata migratoria, quella del secondo dopoguerra, e finisce mostrando tutte le iniziative messe in atto affinchè i toscani che vivono all'estero mantengano e sviluppino il rapporto con la terra d'origine: un rapporto garantito dall'attività della Crete e dalla vivacità delle 68 associazioni di Toscani che operano in tutti e cinque i continenti. E saranno proprio queste associazioni i principali fruitori della mostra: dopo il debutto di Pistoia (la mostra resta aperta fino al 14 maggio) Gente di Toscana comincerà il suo tour nei luoghi della nostra regione più toccati dall'emigrazione e nelle città del mondo dove più forte è la presenza di toscani. (Italian Network)


    TORNANO I MACCHIAIOLI A ROMA AL MUSEO DI VIA DEL CORSO

    André Chastel li definì I cugini maggiori degli Impressionisti, un'affermazione che appare oggi riduttiva, come evidenzia la grande mostra che porta nella capitale I Macchiaioli a cinquant'anni di distanza dall'ultima esposizione organica sui Macchiaioli del 1956.
    Il ritorno romano al Museo del Corso,fino al 24 settembre, vede localizzata l'attenzione sugli anni Sessanta dell'Ottocento, un decennio che rappresenta il vertice della "pittura di Macchia", il suo momento più unitario e insieme organicamente creativo.
    A rappresentare il momento: più di ottanta opere, tutte di grande qualità, concesse da istituzioni pubbliche e da collezioni private degli artisti che operavano a Firenze e in Toscana negli anni tra il 1855 e il 1867, ovvero il periodo immediatamente antecedente e seguente l'Unità d'Italia.

    Firenze, a metà Ottocento, era il punto di convergenza di artisti che decidevano di viverne il "romanticismo storico", una novità rispetto alla tradizione accademica, che venne violentemente scosso dagli echi della Esposizione Universale del 1855 ed in particolare dalla Scuola di Barbison e dai paesaggi ispirati direttamente dal vero.
    Ma la grande novità venne dall'esperienza di Telemaco Signorini che nella seconda metà degli anni Cinquanta esegue una serie di vedute in cui il contrasto fra le luci e le ombre viene esasperato, come lui stesso più tardi teorizzò, una pittura di macchia che, mentre sottolinea fortemente le masse e i profili delle cose, ne sintetizza le forme dell'opposizione fra la luce, tendente al massimo al chiaro, e l'ombra, tendente essenzialmente al nero. L'apparente somiglianza con i bozzetti del periodo barocco, portano la critica più allineata a stigmatizzare le opere dei "macchiaioli" come "non finite", allontanando anche i possibili acquirenti.
    Ma la guerra del '59, che vide molti degli artisti partire volontari, divenne soggetto preferito delle opere partecipanti al concorso che, all'indomani dell'Unità, venne promosso da Bettino Ricasoli. Al realismo delle opere ispirate alle vicende storiche faceva da contrappunto il lirismo, derivato da modelli d'oltralpe, dei paesaggi e delle vedute di Nino Costa, giunto in quegli anni da Roma a Firenze.
    La macchia di Signorini, la lezione di Costa e la tematica del concorso Ricasoli, vinto da Giovanni Fattori, costituirono altrettanti impulsi sui quali si plasmarono i Macchiaioli.

    Nel decennio '60-'70, il gruppo affina il proprio linguaggio. E' possibile isolare momenti straordinari di aggregazione, come quello di Signorini e Cabianca a Portovenere, di Signorini, Banti, Cabianca, Borrani e Abbati nei dintorni di Firenze, di Borrani e Sernesi sull'Appenino Pistoiese, di Lega, Signorini, Abbati e Borrani a Piagentina, di Fattori a Livorno e poi a Castiglioncello con Sernesi, Abbati e Borrani.
    Ad accomunarli erano anche gli ideali politici: radicali, garibaldini e mazziniani, avevano lottato per l'unità nazionale, ma uscivano sconfitti dalla soluzione monarchica e dal governo di destra di Bettino Ricasoli. E forse questa loro sconfitta politica e un conseguente rifiuto del paese li portò, più o meno coscientemente, a confinarsi in una pittura extra cittadina, a esaltare la vita della campagna, a non intendere le nuove realtà industriali, a esaltare la modesta moralità borghese e l'operosa attività contadina e pastorale, ignorando e disapprovando lo spirito imprenditoriale e le trasformazioni urbane e sociali.

    I macchiaioli, ignorati in vita dal gusto ufficiale e dal pubblico, ebbero un generoso protettore in uno degli ingegni critici più vivaci nel campo storico artistico di tutto il nostro Ottocento: Diego Martelli. Li aiutò, ospitandoli anche nella sua tenuta di Castiglioncello, tentando anche, senza successo, di mettere in rapporto impressionisti e macchiaioli, due scuole che gli sembravano guardare con occhi nuovi la natura nella sua qualità luminosa.

    Per ulteriori informazioni e prenotazioni: Museo del Corso (via del Corso, 320) a Roma, tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00; chiuso il lunedì, tel. ++39 06.6786209.(Italian Network)


    ANDREA CONTI IN MOSTRA A TORINO CON IL SUO REALISMO MAGICO

    E' stato definito realismo magico ma anche misticismo decadente quello di Andrea Conti, l'artista vercellese che la Regione Piemonte ospita nella sede espositiva di Piemonte Artistico e Culturale a Torino.
    La mostra di Conti, solo pochi giorni fino al 13 maggio, è una sintesi di sessant'anni di pittura. Dal ritratto alla natura morta alle composizioni spaziando attraverso una gamma infinita di tematiche con la figura femminile dominante. L'artista è un rotrattista affermato su scala internazionale e lo dimostra l'attività di tutti questi anni.

    Il paesaggio che fa da sfondo ai volti, alle figure femminili spesso trasfigurate è il paesaggio del Monferrato collinare dove l'artista vive e lavora in un antico palazzo nobiliare del settecento.
    Un passato da insegnante di figura al Liceo Artistico di Vercelli, Andrea Conti si lascia affascinare dal sentimento della vita costruendo dentro ai suoi dipinti un'atmosfera di magica intimità.

    Per ulteriori informazioni sulla mostra: Tel.++39 011 432 3312.(Italian Network)


    AI CONFINI DELLA TERRA - SCULTURA E ARTE IN PORTOGALLO 1300 - 1500

    E' aperta fino al 3 settembre a Rimini al Palazzo dell'Arengo e del Podestà la mostra Ai confini della Terra - Scultura e arte in Portogallo 1300-1500.
    Decine di tonnellate di straordinarie "pietre storiche" costituiscono il nucleo centrale della più grande mostra dedicata alla scultura portoghese antica sino ad oggi realizzata al mondo per iniziativa del Meeting di Rimini, del Ministero della Cultura Portoghese e dalla Direzione Centrale dell’Istituto Portoguês de Museus.

    Le opere selezionate per questa straordinaria esposizione sono più di 150. Fra esse, le sculture (oltre un centinaio) di particolare livello artistico sia per la iconografia a volte molto inconsueta per i nostri canoni, come è nel caso delle immagini della Vergine in attesa del Bambino proprie della iconografia sacra del Portogallo antico.
    Raggruppate per nuclei storici, tematici o geografici, le stupefacenti immagini policrome di pietra e legno, ma anche in metallo prezioso, sono il frutto di singole personalità artistiche e più spesso di vere e proprie "officine" che sorgono intorno ai grandi complessi delle cattedrali e dei monasteri come avvenne a Lisbona, Alcobaça, Batalha, Evora, Coimbra. E’ una produzione che si qualifica per naturalismo ed umanità, lontana delle asprezze figurative della scultura romanica e dal suo linguaggio simbolico, più ammantata di misurate morbidezze e tuttavia vigorosa, capace di interloquire con chi la guarda.

    Presenti opere che derivano dalle grandi architetture monastiche ma anche dalla tradizione profana, come il Cavaliere in tenuta da torneo, proveniente del Museo Machado di Coimbra, scelto a simbolo della mostra, a significare la fierezza e l’audacia che caratterizzano i protagonisti dell’avventurosa storia civile e religiosa del Portogallo tra Medio Evo e Rinascimento.
    Insieme alla scultura, eccezionali testimonianze della ricchezza del patrimonio artistico delle grandi cattedrali e dei grandi complessi monastici, che punteggiano il Portogallo tra gotico e la prima rinascenza manuelina. Tra questi capolavori, la monumentale croce processionale (17 Kg d’oro e d’argento finemente cesellati) dal monastero di Alcobaça o la sontuosa collana gemmata della regina santa Isabel, ai vertici della oreficeria quattrocentesca. Non mancano opere pittoriche come il Ritratto della principessa Giovanna, attribuito al Conçalves, massimo pittore del ‘400 portoghese e del Re Giovanni I di squisita fattura fiamminga o il monumentale "Cristo nel sepolcro" della scuola di Coimbra, tra i massimi raggiungimenti del gotico internazionale, insieme a tessuti preziosi, miniature, smalti, azuleios.

    Per informazioni e prenotazioni: Associazione Meeting per l’Amicizia fra i popoli tel. 0541.783100 fax 0541.786422 eMail meeting@meetingrimini.org, Orario: 9 - 19, lunedì non festivi chiuso. Ulteriori informazioni ed immagini della Mostra sono disponibili nel sito: www.meeting. org.(Italian network)


    ALL'ACCADEMIA DI FRANCIA INTORNO A POUSSIN -IDEALE CLASSICO ED EPOPEA BAROCCA TRA PARIGI E ROMA

    L'Accademia di Francia a Roma presenta, dal 30 marzo fino al 26 giugno Intorno a Poussin. tra classico ed epopea barocca tra Parigi e Roma, associandosi alla grande retrospettiva dedicata al critico d'arte Bellori l'Idea del Bello, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.
    La manifestazione consente di mostrare l'importanza della Città Eterna e dell'idea di Roma nella formazione degli artisti europei, illustrando nel contempo i principi che spiegano la fondazione dell'Accademia di Francia nel 1666 attraverso una quindicina di grandi dipinti che hanno come soggetto la Favola o la Storia di Roma.
    Essa si inserisce, inoltre, nell'ambito di una serie di mostre ripercorrendo la storia dell'Accademia, che culminerà con l'esposizione prevista per il bicentenario della sistemazione dell'Accademia di Francia a Villa Medici nel 2003.
    In più, offre la possibilità di rendere omaggio a Nicolas Poussin, che avrebbe dovuto essere il primo direttore dell'Accademia ed a colui che il suo primo direttore lo fu davvero, Charles Errard.

    Due i temi principali: una prima sezione ricostruisce la commissione, fatta nel 1639 dal Maréchal d'Estrée, allora Ambasciatore del Re di Francia presso la Santa Sede, di sedici dipinti a cinque artisti famosi presenti a Roma: Pierre Mignard, François Perrier, Charles Errard, Pierre Lemaire e Giacinto Girrugnani. Vengono esposte le cinque tele ancora esistenti, tutte di grandi dimensioni (circa due metri e quaranta per tre), dedicate a La Gerusalemme Liberata del Tasso, uno dei poemi che segnò tutta l'epoca barocca. Il dipinto era destinato alla decorazione della galleria dell'Hótel Ferté-Senneterre, uno dei palazzi più famosi di Parigi, situato dove ora sorge place des Victoire.

    Nella seconda sezione della mostra sono presenti diversi dipinti che illustrano questa corrente, eseguiti sia dai medesimi artisti (Piramo e Tisbe di Mignard, Parigi, collezione privata, sia da colui che fu senza alcun dubbio il loro ispiratore, il pittore e teorico Charles-Alphonse Dufresnoy. Quest'artista, rappresentato anche con un Ritratto di giovane sognante in un paesaggio romano di rovine (probabilmente un autoritratto, Museo di Darmstadt) sta scrivendo in Italia il suo De Arte grafica, in collaborazione con Dellori, con il quale elabora la teoria dell'ideale classico, Egli è anche grande amico di Mignard, di Lebrun, allora presenti a Roma, e del più illustre pittore francese del momento, Nicolas Poussin.

    Uno degli obiettivi della mostra è quello di comprendere questa corrente "romanista" e di mostrare come si articola con la creazione solitaria di un Poussin (che adotta uno stile così teatrale solo negli anni 1650), o con le diverse correnti della pittura parigina dell'epoca, (il fantastico di un Vouet, l'atticismo di Le Sucur o di La Hyre) e della pittura romana. Il confronto con gli antichi più celebri del Seicento e i capolavori di Poussin, di Domenichino e di Maratti riuniti nello stesso momento nella mostra sull'ideale classico, permetterà di valorizzare al meglio il ruolo di Roma come fucina della creazione artistica europea e come sorgente d'ispirazione per gli artisti, un'evidenza che giustificherà, nel 1666, la fondazione dell'Accademia di Francia a Roma.

    Un convegno legato alla mostra sui rapporti artistici tra Roma e Parigi al tempo di Bellori sarà organizzato dall'Accadernia di Francia a Roma dal 7 al 9 giugno,
    Per ulteriori informazioni: orario tutti ì giorni fino alle 20. Venerdì 10 - 23. Martedì chiuso, Tel. +39 06 67611.(Italian Network)


    LUMINOSO, TENEBROSO GOYA A PALAZZO BARBERINI A ROMA

    Palazzo Barberini a Roma ospita sino al 18 Giugno la mostra Goya, un vero e proprio evento per la sua eccezionalità: mai, infatti, erano state esposte in Italia tante opere dell'artista spagnolo (Fuendetodos 1746 - Bordeaux 1828).
    Selezionate secondo un preciso criterio, le opere permettono al visitatore di apprezzare al meglio l'evoluzione artistica di questo geniale e tormentato pittore, la cui produzione si distingue per lo stile originale, refrattario all'insegnamento accademico.

    La mostra, che rientra nell'ambito del Progetto Italia-Spagna, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Ministero degli Affari Esteri, propone trentuno dipinti e più di cinquanta tra disegni, incisioni e stampe, per lo più provenienti dal Museo del Prado, dal Banco de Espana e dall'Accademia di San Ferdinando di Madrid.

    Netto il contrasto tra le opere della sua giovinezza e quelle della sua maturità create quando vicissitudini personali (Goya divenne completamente sordo all'età di 44 anni) e storiche (la guerra e la successiva restaurazione) avevano alterato la sua visione del mondo.
    I toni luminosi e leggiadri che ricordano il Tiepolo e le scene bucoliche e giocose dei primi quadri cedono il passo, con lo scorrere degli anni, a tenebrose sinfonie cromatiche, a indagini psicologiche spietate e pessimistiche, a immagini surreali, comunque sempre straordinarie per la loro modernità, per il loro anticipare nella tecnica e nei temi sia l'impressionismo che l'espressionismo.

    Tra le opere da non perdere La contessa de Chinchon, recentemente acquistato dallo Stato Spagnolo al prezzo di 50 miliardi, la Crocifissione dove il Cristo sembra dialogare con il Dio padre, il Gigante, che rappresenta la furia della guerra, il seducente ed elegante ritratto di Maria Luisa in abito di corte, l'intrigante Volo di streghe e L'ultima Comunione di San Giuseppe Calasanzio dell'ultimo periodo di Goya che dà un'idea delle intense e angosciose pitture nere realizzate sulle pareti della casa del pittore e attualmente conservate al Prado.
    In mostra anche i famosissimi dipinti eseguiti per l'arazzeria reale tra i quali El Quitasol (L'ombrellino) e El pelete (La marionetta).

    Da ricordare, il grande dipinto La Famiglia dell'infante Don Luis, unico contributo italiano alla mostra, concesso dalla Fondazione Magnani Rocca di Parma, dove compare anche il pittore intento a ritrarre la famiglia.

    La sede espositiva della mostra comprende anche il sontuoso salone di Palazzo Barberini la cui volta fu decorata da Pietro da Cortona.

    Per ulteriori informazioni: Palazzo Barberini, tel ++39 064824184, fax ++39 064880560. Orario martedì, mercoledì, giovedì e domenica 9-19. Venerdì e Sabato 9-22. Lunedì chiuso. Prenotazione visite: tel 0039 06 32810; on line: www.ticketeria.it.(Italian Network)


    AMERICA ILLUSTRATA ALLA GALLERIA D'ARTE MODERNA DI ROMA

    La Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea a Roma dedica una interessante mostra, America Illustrata, all'illustrazione americana contemporanea e alle sue molteplice relazioni con l'editoria.
    Il modello americano negli ultimi decenni ha fatto sempre più scuola e ha messo in evidenza il legame tra sistema di comunicazione e illustrazione, trasformando quest'ultima in figlia della cultura popolare e sorella minore delle belle arti. Arte e illustrazione, infatti, si sono fuse nelle riviste, nella pubblicità, nel packaging e, soprattutto, nei libri per bambini.
    Una commistione dunque che rende ancora più difficile separare gli artisti (seri) dagli illustratori (commerciali e spesso, per questo, considerati non seri).

    Una mostra tutta da scoprire quindi, ricca di sorprese, che presenta in tre diverse sezioni le opere dei maggiori illustratori americani. Nella prima sezione, 37 illustratori americani, sono esposte i lavori di artisti celebri, per alcuni versi eredi della pop art, come Brad Holland, Milton Glaser, Jullian Allen, Karen Barbour, Gary Baseman, Calef Brown, Vivienne Flesher, Mark Graham, Maira Kalman, Laura Levine, David Miller, Mark Todd, Stefano M.Vitale.
    La seconda sezione, Roma 2000, presenta una serie di disegni inediti ispirati a Roma nell'anno del Giubileo realizzati dagli stessi artisti per questo evento.
    La terza sezione, infine, è dedicata alla rivista americana The New Yorker: in occasione dei suoi 75 anni di attività vengono esposte 80 copertine di questa prestigiosa rivista americana che non ha mai abbandonato l'illustrazione a favore di mezzi più istantanei. Una tradizione a cui la mostra vuole giustamente rendere omaggio.

    La mostra rimarrà aperta sino al 28 Maggio e, in quest'occasione, sono stati organizzati una serie di laboratori e convegni.
    Per ulteriori informazioni: Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, tel.++39 0667107900.(Italian Network)


    FIRENZE OSPITA UNA MOSTRA SULLO SPORT ALLE SOGLIE DEL NUOVO MILLENNIO

    L'Assessorato allo Sport del Comune di Firenze e la Fratelli Alinari organizzano una importante ed unica mostra che affronta il fenomeno Sport sul piano culturale e storico attraverso le testimonianze presenti nella raccolta fotografica effettuata dagli Archivi Alinari.
    Un tema quello dello Sport, che offre la possibilità di conoscere la storia della nostra città nei suoi aspetti più quotidiani. Lo Sport è infatti riuscito, attraverso le sue discipline praticate a livello amatoriale o professionistico, ad entrare profondamente nella società quale bene collettivo esteso a persone appartenenti a tutti i livelli e a tutte le età.

    La fotografia costituisce uno dei mezzi più importanti attraverso cui si è resa possibile la conoscenza e la divulgazione dello sport, essa ci restituisce emozioni di grandi imprese e di illustri personaggi allo stesso modo con cui ci testimonia i valori di socialità e socievolezza posti alla base dello sport stesso.
    Può sembrare ambizioso racchiudere in un volume di duecento pagine e in una mostra di 150 immagini la storia dello sport a Firenze. Gli autori ci hanno provato a prezzo di grossi sacrifici, intendendo per "grossi sacrifici" l'esclusione di episodi e di personaggi che avrebbero meritato di essere ricordati accanto agli altri, numerosissimi, che costituiscono il filo conduttore della storia. Si parte dal "gioco della pigna" che coinvolgeva squadre di ragazzi e di adulti impegnati a darsele di santa ragione per il trionfo del loro quartiere e si finisce con i gol di Batistuta, argentino di nascita, ma fiorentino d'adozione, che da dieci anni entusiasma i quarantamila spettatori dello stadio comunale.
    Firenze, poi, ha visto nascere e crescere, in ogni epoca, fior di campioni. Un nome fra tutti, una leggenda: Gino Bartali, capace di trionfare al giro di Francia del 1948, dieci anni dopo la prima vittoria.

    La mostra ed il volume sono corredati da una accuratissima parte fotografica raccolta da Alinari non solo nelle proprie collezioni ma anche presso le gloriose Società, la Fondazione Museo del Calcio, negli archivi pubblici e privati, nelle Associazioni Sportive e presso privati cittadini.
    La mostra, aperta fino al 9 aprile nella Sala d'arme di Palazzo Vecchio, è organizzata in collaborazione con le Assicurazioni Generali - Banca Toscana - il quotidiano La Nazione

    Per ulteriori informazioni: Tel. ++39 055 2768454.(Italian Network)


    ECONOMIA E CULTURA - L'ARCHIVIO E LA COLLEZIONE D'ARTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI ROMA

    Un vero e proprio itinerario storico, attraverso documenti, immagini, dipinti e statue, dal 1982 ad oggi: è quanto presenta la Camera di Commercio di Roma, fino alla fine di marzo, in una selezione di opere in suo possesso, che vanno dal momento della sua istituzione, nel 1832, al secondo dopoguerra .

    L'iniziativa, curata in collaborazione con la sovrintendenza archivistica del Lazio, ha curato un proficuo scambio di competenze diverse: da quella archeologica, che ricostruisce il contesto di appartenenza del Tempio di Adriano ( dove ha sede la Camera e la stessa mostra) e del Plinto con la personificazione classica, a quella storico artistica, che ha disvelato un nucleo di opere di notevole interesse facenti parte della collezione di dipinti e di sculture della Camera di Commercio.
    Al tempo stesso, in collaborazione con l'Archivio Cinematografico dell'Istituto Luce, sono stati selezionati una serie di filmati, opportunamente restaurati e rimasterizzati per l'evento, che consentono di vedere il contesto nel quale si trovò ad operare la Camera di Commercio di Roma.

    Tra i documenti più significativi o interessanti si segnalano: le relazioni e indagini statistiche sugli antichi opifici presenti nel territorio dello stato pontificio, le foto ed i progetti di Mostre internazionali commerciali (Londra, Tripoli, Anversa) , le relazione sull'attività commerciale dei porti russi durante il dominio zarista, le relazione del 1880 sull'esplorazione dell'Africa a fini di insediamento di attività commerciali....una selezione del materiale della grafica industriale: simboli prodotti o ideati da importanti artisti, come nel caso delle xilografie create da Dulio Cambellotti per gli stampati delle varie attività dell'Agro Romano.

    La Collezione d'Arte comprende alcuni dipinti di Mario Mafai Paesaggio Romano, Via dell'impero, di Giuseppe Capogrossi Montegiove, opere del movimento "Metafisico" (Corrado Cagli), o di "Valori Plastici" (Trentini).
    Parte integrante del percorso espositivo è il frammento romano ( II secolo d.C.) raffigurante una testa simboleggiante una delle personificazioni delle Province Romane che originariamente dovevano decorarare il Tempio del Divo Adriano, i cui locali vennero occupati nel XVII secolo dalla Dogana di Terra istituita dal pontefice Innocenzo XII, e in seguito nel XIX secolo dalla Borsa. Si tratta quindi dell'unico caso in cui un frammento della decorazione scultorea originaria che è ancora conservato nel suo contesto di appartenenza, giacchè tutti gli altri rilievi sono attualmente dispersi in varie collezioni ( Napoli, Museo Archeologico, Roma Villa Doria Pamphili, Roma, Musei Capitolini).(Italian Network)


    A ROMA PERÙ: FEDE ED ARTE NEI SECOLI XVII E XVIII

    51 tele di notevole bellezza della Escuela Cuzqueña de Pintura nella mostra Perù: Fede ed Arte nei secoli XVII e XVIII, in cui viene messo in evidenza il notevole influsso della cultura spagnola su quella inca, predominante nel Perù al momento dell’incontro dei due mondi.
    Molteplici le scuole pittoriche che fiorirono a Lima, Cuzco, Arequipa, Trujillo, Cajamarca, Huamanga, Juli, Pomata, ecc., e che raggiunsero il loro massimo splendore tra i secoli XVI e XIX.

    Le opere mostrano l’incontro-scontro avvenuto fra l’impegno evangelizzatore e le antiche credenze religiose, che risorgevano nelle varie credenze locali attraverso la nascita di huacas, nome quechua che designa un luogo o un oggetto sacro. Nel secolo XVI ed agli inizi del XVII ebbero luogo avvenimenti notevoli che posero in evidenza le difficoltà esistenti nell’estirpazione delle credenze ancestrali.

    Fra le grandi scuole: La Escuela Cuzqueña de Pintura, dovuta alla ricostruzione della città di Cuzco distrutta da un terribile terremoto che abbatté gli edifici rinascimentali eretti a partire dalla fondazione spagnola della città nel marzo del 1534, da parte del vescovo madrileno Manuel de Mollinedo y Angulo, il quale intraprese un’opera straordinaria di ricostruzione della vecchia città imperiale degli Incas erigendo chiese e conventi e dando impulso alle belle arti in modo tale che ne rinacque la città barocca che oggi conosciamo.

    La cosiddetta "Escuela Cuzqueña de Pintura" è l’avvenimento artistico più notevole del vicereame del Perù poiché apre un capitolo speciale nel barocco dell’Impero Spagnolo dei secoli dal XVI fino agli inizi del XIX. Sotto l’influsso delle stampe fiamminghe, dell’arte di Bernardo Bitti e del Barocco, essa acquista il particolare senso indigeno della prospettiva, tendente alla planimetria, gli ornamenti floreali e l’applicazione di bande d’oro nel broccato. I grandi maestri di questo periodo furono i cuzqueñi Diego Quispe Tito, Basilio Santa Cruz Pumacallao, Marcos Zapata e Basilio Pacheco i quali, insieme ad innumerevoli pittori anonimi, hanno creato un centro artistico unico.

    Nei primi anni della dominazione spagnola del Perù – a partire dal 1532 – fu molto importante la presenza di opere sivigliane, di artisti cordobesi quali la famiglia Illescas e le incisioni fiamminghe. Ma fu alla fine del secolo XVI che si consolidò l’arte pittorica rinascimentale nel Vicereame del Perù con l’arrivo a Lima, tra il 1575 ed il 1600, di tre maestri italiani: il gesuita Bernardo Bitti ed i pittori Matteo Pérez de Alesio ed Angelino Medoro. Essi introdussero il manierismo, il quale impressionò enormemente i pittori indigeni, a tal punto che il loro influsso si farà sentire per tutto il secolo XVII ed anche nel XVIII.
    L’arte fu in quelle terre utilizzata come il linguaggio più efficace e diretto dell’impegno del clero nell’insegnamento della dottrina cristiana.. La grande importanza delle immagini diede le ali agli artisti della controriforma ed il risultato fu la grande diffusione del Barocco, il quale ebbe il predominio nell’Impero Spagnolo e particolarmente nei suoi domini americani.

    Per ulteriori informazioni sulla mostra ospitata al complesso monumentale del San Michele a Roma fino al 18 marzo ILA: ++39 06 58432332.(Italian Network)


    DAL CAVALIERD'ARPINO A FRATEL POZZO LA COLLEZIONE FAGIOLO A PALAZZO CHIGI AD ARICCIA

    Ancora pochi giorni (12 marzo) per ammirare la mostra su Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio, a Palazzo Chigi ad Ariccia, restituito alle visite dopo un sapiente restauro.
    L’occasione della mostra è stata data dal sessantesimo compleanno di Maurizio Fagiolo dell'Arco, storico dell'arte e Accademico di San Luca, cui gli amici artisti hanno reso omaggio con una mostra e un catalogo che illustrano una collezione iniziata trenta anni fa e allo stesso tempo una rassegna che indaga le vicende ancora poco studiate della pittura barocca romana.
    Si tratta di 45 dipinti (analizzati da autorevoli studiosi), oltre a una ventina di libri illustrati da quegli stessi artisti: una panoramica della situazione artistica e al tempo stesso rispecchiano il gusto delle storico, che ha contribuito alla conoscenza di quel mondo

    Il seicento: un secolo che in pochi anni passa dal manierismo alla luce del Caravaggio, dal Barocco al Razionalismo, vivendo sempre la dialettica tra sacro e profano, confondendo spesso il Paradiso con l'Olimpo.
    Sono presenti nella collezione di Maurizio Fagiolo dell'Arco (che verrà donata al Comune di Ariccia in previsione della nascita di un museo del Seicento, all'intemo del berniniano palazzo Chigi) opere del Cavalier d'Arpino, Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona, il Baciccio, Andrea Sacchi, e Andrea Pozzo. E anche dipinti dei loro allievi, come Ciro Ferri, Giacinto e Ludovico Gimignani, Giuseppe Passeti. E poi, opere di artisti francesi o fiamminghi che hanno soggiornato a Roma, come Jean Lemaire, Jan Miei, Guillaume Courtois detto il Borgognone, Jacques Stella.

    Per ulteriori informazioni:: Segreteria di Palazzo Chígí - Piazza dì Corte, 14 - 00040 ARICCIA (Roma), tel. 0039 6 9330053 fax 0039 6 9330988 e mail palazzochigi@pcg.it.(Italian Network)


    A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI DI ROMA L’IDEA DEL BELLO

    L'idea del Bello. Viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori è il soggetto di una interessante mostra allestita a Roma dal 29 marzo al 26 giugno 2000 presso il Palazzo delle Esposizioni.
    L'iniziativa si sviluppa all’insegna di una teoria dell'arte, fondata sul culto dell'antichità classica, cui si ispirò buona parte degli artisti italiani attivi a Roma nel corso dei Seicento, Alessandro Algardi, Annibale Carracci, Domenichino, Carlo Maratti, Guido Reni, Andrea Sacchi, e anche degli stranierii in particolare Poussin e Duquesnoy.
    Per tale teoria, che avrebbe avuto fortuna enorme anche nel secolo seguente e oltre presso i classicisti, divenendo la base dei l'insegnamento accadernico, l'arte doveva configurarsi come imitazione della natura emendata dei suoi difetti, ossia della natura idealizzata secondo una visione ispirata all'ordine e alla misura; un'arte che esaltasse nobili azioni espresse nel decoro dei gesti e nell'accentuazione degli affetti, secondo i modelli offerti dalle sculture antiche presenti a Roma, e anche dalla pittura di Raffaello.

    La mostra è stata concepita come l'attraversamento di un lungo periodo storico particolarmente denso di avvenimenti artistici, scandito dagli incontri con diversi artisti - anche alcuni che, come Caravaggio o Rubens, Vari Dyck, pur non aderendo alla teoria dell'Idea del Bello, tuttavia si imposero per la straordinaria novità e poteri della loro arte - sulla traccia offerta da un libro di biografie loro deddicate da un osservatore del tempo, Giovan Pietro Bellori (1613-1696).
    Il percorso espositivo presenta circa ottocento opere articolate in dodici sezioni, offrendo l’occasione di riflettere sull'importanza e sul significato che certi artisti dei Seicento attribuivano alle testimonianze dell'antico. Il confronto diretto fra antico e moderno aiuterà a comprendere meglio la situazione della cultura all'epoca di Guido Reni e di Poussin, fondata sulle testimonianze figurative e letterarie del mondo classico. Infatti nella prima parte della mostra si allineano sculture e dipinti scicenteschi, con accanto esposte statue, bassorilievi, bronzetti, gemme e altre opere di epoca antica, scelte come esempi fra le innumerabili che costituiscono una delle principali fonti di ispirazione per gli artisti considerati dal Bellori, consigliere della Regina di Svezia, nella seconda parte si susseguono sezioni dedicate agli specifici interessi del personaggio come uomo della società colta dei tempo, ossia come collezionista, come studioso dell'antico attraverso le medaglie, le monete, le gemme, i mosaici in i dipinti murali ritrovati in quel secolo.(Italian Network)


    JEAN MIRO' A PALAZZO STROZZI A FIRENZE FINO AL 25 APRILE

    C'è tempo fino al 25 aprile per visitare la mostra che Firenze dedica a Joan Mirò a Palazzo Strozzi: oltre un centinaio di opere, provenienti dalla Fondazione Maeght di Saint-Paul de Vence: sculture, dipinti, grandi opere su carta e un grande arazzo fra i tre realizzati dall'artista.
    La mostra si pone come un'occasione straordinaria per riscoprire la vitalità ludica e visionaria della produzione di Miró fra gli anni Sessanta e Settanta, che ebbe modo di realizzarsi anche grazie all'intensità del sodalizio che legò l'artista catalano al gallerista ed editore parigino Aimé Maeght. La Fondazione Maeght di Saint-Paul de Vence, raccoglie infatti più di tremila opere di Miró, comprendenti l'intera opera grafica, la maggior parte dell'opera scultorea, numerosissimi disegni e importanti dipinti.
    Con Aimé Maeght Mirò condivise sentimenti e intenti. Fra questi l'idea di creare una Fondazione che possa essere non solo un museo ma un luogo d'incontro tra artisti, opere e pubblico. Le sue visite all'atelier di Miró, splendidamente immerso nella luce del Mediterraneo, lo convinsero a scegliere come luogo per la Fondazione le colline della Costa Azzurra e affidare il progetto architettonico proprio a colui che aveva costruito lo studio dell'artista, l'architetto José Luiz Sert.

    Sert inventa una forma perfettamente integrata con la natura, capace di catturare i raggi del sole mediterraneo che scivolano sulle pareti e accarezzano le opere d'arte.
    Dal 1964, anno dell'inaugurazione della Fondazione Maeght a Saint-Paul de Vence, Miró contribuirà ad allargarne la collezione con generose donazioni di opere e con la realizzazione, nel giardino, del celebre Labirinto disseminato di sculture giganti di ceramica sgargiante e di metallo scuro.
    Curata da Jean-Louis Prat, direttore della Fondazione Maeght, la mostra di Palazzo Strozzi presenta le opere di questo felice momento di Miró.

    Promossa dal Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, la mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00.
    Per informazioni e prenotazioni visite guidate: tel. ++39 055 2340742 fax ++39 055 244145.(Italian Network)


    LAVORI IN CORSO 9 ARTISTI CONTEMPORANEI A ROMA

    La Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita, dal 22 febbraio al 16 aprile, dieci mostre collettive di artisti contemporanei.
    La mostra Lavori in cordo 9 offre una panoramica completa sulla produzione di quattordici artisti che, nel corso della loro carriera, hanno lavorato a Roma. Un modo per presentare il volto artistico contemporaneo della capitale. Alcune delle opere, tra l'altro, sono state realizzate ad hoc per la mostra, offrendo una interessante kermesse di spunti di riflessione sulle tendenze dell'arte contemporanea nell'ambito dei vari spazi di ricerca.

    Sono previsti interessanti incontri con gli artisti, laboratori gratuiti per bambini una postazione informatica per approfondire il programma presentato dagli artisti finora rappresentati dall'iniziativa,
    Infine, il Centro Ricerca e Documentazio Arti visive della Galleria comunale dedica uno spazio della biblioteca ai cataloghi ed agli scritti degli artisti protagonisti di Lavori in corso 9.

    Per ulteriori informazioni: ++39 06 8844930; per le visite guidate e l'attività didattica: tel++39 06 4742848-4742909; e mail: galleria.moderna@comune.roma.it(Italian Network)


    CLAUDE MONET - IL MAESTRO DELLA LUCE A ROMA

    Monet può essere considerato il maestro della luce, la sua ricerca quasi ossessiva degli innumerevoli effetti di luce in uno stesso motivo, in tutte le sue forme e variazioni, caratterizza le opere di Monet e fa di lui il maestro incontestato della luce.
    Gli effetti smorzati di un sol levante, la luce vaporosa di un cielo coperto [o brunoso, la chiarezza di un pomeriggio estivo sono visioni che solo Monet è riuscito a trasmettere con una sincerità così autentica. Ma per fare questo ha dovuto abbandonare completamente i valori su cui si basava fino a quel momento la pittura: il contorno, il modellato, la prospettiva e il chiaroscuro, Per rendere a pieno le vibrazioni della luce gli impressionisti hanno infatti dovuto deporre direttamente la pittura sulla tela a piccoli tocchi rapidi, Il colore non era più quindi impastato sulla tavolozza ma direttamente sulla tela.

    La mostra di Monet a Roma, al complesso del Vittoriano dal 5 marzo al 25 giugno, si presenta come la più importante rassegna monografica del 2000. Vengono esposte 50 opere dell'artista provenienti dai più importanti musei del mondo e collezioni private. Viene così ripercorsa la vita artistica del pittore, dal suo debutto decisamente classico fino alle grandi composizioni della sua vita, mettendo il più possibile in valore il ruolo della Luce e del colore.
    L'obiettivo della mostra é infatti quello di far, "coabitare" una manifestazione culturale di grande respiro, il cui tema sarebbe laico, e le impressionanti festività religiose preannunciate dalla città di Roma per celebrare il Giubileo, unite proprio dal tema della luce.
    Un omaggio alla fuce quindi che vuole essere da un lato un inno alla simbologia cristiana e dall'altro alla ricerca analitica, alla fisica e alla metafisica.

    Per ulteriori informazioni tel/fax 06/ 00/6780664. Orario: dal lunedì al venerdì 9.30 19.30; sabato e domenica e festivi 9-30 - 20,30.(Italian Network)


    ALL'ACCADEMIA DI FRANCIA LA MOSTRA SU VILLA MEDICI. IL SOGNO DI UN CARDINALE

    Ancora per un mese (fino al 5 marzo) è possibile visitare all'Accademia di Francia a Roma la grande mostra Villa Medici. Il sogno di un cardinale che dedica l'iniziativa a collezioni d'arte raccolte nel XVI secolo dal Cardinale Ferdinando de' Medici, fratello del Granduca di Toscana Francesco I° in occasione del recente restauro dell'edificio (iniziato nel 1993). Fu, appunto, lui a concludere la costruzione della Villa fra il 1576 ed il 1587, commissionata all'Ammannati per la parte architettonica ed allo Zucchi per le decorazioni degli interni, riunendovi opere di inestimabile valore disperse nel tempo, dagli eredi dei Medici, fra i principali musei fiorentini ed europei.
    Di quella che fu una delle più belle collezioni dell'antichità si possono ammirare, ad esempio, alcune statue del gruppo dei Niobidi (gruppo di 14 statue delle quali ne sono esposte tre scoperto nel 1583 a Roma nella Villa Tommasini), che il cardinale aveva fatto collocare in fondo al giardino e riscoprire la famosa Cleopatra - in realtà una Arianna dormiente - che ornava una delle logge della Villa e che non è più visibile da numerosi anni.

    Nella Villa - che accoglie il visitatore con un grande ritratto del Cardinale Scipione Pulzone, recentemente acquistato da un museo australiano, è stata ricreata nella sua totalità l'atmosfera nelle logge che ornavano la facciata con il celebre Mercurio del Giambologna, presentato vicino ai due grandi bronzi Marte dell'Ammannati ed il Sileno di Jacopo Del Duca.
    Tra l'altro, viene rievocato lo studiolo del cardinale con pitture dello Zucchi (L'età del Ferro proveniente dalla Galleria degli Uffizi) ed i piccoli bronzi ispirati a famose sculture dell'Antichità.
    Esposti anche preziosi dipinti della collezione del Cardinale de' Medici, come le opere di Andrea del Sarto, Baldassarre Peruzzi, Jacopo e Francesco Bassano. Particolare rilievo è dato alla personalità del pittore ufficiale del Cardinale Ferdinando, Jacopo Zucchi, che aveva decorato l'appartamento nobile della Villa e lo studiolo nel giardino. Opere quali Amore e Psiche, La casa del sonno, La Pesca del Corallo, La Messa di San Gregorio.

    Una sezione permette di evocare la Villa come era al momento del suo maggiore splendore: sono esposti per la prima volta i progetti di decorazione che Zucchi aveva elaborato per la grande galleria di antichità e alcune vedute antiche della Villa. Per la prima volta sono, inoltre, aperte al pubblico le stanze private del Cardinale decorate dallo stesso Zucchi con soggetti astrologici.
    Altro elemento di interesse gli oggetti conservati nel cabinets de curiositè un fenomeno tipico del Rinascimento. Ferdinando vi aveva riunito una magnifica collezione di porcellane cinesi appartenenti all'epoca Ming e molto rari sia per la forma che per le decorazioni. Lo stesso Granduca, fratello di Ferdinando, cercherà di far imitare dai suoi laboratori la porcellana cinese e questi riuscirono a produrre pezzi eccezionali. Insieme vi si trovano oggetti scientifici dell'epoca.

    Della Villa, acquistata dalla Francia nel 1803 quando Napoleone Primo Console decise di farne la sede dell'Accademia di Francia a Roma, si possono ammirare anche gli scavi archeologici, che hanno portato alla luce le vestigia del palazzo dell'imperatore Onorio (inizio del V secolo d.C.).
    Visite alla Mostra (Trinità dei Monti) tutti i giorni dalle 10,30 alle 19,30, martedì e giovedì dalle 10,30 alle 22, lunedì chiuso. Prenotazione obbligatoria per le visite guidate. Tel.++39 06 6761311).(Italian Network)


    A ROMA - L'ITALIA DEI SANNITI ALLE TERME DI DIOCLEZIANO

    Il complesso monumentale delle Terme di Diocleziano, sede storica del Museo Nazionale Romano, ospita, sino al 19 Marzo 2000, l'interessantissima mostra L'Italia dei Sanniti dedicata alla civiltà dei Sanniti e al loro inserimento nel mondo romano.
    Promossa dal Comitato Nazionale di Studi sul Sannio, in collaborazione con le Soprintendenze di Roma, del Lazio, del Molise e della Campania, la ricchissima esposizione comprende 2000 opere tra cui vasi e armi in bronzo, gioielli, pitture, ceramiche dipinte, iscrizioni e alcune sezioni di santuari e necropoli dei centri più importanti dell'Italia dei Sanniti.

    I Sanniti, originari della Sabina, occupavano parte dell'attuale Lazio, l'Abruzzo, il Molise e la Campania e crearono uno stato federale, modellato sull'esempio di quello di Roma, eleggendo a capitale la peligna Corfinio a cui diedero il significativo nome di Italica. Nel I secolo a.C. insieme ai Piceni, Apuli, Marsi, Venusini ed a altre popolazioni, cercarono di contrastare il potere e l'egemonia di Roma. La guerra contro Roma (91-89 a.C) ebbe, tuttavia, esiti disastrosi e portò ad una lenta ed inevitabile romanizzazione

    La mostra si articola in quattro sezioni: la prima è dedicata al periodo delle origini e alla tradizione del Ver sacrum, la primavera sacra delle popolazioni italiche che segnava la migrazione dei giovani verso nuove sedi sotto la guida di un animale totemico ( per i Sanniti era un toro). La seconda si concentra sulle guerre contro Roma e, principalmente, sulla famosissima vittoria delle Forche Caudine e sull'amara sconfitta a Aquilonia. L'età ellenistica e le trasformazioni dei costumi sociali, politici e religiosi sono l'argomento, invece, della terza sezione. Nella quarta sezione, infine, si affronta il periodo della romanizzazione e i cambiamenti che questa apportò.
    Da non perdere: alcune urne funerarie che rivelano influenze ellenistiche e etrusche, i sandali in legno e in bronzo, le diverse fibule in argento, i gioielli in oro, la stele con iscrizioni in Osco ( la lingua dei Sanniti), gli schinieri e gli elmetti in bronzo.

    Informazioni e prenotazioni: Tel. ++39 06 39749907 .(Italian Network)


    LE SCULTURE DI RICHARD SERRA AI MERCATI TRAIANEI A ROMA

    Tra i maggiori esponenti della ricerca artistica del dopoguerra, Richard Serra espone a Roma, ai Mercati Traianei, 10 sculture di grandi dimensioni.
    Esposte fino al 5 marzo all'interno del grande complesso eretto nel secondo secolo d.C. e fatto realizzare dall'imperatore Traiano su progetto dell'architetto Apollodoro di Damasco, le sculture fanno parte di un lavoro che vede spesso le opere di Serra inserite nel contesto urbano delle grandi città di tutto il mondo, da Place de la Concorde a Parigi a Brookside a Londra.
    Motivi d'ispirazione delle sue sculture piu' recenti, appena esposte al Museo Guggenheim di Bilbao, si ritrovano nelle corrispondenze tra concavo e convesso delle architetture borrominiane. Ed è proprio nel rapporto tra vuoti e pieni, tra equilibri e volumi che l'artista ha ideato il progetto per l'esposizione romana.

    Le 10 opere, prime ad essere ospitate in Italia in una mostra pubblica, instaurano un dialogo senza precedenti tra contemporaneità e passato, tra classicità dell'architettura ed il dinamismo spaziale della scultura. Le sue opere determinano una ridefinizione dello spazio e della veduta prospettica. Il contrasto tra l'imponenza delle strutture e l'apparente leggerezza del loro assemblaggio precisano un'immagine di grandissimo impatto visivo.

    Richard Serra è acclamato come uno dei più grandi scultori viventi. Nato a San Francisco nel 1939 ha studiato alla University of California, a Berkeley ed alla Santa Barbara University. E' entrato in contatto con artisti della scuola di New York (Ad Reinhardt, Robert Rauschenberg, Frank Stella. Ha esposto le sue opere innovative a Roma, Amsterdam, Berna, New York, Tubinga Maastricht, Bordeaux, Madrid, Londra, Bilbao, ecc...Vive e lavora a New York.

    In contemporanea con la mostra sulle sculture, Roma ospita all'Accademy in Rome Weight and Measure Drawings in cui l'artista esplora i concetti di "peso" e "misura" attraverso il disegno, considerato da lui come una vera e propria disciplina distinta dalla pittura e dalla scultura.
    Per ulteriori informazioni:Ufficio Fori imperiali e Mercati Traianei: ++39 06 69941020, American Academy: Tel++39 06 58461.(Italian Network)


    ROMEI E GIUBILEI IL PELLEGRINAGGIO MEDIEVALE A SAN PIETRO

    Prima mostra ufficiale del Giubileo del 2000 Romei e Giubilei il pellegrinaggio medievale a San Pietro a Palazzo Venezia costituisce una valida testimonianza della coscienza dei popoli latini, germanici, celti, anglosassoni e slavi.
    Promossa dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma e nata con la collaborazione dei Musei Vaticani, Biblioteca Apostolica Vatícana, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i Beni e le attività culturali, Ministero dell'Università e Ricerca Scientica e Tecnologica,Agenzia Romana per la preparazione al Giubileo, Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma, l'esposizione ha ricevuto il riconoscimento giubilare dalla Pontificia Commissione Artistico Culturale per l'Anno Santo.

    Il viaggio alla tomba di San Pietro si inserisce in quel vasto.fenomeno che rappresentarono i pellegrinaggi medievali verso i più importanti luoghi di culto della cristianità: da Gerusalemme a Roma, a Santiago di Compostela...all'interno di una complessa realtà storico-culturale, dove la civiltà cristiana ha contribuito all'affermazione di quella coscienza epocale che vede il viaggio di fede come incontro tra popoli e culture diverse.
    Naturalmente, la mostra - attraverso un percorso articolalo in più sezioni, pur non escludendo le altre peregrinationes maior tende a privilegiare il viaggio dei pellegrini diretti a Roma, i cosiddetti Romei spinti dal desiderio di visitare le tombe dei Santi Pietro e Paolo e dei tanti martiri romani e per contemplare un tesoro spirituale ed artistico di cui solo la Città dei papi è dotata,

    Il matenale documentario (dipinti, mosaici, codici miniati, disegni, sculture, insegne, reliquari), oltre a riproporre alcuni aspetti del pellegrinaggio romeo, senza trascurare il pellegrinaggto gerosolimitano europeo, vuol fare luce su chi del pellegrinaggio è protagonista, reale: il pellegrino stesso all'interno del mondo medievale. Il che vuol dire, tra l'altro, sottolineare la cultura, il commercio, il sistema viario, il simbolismo, ecc..
    Piu' di 250 le opere provenienti dai più importanti musei: dalla Biblioteca e Musei Vaticani, al Metropolitan Museum di New York, dalla Biblioteca Nazionale di Parigi.

    A Palazzo Venezia fino al 26 febbraio dalle 10 alle 19. Chiusura il Lunedì,
    Prenotazioni visite: Tel. ++39 06.90.38 05-37, ++39 06.90.85-949 - 90.85.647.(Italian Network)


    LA CROCIERA DELLA NAVE ITALIA ALL'ISTITUTO ITALO/LATINO-AMERICANO

    Suggerita da Gabriele D'Annunzio, caldeggiata da Mussolini teso a promuovere il prestigio dell'Italia all'estero ed accettata con entusiasmo dai governi dei Paesi Latinoamericani, la Crociera in Sudamerica della Regia Nave Italia, nel 1924, fu trasformata in una immensa e raffinata vetrina espositiva di prodotti industriali, artigianali e artistici italiani. E l'iniziativa si rivelò non solo un successo commerciale senza precedenti (il giro d'affari superò i cento milioni di lire) ma, anche, un ritorno d'immagine eccellente per il nostro Paese.
    Sull'avvenimento l'Istituto Italo-Latino Americano ha organizzato, a Roma, una mostra aperta fino al 5 febbraio, che presenta paesaggi inediti del responsabile artistico dell'iniziativa: il pittore ed incisore Giulio Aristide Sartorio, dipinti nel corso della crociera.

    Dal primo approdo al porto di Belem do Parà, alle foci del Rio delle Amazzoni, sino al Venezuela, ultima tappa del viaggio durato otto mesi - febbraio/ottobre 1924 - la Nave Italia passò "di trionfo in trionfo", come venne scritto a Mussolini da Giovanni Giuriati, che guidava la missione in qualità di ambasciatore straordinario del Re presso le Repubbliche latino-americane.
    Solcherà il mare carica di documenti umani e, più ancora di affetti e di memorie, una nave che l'Italia manda ai suoi figli transoceanici proclamò Giuriati nel suo discorso alla partenza del viaggio a cui parteciparono giornalisti, commercianti e curiosi. Ed, in effetti, con il suo carico prezioso di prodotti artigianali, di opere d'arte e letterarie, la Nave Italia ebbe quasi ovunque accoglienze entusiastiche.

    Oltre ai prodotti dell'artigianato, il battello (un tempo adibito dai tedeschi al trasporto passeggeri), decorato con fregi di Giulio Aristide Sartorio, responsabile artistico della crociera, e da balaustre in ferro battuto di Bellotti, conteneva un Mostra d'arte con cinquecento pezzi di artisti italiani contemporanei, una Mostra del libro ed una mostra sull'esercito.
    Le opere di Sartorio (collaboratore di D'Annunzio per la rivista Il Convito, paesaggista di grande sensibilità, ma anche incisore: suoi sono i fregi che ornano Montecitorio), circa 40 dipinti fra quelli prodotti al fronte, si aggiunsero ad altre che l'artista andava dipingendo durante la crociera, oltre 200 paesaggi.

    Attraverso i dipinti, giunti da San Paolo del Brasile, la mostra - ideata da Bernardino Osio e Maria Paola Maino, vuol ricordare un importante capitolo culturale e politico del nostro Paese.
    Oltre ai dipinti sono esposti oggetti del made in Italy degli anni Venti, fra cui un vaso di Giò Ponti per Richard Ginori, stoffe di Fortuny, vasi di Venini, Foto, e documenti d'epoca, in gran parte inediti, completano la mostra aperta tutti i giorni dalle 11 alle 19, con l'eccezione della domenica.
    (Per ulteriori informazioni: Palazzo Santacroce 3, P.zza Benedetto Cairoli Roma, Tel. ++39 06 68492/1, e mail it.latino.americano@agora.stm.it.(Italian Network)



    LAVORI DELL'ERMITAGE A ROMA. IMPRESSIONISTI ED AVANGUARDIE

    Decine di capolavori provenienti dall'Ermitage di San Pietroburgo, testimoni dell'evoluzione del linguaggio artistico contemporaneo, si snodano lungo le sale appena restaurate dall'architetto Gae Aulenti delle Scuderie papali del Quirinale.
    Una carrellata di opere dall'impressionismo ai giorni nostri, che da Gauguin a Matisse, da Monet a Cezanne, ai fauves, giunge fino a Picasso, permanentemente ospitata in uno dei Palazzi dello Czar, cui misero mano, a piu' riprese, diversi artisti italiani - Rastrelli per il palazzo d'inverno, Quarenghi per il Teatro dell'Ermitage e le Logge di Raffaello, Rossi per l'edificio dello Stato Maggiore. Artisti che legarono per sempre la loro vita alla Russia.

    Le opere, in mostra fino all'11 giugno grazie all'impegno del Museo statale dell'Hermitage, all'Agenzia romana per la preparazione al Giubileo ed alla casa Editrice Mondadori, fanno parte della collezione appartenuta agli imprenditori L.A.Morozov e S.I.Scukin (grande ammiratore di Matisse e Picasso), cui si deve la geniale intuizione di aver raccolto una delle piu' importanti testimonianze della pittura impressionista e post-impressionista.
    Una collezione che giunse al Palazzo, voluto da Caterina II e divenuto nel XVIII secolo uno dei migliori musei d'Europa, negli anni trenta/quaranta.

    Obiettivo dell'evento è dimostrare come non siano state le avanguardie storiche, come il cubismo e poi l'astrattismo, a cambiare le categorie di giudizio sui fatti e sulle cose dell'arte ma piuttosto come la grande mutazione sia avvenuta grazie ad un Flaubert, un Baudelaire, un Delacroix, un Corot. Quanto quest'ultimo si sia posto ai confini stessi del concetto di Arte, sostenendo che non è tanto l'esecuzione a contare nell'opera quanto il valore determinato dalla individuazione della forma in sè.Un'affermazione che doveva servire a scrollare dall'atteggiamento ormai inaccettabile del ridurre il dibattito sulla dottrina estetica in termini di progresso o regresso.Occorreva ricercare contenuti concreti affinchè l'arte tornasse a svolgere una funzione comunicativa che non fosse quella di dover subire un contenuto.

    La mostra comprende ottanta dipinti e venti disegni raccolti in numerosi viaggi nelle gallerie parigine ma, anche, un buon numero commissionato direttamente agli artisti (Matisse e Picasso per Schukin, Gauguin per Morozov).
    Per ulteriori informazioni e prenotazioni - la mostra è aperta dalle 10 alle 19 e dalle 10 alle 23 il giovedì, venerdì e sabato - Tel.++39 06 83138313, Visite guidate: Tel.++39 06 83138314.Ufficio Stampa: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo.(Italian Network)


    ROMA - DA POUSSIN AGLI IMPRESSIONISTI - CAPOLAVORI FRANCESI

    Il nuovo Museo del Corso - Ente Cassa di Risparmio di Roma apre le porte al museo Puskin di Mosca ospitando nelle sue sale la mostra Da Poussin agli Impressionisti - Capolavori Francesi (sino al 27 febbraio).
    Il museo Puskin, come è noto, possiede una collezione d'arte francese tra le più ricche al mondo, costituita principalmente dagli Zar , in modo particolare da Caterina II, e da due straordinari collezionisti russi dell'Ottocento: Ivan Morozov e Sergej Scuskin. Una collezione che rivela la grande passione della Russia verso la Francia e la sua arte, per secoli considerata una sorta di faro.

    La rassegna raccoglie 25 opere di straordinario valore, le più significative della collezione Puskin, realizzate dai più illustri maestri francesi in questi ultimi tre secoli.
    Scorrendo i dipinti si avvertono i mutamenti di gusto e di stile avvenuti in Francia dal momento in cui la cultura artistica nazionale si avviava a soppiantare la secolare supremazia italiana. Infiniti mutamenti che spaziano dalle linee meditate di Poussin al rococò malinconico di Watteau, dal gusto classico di Boucher ai primi venti realisti di Coubert, dalle magiche visioni degli Impressionisti sino alla rivoluzione cubista di Cézanne e di Braque.

    In mostra capolavori assoluti come Colpo di Vento di Corot, La battaglia sul ponte di Claude Lorrain, Te tiare Farani" di Paul Gauguin, Ninfee d'acqua di Claude Monet, Il cortile della prigione di Van Gogh, Arlecchino e la sua compagna di Pablo Picasso e Fumatore di pipa di Paul Cézanne.

    In occasione della mostra, il Museo del Corso ha organizzato, grazie alle tecnologie telematiche, una visita virtuale all'intero Museo Puskin durante la quale sarà possibile ammirare le sue monumentali sali neoclassiche, i caveaux sotterranei e il fantasmagorico Oro di Troia.
    Per ulteriori informazioni: Museo del Corso, Via del Corso 320, Roma, tel ++39 06 6786209.(Italian Network)


    DE NITTIS UN INCISORE ITALIANO FRA GLI IMPRESSIONISTI FRANCESI

    La mostra ospitata dall'Istituto Nazionale di Grafica - Gabinetto dei disegni e Stampe a Roma riunisce l'intero corpus incisorio di Giuseppe De Nittis attraverso la raccolta di 120 opere provenienti dalle collezioni pubbliche italiane e dalla capitale francese, dove soggiornò a lungo.
    L'idea, realizzata grazie al contributo della Direzione Relazioni Culturali del Ministero degli Affari Esteri e del l'assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, è nata dal lavoro di restauro del fondo grafico di proprietà del Museo Civico di Barletta, cui ha fatto seguito l'analisi scientifica dei procedimenti incisori adottati dall'artista. Ricerche condotte entrambe dai laboratori dell'Istituto Nazionale per la Grafica.

    De Nittis (Barletta 1846), che deve molta della sua fama all'esperienza pittorica, entrò in contatto nel 1867 a Firenze con i macchiaioli, da cui fu inizialmente influenzato. A tale influenza si devono alcuni luminosi paesaggi che gli procurarono i primi successi sia in Italia che in Francia, a Parigi, dove acquistò grande notorietà con le sue vedute della città. Di quel periodo sono anche i dipinti di costume sullo stile di Mariano Fortuny.
    Accostatosi all'impressionismo - partecipò alla prima mostra degli impressionisti presso Nadar, il fotografo e caricaturista francese divenuto personaggio centrale della vita culturale parigina - De Nittis ne colse la ricerca delle atmosfere en plein air e l'interesse per i temi tratti dalla vita moderna ma non rinunciò alla pittura d'atelier ottocentesca legata al realismo melodrammatico borghese.

    Di pari passo con la pittura sviluppò l'incisione puntando alla descrizione della sfera privata nella vita moderna, raggiungendo risultati che lo avvicinano in maggiori misura alle ricerche dei suoi amici impressionisti.
    A tal proposito risulta evidente la stretta relazione tra De Nittis e Degas nella sperimentazione e nell'uso di nuovi procedimenti incisori, come il monotipo, largamente rappresentato nell'esposizione romana, della quale ricordiamo fantasie lunari. Il legame fra i due artisti è ulteriormente sottolineato dalla presenza in mostra dell'incisione inedita M.me De Nittis dans un fauteil, proveniente dalle collezioni del Museo del Louvre.

    Per ulteriori informazioni e prenotazione di visite guidate alla mostra, aperta fino al 31 gennaio, tutti i giorni dalle 10 alle 19, con l'eccezione del pomeriggio del 24 dicembre e dell'intera giornata il 31 dicembre. Tel.++39 06 69980242.(Italian Network)


    A ROMA A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI LE SCENOGRAFIE DI EZIO PRIGERIO

    Scenografo di fama internazionale, Ezio Frigerio è noto per aver lavorato con molti tra i più celebri registi europei, tanto nel teatro di prosa quanto in quello operistico, quanto, infine, nel cinema. A lui è dedicata una mostra a Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 14 febbraio, che ripercorre l'attività del grande scenografo, testimoniandone l'evoluzione creativa anche all'interno di ogni singolo spettacolo, mediante fotografie, bozzetti, modelli nonché enormi frammenti delle scenografie originali.

    Il nome di Frigerio è legato in modo indissolubile a quello di Giorgio Strehler con il quale ha stretto un sodalizio più che quarantennale e che ha accompagnato praticamente il corso intero della vita del teatro d'arte della seconda metà del Novecento.
    La sua scenografia non è solo arte visiva, è il frutto della lezione di teatro di una artista che lascia volteggiare la poesia dentro lo spazio. Artefice della terza dimensione della scenografia e di una nuova interpretazione prospettica dello spazio teatrale.
    Frìgerio ha operato negli anni una vera e propria rivoluzione delle torri sceniche dei vecchi teatri all'italiana. La sua, infatti è una ricerca artistica che ha avuto come obiettivo costante l'individuazione dell'essenzialità dell'immagine.

    La mostra, promossa dal Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali - Palazzo delle Esposizioni, è stata organizzata dall'Unione dei Teatri d'Europa con il sostegno del programma Caleidoscopio della Commissione Europea in collaborazione con Studio di Todi, realizzata da Giorgio Ursini Ursie ed allestita dallo stesso Ezio Frigerio e Giuliano Spinelli.
    Per ulteriori informazioni: Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, tutti i giorni dalle 10 alle 21, chiuso il martedì: Tel.++39 06.4745903.(Italian Network)


    ROMA - FRANCESCO BORROMINI E L'UNIVERSO BAROCCO

    La storia dell'architettura ovvero Francesco Borromini. A lui Roma dedica una imponente mostra fino al 28 febbraio 2000. In seguito proseguirà per l'Albertina di Vienna.
    Di questo grande architetto del '600 è così possibile conoscere attraverso 600 oggetti esposti, provenienti dalle collezioni dei più prestigiosi ed importanti Musei e Istituzioni italiani, europei e statunitensi, la vita, la formazione e l'opera in un contesto brillante e storicamente istruttivo che da conto dell'epoca, dei luoghi, dell'ambiente sociale e delle promesse artistiche.

    Vedute e planimetrie cittadine, dipinti e stampe, medaglie, ritratti di committenti e busti marmorei, oggetti artistici e di arte applicata, strumenti da disegno e molto altro ancora sono esposti in una mostra che, anche attraverso il contributo della multimedialità, è caratterizzata da una spiccata vocazione didattica.
    Al centro della mostra si trova naturalmente la preziosa opera grafica dell'architetto: autentici capolavori del disegno di architettura, custoditi per la maggior parte all'Albertina di Vienna, tramite i quali si percepiscono in in una linea diretta la creatività artistica, l'immediatezza concettuale e l'acutezza di pensiero dell'ideatore.
    Pochi architetti nella resa grafica delle loro ideazioni spaziali hanno saputo lavorare in maniera così serrata, esatta e conseguente; nessuno ha saputo creare cose altrettanto affascinanti in un genere che, come il disegno di architettura, può essere talvolta di difficile accesso per i profani.

    Francesco Borromini viene festeggìato a Roma, cìttà che ha fornito il teatro della sua rigorosa produzione artistica in contrapposizione con gli orientamenti culturali dei suoi tempi e che gli valse la famosissima polemica con Gian Lorenzo Bernini. Polemica di cui tutta la città di Roma porta traccia e memoria. Polemica che ha arricchito la fantasia di studiosi e gente comune e che arriva a seguire anche la tormentata esistenza dell'artista, morto suicída.

    L'ampia retrospettiva è prodotta e organizzata dalla Graphische Sammiung Albertina di Vienna, il Ministero degli Affari Esteri italiano, l'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma - Sovraintendenza ai Beni Culturali - Palazzo delle Esposizioni e dalla Bibliotheca Hertziana (Max Planck Institut) di Roma, in collaborazione con l'Istituto Storico Austriaco in Roma.

    Per ulteriori informazioni e prenotazioni alla mostra - orario dalle 10 alle 21, chiuso il martedì - Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194 tel. ++39 06.4745903.Sezione Didattica: tel, 06.4828760.(Italian Network)


    A TORGIANO - LA VITE E IL VINO CARTE DA GIOCO E GIOCHI DI CARTA

    Si conclude il 6 gennaio la raffinata e divertente mostra ospitata nell'ex Oratorio di Sant'Antonio a Torgiano (PG) dal titolo La vite e il vino. Carte da gioco e giochi di carta, organizzata dalla Fondazione Lungarotti, che da molti anni sostiene l'econornia vitivinicola ed olivicola della zona con iniziative culturali di rilievo nazionale ed internazionale.

    La mostra presenta gìcchi da casa per grandi e piccini, ma anche i giochi d'azzardo nelle osterie e nei caffè o i tarocchi da cui ricavare indicazioni comportamentali e previsioni per il futuro. Sono questi i soggetti di numerose opere prodotte tra il XVI ed il XX secolo.
    Tra questi giochi ed il vino sembrano esserci in tutti i Paesi mediterranei, negli usi come nelle iconografie, numerosi legami: spesso l'elemento della vite o del vino è raffigurato direttamente oppure è richiamato attraverso ìmmagini di osterie o di brindisi tra iocatori, oppure evocato attraverso scene di vendemmia, di pigiatura dell'uva, di botti, ecc...

    La ricerca, che ha condotto alla realizzazione di questa mostra, ha evidenziato una notevole quantità di giochi caduti in disuso nel tempo ma che, nei secoli passati, furono invece tanto diffusi da dover richiedere apposite leggi e regolamentazionì per potere essere praticati.
    Molti di essi saranno esposti proprio nella mostra di Torgiano, I loro nomi fanno sorridere ma, al tempo stesso, costituiscono una seria documentazione di un aspetto di materiali esposti provengono da biblioteche pubbliche e da collezioni private e la loro esposizione è ulteriormente potenziata dalla presenza italiane e straniere, di una serie proveniente in parte dall'Archivio dell'Associazione U Tarot di Faenza e in parte dalla raccolta del Museo del Vino di Torgiano, di proprietà della stessa Fondazione Lungarotti.
    Le immagini hanno il compito di rievocare ili gioco, in abbinamento al vino, inserito nei più diversi aspetti del vivere quotidiano dei passati secoli: dal tranquillo e domestico passatempo familiare - praticato nelle aie e nei cortili del mondo rurale o nei salotti signorili delle città - alla turbolenta vita delle osterie, popolata di giocatori litigiosi, di bari di donne compiacenti, di avidi gestori e perfino di zingare e cartomanti.

    Il catalogo della mostra propone una vasta iconografia, arricchita da saggi di Giordano Berti, storico delle tradizioni popolari, di Franco Cardini, medioevalista, di Cecilia Gatto Trocchi, antropologo e di Andrea Vitali, iconologo.
    Per ulteriori informazioni sulla mostra, che rimane aperta tutti i giorni nel periodo festivo, Fondazione Lungarotti ++39 075985486, Associazione Le Tarot ++39 0546661143.(Italian Network)


    TERAMO - EXEMPLA - ARTE ITALIANA NELLA VICENDA EUROPEA 1900-1960

    Exempla - arte italiana nella vicenda europea 1900-1960, ospitata presso la Pinacoteca Civica di Teramo fino a febbraio 2000, traccia un'ideale linea maestra nella storia artistica del nostro paese, a partire da opere scelte nel panorama delle esperienze che si sono succedute nella prima metà del secolo fino alla fine degli anni Cinquanta.
    Di questo patrimonio, di cui spesso non è possibile osservare i tesori se non in collezioni private, in quelle di istituti bancari o in qualche raccolta pubblica, si offrono e documentano alcune opere ritenute appunto, dalla critica e dalla storiografia dell'arte, esemplari.

    La mostra, con un taglio critico particolare che seleziona per ciascun artista considerato due opere appartenenti rispettivamente agli esordi e alla maturità linguistica consente di comprendere la ricchezza e l'originalità degli spunti e degli esiti artistici che hanno costruito in questo secolo, nel panorama europeo la via italiana,

    Al piano terra trovano sede, sia le opere degli artisti esorditi informali (Accardi, Consagra, Dorazio, Sarifilippo, Turcato), sia la generazione informale plastica (Colla, Franchina, Leoncillo), sia un nucleo differito di artisti che, tra Roma e Milano, attorno alla fine degli anni '50, operarono, all'insegna del superamento dell'informale, per un grado zero degli strumenti della visione (Castellani, Colombo, Dadamaino, Lo Savio, Manzoni, Uncini).
    Al primo piano, nel ballatoio, sono presenti, accanto alle sculture di Arturo Martini e Marino Marini, le opere pittoriche di Scipione, Munari e Licini. Nella sala Al sono ordinati, vicino ai dipinti di Afro, Burri, Capogrossi, Vedova, i concetti spaziali di Fontana e le opere plastiche di Melotti. Dirimpetto e alla medesima quota, nella sala BI, si alternano nello spazio le opere di Nigro, Novelli, Rotella e Tancredi, con quelle di "pittura industriale" di Gallizio.

    Nelle sale corrispettive A2 e B2 si situano cronologicamente sia le vicende dell'arte dei futuristi (Balla, Boccioni, Carrà, Severini) sia quelle di Metafisica (De Chirico, De Pisis, Morandi, Savinio) e del conseguente Novecento (Sironi, Rosai), Al centro di queste due sale i bronzi di Medardo Rosso (sala B2) e i marmi di Adolfo Wildt chiudono, quali caposaldi originali, il disegno critico e l'esposizione stessa.
    Per ulteriori informazioni e prenotazioni: Pinacoteca Civica di Teramo, tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. Tel.++39 0861 247772.(Italian Network)


    MOSTRA DEGLI ARTISTI DEL FUMETTO CONTRO LA PENA DI MORTE

    Dal 18 al 21 novembre Roma ospita: Expocartoon 1999- Scuola Internazionale di Comics: mostra degli artisti del fumetto contro la pena di morte. Iniziativa alla quale prendono parte artisti di fama internazionale che hanno ceduto gratuitamente i loro lavori perchè siano venduti per sovvenzionare l'attività di Amnesty International contro la pena di morte.
    La Scuola Internazionale di Comics ha un grande potenziale in questo senso, perché attraverso il rapporto con i suoi allievi e con molti artisti italiani del fumetto ha la possibilità di sensibilizzare fortemente nel campo sociale e allo stesso tempo promuovere iniziative contro ogni forma di crudeltà, schiavizzazione, offesa della dignità umana ed animale.

    Questo l'humus nel quale si muove l'iniziativa Artisti del fumetto contro la pena di morte: una mostra itinerante che raccoglie i maggiori esponenti del fumetto italiano e straniero, dagli esordienti (Stepjevic, Redaelli, >Giordano...) ai giovani autori già affermati (Ricci, Tenuta, Olivares...) ai professionisti (Baldazzini, Saudelli, Vilella, Brindisi, Alessandrini, Taniguchi..) ai "vecchi leoni" del fumetto come Crepax, Ugolini, Ferri...).

    La mostra, itinerante, continuerà a raccogliere lavori, che saranno venduti (a cominciare dall'esposizione in Expocartoon) dietro presentazione di un versamento ad Amnesty International.

    Per ulteriori informazioni: Scuola Internazionale di Comics: Via Ostiense, 75/F Roma Italy Via Guicciardini, 22 Firenze Italy; Tel. +39 065783038, +39 055218950. Fax: +39 0657284480, email: comics@priminet.com.(Italian Network)


    TUTTO FAUSTO PIRANDELLO AL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI DI ROMA

    In occasione del centenario della nascita di Fausto Pirandello, il Palazzo delle Esposizioni a Roma ospita una bellissima ed esauriente mostra per ricordare l'artista romano di origine siciliana.
    Un pittore di grande rilievo che ha dovuto fare i conti con un'ingombrante figura paterna che ha spesso gettato ombra sulla sua attività: Luigi, grande drammaturgo, insignito del premio Nobel nel 1934.

    La mostra riunisce 90 opere di Fausto Pirandello (1899-1975) scelte fra le più rappresentative della sua ricca produzione. L'artista si è misurato, infatti, con le più importanti correnti artistiche di questo secolo mantenendo, tuttavia, una sua ben definita cifra stilista. Si ravvisano tra le opere echi simbolisti, influssi del Realismo magico e del Surrealismo, i toni irreali del periodo romano tra le due guerre, il realismo del tempo di guerra, fino all'astratto concreto degli ultimi anni.
    Al di là di una tecnica dai ritmi e toni diversi, i suoi lavori, dai colori caldi e intensi, sembrano tutti avvolti da un amaro esistenzialismo, dovuto forse al complesso rapporto con il celebre padre.

    La mostra si articola in nove sezioni, ognuna delle quali affronta un tema specifico o un periodo dell'ampia produzione dell'artista.
    Nella prima, ritratti e autoritratti della famiglia Pirandello. Sono esposti qui anche alcuni dipinti del padre Luigi che si dilettava a ritrarre figli, nipoti e il paesino originario.
    Nella seconda sezione, le opere giovanili di Fausto che rivelano un tratto aspro ma già fascinoso. Splendida la Composizione con nudi e pantofole gialle dove i corpi pieni di due donne nude, ritratti da un'insolita prospettiva, irrompono sulla tela.

    La terza sezione, Les Italiens de Paris, presenta le opere realizzate durante il suo soggiorno a Parigi dove ha modo di conoscere i grandi (Picasso, Braque, Derain...) e altri artisti italiani (De Chirico, Savinio, Campigli..). Troviamo qui quadri dalla materia spessa che rimandano a miti mediterranei.
    Nella quarta e quinta sala, il cuore della mostra: le sue grandi opere, quasi teloni cinematografici, tutte dedicate alla figura, rappresentata sempre con sensualità. Corpi stravolti nella prospettiva, impregnati di colore rugginoso che rivelano uno stile colto e primitivo al tempo stesso. Da non perdere Bambini con il volano e La pioggia d'oro.
    Nella sesta sezione, nove tele dove corpi si aggrovigliano in un caos quasi informe sul limite del nulla.Un periodo artistico di grande interesse che si riallaccia alla grande pittura Informale Europea.
    La settima e ottava sezione rivelano un Pirandello capace di misurarsi in modo eccellente anche con nature morte e vedute di Roma. Gli oggetti che l'artista dipinge, tuttavia, sono cose quasi insignificanti: scarpe sfondate, rami strappati o zucchini come in Eucalyptus e zucchini. Bellissime le varie tele, dai toni monocromatici, dei Tetti di Roma.
    E nell'ultima sezione, la sua produzione del dopoguerra dove la realtà viene ritratta in modo vagamente astratto, quasi neo cubista.

    La mostra presenta, in ogni sezione, opere di artisti a lui contemporanei, un modo per apprezzare anche la produzione artistica dei suoi compagni di strada.
    Ulteriori informazioni: Palazzo delle Esposizioni, sino al 10 Gennaio, aperto tutti i giorni (10 -21), tranne il martedì tel. ++39 064828757.(Italian Network)


    ROMA - DESIGNED FOR DELIGHT

    Il Chiostro del Bramante a Roma ospita sino al 21 novembre una delle collezioni di design più significative proveniente dal Musée des Arts Décoratifs di Montréal.
    L'evento è stato realizzato con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, il Ministère de la Culture du Gouvernment du Quèbec e il Ministère des Relations internationales du Gouvernment du Quèbec.

    Nei suggestivi spazi del Chiostro si possono ammirare oltre 200 oggetti tra cui mobili, vetri, ceramiche, gioielli, tessuti, divani, creati dai più geniali artisti, designer, architetti e stilisti del nostro secolo, tra cui Picasso, Philippe Starck, Giacomo Balla, Frank Gehry, Ettore Sottsass, Gaetano Pesce e Nike de Saint Phalle, per citarne solo alcuni.
    Una mostra che permette di esplorare le varie correnti del design di questo secolo: dal Wiener Werkstattte all'Art Deco, dal design del dopoguerra alla Pop art e al Post-modernismo.

    La rassegna si concentra su quattro temi a cui corrispondono quattro diverse sezioni.
    La prima, Il linguaggio del corpo, comprende oggetti che si ispirano al corpo umano come il gioiello di René Lalique a forma di testa di donna, le coloratissime poltrone in poliestere di Niki de Saint Phalle che sembrano una coppia di persone sedute, la sedia di Wendell Caste che riproduce un gigantesco dente e le mani in porcellana di Giò Ponti.
    La seconda sezione, Inversione e trasformazione, propone oggetti d'uso quotidiano che sono stati trasformati in oggetti di design. Oggetti reinventati in modo così originale che spesso si tende a dimenticare la loro funzione originaria. Da non perdere la sedia di Gaetano Pesce con otto gambe affusolate, il servizio da tè inclinato di Andrea Branzin, una collana di rame di Arline M. Fisch costruita con il filo di metallo, il mobiletto da fumo di Giacomo Balla.
    Nella terza sezione, L'ornamento è un crimine, c'è tutto il fascino dell'ornamentazione e del decoro attraverso motivi geometrici e floreali. Si trovano qui le stoffe di Raoul Dufy, uno stipo di Alessandro Mendini decorato nello stile di Kandiski, la lampada in alluminio di Mario Botta, l'allegro arazzo con i simboli popolari di Fortunato Depero.
    La quarta sezione, Voli di fantasia, documenta il ruolo fondamentale della fantasia, una fantasia spesso irriverente che esplode negli orologi di Alfred Hofkunst a forma di pancetta e sottaceti, nell'appendiabiti a forma di cactus di Mello e Drocco, nel divano che riproduce il profilo di New York di Gaetano Pesce.

    La mostra sarà esposta anche a Amsterdam, Edimburgo e Praga e, successivamente, in diverse città nordamericane.(Italian Network)


    CAMBELLOTTI ALLA NUOVA GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI ROMA

    Dopo anni di restauro, la ex fabbrica della Birreria Peroni a Roma è stata trasformata nella Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea. Un nuovo spazio espositivo, moderno e accattivante nelle sue soluzioni architettoniche, che ospiterà la collezione dagli anni Cinquanta al Duemila. Una collezione importante che include oltre 4.000 opere e rappresenta in modo completo l'arte italiana contemporanea attraverso le opere dei suoi più significativi protagonisti come G. Balla, C. Carrà, G. Morandi, P. Dorazio, R. Guttuso, G. Turcato , Accardi, Pascali...
    Le opere saranno conservate in appositi cellari e esposti ciclicamente secondo criteri tematici ma saranno comunque sempre visibili su richiesta.

    La nuova galleria include anche una biblioteca, una videoteca, il Centro di Ricerca e Documentazione di Arti Visive (precedentemente situato presso il Palazzo delle Esposizioni), una libreria e una caffetteria.
    L'intento del Comune di Roma, che ha investito oltre dieci miliardi in questo progetto, è quello di fare di questo spazio un nuovo punto di riferimento per l'arte moderna, e un punto di incontro per i giovani che hanno bisogno di questo tipo di spazi aggregativi.

    La Galleria Comunale d'Arte Moderna manterrà anche la sede precedente situata in Via Crispi dove verranno esposte le opere realizzate dalla fine dell'Ottocento agli anni Quaranta.
    E in occasione dell'inaugurazione, la Galleria presenta la sua prima mostra dedicata a "Duilio Cambellotti". Cambellotti (1876-1960) è stato tra i primi divulgatori in Italia delle teorie di William Morris introducendo nei suoi lavori il tratto inconfondibile dello stile Liberty. Un artista che ha operato in modo prolifico come ceramista, illustratore, arredatore, grafico, maestro vetraio e costumista.

    La mostra, la prima grande retrospettiva allestita su questo artista, propone un'ampia panoramica dell'intensa attività produttiva di Cambellotti ( sculture, dipinti, illustrazioni, oggetti in ceramica e vetro, vetrate, manifesti, arazzi, mobili) ed è dunque una preziosa occasione per scoprire l' inventiva e la versatilità di un artista la cui grandezza non è stata finora pienamente apprezzata.
    Da non perdere: le raffinate illustrazioni per il libro Le Mille e una notte, l'insolita Erma per fontana in marmo, l' Arazzo con Leoni, i mobili in noce, i vasi in diasprite decorati con piccoli leoni e le brillanti vetrate. E le sue splendide vetrate si possono ammirare anche alla Casina delle Civette a Villa Torlonia a Roma.

    Ulteriori informazioni: Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Via Reggio Emilia 54, 00198 Roma; orario feriali 10 -21, festivi 9-14 (chiuso lunedì) tel.++ 39 064742848-909. Possibilità di visite guidate per adulti e ragazzi.(Italian Network)


    I PALIZZI UNA FAMIGLIA IN MOSTRA CENT'ANNI DOPO FILIPPO AI MUSEI CIVICI A CHIETI

    Sarà possibile visitare fino al 2000, a Vasto, in provincia di Chieti, la mostra I Palizzi una famiglia in mostra cent'anni dopo Filippo.
    La mostra, allestita con il contributo della Regione Abruzzo ed il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è ospitata nella sede dei Musei Civici a Palazzo D'Avalos.

    Si tratta della prima mostra completa dedicata ai quattro fratelli Palizzi, pittori di fine Ottocento che ebbero grande influsso su tutta la pittura europea del periodo, contribuendo alla nascita del nuovo lessico artistico del Novecento. Dei quattro, certamente il più conosciuto è Filippo, esponente della scuola napoletana, di cui, fra gli altri, è esposto I pastorelli nel bosco, di recente sapientemente restaurato, ridonando al quadro quella profondità della pittura di cui Filippo fu precursore nei confronti del periodo verista.
    Oltre 500 i quadri esposti, provenienti da musei pubblici e gallerie private.
    Un evento culturale. straordinario, che avrà la durata di un anno e mezzo, facendosi contenitore di più eventi dedicati non solo all'arte dei quattro fratelli abruzzesi, ma anche ai loro rapporti con i contemporaie, con la scuola della pittura francese dei Degas e dei Mauve, con la fotografia degli Alinari, fino a diventare. un vero e proprio evento nazionale che coinvolgerà, oltre a Palazzo d'Avalos di Vasto, anche il Palazzo ducale di Genova, il Forte spagnolo dell'Aquila, Palazzo Pitti a Firenze, con la collaborazione del Museo degli Uffizì.

    La mostra ospiterà anche una serie di manifestazioni collateralí, ed in particolare alcuni importanti convegni: sul rapporto dei Palizzi con la scuola di Barbizon, il restauro delle opere dell'ottocento, i Palizzi e la Carboneria, l'importanza degli archivi nello studio dell'arte.

    Con un'iniziativa di portata europea, che non ha precedenti in Italia, la Mostra è aperta ai non vedenti, grazie alla realizzazione di percorsi tattili, di audioguide, di impianti surround, di speciali corrimano e di schede in braille.
    E' aperta tutti i giorni dalle 9 alle 13 dalle 17 alle. 24.(Italian Network)


    OLIVIERO TOSCANI AL MURO - L'ARTE VISIVA NELLA COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA

    Il Museo Nazionale Delle Arti e Tradizioni Popolari ospita a Roma fino all'8 dicembre la mostra Oliviero, Toscani al Muro. L'arte visiva nella comunicazione pubblicitaria United Colors of Benetton, nata da una collaborazione tra il sistema museale RomaMusEur, l'Ente Eur e l'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.
    La manifestazione, che rientra nell'azione che il Comune di Roma e l'Ente Eur hanno avviato per il rilancio dell'EUR, uno dei più imponenti quartieri di Roma, attraverso una serie di iniziative culturali, di riassetto urbanistico e infrastrutturale, fa perno sulle immagini realizzate da Toscani negli ultimi quindici anni per le campagne Benetton ed in una serie di eventi paralleli dedicati al nuovo stile di comunicazione perseguito da Oliviero Toscani.

    La mostra delle pubblicità di Toscani per Benetton è stata esposta nei principali musei in tutto il mondo, da Tokio a Città del Messico, da Maastricht a Losanna a San Paolo dei Brasile, riscuotendo ovunque un grande successo di pubblico con punte di oltre un milione di visitatori in Messico.
    L'impatto dei grandi posters di sei metri per tre metri ammirati a distanza ravvicinata nell'allestimento romano offre allo spettatore un'ulteriore livello di lettura delle immagini che hanno suscitato i dibattiti più accesi degli ultimi anni.

    Fabrica, la fucina delle arti e della comunicazione, cui partecipano giovani provenienti da tutto il mondo, è stata creata da un'idea di Oliviero Toscani e Luciano Benetton.(Italian Network)

    LA PITTURA RITROVATA 1978-1998 A ROMA AL MUSEO DEL RISORGIMENTO

    Venti anni di riallineamento alla pittura di immagine, questo il significato della mostra: La pittura ritrovata 1978/1998 allestita al museo del Risorgimento, a Roma, fino al 1 novembre.
    Tra il mese di aprile e il mese di maggio del 1978 si consumò a Roma, con momenti separati ma indiscutibilmente convergenti, un'azione artistica del tutto impensabile: dopo le esperienze dominanti dell'arte povera e dell'arte concettuale alcuni artisti dimostrarono che si poteva tornare a dipingere, secondo lo stile italiano della linea definita, alla pittura figurativa di linea, I loro numi tutelari, i metafisici Giorgio de Chirico e suo fratello Alberto Savinio, ricostituivano un preciso linguaggio che si era "innaturalmente" interrotto per necessarie indagini di rinnovamento linguistico.
    L'atteggiamento antiavanguardistico di queste operazioni espositive costituiva una precisa "ribellione" a tutte quelle espressioni povere, minimali, comportamentali e altro, arrivate in quel periodo alle espressioni più stanche della loro pur breve storia. Era però anche vero che alcune esperienze concettuali continuavano a essere ben presenti a questi artisti: la neoclassicità di Giulio Paolinì, certa grecità di Kounellis, l'ironia ' di Salvo, il comportamentalismo fotografico e citazionistico di Luigi Ontani, sino all'esibito citazionismo pittorico di Carlo Maria Mariani, "Pictor Philosophus".

    Come avvenne? Ad aprile Stefano Di Stasio espose un grande dipinto a olio su tela, L'uccello azzurro di impostazione fortemente romantica, anche se nella sottolineata via provocatoria di uno sfrontato "esibizionismo" consegnato al doppio senso del titolo.
    Nel mese di maggio, sempre a Roma, presso la galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, il catanese Franco Piruca esordisce con la ormai celeberrima mostra dei tre dipinti: olii su tela dal formato diverso: una tela quadrata, una rettangolare, una circolare. La mostra suscitò un dibattito le cui propaggini giungono sino ai giorni nostri.
    Nel mese di dicembre, ancora a Roma, Tomaso Liverani presenta l'opera ermetica di Alberto Abate (altro artista originario di Catania), concludendo questa azione di riappropriazione dei termini pittorici, ma lasciando un segno preciso e importante delle intenzionalità di questi autori.

    Da quel momento in avanti, infatti, molte giovani personalità dell'arte - che sino a quelle esposizioni non avevano ancora assunto completamente e serenamente la coscienza del ritorno alla pittura - aumentarono il numero di coloro,che intendevano dimostrare la necessità della memoria storica quale unica fonte, origine sulla quale poter basare le rielaborazioni del tempo presente. Si ristabilì in tal modo, il linguaggio "nobile" dell'arte pittorica italiana: linea consequenziale che si era, interrotta a far data dal secondo dopoguerra, cui seguirono altri artisti che sedimentarono quegli avvenimenti coniando altri termini all'insegna dei quali proseguire il cammino (anacronismo, pittura colta), che andarono ad allinearsi all'azione esplosiva della "Transavanguardia" di Achille Bonito Oliva. I
    In seguito vi furono anni di incomprensioni reciproche, oggi si assiste ad un ritorno di compiuta serenità da parte di molti autori che si esprimono anche su tematiche sino allora obsolete e perciò neglette, come il vedutismo e la natura morta, sino ai racconti mediali e ai riduzionismi dei temi narratitivi.

    L'orario di apertura della mostra - via Arce Capitolina 1 - è dalle 9 alle 19. Per ulteriori informazioni: Tel.++39 06 6832574.(Italian Network)


    PIER LEONE GHEZZI. SETTECENTO ALLA MODA ALLA PALAZZO BARBERINI A ROMA

    Ammirare le opere più significative di un protagonista della cultura artistica del Settecento, apprezzarne l'arguzia con cui ritrae i personaggi della società del suo tempo, sorridere davanti alle sue bonarie caricature: diversi sono i motivi per visitare la mostra Pier Leone Ghezzi. Settecento alla moda, ospitata fino all'8 dicembre a Palazzo Barberini a Roma, reduce da Palazzo dei Capitani ad Ascoli Piceno, città d'origine del pittore.
    Ghezzi può essere considerato il padre della moderna caricatura, oltre che un "comunicatore" di straordinario talento, come è possibile riscontrare dai cinquanta dipinti e trenta fogli di caricature e disegni, provenienti dai maggiori musei italiani ed europei. Gbezzi fa di questo genere un'attività con una sua dignità artistica, alla quale si dedica in parallelo alla pittura per tutto l'arco della lunga carriera.

    Un altro elemento di novità è costituito dal valore documentario delle caricature, che lo avvicina al giornalismo. Come, ad esempio, in Mondo nuovo, la raccolta di 1.200 caricature conservata nella Biblioteca Vaticana, che costituisce "una sorta di archivio storico della società romana ad uso dei posteri".
    Una realtà che Pier Leone Ghezzi ritrae con indulgente distacco, senza alcun intento critico o morale. Da qui il carattere "fotografico" dei suoi ritratti, più vicini - è stato sottolineato - alla cronaca che alla storia.

    Per informazioni e prenotazioni tel. ++39 0736-277540.(Italian Network)


    IN UMBRIA L'IMMAGINE IL CULTO LA FORMA, ANTICHI GRUPPI LIGNEI DI DEPOSIZIONE

    E' stata inaugurata a Montone (Perugia), presso il Museo Comunale di San Francesco, la mostra L'immagine il culto la forma. Antichi gruppi lignei di Deposizione (secoli XII-XV) organizzata dal Comune di Montone, dalla Regione dell'Umbria e dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici dell'Umbria.
    La mostra che è possibile visitare sino al 31 dicembre pone all'attenzione del pubblico I Gruppi di Deposizione, che costituiscono uno dei soggetti più interessanti del patrimonio tardomedioevale di arte sacra. A questa produzione, con aspetti peculiari da regione a regione - ma anche nella Francia meridionale e nella Spagna nord-orientale -cornsponde oggi un numero assai limitato di esemplari, anche di altissima qualità formale, molti dei quali sono tutt'ora conservati nell'Italia centrale.

    Gli studi dell'ultimo secolo hanno provato la provenienza dall'Umbria di alcuni gruppi di Deposizione o di statue isolate già facenti parte di gruppi. Lo stesso famoso Gruppo di Tivoli è comunemente messo in relazione con la cultura figurativa umbra e considerato l'archetipo di una serie piuttosto numerosa cui appartengono ad esempio i gruppi o le statue di Roccatamburo (Norcia, Museo della Castellina), Roncione (Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria), Milano (Museo del Castello Sforzesco), Gubbio (Chiesa di San Pietro), Parigi (già collezione de Laroussilhe, Museo del Lotivre), Parigi (collezione Brimo de Laroussilhe) e, infine Montone -Pieve di San Gregorio (Museo Comunale di San Francesco).
    Proprio il Gruppo di Montone può essere considerato la più recente acquisizione, di notevole valore scientifico, nel campo della conoscenza dei gruppi lignei di Deposizione. Infatti solo il recentissimo restauro ha rivelato la sua vera identità iconografica di gruppo di Deposizione precedentemente interpretato come Crocifissione.

    La mostra, sulla scia di questa nuova acquisizione scientifica, raccoglie circa. trenta opere che costituiscono importanti gruppi lignei di Deposizione conservati in Italia e all'estero, sempre in stretta relazione con la cultura figurativa umbra fra la fine del dodicesimo secolo e gli inizi del quattordicesimo.
    Presenti anche alcune testimonianze relative ad altre aree culturali italiane e straniere (gruppi o statue di Scala, Montevergine, Pescia) ed un certo numero di sculture di diverso soggetto, legate stilisticamente ai gruppi umbri (Madonne di Cascia, Spello, Camerino).

    L'iniziativa si propone, inoltre, di dare particolare risalto agli aspetti fondamentali della conservazione dei manufatti lignei medioevali, riservando particolare attenzione alle nuove acquisizioni in campo storico-artistico rese possibili, soprattutto negli ultimi decenni, da un'intensa attività di restauro di cui hanno beneficiato anche gruppi di Deposizione.
    La mostra è aperta tutti i giorni, ad eccezione del Lunedì, dalle 10 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30.
    Per Informazioni: Museo Comunale di San Francesco a Montone tel. +39 0759306139, Montone@netemedia.net.(Italian Network)


    A RICCIONE INFINITAMENTE - IL CICLO DI VITA ININTERROTTO

    InfinitaMente - Il ciclo di vita ininterrotto è manifestazione sul riutilizzo dei materiali per un moderno ecosistema ambientale. L'iniziativa è promossa dal Ministero dell'Ambiente e dal Comune di Riccione.
    La mostra si sviluppa attorno al tema centrale dell'infinito ciclo di vita che assumono materiali di diversa natura e nobiltà. Ventro, ferro, rame, ecc...coesistono e dichiarano la realtà del nostro passato/futuro, quanto "oggetti" estrapolati nel tempo dal loro contesto funzionale come nuovi ready-made, rivivono nuova dignità, allineandosi al "gioco" di installazioni e sculture senza tempo, nuove architetture "ecologiche", fantasie in un "ciclo" di vita ininterrotto.

    La mostra presenta una trentina di eco-opere di vari artisti, quali Eduard Habischer, Innocente, Luigi Mainolfi, Costas Varotsos (presente quest'anno alla Biennale di Venezia), Paola Babini, Gaetano Buttaro, Antonia Ciampi, Carlo De Meo, Roberta Fanti, Rossella Piegallini, Laurence Ursulet, il gruppo formato da Anna Maiorano, Marilena Pecoraro, Claudio Peotta.

    Per ulteriori informazioni sulla mostra che si tiene a Riccione in V.le Ceccarini fino al 15 ottobre con orario no-stop Te.++39 0543 790803.(Italian Network)


    L'IMMAGINE RIPRODOTTA LA GRAFICA DI PLINIO LOMELLINI

    La Scuderia dei Borbone del lido di Camaiore (LU), ospita fino ad ottobre una raccolta di grafica di Plinio Lomellini: manifesti, illustrazioni, disegni per libri e riviste letterarie, che l'artista ha dedicato a questa forma di espressione, fra le dominanti del nostro secolo.
    Nell'ultimo decennio dello scorso secolo Nomellini fu partecipe delle iniziative progressiste di alcuni giornali genovesi. L'abitudine al disegno, che gli aveva trasmessa il suo maestro Giovanni Fattori, rendeva, d'altra parte, facile all'artista dar forma alle che, di volta in volta, gli venivano alla mente.
    Il manifesto, uno degli strumenti di comunicazione più innovativo degli ultimi anni del secolo, divenne prezioso elemento espressivo anche per Nomellini, che vinse il primo concorso bandito da una industria di 0neglia l'Olio Sasso, ottenendone una grande risonanza con le sue suggestioni liberty. Nel frattempo, lavorava al manifesto inaugurale della testata genovese Il lavoro. Numerosissime in seguito le commesse per copertine di riviste ed illustrazioni di libri.

    Un segno estremamente stilizzato caratterizzò il suo tratto ed il trionfo del colore lo riempiva di luce.
    Nel 1909 gli fu affidato l'incarico di realizzare le copertine di tutto l'anno del Secolo XX ma realizzò anche le cartoline illustrate da artisti per occasioni specìalì, per propaganda patriottica, era, infatti, molto di moda nei primi decenni del secolo. Nomellini, ormai artista conosciuto e ricercato, realizzò molte di queste cartoline che furono commissionate dalle autoritá italiane. Tra le altre del 1914 è la cartolina per il 500 anniversario della Fondazione della Societá Operaia di Camaiore. L'epopea fascista non piacque, invece, a Nomellini, cui pure furono affidati prestigiosi incarichi per celebrarne i fasti. Il mito ed il sogno fascista non gli consentivano di essere l'interprete di una politica che sentiva come megalomane ed autoritaria, mentre egli aveva sperato che il mito di Galibaldi risorgesse.

    Per ulteriori informazioni sulla mostra Tel.++39 0584 986333/3334. (Italian Network)


    ADOLFO DE CAROLIS ED IL LIBERTY NELLE MARCHE

    Palazzo Ricci di Macerata ospita fino al 30 settembre un esempio di una stagione artistica particolarmente significativa in Italia: il liberty durante i primi deceni del Novecento ad opera di Adolfo De Carolis.
    Grafica, architettura, ceramica, manufatti di diverso genere trassero ispirazione dallo stile floreale, che trovava nelle opere dei poeti dell'epoca - in primis da Gabriele D'Annunzio - una vena ed una influenza immaginifica, che dall'Abruzzo si diffuse sulle rive italiane dell'Adriatico.

    Fra i primi fautori di quest'arte Adolfo De Carolis che di D'Annunzio illustrò le opere traducendone poetica, mito e ideologia con raffinate rievocazioni e e metafore ispirate a modelli classici.
    Simbolista, egli compie un passo avanti rispetto al gusto michettiano e delle altre scuole tardo ottocentesche di timbro veristista. Egli condivide i principi basilari del Liberty, per esempio l'identificazione dell'arte con la decorazione, non in quanto un sovrappiù inserito nell'ambiente,ma in quanto parte integrante dell'ambiente stesso, le mode l'azione estetica del vivere.
    De Carolis introduce in questa concezi.one, è l'impulso delle nuove tecniche espressive, rinnova la xilografia, da un forte impulso alla produzione di manifesti, la grafica che tanto peso ebbe nella diffusione del Liberty.
    Ma accanto ad oltre duecento opere del maestro Del Liberty, la mostra - che chiude il 30 settembre - presenta anche opere di altri artisti dello stesso periodo: Biagetti, che mostra un'accentuata propensione estetizzante, Mussini dalla padronanza vibrante del segno, Parigani ed altri....

    Particolare rilievo ebbe il liberty nell'architettura, che - grazie al decorativismo di scarso impegno finanziario - si diffuse velocemente, anche se, più tardi l'utilizzo di materiali industriali, finì con il contenere la sua ulteriore diffusione, opera di capaci artigiani, per cedere il passo alle tendenze razionali, passando per la fase dello stile decò.
    Per ulteriori informazioni: Tel.++39 0733 247200.(Italian Network)


    SANTE MONACHESI GLI ANNI '40 E '50 A CIVITANOVA MARCHE

    E' promossa dall'assessorato alla cultura del Comune di Civitanova Marche (Macerata), in collaborazione con la Regione Merche e la Provincia di Matera, la mostra Sante Monachesi gli anni '40 e '50 allestita dall'11 luglio presso la chiesa di S.Agostino, fino al 3 ottobre.
    50 le opere provenienti da varie collezioni italiane, realizzati dal pittore maceratese a partire dal 1941, anno in cui prende avvio l'esposizione organizzata presso la galleria La Barcaccia di Roma.

    Protagonista di una esperienza artistica caratterizzata dal recupero di elementi figurativi espressi nella serie dei paesaggi, delle nature, delle vedute di Parigi e nelle vivaci figure delle clownesses.
    Anni post bellici in cui ha frequentato più assiduamente Civitanova, richiamatovi dall'amicizia con Luciano Moretti e Amoldo Ciarrocchi, dopo che aveva lasciato la città per frequentare a Roma il Centro sperimentale di Cinematografia.

    La sua produzione artistica degli anni '30 trae ispirazione dal volume di Boccioni Pittura e scultura futurista. Nel 1932 foma con B.Tano e altri giovani il Gruppo Futurista Umberto Boccioni. Movimento Futurista delle Marche. Chiusa l'esperienza proietta la sua ricerca nella elaborazione di una poetica figurativa caratterizzata da larghi piani cromatici che improntano i temi pittorici più noti.
    Disponibile a nuove avventure estetiche e ispirato dai nuovi materiali plastici, recupera negli anni '60 sculture in gommapiurna e metacrilato. Nel 1964 fonda il Movimento Agravitazionale, in cui l'utopia diventa credibile espressione estetica.
    La sua lunga carriera artistica è testimoniata da importanti ed approfonditi contributi critici sulla sua opera e da numerose mostre in Italia e all'estero.(Italian Network)


    BUCCI E IL "NOVECENTO"-UN ARTISTA MARCHIGIANO FRA MODERNITÀ E CLASSICITÀ

    90 dipinti ed oltre cento le incisioni di Anselmo Bucci ed una ventina degli altri sette pittori del Gruppo del Novecento, Sironi, Funi, Dodreville, Oppi, Malerba, Marussig), esposte alla Pinacoteca Comunale di Macerata (Pesaro) ed all'interno della Quadreria Cesarini di Fossombrone (Pesaro) fino al 12 settembre.
    Il percorso espositivo parte dagli esordi di Bucci agli inizi dei secolo e dal suo periodo parigino (1906-1914), diviso tra simbolismo e post-irnpressionismo. Seguono le opere eseguite al fronte nel 1915-18, le grandi tele che documentano la stagione del "Novecento" e del classicismo anni venti e, infine, le opere degli anni trenta e quaranta, divise tra realismo ed espressionismo lirico.

    La mostra comprende i principali capolavori dell'artista, tra cui le tavole di Paris qui bouge, che piacquero ad Apollìnaire; il monurnentale Autunno (1910), esposto al Salon des Artistes Français a Parigi nel 191l; il "tizianesco" Gli amanti sorpresi dei 1921, i grandi dipinti del periodo novecentista, come I Pittori, esposto alla Biennale di Venezia nel 1924; i paesaggi ed i ritratti degli anni trenta, da Via della Sorbona a Parigi del 1932 al Violoncellista 1936. Non mancano alcuni significativi inediti, appartenuti al fratello dell'artista, Giovanni, e recentemente ritrovati.

    La rassegna di Macerata si sofferma, in particolare, sugli anni dieci e sulla stagione novecentista, affiancando alle opere di Bucci venti dipinti emblematici, tutti dei primi anni Venti, degli altri 'Pittori del Novecento".
    La Quadreria Cesarini di Fossorribrone, città natale dell'artista, documenta invece più a fondo gli anni trenta e quaranta della pittura di Bucci. Sede della mostra è la stessa casa di Cesarini, amico e mecenate di Bucci.

    Per ulteriori informazioni: Pinacoteca Comunale di Macerata: tel. e fax 0733/256361; Orario: ore 10 -13 e 17-20, lunedì chiuso.(Italian Network)


    A SPOLETO - LE SCULTURE DI MIRKO ED I DIPINTI DI MATTA

    Mirko, nome d'arte di Mirko Basaldella, è nato ad Udine ma la sua esperienza artistica lo ha portato in giro per il mondo. Il Festival di Spoleto gli dedica una interessante rassegna a Palazzo Racani Arroni, corredata da un ricco catalogo delle sue opere nelle sue diverse fasi evolutive, dal periodo fra le due guerre fino alla morte nel 1969..
    Scultore fra i più rappresentativi del Novecento, ed imparentato con altri grandi artisti, Afro, suo fratello, e Cagli, il cognato, ha legato il proprio nome a grandi opere monumentali, quali i cancelli delle Fosse Ardeatine (1949-51) ed a molte altre, in Italia e negli Stati Uniti, dove ha vissuto ed insegnato al Design Workshop della Harvard University a Cambridge nel Massachusetts nel corso dell'ultima parte della sua vita.

    Dal punto di vista stilistico, Mirko è stato allievo di Martini a Milano, a Roma, poi, si unì al gruppo antinovecentista della Galleria Cometa e sviluppò il suo gusto per l'arcaico ed il primordiale in direzione antiaccademica e anticlassicista. La sua attività si inserisce nel vivo della scultura della Scuola Romana.
    Nel 1937 a Parigi conobbe il cubismo e nel 1939 partecipò alla seconda mostra di Corrente. In seguito nel dopoguerra aderì a Fronte nuovo delle arti, elaborando una sintassi neocubista al limite del surrealismo, sperimentando nuovi materiali e tecniche (scheletri di ferro, sculture in gesso, bronzi, ottoni, cementi). Di questa esperienza le grandi opere civili, commissionate dopo il 1945 che custodiscono la memoria della tragedia del secondo conflitto mondiale, per le quali ottenne prestigiosi riconoscimenti.

    Altro artista di grande levatura del ventesimo secolo ospitato dal Festival di Spoleto in questi giorni è Matta Echaurren, cileno di origine basca, formatosi come architetto nell'atelier di Le Corbusier.
    Di Matta sono esposti i suoi capolavori più recenti, esuberanti dipinti, che attraversano le più importanti correnti artistiche senza, tuttavia, essersi lasciate mai assorbire completamente in uno spazio multidimensionale.

    Matta conosce Garcia Lorca, che lo presenta a Picasso e poi a Salvador Dalì, che - a sua volta - lo presenta a Breton. il quale subito lo coopta nel carrozzone surrealista. Un'assimilazione in seguito da lui rinnegata. Si tratta, comunque, solo di alcune correlazioni con le quali questo brillante artista poliglotta ebbe a che fare.

    Matta ha svolto in America la funzione che in Francia era stata propria di Breton, contribuendo alla formazione della Scuola Americana, di cui uno dei nomi più in vista è senza dubbio Jackson Pollock. (Italian Network)


    A SANSEPOLCRO LA TOSCANA DEGLI ACQUERELLI DI PENNEL SCRITTORE E ARTISTA AMERICANO IN ITALIA

    Joseph Pennel è uno di quei personaggi animati da un autentico spirito cosmopolita a cui l'Italia - e la Toscana in particolare - devono molto. Attraverso i suoi disegni, gli acquerelli, le acqueforti, i pastelli si è diffuso nei paesi di lingua inglese un vero e proprio culto per questa Regione. Un culto che si riverbera anche sul cittadino italiano grazie a prospettive, tagli e scorci del tutto inusitati.
    E' la prima volta che in Italia viene presentata - al Museo Civico di Sansepolcro (Arezzo) fino al 12 ottobre - l'opera di Joseph Pennel (1858-1926), artista vissuto a cavallo tra l'Ottocento ed il Novecento, l'ultimo grande disegnatore ed illustratore americano, prima della grande diffusione della fotografia in campo giornalistico ed editoriale.

    La mostra, realizzata con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, dell'Ambasciata d'America in Italia e della Regione Toscana, si compone di 60 opere provenienti dal lascito di trecento fogli originali conservati presso il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni degli Uffizi di Firenze.
    Raggruppati in ordine geografico le tavole raffigurano località e città toscane e numerose scene di vita e di viaggio. Tra l'altro alcune di queste immagini assumono un significato documentario della urbanistica di alcune cittadine e borghi. Numerosi i volumi di artsiti americani illustrati da Pennel, provenienti dal Centro di studi americani di Roma e da Università italiane.

    La sua opera - affermano i curatori della mostra:Attilio Brilli e Simonetta Neri - costituisce la visualizzazione di quel clima inconfondibile e saturo si stimoli culturali che fece della Toscana, tra la fine del secolo scorso e questo secolo, l'approdo di scrittori inglesi ed americani ma anche di pittori ed artisti , in generale.

    Pennel nasce a Filadelfia e studia alla Pennsylvania Academy of Fine Arts ha una intensa attività professionale, cui si unisce un incessante interesse per il mondo del mondo giornalistico ed editoriale, in generale.
    La sua prima visita in Italia è del 1883, inviato dalla rivista Century e da allora vi trascorre lunghi periodi, alternati a viaggi negli altri paesi europei per incontrare intellettuali espressione della vita culturale dell'epoca. Nel 1901 è coinvolto nell'attività della Biennale di Venezia in qualità di Commissario, Nel 1911 espone a Roma alla Mostr a Internazionale d'Arte
    Si è definito, nella sua autobiografia, l'ultimo interprete e l'estremo difensore di un'arte, quella dell'illustrazione, sempre più oinsidiata dalla fotografia.

    Per ulteriori informazioni: Musei Civici di Sansepolcro: ++39 0575 732318.(Italian Network)


    ROMA CELEBRA EL GRECO

    E' la mostra più completa finora dedicata all'artista realizzata grazie ad incredibili prestiti dai più importanti musei del mondo: stiamo parlando della mostra-evento El Greco- Identità e trasformazione allestita a Palazzo delle Esposizioni a Roma (aperta sino al 19 Settembre).
    La mostra che è già stata esposta a Madrid al Museo Thyssen -Bornemisza, dove è stata ammirata da oltre 200.000 visitatori, sarà anche ad Atene dal prossimo ottobre. E la scelta di queste tre città non è casuale: Grecia, Spagna e Italia sono, infatti, i tre paesi dove El Greco (1541- 1614) è vissuto e si è formato artisticamente.

    L'esposizione, promossa dal Comune di Roma, dal Ministero dei Beni Culturali, e curata dalla Fondazione Thyssen Bornemisza di Madrid e dal Museo del Prado, in collaborazione con il Palazzo delle Esposizioni e il Museo Alexandros Soutzos di Atene, presenta circa 70 dipinti, di altissima qualità, che documentano l'evoluzione artistica di questo pittore e la sua capacità di rinnovarsi senza perdere la sua identità e la sua personalissima pennellata.

    Tre le sezioni in cui si articola e che corrispondono ognuna ad un periodo della vita di El Greco: la prima è dedicata alla sue opere post-bizantine realizzate quando l'artista viveva ancora a Creta, sua isola natale.
    La seconda sezione presenta dipinti eseguiti durante il suo soggiorno in Italia, che rivelano il suo appropriarsi di linguaggi artistici occidentali e l'influenza della pittura rinascimentale e barocca sulla sua arte. E, infine, nella terza sezione, opere realizzate nell'intero corso della sua vita che rivelano le diverse concezioni stilistiche di El Greco e le sue evoluzioni.

    Sono presente rarità e capolavori come El Soplon che con i suoi suggestivi chiaroscuri annuncia il Caravaggio, il magnifico El Entirro del Conte de Orgaz con i suoi trionfi di neri e ori, alcuni notevoli ritratti di personaggi famosi come Il Gentiluomo della casa di Leiva e El medico Rodrigo de la Fuenta, e L'annunciazione e il concerto angelico : un'enorme quadro formato da due sezioni che sono state riunite per la prima volta a Roma, dove i colori si sciolgono magicamente gli uni negli altri.(Italian Network)