INFO GIOVANI - RICERCA SCIENTIFICA


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>È ITALIANO UNO DEI SUPERCOMPUTER PIÙ POTENTI AL MONDO

A TRENTO "SYSTEM BIOLOGY" CENTRO INTERNAZIONALE DI INNOVAZIONE E RICERCA AVANZATA-ACCORDO MIUR/MIT/MICROSOFT/ATENEO E PROVINCIA DI TRENTO

UNIONE EUROPEA -FRA LE PRIORITA' DELLE NUOVE PRESIDENZE MAGGIORI INVESTIMENTI NELLA RICERCA E SVILUPPO

ANNO CASSINIANO, OMAGGIO INAF AD UN GRANDE ITALIANO

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI CAMERINO: CONFRONTO SULLA SITUAZIONE SANITARIA NEI PAESI EMERGENTI

IN ITALIA UN CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATORI SANITARI CONTRO L'OBESITA

A TORINO OTTO "HYDROGEN SCHOOL" IN COLLABORAZIONE CON ENVIRONNEMENT PARK ED UN CENTRO INTERATTIVO PER LA SCIENZA

RICERCATORI:DECRETO LEGGE-RICONFERMA DOPO UN ANNO. MORATTI:"PER TRATTENERE NELLE UNIVERSITA' I GIOVANI MIGLIORI

L'UNIVERSITÀ DI CAMERINO PRESENTA MEMORY, UN PROGETTO PER IL DOPO TSUNAMI- A COLLOQUIO CON IL PROF.PAMBIANCHI

PREMIO NACIONAL EDUCATOR VENEZOLANO ATTRIBUITO A TRE RICERCATORI DI ORIGINE ITALIANA

OTTO BORSE DI STUDIO QUADRIENNALI PER LA FORMAZIONE AL NEST DI DOTTORI DI RICERCA IN BIOFISICA MOLECOLARE

SVILUPPATA AL GASLINI DI GENOVA UNA NUOVA TECNICA PER L'ASPORTAZIONE DELLE ADENOIDI

ENTRO IL 12 FEBBRAIO BANDO ASSEGNO DI RICERCA ALL'UNIVERSITÀ DI GENOVA

ATLANTE SATELLITARE DELLA FAO SUI PAESI COLPITI DALLO TSUNAMI

EMILIA ROMAGNA: LABORATORIO STARTER CENTRO DI ECCELLENZA DELL'INAIL PER TECNOLOGIE DELLA RIABILITAZIONE MOTORIA

ALL'ITALIANO ATTILIO MASERI IL GRAND PRIX SCIENTIFIQUE 2004 DALLA FONDAZIONE LEFOULON DELALANDE

BORSE DI STUDIO PER IL GIORNALISMO SCIENTIFICO DALLA FONDAZIONE ARMENISE-HARVARD IN COLLABORAZIONE CON UGIS

ITALIANI IN PRIMA LINEA PER RICERCHE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI: LA DERIVA DEL GHIACCIAIO DRYGALSKI

"SWIFT": ITALIA/USA/GB PER LA RICERCA DEI GAMMA RAY BURST

PIEMONTE PRIMA REGIONE IN ITALIA PER SPESA IN RICERCA. "VILLA GUALINO CASA DELLE RICERCA PIEMONTESE"

BANDI PER LA CARRIERA TECNICO SCIENTIFICA ALL'UNIVERSITA' DI PADOVA

ASSEGNI DI RICERCA ALL'UNIVERSITÀ DI GENOVA

A CAMERINO CONVEGNO SULLA SITUAZIONE SANITARIA IN AFRICA

L'UNIVERSITÀ DI PISA SI SCHIERA NELLA LOTTA ALL'AIDS IN AFRICA CON "DREAM"

RIDUZIONE DEL RISCHIO SISMICO NEI CENTRI STORICI: WORKSHOP INTERNAZIONALE SUL PROGETTO "SISMA"

VENETO - FINANZIATO PROGRAMMA SPELEOLOGICO REGIONALE

A LECCE IL NUOVO CENTRO DI RICERCA EURO MEDITERRANEO PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI

ANNO INTERNAZIONALE DELLA FISICA: FILO DIRETTO CON GLI ASTROFILI

ITALIA/GRAN BRETAGNA/NEPAL:PRIMI PASSI VERSO IL MIGLIORAMENTO DELLA FUNZIONE MUSCOLARE: LE RICERCHE SULLA LONGEVITA'

"LA VIA DELL'ENERGIA" AL MUSEO DELLA SCIENZA E DELLA TECNOLOGIA DI MILANO

UN CENTRO EUROPEO DI RICERCA BIOMEDICA GUIDATO DAL PROF. U. VERONESI

SHARAD: IL RADAR ITALIANO SULLA SONDA NASA MARS RECONAISSANCE ORBITER

CONCORSO INTERNAZIONALE GLOBAL JUNIOR CHALLENGE - PREMIATO IL PROGETTO ENEA - RETE DI SCUOLE DI SPOLETO "SPOLETO, EDUCARSI AL FUTURO"

IL GENE DELLA TIMIDEZZA

PREMIO TACCHINI PER LE MIGLIORI TESI DI DOTTORATO IN ASTRONOMIA

MISSIONE VITTORI - NELLO SPAZIO L'ESPERIMENTO SPQR DELLA SCUOLA DI INGEGNERIA AEROSPAZIALE DEL "LA SAPIENZA" DI ROMA

PROGETTO BIO E LEARNING - PROGETTO PILOTA MIUR/FONDAZIONE GOLINELLI. PARTECIPANO PUGLIA CAMPANIA, FRIULI PIEMONTE ED EMILIA

IL PROGRAMMA SCIENTIFICO E FORMATIVO DEL NEO DIRETTORE DELL'ICGEB DI TRIESTE, PROF. MAURO GIACCA

AL SAN RAFFAELE INAUGURATO L'ISTITUTO DI NEUROLOGIA SPERIMENTALE

COLLABORAZIONE FRA INNOVATION NETWORK (AREA) E STAZIONE SPERIMENTALE PER L'AGROINDUSTRIA

GLI ATENEI ROMA TRE E DELLA CALABRIA AL CENTRO DELL'ATTENZIONE INTERNAZIONALE PER IL CONTROLLO DEI SOLITONI SPAZIALI

UN CONVEGNO A ROMA SUI DISTURBI DELLE CONDOTTE ALIMENTARI: INA ITALIA UNA FASCIA DI POPOLAZIONE FRA IL 10 ED IL 30%

40 ANNI DALL'ANNIVERSARIO DEL LANCIO DEL PRIMO SATELLITE ITALIANO

POLITICA ITALIANA SULLA MOBILITA' DEI RICERCATORI: RINVIATO A MARZO 2005 IL CONVEGNO PER LA PRESENTAZIONE DI ERA-MORE

SOS K2: DIFESA DELL'AMBIENTE INTERNAZIONALE: UNA PROPOSTA ITALIANA

LA RICERCA SCIENTIFICA IN DIFESA DELL'ACETO BALSAMICO ITALIANO- ATTENZIONE AGLI ASPETTI MICROBIOLOGICI

GIOVANI/ALCOOL E DROGHE -INDAGINE INTERNAZIONALE "ESPAD": IN ITALIA AUMENTA IL CONSUMO

ALLA CITTA' DELLA SCIENZA "I MICROSCOPI DELLA FISICA" - UNA MOSTRA ALLESTITA DALL'INFN A NAPOLI

SEMINARIO INTERNAZIONALE AD ENNA SULL'ORIENTAMENTO COGNITIVO

MISSIONE "SPACELAND": I FINALISTI DELLA PRIMA SPEDIZIONE POPOLARE IN ASSENZA DI GRAVITÀ

DAL PIEMONTE 6 MILIONI DI EURO PER LA RICERCA SCIENTIFICA: PRESENTATO IL BANDO PER IL 2004

"IN VIAGGIO TRA LE STELLE" - Tecnologia e Immaginazione IN MOSTRA A ROMA AL COMPLESSO DEL VITTORIANO

DUE IMPORTANTI MASTER A LA SAPIENZA A ROMA: TELEDIDATTICA APPLICATA ALLA MEDICINA E IN MEDICINA DELLE CEFALEE

DAL XXXVIII.mo RAPPORTO CENSIS DEL TUTTO PALESI I LIMITI DEL SISTEMA-RICERCA IN ITALIA

I GIOVANI E LA SCIENZA- INTERVISTA CON ROSALIA AZZARO DEL CNR SUL PROGETTO "PUBLIC UNDERSTANDING OF SCIENCE"

L'UNIVERSO GIOVANILE INTERNAZIONALE: "INTERESSATI ALLA SCIENZA E PREOCCUPATI PER L'AMBIENTE"

UNIVERSO CINA - BORSE DI SPECIALIZZAZIONE ALL'ESTERO. UNA DELEGAZIONE DI SCIENZIATI CINESI AD AREA

ALL'UNIVERSITÀ DI MODENA E REGGIO EMILIA IMPORTANTI STUDI SUI MOSAICI DI POMPEI

INTERVENTO DI COOPERAZIONE DECENTRATA: UN CENTRO DI TELEMEDICINA VOLUTO DAL VENETO IN KOSOVO

DA CNR E "LA SAPIENZA" "PROFILER" IL ROBOT SALVA-AFFRESCHI, SCULTURE, LIBRI E PAPIRI

L'ATENEO DI LECCE CAPOFILA PER PROGETTI DI RICERCA DI RILEVANTE INTERESSE NAZIONALE

LECCE CAPITALE DEI BENI CULTURALI D'EUROPA E UNICO CENTRO DEL MEDITERRANEO PER LO STUDIO DEL RADIO CARBONIO

CONSEGNA DELLA "BLAISE PASCAL MEDAL IN PHYSICS AND CHEMISTRY" AL PROFESSOR ENZO TIEZZI

CONSIGLIO EUROPEO DELLE RICERCHE - PERPLESSITA' DEL MINISTRO MORATTI. IL 25 E 26 A BRUXELLES LA DECISIONE

CONSIGLIO EUROPEO DELLE RICERCHE - LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE DI EURODOC (European Council of Doctoral Candidates and Junior Researchers) RUBELE

TRE DISCIPLINE DEL FUTURO PER NUOVE TIPOLOGIE DI RICERCATORI- NE PARLIAMO CON IL PROF. MARZO PISTORE

NOVE ASSEGNI DI RICERCA DALL'UNIVERSITÀ DI GENOVA

DAL CNR: AGRICOLTURA CONTRO L'EFFETTO SERRA

LA ROBOTICA A SCUOLA PER LA DIDATTICA DELLE "SCIENZE ESATTE

ITALIA/CANADA: "LEADERS OF TOMORROW - A COLLOQUIO CON IL PROF.MICHELE MOSCA (IQC/UNIVERSITA' DI WATERLOO)

FRANCO GASPARI, NEO PRESIDENTE COMITATO PRESIDENTI COMITES CANEDESI E RICERCATORE:"FONDAMENTALE COLLEGARE I RICERCATORI"

982 PROGETTI UNIVERSITARI PER 137 MILIONI DI EURO FINANZIATI DAL MIUR

UNA SETTIMANA DI ESPERIMENTI "FREE" AL CENTRO DI DATAZIONE E DIAGNOSTICA DELL'UNIVERSITA' DI LECCE E' NATA LA "SEZIONE GIOVANI" DELLA SOCIETA' GEOLOGICA ITALIANA

DUE RICERCATORI ITALIANI TRA I VINCITORI DEL PREMIO EUROPEO MARIE CURIE 2004

COLLABORAZIONE PUBBLICO/PRIVATO IN PUGLIA: UNA INIZIATIVA SALVAVITA CON I SERVIZI DI TELECARDIOLOGIA SULLE AMBULANZE

PROGETTI PER COMBATTERE I DISORDINI ALIMENTARI PROMOSSI DALL'ANSISA. IN ITALIA IL 36% DEI RAGAZZI E' OBESO

DUE RICERCATORI ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE FRA I "LEADERS OF TOMORROW" IN CANADA

GIORNATE DELLA COOPERAZIONE ITALIANA ALLO SVILUPPO
I PROGRAMMI PER LA COOPERAZIONE RIVOLTI AI GIOVANI DELLE NAZIONI UNITE - A COLLOQUIO CON IL DIRETTORE DELLA SEDE DI ROMA, GHERARDO CASINI


ITALIA/KIRZIGHISTAN - ACCORDI FUTURI CON AREA SCIENCE PARK PER LA FORMAZIONE DEI RICERCATORI DELLA EX REPUBBLICA SOVIETICA

I PRIMI 40 ANNI DELLA RADIOASTRONOMIA ITALIANA

RICERCA SCIENTIFICA ALLA SFIDA DI COPPA AMERICA 2007: L'UNIVERSITÀ DI PISA E CONSORZIO +39. NE PARLIAMO CON IL PROF.LOMBARDI

SEDE APRE ALL'INTERNO DEL PARCO SCIENTIFICO E TECNOLOGICO DI UDINE

DA AREA SCIENCE PARK BORSE INDIVIDUALI DI MOBILITA' INTERNAZIONALE PER LAUREATI NON ITALIANI

L'ISTITUTO DI FRANCIA : GRAND PRIX SCIENTIFIQUE ALL'ITALIANO ATTILIO MASERI

DAL CONGRESSO ANICERF A MONZA: NUMEROSE NOVITA' SULLA DIAGNOSTICA DELLE CEFALEE

L'ITALIA FRA LE SUPERNOVAE

I PROFESSORI VIERI BENCI E UGO MONTANARI SONO TRA GLI STUDIOSI PIÙ CITATI NEL MONDO

UN CENTRO RICERCHE AVANZATE IN CAMPO SANITARIO AL S.GERARDO DI MONZA

LAUREA HONORIS CAUSA DELL'UNIVERSITA' DI PAVIA ALL'AUTORE DE "LA SCIENZA MODERNA"

NUOVE TECNOLOGIE PER IL LINGUAGGIO - A FRANCOFORTE LIBRO BIANCO SUL TAL - INTERVISTA ALL'ING. PAOLONI

11 ASSEGNI DI RICERCA PER L'UNIVERSITÀ DI GENOVA

GENERATORI DI ENERGIA NON INQUINANTI: LA "RIVOLUZIONE ALL'IDROGENO" PASSA PER MESSINA. CONVEGNO AL CNR

DAL POLITECNICO DI MILANO UN BREVETTO PER LA RICOSTRUZIONE VIRTUALE DEL VOLTO UMANO- A COLLOQUIO CON IL PROF.SARTI

PROGETTO D4: 353 INTERVENTI PER LA FORMAZIONE DI RISORSE UMANE PER LA RICERCA E LO SVILUPPO TECNOLOGICO PROMOSSI IN FRIULI VENEZIA GIULIA

RICERCA INTERNAZIONALE SULL'APLASIA PURA DELLA SERIE ROSSA

COMPLESSO E DIFFICILE IL RAPPORTO TRA SCIENZA ED ETICA. NE PARLA IL PROF.A. OLIVIERO NEL LIBRO "DOVE CI PORTA LA SCIENZA"

SCOPERTA SUL NEUROBLASTOMA DA PARTE DI RICERCATORI GENOVESI

A MILANO IL MANIFESTO DEL GRUPPO 2003 PER LA RIFORMA DELLA RICERCA ITALIANA - A COLLOQUIO CON IL PROF. MANNUCCI

UOMINI E DONNE SOFFRONO IN MODO DIFFERENTE - STUDIO DELL'UNIVERSITÀ DI SIENA E DELLA ROYAL SOCIETY OF MEDICINE INGLESE

AL VIA IN CALABRIA LA BANCA DELLE STAMINALI CORDONALI

SECONDA EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA SCIENZA - A GENOVA DAL 2 OTTOBRE ALL'8 NOVEMBRE


GIORNATE DELLA COOPERAZIONE ITALIANA ALLO SVILUPPO
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO: UNESCO, REGIONE CAMPANIA, ECSITE E CITTÀ DELLA SCIENZA DI NAPOLI PER UN SCIENCE CENTER PRESSO L'UNIVERSITÀ PALESTINESE AL QUDS


UN "CUCCIOLO" PER STUDIARE L'APPRENDIMENTO UMANO MA SI TRATTA DI UN ROBOT

A SALERNO IL XIII CONGRESSO ITALO/LATINOAMERICANO DI ETNOMEDICINA

UN RICERCATORE PER L'ISTITUTO NAZIONALE DI OCEANOGRAFIA E VULCANOLOGIA

DA SIENA UNA RISPOSTA ALLA TOSSICITÀ DEI REFLUI INDUSTRIALI? CE LO DIRÀ UN PROGETTO DI RICERCA EUROPEO

OBESITA' IN FORTE AUMENTO...4 MLN ITALIANI COLPITI

TECNOLOGIA DIGITALE DA SATELLITE PER LA CASA DEL CINEMA A ROMA

NEL LAZIO È NATA L'AGENZIA DEITRAPIANTI E PATOLOGIE ANNESSE - A COLLOQUIO CON IL PRESIDENTE PROF. CASCIANI

ITALIA/GIAPPONE: SINERGIE IN VISTA TRA LA GRANDE INDUSTRIA GIAPPONESE E LA SCUOLA SUPERIORE SANT'ANNA DI PISA

LE CELLULE STAMINALI: UN NUOVO STRUMENTO TERAPEUTICO? GIORNATA DI RIFLESSIONE ALL'ATENEO REGINA APOSTOLORUM

STUDENTI DELLA SCUOLA DI INGEGNERIA AEROSPAZIALE COSTRUISCONO IL LORO SATELLITE

A URBINO IL PROJECT OFFICE DEL NETWORK EUROPEO DI ECCELLENZA ACCENT PER LO STUDIO DEI CAMBIAMENTI DELLA COMPOSIZIONE CHIMICA DELL'ATMOSFERA

ATENEI DI BARI, NAPOLI E ANCONA IN UN NETWORK DI LABORATORI DI ECCELLENZA SULLA COMPATIBILITA' ELETTROMAGNETICA

BORSE DI STUDIO DAL PROGRAMMA "REINTEGRATION GRANT" DEL COMITATO SCIENTIFICO DELLA NATO

DALLA FAO UN NETWORK MONDIALE PER LE RICERCHE SULLA PALMA DA DATTERO

INGEGNERIA BIOMEDICA: FELLOWS FOR INDUSTRY INIZIATIVA UE

PROGETTO EUROPEO KEYnet DEL CNR DI BARI

ACCORDO DI COLLABORAZIONE RAGGIUNTO TRA UNIVERSITÀ DI CAMERINO, MICROSOFT ITALIA E HALLEY INFORMATICA

MULTINAZIONALE CANADESE INVESTE 15 MILIONI DI DOLLARI IN UN BREVETTO DEL GASLINI DI MILANO

DUE ITALIANI CANDIDATI AL PREMIO CARTESIO IL PIU' PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO EUROPEO IN AMBITO SCIENTIFICO

TRE GENOVESI TRA I VENTI SCIENZIATI ITALIANI PIÙ CITATI NEL MONDO

IL XII CONVEGNO DELLA SOCIETÀ ITALIANA LUCE DI SINCROTRONE- PROF.SSA P.PARIS:"COOLLABORAZIONI INTERNAZIONALI"

IL CELLULARE MIGLIORA LE PRESTAZIONI PSICOMOTORIE? SECONDO UNA RICERCA DE LA SAPIENZA SI'

MALFORMAZIONI CONGENITE: UNA SCOPERTA TELETHON CONSENTIRÀ DI LIMITARNE I RISCHI

COMUNICAZIONE - WEB SITE: REGISTRO DOMINIO IT ANCHE NEGLI ALTRI PAESI UE

DAL 28 OTTOBRE ALL'8 NOVEMBRE 2004 A GENOVA LA II.a EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA SCIENZA

PREMIO ITALGAS ENERGIA AMBIENTE 2004

ALL'UNIVERSITA' DI TRENTO SCIENZIATI DA TUTTO IL MONDO DISCUTONO SU FISICA DELLA MATERIA E MECCANICA QUANTISTICA

LE BORSE DI STUDIO DELLA "GIOVANNI ARMENISE-HARVARD FOUNDATION" INVESTONO SUI GIOVANI RICERCATORI ITALIANI

IN LOMBARDIA LE BIOTECNOLOGIE SI FANNO IMPRESA I RISULTATI DEL PROGRAMMA SCOUTING DI BIOINIZIATIVA

IL POLITTICO DEL PERUGINO RICOSTRUITO VIRTUALMENTE GRAZIE ALL'ENEA

INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA: L'INTERVENTO DEL MIUR E DEL MAE

II RAPPORTO DEL FORESIGHT LAB - FONDAZIONE ROSSELLI SULLE PRIORITÀ DELLA RICERCA INDUSTRIALE IN ITALIA

A SIENA UNO SPETTROMETRO UNICO IN EUROPA

SONO DIECI I CENTRI DI ECCELLENZA DELL'ATENEO FIORENTINO

L'UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE AL QUALITY LOW IMPACT PROJECT PER LA SICUREZZA ALIMENTARE

DA AREA SCIENCE PARK PREMIO ANNUALE BERNARDO NOBILE PER LA RICERCA BREVETTUALE

A LECCE PER LO SPOT NOSED: UN PROGETTO INTERNAZIONALE

DISTRETTO TECNOLOGICO PER LA MECCANICA AVANZATA

A MODENA E REGGIO EMILIA LABORATORIO DI GASTROENTEROLOGIA E BIO-BANCA

ITALIA/ERITREA: LA SIGNORA DI BUYA E LA STORIA DELL'EVOLUZIONE DELL'UOMO

DA ROMA VERSO IL MEDITERRANEO: UNIMED

DAGLI APPENNINI ALLE ALPI: LA TRANSUMANZA DEL LUPO ITALIANO- RICERCHE IN PIEMONTE

RIDEFINITO LO SCHELETRO DELL'UNIVERSO AI RAGGI X

L'OREAL PREMIA LE GIOVANI RICERCATRICI ITALIANE - L'ESPERIENZA DI GIULIA BONACUCINA, UNIVERSITÀ DI CAMERINO

AL BIOTECH AFFIDATA LA SPERANZA DI SOSTEGNO ALLE POPOLAZIONI SVANTAGGIATE: 2004 ANNO INTERNAZIONALE DEL RISO

LAUREE HONORIS CAUSA PER LA SCIENZA AI PROF. BONADONNA, RUBBIA, ZICHICHI

ITALIA, ALENIA E L'OSSERVAZIONE DELLA TERRA

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UNA MOSTRA DELL'INFM PER I GIOVANI SUI CONCETTI DI "SEMPLICE E COMPLESSO"

CITTA' DELLA SCIENZA A CATANIA-LA SECONDA DEL MEZZOGIORNO

BORSE DI RICERCA E AWARDS PER IL GIAPPONE

TRENT'ANNI PER IL CENTRO INTERDIPARTIMENTALE GRANDI STRUMENTI DI MODENA

PIRELLI INTERNATIONAL AWARD: UN RICONOSCIMENTO ALL'INFM PER IL MIGLIOR PRODOTTO MULTIMEDIALE

AL CD ROM "MATEMILANO" DELL'ATENEO TRENTINO IL PIRELLI INTERNATIONAL AWARD

SCUOLA NAZIONALE DI FISICA DELLA MATERIA A VILLA GUALINO A TORINO: XV.ma EDIZIONE

SCATTERING SUI NEUTRONI A PALAU IN SARDEGNA: SETTIMA EDIZIONE DELLA SCUOLA ESTIVA CNR/INFM

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RICONOSCIMENTI PER MODENA SUL FRONTE DELLE "MACCHINE MATEMATICHE"

INFN E GLI STUDENTI DI NAPOLI PER STUDIARE E CAPIRE IL RADON

MIDIS: I SISTEMI DIGITALI INTEGRATI MULTITARGET PER I BENI CULTURALI

CENTRI DI ECCELLENZA: IL LABORATORIO NNL DI LECCE E L'INFINITAMENTE PICCOLO-INTERVISTA AL DR. DE VITTORIO

LABORATORIO DI OLFATTOMETRIA DINAMICA AL PARCO TECNOLOGICO DEL FRIULI


SPECIALE
LA POLITICA INTERNAZIONALE DELL'UNIVERSITÀ CATTOLICA - A COLLOQUIO CON IL DR. CASTELLI

BREVETTATO AL POLITECNICO DI MILANO "WHISPER" NUOVO DISPOSITIVO PER LA COMUNICAZIONE UOMO-COMPUTER

EDIZIONE "PREMIO SAPIO PER LA RICERCA ITALIANA-AL VIA LE SEGNALAZIONI FINO AL 15 SETTEMBRE 2004

DALLA COMUNITA' SCIENTIFICA SOS: DAI NUOVI PROGRAMMI SCOLASTICI E' SCOMPARSA LA TEORIA DELL'EVOLUZIONE DELLA SPECIE.IL MIUR CORRE AI RIPARI

ITALIA/USA- TECNOLOGIA ITALIANA PER RISCOPRIRE I TESTI DI ARCHIMEDE

ITALIA/OLANDA E FRANCIA COOPERANO AD UNO STUDIO SULLA COMPRENSIONE DELLE BASI NERVOSE DELL'EMPATIA

GENOVA: CAPITALE DEL FESTIVAL DELLA SCIENZA

MARCONI DAY A PONTECCHIO CON LA FONDAZIONE MARCONI

A BRUXELLES E ROMA INIZIATIVE E PROGRAMMI COMUNITARI DI COOPERAZIONE CON I PAESI TERZI AMERICA LATINA MEDITERRANEO E ASIA

"ATOMI VORTICI E SIRENE - IMMAGINI E FORME DEL PENSIERO ESATTO - UN LIBRO DI RUGGERO PIERANTONI

LA SCIENZA PER I GIOVANI- UNA RICERCA DELL'IRPPS

SPERIMENTAZIONE DEL VACCINO ITALIANO ANTI-AIDS IN AFRICA:PRIMO ATTO DEL COMITATO PERMANENTE DEGLI SCIENZIATI E DEI RICERCATORI ITALIANI NEL MONDO PROMOSSO DAL MIM

IL POLITECNICO DI MILANO NEL SECOQC, LA RETE MONDIALE PER LE COMUNICAZIONI SICURE

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DOPO 400 ANNI RISCOPERTO IL LIBRO CHE REGOLA IL FLUSSO VENOSO

2005 - ANNO DELLA "SCIENZA, NUOVE TECNOLOGIE E PATRIMONIO DELLA CULTURA

ITALIA/USA: NUOVE CONOSCENZE SULLA TOSSICODIPENDENZA-"MEMORIA" SOGGETTA A STIMOLI AMBIENTALI

POSITIVA LA SPERIMENTAZIONE PER IL KIT DIAGNOSTICO PER LA SCLEROSI MULTIPLA DELL'UNIVERSITÀ DI FIRENZE

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LABORATORIO RUBES

A PISA UNITÀ DI RICERCA SI OCCUPERÀ DI TECNOLOGIE MICROELETTRONICHE E MICROSISTEMI

LA SAPIENZA ASSEGNA I SUOI "NOBEL" A CAPASSO E KIRSTEN

L'ECCELLENZA NANOTECNOLOGICA DELL'UNIVERSITÀ DI UDINE ENTRA IN UN NETWORK EUROPEO

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LAUREA HONORIS CAUSA A MARIO CAPECCHI

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MAURO MACCARONE TRA I CINQUE VINCITORI DEL ROYAN INTERNATIONAL RESEARCH AWARD

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MERIS, PER CONOSCERE L'EUROPA

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UNIVERSITÀ DI SIENA ALL'AVANGUARDIA NELL'ANALISI DI URINE CON RISONANZA MAGNETICA

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AL SAN RAFFAELE SPERIMENTATA INNOVATIVA TECNOLOGIA PER LA PREVENZIONE DI GRAVI MLATTIE CEREBRELI NEI NEONATI


È ITALIANO UNO DEI SUPERCOMPUTER PIÙ POTENTI AL MONDO

Exadron, divisione HPC (High Performance Computing, supercalcolo) di Eurotech S.p.A., e INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) hanno annunciato oggi la produzione dei primi esemplari del supercomputer "APENext, il supercomputer ai vertici del settore per potenza di calcolo, dimensioni ridotte e basso consumo di energia.
Il progetto APENext, nato sotto l'egida dell'INFN, prevede la realizzazione di un supercalcolatore tra i più potenti al mondo. E' attualmente in fase di allestimento una installazione da 12TFlops, che entra di diritto nella classifica delle prime macchine di calcolo al mondo. A differenza di altri supercalcolatori della stessa classe, che occupano centinaia e addirittura migliaia di metri quadrati di superficie, APENext ha dimensioni ridotte ed è alloggiato in alcuni "rack" modulari.
Inoltre, il suo consumo complessivo di energia (a parità di potenza di calcolo) è molto inferiore a quello degli altri progetti conosciuti. La sua affidabilità permette di eseguire elaborazioni complesse, che durano anche alcune settimane, senza interruzione.
Sono meno di una decina, in tutto il mondo, i progetti di supercalcolatori con potenza analoga a quella del nostro APENext ma la potenza di calcolo è solo uno dei parametri di cui si deve tenere conto. Dopotutto può sempre essere aumentata, entro certi limiti, mettendo sempre più macchine in parallelo. È fondamentale invece tenere conto della combinazione di quattro fattori: potenza di calcolo, consumo di energia, spazio occupato.

Italian Network ha intervistato Giampietro Tecchiolli, direttore tecnico di Exadron e consigliere del gruppo Eurotech circa la storia e la nascita del progetto APENext:

TECCHIOLLI:- È il risultato di un progetto di ricerca che è stato avviato negli anni Ottanta, dal gruppo di fisici delle particelle elementari; non riuscendo a trovare sul mercato un computer in grado di risolvere i loro problemi computazionali -lo studio delle particelle fondamentali richiede potenza di calcolo estremamente elevata - hanno pensato di costruirne uno che risolvesse il problema; hanno ideato un'architettura innovativa e iniziato a realizzarla. Il primo prototipo di APE risale alla fine degli anni Ottanta, poi c'è stata una seconda generazione alla metà degli anni Novanta, una terza generazione, che si chiamava APE 1000, verso la fine dello stesso decennio. Oggi siamo alla quarta generazione, APENext che rappresenta l'ultimo nato della famiglia ed è quello con le più alte prestazioni.

D.-Quali saranno i primi "calcoli" di APENext?

TECCHIOLLI:- Sarà utilizzato per continuare lo studio dei componenti fondamentali della materia, i nuclei degli atomi e, a loro volta, i costituenti ultimi dei nuclei stessi. Tanto più alta è la potenza del calcolatore disponibile, tanto più in dettaglio si riesce a comprendere la struttura interna di queste particelle. In qualche modo, il computer è una sorta di microscopio per analizzare i componenti fondamentali della materia, attraverso una simulazione con equazioni e modelli matematici in cui le leggi della fisica vengono utilizzate per studiare ancor di più i dettagli infinitesimi della struttura degli atomi.

d.-Che ricadute industriali ha lo sviluppo di un calcolatore tanto potente?

TECCHIOLLI:- Sono ricadute dirette e indirette. Le prime consistono in altre possibili applicazioni. I computer della famiglia APE sono stati utilizzati per risolvere problemi diversi dalla fisica delle particelle elementari come la simulazione di modelli metereologici, lo studio della combustione e della fluidodinamica. Le ricadute indirette sono legate al fatto che, per realizzare il computer, sono stati sviluppate delle tecnologie innovative relativamente, mettendo a punto nuovi processi e nuove metodologie che stiamo utilizzando anche su altri prodotti delle società Eurotech. Quindi, in qualche modo, APE è un po' come la Formula 1 per l'industria automobilistica: si mettono a punto quelle tecnologie innovative che poi sono progressivamente trasportate sulle auto di serie; allo stesso modo, il supercalcolo è la frontiera dell'industria dei calcolatori: per produrli si sviluppano metodologie che migliorano i processi produttivi dei computer tradizionali.

d.-Secondo lei, cosa rappresenta APENext per il sistema italiano di ricerca in questo momento storico in cui dal mondo politico e dall'opinione pubblica si spinge per una sempre maggiore integrazione fra risultati accademici e industria?

TECCHIOLLI:- Posso dire che senz'altro l'INFN continua a portare avanti un importante rapporto con l'industria nazionale; l' INFN ha intrapreso parecchi progetti di ricerca, in cui ha sempre cercato di fare partecipe l'industria italiana. Il coinvolgimento ha così generato, come nel caso di APENext, tante ricadute tecnologiche e industriali che hanno permesso all'industria italiana di sviluppare processi che poi sono stati a loro volta riutilizzati nella produzione di prodotti tradizionali. Ad esempio, è molto importante il contributo dato dall' INFN al miglioramento di tecnologie per la produzione di superconduttori che sono materiali molto importanti nel settore energetico.

Le macchine APENext prodotte da Exadron verranno installate in parecchi laboratori avanzati di ricerca in tutta Europa, che già usano la famiglia precedente di sistemi APE: Roma, Milano, Trento, Zeuthen (Berlino, Germania), Orsay (Parigi, Francia), Swansea (Gran Bretagna). Le prime installazioni avverranno in Italia e sono previste entro i primi sei mesi del 2005 e metteranno a disposizione dei nostri scienziati dei potenti supercomputer in grado di soddisfare le loro più complesse esigenze di calcolo.
Il progetto APENext ha radici saldamente italiane ed è il risultato di uno sviluppo e di una complessa opera di ottimizzazione e ingegnerizzazione che ha visto il coinvolgimento dell'INFN e di Eurotech. I ricercatori delle sedi di Roma, Ferrara, Pisa e Milano dell'INFN, con il supporto dell'istituto tedesco per la ricerca sulla fisica ad alta energia e le particelle elementari Desy (Berlino e Bielefeld) e dell'Università di Parigi, hanno definito i concetti architetturali di base e realizzato gli elementi circuitali principali che compongono il supercomputer APENext.
Sono stati sviluppati dei circuiti integrati ad hoc, per il calcolo parallelo, con soluzioni estremamente innovative definite e realizzate dai ricercatori INFN. La messa a punto, la concezione complessiva del sistema, i meccanismi di comunicazione tra i subassiemi e l'ingegnerizzazione di sistema sono il risultato di un'attività congiunta INFN-Exadron. A Eurotech è stata poi affidata anche la produzione industriale. Il lavoro a stretto contatto tra tecnici provenienti dall'industria e scienziati di enti pubblici e accademici, ha permesso di creare un circolo virtuoso di innovazione. Nell'ambito del progetto APENext, Eurotech ha sviluppato, per esempio, dei prodotti per la comunicazione ultrarapida tra macchine di calcolo, che potranno essere impiegati in molte altre applicazioni.

Nato nel 1992 come "fabbrica delle idee", il gruppo Eurotech è cresciuto fino a raggiungere un fatturato di €23,5 milioni, con 149 dipendenti, alla fine del 2004. È stato fondato dal presidente Roberto Siagri e da un gruppo di manager che attualmente controllano il 54% del capitale. Oltre alla sede principale di Amaro, in provincia di Udine, Eurotech è presente direttamente o con filiali proprie a Caronno (VA, Italia), Trento, Salt Lake City (Utah, USA), Lione (Francia), Helsinki (Finlandia). Ha inoltre uffici commerciali e di rappresentanza a Monaco di Baviera (Germania) e Shanghai (Cina). Tra i clienti più significativi i centri di ricerca avanzata più qualificati d'Europa quali il Desy tedesco e il CNRS francese oltre agli italiani INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), Cilea (Consorzio Interuniversitario Lombardo per l'Elaborazione Automatica), e il Science Park di Trieste. Tra le aziende l'americana Boeing Lockheed, la francese Tales e l'italiana Finmeccanica.
Eurotech ha creato, all'inizio del 2003, la divisione Exadron per i supercalcolatori "high performance computing" a elevata affidabilità, per applicazioni in ambito scientifico e aziendale.(7/02/2005-S.C./Italian Network)


A TRENTO "SYSTEM BIOLOGY" CENTRO INTERNAZIONALE DI INNOVAZIONE E RICERCA AVANZATA-ACCORDO MIUR/MIT/MICROSOFT/ATENEO E PROVINCIA DI TRENTO

Dall'Italia una nuova iniziativa internazionale di innovazione e ricerca avanzata, che vede Trento sede di un centro di eccellenza multidisciplinare per la ricerca e l'innovazione, grazie ad un accordo, siglato a Praga, tra il Ministro dell'Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca, il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Letizia Moratti, Bill Gates, Chairman e fondatore di Microsoft, il rettore dell'Università degli Studi di Trento Davide Bassi e l'Assessore alla Ricerca e all'Innovazione della Provincia Autonoma di Trento Gianluca Salvatori.
L'evento - è stato sottolineato - è tappa importante per rilanciare l'Italia nei settori cruciali della convergenza tra scienze, medicina, biologia, genetica e tecnologia dell'informazione.

Il nuovo centro, denominato Microsoft Research - University of Trento Centre for Computational and Systems Biology è nato con il contributo del Governo italiano e della Provincia Autonoma di Trento e con l'apporto culturale e scientifico dell'Università degli Studi di Trento.
Il centro oltrepasserà le classiche attività proprie della ricerca di base per guardare a nuove scoperte scientifiche che abbiano un grande impatto a livello sociale e medico alla luce della collaborazione fra Microsoft e Università degli Studi di Trento nelle tecnologie computazionali più avanzate, nella convergenza tra informatica, biotecnologie e medicina, e la loro applicazione nei settori di interesse del centro creano un valore unico all'interno del panorama di ricerca nazionale e internazionale.
Il centro si avvarrà del lavoro di risorse qualificate come ricercatori permanenti e specialisti post-dottorato. La struttura metterà anche a disposizione posizioni per dottorati di ricerca per la specializzazione nelle diverse discipline.

"Questa iniziativa contribuirà a creare una nuova realtà che vedrà convergere vari settori della ricerca scientifica, con un approccio interdisciplinare, su progetti di ricerca industriale, di innovazione tecnologica, per la formazione di personale di ricerca altamente qualificato e per la creazione di nuove imprese ad alto contenuto tecnologico.
L'istituzione a Trento di questo centro", ha affermato il Ministro Letizia Moratti, "è un'altra buona notizia per la ricerca italiana, che negli ultimi tre anni ha visto crescere gli investimenti pubblici (la spesa per il 2004 si attesta attorno allo 0,60% del Pil) e il numero di ricercatori, aumentato tra il 2000 e il 2004 di 7.000 unità nel settore pubblico e di 4.500 nel settore privato".

"L'innovazione tecnologica è forse la sfida maggiore che oggi hanno tutte le economie avanzate ed il nostro Paese in particolare. Questa iniziativa", ha detto Lucio Stanca, Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, "rappresenta un passo molto significativo in termini di ricerca e di sviluppo industriale proprio all'intersezione di due aree di grandissima prospettiva, come le "scienze della vita" e le tecnologie digitali, con rilevanti ricadute sul piano scientifico, industriale e occupazionale.".

"Il nuovo Centro rappresenta un passo concreto per promuovere fattivamente la collaborazione tra pubblico e privato, non solo a sostegno dello sviluppo del Sistema Paese e del suo tessuto economico e produttivo, ma anche per contribuire agli obiettivi delineati a livello europeo dall'Agenda di Lisbona", ha dichiarato Umberto Paolucci, Senior Chairman di Microsoft EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) e Vice President di Microsoft Corporation.
"L'alta qualità della ricerca e il taglio originale e innovativo degli studi in bioinformatica, area scientifica di interesse del futuro centro, condotti dall'Università di Trento, ha richiamato l'attenzione di Microsoft, con la quale il Dipartimento di Informatica e Telecomunicazioni ha da tempo instaurato proficue collaborazioni, anche grazie a rapporti diretti tra docenti e ricercatori", ha commentato il rettore dell'Università di Trento, Davide Bassi.
"Il Trentino - d'altra parte - è un territorio che da tempo scommette sulla ricerca, l'alta formazione e l'innovazione quali fattori determinanti per lo sviluppo. Il fatto che Microsoft abbia scelto Trento quale sede di un proprio centro di ricerca conferma la bontà di questa scommessa", ha affermato l'assessore provinciale alla programmazione, ricerca e innovazione Gianluca Salvatori. Una sfida che rappresenta una grande opportunità per il Trentino ma anche per tutto il Paese".(7/2/2005-Italian Network)


UNIONE EUROPEA -FRA LE PRIORITA' DELLE NUOVE PRESIDENZE MAGGIORI INVESTIMENTI NELLA RICERCA E SVILUPPO

La strategia per le scienze della vita e per le biotecnologie: sono argomenti al centro dell'attenzione del programma operativo comune definito dal Lussemburgo e Regno Unito per il Consiglio del 2005, facendo proprio il punto di vista del presidente della Commissione Barroso sul rispetto dell'agenda di Lisbona quale priorità assoluta della UE.
Secondo i due governi, la continuità tra le successive presidenze è ora più che mai importante, e ciò spiega la necessità di un programma operativo comune che definisca il lavoro principale sul quale si concentreranno i due Stati membri nel corso del 2005.
Il programma riflette le priorità dal 2004 al 2006 convenute dai capi di Stato e di governo nel 2003.

'Nel 2005 l'Unione europea dovrà fronteggiare numerose sfide importanti', si afferma nel documento. 'In particolare, l'Unione ha bisogno di ulteriori progressi per conseguire gli obiettivi dell'agenda di Lisbona, di più numerosi e qualificati posti di lavoro, di una crescita economica sostenibile e di una maggiore competitività'.
E nonostante le affermazioni secondo cui bisogna concentrarsi maggiormente sull'aspetto competitività della strategia di Lisbona, Lussemburgo e Regno Unito si sono impegnati a costruire sui risultati già ottenuti 'grazie a una strategia equilibrata che tiene conto delle dimensioni economica, sociale e ambientale'.

Il programma identifica numerose aree che richiedono in priorità un'azione. In primo luogo, il Consiglio intende presentare alla riunione primaverile dei leader europei il suo riesame della 'Azione per la crescita' e del 'Programma quick-start', ed esaminare le proposte per finanziare l'Iniziativa per la crescita, attese per luglio.
Le altre misure per rafforzare la competitività europea rientrano in tre categorie: riforma normativa, innovazione e industria, ricerca e istruzione.

Per tentare di rafforzare innovazione e industria, i due paesi si sono impegnati a studiare con attenzione, tra l'altro, il piano d'azione per l'innovazione, la carta europea per le PMI (Piccole e medie imprese) e il piano d'azione per l'imprenditorialità, la strategia per le scienze della vita e per le biotecnologie, il lancio di un centro europeo di competitività imprenditoriale, una settimana dell'UE per le aziende. Lussemburgo e Regno Unito si sono inoltre impegnati a trovare un modo per superare l'attuale punto morto sul brevetto europeo e a raggiungere un accordo finale sulle proposte di brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici.
A proposito della promozione della ricerca, il programma operativo nota che gl'investimenti pubblici e privati in tutte le aree della 'catena della conoscenza' sono fondamentali per la competitività. 'Le due presidenze incoraggeranno quindi l'adozione di azioni concrete [...] e favoriranno maggiori investimenti nella R&S (Ricerca e sviluppo) e nell'innovazione e sviluppo delle risorse umane nei settori scientifico e tecnologico'.
I due Stati membri hanno ricordato l'impegno a portare avanti il lavoro fino ad ora realizzato per creare un SER (Spazio europeo della ricerca), e hanno anticipato che, vista l'importanza fondamentale del Settimo programma quadro (7PQ) per questo processo, si comincerà a lavorare sulla proposta durante la presidenza lussemburghese della prima metà del 2005, in modo da garantire un lancio tempestivo del futuro programma.
Infine, il documento aggiunge che le due presidenze contribuiranno a sviluppare la politica spaziale europea, ad analizzare il ruolo della ricerca in materia di sicurezza per una maggiore competitività, a fare in modo che il Consiglio adotti le necessarie decisioni sul progetto ITER. (7/2/2005-Italian Network)


ANNO CASSINIANO, OMAGGIO INAF AD UN GRANDE ITALIANO

Si è aperto il 4 febbraio il primo degli eventi previsti per le celebrazioni dell'Anno Cassiniano a Bologna: una mostra sul Sistema solare, realizzata dal British Council ed integrata, per l'occasione, con il modello in scala della sonda Cassini-Huygens e di altre sonde spaziali italiane o in cui l'Italia ha dato un importante contributo. L'apertura della mostra è stata segnata da una conferenza sui primi risultati della splendida missione Cassini-Huygens su Saturno.
L'INAF - Osservatorio Astronomico di Bologna e il Dipartimento di Astronomia dell'Università di Bologna si sono fatti promotori della dedica del 2005 a Gian Domenico Cassini, celebre astronomo italiano del XVII secolo studioso di Saturno, che a lungo ha insegnato e lavorato a Bologna, dove ha realizzato la celebre meridiana nella cattedrale di San Petronio. La nutrita serie di eventi in programma inizia con la Mostra "Esplorando il Sistema solare" che verrà inaugurata a Bologna il 4 febbraio e sarà visitabile fino al 27 dello stesso mese. Durante l'apertura della mostra sono previsti numerosi incontri con il pubblico.

La mostra è l'edizione italiana di quella realizzata dal British Council - l'ente britannico per le relazioni internazionali nel campo della cultura scientifica e dell'educazione - per ricordare l'importanza delle grandi scoperte avvenute negli ultimi anni nell'esplorazione dello spazio.
La mostra, già esposta a Roma, Genova e Napoli, è incentrata su cinque importanti missioni di esplorazione del Sistema solare promosse dall'Agenzia Spaziale Europea, ESA: verso la Luna, Venere, Marte, Saturno e le comete. Un suggestivo percorso fatto di immagini e testi di facile comprensione guida il visitatore nell'avventura della ricerca spaziale, illustrando alcune delle sfide che scienziati e ingegneri devono affrontare nella progettazione dei veicoli per l'esplorazione del cosmo.
Il modello in scala della sonda Cassini - Huygens, del satellite per astronomia X Beppo-Sax, delle sonde Giotto, Ulysses, e un opuscolo sulla storia dei progetti spaziali italiani arricchiscono e completano il materiale espositivo della mostra.

G.D. Cassini nacque nel 1625 a Perinaldo, in provincia di Imperia. A 25 anni venne chiamato a ricoprire la cattedra di Astronomia presso l'Università di Bologna. Raggiunse la fama grazie alla meridiana che fece costruire all'interno della Basilica di San Petronio e con la quale verificò la validità delle modifiche al calendario introdotte da Papa Gregorio XIII. Su invito di Luigi XIV si trasferì in Francia, divenendo membro della Acadèmie Royale des Sciences.
Stabilitosi a Parigi, Cassini realizzò una lunga serie di osservazioni astronomiche su Saturno, scoprendo la divisione degli anelli che ancora oggi porta il suo nome e quattro satelliti che chiamò "Ludovici", in onore del Re Sole. La scelta di dedicare proprio il 2005 a G. D. Cassini è stata suggerita dalla concomitanza di tre avvenimenti che ruotano intorno alla sua figura.
Nel 2005 ricorre il 350° anniversario della costruzione della grande meridiana nella chiesa di San Petronio (Bologna), ideata da Cassini: con i suoi 67,84 metri di lunghezza è la più grande al mondo. Sempre in questo anno ricorre il trentennale della costruzione del telescopio dell'Osservatorio Astronomico di Bologna intitolato all'astronomo italiano e installato presso Loiano (Bo).
In onore di Cassini è stata anche battezzata la sonda, sviluppata congiuntamente da NASA, ESA e ASI che ha raggiunto Saturno e che, anche grazie alla navicella Huygens recentemente atterrata su Titano, sta inviando preziose informazioni scientifiche sul pianeta ed i suoi satelliti.(7/2/2005-Italian Network)


UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI CAMERINO: CONFRONTO SULLA SITUAZIONE SANITARIA NEI PAESI EMERGENTI

All'Università di Camerino si è parlato, nnei giorni scorsi, della "Situazione sanitaria in Paesi emergenti dell'Africa" con la partecipazione di autorevoli esperti che si sono confrontati sul delicato tema
Fra i partecipanti, il Magnifico Rettore di Unicam, Prof. Fulvio Esposito ed il Prof. Giancarlo Falcioni della Facoltà di Farmacia che ha evidenziato, con gli altri relatori, gli obiettivi, gli strumenti e le strategie da adottare per far fronte al dilagare di patologie come l'AIDS nel continente Africano ed in modo specifico in Paesi come Cameroun, Burkina Faso e Costa D'Avorio.

In particolare, il Prof. Vittorio Colizzi, docente di Microbiologia presso l'Università di Roma "Tor Vergata", ha illustrato i primi risultati del Progetto di Sviluppo del Vaccino Pediatrico che dovrebbe essere in grado di limitare la trasmissione del virus dell'AIDS nella fase dell'allattamento materno. "Questa modalità di trasmissione - ha precisato il Prof. Colizzi - non è presente nei paesi occidentali nei quali, in caso di madri sieropositive, l'allattamento materno è sostituito con l'allattamento artificiale. Tale procedura non è però attuabile in Africa per varie motivazioni di carattere culturale, economico o igienico e quindi l'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) considera lo sviluppo di un vaccino pediatrico un'importante priorità per i paesi in via di sviluppo.

Grande attenzione ha suscitato anche l'intervento del dott. Bertrand Sagnia che, divenuto consulente UNESCO per il Cameroun dopo aver conseguito la laurea in Biologia e frequentato il Dottorato di Ricerca in "Invecchiamento e Nutrizione" dell'Università di Camerino, ha presentato il suo apporto tecnologico nella determinazione di parametri biologici complessi legati all'infezione da HIV e la sua esperienza con l'impianto e l'utilizzazione di un laboratorio di Citofluorimetria nella cittadina di Dshang nel Cameroun dell'Ovest.

Alla conferenza, che è stata organizzata nell'ambito delle attività del Dottorato di Ricerca in "Invecchiamento e Nutrizione" dell'Ateneo camerte coordinato dal Prof. Giancarlo Falcioni, hanno preso parte anche il Dott. Gianluca Russo dell'Università di Roma "La Sapienza", la Dott.ssa Charlotte Medi e la Dott.ssa Michelle Donfack dell'Università di Roma "Tor Vergata" e la Dott.ssa Giulia Cappelli del CNR.

La giornata di studio si è conclusa con l'invito, rivolto ad Università ed Istituti di Ricerca, ad impegnarsi nella formazione di personale africano che possa operare nei propri Paesi d'origine con progetti di sviluppo.(7/2/2005-Italian Network)


IN ITALIA NEL LAZIO UN CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATORI SANITARI CONTRO L'OBESITA'

Creare un gruppo di professionisti che sia in grado di affrontare l'obesità in modo completo e non limitarsi ad approcci parziali. E' questo l'obiettivo del corso di Formazione professionale per il trattamento multidisciplinare dell'obesità della durata di 200 ore, che a partire da sabato 29 gennaio si tiene presso la Divisione Grottaferrata. dell'INI, Istituto Neurotraumatologico Italiano.
Il corso che vede la partecipazione di medici, dietisti e psicologi, è stato organizzato dall'Ancei con il patrocinio dell'Assessorato alla Formazione professionale della Regione Lazio, che ha dimostrato interesse e sensibilità a un problema che il Ministero della salute sta cercando di affrontare sia per il trattamento che per la prevenzione.
Del resto l'obesità è ormai una realtà.
Recenti statistiche dicono che i bambini italiani sono fra i più grassi d'Europa: il 36% è in sovrappeso, contro il 27% di quelli spagnoli, il 24% di quelli svizzeri, il 20% di quelli inglesi, il 19% di quelli francesi, il 14% di quelli tedeschi. Molto più basso è il tasso nei paesi più poveri, come Russia e Polonia.

Il 10-12% dei bambini (stando ai dati dell'Istituto Auxologico Italiano e relativi al 2003) è invece obeso, con percentuali inferiori al 10% prima dei 9 anni e percentuali più elevate tra i 9 e i 13 anni; come per gli adulti, l'incidenza è maggiore tra i maschi che tra le femmine e al Sud. Un bambino obeso su tre sviluppa altre patologie come l'ipertensione, l'aumento dei trigliceridi nel sangue, bassi valori di colesterolo HDL, insulino-resistenza, diabete. I costi sanitari legati all'obesità ammontano nel nostro Paese a 22,8 miliardi di euro, il 6-7% della spesa totale (in Usa il 12%). Il 65% della cifra riguarda le spese ospedaliere. Sono elevati anche i costi sociali: il 75,5% degli italiani affetti da obesità abbandona l'attività lavorativa, il 7,2% la diminuisce, il 12,5% è costretto a modificare il tipo di attività. Complessivamente in Italia ci sono circa 4 milioni di persone adulte obese (e 16 in sovrappeso), con un incremento di circa il 25% rispetto al 1994 (aumento in linea con quello registrato negli altri paesi europei).

Il problema è maggiormente diffuso tra gli uomini che tra le donne: il 9,2% dei maschi è obeso e il 42,4% è in sovrappeso, contro, rispettivamente, 1'8,8% e il 26% delle femmine. Fra le donne è invece più frequente la condizione di sottopeso, soprattutto tra le giovanissime.
La quota degli obesi cresce con l'aumentare dell'età: solo 1'1,6% fra i giovani tra i 18 e i 24 anni, il 12,4% nella fascia tra i 45 e i 54, fino al picco del 14,4% tra i 55 e i 64 anni e il 14,2% tra i 65 e i 74 anni. Subito dopo i 18-24 anni si alza notevolmente, fra gli uomini, la percentuale di soggetti in soprappeso.
L'età più a rischio per le donne è fra i 65 e i 74 anni, per gli uomini tra i 55 e i 64 anni.
L'obesità infantile risente della sempre più frequente abitudine a praticare giochi sedentari e a trascorrere il tempo libero dalle attività scolastiche guardando la televisione e/o usando videogiochi e computer. Il rapporto diretto tra esposizione alla televisione e prevalenza di obesità nelle fasce di età giovanili è documentata da numerosi lavori scientifici pubblicati negli ultimi decenni.

L'obesità è frequentemente associata ad altri fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, dislipidemie, diabete) connessi alla sedentarietà. Sulla base di molti studi pubblicati negli Stati Uniti, è stato stimato che dal 9 al 16% delle morti possono essere messe in relazione ad uno stile di vita sedentario; ne consegue che coloro che sono fisicamente attivi godono di un migliore stato di salute dei sedentari. L'efficacia dell'attività fisica nella prevenzione e terapia dell'obesità non si limita soltanto ad un aumento del dispendio energetico, peraltro di entità piuttosto modesta come valore assoluto, ma coinvolge un complesso ben più ampio di benefici sia di ordine clinico-metabolico, che psicologico.
Poiché risulta sempre più evidente che l'insorgenza dell'obesità nell'uomo è legata ad una riduzione del consumo di energia più che ad un aumento dell'apporto energetico attraverso gli alimenti, e in attesa che vengano messi in commercio farmaci in grado di produrre un aumento del dispendio energetico, l'approccio terapeutico al sovrappeso corporeo e all'obesità deve necessariamente essere quanto più possibile globale e multidisciplinare, e mirare a rimuovere i fattori ambientali che hanno determinato il manifestarsi del quadro clinico.
Al contrario, il mercato del dimagrimento, alimentando una vera e propria industria, offre una miriade di "scelte terapeutiche" a volte assai fantasiose e il più delle volte non supportate da una benché minima evidenza scientifica, che rappresentano spesso una frode e in alcuni casi espongono chi le segue a rischi anche gravi per la salute.

Un quadro epidemiologico come quello appena osservato impone la formazione di un pool di medici specializzati nella rilevazione dei dati, nella identificazione delle problematiche e nel loro trattamento.
La creazione di gruppi multidisciplinari, ed in futuro di cliniche specializzate, permetterà di ridurre l'impatto dell'obesità sulla salute della popolazione e di contenere le spese che il SSN affronta attualmente per la cura dell'obesità e delle sue complicanze.

Il programma del Corso è stato creato ed elaborato da un'equipe di specialisti in endocrinologia, dietologia e dietetica applicata, neurologia, psichiatria, cardiologia, farmacologia, otorinolaringoiatria, ortopedia, angiologia, medicina forense, endoscopia digestiva, chirurgia generale e bariatrica) avvalendosi dell'esperienza di anni di lavoro clinico sull'obesità, delle indicazioni nutrizionali dell'OMS e del supporto scientifico fornito dall'Istituto nazionale della nutrizione attraverso i LARN (Livelli di assunzione raccomandata dei nutrienti).(7/2/2005-Italian Network)


A TORINO OTTO "HYDROGEN SCHOOL" IN COLLABORAZIONE CON ENVIRONNEMENT PARK ED UN CENTRO INTERATTIVO PER LA SCIENZA

Il Presidente della Regione Piemonte Enzo Ghigo ha presentato a Torino l'iniziativa "Hydrogen School", che vedrà otto istituti piemontesi produrre e studiare l'idrogeno, il combustibile pulito del futuro.
I 6500 studenti interessati potranno infatti sperimentare le varie applicazioni direttamente in laboratori realizzati per loro dai ricercatori di HySy_Lab, la struttura dell'Environment Park di Torino che da tempo è all'avanguardia nello studio su questo tipo di tecnologie.

I ricercatori hanno costruito otto laboratori didattici HYSYONE® capaci di produrre idrogeno partendo dall'acqua attraverso un apposito elettrolizzatore per immagazzinarlo poi in uno specifico serbatoio. Successivamente l'invio dell'idrogeno alla cella a combustibile permette di ottenere la produzione di energia elettrica.

Le dimensioni dell'iniziativa, le tecnologie impiegate e la diffusione potenziale fanno di questo progetto, sostenuto dalla Regione Piemonte attraverso l'Assessorato all'Ambiente, il più importante a livello europeo tra tutti quelli relativi alla formazione sulle tecnologie dell'idrogeno.

Ma per una maggiore divulgazione della ricerca scientifica la Giunta regionale del Piemonte ha approvato la partecipazione della Regione alla costituzione di una fondazione con il Comune di Torino e la Provincia di Torino, finalizzata alla realizzazione del "Centro per la Scienza".
Il Centro, che sorgerà nell'area di Parco Colonnetti, è destinato a diventare anche la nuova sede di "Experimenta", la mostra interattiva di divulgazione scientifica e tecnologica, promossa dalla Regione Piemonte, e a costituire un nuovo polo per la diffusione della conoscenza scientifica, attraverso la creazione di laboratori e l'allestimento di mostre sul tema.

Dopo le prime edizioni di "Experimenta", realizzate nel parco di Villa Gualino nei mesi estivi, l'enorme successo riscosso dall'evento e il numero sempre maggiore di visitatori avevano evidenziato la necessità di creare una sede permanente con strutture e superfici idonee.
Il Politecnico ha quindi effettuato delle esplorazioni progettuali secondo le esigenze dei tre enti coinvolti, elaborando un progetto di fattibilità, che sarà la base per le successive, fasi di pianificazione.

Per la realizzazione del Centro, che comporterà una spesa complessiva di 37 milioni di Euro e sarà finanziata facendo ricorso ai finanziamenti europei del Docup 2002/2006, la Fondazione emetterà a breve un concorso di progettazione cui seguirà una gara d'appalto per l'esecuzione dei lavori.

"Da parecchi anni l'Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte ha tra i suoi obiettivi la promozione e la divulgazione dell''informazione' sulle tecnologie innovative e sui progressi della scienza - commenta l'Assessore regionale alla Cultura, Giampiero Leo - e, dopo il grande successo riscosso da 'Experimenta', la costituzione di questo Centro rappresenta un altro passo avanti significativo in questa direzione. La diffusione della conoscenza in ambito scientifico e tecnologico è infatti uno strumento fondamentale per capire i meccanismi che regolano i fenomeni della realtà e per far comprendere a tutti i progressi raggiunti dall'uomo nelle svariate discipline scientifiche".(7/2/2005-Italian Network)


RICERCATORI:DECRETO LEGGE-RICONFERMA DOPO UN ANNO. MORATTI:"PER TRATTENERE NELLE UNIVERSITA' I GIOVANI MIGLIORI

"Un altro intervento per trattenere nelle nostre universita' i giovani migliori". Cosi' il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti ha commentato l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri di un decreto-legge contenente disposizioni urgenti per l'universita' e la ricerca, nonche' i beni e le attivita' culturali e il lavoro e le politiche sociali.

Per l'universita', il decreto contiene una importante norma a favore dei giovani ricercatori. "Con essa, precisa il ministro Moratti, vogliamo potenziare la politica che mira a trattenere presso le nostre universita' i giovani migliori e piu' orientati alla ricerca, riducendo ad un anno il periodo per la loro conferma, attualmente di tre anni".
La retribuzione annua del ricercatore non confermato e' oggi di circa 13.417 euro netti, e quella del ricercatore confermato e' di 19.203 euro netti.

La retribuzione iniziale e' di circa 1.100 euro mensili netti, che dopo la conferma diventano 1.550 circa netti. La norma prevede che la conferma possa avvenire non piu' dopo tre anni, ma dopo un anno.
"In tal modo, aggiunge il ministro Moratti, vogliamo adeguare sia pure parzialmente la retribuzione dei ricercatori italiani ai livelli retributivi del personale universitario che riveste analoghe posizioni nei principali Paesi comunitari".

L'eta' di accesso alla qualifica di ricercatore e' elevata, (circa un terzo accede alla carriera dopo il 38esimo anno, e l'eta' media e' di 46 anni) sicche' la retribuzione del ricercatore non confermato, originariamente stabilita per l'ingresso di giovani, risulta troppo bassa.
La copertura finanziaria dell'intervento e' assicurata dall'art. 5 a valere sul fondo di finanziamento ordinario che nel 2005 e' stato incrementato di altri 430 milioni di euro rispetto al 2004.(7/2/2005-Italian Network)


L'UNIVERSITÀ DI CAMERINO PRESENTA MEMORY, PROGETTO DI RICERCA PER IL DOPO TSUNAMI- A COLLOQUIO CON IL PROF.PAMBIANCHI

L'Università di Camerino ha presentato il 31 gennaio UNICAMemory - Un progetto per il dopo Tsunami, una giornata organizzata dal Dipartimento di Scienze della Terra con lo scopo di promuovere un'azione di sostegno umanitario e scientifico alle popolazioni del sud-est asiatico, duramente colpite dal maremoto.
Il progetto che si articola in due distinte fasi di applicazione.
Per scoprirlo, Italian Network ha chiesto al prof. Pambianchi, promotore dell'iniziativa, di spiegarci di cosa si tratta:

PAMBIANCHI:-L'intervento umanitario consiste nel devolvere una giornata di lavoro per sostenere una scuola superiore di una paese colpito per due anni ed attribuire delle borse di studio per consentire a degli studenti di laurearsi nell'ateneo di Camerino. Dal punto di vista scientifico, vogliamo portare avanti un programma di ricerca - insieme a ricercatori locali ed a quegli studenti che verranno a Camerino - che riguarda la prevenzione dei terremoti e degli tsunami; in più, vorremmo portare nelle scuole di quell'area le nostre conoscenze circa la prevenzione dei rischi naturali, in generale per accrescere la cultura della prevenzione in queste aree.

D.-Che tipo di sostegno e che competenze può portare in dote Camerino?

PAMBIANCHI:-Noi lavoriamo da tanti anni sui terremoti, in Italia e all'estero, in quei paesi dove esistono situazioni particolari, come la Grecia e la Turchia, ci siamo recati in loco per potare avanti degli studi. Inoltre, da 5 anni a questa parte, ricercatori del nostro dipartimento si stanno interessando dei depositi da tsunami che, con cui, attraverso attrezzature specifiche, consentono di riconoscere analoghi eventi del passato. Nella conferenza del 31 abbiano mostrato depositi da tsunami trovati in Cile dove il fenomeno è molto frequente. Vorremmo fare studi anche nelle zone colpite recentemente; quello verificatosi il 26 dicembre, è stato l'evento più disastroso che la storia umana ricorda, con onde di 20 metri al di sopra del livello ma, potrebbe verificarsi, che si scoprano nel passato calamità anche maggiori, il che consentirebbe di modulare meglio tutte le iniziative di prevenzione. Le ricerche servono come sostegno alla pianificazione corretta delle aree a rischio.

D.-Avete già contati?

PAMBIANCHI:-No, a metà febbraio andremo in Thailandia, metteremo in moto la macchina dei contatti.

Unicamemory è nato come progetto umanitario da un'idea del Dott. Luigi Tapanelli dell'Area Normativa e Legale e di altri, è diventato immediatamente un tutt'uno con il progetto scientifico del Dipartimento di Scienze della Terra, fino a configurarsi come un progetto unitario di Ateneo. Numerose le presentazioni di carattere scientifico/divulgativo che hanno illustrato le più avanzate teorie geologiche sulla dinamica delle placche, sul riconoscimento di tsunami del passato e sul rapporto tra tsunami e morfologia costiera, accennando anche a possibili fenomeni nel bacino del Mediterraneo e nella nostra penisola.
In particolare, segnaliamo la partecipazione dei relatori dell'ateneo di Camerino Pietro Paolo Pierantoni, Emanuele Tondi, Claudio Di Celma e Marco Materazzi.(31/1/2005-S.C./Italian Network)


PREMIO NACIONAL EDUCATOR VENEZOLANO ATTRIBUITO A TRE RICERCATORI DI ORIGINE ITALIANA

Tre ricercatori di origine italiana sono stati insigniti del Premio Nacional Educator Venezolano: lo scienziato Carlo Caputo dell'Istituto Venezuelano per la Ricerca Scientifica per l'impegno nella ricerca biomolecolare nel corso dei suoi trenta anni di carriera professionale.

Mentre al ginecologo Nicolàs Bianco ed all'architetto Alfredo Cilento sono andate due menzioni: al primo per il contributo alla formazione di specialisti del settore medico, al secondo per gli studi sull'impatto dell'architettura sull'ambiente e l'habitat.(31/1/2005-Italian Network)


OTTO BORSE DI STUDIO QUADRIENNALI PER LA FORMAZIONE AL NEST DI DOTTORI DI RICERCA IN BIOFISICA MOLECOLARE

La Scuola Normale Superiore di Pisa e la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) reclutano i migliori laureati italiani per una carriera nella scienza e nella ricerca. Entro il 10 febbraio i giovani che hanno conseguito una laurea specialistica in discipline scientifiche e che intendono specializzarsi in Biofisica molecolare possono concorrere alle otto borse di studio quadriennali disponibili, finanziate dalla Fondazione IIT.
I vincitori saranno formati presso la Normale di Pisa, dove conseguiranno il titolo di dottore di ricerca studiando presso il NEST, il National Enterprise for nanoScience and nanoTechnology, diretto dal prof. Fabio Beltram. Avranno a disposizione borse di studio per circa ventimila euro annui, oltre al vitto e all’alloggio, ed un futuro di ulteriori quattro anni di lavoro e ricerca nella Piattaforma di Nanobiotecnologie di IIT.

"Un accordo come quello con la Normale di Pisa, sostiene il prof. Vittorio Grilli, Commissario Unico dell’IIT, è fondamentale per la formazione e lo sviluppo delle attività scientifiche della Fondazione che, anche attraverso metodi e strutture come quelle del prestigioso Istituto pisano, vuole creare le basi per affrontare la sfida alla competitività internazionale nel campo dello Sviluppo e della Ricerca".
"Mi aspetto che questa seria opportunità di ricerca, di studio e di lavoro, dichiara il prof. Fabio Beltram, direttore del Laboratorio NEST della Scuola Normale, venga recepita dai giovani ricercatori per quella che è: il passo fondamentale per diventare dottori di ricerca alla Normale e per entrare nel team che svilupperà una delle tre piattaforme dell’IIT".

Sono nove i campi di indagine individuati congiuntamente da Normale e IIT e sui quali verrà condotta l’attività, non solo tra Pisa e Genova ma anche in collaborazione con i centri di ricerca internazionali collegati.
"E’ un percorso di otto anni che lega noi, continua il prof. Beltram, e i futuri dottori di ricerca, alla Fondazione IIT: una grande scommessa per il Paese. I laureati che vogliono muoversi nel campo della ricerca devono crederci e dare il loro contributo".

La Commissione terrà conto, nell’ammissione agli esami, dei titoli scientifici, del programma di studi e degli interessi di ricerca dei candidati. Con un esame scritto ed uno orale saranno selezionati gli otto posti disponibili.
Il modulo di domanda, il bando completo e informazioni dettagliate sui siti delle due Istituzioni, www.sns.it e www.iit.it. (31/1/2005-Italian Network)


SVILUPPATA AL GASLINI DI GENOVA UNA NUOVA TECNICA PER L'ASPORTAZIONE DELLE ADENOIDI

Un nuovo tipo di elettroaspiratore modellabile messo a punto al Gaslini permette di effettuare l'asportazione delle adenoidi in totale assenza di sanguinamento, con una tecnica al tempo stesso più sicura, più efficace, meno dolorosa e con un tempo di guarigione dimezzato rispetto alle tecniche tradizionali
Partendo dal bisturi a risonanza molecolare sviluppato da un'azienda di Padova, l'equipe di Otorinolaringoiatria dell'Istituto Gaslini guidata dal prof. Vincenzo Tarantino ha sviluppato uno strumento e una nuova tecnica operatoria per effettuare l'asportazione delle adenoidi.
Il bisturi a risonanza molecolare elettronica in associazione con un particolare tipo di elettroaspiratore modellabile, messo a punto dal prof. Tarantino, produce onde a corrente alternata ad altissima frequenza (16 Mhz). I quanti di energia così ottenuti sono calibrati per i tessuti umani, in modo da determinare la dissoluzione delle cellule e contemporaneamente la coagulazione fisiologica.
Il nuovo strumento permette di ottenere il doppio risultato di asportare le adenoidi senza sanguinamento e contemporaneamente coagulare i vasi sanguigni con una temperatura di 40 gradi, mentre con il tradizionale elettrobisturi la temperatura era di circa 200 gradi.
L'asportazione delle adenoidi, uno degli interventi più diffusi in età pediatrica, pur essendo un intervento relativamente sicuro, può dare origine a complicazioni intra e post operatorie, la più frequente e grave delle quali è l'emorragia post operatoria, con un'incidenza nella media internazionale che oscilla tra lo 0,5 e l' 8 %.
La tecnica messa a punto dal Gaslini consente di operare in assenza totale di sanguinamento. Su circa 600 pazienti operati in 18 mesi non si è verificato nessun caso d'emorragia intra o post operatoria, la media d'emorragie riscontrata al Gaslini era dell' 1,3 mentre oggi è pari a zero. La durata dell'operazione inoltre è scesa da 9-16 a 3-7 minuti.
Scendendo da 200 a 40 gradi si elimina la carbonizzazione del tessuto, dovuta alla cicatrizzazione da calore, e l'ustione dei tessuti vicini alle adenoidi. Questo rende l'operazione molto meno invasiva e quasi indolore. Il minore danno causato al tessuto dimezza i tempi di guarigione rispetto alle tecniche tradizionali.

Grande vantaggio della tecnica che si avvale di questo strumento è l'altissima precisione durante l'intervento, favorita dal campo operatorio esangue. La tecnica inoltre consente di eseguire l'asportazione anche in presenza di disturbi della coagulazione.(31/01/2005-Italian Network)


ENTRO IL 12 FEBBRAIO BANDO PER UN ASSEGNO DI RICERCA ALL'UNIVERSITÀ DI GENOVA

L'università di Genova ha pubblicato un bando per un assegno a tempo determinato per la collaborazione all'attività di ricerca "Sviluppo di metodologie sperimentali basate su microscopia a forza atomica per lo studio delle proprietà meccaniche di tessuti biologici". La domanda di ammissione alla procedura deve essere prodotta, a pena di esclusione, entro il termine perentorio del 12 febbraio 2005.
Gli assegni possono essere conferiti esclusivamente a: dottori di ricerca; laureati in possesso di curriculum idoneo per la collaborazione all'attività di ricerca.

L'obiettivo del progetto è sviluppare nuove metodologie e protocolli sperimentali per sfruttare le potenzialità offerte dalla microscopia a forza atomica nello studio e caratterizzazione di tessuti biologici su scala molecolare. In particolare verranno studiati, nell'ambito di una collaborazione con il Biozentrum dell'Università di Basilea, le proprietà meccaniche su scala nanometrica di cartilagine e menisco. Per ottenere tale risoluzione spaziale verrà messa a punto una tecnica basata sull'utilizzo della microscopia a forza atomica (AFM). Lo scopo è quello di validare tale metodo sia come strumento diagnostico per diagnosi precoci di patologie della cartilagine come le osteoartriti, sia come tecnica per ottimizzare l'ingegnerizzazione di cartilagine/menisco.
Il titolo di studio richiesto è Dottorato di ricerca in Bioingegneria o in Biochimica o in Biofisica ovvero Laurea in Fisica o in Chimica o in Ingegneria Biomedica o in Ingegneria Elettronica con curriculum comprovante documentata esperienza nelle tematiche relative al progetto di ricerca.
Gli argomenti del colloquio verteranno sui metodi e tecniche relativi alle esperienze da effettuarsi nel progetto: tecniche di caratterizzazione meccanica di materiali, microscopia ottica, microscopia a forza atomica e suoi utilizzi non convenzionali, fisiologia ed anatomia dei tessuti connettivi, metodi per l'ingegneria dei tessuti. Ambienti di sviluppo software per strumentazione da laboratorio (LabView o affini). Il candidato dovrà dimostrare la conoscenza della lingua inglese.

La domanda deve essere scritta in modo chiaro e assolutamente leggibile, sottoscritta e indirizzata al Direttore Amministrativo dell'Università degli Studi di Genova - Ufficio dirigenziale per l'amministrazione del personale - Via Balbi 5. La sottoscrizione della domanda non è soggetta ad autenticazione.
I cittadini di Stati non appartenenti all'Unione Europea regolarmente soggiornanti in Italia, possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive limitatamente agli stati, alle qualità personali e ai fatti certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici italiani, fatte salve le speciali disposizioni contenute nelle leggi e nei regolamenti concernenti la disciplina dell'immigrazione e la condizione dello straniero.
Il rinnovo del contratto, laddove previsto, è subordinato alla valutazione dell'attività svolta dal titolare. A tal fine, il responsabile scientifico della ricerca trasmette alla commissione di area scientifico-disciplinare la relazione predisposta dall'assegnista da cui risulti il lavoro di ricerca svolto, accompagnandola con le proprie osservazioni.(31/01/2005-Italian Network)


ATLANTE SATELLITARE DELLA FAO SUI PAESI COLPITI DALLO TSUNAMI

I

La FAO ha messo a disposizione dei paesi colpiti dallo tsunami e di tutti gli operatori che lavorano alla ricostruzione, un Atlante di immagini satellitari e mappe topografiche precedenti e successive al disastro.
L’Atlante raccoglie immagini provenienti dalla banca dati della FAO e da tutte le altre principali fonti di dati spaziali disponibili.
L’Atlante, mostrando le zone colpite dallo tsunami prima e dopo il disastro aiuta gli esperti a quantificare l’entità dei danni, e a valutare quello che occorre per la ricostruzione, per quanto riguarda le zone agricole, le aree coperte da mangrovie, e le infrastrutture destinate alla pesca lungo le coste, ha spiegato Dominique Lantieri esperto FAO di tele-rilevamento.

L’Atlante è in fase avanzata per quanto riguarda l’Indonesia e lo Sri Lanka, e la FAO sta lavorando per riuscire presto a coprire tutti gli altri paesi colpiti.
Per interpretare alcune delle immagini satellitari gli esperti si sono serviti del Sistema Informativo Geografico (GIS). Le immagini in alcuni casi mostrano dettagli sino ad un metro di risoluzione.
Le mappe topografiche, che forniscono informazioni sul territorio, sulle strade, sui villaggi, sono disponibili con scala 1:250000 e 1: 50000.

L’Atlante mostra anche mappe e statistiche in grado di fornire informazioni sul clima, sul calendario delle colture, sui livelli di malnutrizione, oltre che registrare gli ultimi dati aggiornati del numero delle vittime e dei danni, ha aggiunto Lantieri.
Copie cartacee dell’Atlante saranno presto distribuite in tutti i paesi colpiti, ai ministeri competenti, alle agenzie dell’ONU e alle organizzazioni non governative impegnate sul campo.
Molte delle immagini non richiedono conoscenze specifiche di tele-rilevamento o cartografia, ma sono disponibili nei più diffusi formati di visione di’immagini e possono essere viste e comprese da tutti.

L’impegno della FAO è adesso di estendere l’Atlante a tutti gli altri paesi colpiti e di aggiornare regolarmente le mappe e le immagini satellitari. È facile prevedere che l’Atlante diventerà uno strumento di riferimento di primaria importanza per tutti gli operatori che lavorano alla ricostruzione.(31/01/2005-Italian Network)


IN EMILIA ROMAGNA: LABORATORIO STARTER CENTRO DI ECCELLENZA DELL'INAIL PER TECNOLOGIE DELLA RIABILITAZIONE MOTORIA

Telecamere a luce infrarossa per la quantificazione del movimento, tecniche che sfruttano la realtà virtuale per la riabilitazione motoria, piccoli dispositivi che inviano impulsi nervosi ai muscoli, tecnologie per l'automazione della casa.
Tra marzo e aprile a Budrio aprirà il nuovo laboratorio StartER, che fa parte degli oltre 40 laboratori di ricerca e trasferimento tecnologico e centri per l'innovazione della rete regionale per la ricerca, nata grazie anche ai finanziamenti del primo Programma regionale per la ricerca industriale, l'innovazione e il trasferimento tecnologico (PRRIITT).

L'attività del Laboratorio StartER, che si occupa di nuove tecnologie per la riabilitazione e si trova a Vigorso di Budrio all'interno del Centro Protesi INAIL, è stata presentata dall'assessore regionale alle Attività produttive e Sviluppo economico Duccio Campagnoli, dal sindaco di Budrio Carlo Castelli e dal responsabile del Laboratorio StartER Angelo Cappello.

Il progetto, coordinato dal gruppo di Bioingegneria del Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica dell'Università di Bologna, vede come partner, tra gli altri, gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna e il centro protesi INAIL di Vigorso di Budrio.
StartER permetterà di trasferire le conoscenze maturate dai suoi partner alle aziende interessate, aiutandole a realizzare prodotti innovativi, permetterà di formare personale tecnico e sanitario altamente qualificato, servirà da incubatore per la creazione di nuove realtà imprenditoriali, grazie anche ai forti investimenti destinati al reclutamento di giovani ricercatori. Gli investimenti più consistenti saranno, infatti indirizzati sulle risorse umane, che diverranno il pilastro su cui si basa il progetto: più dell'80% del cofinanziamento regionale, che ammonta complessivamente a 850.000 euro, verrà impiegato in nuovi contratti di lavoro.
Il nuovo laboratorio inizierà i lavori tra i mesi di marzo-aprile e 15-20 nuove unità per due anni andranno ad affiancare la trentina di ricercatori che già opera nel settore.

L'attività del laboratorio sarà incentrata: sulla "Valutazione Funzionale" della capacità del soggetto di eseguire attività della vita quotidiana prima e dopo un trattamento riabilitativo o nell'impiego di nuove ortesi/protesi, attraverso moderni dispositivi basati su telecamere per la quantificazione del movimento, evoluzione clinica di sistemi quali quelli oggi usati, ad esempio, per la realizzazione di film di animazione di ultima generazione (come il recente "Polar Express").
Sulla Neuroriabilitazione e Neuroprotesi: sviluppo di tecniche innovative per la riabilitazione motoria di persone con patologie a carico del sistema nervoso centrale o periferico, quali il morbo di Parkinson o le neuropatie diabetiche. Tecniche di Biofeedback e di Realtà Virtuale verranno impiegate per migliorare il controllo dell'equilibrio posturale o nella riabilitazione motoria di soggetti con patologie a carico del sistema neuro-muscolo-scheletrico. Tecniche di Stimolazione Elettrica Funzionale potranno invece essere sperimentate su soggetti che hanno avuto ictus o traumi a livello spinale. Queste tecniche permettono, attraverso piccoli dispositivi indossabili o mediante l'uso di ortesi, di sopperire alla mancanza di impulsi nervosi ad un muscolo con un segnale elettrico esterno che agisce direttamente sul muscolo stesso.

La creazione di protesi in collaborazione con centri clinici e industrie del settore, di disegni innovativi di arti protesici e di protesi articolari (come quelle di anca e ginocchio) e lo sviluppo di tecnologie innovative per l'automazione della casa (domotica) ed il monitoraggio in ambiente domestico dell'abilità motoria, per permettere a persone disabili di riconquistare autonomia nella vita quotidiana e al personale sanitario di seguire costantemente i pazienti nell'esecuzione della terapia e nei progressi. Promettente appare inoltre la creazione di sistemi in grado di monitorare le cadute dell'anziano, attivando automaticamente misure di soccorso.(31/01/2005-Italian Network)


ALL'ITALIANO ATTILIO MASERI IL GRAND PRIX SCIENTIFIQUE 2004 DALLA FONDAZIONE LEFOULON DELALANDE

La Francia ha premiato il cardiologo italiano Attilio Maseri, direttore del dipartimento cardiotoracico vascolare dell'ospedale S. Raffaele di Milano per il suo impegno nella medicina.
Noto per aver curato pazienti illustri tra cui il Papa e la regina Elisabetta d'Inghilterra, a Maseri e' stato consegnato, a Parigi il 21 gennaio, il Grand Prix Scientifique 2004, riconoscimento finanziato dalla fondazione Lefoulon-Delalande, per la somma di 500 mila euro.

Maseri ha raggiunto, in questi anni, risultati tali da meritare un premio di enorme prestigio.Risultati nell’ambito delle malattie coronariche illustrati nel suo intervento alla cerimonia di consegna del Premio.
Il lavoro svolto da Maseri con i suoi gruppi di ricercatori di Pisa, Londra e Roma, si è focalizzato in particolare sulle cause e le terapie dell’angina vasospastica e sui meccanismi che portano all’infarto e lo stesso finanziamento del premio è destinato alle ricerche intraprese dall’Università Vita Salute San Raffaele con il Clinical Cardiovascular Biology Research Centre (CCB), dove sarà possibile applicare le più avanzate tecniche di biologia molecolare e postgenomiche alla ricerca clinica cardiovascolare sulle cause dell’infarto e dello scompenso cardiaco.

Nato a Udine nel ’35, si è laureato in Medicina e Chirurgia nell’Università di Padova e successivamente specializzato in Cardiologia e Medicina Nucleare all’Università di Pisa. Borsista alla Columbia University di New York, nel ’67 è stato nominato responsabile del Centro Ricerche Coronariche del C.N.R. dell’Università di Pisa.
Nominato a Londra Direttore del Cardiovascular Research Unit dell’Hammersmith Hospital, è stato cardiologo della regina Elisabetta.

Il professore ha scelto, quindi, l'Italia nel 1991 come Direttore dell’Istituto di Cardiologia del Policlinico Gemelli di Roma, divenendo così cardiologo del Papa.
Nella sua lunga carriera, e’ stato tra i cinque europei invitati a far parte del Consiglio Direttivo del New England Journal of Medicine.

Attualmente è impegnato nel FAMI (First Acute Myocardial Infarction), un progetto internazionale che studia le cause genetiche ed ambientali dell’infarto miocardio.(24/01/2005-Italian Network)


BORSE DI STUDIO PER IL GIORNALISMO SCIENTIFICO DALLA FONDAZIONE ARMENISE-HARVARD IN COLLABORAZIONE CON UGIS

La Fondazione Armenise promuove due borse di studio per giovani giornalisti presso la Harvard University.
L'iniziativa è svolta in collaborazione con l'UGIS, l'Unione Giornalisti Scientifici Italiani.
L'opportunità offerta è indirizzata, in particolare, ai giovani giornalisti che intendono seguire uno stage presso la Harvard Medical School di Boston nell'estate 2005, tutorati dai responsabili editoriali della Harvard Medical School.
Il programma, concordato con i vincitori sulla base dei loro interessi specifici, prevede interviste e visite ai laboratori di importanti scienziati che operano nel campo della ricerca di base.

Le Borse di Studio, finanziate dalla Fondazione Giovanni Armenise-Harvard e dall'UGIS, copriranno le spese formative presso la Harvard Medical School, compresi i costi di viaggio e soggiorno.
Le Borse di Studio sono destinate a giornalisti italiani, all'inizio o a metà della loro carriera, che lavorano in Italia, con buona conoscenza della lingua inglese, e una precedente esperienza di redazione di articoli scientifici e di copertura di notizie riguardanti la ricerca di base.

Le domande di partecipazione verranno vagliate da una giuria composta da esponenti dell'UGIS e della Harvard Medical School e sono sottoposte all'approvazione del Comitato dei Garanti della Fondazione Giovanni Armenise-Harvard.

Per informazioni e per ricevere il modulo di partecipazione, che dovrà pervenire al "Comitato per la Selezione Borse di Studio Fondazione Giovanni Armenise-Harvard e UGIS entro il 15 Marzo 2005, rivolgersi presso la sede di Milano a: Fondazione Giovanni Armenise-Harvard tel. +39 0226952018 - fax +39 0226926818 - e-mail daveri@tin.it (24/01/2005-Italian Network)


GLI ITALIANI IN PRIMA LINEA PER LE RICERCHE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI: LA DERIVA DEL GHIACCIAIO DRYGALSKI

Le immagini da satellite delle Agenzie Spaziali Europea e Americana (ESA e NASA) stanno dando un grande risalto alla possibile collisione fra le masse di ghiaccio dell'iceberg denominato B15 A (circa due milioni di tonnellate) e della Lingua del ghiacciaio galleggiante Drygalski (600 tonnellate).
L'area della collisione è quella di Baia Terra Nova (Mare di Ross, Antartide), dove è presente la Base italiana "Stazione Mario Zucchelli" del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica.

In caso di collisione fra la Lingua Drygalski e l'iceberg B15A, i ricercatori italiani avranno la possibilità di studiare in diretta i processi che regolano l'interazione fra i principali motori del sistema climatico (criosfera, atmosfera, idrosfera), utilizzando le infrastrutture a Baia Terra Nova del PNRA (Stazione Mario Zucchelli e nave ITALICA) gestite dal Consorzio per l'attuazione del PNRA S.C.r.l. (che è costituito da ENEA, CNR, INGV ed OGS). I risultati di questi studi saranno molto utili per i modelli previsionali sui cambiamenti climatici.
Attualmente l'iceberg è ancorato ai bassi fondali presenti fra le isole di Beaufort e Franklin. Il movimento e la possibile collisione con il Drygalski dipendono dall'interazione fra le maree, le correnti marine e la morfologia dei fondali marini. La Lingua Drygalski è la parte galleggiante del Ghiacciaio David, che drena una porzione della Calotta Antartica grande quasi quanto la superficie dell'Italia (225.000 km2); ha una velocità di avanzamento di 700 m all'anno e uno spessore compreso tra 200 m e quasi 2000 m.
L'iceberg B15A ha una superficie di 3000 km2 (con una superficie grande quanto la Valle d'Aosta); si tratta di una porzione di un altro iceberg (il B15) di dimensioni molto più estese (295 km per 37 km, 11.000 km2, con uno spessore del ghiaccio compreso fra i 200 e i 350 m) che si è staccato nel 2000 dalla Piattaforma di Ross.
L'iceberg originario si è andato via via rompendosi in vari frammenti, alcuni dei quali si trovano ancora vicino alla base americana di McMurdo. Il più grande iceberg mai osservato in Antartide fu avvistato a largo del Mare di Ross dalla nave americana USS Glacier nel 1956; presentava una superficie di circa 31.000 km2 (335 x 97 km), più esteso del Belgio.

Le ricerche effettuate hanno permesso di ricostruire la storia del Drygalski durante l'ultimo secolo a partire dalla prima esplorazione effettuata dal Capitano Falcon Scott del 1904. Questi dati mostrano che il distacco di iceberg avviene mediamente ogni 50 anni, l'ultimo distacco è avvenuto fra il 1956 e il 1957 (probabilmente a causa di una tempesta), con una riduzione della lunghezza della lingua di circa 44 km.

Baia Terra Nova è un ampia insenatura del Mare di Ross, che si estende per un centinaio di chilometri a nord del ghiacciaio Drygalski. In questa baia avvengono importanti scambi di energia fra le masse d'aria, le acque oceaniche e la calotta di ghiaccio, con la formazione di acque oceaniche fredde e dense. Queste masse d'acqua oceaniche sono il motore della circolazione oceanica globale che innesca il trasferimento di calore tra le aree equatoriali ed i poli.
La singolarità di Baia Terra Nova consiste nel rimanere sgombera dai ghiacci marini anche durante l'inverno australe, grazie alla sinergia fra la Lingua Drygalski e i forti venti gelidi (oltre 200 km orari) che soffiano dalla calotta. I venti sospingono il ghiaccio marino in formazione verso il largo mentre il Drygalski forma una barriera ai ghiacci marini sospinti dalle correnti marine meridionali. In tal modo Baia Terra Nova rimane completamente libera dai ghiacci marini e ciò permette un forte scambio termico fra le acque oceaniche e le masse d'aria gelide provenienti dalla calotta. Baia Terra Nova è una delle più importanti "fabbriche di ghiaccio marino" dell'intero Antartide. Pur rappresentando solo l'1% dell'intero Mare di Ross, produce dal 10% al 30% del ghiaccio marino dell'intero Mare di Ross. La Lingua Drygalski regola la dimensione massima della Baia e quindi la produzione del ghiaccio marino e lo scambio di energia e materia fra atmosfera/oceano/ghiaccio.(24/01/2005-Italian Network)


"SWIFT": ITALIA/USA/GB PER LA RICERCA DEI GAMMA RAY BURST

Lo studio dei GRB è uno dei campi più dinamici ed in evoluzione dell'astronomia contemporanea. Sette anni dopo la memorabile scoperta dell'emissione residua nei raggi X dei Lampi Gamma ad opera del satellite BeppoSAX , realizzato grazie all'Agenzia Spaziale Italiana ASI, e dopo la soluzione del trentennale enigma sulla loro origine, questo studio verrà ulteriormente agevolato da una collaborazione USA /Italia/Gran Bretagna, il satellite Swift, anch'esso finanziato da ASI nell'ambito del programma Osservazione dell'Universo. Swift è il nuovo "cacciatore" di lampi. La NASA si è infatti ispirata per la nuova missione all'innovativa struttura del progetto italiano a "molti occhi" - nei raggi X morbidi, in quelli duri e nei raggi gamma - e alla sua elevata flessibilità di ripuntamento. Chiavi di volta, queste, essenziali per svelare i segreti degli elusivi lampi gamma, con Swift osservabili ora contemporaneamente anche alle lunghezze d'onda del visibile e con una rapidità di puntamento sorprendente e inedita.
Il satellite Swift, satellite per astronomia dedicato allo studio dei misteriosi flash cosmici, è realizzato dalla NASA in collaborazione con l'ASI che contribuisce sia con parti fondamentali della strumentazione, che con la gestione del satellite attraverso la stazione di controllo ASI di Malindi (Kenia), oltre alla fornitura di sistemi software per l'analisi e l'archiviazione dei dati scientifici.
Sulla base delle scoperte del satellite italiano BeppoSAX, Swift osserverà con estrema precisione le fugaci quanto imprevedibili esplosioni che avvengono ogni giorno nel cosmo, possibili segnali della nascita di Buchi Neri. Questi enigmatici flash cosmici, chiamati Gamma Ray Bursts (GRB) emettono più di cento miliardi di volte l'energia emessa dal Sole in un intero anno e per questo sono le più potenti esplosioni conosciute nell'Universo.
I GRB brillano però solo per pochissimo tempo, da alcuni millisecondi ad alcuni minuti, per poi svanire e non riapparire mai più nello stesso luogo dove si sono verificati. Dopo il flash di raggi gamma iniziale, molti burst continuano ad emettere raggi X, luce visibile e onde radio, un fenomeno chiamato dagli astronomi "afterglow" (post-luminescenza). "I Gamma Ray Bursts sono annoverati tra i più grandi misteri dell' astronomia sin dall' epoca della loro scoperta avvenuta più di 35 anni fa" afferma il Dr. Neil Gehrels, responsabile Swift del Goddard Space Flight Center della NASA. Swift, che dispone di una strumentazione sofisticata, ma concettualmente simile a quella di BeppoSAX che ha aperto la strada allo studio accurato dei GRB, è proprio lo strumento adatto a risolvere i numerosi lati ancora oscuri del mistero. Uno degli strumenti di Swift individuerà l'esplosione, mentre, entro poche decine di secondi, altri due telescopi si orienteranno automaticamente sul fenomeno per una sua esplorazione più dettagliata .

In tempo quasi reale Swift trasmetterà la posizione precisa dell'esplosione agli scienziati e ai telescopi in tutto il mondo affinché sia possibile osservare l'evento in tempi brevissimi anche con i più potenti telescopi terrestri. Il satellite Swift, grazie alla grande rapidità con cui può riorientarsi e puntare i suoi sensibili strumenti per "catturare al volo" le esplosioni cosmiche, prende il nome da un agilissimo uccello che anch'esso cattura le sue prede in volo: la rondine (swift in lingua inglese).
Il Professor Guido Chincarini, responsabile scientifico della partecipazione Italiana, dell'Università degli Studi si Milano Bicocca (UNIMIB) e Astronomo Emerito all' Osservatorio Astronomico di Brera (INAF-OAB), sottolinea: Swift indagherà in dettaglio per la comprensione della fisica di questi eventi e sul loro significato nell'evoluzione di oggetti cosmici, raccogliendo l'eredità e proseguendo il lavoro iniziato dal satellite italiano BeppoSAX.

Tra i contributi italiani alla missione vi sono gli specchi per raggi X utilizzati dal telescopio XRT che sono stati costruiti in Italia e calibrati e testati dal gruppo Italiano in collaborazione con USA e Regno Unito. Il satellite verrà controllato dalla base italiana "Broglio Space Center" dell' Agenzia Spaziale Italiana (Malindi, Kenia) che contribuisce inoltre con la fornitura del software per l'analisi dei dati dello strumento XRT e con la gestione dell'archivio di tutti i dati scientifici presso l'ASI Science Data Center (ASDC).
I tre strumenti principali di Swift sono stati assemblati al Goddard Space Flight Center della NASA. Lo strumento principale è il Telescopio chiamato "Bursts Alert Telescope" o BAT. BAT individuerà e localizzerà circa due Gamma Ray Bursts alla settimana, trasmettendo a terra la posizione entro venti secondi , con una precisione tra 1 e 4 minuti d'arco. Questa posizione sarà allora utilizzata per riposizionare velocemente il satellite e portare la regione di cielo in cui è avvenuto il Burst nel campo di vista degli altri due strumenti concepiti per lo studio dell'afterglow: il telescopio per raggi X, XRT (X-Ray Telescope) e il telescopio Ottico e Ultravioletto UVOT (UltraViolet-Optical Telescope).
Questi due strumenti, che lavorano a lunghezze d'onda più lunghe (energie più basse), determineranno la posizione dell'evento con la precisione del secondo d'arco, la distanza della sorgente del burst. L'afterglow può protrarsi per ore o giorni, fornendo informazioni cruciali sulla dinamica del burst, ma gli scienziati hanno bisogno di informazioni molto precise per localizzare l'afterglow.
Swift informa la comunità - che include musei e pubblico generico, insieme a scienziati di osservatori a livello mondiale - attraverso la rete di raccolta delle coordinate dei Gamma Ray Bursts GCN ( Gamma-ray bursts Coordinate Network) gestito da Goddard. A Terra, una rete di telescopi robotici dedicati, distribuiti in tutto il mondo, è pronta ad osservare l'evento non appena ricevuto l'avviso dal GCN di Swift.

Inoltre, per fornire nuovi indizi sulla natura dei meccanismi dei burst, l'individuazione da parte di Swift dei GRBs può fornire un filone d'oro di dati cosmologici. Alcuni burst sono probabilmente originati dalle regioni più lontane dell' Universo, e quindi nelle epoche più remote, agli albori delle origini del Cosmo. Sono come dei fari di segnalazione che risplendono attraverso tutto quello che si trova tra noi e loro, incluso il gas tra e dentro le galassie lungo la linea della visuale.
Con HETE-2 ( High Energy Transient Explorer ) della NASA, ora attivo, gli scienziati hanno determinato che almeno alcuni bursts coinvolgono esplosioni di stelle massive. Swift approfondirà queste informazioni, in particolare risponderà a domande come quanto massive queste stelle siano e quanto lontane e quale tipo di galassia ospite e perché alcuni tipi di burst sono così differenti da altri. Mentre la connessione tra una parte dei burst con la morte di stelle massive appare sicura, altri burst possono segnalare la fusione di stelle di neutroni o buchi neri che orbitano in sistemi binari. Swift permetterà di stabilire se ci sono diverse classi di GRB associati con uno scenario particolare capace di produrli. Swift è sufficientemente veloce per identificare afterglow, ammesso che esistano, da bursts corti , ossia di breve durata.
Fino ad ora gli afterglow sono stati visti solo associati a burst della durata di alcuni secondi, ossia burst lunghi. Il Gruppo di Swift si aspetta di individuare e analizzare più di 100 burst all'anno. Quando non impegnato a dare la caccia ai GRBs, Swift effettuerà una survey di tutto il cielo alle alte energie in particolare alle lunghezze d'onda dei raggi "X duri", che sarà venti volte più sensibile delle precedenti misure effettuate da altri satelliti.
Gli scienziati si aspettano che grazie alla maggior sensibilità di Swift rispetto alle precedenti survey, sarà possibile scoprire oltre 400 nuovi buchi neri supermassivi. Swift è una missione (MIDEX: Medium Class Explorer mission) gestita dal Goddard Space Flight Center di NASA in Greenbelt, Md.. Swift è stato realizzato in collaborazione con laboratori e università statunitensi e con partners internazionali (laboratori nazionali di Los Alamos, l' Università di Penn State, l'Università di Sonoma), Italia (Osservatorio Astronomico di Brera, Agenzia Spaziale Italiana, ASDC) e il Regno Unito.(24/01/2005-Italian Network)


PIEMONTE PRIMA REGIONE IN ITALIA PER SPESA IN RICERCA. "VILLA GUALINO CASA DELLE RICERCA PIEMONTESE"

La legge regionale del Piemonte sulla ricerca e il bando sulla ricerca pubblica assegna 20 milioni di euro per sostenere l'attività dei ricercatori che vede al centro dell'attenzione Villa Gualino come "Casa della ricerca" in Piemonte, una struttura, ormai diventata un polo internazionale per la ricerca e la formazione ed un punto di riferimento per la scienza e l'innovazione a Torino e in Italia.

"Il disegno di legge sulla ricerca attualmente all'esame del Consiglio regionale, e che mi auguro venga approvato prima del termine della legislatura, prevede - ha affermato il Presidente Ghigo - anche l'istituzione di un Comitato composto da rappresentanti delle istituzioni pubbliche e private che realizzano o finanziano i progetti. Io proporrò che la sua sede sia proprio Villa Gualino".

Oggi il Piemonte, con l'1,6%, è la prima Regione italiana per rapporto tra spesa in ricerca e pil, ma oltre il 70% delle attività è realizzato da strutture private (dato peraltro in linea con le Regioni europee più avanzate e spiegabile con la presenza a Torino del Centro ricerche Fiat e di T-Lab, due dei più importanti d'Italia).
"La Regione - ha ricordato Ghigo - sta lavorando per sostenere ed irrobustire i due principali destinatari di risorse pubbliche: da una parte il sistema delle piccole e medie imprese, per il quale la ricerca e l'innovazione rappresentano, unitamente al design, il principale fattore di competitività; dall'altra parte il sistema della ricerca pubblica, che in Piemonte vanta la competenza del Politecnico, dell'Università di Torino e del Piemonte orientale, dei laboratori del CNR, delle Asl e delle Aso. Alle pmi abbiamo recentemente destinato 70 milioni di euro del Fondo unico da investire in ricerca ed innovazione, riservando una quota maggiore per automotive e tessile e un premio per quelle che 'acquisteranno' ricerca dagli Atenei e dai centri piemontesi. In questo modo si rafforzerà il ciclo virtuoso ricerca-innovazione-competitività-sviluppo".

"Il sistema pubblico - ha annunciato Ghigo - può concorrere al bando per la ricerca scientifica applicata, che ha una dotazione finanziaria di oltre 20 milioni, 14 di provenienza Cipe e 6 di risorse regionali. Uno sforzo senza precedenti, destinato a settori quali la scienza della vita, la genomica avanzata, la biotecnologia per la salute, la sicurezza e la qualità dei prodotti alimentari e dei mangimi, i sistemi energetici e di trasporto sostenibili, le nanotecnologie, le nanoscienze, i materiali polifunzionali, l'aeronautica e lo spazio. Sono certo che il sistema coglierà questa opportunità, visto che ha risposto con grande vivacità al bando precedente".
"E' importante che il Piemonte continui a scommettere sulla ricerca - aveva detto poco prima l'Assessore regionale alla Ricerca, Giampiero Leo - in quanto si tratta di un settore più che mai decisivo per lo sviluppo del territorio e dell'intero Paese. Il nostro disegno di legeg ha incontrato un apprezzamento diffuso a livello locale e nazionale, tanto che viene indicato quale possibile traino per analoghe iniziative legislative in altre Regioni".(24/01/2005-Italian Network)


BANDI PER LA CARRIERA TECNICO SCIENTIFICA ALL'UNIVERSITA' DI PADOVA

L'Università degli Studi di Padova procede alla stipula di n. 2 contratti di lavoro a termine, categoria D, posizione economica D1, area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati, tempo pieno fino a 3 anni, presso il Centro di Servizi Interdipartimentali del Centro di Calcolo di Ateneo dell'Università degli Studi di Padova, per attività di sistemista addetto all'amministrazione di sistemi gestionali basati su sistema operativo Unix e Data Base Oracle.
I candidati dovranno essere in possesso del Diploma di Laurea in Ingegneria Elettronica, Ingegneria Informatica, Informatica oppure lauree specialistiche equipollenti.

La domanda, dovrà essere inviata esclusivamente a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento al seguente indirizzo: Università degli Studi di Padova - Area Sistemi Documentali, Via VIII Febbraio 1848, n. 2 - 35122 Padova entro e non oltre il 29 gennaio 2005.

Il bando e il modulo della domanda sono consultabili nel sito http://www.unipd.it/concorsi (avviso di selezione n. 2005S08).(24/01/2005-Italian Network)


ASSEGNI DI RICERCA ALL'UNIVERSITÀ DI GENOVA

L'Università di Genova ha pubblicato un bando per un assegno di ricerca con procedura di valutazione comparativa per la collaborazione all'attività di ricerca nel programma specificato nell'allegato A che fa parte integrante del bando.
Gli assegni possono essere conferiti esclusivamente a dottori di ricerca e laureati in possesso di curriculum idoneo per la collaborazione all'attività di ricerca.

L'area di interesse è la scientifico disciplinare ingegneria industriale e dell'informazione. IL titolo dell'argomento oggetto "Applicazioni LCA ai trattamenti biologici integrati per la salvaguardia ambientale".
L'area di ricerca, riguarda l'elaborazione di una metodologia per l'applicazione dell'analisi del ciclo di vita (LCA, Life Cycle Assessment) ad un impianto di depurazione acque a fanghi attivi comprendente la fase di digestione anaerobica dei fanghi, una sezione di deodorizzazione tramite filtrazione biologica, nonché un impianto di pretrattamento di reflui industriali in grado di rendere gli stessi compatibili con la depurazione biologica.
Sede della ricerca è il Dipartimento di Ingegneria Chimica e di Processo "G.B. Bonino" (DICHEP) ed il titolo di studio richiesto è il Dottorato di ricerca in Ingegneria Chimica ovvero Laurea in Ingegneria Chimica o in Scienze Chimiche o in Scienze Naturali o in Scienze Ambientali o in Scienze Biologiche con curriculum comprovante esperienza di base nei settori dell'Ingegneria Biotecnologica e Ambientale. Tra gli argomenti del colloquio: Certificazioni ambientali, LCA, etichette di ambientali. Il candidato dovrà dimostrare la conoscenza delle lingua inglese.

La domanda deve essere indirizzata al Direttore Amministrativo dell'Università degli Studi di Genova - Ufficio dirigenziale per l'amministrazione del personale - Via Balbi 5. La sottoscrizione della domanda non è soggetta ad autenticazione. La domanda deve essere presentata entro il 12 febbraio 2005.(24/01/2005-Italian Network)


A CAMERINO CONVEGNO SULLA SITUAZIONE SANITARIA IN AFRICA.LA PROF GABBIANELLI ANNUNCIA UN VACCINO PEDIATRICO.

Un importante incontro scientifico si è svolto all'Università di Camerino il 13 gennaio 2005, sul tema "Situazione sanitaria in paesi emergenti dell'Africa".
Nel corso della conferenza sono stati esposti gli strumenti, le strategie e gli obiettivi in atto per far fronte al dilagare di patologie come l'AIDS nel continente Africano. Particolare riferimento sarà rivolto a Paesi come Cameroun, Burkina Faso e Costa D'Avorio.
Il convegno è stato organizzato nell'ambito dell'attività del Dottorato di Ricerca in "Invecchiamento e Nutrizione", istituito presso l'Ateneo camerte e coordinato dal Prof. Giancarlo Falcioni.

Italian Network ha chiesto alla professoressa Gabbianelli dell'università di Camerino, tra gli organizzatori della giornata di incontri, i motivi di queso tipo di iniziativa.

GABBIANELLI:-Teniamo diversi incontri che fanno parte dell'attività del dottorato. Già un paio di anni fa, si era svolto un incontro sullo stesso tema e abbiamo voluto verificare gli sviluppi sull'argomento.

D.-Quali dati sono emersi?

GABBIANELLI:-Da questo incontro si è visto come la ricerca sta andando avanti sullo sviluppo di un vaccino pediatrico contro l'AIDS. Erano presenti a questo incontro anche esperti africani che sono stati formati negli atenei italiani e, poi, reinseriti nei luoghi di origine; l'attività di questi esperti ha permesso di avviare un monitoraggio materno ed infantile nell'infezione da HIV in Camerun, Burkina Faso e Costa d'Avorio. A proposito è stato presentato un master universitario di primo livello sul trasferimento tecnologico in bio - medicina per i paesi emergenti in via di sviluppo.

D.-Oltre al dottorato, che tipo di attività scientifica portate avanti?

GABBIANELLI:- Qualsiasi argomento collegato all'argomento del dottorato è oggetto di giornate studio per gli studenti. Per rispondere alla sua domanda, facciamo anche ricerca: lavoriamo sul settore degli antiossidanti naturali e sintetici, li testiamo in vitro e in vivo su animali. Lavoriamo con molecole antiossidanti, sintetizzate da gruppi di chimici oppure composti naturali estratte da piante, per, poi, testarne l'attività a livello biologico, effettuando studi biochimici, per capirne la biologia molecolare e l'effetto sui sistemi biologici per, ad esempio, verificare un effetto protettivo nei confronti di agenti tossici.(17/01/2005-S.C.-Italian Network)


L'UNIVERSITÀ DI PISA SI SCHIERA NELLA LOTTA ALL'AIDS IN AFRICA CON "DREAM"

Medici specializzandi e studenti delle Facoltà di Medicina sono in partenza per la prima missione in Mozambico dell'Università di Pisa nell'ambito del programma DREAM (Drug Resource Enhacement against AIDS and Malnutrition). 30 dei 40 milioni di donne e uomini già colpiti dal virus Hiv/Aids vivono oggi, infatti, nell'Africa sub-sahariana. 20 milioni di morti dal 1981, quando per la prima volta si diagnosticò la sindrome da Hiv; nel 2003 i morti a causa dell'Aids sono stati calcolati tra i 2,2 e 2,4 milioni di persone (in Europa, nello stesso anno, sono stati tra i 2.600 e i 3.400).
Eppure l'Aids si può fermare. In Africa il programma 'DREAM' portato avanti dalla Comunità di Sant'Egidio a partire dal Mozambico ma anche in Malawi, Tanzania e Guinea Bissau - e sarà presto esteso anche ad altri Paesi dell'Africa sub-sahariana come Kenia, Nigeria, Guinea Conakry - ha raggiunto risultati considerati impossibili, mostrando come sia possibile porre un argine alla malattia e alla sua diffusione, curando quanti sono già colpiti.
In Mozambico, ad esempio, il 97% dei bambini nati da madre sieropositiva ma sottoposta al trattamento, sono nati sani, e ad oggi sono già più di 1000. Su dieci malati di Aids che iniziano la terapia, nove riprendono a vivere e lavorare grazie alla cosiddetta "triterapia" del programma, al quale prende parte anche l'Ateneo pisano.
Dal 14 gennaio, dunque, tre medici specializzandi e due studenti del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche, tutti afferenti alla Facoltà di Medicina, sono in Mozambico, dove si fermeranno tre mesi per svolgere attività di supporto a DREAM, sia medica che infermieristica. Nel corso del 2005, tuttavia, vi saranno altre missioni alle quali parteciperanno altri 50 tra studenti, specializzandi e dottorandi dell'Università, che partiranno non solo alla volta del Mozambico, ma anche di Malawi, Tanzania e in Guinea Bissau.

Grazie a un'intesa siglata recentemente tra Università di Pisa e la Comunità di Sant'Egidio, i docenti dell'Ateneo svolgeranno attività formativa al personale sanitario africano, sia a Pisa che in Africa, mentre gli allievi dei Corsi di Laurea, delle Scuole di Specializzazione e dei Dottorati, per il periodo di volontariato in Africa - considerato un punto di eccellenza ai fini della formazione e della didattica - riceveranno dei crediti formativi.
Rilevante, nella formazione professionale e tecnica dei volontari, l'apporto della Facoltà di Lingue e del Centro Linguistico Interdipartimentale che garantiscono una efficace preparazione linguistica agli studenti, grazie alla quale essi potranno operare in maniera competente nelle varie missioni. In questo primo corso di formazione, ad esempio, viene insegnato il portoghese, la lingua parlata in Mozambico.

Con questa iniziativa l'Università di Pisa non si limita soltanto a sostenere l'ambiziosa attività di volontariato in Africa - che rappresenta un'esperienza straordinaria di arricchimento per gli studenti, sia dal punto di vista umano che da quello professionale -, ma si pone anche come punto di riferimento per le attività formative del personale sanitario africano e, d'altra parte, costituisce il punto di partenza per l'avvio di progetti di ricerca comuni.

Il programma DREAM prevede l'esecuzione di test per infezione da Hiv e l'utilizzo della terapia antiretrovirale. Nell'ambito del programma, viene formato personale locale (medici, infermieri, tecnici di laboratorio, operatori sanitari ed educatori), si anima l'educazione sanitaria (carceri, prostitute, centri materno-infantili), curando la prevenzione del contagio dalla madre al bambino durante la gravidanza, il parto, il puerperio. In loco, vengono poi creati laboratori di biologia molecolare, necessari al controllo della terapia antiretrovirale.
DREAM consente di controllare le donazioni di sangue e di prevenire e curare le malattie correlate all'Aids (infezioni opportunistiche e malattie sessualmente trasmesse). Altri due elementi caratterizzano il programma: il sostegno nutrizionale e l'assistenza domiciliare per le persone gravemente malate. (17/01/2005-S.C.-Italian Network)


IN UMBRIA PER LA RIDUZIONE DEL RISCHIO SISMICO NEI CENTRI STORICI: WORKSHOP INTERNAZIONALE SUL PROGETTO "SISMA"

Anche il prof. Franco Barberi del Dipartimento Scienze Geologiche dell'Università di Roma per la Protezione Civile, insieme ai professori Vincenzo Petrini (della Facoltà d'ingegneria strutturale per la pericolosità e la vulnerabilità sismica del Politecnico di Milano) e George Drakatos (dell'Istituto di geofisica di Atene) è stato chiamato a far parte del gruppo di esperti che cureranno lo sviluppo scientifico del progetto comunitario "Sisma" (Sistema integrato per la prevenzione e la tutela del tessuto edilizio storico dai rischi) di cui è capofila la Regione Umbria.
Lo ha comunicato l'ing. Alessandro Severi (responsabile del servizio di protezione civile della Regione Umbria e capo progetto "Sisma") nel corso di un workshop (che si è svolto nei giorni scorsi a Bagno di Romagna) cui hanno partecipato gli altri partners (le Regioni Emilia Romagna, Marche e Abruzzo, la Prefettura di Atene, la Regione del Peloponneso e il comune di Homeroupolis dell'isola di Chios per la Grecia, la Slovenia e la Slovacchia e il Dipartimento di Protezione civile) del progetto comunitario che intende promuovere la "salvaguardia dal rischio sismico del patrimonio culturale rappresentato dai centri storici. Severi ha inoltre annunciato l'inserimento nel progetto, da parte dell'Unione Europea, della Repubblica Slovacca che recentemente è entrata a far parte dell'UE.

Nel corso del seminario è stato sottolineato come le Regioni italiane ed Europee che partecipano al progetto siano accomunate all'Umbria da una significativa sismicità e dalla presenza, sul territorio, di un ricco patrimonio architettonico e culturale, in prevalenza ubicato nei centri storici. C'è quindi l'esigenza - è stato detto - di sviluppare sempre di più metodologie condivise tese a contrastare e prevenire l'azione distruttiva degli eventi naturali nell'ottica della promozione e dello sviluppo di azioni preventive coordinate identificabili a livello transnazionale.

Sono state anche presentate, da parte dei responsabili dei gruppi di lavoro, relazioni riguardanti gli studi sulla vulnerabilità del sistema centro urbano per salvaguardare e proteggere la vita umana ed i beni culturali presenti. Si è parlato della costituzione di un Osservatorio Permanente (composto da esperti delle Istituzioni dei paesi che aderiscono al progetto) che, sia durante lo svolgimento del progetto e, soprattutto, dopo la sua conclusione, potrà divenire il riferimento a livello transnazionale per assicurare la prosecuzione dello scambio di esperienze e risultati raggiunti e per contribuire a tracciare linee di azioni e criteri omogenei nella gestione delle calamità naturali.

All'incontro hanno partecipato: Alessandro Severi per la Regione Umbria (Lead Partner); Stefano Vannini, per la Regione Emilia Romagna; Paola Mazzotti per la Regione Marche; Vincenzo Antenucci per la Regione Abruzzo; Virginia Kritikou della Prefettura di Atene; Eleni Manolopoulou per la Regione del Peloponneso (Grecia); Nikos Andrepoulis per il comune di Homeroupolis dell'isola di Chios (Grecia); Matjaz Godec per la Repubblica Slovena; Lubomir Petro per la Repubblica Slovacca e Pierluigi Soddu per il Dipartimento della Protezione Civile.
Erano anche presenti il Direttore alle Politiche Territoriali Ambiente ed Infrastrutture della Regione Umbria, Ing. Luciano Tortoioli, l'assessore alla difesa del suolo e protezione civile della Regione Emilia Romagna, Mariol uigi Bruschini, i Sindaci della provincia di Forlì e dei Comuni di Santa Sofia e Bagno di Romagna. (17/01/2005-S.C.-Italian Network)


VENETO - FINANZIATO PROGRAMMA SPELEOLOGICO REGIONALE

La Giunta regionale del Veneto ha impegnato circa 84 mila euro a favore della Federazione Speleologica Veneta per finanziare le iniziative contenuto nel Programma speleologico 2004, approvato nel novembre scorso dal Consiglio regionale. Il programma in questione - spiega Chisso - era stato messo a punto proprio sulla base delle indicazioni fornite dalla Federazione Speleologica Veneta.
A quest'ultima aderiscono 28 gruppi, per un complesso di quasi 900 soci, che tra l'altro svolgono corsi di speleologia e specialistici, conferenze, convegni, stage di aggiornamento, attività didattiche di vario genere e mostre, ricerche e interventi anche di carattere pubblico.

Tra le azioni di maggior rilievo a livello regionale figurano l'implementazione del catasto delle sorgenti carsiche venete con georeferenziazione sulle stesse; stage di aggiornamento sull'inquinamento delle sorgenti carsiche; lo studio della corrosione carsica e dell'erosione in forra. Altre iniziative riguardano la ricerca ed esplorazione di cavità con accatastamento delle nuove cavità e revisione dei dati catastali; organizzazione di campi estivi ed invernali di ricerca e di esplorazione; la continuazione delle ricerche idrologiche e fisiche nella cavità PE10 sui Piani Eterni; lo studio dell'impatto antropico sulle sorgenti dell'Altipiano di Asiago; la continuazione dello studio climatico nella riserva carsica sotterranea " Bus della Genziana"; l'analisi dell'inquinamento delle acque sotterranee da metalli pesanti attraverso bioindicatori; la continuazione delle ricerche per la salvaguardia e la protezione delle cavità ed eventuali operazioni di bonifica e disinquinamento.

Va anche segnalato l'impegno della Federazione speleologica per incentivare la conoscenza delle grotte e divulgare l'attività svolta dagli aderenti, con mostre, conferenze, convegni, dibattiti e la predisposizione di materiale didattico e informativo, in modo che la speleologia e la conoscenza delle cavità sotterranee possa diventare patrimonio di tutti.(17/1/2005-Italian Network)


A LECCE IL NUOVO CENTRO DI RICERCA EURO MEDITERRANEO PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI

L'Italia promuoverà entro il 2005 a Lecce un Centro Euro Mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc).
Il Centro coordinerà le ricerche nel settore delle variazioni climatiche e degli effetti che tali variazioni hanno sugli ecosistemi e sull'uomo.
Ricerche suddivise fra diversi Istituti e gruppi di studio. All'Istituto Nazionale di Geofísica e Vulcanologia, il cui presidente è Enzo Boschi, l'incarico di coordinare le attivita' del nuovo Centro da parte di quattro Ministeri: Ambiente, Economia e Finanze, Istruzione Universita'e Ricerca, Politiche agricole.
Tra i partners del progetto: l'Universita' di Lecce, dove il Centro avra' sede, la Fondazione Eni Enrico Mattei; l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi); il Centro di ricerche aerospaziale di Capua (Cira); il Consorzio Venezia Ricerche; l'Universita' di studi del Sannio a Benevento, l'Universita' della Tuscia; il Cnr; l'Enea, il Servizio meteo dell'Aeronautica Militare ed altri istituti italiani.

"Il Centro -sottolinea Boschi- produrrà modelli matematici, simulazioni del clima, software applicativi, e formare personale di altíssima qualificazione nelle scienze dei cambiamenti climatici.
Poli del Centro saranno: il centrale a Lecce, quindi a Sassari, Benevento, Bologna, Capua e Venezia.

Presso il Centro di Lecce si tenterà di accoppiare le ricerche dei modelli matematici tradizionali (gia' elaborati a Bologna) con altri relativi alla biosfera terrestre, agli ecosistemi marini e alla chimica dell'atmosfera per ottenere simulazioni piu' attendibili e con una risoluzione piu' spinta, che permettera' di vedere nei dettagli come potrebbe evolvere il clima nell'area mediterranea".

Il Centro svolgera' ricerche sugli scenari di emissioni da parte degli altri Paesi industrializzati e in via di sviluppo, sugli impatti delle variazioni climatiche nell'agricoltura, nell' economia e nella salute umana, sul ciclo del carbonio e sulla prevenzione dei disastri idrogeologici.

Il Centro di Lecce collaborerà con l' Hadley Center in Gran Bretagna, il Max Planck Institute di Amburgo, il Geophisical fluid dinamicy laboratory di Princeton negli Usa.
27 milioni di euro lo stanziamento assegnato.(17/1/2005-Italian Network)


ANNO INTERNAZIONALE DELLA FISICA: FILO DIRETTO CON GLI ASTROFILI

Il 2005 appena cominciato è stato dichiarato dall'Onu e dall'Unesco Anno Internazionale della Fisica, e l'Unione Astrofili Italiani (Uai) ha aperto un filo diretto on line con gli appassionati di fisica e astronomia.
Collegandosi al sito dell'Associazione, gli appassionati di scienza potranno votare le più grandi scoperte in astronomia mai realizzate nei secoli. Con questa iniziativa, l'Uai vuole sottolineare come ''la fisica e l'astronomia siano intimamente collegate fra loro'' e come ''l'una abbia contribuito al progresso dell'altra''.

Altro scopo è quello di coinvolgere nella divulgazione il maggior numero possibile di cittadini sulle informazioni relative a scienza e ricerca.

''Esattamente cento anni fa, infatti, -spiegano i promotori del sito - Albert Einstein formulava la teoria della Relatività Ristretta, faceva comprendere il moto browniano, ipotizzava il quanto di luce e spiegava l'effetto fotoelettrico: grandi scoperte che gettarono le basi per la rivoluzione della Fisica del XX secolo''.
La Sezione Astrocultura dell'Unione Astrofili Italiani desidera far partecipare attivamente tutti a questa iniziativa.

Fra le iniziative dell'Unione anche la proposta di far votare al grande pubblico durante tutto il corso del 2005 le più grandi scoperte dell'Astronomia", ovvero votare la scoperta che si considera più importante e rilasciare una propria riflessione.
Gli autori delle dieci più significative dichiarazioni rilasciate riceveranno in premio, nei primi giorni del 2006, il libro di Margherita Hack ''Vi racconto l'Astronomia'' (ed. Laterza).

Per ulteriori informazioni:: http://astrocultura.uai.it/astrofisica/uai/concorso_uai.htm. (17/1/2005-Italian Network)


ITALIA/GRAN BRETAGNA/NEPAL:PRIMI PASSI VERSO IL MIGLIORAMENTO DELLA FUNZIONE MUSCOLARE: LE RICERCHE SULLA LONGEVITA'

Un meccanismo capace di neutralizzare i radicali liberi prima che danneggino le cellule. E’ questo il segreto della longevità e della sorprendente forma fisica dei tibetani.
In collaborazione con studiosi inglesi, svizzeri e nepalesi è stata effettuata un’indagine sul proteoma del muscolo di tibetani di alta quota e su tibetani e altri individui asiatici di controllo, tutti nati a bassa quota, ha affermato Paolo Cerretelli, dell’Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Cnr di Milano e presidente onorario del Comitato Everest-K2-Cnr, nel corso del convegno "Il K2 cinquant’anni dopo.
La ricerca scientifica negli ambienti estremi",svoltosi a Roma presso la sede del Cnr ha ottenuto risultati sorprendenti: nei muscoli dei tibetani di alta quota sono stati rilevati uno scarso accumulo di lipofuscina, una sostanza che è espressione del danno arrecato dai radicali liberi alle strutture cellulari dell’organismo,e un significativo aumento di proteine a elevata azione antiossidante.

Una scoperta che conferma le particolari caratteristiche fisiche dei tibetani che vivono e lavorano ad altitudini che arrivano fino a 4.800 m, senza andare incontro a nessuna delle patologie da alta quota che colpiscono le altre popolazioni andine e i nativi a livello del mare anche se residenti in alta montagna da tempo.

Gli esperimenti condotti negli anni nellaboratorio Piramide del Cnrin Nepal hanno infatti portato ad altre importanti osservazioni su questo popolo.

"I nostri studi - ha aggiunto Claudio Marconi dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Cnr di Milano e collaboratore del prof. Cerretelli - hanno evidenziato che l’elevata tolleranza dei tibetani all’esercizio in alta quota è multifattoriale poiché coinvolge una migliore funzionalità cardiaca, una minor viscosità del sangue e migliori scambi respiratori a livello polmonare e, probabilmente, anche una migliore utilizzazione di ossigeno a livello muscolare.
Questo popolo, dunque, va incontro a modificazioni dell’organismo in grado di proteggerlo dalle conseguenze della ridotta pressione dell’ossigeno nell’aria (ipossia).

La scoperta dello sviluppo nei tibetani di un meccanismo capace di contrastare l’invecchiamento cellulare costituisce un nuovo stimolo alle ricerche, poiché fornisce un modello di studio in grado di chiarire, ad esempio, le cause del malfunzionamento muscolare nell’invecchiamento e nelle patologie (cardiopatie, insufficienza respiratoria) in cui questa anomalia limita la prestazione fisica.
Si tratta, insomma, di un primo passo per possibili interventi farmacologici e di ingegneria molecolare finalizzati a migliorare la funzione muscolare. (17/1/2005-Italian Network)


"LA VIA DELL'ENERGIA" AL MUSEO DELLA SCIENZA E DELLA TECNOLOGIA DI MILANO

E' stato presentato, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, il sito "La Via dell'Energia", percorso di turismo industriale in Lombardia, realizzato dall'associazione AR.ME.S con il contributo della Regione Lombardia.
Al progetto hanno collaborato il Centro di Cultura Scientifica "Alessandro Volta" di Como, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci", l'Associazione Amici del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, ASM Brescia, AEM spa, Casa dell'Energia AEM spa, ENDESA Italia, ENEL.

Il sito, in italiano e in inglese, esemplifica un percorso di turismo industriale, definibile come un segmento dell'offerta turistica che ha assunto una specifica identità alla fine degli anni '90, quando sono diventati oggetto di valorizzazione e di fruizione musei d'impresa, aziende produttive, palazzi dell'economia - banche, assicurazioni, camere di commercio - particolarmente interessanti da un punto di vista storico-artistico e architettonico, insieme a testimonianze dell'archeologia industriale.
Ne "La Via dell'Energia" la visita a otto centrali elettriche, identificate in base alle condizioni di accessibilità, fruibilit` e dei possibili rapporti a sfondo turistico, d` origine a percorsi che fanno conoscere il territorio nelle sue varie componenti: ambientali, storico artistici, eno-gastronomiche.
Le centrali, scelte in base ai diversi modi di produzione energetica presenti in Lombardia, sono, per la produzione di energia termoelettrica, la Centrale termoelettrica di Ostiglia (Mantova) e la Centrale termoelettrica di Tavazzano (Lodi); per la produzione di energia idroelettrica la Centrale Taccani di Trezzo d'Adda (Milano), la Centrale di Ronco Valgrande (Varese), la Centrale Ludovico il Moro a Vigevano (Pavia) e la Centrale di Grosio (Sondrio); per la produzione di energia a celle a combustibile la Centrale di Milano Bicocca; per la produzione con termoutilizzatore, la Centrale ASM di Brescia.

L'approccio innovativo del sito "La via dell'energia" consiste nell'offrire uno sfondo di riferimento, capace di mostrare le connessioni tra il territorio visto come aggregato di siti di diversa natura e tipologia, potenziali attrattori di flussi turistici, e il territorio stesso visto come luogo di processi di produzione di competenze disciplinari e scambi sociali.
Il sito è suddiviso per sezioni e articolato intorno a tre questioni legate al tema dell'energia: nella prima sezione l'energia viene letta come produzione e vengono mappate le otto centrali, indicandone le caratteristiche tecniche, storiche, architettoniche; nella seconda sezione l'energia viene presentata come occasione di turismo e le centrali sono lette come inizio di un itinerario che, prendendo lo spunto da una visita a carattere tecnico-scientifico, si allarga ad un'esplorazione piy completa del territorio, nelle sue componenti artistiche, culturali, ambientali, eno-gastronomiche e folkloristiche; nella terza sezione viene presentato il legame che esiste tra energia e territorio, articolando in una visione storica la correlazione tra produzione energetica, la presenza e localizzazione delle centrali, le risorse ambientali e le politiche di pianificazione territoriale.

"La Via dell'Energia" è stato pensato come uno strumento utile al turismo scolastico, al turismo tecnico- scientifico e a quello più generalista, sempre attento alla scoperta di nuove mete.
Tutte le sezioni sono funzionali ad un lavoro di ricerca, prima e dopo la visita sul territorio, per gli insegnanti e gli studenti. All'interno di ogni pagina sono presenti: approfondimenti tematici elaborati da docenti e ricercatori universitari; elementi fondamentali di glossario; bibliografia; curiosità per stimolare il fruitore e domande e risposte per verificare le conoscenze acquisite.
E' stata realizzata anche una versione cd de "La Via dell'Energia", in italiano e in inglese. Si potrà accedere al sito www.laviadellenergia.it, attraverso il sito www.lombardiadautore.it, www.museoscienza.org, www.centrovolta.it, www.scienzaturismo.it, www.armes-mi.it.(17/1/2005-Italian Network)


UN CENTRO EUROPEO DI RICERCA BIOMEDICA GUIDATO DAL PROF. U. VERONESI

Il professor Umberto Veronesi guiderà la realizzazione di un Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzata (CERBA) in un'area adiacente alla sede attuale dell'Istituto Europeo di Oncologia, che del nuovo centro sarà perno e tassello.
Il progetto, condiviso dalla Regione Lombardia, mira a costituire un Centro Europeo che, riunendo istituti di ricerca e cura per diverse patologie (a partire dalle tre principali patologie del nostro secolo: oncologia, cardiologia e neuroscienze), possa permettere di superare uno dei punti deboli della ricerca biomedica europea: l'assenza di un coordinamento attivo analogo a quello statunitense e giapponese. Tale carenza fa sì che vengano finanziate ricerche simili o addirittura uguali in diversi Paesi.

Il Centro si propone di associare in modo stabile la terapia alla sperimentazione, dando immediata applicabilit` alla ricerca. Il modello da cui il progetto prende spunto è quello del National Institute of Health di Bethesda (Stati Uniti), centro che riunisce 22 istituti di ricerca sperimentale e clinica per 12 diversi settori specifici di patologie.
Il progetto architettonico del CERBA, studiato dall'architetto Renzo Piano, prevede di utilizzare un'area di 640mila metri quadri, dove saranno riuniti l'attuale Istituto Europeo di Oncologia e il suo ampliamento per l'oncologia, un Istituto Europeo di Cardiologia (spostando il Monzino), un Istituto Europeo di Neuroscienze, uno di ricerca di base, insieme ad una piattaforma di tecnologie avanzatissime comune a tutti gli istituti di cura, nonchi strutture ricettive (convegnistica, accoglienza pazienti pre e post-ricovero).
In prospettiva il progetto prevede la possibilità di attrarre altri soggetti interessati come un centro di neonatologia e istituti di facolà` universitarie.

Primo promotore del Centro è la Fondazione CERBA, ente senza scopo di lucro già costituito e che attualmente riunisce i fondatori dell'Istituto Europeo di Oncologia e che si allargherà ai partner istituzionali, tra cui gi` in prima linea la Regione Lombardia.
La struttura sarà finanziata grazie ad un fondo etico immobiliare che diventerà proprietario degli immobili e locatore dei singoli istituti a prezzi altamente competitivi.(17/1/2005-Italian Network)


SHARAD: IL RADAR ITALIANO SULLA SONDA NASA MARS RECONAISSANCE ORBITER

SHAllow (poco profondo) RADar: così il nome del nuovo radar destinato allo studio di Marte dell'Agenzia Spaziale Italiana, sviluppato in collaborazione con il dipartimento INFOCOM della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma, e realizzato da Alenia Spazio del gruppo Finmeccanica.
SHARAD è il successore del radar MARSIS, attualmente in orbita intorno al Pianeta Rosso con la sonda europea Mars Express. Diversamente da MARSIS che può evidenziare la presenza di grandi giacimenti di acqua o ghiacci fino alla profondità di 4 o 5 chilometri, SHARAD può vedere "solo" fino ad un chilometro sotto la superficie ma è in grado di scoprirne anche piccole quantità. Infatti le più recenti osservazioni effettuate dai satelliti al momento operanti intorno a Marte evidenziano la possibilità che ci sia presenza di ghiacci, eventualmente sotto forma di Permafrost (il terreno permanentemente ghiacciato che caratterizza anche alcune zone della Terra.

Infatti, obiettivo di SHARAD, è anche di misurare lo spessore delle calotte polari così da consentire la valutazione della riserva di acqua in esse presenti. Il radar verrà integrato oggi presso gli stabilimenti della Lockeed Martin di Denver in Colorado, sulla sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter il cui lancio è previsto per agosto 2005 e testimonia l'alto valore scientifico e tecnologico italiano nell'esplorazione non solo del Pianeta Marte, nella quale l'ASI è impegnata non solo con l'ESA ma anche con la NASA, ma più in generale nell'esplorazione dell'Universo.
Come ogni radar SHARAD consiste di due unità funzionali: l'elettronica, che include la sezione ricetrasmittente e l'elaboratore del segnale, e l'antenna. I progettisti hanno fatto un vero miracolo realizzando un'elettronica che pesa meno, consuma meno ed ha prestazioni migliori di quanto originariamente specificato ed un antenna lunga ben 10 metri da un estremo all'altro che pesa meno di un chilo (non considerando il supporto meccanico necessario a montarla sul satellite). (10/1/2005-Italian Network)


CONCORSO INTERNAZIONALE GLOBAL JUNIOR CHALLENGE - PREMIATO IL PROGETTO ENEA - RETE DI SCUOLE DI SPOLETO "SPOLETO, EDUCARSI AL FUTURO"

Ogni due anni il comune di Roma premia i migliori progetti che utilizzano le più moderne tecnologie informatiche nel campo dell'educazione e della formazione dei giovani. IL Global Junior Challenge s'inserisce nell'ambito del programma E-learning lanciato dalla Commissione Europea nel vertice di Lisbona per promuovere l'uso delle nuove tecnologie nella scuola per combattere la povertà su scala mondiale.
Fra i 647 progetti pervenuti da oltre 70 paesi, il progetto dell'ENEA e della Rete di scuole di Spoleto ha ricevuto, unico italiano, la menzione speciale per la categoria dei progetti "fino a 18 anni"

Il progetto "Educarsi al futuro" è un'iniziativa dell'ENEA che intende realizzare, insieme alle scuole, nuovi percorsi didattici multidisciplinari orientati allo sviluppo sostenibile su scala globale. La novità dell'iniziativa consiste nel coniugare la dimensione scientifica con l'applicazione pratica della tecnologia: infatti, si propone alle scuole italiane di contribuire all'elettrificazione di alcuni edifici scolastici nel sud del mondo attraverso piccoli impianti fotovoltaici.
Particolarmente apprezzato dalle scuole è stato lo stand in cui è stato mostrato il kit di elettrificazione fotovoltaica da 400 W per piccole scuole rurali che permette di alimentare, con l'energia solare, un televisore, un videoregistratore, cinque lampade, per l'abitazione del maestro e le aule, e una radio trasmittente. Lo stand è stato realizzato grazie anche al contributo artistico della "sezione allievi detenuti" dell'istituto d'arte Leonardi di Spoleto. (10/1/2005-Italian Network)


IL GENE DELLA TIMIDEZZA

I bambini con una particolare versione del gene 5-HTTLPR sono più timidi della maggior parte dei coetanei: questi i risultati di uno studio condotto dal gruppo di ricercatori diretto da Marco Battaglia, professore associato di psicologia clinica all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Non solo, di fronte all'espressione ostile del viso dei coetanei il loro cervello si attiva in maniera molto diversa da quello degli altri bambini.

La ricerca, pubblicata sul numero di gennaio 2005 di Archives of General Psychiatry, la più autorevole rivista in ambito psicopatologico, è stata condotta dall'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano in collaborazione con clinici e ricercatori dell'Istituto Eugenio Medea-La Nostra Famiglia di Bosisio Parini.
L'accertamento precoce di questa forte timidezza infantile e la conoscenza delle cause e dei processi neuronali che ne stanno alla base permetteranno di capire quali bambini resteranno socialmente inibiti anche in età adulta e saranno così esposti a un maggior rischio di sviluppare disturbi ansiosi.

Un procedimento di acquisizione di potenziali cerebrali in risposta a immagini del volto, presentate ai bambini in forma di videogioco, e avanzate tecniche di genetica molecolare sono stati gli strumenti dello studio condotto su 49 bambini di età compresa tra i 7 e i 9 anni.
L'indagine si è articolata su due fasi: un anno fa i ricercatori avevano studiato il comportamento dei bambini e ne avevano definito il grado di timidezza in ambito sociale. Parallelamente il loro DNA era stato sequenziato e analizzato utilizzando semplici prelievi di saliva.
Nel successivo stadio della ricerca lo schermo di un computer mostrava ai bambini immagini di coetanei con espressioni del volto gioiose, rabbiose e neutre; contemporaneamente una serie di elettrodi ne registrava l'attività cerebrale. Gli elettrodi impiegati erano altamente sensibili, tanto da rilevare le variazioni di potenziale che si verificano entro 300-400 millesimi di secondo da quando un individuo è esposto ad uno stimolo sensoriale rilevante, come le espressioni del volto delle altre persone. I brevi tracciati encefalografici registrati nel corso del test hanno evidenziato come i bambini più timidi abbiano, in alcuni contesti sociali, particolari modalità di attivazione del cervello.

L'analisi della sequenza del DNA dei bambini ha permesso ai ricercatori di scoprire che una percentuale significativa dei soggetti più timidi hanno in comune questi particolari tracciati encefalografici e una variante del gene 5-HTTLPR che regola il trasporto della serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori del cervello. Lo studio dimostra, quindi, come questa variante, comune nella popolazione, sia una causa rilevante delle particolari modalità di attivazione cerebrali registrate e sia parallelamente associata a un più elevato grado di timidezza dei bambini.
Circa il 10% della popolazione di bambini e adolescenti appaiono più inibiti e timidi della media. Questa inibizione sociale in parte è di origine genetica e in parte viene influenzata dalle esperienze dell'individuo. Mentre la maggior parte dei bambini crescendo risolve in parte o completamente questo problema, senza ricorrere a un supporto clinico, altri restano socialmente inibiti correndo un maggior pericolo di sviluppare disturbi ansiosi in età adulta.
I bambini timidi, come emerge ancora dallo studio, hanno più difficoltà a interpretare correttamente le espressioni di rabbia o di ostilità dei loro coetanei e questo può rappresentare per loro un ostacolo all'avere un'equilibrata vita di relazione.

Lo studio è stato possibile grazie ad un finanziamento COFIN e dall'Independent Investigator Award della fondazione statunitense NARSAD.(10/1/2005-Italian Network)


PREMIO TACCHINI PER LE MIGLIORI TESI DI DOTTORATO IN ASTRONOMIA

La Società Astronomica Italiana ha istituito, a partire dal 2005, centenario della morte, il premio Pietro Tacchini, fondatore della Società Italiana degli Spettroscopisti, in seguito trasformatasi nell'attuale Società Astronomica Italiana (SAIt). Saranno premiate le cinque migliori tesi di dottorato di ricerca approvate dai competenti Collegi dei Docenti nell'anno accademico 2004.
Il premio sarà consegnato ai vincitori durante il Congresso annuale della SAIt, a Catania dal 18 al 23 Aprile 2005, e consisterà in una medaglia di argento. È, inoltre, previsto il rimborso delle spese di viaggio e di partecipazione al Congresso. I vincitori saranno selezionati tra candidati designati dai rispettivi supervisori, membri del Collegio dei Docenti, Soci della SAIt.

Le designazioni, oltre ad indicare il nome e la qualifica dei presentatori, dovranno contenere nome e l'indirizzo del candidato, un suo breve curriculum con elenco di pubblicazioni, l'Istituto presso il quale è stata svolta la tesi di Dottorato, il titolo ed un breve riassunto della tesi, la data di approvazione del competente Collegio ed un indirizzo web, anche riservato, su cui la tesi possa essere consultata in esteso dalla Commissione di cui al successivo articolo, garantendone comunque la riservatezza. Alla designazione dovrà altresì aggiungersi una relazione in cui venga presentata la figura scientifica del candidato e vengano descritti motivazione scientifica, metodi utilizzati e risultati conseguiti dalla tesi.
Le designazioni possono essere inviate entro il 31 Gennaio 2005 per posta, fax o posta elettronica ad uno dei seguenti indirizzi: Prof. S. Serio, Presidente SAIT, c/o Osservatorio Astronomico, Piazza del Parlamento 1, 90134 Palermo - Prof. S. Serio, Presidente SAIT, Fax: 091233444 - serio@ astropa.unipa.it

Il premio è destinato annualmente agli autori delle cinque tesi di Dottorato di Ricerca con contributi rilevanti al progresso delle conoscenze astronomiche -presentate in Italia o presentate all'estero da cittadini italiani ed approvate dal competente Collegio dei Docenti nell'anno solare precedente a quello di assegnazione- che saranno giudicate più meritevoli dalla Commissione.(27/12/2004-Italian Network)


MISSIONE VITTORI - NELLO SPAZIO L'ESPERIMENTO SPQR DELLA SCUOLA DI INGEGNERIA AEROSPAZIALE DEL "LA SAPIENZA" A ROMA

Appena compiuti i 40 anni dello storico lancio del primo satellite italiano, il San Marco che nel 1964 fece dell'Italia la terza potenza spaziale del pianeta, la Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell'Università "La Sapienza" di Roma è impegnata in numerosi importanti programmi spaziali e tra gli altri è coinvolta nella missione Vittori, finanziata dalla Regione Lazio.
Nel corso della missione sarà effettuato l'esperimento SPQR - Specular Point-like Quick Reference - che fornisce una sorgente luminosa di riferimento per ottenere immagini ad alta risoluzione della stazione spaziale tramite telescopi da terra. L'esperimento verrà condotto a bordo nella prossima missione Soyuz prevista per aprile 2005, finanziata, oltre che dalla Regione Lazio, da Aeronautica Militare, Finmeccanica, Filas (Finanziaria Laziale Sviluppo), Camera di Commercio di Roma e Polo Tecnologico Romano.

Italian Network ha intervistato il preside della scuola, il prof. Filippo Graziani.

D.-Professore, ci può spiegare la natura dell'esperimento?

GRAZIANI:-L'esperimento SPQR ha come obiettivo fornire un riferimento luminoso puntiforme ad una stazione di terra che fotografi la Stazione Spaziale. Tale riferimento è utile per processare le immagini della Stazione Spaziale in modo da eliminare gli effetti introdotti sulle immagini dalle turbolenze dell'atmosfera. L'apparato consiste in un retroriflettore di vetro ancorato ad una finestra della stazione che verrà illuminato da terra mediante un laser. La luce del laser riflessa fornirà alla stazione di terra il riferimento luminoso puntiforme che consentirà di capire quali disturbi siano stati introdotti sulla fotografia. In questo modo sarà possibile ottenere fotografie della Stazione spaziale con una risoluzione di circa 20cm, che avrebbe probabilmente consentito di individuare il danno che ha provocato la tragedia della navetta spaziale Columbia. L'esperimento è condotto in collaborazione con l'università del Maryland .

La missione dovrà partire ad aprile. Professore, in che fase è l'esperimento?

GRAZIANI:-Siamo molto impegnati in questo momento perché a gennaio dovremo partecipare al test di accettazione a Mosca, per cui stiamo ultimando l'hardware necessario. La missione consiste nella capsula Soyuz in cui volerà l'astronauta Vittori ed arriverà alla stazione spaziale e dalla capsula Progress che porterà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale il materiale per effettuare gli esperimenti..

D.-Professore, la scuola ha una grande tradizione, vero?

GRAZIANI:-La scuola è stata istituita nel 1926 per l'ingegneria aeronautica ma negli anni '60, sotto la guida del Professor Luigi Broglio, si è trasformata in Scuola di Ingegneria Aerospaziale ed ha iniziato la sua attività con il programma San Marco che ha consentito all'Italia di essere la terza nazione del mondo dopo URSS e Stati Uniti a lanciare ed avere in orbita un proprio satellite. Fino al 1988 sono stati lanciati dal poligono San Marco in Kenya (vicino Malindi), 10 satelliti: 5 San Marco, 4 americani ed uno inglese. Da allora la base non ha più funzionato come base di lancio ma ha continuato ad essere attiva come stazione di telemetria e tracking dei satelliti dando un importante supporto all'ESA (European Space Agency). Alla Scuola abbiamo proseguito la nostra tradizione nel lancio di satelliti con l'interessante esperienza dei tre satelliti universitari UNISAT lanciati dal poligono di Baykonur con i lanciatori russi. Questi sono microsatelliti realizzati con gli studenti della scuola a scopo didattico ed attualmente è in fase di realizzazione il quarto che dovrà essere lanciato alla fine del 2005.(27/12/2004-Italian Network)


PROGETTO BIO E LEARNING - PROGETTO PILOTA MIUR/FONDAZIONE GOLINELLI. PARTECIPANO PUGLIA CAMPANIA, FRIULI PIEMONTE ED EMILIA

E' stato presentato a Bologna il primo progetto-sperimentale di BIO E-LEARNING per la didattica a distanza sulle Scienze della Vita, che coinvolgerà i docenti della Scuola Secondaria Italiana
Il progetto pilota di durata triennale promosso dalla Fondazione Marino Golinelli onlus (FMG) attraverso un Accordo di Programma con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR), legge 6/2000 - si propone l’attuazione del progetto "Sperimentazione di un modello didattico e del prototipo di un sistema misto (e-learning + laboratorio) per la formazione di docenti e studenti sulle Scienze della Vita".

Il progetto ha un finanziamento di 1.427.600, di cui 901.820 sono stati stanziati dal MIUR con la legge 6/2000 Accordi di Programma e 525.780 cofinanziati dall’ente promotore (FMG) e dai partner.
All'iniziativa prendono parte 5 Regioni Italiane : Emilia Romagna, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Campania, Puglia, attraverso i 5 Uffici Scolastici Regionali con 63 Istituti Scolastici distribuiti sui territori regionali.

Partner scientifici del progetto sono: i Centri di formazione permanente sulle Scienze della Vita aderenti al Life Learning Center Network, ovvero: Bologna, Torino, Trieste, Napoli, Bari.
Partner informatico del progetto è il CINECA (InterUniversity Computer Center).

Il progetto è triennale ed è partito nel mese di dicembre 2004 per terminate nel giugno 2007.
Le attività sono caratterizzate da formazione, laboratori, continuo scambio di idee, informazione e risultati tra i partecipanti attivi, per la messa a punto di un sistema didattico che costituirà un servizio espandibile su scala nazionale, al fine di garantire aggiornamento permanente e continuo nella didattica delle Scienze della Vita.

Per ulteriori informazioni sul progetto:Fondazione Marino Golinelli: 40133 Bologna – Via Ragazzi del 99 n. 5 – Tel. 051/310681 – Fax 051/389929,info@golinellifondazione.org

Ricordiamo che il CINECA (Consorzio Interuniversitario per il Calcolo Automatico dell'Italia Nord Orientale) è un consorzio composto da 24 Università: Ancona, (ora Università Politecnica delle Marche), Bari, Bari Politecnico, Bologna, Catania, Camerino, Ferrara, Firenze, Insubria (Como e Varese), Macerata, Messina, Milano Bicocca, Modena e Reggio Emilia, Padova, Parma, Pavia, Pisa, Salerno, Siena, Trento, Trieste, Udine, Urbino, Venezia e il CNR, promosso nel 1969 dal Ministero della Pubblica Istruzione, e attualmente sotto la supervisione del MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca).
Il Consorzio è nato come centro di calcolo al servizio della ricerca pubblica e privata, dotato dei più avanzati sistemi per il calcolo ad alte prestazioni e di risorse hardware per l'elaborazione e il trattamento dell'informazione.
È oggi il maggiore centro di calcolo italiano e uno dei più importanti a livello mondiale.
Inoltre, il CINECA presenta un elevato potenziale costituito dalla forte competenza del personale tecnico, applicata alle più avanzate tecnologie dell'informazione disponibili.
Il Cineca è un trait d'union ad alto contenuto tecnologico tra la realtà accademica, l'ambito della ricerca pura e il mondo dell'industria e della Pubblica Amministrazione.(27/12/2004-Italian Network)


IL PROGRAMMA SCIENTIFICO E FORMATIVO DEL NEO DIRETTORE DELLA SEDE DI TRIESTE DEL CENTRO INTERNAZIONALE DI INGEGNERIA GENETICA E BIOTECNOLOGIE (ICGEB), PROF. MAURO GIACCA

Mauro Giacca è il nuovo direttore della Sede di Trieste del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB).
Lo scienziato arriva alla nomina dopo essere stato Direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare della Scuola Normale Superiore di Pisa e responsabile del Laboratorio di Medicina Molecolare dello stesso ICGEB a Trieste.
Italian Network ha intervistato il prof. Giacca sul programma scientifico che il Professore intende sviluppare nei prossimi anni all'ICGEB:

GIACCA:- L'idea che cercheremo di attuare nei prossimi cinque anni è di ampliare le attività di ricerca che sono svolte qui aTrieste che, come lei sa, è un centro internazionale con due laboratori molto importanti, uno a Trieste ed uno a Nuova Delhi; uno degli obiettivi principali è di allargare l'attività della ricerca che noi svolgiamo in campi affini alla biologia molecolare e che riflettano l'attuale evoluzione della ricerca in generale; mi sto riferendo, ad esempio, alle nanotecnologie applicate alla medicina (la nanomedicina, ndi), il molecolar imaging ovvero la possibilità di vedere eventi molecolari direttamente negli animali o nell'uomo. Per far ciò la mia intenzione è di allargare il numero dei gruppi di ricerca che ci sono all' ICGEB aggiungendo, ai 15 attuali, almento altri 4 gruppi nei prossimi 3 anni.

D.-Di cosa si dovranno occupare i nuovi gruppi di ricerca?

GIACCA:-Dovranno integrare le attività che svolgiamo in biologia molecolare ed ingegneria genetica, che sono quelle che caratterizzano il centro, con queste nuove tecnologie, avendo come riferimento il settore della biomedicina. Quindi, penso, ad esempio, allo studio di eventi a livello molecolare che siano rilevanti nella comprensione di alcune patologie importanti o nello sviluppo di nuove terapie. . Mi riferisco, in particolare, alla comprensione dei meccanismi molecolari responsabili dello sviluppo di patologie importanti come i tumori, allo studio del processo di rigenerazione dei tessuti danneggiati nell'infarto nel caso del sistema cardiovascolare, alla terapia genica, e cioe' all'utilizzo dei geni come farmaci..

D.-L'ICGEB svolge, anche,un'attività formatica. Che progetti ha?

GIACCA:- È una cosa che mi sta molto a cuore, sopratutto la formazione dottorale. Noi abbiamo attivo a Trieste un corso di dottorato di ricerca in genetica molecolare e biotecnologie; parte di questo corso è svolto in collaborazione con la Scuola Normale di Pisa; insieme con la Normale selezioniamo i candidati, sia italiani che stranieri, e, poi, questi svolgono l'attività di ricerca nei nostri gruppi. È un modo per selezionare ragazzi molto in gamba e dar loro accesso alle tecnologie più avanzate.

D.-Dal punto di vista dell'internazionalizzazione della ricerca qual è il suo piano?

GIACCA:-I nostri gruppi di ricerca hanno il mandato di fare ricerca ai massimi livelli e, quindi, sono coinvolti in collaborazioni con le più importanti istituzioni scientifiche internazionali, negli Stati Uniti ed in Europa.
Il tipo di collaborazione è naturalmente demandato al singolo responsabile del gruppo che è anche il responsabile della sua ricerca. L'unica cosa che la direzione chiede è la garanzia di eccellenza e grande qualità.
L' ICGEB, inoltre, ha come mandato di utilizzare la ricerca per le Nazioni che sostengono le sue attività, che, in gran parte, sono Paesi in Via di Sviluppo.

L'ICGEB di Trieste gioca un ruolo importantissimo in questo senso: fornire la possibilita' di training, sia a livello di dottorato che di post dottorato, a scienziati che provengono da oltre 50 Paesi membri del Centro. La sfida che noi ci poniamo è quella di fare ricerca avanzata e, contemporaneamente, ma di implementare, all'interno di questa ricerca, la formazione di scienziati che provengano dai paesi che sostengono l'istituzione. (20/12/2004-S.C. - Italian Network)


AL SAN RAFFAELE INAUGURATO L'ISTITUTO DI NEUROLOGIA SPERIMENTALE

La scorsa settimana, alla presenza del Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, è stato presentato il nuovo centro per la ricerca sulle patologie neurologiche e per la sperimentazione farmaceutica del San Raffaele.
L'"Istituto di Neurologia Sperimentale", un nuovo centro neurologico dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, in cui opereranno oltre 100 ricercatori e che ospiterà sia laboratori di ricerca sia un'area per la sperimentazione clinica.
Il centro nasce con tre obiettivi: individuare i meccanismi molecolari alla base di alcune malattie neurologiche, mettere a punto e sperimentare nuove terapie, formare i ricercatori. L'Istituto, con la direzione scientifica di Giancarlo Comi, docente di Neurologia all'Università Vita-Salute San Raffaele e direttore della Neurologia dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, sarà cofinanziato dall'azienda farmaceutica Serono e dalle associazioni AceSM, Associazione Amici Centro Sclerosi Multipla, e Manager Italia (federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi e del terziario avanzato).

Lo studio della sclerosi multipla, dell'ictus e di malattie genetiche, come la distrofia muscolare e la leucodistrofia, sono le tre linee di ricerca su cui si concentrerà l'Istituto. I sei nuovi laboratori (Neurogenetica, Neuroimmunologia, Neuropatologia, Neurofisiologia sperimentale, Psicofisiologia e il Biosignaling analysis centre), lavoreranno in collaborazione con lo Stem Cell Research Institute del Dipartimento di Biotecnologie del San Raffaele, con altri laboratori di ricerca di base dello stesso dipartimento e con importanti istituzioni scientifiche internazionali come il Dipartimento di Neurologia dell'Università di Oxford, il Brain Research Institute dell'Università di Cambridge, il Brain Institute dell'Università di Gottingen, la Salpetriére dell'Università di Parigi, l'Università di Dusseldorf e il Neuroimaging Center della New York University.
Loro compito sarà la comprensione dei meccanismi molecolari che determinano le patologie in studio e in particolare i fattori genetici che rendono così variabile tra le persone sia il decorso delle malattie che la risposta alle terapie e i fattori che regolano i meccanismi di protezione dal danno (neuroprotezione) e facilitano il recupero (plasticità cerebrale).

Entro il 2007 l'"Istituto di Neurologia Sperimentale" ha come obiettivi la valutazione nell'uomo dell'efficacia delle cellule staminali nella sclerosi multipla, nell'ictus e nelle distrofie muscolari, l'effetto di terapie combinate applicate nelle fasi iniziali della sclerosi multipla, una sperimentazione multicentrica che coinvolgerà un centinaio di centri italiani, e l'efficacia di nuove terapie neuroprotettive.
La Neurologia dell'Istituto Scientifico San Raffaele è da tempo all'avanguardia nelle sperimentazioni cliniche: sono state studiate terapie innovative per la sclerosi multipla, ictus, polineuropatie e malattie degenerative del sistema nervoso.
All'interno della nuova area di sperimentazione clinica saranno trattati 60 pazienti al giorno con la somministrazione di terapie; allo stesso tempo verranno approfondite le metodologie di valutazione di efficacia e sicurezza nei trials clinici. Una particolare attenzione verrà posta allo sviluppo e alla validazione di markers biologici e strumentali, uno strumento indispensabile nella selezione di terapie potenzialmente efficaci in studi di fase I e II, e di integrazione ai parametri clinici in studi di fase III.

E' prevista, inoltre, la collaborazione con i laboratori di Ricerca Gen Set di Parigi per uno studio di genomica, farmacogenomica e proteomica che riguarderà 500 pazienti affetti da sclerosi multipla, ed altrettanti controlli. Allo stesso tempo viene data la possibilità a pazienti che hanno i requisiti previsti da specifici protocolli di avere accesso rapidamente a terapie sperimentali in modo assolutamente controllato e garantito.
L'Università Vita-Salute San Raffaele attiverà anche un dottorato di ricerca in Neurologia sperimentale all'interno dell'Istituto per preparare, su cicli di tre anni, 36 nuovi dottori di ricerca. Un corso di studi che vede nella cooperazione internazionale una risorsa fondamentale: il dottorato ha, infatti, carattere internazionale e verrà realizzato in collaborazione con le Università di Oxford, Cambridge, Parigi, Dusseldorf e New York. (20/12/2004- Italian Network)


COLLABORAZIONE FRA INNOVATION NETWORK (AREA) E STAZIONE SPERIMENTALE PER L'AGROINDUSTRIA

Il Centro di comperenza Agroindustria di Ruda, uno dei nodi della rete Innovation Network di AREA Science Park, rafforza le sue attività grazie all'avvio di una collaborazione con la Stazione Sperimentale per l'Industria delle Conserve Alimentari di Parma (SSICA).
Il SSICA è un ente pubblico di ricerca che si colloca tra le più importanti istituzioni di ricerca applicata nel settore della conservazione degli alimenti a livello internazionale.

E' stata firmata, in questi giorni, una convenzione quadro tra la SSICA (nelle persone di Giovanni Ballarini, presidente, e Gianfranco Dall'Aglio, direttore) e AREA Science Park (con il presidente Maria Cristina Pedicchio) per l'avvio di una cooperazione tecnico-scientifica i cui beneficiari finali saranno le imprese del settore agroalimentare operanti in Friuli Venezia Giulia.

La convenzione punta a favorire la collaborazione e il raccordo fra ricerca e impresa, a promuovere la cultura dell'innovazione a supporto della competitività, a creare nuove professionalità con competenze tecniche utili sia allo sviluppo delle imprese del settore agroalimentare, sia alla valorizzazione delle competenze e dei risultati della ricerca.
E' prevista anche la partecipazione congiunta a programmi di ricerca e di formazione. (20/12/2004- Italian Network)


GLI ATENEI ROMA TRE E DELLA CALABRIA AL CENTRO DELL'ATTENZIONE INTERNAZIONALE PER IL CONTROLLO DEI SOLITONI SPAZIALI

Sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale "Nature" saranno pubblicati i risultati di una importante ricerca nel campo delle tecnologie ottiche condotta da due gruppi di ricerca INFM - Istituto Nazionale per la Fisica della Materia, appartenenti alle Unita' di Ricerca di Roma TRE (Laboratorio NooEL: Nonlinear Optics and Optoelectronics Laboratory) e della Calabria (Laboratorio Licryl - Liquid Crystals Laboratory).
Gli scienziati coinvolti - Marco Peccianti, Claudio Conti, Gaetano Assanto (Roma TRE), Antonio De Luca e Cesare Umeton (Calabria) - sono riusciti a controllare e indirizzare, in maniera assolutamente innovativa, particolari filamenti di luce chiamati solitoni spaziali: un tale controllo prelude a efficaci applicazioni nel campo delle reti ottiche riconfigurabili e in tutta la tecnologia che sfrutta l'ottica avanzata, fino alle pinze ottiche per la manipolazione a distanza di particelle microscopiche o singole molecole di interesse biologico (tecniche chirurgiche ottiche).

I "solitoni spaziali" sono particolari "filamenti" di luce che, grazie alle particolari proprieta' ottiche (non lineari) del materiale utilizzato, rimangono "insensibili" al fenomeno della diffrazione (non si allargano); sono noti da tempo alla comunita' scientifica, e sono stati osservati in diversi tipi di materiali.
Tuttavia, alla capacita' di generarli, peraltro in casi molto specifici, non aveva mai fatto riscontro una reale possibilita' di utilizzarli: l'indirizzamento era finora risultato difficoltoso e limitato a deviazioni di appena qualche frazione di grado. Nei cristalli liquidi essi possono essere prodotti a potenze ottiche molto basse (dell'ordine dei milliwatt, come gia' dimostrato dagli stessi autori in precedenza) e la novita' della ricerca italiana consiste nell'aver realizzato una configurazione per indirizzare a piacere questi filamenti, anche ad angoli di diversi gradi.
Il risultato e' quello di avere a disposizione delle vere e proprie "guide d'onda", in grado di incanalare informazioni ottiche in filamenti-guida che si autosostengono: da qui il possibile utilizzo non solo in tutti i campi che riguardano le interconnessioni ottiche riconfigurabili, ma anche in tutta la tecnologia che sfrutta l'ottica avanzata (fino a tecniche chirugiche ottiche innovative).

"Siamo riusciti a controllare l'angolo di deviazione di solitoni spaziali in cristalli liquidi nematici mediante una tensione applicata al campione" - affermano Gaetano Assanto e Cesare Umeton, responsabili dei due gruppi che hanno prodotto lo studio. "Non solo la direzione di propagazione dei singoli solitoni puo' essere deviata di diversi gradi ma, attraverso l'utilizzo dell'instabilita' di modulazione, si possono addirittura generare matrici, o array, di filamenti-guide indirizzabili a piacere: una vera rivoluzione nel campo delle tecnologie ottiche avanzate".
A "partorire" questa prestigiosa ricerca sono due strutture nazionali di assoluta eccellenza nel campo dell'optoelettronica e dei cristalli liquidi: il Laboratorio di Ottica Non-Lineare e OptoElettronica NooEL istituito presso l'Universita' di Roma TRE, dedicato allo studio di nuovi sistemi di codifica ed elaborazione dell'informazione ottica, ed il Laboratorio Regionale INFM-Lycril, istituito presso l'Universita' della Calabria (Rende, Cosenza), dedicato alla fisica e ingegneria dei cristalli liquidi e della "materia soffice". I risultati arrivano a conclusione di un PRA (Progetto di Ricerca Avanzata), con il quale INFM ha finanziato nell'utimo biennio i due laboratori nell'ambito di quella politica di sostegno alle "reti" di ricerca di eccellenza che e' stato sempre uno dei punti di forza dell'Istituto.(20/12/2004- Italian Network)


UN CONVEGNO A ROMA SUI DISTURBI DELLE CONDOTTE ALIMENTARI: INA ITALIA UNA FASCIA DI POPOLAZIONE FRA IL 10 ED IL 30%

I Disturbi delle Condotte Alimentari (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Alimentazione Incontrollata, Disturbi del Comportamento Alimentare non Altrimenti Specificati), sono spesso malattie gravi, ad elevata mortalità e difficili da curare, presentano una elevata incidenza, in aumento a partire dagli anni 70. La diffusione è indipendente dalla classe sociale di appartenenza.
La prevalenza, in Italia, nella fascia a maggior rischio, donne di età compresa tra 12 e 25 anni, è la seguente: Anoressia Nervosa 0,5/1%; Bulimia Nervosa:1-3%; Disturbi del Comportamento Alimentare non altrimenti specificati 6%. Dati emersi dall'ultimo convegno promosso dalla Ia Cattedra di Psichiatria della Prof. Emilia Costa dell'Universita' di Roma.

Per l'Anoressia - secondo i dati presentati - la mortalità per suicidio o complicazioni somatiche è del 10% a dieci anni dall'esordio e del 20% a 20 anni.

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata interessa una più larga fascia di popolazione che va dal 10 al 30% a secondo del grado di obesità e vari altri fattori, colpisce in prevalenza il sesso femminile, in rapporto di dieci ad uno. Sono in aumento i casi precoci prepuberali e fenomeni di cronicizzazione in età adulta.
Il riconoscimento e la gestione di questi Disturbi è affidato ad una serie di Strutture e di Servizi (Dipartimenti Materno-Infantili, Consultori per Adolescenti e Famiglie, Servizi per la Salute Mentale in Età Evolutiva, Dipartimenti di Salute Mentale e di Igiene e Prevenzione, Servizi di Riabilitazione e per le Tossicodipendenze, Servizi Ospedalieri ed Ambulatoriali di Medicina Generale o Specialistica; oltre i Servizi Sociali Comunali e Privati), che operano senza una precisa definizione dei limiti di competenza quindi con vuoti e sovrapposizioni, senza linee guida da seguire, senza canali per lo scambio di informazioni e l'invio, senza possibilità di collaborazione.
Il costo sociale e sanitario di queste Patologie è elevato, soprattutto per l'attuale frammentazione e causalità delle cure, dovute alla insufficienza di Centri Specializzati e di Formazione adeguata degli operatori, in maggior misura nelle Regioni dell'Italia Centrale e Meridionale.

In relazione alle molteplici richieste degli utenti DCA ed alla conseguente esperienza acquisita negli ultimi 10 anni, l'equipè della prof. Costa ha sviluppato un modello organizzativo e gestionale, che passando dal Servizio Prevenzione, all'Ambulatorio, al Day Hospital, alla Degenza, alla collaborazione con Internisti/Endocrinologi, Dietisti/Nutrizionisti costituisce di fatto un Centro Pilota Interdipartimentale per i Disturbi delle Condotte Alimentari. In questo Convegno verrà curata la Formazione degli operatori per il riconoscimento dei casi e la precocità delle cure, per contrastare la tendenza alla cronicizzazione ed alle recidive, per migliorare il rapporto costi benefici, per costruire linee guida per la razionalizzazione degli interventi preventivi, curativi e riabilitativi.

Per ulteriori informazioni: Segreteria Scientifica: Prof. Camillo Loriedo, Dario Carrus, Alessandra Andonelli tel. e fax 06/49914477 .(20/12/2004- Italian Network)


40 ANNI DALL'ANNIVERSARIO DEL LANCIO DEL PRIMO SATELLITE ITALIANO

La Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell'Ateneo romano "La Sapienza" celebra in questi giorni il quarantesimo anniversario del lancio del San Marco 1, primo satellite italiano costruito e mandato in orbita nel dicembre del 1964 da una base statunitense.
Il lancio del San Marco 1 è stato il primo degli obiettivi raggiunti dal Progetto San Marco, il programma spaziale ideato dal prof. Luigi Broglio, preside della Scuola di Ingegneria Aerospaziale, leader carismatico e padre delle "conquiste spaziali italiane".
Grazie anche al successo del San Marco l’Italia è stata il terzo Paese, dopo Unione Sovietica e Usa, a progettare, costruire e mettere in orbita un satellite.

A seguito di questo risultato il Centro Ricerche Aerospaziali ha proseguito le attività dotandosi di un proprio poligono di lancio, per mettere in orbita i successivi satelliti San Marco e satelliti di altre nazioni. Ancora una volta le idee innovative di Luigi Broglio fecero compiere un grande passo in avanti alla tecnologia spaziale italiana.
Il poligono di lancio è stato per molti anni l'unico al mondo ad essere situato in mare, al largo delle coste del Kenya e non sulla terraferma. Solo in questi ultimi anni l'idea di lanci da una base marina e' stata ripresa, con la realizzazione della piattaforma "Sea-launch".

Dopo il lancio del quinto satellite San Marco, nel 1988, il Centro di Ricerca Progetto San Marco (CPRSM) ha continuato a gestire la stazione di telemetria in Kenya, di interesse strategico europeo, ad esempio per l'assistenza fornita al vettore europeo Ariane.
Recentemente l'esperienza dei satelliti San Marco e' stata ripresa presso la scuola dal gruppo Gauss (Gruppo di astrodinamica de "La Sapienza"), con il lancio dei tre microsatelliti Unisat, con cadenza biennale dal 2000 al 2004, costruiti con la partecipazione diretta degli studenti.
Il lancio del prossimo Unisat e' previsto nel dicembre 2005.

Tra le attività scientifiche della scuola rientra anche l'esperimento SPQR (Specular Point-like Quick Reference), che fornisce una sorgente luminosa di riferimento per ottenere immagini ad alta risoluzione della stazione spaziale tramite telescopi da terra.
L’esperimento verrà condotto a bordo nella prossima missione Soyuz prevista per aprile 2005, finanziata da Aeronautica Militare, Finmeccanica, Regione Lazio, Filas (Finanziaria Laziale Sviluppo), Camera di Commercio di Roma e Polo Tecnologico Romano.

Istituita nel l926, ha avuto in origine lo scopo di promuovere il progresso e la diffusione delle Scienze e delle Tecnologie Aeronautiche, in collegamento con il centro studi ed esperienze di Guidonia. Sotto la guida del prof. Broglio, si è poi trasformata in Scuola di Ingegneria Aerospaziale, confrontandosi con le nuove frontiere dello spazio.
Attualmente fornisce una laurea specialistica in Ingegneria Astronautica, un corso post laurea in Ingegneria Astronautica, un master di primo livello, due master di secondo livello ed un corso di dottorato di ricerca in Ingegneria Aerospaziale.

A tale programma è dovuta la prima rilevante collaborazione tra Italia e Stati Uniti nel settore spaziale, che ha preceduto l’istituzione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
Oggi l’Italia vanta accordi di cooperazione con altre nazioni da tempo protagoniste nello spazio, dopo quelli siglati con la NASA (National Aeronautics and Space Administration) e l’ESA (European Space Agency).

Tra il 1964 e il 1988 il progetto San Marco ha mandato in orbita dieci satelliti, dei quali 4 della NASA, uno inglese e 5 italiani sviluppati nell’ambito del CRPSM.
E’ stato inoltre realizzato il poligono San Marco in Kenya, dedicato al prof. Luigi Broglio, prima base spaziale del mondo ubicata sull’equatore per raggiungere le orbite equatoriali con il minimo dispendio di energia. .(20/12/2004- Italian Network)


POLITICA ITALIANA SULLA MOBILITA' DEI RICERCATORI: RINVIATO A MARZO 2005 IL CONVEGNO PER LA PRESENTAZIONE DI ERA-MORE

Slitta fino al 16 marzo il convegno promosso da MIUR CRUI APRE E CNR SU "La Mobilità: uno spazio per la valorizzazione della ricerca", sulla mobilità dei ricercatori in Italia nel più ampio contesto della politica europea, che si sarebbe dovuto tenere il 12 gennaio.

La CRUI e la sua Fondazione, impegnate da diverso tempo sulle tematiche che riguardano la ricerca universitaria e la mobilità internazionale, coordinano per l'Italia, su incarico del MIUR, l'azione comunitaria ERA-MORE ( European Network of Mobility Centres ), che prevede la strutturazione di strumenti e servizi di assistenza destinati ai ricercatori in mobilità nei diversi Paesi aderenti all'iniziativa.
Tra gli interventi previsti dal convegno quello di Letizia Moratti , Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, impossibilitato ad intervenire per impegni internazionali; Piero Tosi , Presidente della CRUI, e Raffaele Liberali , Direttore Risorse umane, mobilità e azioni Marie Curie della Commissione Europea.

L'evento, che fa seguito all'inaugurazione del network europeo, tenutasi lo scorso giugno a Parigi alla presenza del Commissario Europeo per la Ricerca, costituisce l'occasione per presentare il Portale nazionale per la mobilità dei ricercatori e il Network italiano dei Centri di mobilità nati nell'ambito dell'azione ERA-MORE con il supporto della Commissione Europea.
L'iniziativa vuole costituire inoltre un momento di approfondimento su vantaggi, ostacoli e dinamiche della mobilità internazionale ed intersettoriale , con il coinvolgimento di tutti i soggetti: università, centri di ricerca pubblici e privati, imprese, che con continuità ed impegno svolgono attività di ricerca.

Il programma gia definito prevede una tavola rotonda sulle tematiche relative alla mobilità internazionale e intersettoriale e la presentazione del Network dei Centri di mobilità e del Portale per la mobilità dei ricercatori. Seguiranno, nel pomeriggio, il workshop di approfondimento sull'utilizzo del database del Portale Europeo ed un confronto fra le diverse esperienze di mobilità - sia da parte di singoli ricercatori e coordinatori di progetti, sia da parte di coloro che gestiscono la mobilità internazionale - che consentirà di evidenziare il ruolo delle diverse componenti della mobilità nel settore della ricerca, le buone prassi esistenti e le eventuali criticità. (15/12/2004-S.C. - Italian Network)


LA RICERCA SCIENTIFICA IN DIFESA DELL'ACETO BALSAMICO ITALIANO- ATTENZIONE AGLI ASPETTI MICROBIOLOGICI

La ricerca scientifica corre in soccorso della difesa e della qualità dell'Aceto Balsamico Tradizionale. I risultati preliminari di specifiche indagini condotte in proposito dal Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia sono stati presentati in un convegno sabato 11 dicembre a Modena.
Il Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia da diversi anni si sta occupando di Aceto Balsamico Tradizionale, sia di Modena che di Reggio Emilia. In particolare, da qualche tempo le sue ricerche sono state indirizzate a cogliere in modo scientifico le caratteristiche a supporto della specificità e tipicità di questo prodotto. Oltre agli aspetti di tutela del prodotto, le ricerche svolte hanno ben evidenziato come la conoscenza del prodotto e del processo, su basi scientifiche ed oggettive, possano contribuire in modo sensibile al miglioramento qualitativo dell'Aceto Balsamico Tradizionale in tutte le sue accezioni.
Volendo semplificare in modo estremo, - chiarisce il prof. Paolo Giudici, Direttore del Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia - possiamo affermare che la ricerca scientifica e la qualità del prodotto sono sinergiche e non in antitesi. Questo concetto è difficile da trasmettere quando si parla di prodotti alimentari, perchè verso il cibo tradizionale noi teniamo sempre un atteggiamento indifferentemente di rispetto, quasi religioso, mentre gli aspetti microbiologici sono spesso trascurati ed immolati sull'altare della tipicità. Questo tipo di atteggiamento ha fatto sì che un prodotto antico come l'Aceto Balsamico Tradizionale, di fatto, non sia stato studiato approfonditamente nei suoi aspetti microbiologici, che in molti casi sono causa di mancate fermentazioni o di difetti fisici e sensoriali del prodotto stesso.

Per colmare questa lacuna è stato organizzato a Modena un convegno, promosso dall'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e dal Centro Ricerche Produzioni Vegetali (CRPV), sostenuto dalla Consorteria dell'Aceto Tradizionale di Modena e dal Consorzio fra produttori di Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia e dalla Regione Emilia Romagna, dal titolo "Anche la tradizione va studiata".
Nel corso dei lavori sono stati presentati i risultati preliminari per l'individuazione di innesti (starter) per l'Aceto Balsamico Tradizionale, un progetto regionale del Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Faenza (Ravenna), presentato dalla dott.ssa Marisa Fontana, cui seguiranno una serie di contributi su attività di indagine condotte in modo approfondito da gruppi di ricerca operanti presso il Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.
Particolarmente interessante è stata la comunicazione riguardante il fatto che lieviti "sbagliati", in combinazione con mosti troppo "cotti", sono la causa della cristallizzazione dell'Aceto Balsamico Tradizionale.
Molta attenzione è stata, poi, prestata ai suoi microrganismi: acetobatteri e lieviti, questi ultimi responsabili della fermentazione alcolica con produzione di quella quantità di alcool necessaria per la successiva ossidazione acetica ad opera dei batteri acetici.
Infatti, l'entità di sviluppo ordinato e corretto dei due gruppi microbici è un buon viatico per la produzione di aceti balsamici di qualità. Tutti i risultati delle ricerche conducono sempre in una direzione: la conoscenza è il principale strumento di valorizzazione e tutela dei prodotti tipici, sia attraverso la razionalizzazione di pratiche empiriche nel rispetto delle proprietà sensoriali e qualitative del prodotto, che nella promozione indiretta del prodotto. (13/12/2004-S.C. - Italian Network)


SOS K2: DIFESA DELL'AMBIENTE INTERNAZIONALE: UNA PROPOSTA ITALIANA

Le grandi vette del mondo stanno diventando delle discariche a cielo aperto. Per questo nasce il mini inceneritore portatile, messo a punto nell’ambito del progetto "Ev-K2" del Cnr di cui si parlerà nel convegno: "Il K2 cinquant’anni dopo. La ricerca scientifica negli ambienti estremi", che si terrà a Roma il 17 dicembre presso la sede del Cnr in piazzale Aldo Moro, 7
La "conquista" delle grandi vette costituisce per le stesse montagne un potenziale pericolo ambientale. "L’inquinamento da rifiuti - spiega il prof. Riccardo Beltramo, membro del progetto di ricerca "Ev-K2" del Cnr – è un problema che riguarda soprattutto le aree remote come il Nepal e il Pakistan, frequentate da scalatori, escursionisti e turisti che, avvicinandosi alle vette dell’Everest e del K2, non hanno adeguate infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti". Per quesdd>to è nato l’inceneritore portatile, amico della montagna, per il trekking e le spedizioni davvero eco-compatibili.
Lo strumento, realizzato nell’ambito del progetto realizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche in collaborazione con l’Istituto nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica sulla montagna, verrà presentato nel corso del convegno: "Il K2 cinquant’anni dopo. La ricerca scientifica negli ambienti estremi", a Roma il 17 dicembre, presso la sede del Cnr.

Leggero, smontabile in pochi pezzi e facilmente componibile, l’inceneritore troverà posto nei campi attrezzati dagli scalatori e consentirà loro di bruciare i rifiuti durante le lunghe percorrenze. "Le difficoltà nascono quando gli itinerari sono lunghi e richiedono molti giorni di marcia - prosegue Beltramo - per raggiungere il K2, fra 3000 e 5000 metri di altezza, si percorrono lunghi tratti a piedi nell’assenza quasi totale di servizi per la raccolta dei rifiuti. Le organizzazioni che gestiscono le escursioni in aree così affascinanti hanno difficoltà a farsi carico dello smaltimento degli scarti che sul K2 sono concentrati soprattutto a Concordia, a 4700 metri, ultima tappa per raggiungere il nostro campo base nella valle del Baltoro, in Pakistan".

L’inceneritore realizzato dai ricercatori del Cnr è munito di uno sportello attraverso il quale si introducono in un forno i rifiuti e, grazie ad una ventola, viene immessa dall’esterno l’aria che consente una migliore combustione, normalmente difficile in alta quota per la carenza di ossigeno. I rifiuti bruciati vengono ridotti in cenere e in gas, parte dei quali, reintrodotta nell’inceneritore, consente all’acqua, contenuta nei nuovi materiali di scarto, di evaporare.
Lo strumento, messo a punto per la spedizione che ha celebrato il 50° anniversario della prima salita del K2, è stato per ora utilizzato per lo smaltimento della carta, del cartone e del legno. Composto di varie parti, ognuna delle quali del peso massimo di 20 kg, è in continua fase di miglioramento. Infatti i tecnici stanno già lavorando ad un modello utilizzabile anche per altre applicazioni. "Nel 1954 Ardito Desio aveva organizzato con rigore scientifico quella spedizione che ebbe un formidabile successo-conclude Agostino Da Polenza, presidente del Comitato Ev-K2-Cnr-e quest’anno per ricordare quell’evento, abbiamo voluto concentrare la nostra attenzione sull’ambiente e sulla sua salvaguardia. Oltre all’inceneritore abbiamo messo a punto anche le ‘linee guida per una spedizione eco-compatibile’, che verranno presentate all’Unione Internazionale delle associazioni alpinistiche ed ai Governi Himalayani. So che Desio ne sarebbe contento".

Italian Network)


GIOVANI/ALCOOL E DROGHE -INDAGINE INTERNAZIONALE "ESPAD": IN ITALIA AUMENTA IL CONSUMO

Aumenta il consumo giovanile di alcool e droghe: è il risultato dell’indagine ESPAD condotta, per l’Italia, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche su un campione di 30.000 sedicenni
I ragazzi bevono di più, fuori pasto e con l'intenzione di ubriacarsi, uno su cinque tra loro fa uso di cannabis mentre aumenta il numero di quelli che hanno consumato cocaina ed eroina. E’ quanto emerge dal Progetto ESPAD (European School Survey Project on Alcohol ad other Drugs), un’indagine condotta nel 2003 dal Consiglio d’Europa tramite il Gruppo Pompidou e il Consiglio svedese su alcool e droghe, e realizzata, per quanto concerne l’Italia, in collaborazione tra Consiglio nazionale delle ricerche e Dipartimento nazionale per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il progetto ESPAD ha coinvolto gli studenti tra i 15 e i 19 anni di 35 paesi europei. Il campione italiano conta circa 30.000 sedicenni.

I dati più significativi che emergono dallo studio europeo sono:
  • Consumo di tabacco : l’Italia si pone in una posizione intermedia tra i paesi europei, con il 25% dei sedicenni di entrambi i sessi che riferisce di aver fumato sigarette più di 40 volte nella vita. I valori più elevati, con il 42% risultano quelli di Austria e Groenlandia, mentre la Turchia risulta all’ultimo posto, sia per media (13%), sia per i due generi: 17% dei maschi, 7% delle femmine. Il paese con il maggior numero di fumatori sedicenni maschi è la Lituania con il 49%, stessa percentuale che si riscontra tra le ragazze della Groenlandia, che si piazzano al primo posto della graduatoria.
  • Consumo di alcool : l’Italia mostra un incremento rispetto alla precedente rilevazione del 1999, con il 33% dei ragazzi ed il 16% di ragazze che riferisce di aver consumato alcool 40 o più volte nella vita: la media tra i due sessi, del 24%, è superiore di ben 6 punti a quella di quattro anni prima. Al primo posto si colloca la Danimarca con il 50% di media (57% dei ragazzi, 42 delle ragazze). Anche Austria, Repubblica Ceca e Olanda contano però valori superiore al 50% per i maschi o al 40% per le femmine. Valori inferiori al 20% per i maschi e al 15% per le ragazze si trovano in Norvegia, Islanda e Turchia.

    Relativamente alle intossicazioni acute da alcool (10 o più ubriacature nel corso dei 12 mesi precedenti l’intervista), l’Italia con il 7% per i maschi ed il 2% per le ragazze si pone, insieme con la Francia, agli ultimi posti della graduatoria a livello europeo. In paesi come la Danimarca vengono riferite frequenze analoghe dal 40% dei ragazzi e dal 29% delle ragazze, in Irlanda dal 30% dei ragazzi e dal 28% delle ragazze.
  • Consumo di droghe: con il 22% dei maschi di 16 anni ed il 18% delle ragazze che riferisce un’esperienza d’uso di cannabis nella vita, l’Italia si colloca tra i paesi europei con consumi medi elevati, anche se non evidenzia significativi incrementi dalla rilevazione del 1999. Valori superiori al 30% per i maschi ed al 28% per le femmine vengono riferiti da Repubblica Ceca, Svizzera, Irlanda, Francia, Regno Unito, Spagna e Belgio. Con valori inferiori al 10% in entrambi i sessi si evidenziano Norvegia, Svezia, Grecia, Turchia, Cipro e Romania.

    Differente si mostra, la situazione italiana, per quanto riguarda le altre sostanze illegali: il nostro paese, insieme con la Spagna e la Repubblica Ceca, conta l’11% dei maschi che riferisce una esperienza di consumo di altre sostanze psicotrope (specialmente cocaina ed eroina) nella vita, e con il 6% delle ragazze si colloca tra i paesi più colpiti. Preoccupa in particolare l’aumento di 3 punti percentuali per entrambi i generi rispetto al rilevamento del 1999. (13/12/2004-Italian Network)


    ALLA CITTA' DELLA SCIENZA "I MICROSCOPI DELLA FISICA" - UNA MOSTRA ALLESTITA DALL'INFN A NAPOLI

    "I Microscopi della Fisica" è il titolo della mostra aperta dal 14 dicembre 2004 al 13 febbraio 2005 e allestita, alla Città della Scienza a Napoli (via Cordoglio 104) dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare in occasione del 2005, anno internazionale della fisica.

    I Microscopi della Fisica si propone di raccontare ciò che sappiamo dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, attraverso gli strumenti utilizzati dai fisici nucleari e delle particelle per indagare questi due mondi.

    La mostra si avvale di numerosi allestimenti interattivi, si articola in quattro sale ed è diretta principalmente a studenti delle medie inferiori e dei primi anni delle superiori.
    La prima sala introduce i visitatori nel mondo dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo e degli strumenti utilizzati per esplorarli.
    La seconda sala è un viaggio alla scoperta di come acceleratori e rivelatori di particelle consentono di svelare la struttura più microscopica dell’atomo. Fra l’altro, un filmato 3D consentirà di entrare virtualmente in un acceleratore di particelle per capire cosa accade al suo interno.
    La terza sala è dedicata all’infinitamente grande, cioè al cosmo e ai suoi segreti. Modelli di barre risonanti e dell’interferometro Virgo consentiranno ad esempio di "giocare" alla ricerca sulle onde gravitazionali
    La quarta e ultima sala è, infine, dedicata alle applicazioni degli strumenti della fisica nucleare e subnucleare a campi apparentemente molto lontani, come la medicina e la conservazione dei beni artistici.(13/12/2004-Italian Network)


    SEMINARIO INTERNAZIONALE AD ENNA SULL'ORIENTAMENTO COGNITIVO

    'La mente tra le nuvole' è il titolo del tradizionale appuntamento scientifico d’inverno organizzato dalla Scuola di specializzazione in Psicoterapia ad Orientamento Cognitivo "Aleteia" di Enna,
    L'incontro (16 dicembre all’auditorium della Facoltà di Psicologia della Libera Università Kore di Enna) intende ribadirela vocazione alla ricerca ed alla collaborazione in ambito internazionale dell’Istituto Superiore per le Scienze Cognitive e la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Orientamento Cognitivo Aleteia.
    Studiosi di cinque paesi di tre continenti, Brasile, Polonia, Repubblica Ceca, Ucraina, Giappone, si confronteranno su un tema di estremo interesse ed attualità, presentando i risultati delle ricerche svolte nei laboratori di università prestigiose.

    La ricerca nell’ambito cruciale delle Neuroscienze mette a disposizione una notevole massa di dati sperimentali in grado di supportare innovative concezioni del disagio psichico e trattamento e di documentare i risultati perseguiti.

    Occorre sottolineare che il corso di Scienze e Tecniche Psicologiche dell’Università Kore di Enna ha laureato i primi dottori mentre da poco sono partite le attività didattiche della laurea specialistica.

    La scuola Aleteia di Enna, si integra perfettamente con questo quadro di sviluppo con l'offerta formativa di master per laureati di primo livello ed il corso di specializzazione per gli psicologi che hanno conseguito la laurea specialistica.

    Il programma della giornata prevede gli interventi del professor Santo Di Nuovo, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, del professore Orazio Licciardello, Presidente del Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche ed in successione dei Professori Tullio Scrimali dell’Università di Catania, su "Neuroscienze, Disagio Psichico, Terapia", Silavana Galderisi, università di Napoli, "Il disturbo di Panico: dalle Neuroscienze alla Psicolterapia", Liria Grimaldi (università di Catania), "Mente relazionale, attaccamento alla psicoterapia cognitiva", Anna Maria Serra di San Paolo del Brasile, "La terapia cognitiva dallo Human Information Processing, alla clinica", Giovanni Lo Castro (Università di Catania), "Neuroscienze e psicodinamica". Dopo la pausa pranzo, nel pomeriggio con inizio alle 16, il professore Lorenzo Filippone, Wioleta Strzelczyk dell’università di Varsavia, "Effetti della depressione sublinica e dell’invecchiamento sui processi di ragionamento", Tomas Novak, Jan Prasko, Jiri Horacek, Richard Zalesky, Moloslav Kopecek, Beata Paskova, Lucie Skrdlantova, Otar Belohlavek, Cyril Hoschl dell’università di Praga "Modificazioni regionali del metabolismo, celebrale nei disturbi psichici durante il trattamento dei terapia cognitiva", Toshiaki Taday (Università di Kioto, Giappone), "Neuroscienze e Psichiatria in Giappone", Jan Prasko (università di Praga), "Neurobiologia dei disturbi d’ansia", Igor Martesenkovsky, Liliya Butenko, Yana Bikshaeva, (università Kiev) "Mente, disagio e terapia cognitiva in età evoluta", Carlo Di Berardino (Università L’Aquila) "Dinamica emotiva, processi della mente e riabilitazione".(13/12/2004-Italian Network)


    MISSIONE "SPACELAND": I FINALISTI DELLA PRIMA SPEDIZIONE POPOLARE IN ASSENZA DI GRAVITÀ

    E' "decollato" ufficialmente il programma "SpaceLand", alla presenza dell'Assessore alla Cultura ed Istruzione della Regione Piemonte, Giampiero Leo e del Rettore del Politecnico di Torino, Giovanni Del Tin, sono stati annunciati i nomi dei 10 finalisti che il 24 febbraio prossimo partiranno per la prima campagna a gravità zero interamente italiana.
    Ideata dall'Ing. Viberti, la spedizione è realizzata dall'Associazione C.O.S.M.O. SpaceLand ed è organizzata in Piemonte con un coinvolgimento intensivo di persone con disabilità e candidata al record mondiale di anzianità in "Zero-G", grazie alla partecipazione di un 86enne (Ugo Sansonetti, classe 1919).
    I "prescelti" parteciperanno al volo, che verrà effettuato su un Air Bus in partenza il 24 febbraio 2005 dalla basedi Bordeaux (FR):

    L'assenza di gravità è da molti anni simulata con due diversi tipi di test: con voli parabolici o in vasca d'acqua.
    Il primo metodo, seppur molto più complicato, è l'unico che possa dare l'esatta sensazione fisiologica conseguente all'assenza di gravità.
    In vari siti piemontesi, quali "Experimenta Torino", C.O.S.M.O. SpaceLand ha selezionato ed addestrato persone comuni di età compresa tra 18 e 86 anni, di tutte le classi sociali, per un percorso assolutamente unico quali "candidati" di una spettacolare quanto emozionante prima impresa "popolare" di sperimentazione medico-scientifica e tecnologica aerospaziale.

    Le sperimentazioni mostreranno la loro utilità a terra per il miglioramento della qualità della vita specie per le persone a cosiddetta mobilità ridotta, in stretta analogia con le difficoltà operative e fisiologiche di equipaggi in assenza di gravità, a beneficio di anziani, bambini, disabili, donne in gravidanza od età menopausale, convalescenti.

    Il Politecnico di Torino, tramite il Dipartimento di Ingegneria Aeronautica e Spaziale, contribuisce attivamente al progetto. Sei tra i finalisti sono o sono stati studenti dell'Ateneo. A loro il compito di progettare, realizzare, assemblare e collaudare in volo sull'Airbus gli apparati per la simulazione di "docking spaziale" (manovra di attracco) tra navicelle o satelliti in volo orbitale, verificando le possibilità offerte dai voli ZERO-G alla sperimentazione di sistemi automatici e le reali difficoltà di manovra e controllo in assenza di gravità.
    Oltre al determinante sostegno e compartecipazione della Regione Piemonte, patrocinano il programma SpaceLand, la Provincia di Torino, la Città di Torino, il Comune di Sauze d'Oulx, il Politecnico di Torino, le Aziende Ospedaliere San Giovanni Battista-Molinette e Sant'Anna di Torino, la Scuola Interfacoltà di Scienze Motorie di Torino.

    Forniscono un fondamentale supporto Experimenta, gli elicotteri del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino, gli Istituti Medici dell'Aeronautica Militare Italiana, la Carlo Gavazzi Space di Milano, la Clinica di Medicina Preventiva ISEF Torino, la Camel Automazioni di Grugliasco, il T.C. Monviso di Grugliasco, i sommozzatori della Valmessa Sub, gli esperti di survival FISSS e SportChallengers Piemonte, la Via Lattea nonché varie altre Piccole e Medie Imprese ed Associazioni Piemontesi.(13/12/2004-Italian Network)


    DAL PIEMONTE 6 MILIONI DI EURO PER LA RICERCA SCIENTIFICA: PRESENTATO IL BANDO PER IL 2004

    Crescono le risorse messe a disposizione dalla Regione e dal CIPE per finanziare la ricerca scientifica pubblica piemontese. Da una disponibilità di circa 8,7 milioni di euro per il 2003 si è infatti passati ad un budget di 20,4 milioni di euro per il 2004, sei dei quali costituiscono un impegno diretto della Regione. E ancora: rispetto al 2003 i settori finanziabili sono passati da tre a cinque. Ai tre tradizionali (ossia "salute e scienze mediche", "ambiente e qualità" e "sicurezza alimentare") si sono infatti aggiunti l'Aeronautica e lo spazio, le Nanotecnologie e le nanoscienze.
    Sono queste le principali novità contenute nel Bando 2004 sulla ricerca scientifica, presentato, nei giorni scorsi, dall'Assessore regionale alla Ricerca, Giampiero Leo e dal Rettore dell'Università degli Studi di Torino, Ezio Pelizzetti.

    "Si tratta - ha dichiarato l'Assessore Leo - di uno sforzo finanziario assai rilevante, l'ennesima conferma della sensibilità mostrata dalla giunta Ghigo sul terreno della ricerca e dello sviluppo".
    Soddisfazione è stata espressa anche dal Rettore, professor Pelizzetti, che ha parlato di "un significativo passo in avanti per la ricerca e per il sistema universitario piemontese".

    Anche sul versante delle attività finanziabili numerose sono le novità: "Quest'anno - ha spiegato ancora Leo - si è passati da un finanziamento esclusivamente dedicato a borse di studio ad un finanziamento per progetti".
    In altre parole accanto alle borse di studio (che rimangono finanziabili) si aggiungono oggi i contributi per i materiali di consumo, le strumentazioni e le attrezzature utilizzate per il progetto di ricerca ed servizi di consulenza ,con il limite, solo per questi ultimi, del 25 % rispetto all'importo del finanziamento richiesto.
    Dal lato dell'entità del contributo, si assiste, con il nuovo bando, ad una netta separazione tra progetti di livello inferiore (che potranno beneficiare di un finanziamento massimo di 65.000,00 euro), progetti di livello intermedio (che potranno beneficiare di un finanziamento massimo di 180.000,00 euro) e progetti di livello superiore (ossia quelli cofinanziati dall'ente richiedente e che potranno beneficiare di un finanziamento massimo di 340.000,00 euro).

    Va poi precisato che, al fine di migliorare i rapporti tra Regione ed Atenei piemontesi, il punto 4 del bando prevede la possibilità di regolare alcuni aspetti particolari della procedura di selezione e finanziamento dei progetti (quali l'erogazione delle risorse ed il loro monitoraggio) con una apposita convenzione quadro che potrà riconoscere agli Atenei un contributo aggiuntivo pari al 5% (del valore dei progetti finanziati), così da fare fronte ad una quota parte delle spese generali di finanziamento.

    Particolare attenzione è stata posta al meccanismo della valutazione dei progetti: accanto alla consueta commissione cui partecipano i funzionari e gli esperti regionali, è stato previsto che per la valutazione dei progetti ci si avvalga di valutatori particolarmente accreditati nel campo su cui i progetti insistono e che siano esterni agli enti proponenti. Il giudizio espresso dai valutatori costituirà un limite invalicabile, all'interno di una forbice numerica prestabilita, rispetto al giudizio conclusivo dei commissari.

    "Va peraltro specificato - ha concluso Leo - che questa modalità di finanziamento della ricerca scientifica pubblica piemontese non interferisce con gli ulteriori e preesistenti canali di finanziamento settoriali che rimangono immutati. Infatti il presente intervento di sostegno conserva il carattere sostanzialmente addizionale che è proprio a tutte le risorse di provenienza Cipe gestite all'interno dell'Intesa Istituzionale di Programma".(13/12/2004-Italian Network)


    "IN VIAGGIO TRA LE STELLE" - Tecnologia e Immaginazione IN MOSTRA A ROMA AL COMPLESSO DEL VITTORIANO

    Si è inaugurata a Roma al Complesso del Vittoriano di Roma la mostra "In viaggio tra le stelle - tecnologia e immaginazione".
    Nata da un'iniziativa congiunta di Regione Lazio, Aeronautica Militare, Finmeccanica e Agenzia Spaziale Europea, l'esposizione - che durerà fino al 13 febbraio 2005 - è l'occasione per un viaggio affascinante nello spazio, ma anche per conoscere le attività aerospaziali che vengono svolte nella Regione e le tecnologie ad esse collegate.

    La mostra si inserisce in un piano di iniziative a sostegno di un progetto ben più ampio, il Programma Galileo, di cui il Lazio è candidato ad ospitare le nuove strutture di sviluppo e gestione. Galileo produrrà nel prossimo futuro notevoli investimenti e avrà importanti ricadute a livello occupazionale per il territorio.
    Un passo significativo in direzione di questo obiettivo sarà la missione che porterà nell'aprile 2005 l'astronauta Roberto Vittori sulla stazione spaziale internazionale. Una sfida affascinante per il nostro sistema aerospaziale sostenuta con determinazione non solo dai promotori dell'odierna iniziativa, ma anche attraverso il forte contributo di un sistema di imprese di assoluto rilievo internazionale nel settore dell'aerospazio, di alta qualità produttiva e forte diversificazione delle attività per progetti di grande importanza, che esprime un'operatività di 2000 aziende con 30.000 addetti, per un fatturato annuo pari a 5 miliardi di euro.
    Una capacità di fare sistema attraverso una sinergia tra aziende del settore e mondo della ricerca, in un territorio regionale che viene valorizzato grazie alla più alta concentrazione nazionale di centri di ricerca pubblici e privati, di università, di grandi industrie nazionali, nonché di una miriade di piccole e medie imprese, che ruotano intorno alla ricerca scientifica avanzata, in particolare nel settore aeronautico e aerospaziale.

    La mostra è ad ingresso libero: Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30; domenica 9.30 - 20.30. Per informazioni: tel. 06/6780664..(13/12/2004-Italian Network)


    DUE IMPORTANTI MASTER A LA SAPIENZA A ROMA: TELEDIDATTICA APPLICATA ALLA MEDICINA E IN MEDICINA DELLE CEFALEE

    Teledidattica applicata alla medicina: un nuovo master rivoluziona l’insegnamento della medicina e apre gli orizzonti per la telemedicina.
    Il master biennale in Teledidattica applicata alla medicina rivolto a docenti, formatori ed operatori del Servizio Sanitario Nazionale laureati in Medicina e Chirurgia.
    Direttore del Comitato Didattico Scientifico del master per "La Sapienza" è il prof. Giuseppe Midirri.

    E’ un progetto pilota, primo in Italia e in Europa, destinato a rivoluzionare il metodo d’insegnamento della medicina e a creare nuovi profili d’alta professionalità con certificazione riconosciuta in ambito nazionale ed internazionale.
    Il progetto sperimentale impegna 11 università italiane, coordinate dalla II Facoltà di Medicina e Chirurgia de "La Sapienza", e apre nuovi orizzonti per i servizi di telemedicina, teletriage e telechirurgia.

    Il master si avvale di un accordo con Telecom Italia che assicura le connettività terrestri e satellitari delle 20 postazioni telematiche (previste in ciascuna delle 11 sedi) e la condivisione degli ambienti didattici.

    Prendono parte le Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università degli Studi di: Ancona, Catania, Catanzaro, Bari, Ferrara, Genova, Milano Statale, Napoli II, Novara Piemonte Orientale, Pisa e Roma "La Sapienza" II.

    Il secondo Master riguarda i sei milioni di italiani affetti da emicrania e cefalee e le centinaia di milioni di individui affetti da tale patologia in tutto il mondo: si tratta del primo master a livello internazionale per conoscerne le cause e migliorare le possibilità di trattamento promosso dallla Facoltà di Medicina e Chirurgia de La Sapienza.
    Il mal di testa (detto anche "cefalea") è una condizione invalidante, che incide sensibilmente sull’attività lavorativa e ricreativa di chi ne soffre e può predisporre ad altre malattie, come per esempio la depressione, le patologie ischemiche cerebrali e le patologie indotte dell’abuso di farmaci. In Italia i soggetti affetti da emicrania cronica sono almeno 6 milioni, con forti costi sociali.

    Il master di II livello in Medicina delle Cefalee, frutto dell’esperienza quasi trentennale della facoltà di Medicina de "La Sapienza", è rivolto alla formazione di esperti in questo settore e rappresenta la prima esperienza in ambito nazionale ed internazionale di didattica-accademica nell'area dei disordini cefalalgici.
    Informazioni su bando e domanda d’ammissione: http://www.uniroma1.it/studenti/laureati/master/bandi/213.pdf
    Il costo del master è di euro 3.000 e dovrà essere versato in unica rata all’atto dell’iscrizione. Ma il consiglio didattico-scientifico potrà deliberare l’assegnazione di borse di studio.
    Direttore del Master è il prof. Paolo Martelletti della II Facoltà Medicina e Chirurgia.(13/12/2004-Italian Network)


    DAL XXXVIII.mo RAPPORTO CENSIS DEL TUTTO PALESI I LIMITI DEL SISTEMA-RICERCA IN ITALIA

    Ancora una volta il Sistema-Ricerca italiano emerge nei suoi limiti: a consegnarcene una fotografia è il 38° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese della Fondazione Censis.
    "I limiti del sistema-ricerca in Italia sono palesi" dichiara il Rapporto 2004.
    In Italia ci sono 2,82 ricercatori ogni 1.000 appartenenti alle forze di lavoro, contro i 5,7 a livello europeo, 9,4 del Giappone, e i 13,8 della Finlandia, che guida la graduatoria.
    Il numero di brevetti italiani registrati all'European Patent Office è di 64,6 ogni milione di abitanti, mentre diventano 103,6 a livello europeo e 140 per il Giappone.
    La spesa per la ricerca è pari all'1,07% sul Pil, contro l'1,98% a livello europeo e la quota di ricerca pubblica raggiunge lo 0,69% sul Pil contro una media europea dello 0,77%.
    La spesa privata in ricerca, infine, è pari allo 0,57% del totale del valore aggiunto dell'industria, contro il 4,78% della Svezia, il 2,55% degli Stati Uniti e l'1,61% dell'Ue.

    Da queste cifre si ricava il livello di ritardo accumulato a livello nazionale, dichiara il Censis, ma se ne ricava anche l’obbligo di procedere in fretta e di operare delle scelte politiche che rendano più produttive le risorse disponibili per la ricerca.
    Uno dei campi su cui puntare è dato dalle nanotecnologie. Dal primo censimento sulle nanotecnologie in Italia (Nanotech.it e l'Airi - Associazione Italiana per la Ricerca Industriale), risultano attive nel settore 93 strutture pubbliche (Cnr, Infn, Intm, ecc.), almeno 23 aziende private, con un numero stimato di ricercatori superiore alle 1.300 unità e con un attivo di 245 brevetti e 2.400 pubblicazioni realizzati nell'arco del triennio 2000-2003.
    Inoltre, la rete delle strutture applicate alle nanotecnologie può poi contare su tre distretti industriali per l’innovazione presenti nelle aree di Dalmine, Torino e Mestre e su un centro di ricerca di particolare valore quale il National Nanotechnology Laboratory di Lecce che ha raccolto intorno a sé oltre 150 ricercatori provenienti da diversi paesi e a quattro anni dallo start-up dispone di un portafoglio di progetti pari a 45 milioni di euro per il 2005.(6/12/2004-Italian Network)


    I GIOVANI E LA SCIENZA- INTERVISTA CON ROSALIA AZZARO DEL CNR SUL PROGETTO "PUBLIC UNDERSTANDING OF SCIENCE"

    In un'indagine realizzata da tre Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche tra i ragazzi di sette scuole medie superiori con sede a Roma (quattro italiane, una francese, una spagnola e una americana) è risultato un interesse medio-alto per scienza e tecnologie nel 91% degli studenti soprattutto per le per le questioni ambientali.
    L'iniziativa, che è stata presentata all'interno della giornata di dibattito pubblico "Cliscet, il clima: scienza ed etica", svoltasi il 1 dicembre a Roma fa parte del progetto di Public understanding of science (pubblica comprensione e responsabilità sulla scienza), che vuole richiamare l'attenzione su un interlocutore fondamentale ma troppo spesso trascurato nel settore della ricerca scientifica: la società civile.
    In quest'ottica sono stati coinvolti giovani alla soglia della maturità per renderli partecipi al dibattito sui temi scientifici attuali e contribuire a contrastare il preoccupante calo delle iscrizioni alle facoltà scientifiche, che si registra in molti paesi europei.

    Italian Network ha chiesto alla responsabile del progetto, Rosalia Azzaro dell'Istituto di ricerche sull'impresa e lo sviluppo - sezione "Istituzioni e politiche per la scienza" del CNR a Roma, di spiegare i risultati del progetto, attualmente in corso.

    AZZARO:-Innanzitutto, non ci aspettavamo un così grande interesse degli studenti ai temi della scienza e anche sui problemi della partecipazione alla ricerca scientifica. Gi stessi relatori sono rimasti stupiti dall'attenzione dimostrata durante il convegno, anche se non è facile seguire gli scienziati. C'è, inoltre, una grande attenzione al rapporto fra istituzioni, scienza e società. In questo senso ci siamo sorpresi perché ritenevamo che i giovani fossero disinteressati alle problematiche scientifiche come dimostrano le scarse iscrizioni alle facoltà scientifiche universitarie.

    D.-Nelle vostre domande avete affrontato il tema della percezione della scienza attraverso i Media?

    AZZARO:-Abbiamo fatto una domanda specifica su quali siano i canali che loro utilizzano; però, tutto sommato, quello che è interessante è che hanno detto di volere un canale che li tenga costantemente informati e aggiornati.

    D.-Come si è svolta l'indagine?

    AZZARO:-Ci siamo messi d'accordo, tramite le ambasciate, con la scuola francese, americana, spagnola e poi con le quattro italiane. Abbiamo distribuito un questionario, circa una ventina di domande, a tabula rasa, ovvero i ragazzi non sapevano nulla del tema della pubblica partecipazione alla scienza (public understanding of science). Infatti hanno risposto con molti "non so". Poi abbiamo fornito della documentazione di carattere divulgativo ma anche di natura più scientifica, che fosse comprensibile per la loro fascia di età (16/19 anni); dopodiché li abbiamo fatti partecipare direttamente all'incontro tra scienziati, cittadini e istituzioni, in cui hanno avuto la possibilità di parlare e di fare delle domande. Prima di Natale, torneremo nelle scuole per somministrare un altro questionario i cui dati verranno comparati con quelli del questionario precedente, per verificare se c'è stato un cambiamento di opinione, un approfondimento della conoscenza e se hanno gradito questo modello sperimentale di partecipazione ai problemi della scienza.

    D.-Avete verificato delle differenze nelle risposte fra ragazzi italiani e stranieri?

    AZZARO:-Devo dirle di sì ma preferisco prima verificare i dati. Quest'analisi è in corso ed è affrontata in modo scientifico, con elaborazioni statistiche. È presto per dirle quali siano i risultati ma posso dirle che ci sono, sia a livello di attenzione che di partecipazione. Un minimo di differenza fra le varie culture e le varie formazioni scolastiche, c'è. Abbiamo, quindi, deciso di fare indicare la provenienza della scuola per comparare e incrociare le vaie risposte e comparare i dati da questo punto di vista. (6/12/2004-S.C. - Italian Network)


    UNIVERSO GIOVANILE INTERNAZIONALE: "GIOVANI INTERESSATI ALLA SCIENZA E PREOCCUPATI PER L'AMBIENTE

    Il 91% ha un interesse medio-alto per scienza e tecnologie, l’85% per le questioni ambientali. Ma sono anche molto sensibili (89%) al tema dei cambiamenti climatici. Più bassa è invece l’attenzione per la politica scientifica (49%), che viene però compensata dall'interesse verso i rapporti tra istituzioni scienza e società (66%).
    E’ questo il ritratto dei ragazzi di età compresa tra i 16 e i 19 anni, che emerge dai dati di un questionario formulato da tre istituti del Consiglio nazionale delle ricerche: Istituto di ricerche sull’impresa e lo sviluppo (Ceris), Istituto di biometeorologia (Ibimet) e Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) e comminato ai ragazzi di sette scuole medie superiori romane.

    "Le domande sono state sottoposte agli alunni delle ultime classi di sette scuole medie secondarie di Roma: una americana, una francese, una spagnola e quattro italiane, anche per dare un respiro europeo al progetto", spiega Rosalia Azzaro, ricercatrice della sezione Istituzioni e politiche per la scienza del Ceris-Cnr che ha messo a punto il questionario insieme ai colleghi dell’Ibimet e dell’Isac.

    L’iniziativa, che è stata presentata all’interno della giornata di dibattito pubblico Cliscet, il clima: scienza ed etica, il 1 dicembre a Roma, fa parte del progetto di Public understanding of science (pubblica comprensione e responsabilità sulla scienza), che vuole richiamare l’attenzione su un interlocutore fondamentale ma troppo spesso trascurato nel settore della ricerca scientifica: la società civile.
    "In quest’ottica", prosegue la coordinatrice del progetto, "ci è sembrato più che naturale coinvolgere giovani alla soglia della maturità, anche perché renderli partecipi al dibattito sui temi scientifici attuali può contribuire a contrastare il preoccupante calo delle iscrizioni alle facoltà scientifiche, che si registra in molti paesi europei".
    E i ragazzi non si sono tirati indietro, tanto che i "non so" sono davvero pochissimi. Ben due terzi dei giovani ha espresso preoccupazione per l’emergenza ambientale riguardo al clima: il 69% giudica infatti grave o molto grave il depauperamento dell’ozono e il 66% l’effetto serra; il 58% si dimostra allarmato per il rischio di inquinamento atmosferico, il 43% per quello delle acque marine, il 47% per il problema dei rifiuti e il 44% per la desertificazione. Meno sentita è la gravità per i rischi alluvionali (30%) e per quelli legati a grandi frane (27%).

    "Decisamente consolante", conclude Azzaro, "è il fatto che quasi la metà (46%) dei ragazzi ha risposto in modo positivo al quesito che chiedeva loro se fossero disposti a modificare i loro comportamenti per ottenere un miglioramento della qualità dell’ambiente. Circa un terzo (34%), invece, si è detto disponibile a fare sacrifici parziali, mentre solo il 5% ha risposto con un deciso no". Ma anche questo dato ha una sua importanza perché attesta la sincerità degli studenti.

    Il dato complessivo conferma, dunque, la positività dell'avvio di un rapporto diretto tra scienziati e società civile per raggiungere una soluzione responsabile e condivisa(6/12/2004-Italian Network)


    UNIVERSO CINA - BORSE DI SPECIALIZZAZIONE ALL'ESTERO. UNA DELEGAZIONE DI SCIENZIATI CINESI AD AREA

    Una delegazione di rappresentanti di istituzioni di ricerca e del Ministero della Scienza e Tecnolgia (MOST) cinese, guidata da Wu Yingjian, direttore generale Torch High Technology Industry Development Center, ha visitato AREA Science Park per valutare la possibilità di collaborazioni e investimenti incrociati in ambito scientifico e nell'insediamento di iniziative industriali nel campo delle alte tecnologie.

    La Cina sta attivando contatti a livello internazionale non solo per attrarre capitali nel grande Paese asiatico, ma anche per investirne a sua volta in settori di eccellenza in distretti che abbiano caratteristiche attrattive dal punto di vista delle conoscenze scientifiche e tecnologiche. Vanno in questa direzione gli accordi già stipulati dal MOST in alcuni parchi scientifici dell'Inghilterra e degli Stati Uniti, che potrebbero essere replicati altrove. Per esempio a Trieste, dove, oltre ad un sistema di ricerca consolidato, le istituzioni locali (Regione, Comune, Camera di Commercio ecc) si stanno muovendo in sinergia nel quadro di una più ampia cooperazione multisettoriale con la Cina. "AREA è disponibile - spiega il responsabile delle relazioni internazionali del parco scientifico, Gabriele Gatti - ad approfondire, nei settori che ci sono congeniali, i rapporti con le istituzioni e gli imprenditori cinesi" ma anche sul piano della formazione in ricerca. Un contatto interessante è del resto già da qualche tempo in corso con la città di Tianjin, dove è in programma un'operazione urbanistica di restauro di quello che dal 1902 fino al 1945 fu un quartiere progettato e gestito dall'Italia dentro la città e che oggi punta a diventare testa di ponte per gli investitori italiani nei settori hi-tech in questa metropoli a sole due ore di treno da Pechino"cura di Giulia Serventi Longhi

    La Cina è diventata la locomotiva dell'economia mondiale, grazie a venticinque anni di crescita economica a un tasso annuo superiore al 7%. Rappresenta oggi, in sostanza, il mercato potenzialmente più interessante a livello mondiale.
    Dunque, i rapporti tra Italia e Cina, anche nell’ambito di un articolato rapporto politico fra Cina ed Unione Europea, sono destinati a crescere d’importanza.
    Il Paese offre, d'altra parte, un'importante opportunità professionale per i giovani laureati italiani. Tuttavia, occorre comprendere la mentalità cinese, studiare le tecniche di trattativa commerciale e quelle di comunicazione nel mondo degli affari, conoscere la pubblicità e il consumatore cinese. In quest'ottica è stato varato il "Progetto Cina"da Bocconi, Assolombarda, ICE e Fondazione Italia Cina, che prevede due mesi di formazione in aula a Milano e un progetto sul campo in Cina della durata di sei mesi. Per informazioni: Università Bocconi, "Progetto Cina” Servizio Relazioni Internazionali progetto.cina@unibocconi.it
    Per i progetto promossi dal Consorzio AREA di Trieste, informazioni possono essere richieste a Servizio Sviluppo Risorse Umane e Formazione. fabio.tomasi@area.trieste.it, elena.pianese@area.trieste.it.(6/12/2004-Italian Network)


    ALL'UNIVERSITÀ DI MODENA E REGGIO EMILIA IMPORTANTI STUDI SUI MOSAICI DI POMPEI

    Affidate al Laboratorio d'Indagini Archeometriche dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia importanti rilevazioni sulla caratterizzazione, la datazione e la provenienza di vetri di epoca faraonica e dei mosaici di Pompei.

    Dalla scienza dei materiali possono venire contributi fondamentali per il progresso degli studi archeologici.

    In particolare dall'archeometria, una branca della materia che applica il complesso delle metodologie analitiche di carattere fisico e chimico, l'archeologo, il restauratore e lo storico dell'arte traggono sempre maggiori e dettagliate informazioni relative all'aspetto materiale, tecnologico e conservativo dei reperti archeologici e dei manufatti artistici ed artigianali. Sviluppatasi solo in anni recenti e coltivata anche a Modena, questa tecnica di studio dal 2003 ha trovato una sua specifica valorizzazione con la costituzione presso il Dipartimento di Ingegneria dei materiali e dell'ambiente dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia del Laboratorio di Indagini Archeometriche (L.I.A.).
    Le competenze acquisite dai ricercatori che si raccolgono attorno al Laboratorio di Indagine Archeometriche modenese ha superato ormai anche i confini nazionali, tanto che, oltre a collaborare attivamente alla caratterizzazione dei materiali lapidei ceramici e vetrosi provenienti dai mosaici di Pompei, al cui progetto si è interessato il MIUR che ha stanziato uno specifico finanziamento, anche il Glass Research Department del National research Centre del Cairo ha deciso di avvalersi dei nostri esperti affidando loro, nell'autunno 2003, il compito di promuovere

    L'applicazione delle analisi scientifiche ai beni culturali è sempre stata ostacolata dai problemi che derivano dalla necessità di prelevare i campioni da analizzare.
    Le tecniche su cui attualmente è concentrata una maggiore attenzione e su cui si nutrono speranze sono quelle che permettono di operare in modo non invasivo, cioè senza prelevare alcun campione e, nel caso delle strutture, di operare direttamente sul posto con strumenti portatili.
    Queste analisi danno la possibilità di raccogliere dati quando non sia possibile operare prelievi e di dare tutte le informazioni necessarie ad effettuare una campionatura significativa e consapevole.

    Anche la classe delle analisi invasive (quelle cioè che prevedono il prelievo di un campione, ma non la sua distruzione) richiede campioni sempre più piccoli, tanto che si può parlare ormai di tecniche microinvasive. Nel caso di materiali non troppo deteriorabili (come il vetro o la ceramica) è anche possibile prelevare il campione e, dopo l'analisi, ricollocarlo.

    Le scienze archeometriche sono quindi applicabili ai problemi posti dalla ricerca archeologica e, in particolare, dall'archeologia sperimentale, cioè quella branca dell'archeologia che si occupa dello studio, della ricostruzione e della riproduzione dei procedimenti artigianali antichi, oltre che dalla progettazione degli interventi di restauro, nonché al monitoraggio degli effetti degli agenti deteriogeni sui materiali. (6/12/2004-S.C. - Italian Network)


    INTERVENTO DI COOPERAZIONE DECENTRATA: UN CENTRO DI TELEMEDICINA VOLUTO DAL VENETO IN KOSOVO

    Una delegazione della Regione del Veneto si è recata in missione il 29 e 30 novembre all’Ospedale Regionale di Peje-Peç nel Kosovo per l’inaugurazione ufficiale del Centro di Telemedicina, voluto dalla stessa Regione, e per partecipare al 1° Congresso di Chirurgia organizzato congiuntamente da UNMIK (Missione delle Nazioni Unite in Kosovo), Ministero della Sanità in Kosovo e Regione Veneto.
    L’inaugurazione del nuovo centro per la telemedicina si inserisce in uno spettro più ampio di progetti di cooperazione decentrata, promossi dal Veneto all’Ospedale di Peje-Peç e recentemente finanziati anche dal Ministero egli Affari Esteri Italiano.

    Fin dallo scoppio degli eventi bellici del 1999 - ha ricordato l’assessore alla sanità Fabio Gava - la Regione è fortemente presente nel Kosovo: tra Aprile e Luglio 1999, il Veneto ha seguito l’emergenza umanitaria durante il conflitto, attivando una unità di crisi e coordinando l’assistenza sanitaria in un campo profughi. In seguito ha aiutato la ricostruzione del Paese balcanico con attività di cooperazione decentrata, gestendo l’Ospedale Regionale di Peje-Peç. Nel 2000 sono stati anche portati avanti interventi di risanamento dell’edilizia e ristrutturazione degli impianti di riscaldamento e nuove cabine elettriche per un valore di 3,5 milioni di Euro, di cui circa 400.000 Euro provenienti dai contributi volontari della popolazione e dagli enti locali veneti".
    Dal Luglio 1999 ad oggi la Direzione dell’Ospedale di Peje-Peç è stata affidata dall’UNMIK (che, fino al Febbraio 2002, ha rappresentato l’autorità amministrativa e giudiziaria del Kosovo) alla Regione del Veneto, che ha inviato a Peje-Peç sette medici delle Ulss 4 - Alto Vicentino, 6 - Vicenza, 8 - Asolo, 9 - Treviso, dell’Azienda Ospedaliera di Padova e dell’Ospedale De Gironcoli di Conegliano (TV). Oggi, la direzione dell’Ospedale di Peje-Peç è stata affidata al dott. Gianluca Quaglio dell’Azienda Ospedaliera di Verona.

    Recentemente il Veneto ha aderito alla richiesta delle autorità kosovare di completare gli interventi strutturali nelle sale operatorie, fornendo attrezzature sanitarie per la dialisi e rafforzando i reparti di pediatria, nefrologia, angiologia e chirurgia con relative attività di formazione del personale medico locale.
    Per quest’ultima parte del progetto di cooperazione decentrata - denominata anch’essa "Ospedale regionale di Peje-Peç - Assistenza tecnica, riqualificazione e formazione professionale in ambito clinico, tecnico e manageriale", il Ministero degli Affari Esteri ha messo a disposizione della Regione Veneto oltre 1 milione 886 mila euro.(29/11/2004-Italian Network)


    DA CNR E "LA SAPIENZA" "PROFILER" IL ROBOT SALVA-AFFRESCHI, SCULTURE, LIBRI E PAPIRI

    In un'apparecchiatura portatile di poco più di circa quindici chili di peso,denominata "ProFiler" e messa a punto da una partnership composta da ricercatori del Cnr, dell'Università "La Sapienza" di Roma e dalla società Bruker, leader mondiale nel campo della produzione di spettrometri a risonanza magnetica, risiede la chiave per salvare in tempo migliaia di affreschi e libri antichi.
    Il prototipo, promosso nell'ambito del progetto Eureka Mouse, che utilizza la risonanza magnetica, abitualmente applicata nella chimica e nella medicina, per diagnosticare lo stato di conservazione dei beni culturali e in particolare di affreschi e materiali cartacei antichi, quali papiri, pergamene, manoscritti.
    Profiler è stato presentato nei giorni scorsi al Cnr nel corso del convegno su La cooperazione scientifica e tecnologica con i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente.
    L'apparecchiatura è frutto di un progetto Eureka avviato 10 anni fa ed entrato nella fase operativa 4 anni fa. E' di dimensioni ridotte ed è già stata sperimentata con successo sugli affreschi della casa del Vasari, sull'affresco del Cripto Portico del Colle Oppio, sulle Mura Aureliane e su libri e carte antiche a diverso stato di degrado.

    "Il patrimonio cartaceo e pittorico potrà da oggi contare su una nuova tecnica diagnostica" spiega Anna Laura Segre, dirigente di ricerca dell'Istituto di metodologie chimiche del Cnr di Roma, che ha partecipato alla progettazione dello strumento.
    L'apparecchio, in commercio da pochi giorni, ha già riscosso notevole interesse fra gli addetti ai lavori, sia per la molteplicità di applicazioni e la facilità di utilizzo, sia per l'accessibilità del prezzo, intorno ai 50mila euro.

    "Applicata su documenti in carta, sui papiri e sugli affreschi", prosegue la ricercatrice del Cnr, "questa metodologia è basata sull'utilizzo dell'Eureka-Mouse: completamente innocua, non ionizzante, non invasiva e non distruttiva, è capace di sostituirsi gradualmente a quelle tecniche che richiedono operazioni spesso rischiose per l'integrità dell'opera, come per esempio il carotaggio, una sorta di biopsia dell'opera pittorica o cartacea da restaurare.
    In pratica, per valutare lo stato di salute di un'opera d'arte non sarà più necessario prelevare un campione, ma basterà eseguire una "risonanza magnetica" proprio come avviene in chimica e medicina".

    L'Eureka-Mouse, che dispone anche di una versione robotizzata, è dotato di un magnete più sensore del peso di circa un chilo, di strumentazione elettronica, contenuta interamente in una valigetta trasportabile, e di un computer portatile.
    Il sensore viene posto vicino alla parete di un affresco, su un semplice cavalletto come quello usato dai fotografi e ne misura il grado di umidità, spingendosi fino a 7 millimetri di profondità. Evidenzia il distacco ed eventualmente la porosità, e valuta anche gli effetti successivi dei trattamenti di restauro. Sulla carta e in generale nei materiali cellulosici misura il contenuto di acqua e valori chimico-fisici da cui si può dedurre il degrado.

    ProFiler non è che il capostipite di una serie di progetti che vedranno la luce nel breve periodo, nell'ambito del VI programma quadro della UE. Un primo programma, denominato Papertech, coordinato da Ezio Martuscelli, direttore della sezione "Mediterraneo e Medio Oriente" del Cnr, e inserito nel network Euro-Mediterraneo, sarà condotto in collaborazione con altri paesi dell'Unione Europea e finalizzato alla applicazione di processi e materiali innovativi per la conservazione di quei beni culturali che sono costituiti da fibre naturali, quali tessuti, miniature, libri, papiri e pergamene.
    Un secondo programma, denominato Eu-Art-tech, guidato dall'Università di Perugia, sarà dedicato, invece, agli affreschi, alle opere murarie e alle pietre e vedrà il coinvolgimento del Louvre di Parigi.

    "L'impegno del Cnr sul fronte dei beni culturali, conclude Anna Laura Segre "è ora quello di far partire un nuovo progetto sul consolidamento di muri e pietre porose mediante nuovi materiali : il tutto verrà utilizzato per il recupero del patrimonio culturale.(29/11/2004-Italian Network)


    L'UNIVERSITA' DI LECCE CAPOFILA PER PROGETTI DI RICERCA DI RILEVANTE INTERESSE NAZIONALE

    Importante risultato per l'Università di Lecce che, nell'ultima selezione effettuata dal Ministero dell'Università e della Ricerca circa i Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN 2004) approvati, ha ottenuto parere favorevole per cinquantadue progetti, in nove dei quali l'ateneo di Lecce è capofila nazionale coordinando l'attività delle altre università italiane coinvolte.
    Il risultato ottenuto consolida la tendenza positiva degli anni precedenti: Lecce è cresciuta da 30 PRIN approvati nel 2001, a 40 nel 2002, a 47 nel 2003, fino ai 52 attuali.
    Il dato appare rilevante soprattutto se inserito nel contesto nazionale e nella delicata fase che sta attraversando il mondo accademico italiano, poiché in un momento di crisi complessiva dei finanziamenti l'ateneo leccese si dimostra capace di acquisire significative risorse che consentiranno a gruppi di ricercatori operanti in aree e settori diversi di sviluppare ricerche qualificanti e di prestigio.

    Sulla base del PRIN il MIUR decide, anno per anno, la quota complessiva dei finanziamenti da destinare alle università. Ciò prelude quindi ad ulteriori investimenti per l'ateneo e tutta l'area della ricerca salentina.(29/11/2004-Italian Network)


    LECCE CAPITALE DEI BENI CULTURALI D'EUROPA E UNICO CENTRO DEL MEDITERRANEO PER LO STUDIO DEL RADIO CARBONIO

    Il Centro di Datazione e Diagnostica dell'Università di Lecce ha ospitato una serie di incontri dedicati alle nuove tecnologie per i beni culturali. Gli appuntamenti continueranno, però, nei prossimi mesi, con ulteriori presentazioni, aperti a tutti coloro che intenderanno effettuare esperimenti con le tecniche nucleari RBS, PIXE, PIGE, Channeling, AMS, impiantazione ionica alla presenza dei professor Guy Demortier, fondatore del Centro LARN in Belgio, e il professor Arpad Kiss direttore del Centro ATOMKI in Ungheria.
    Così, Lecce è diventata così la capitale mondiale di tutte le tecnologie rivolte alla conservazione e manutenzione dei beni culturali con partecipazioni di esperti internazionali provenienti dall'Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Inghilterra, Israele, Malta, Nuova Zelanda, Olanda, Singapore, Spagna, Ungheria, appuntamenti che si succederanno anche nei prossimi mesi.
    Gli scienziati affronteranno temi riguardanti la datazione con tecniche ottiche e nucleari, la diagnostica non distruttiva dei materiali, l'inquinamento e il patrimonio culturale, gli effetti antropogenici sull'ambiente, le applicazioni della spettrometria di massa con acceleratore per lo studio del patrimonio culturale, l'ambiente, la droga e il bioterrorismo.

    Il Ce.Da.D è il primo Centro italiano dedicato allo sviluppo ed all'applicazione di avanzate metodologie ottiche e nucleari per lo studio del patrimonio culturale. È l'unico laboratorio in Italia ed in tutto il Mediterraneo a disporre di un acceleratore di particelle di ultima generazione dedicato alla datazione con il metodo del radiocarbonio mediante la tecnica della spettrometria di massa con acceleratore e all'analisi mediante fasci di particelle per lo studio dei beni culturali, effettuandone l´indagine diagnostica con tecniche nucleari. Questo significa che reperti archeologici e artistici antichi fino a 55-60 mila anni vengono datati in pochi minuti analizzando un solo milligrammo di carbonio.
    Il laboratorio, diretto dal professor Lucio Calcagnile, utilizza la stessa tecnica che nel 1989 consentì ai laboratori di Oxford, Zurigo e Tucson di datare la Sacra Sindone.

    I campi di ricerca che utilizzano il radiocarbonio come marker sono tanti: non si limitano al patrimonio culturale, ma comprendono Scienze Ambientali, Geologia, Medicina Legale, Biologia, Scienza dei Materiali. Il CEDAD effettua anche analisi dei materiali con tecniche nucleari non distruttive, determinando la composizione e la provenienza dei manufatti.
    Le indagini che si realizzano in questo laboratorio non forniscono solo, quindi, la datazione ed autenticazione di reperti archeologici e beni artistici, una guida per il restauro, la possibilità di risalire alla provenienza degli oggetti attraverso la loro composizione, la conoscenza della tecnica artistica utilizzata dal pittore, l'identificazione di tratti sottostanti allo stato pittorico visibile ad occhio nudo, le variazioni nella composizione dell'opera artistica rispetto alla versione finale, ma permettono anche di analizzare gli inquinanti atmosferici o ambientali attraverso i componenti di polveri sottili. In ambito ambientale, poi, le facilities del CeDaD consentono di conoscere le variazioni della concentrazione di radiocarbonio nell'ambiente per studiare l'attività dell'uomo ed i cambiamenti climatici globali. Misurando il radiocarbonio presente negli anelli di accrescimento degli alberi (Bomb Peak), - inoltre, si è analizzato l'effetto indotto nell'atmosfera del Salento dagli esperimenti nucleari segreti condotti nell'immediato dopoguerra. (29/11/2004-S.C. - Italian Network)


    CONSEGNA DELLA "BLAISE PASCAL MEDAL IN PHYSICS AND CHEMISTRY" AL PROFESSOR ENZO TIEZZI

    Enzo Tiezzi, ordinario di Chimica e fisica presso la facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'università di Siena riceverà la "Blaise Pascal Medal in Physics and Chemistry", il prestigioso riconoscimento che l'Accademia Europea delle Scienze, l'EAS, conferisce ogni anno per il rilevante contributo personale nei diversi ambiti della ricerca scientifica e tecnologica e nella promozione della qualità nella ricerca e nella formazione.
    Tra i motivi del premio vi è quello di aver dato alti e duraturi contributi in fisica e in chimica e per la promozione della collaborazione scientifica internazionale.

    "Il professor Tiezzi- si legge nelle motivazioni del premio- appartiene a quel gruppo di scienziati che, seguendo il proprio mentore professor Prigogine, premio Nobel per la Chimica, stanno tentando di creare un nuovo equilibrio nella nostra civiltà. Il messaggio essenziale sotteso è che noi non possiamo continuare con la dicotomia culturale che iniziò con il lavoro di Galileo e abbiamo la necessità di unire gli interessi dell'uomo e della natura. Lo scopo di una scienza moderna dovrebbe essere quello di vivere in armonia e fermare l'uso e lo sviluppo delle tecnologie che vanno contro natura."

    Nell'ambito dell'attività scientifica il professor Tiezzi ha ricevuto altri riconoscimenti per il suo lavoro di ricerca: la laurea Honoris Causa dalle università di Alma Ata e Sri-Lanka e il Premio APE (Associazione per il Progresso Economico) nel 1997, a cui si aggiungono la medaglia d'oro della Società Chimica Italiana - Divisione Chimica Ambientale nel 2002 e la medaglia d'oro della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2003.(29/11/2004-S.C. - Italian Network)


    CONSIGLIO EUROPEO DELLE RICERCHE - PERPLESSITA' DEL MINISTRO MORATTI. IL 25 E 26 A BRUXELLES LA DECISIONE

    L'Europa ha necessita' di superare il gap che la distanzia dagli Stati Uniti e dal Giappone nell'ambito della ricerca scientifica. Dunque, vi è la improrogabilità di costruire una politica unitaria della ricerca scientifica di base. Una esigenza che nasce da un'analisi: internazionale ed europea.
    Partendo da queste considerazione nel mese di dicembre 2003, un gruppo di esperti ha presentato al Consiglio Europeo dei Ministri, da cui era stato nominato, il rapporto finale sulla fattibilità di un Consiglio europeo di ricerca che coordini e finanzi la ricerca scientifica di base in Europa, indicando le basi su cui costruire Erc , ovvero sui capisaldi dell'"eccellenza" e dell'"autonomia". In tale contesto individuava il budget minimo per poter iniziare: 2 miliardi di euro l’anno.
    Sulla questione 35 centri ricerca europei hanno affermato, in occasione della Fondazione dell'ISE, a Parigi, come obettivo prioritario il dare vita al Consiglio europeo della ricerca ed i governi dell’Unione ne hanno confermato la condivisione, mentre il Ministro Letizia Moratti (MIUR) ha espresso "forti perplessità".

    Nei prossimi giorni, il 25 e 26 novembre a Bruxelles il Consiglio dei Ministri della "Competitività (Mercato Interno, Industria e Ricerca) e i vari stati membri dell’Unione Europea dovranno esprimersi sulla questione e l'invito a rompere gli indugi si stanno moltiplicando a sostegno di una esigenza che non è meramente culturale ma anche economica e sociale. Diversamente, non potrà competere nella società della conoscenza. Si stanno moltiplicando, quindi, gli inviti al Ministro Moratti ad aderire ad ERC.(22/11/2004-Italian Network)


    CONSIGLIO EUROPEO DELLE RICERCHE - LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE DI EURODOC (European Council of Doctoral Candidates and Junior Researchers) RUBELE

    Il presidente di Eurodoc, Enzo Rubele, in una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Letizia Moratti ed alla comunità scientifica italiana ed europea ha sottolineato limportanza della decisione del 25 e 26 novembre a Bruxelles sulla fondazione del Consiglio Europeo delle Ricerche da parte degli Stati membri.

    "E’ giunto il momento di prendere una prima decisione politica sull’istituzione del Consiglio Europeo delle Ricerche: il 25 e 26 novembre si riunirà a Bruxelles il Consiglio dei Ministri "Competitività" (Mercato Interno, Industria e Ricerca) e i vari stati membri dell’Unione Europea dovranno esprimersi su alcune opzioni di base.
    Facendo tesoro delle discussioni e dei documenti preparatori già elaborati, il Consiglio Europeo delle Ricerche (ERC) dovrà essere una Agenzia indipendente, finanziatrice di progetti di ricerca selezionati sulla base dell’eccellenza, e con una forte presenza nell’amministrazione e nella valutazione dei maggiori esponenti della comunità scientifica internazionale.
    Questo strumento dovrà colmare la lacuna esistente a livello comunitario per quanto riguarda il finanziamento della ricerca di base, di tutti i settori disciplinari.
    Un modello esistente, a questo riguardo, è senz’altro la National Science Foundation americana.

    La Commissione europea ha già esposto alcune linee guida della politica scientifica per il prossimo Programma Quadro, e la realizzazione del Consiglio Europeo delle Ricerche ne è uno dei punti principali.
    Lo stesso obiettivo è indicato come necessario alla realizzazione della Strategia di Lisbona dal recente rapporto di esperti incaricati di valutare l’andamento delle politiche economiche europee in relazione agli impegni assunti nel 2000.
    In un altro documento della Commissione e dei Consigli o Agenzie Nazionali finanziatrici della ricerca vengono descritti più dettagliatamente alcuni aspetti legati all’implementazione dell’ERC, che peraltro non andrà a sostituire alcuno degli attuali strumenti nazionali esistenti, e che dovrà essere dotato di un fondo di 1 o 2 miliardi di Euro all’anno.

    In questo contesto, appare poco comprensibile la posizione espressa dal Governo italiano nel Position Paper pubblicato il 20 settembre, ove si esprime una netta contrarietà all’istituzione del Consiglio Europeo delle Ricerche. Se questa posizione sarà confermata il 25 e 26 novembre, c’è il rischio che si possa formare una minoranza di blocco che impedisca di prendere una decisione univoca sull’istituzione dell’ERC, e in ogni caso l’Italia appare attualmente come l’unico grande paese contrario con grave danno sia di immagine sia di prospettive concrete.

    EURODOC, in rappresentanza dei giovani ricercatori europei, chiede al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca e a tutta la comunità scientifica italiana ed europea di sostenere il progetto di creazione del Consiglio Europeo delle Ricerche e di contribuire alla realizzazione delle decisioni politiche necessarie".

    Renzo Rubele è presidente di Eurodoc, European Council of Doctoral Candidates and Junior Researchers.(22/11/2004-Italian Network)


    TRE DISCIPLINE DEL FUTURO PER NUOVE TIPOLOGIE DI RICERCATORI- NE PARLIAMO CON IL PROF. MARZO PISTORE

    L'Università di Trento ha da poco attivato gli EuMI: European Master in Informatics, i corsi Erasmus Mundus che si caratterizzano per l'integrazione in un curriculum unitario, di secondo livello, delle attività svolte in più università di Paesi europei.
    I master internazionale di tale tipologia prevedono periodi di studio in almeno due università europee e sempre a livello continentale sono i settori di interesse. Tre sono le aree di specializzazione previste: Net-Centric Informatics, Life-Science Informatics e Embedded Systems Informatics. Italian Network ha chiesto al prof. Marco Pistore dell'Università di Trento di spiegarci l'approccio scientifico di queste tre discipline che si stanno affermando all'attenzione del mondo scientifico e industriale.
    Pistore: Si tratta di tre campi in cui si sta investendo molto in Europa ma che non sono ancora ben coperti dall'offerta di specializzazione universitaria standard. Noi abbiamo puntato su queste tre aree perché, come università, svolgiamo attività di ricerca in questi campi e, quindi riusciamo anche a formare persone che siano allo stato dell'arte con le tecniche di ricerca sviluppate negli atenei. Ragionevolmente, nel corso del tempo, le aree cambieranno ma i criteri di base - settori di interesse per l'Europa e avanzate per il tipo di ricerca che viene effettuato nelle università - potrebbero rimanere una costante della scuola.

    Ci può parlare in modo specifico di ciascuno dei corsi? La Net Centric Informatics tiene conto del fatto che i computer sono connessi in rete, non è solo la parte più tecnologica delle reti - architettura e comunicazione - ma vuole anche coprire altri due aspetti fondamentali delle reti: uno, il fatto che le informazioni sono distribuite in rete e che internet sta diventando un grande sistema in cui bisogna gestire, estrarre e reperire informazioni; l'altro aspetto è l'attualità di internet, che si sta affermando come la metodologia standard per effettuare scambi commerciali ed intergire fra entità commerciali ed amministrative; stanno, così, emergendo i servizi web con cui agenzie, compagnie e uffici pubblici offrono servizi ai cittadini, i privati e altre aziende. Nella Net Centric Informatics vogliamo analizzare tutti quegli aspetti del computer che sono legati al fatto che i computer collaborano, sono connessi, condividono informazioni e offerte servizi in rete.
    Prosegue Pistore: La seconda socializzazione è la Life Sciences Informatics; il punto di partenza è che lo strumento informatico è fondamentale per molti tipi di analisi che si stanno realizzando nelle scienze della vita. Mi riferisco alla bioinformatica: con il Progetto Genoma si è visto che gli strumenti di informatica sono fondamentali per svolgere determinati studi in ambiente biologico, per catalogare e analizzare grandi quantità di dati. Si è riscontrato, inoltre, che l'informatica offre strumenti per simulare sistemi biologici, fare previsioni su determinate evoluzioni biomolecolari. Per esempio: posso capire come può comportarsi un farmaco inserito in una determinato punto di una cellula umana e, quindi, che probabilità ha un farmaco di risolvere un determinato problema. Si risponde a queste domande facendo esperimenti su cavie e una possibilità futura è di simulare questo esperimento prima di passare sugli animali; così si potrà ridurre drasticamente il numero di esperimenti fatti nel mondo reale, virtualizzandoli.
    Da un altro punto di vista, i sistemi biologici sono terribilmente complicati, è straordinario il modo in cui raggiungono l'equilibrio attraverso una sinergia fra le parti; il nostro corpo è uno strumento complicatissimo, molto di più di qualsiasi strumento o creazione dell'uomo. Perciò, un modo per creare delle metafore e nuovi modi di pensare e realizzare i sistemi informativi complessi del futuro è di studiare i meccanismi che si sono evoluti in natura per realizzare sistemi complessi e cercare di trasferirli nell'informatica. Con Life-Science Informatics vogliamo creare un ponte fra idee, meccanismi e strumenti tipici delle scienze informatiche e altre idee, altri meccanismi e altri strumenti tipici delle scienze biologiche ma anche cognitive.

    L'ultima specializzazione è quella degli Embedded Systems Informatics. I computer, ormai, non sono più solamente i desktop portatili che noi utilizziamo per risolvere problemi standard ma sono diffusi universalmente e fanno parte di qualsiasi apparato di una certa complicatezza che noi adoperiamo: nei cellulari oppure nelle automobili, ci sono vari computer che sovrintendono alle diverse funzioni di supporto alla guida, alla frenatura, al cambio. Questi computer, che non sono quelli standard che conosciamo con tastiera e monitor, svolgono funzioni delicate e si chiamano embedded systems. Questa specializzazione vuole studiare le tecniche che servono per sviluppare questi specifici sistemi. Ovviamente sviluppare software per queste strutture richiede tecniche radicalmente diverse perché, mentre noi per qualsiasi malfunzionamento dei nostri computer da casa o da lavoro possiamo tranquillamente spegnere e riaccendere, il computer sta controllando un sistema industriale non ha l'accesso diretto attraverso tastiera e non possiamo certo spegnere e riaccendere. Un altro tipo di sistemi "embedded" è quello che si rivolge al cittadino: non è più il computer nascosto nell'impianto industriale ma in un cellulare o in chiosco di informazioni turistiche, ad esempio. Anche in questo caso il tipo di interazione che uno vuole avere con il computer deve essere molto diversa, molto più "human friendly", e soprattutto il computer deve rendersi conto di qual è il contesto in cui viene utilizzato. Per esempio, il personal system che il cittadino deve utilizzare mentre si muove in un museo è sicuramente un esempio di system embedded anche se in questo caso non vuol dire inserito in un sistema industriale ma in una realtà in un museo che il cittadino va ad esplorare. (22/11/2004-S.C. - Italian Network)


    NOVE ASSEGNI DI RICERCA DALL'UNIVERSITÀ DI GENOVA

    L'Università di Genova ha pubblicato un bando per 9 assegni di ricerca rivolto a dottori di ricerca e laureati in possesso di curriculum idoneo per la collaborazione ad attività di ricerca. Il primo assegno è la ricerca intitolata "Studio e sviluppo di metodi per la rappresentazione strutturale di superfici e campi scalari". La ricerca consiste nello studio e sviluppo di metodi per la ricostruzione di superfici e per l'estrazione di informazioni strutturali da rappresentazioni di campi scalari e di oggetti solidi. L'obiettivo della ricerca consiste nel definire rappresentazioni compatte ed adatte allo sviluppo di descrizioni basate su informazioni semantiche legate allo specifico contesto applicativo. L'assegno è per laureati in Informatica con curriculum comprovante attività di ricerca nell'ambito della modellazione geometrica, della geometria computazionale e di metodi per la formalizzazione della conoscenza.
    Il secondo assegno per "Analisi della neurotossicità di farmaci antitumorali attualmente in fase di sperimentazione clinica: modelli in vitro, studi meccanicistici ed interventi farmacologici di neuroprotezione". Consiste nella messa a punto di un modello in vitro di neurotossicità da farmaci antiblastici: derivati del platino (L-Oxaliplatino) e taxani (taxolo); la valutazione della sopravvivenza neuronale in assenza ed in presenza di farmaci antiepilettici neuroprotettori, in particolare Gabapentin. La valutazione successiva dei meccanismi di neurotossicità e neuroprotezione mediante analisi dell'attività di canali ionici voltaggio-dipendenti con tecniche fluorimetriche su singola cellula. È rivolto a laureati in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche o in Farmacia o in Medicina e Chirurgia o in Scienze Biologiche con curriculum comprovante attività di ricerca scientifica nell'ambito della farmacologia preclinica.

    Il terzo progetto è intitolato "Studi di valutazione in vivo della neurotossicità di farmaci antiblastici attualmente in fase di sperimentazione clinica: analisi dei meccanismi neuropatologici e sviluppo di interventi neuroprotettivi" e consiste nella realizzazione di modelli neurofisiologici in vivo per lo studio della neurotossicità periferica di farmaci antitumorali a base di platino (L-Oxaliplatino) e dell'attività protettiva di farmaci antiepilettici oltre a registrazioni neurofisiologiche su nervo sciatico e coda di ratto in seguito a stimolazione elettrica e termica (laser): valutazione delle risposte elettrofisiologiche in seguito a diversi schemi di trattamento acuto e cronico con farmaci antiepilettici. Potranno accedere al finanziamento laureati in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche o in Farmacia o in Medicina e Chirurgia o in Scienze Biologiche con curriculum comprovante attività di ricerca scientifica nell'ambito della farmacologia preclinica.
    Nell'area disciplinare delle scienze mediche, il progetto di studio "Modulazione di proteine coinvolte nell'apoptosi di monociti umani attivati nel microambiente infiammatorio" è mirato allo studio della regolazione dell'apoptosi dei monociti umani attraverso l'analisi delle principali vie di trasduzione del segnale endocellulare e di alcuni fra i meccanismi molecolari potenzialmente responsabili dell'evoluzione della flogosi. Inoltre saranno analizzate le principali vie di regolazione della sopravvivenza/apoptosi di monociti umani quali il sistema delle caspasi, NF-kB e possibili proteine della sopravvivenza cellulare NF-kB - dipendenti. Queste vie possono rappresentare potenziali bersagli terapeutici per il controllo farmacologico della reazione infiammatoria e, a questo riguardo, verranno analizzati gli effetti di alcuni farmaci anti-infiammatori. Potranno partecipare alle selezioni laureatiin possesso di Dottorato di ricerca in discipline biologiche o chimico-farmaceutiche.

    Per l'ingegneria industriale e dell'informazione per "Studio della premiscelazione e prevaporizzazione in combustori aeronautici a bassa produzione di inquinanti", la ricerca riguarderà lo studio dei sistemi di premiscelamento e prevaporizzazione nei combustori di turbine a gas di impiego aeronautico. Nella prima fase l'attività riguarderà la messa a punto della strumentazione e delle tecniche di misura e acquisizione dati per flussi tempovarianti e per spray. Successivamente verrà approfondito lo studio sperimentale dell'aerodinamica instazionaria di bruciatori a bassa produzione di inquinanti progettati nell'ambito di progetti di Ricerca Europei. Le prove verranno effettuate con flusso bifase aria/combustibile con aria preriscaldata. Obiettivo della ricerca è individuare e comprendere i fenomeni fluidodinamici che dominano il flusso di tali innovativi sistemi di preparazione della miscela e che spesso inducono condizioni di funzionamento instabili del combustore non compatibili con l'integrità del propulsore aeronautico. Sono richiesti assegnistiin possesso di Dottorato di ricerca in Ingegneria delle Macchine a Fluido.
    Nella stessa area disciplinare il progetto "Vaporizzazione di refrigeranti alogenati in minicanali" e nasce dalla constatazione che in numerose applicazioni tecnologiche ed energetiche, si richiede l'impiego di sistemi di scambio termico evaporativi. L'obiettivo è di studiare sperimentalmente i fenomeni termofluidodinamici che si producono nell'ebollizione di nuovi fluidi refrigeranti in canali di piccolo diametro, sia a sezione circolare, sia a sezione non circolare, per circolazione naturale e forzata del fluido. In particolare si intende affiancare gli studi attualmente in corso su microcanali, andando a esplorare un campo di diametri idraulici immediatamente superiore e considerando condizioni di riscaldamento non uniforme. Il titolo di studio richiesto è Dottorato di ricerca in Fisica Tecnica.

    Per lo "Studio del comportamento fluodinamico di sistemi multifase attraverso la fluidodinamica computazionale" il progetto, a carattere prevalentemente teorico, prenderà spunto dal lavoro sperimentale già portato avanti dal gruppo di ricerca. Scopo principale di tale studio sarà quello di modellare il comportamento dei sistemi multifase, con particolare attenzione ai reattori air-lift gas-liquido e gas-liquido-solido, attraverso un software di fluidodinamica computazionale. La fluidodinamica computazionale è ormai uno degli strumenti di cui si può avvalere l'ingegneria chimica per i suoi studi. Essa è ormai normalmente utilizzata senza problemi in diversi campi. Nell'ambito del multifase bisogna, tuttavia, procedere, ancora, con particolare attenzione. E' prevista, quindi, una prima fase, in cui si vuole testare la reale capacità di tale software nel modellare correttamente questi fenomeni. A tal fine si procederà ad una serie di simulazioni che rispecchieranno le prove sperimentali già eseguite, per poter avere dei risultati da confrontare. In particolare, al variare delle condizioni operative, si vogliono studiare grandezze fisiche quali la frazione volumetrica occupata nella colonna di risalita (riser) dalla fase gas, dalla fase liquida e da quella solida, la frazione volumetrica occupata nella colonna di ritorno (downcomer) dalla fase liquida e da quella solida, la distribuzione temporale della pressione nel riser e nel downcomer, la velocità di risalita e la distribuzione del diametro delle bolle. Una volta appurata l'affidabilità di questo strumento di calcolo si potrà procedere con la simulazione di casi non facilmente riproducibili in laboratorio, che è uno degli scopi principali della fluidodinamica computazionale. Il t di studio richiesto è dottorato di ricerca in Ingegneria Chimica.
    L'ottavo assegno è per "Progettazione e sviluppo di tecniche multimodali (acustico-radio) per la localizzazione di mezzi mobili in ambito indoor". Il programma è finalizzato all'integrazione di metodologie di localizzazione basate sul calcolo del ritardo di propagazione (TOA - Time of Arrival) di segnali ultrasonici con metodologie basate su misure di attenuazione di impulsi radio o di connettività a punti di accesso wireless per stimare la posizione e gli spostamenti di mezzi mobili lenti o persone in ambito indoor con precisione desiderata inferiore al metro. Il titolo di studio richiesto è Dottorato di ricerca in Ingegneria Elettronica e Informatica
    L'ultimo assegno su "Il ruolo dei terminalisti e delle compagnie di navigazione nella logistica del container". Nel corso degli ultimi anni il mercato di linea e quello terminalistico hanno mostrato grandi cambiamenti. Il primo ha affrontato le sfide della globalizzazione che ha portato nuovi bisogni per i caricatori e margini finanziari più esigui per i trasportatori, mentre il secondo, ha sfruttato il processo di privatizzazione a livello mondiale e ha visto il progressivo coinvolgimento di società terminaliste private sempre più aggressive e dalla crescente proiezione internazionale. L'attività di ricerca tenterà, in particolare, di comprendere le criticità della gestione delle attività logistiche ai fini della realizzazione degli obiettivi di reddito a livello di gruppo.Il titolo di studio richiesto è Dottorato di ricerca in discipline logistiche-trasportistiche. (20/11/2004-S.C. - Italian Network)


    DAL CNR: AGRICOLTURA CONTRO L'EFFETTO SERRA

    L’agricoltura può giocare un importante ruolo strategico nella mitigazione dei cambiamenti globali contribuendo a diminuire le emissioni di anidride carbonica, uno dei gas responsabili dell’effetto serra.. A confermarlo sono alcune ricerche effettuate dall’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Firenze, presentate nel corso del Convegno "Cambiamenti Globali: il Mediterrano sotto pressione", organizzato dalla Commissione Italiana dell’International geosphere biosphere programme (Igbp) del Cnr e dal Wwf.

    "Per ottenere benefici ambientali dall’agricoltura", spiega Franco Miglietta dell’Ibimet-Cnr, bisogna fare in modo che la materia organica e i residui agricoli si accumulino all’interno del terreno, favorendo così l’assorbimento di CO2.
    Le tecniche da adottare garantiscono comunque una buona produzione e vanno dalle colture intercalari, che consentono al suolo di rimanere sempre ‘protetto’ da uno strato di vegetazione, ad una aratura poco profonda che riduce il contatto della materia organica con l’aria, per arrivare alla razionalizzare della fertilizzazione, oggi adoperata in eccesso, e alla migliore gestione dei residui, come le stoppie, che dovrebbero essere interrate.
    I dati dimostrano che in un terreno agricolo così trattato la sostanza organica può aumentare dell’1% all’anno e quindi ‘sequestrare’ annualmente più di una tonnellata di anidride carbonica. Una cifra che spalmata su metà della superficie agricola italiana si traduce in 46 milioni di tonnellate di CO2 assorbita, pari al 10% della emissione nazionale. Purtroppo, si tratta di tecniche poco conosciute che meriterebbero di essere incentivate per ottenere un duplice risultato: ridurre l’effetto serra e migliorare la gestione del territorio”.

    Ma come si fa a conoscere la quantità di anidride carbonica catturata dal terreno? Grazie ad un sistema composto da una rete di stazioni a terra, che misurano l’assorbimento di CO2, e dai velivoli Sky Arrows del Cnr, che integrano su scala regionale queste misure elaborate attraverso modelli matematici.
    "L’ Osservatorio Kyoto della Toscana, allestito presso l’Ibimet - aggiunge Miglietta - attualmente è impegnato nella regione per valutare quanto gli assorbimenti forestali controbilancino le emissioni industriali. Dai primi rilievi effettuati nella zona delle colline metallifere si è notato che a fronte di 33 milioni di tonnellate di CO2 emesse annualmente, il terreno già ne assorbe 10 milioni l’anno, grazie ad una estesa presenza di aree boschive”.(22/11/2004-MDC/Italian Network)


    LA ROBOTICA A SCUOLA PER LA DIDATTICA DELLE "SCIENZE ESATTE"

    Una delle esigenze principali dei programmi e dei metodi educativi correnti è l'integrazione tra la capacità di manipolazione ed impiego delle tecnologie ICT dei giovani con la teoria e lo di studio della matematica, fisica, ingegneria, informatica, e così via. Da questo assunto è partita la Scuola Nazionale di Robotica per sostenere, prima in campo europeo, e poi, italiano, la messa a punto di una sinergia fra i due ambiti poichè l'impiego della robotica a scuola può essere di grande aiuto in quanto dal punto di vista della didattica costituisce un ottimo strumento pedagogico: identifica problemi reali da risolvere; integra conoscenze teoriche e pratiche; gli studenti "mettono le mani" sugli oggetti tecnologici che devono effettivamente funzionare; favorisce l'apprendimento cooperativo.
    La robotica suscita l'interesse degli studenti per la meccanica, i circuiti elettrici, la matematica applicata, l'informatica. Favorisce lo sviluppo creativo, mediante il lavoro su problemi reali e la proposta di una svariata gamma possibile di soluzioni.

    Nel mondo anglosassone l'impiego della Robotica dal punto di vista educativo è così diffuso da aver generato, anche grazie alle attività di colossi come la Sezione Educativa della Nasa nel campo della Robotica, Lego Mind Storm ed altre società di peso, una miriade di iniziative piccole e medie che stanno costruendo uno zoccolo di capacità ed esperienze notevolissimi -nonché un business piuttosto consistente.

    Da alcuni anni, la Scuola di Robotica, in collaborazione con docenti, studenti, sostenitori ed estimatori della Robotica nella didattica, è impegnata a costruire una rete di scuole che adottino la Robotica come una piattaforma didattica per l’apprendimento di varie discipline e per lo sviluppo di capacità sia astratte che costruttive.
    Sul piano internazionale, la Scuola di Robotica ha promosso, in collaborazione con diversi partner europei, il Progetto EduRobot, approvato e finanziato dalla Commissione Europea (DG Istruzione e Cultura) nell'ambito dei Programmi Socrates Minerva, con l'obiettivo di creare un network di scuole impegnate in sperimentazione robotica a laboratorio virtuale.
    Ora l'iniziativa ha ottenuto il patrocinio anche del MIUR che ha accolto il progetto e finanzierà un network nazionale di scuole, scelte dal MIUR stesso su base regionale e secondo i vari ordini e gradi, per la sperimentazione della Robotica nella didattica.

    Nell’ambito di tale progetto pilota, Scuola di Robotica coordinerà i contenuti scientifici ed educazionali.
    Il progetto viene presentato a TED il salone delle tecnologie multimediali e delle attrezzature per la scuola, l'università e l'impresa, ( Genova 25/27 novembre 2004), dove esperti di Scuola di Robotica si avvicenderanno in lezioni a modulo che si terranno, gratuitamente, ogni giorno del Ted; sarà aperto il Forum della Robotica; sarà realizzata un'Indagine Conoscitiva tra le scuole italiane sull'impiego della Robotica nella didattica.

    Nel mondo anglosassone l'impiego della Robotica dal punto di vista educativo è così diffuso da aver generato, anche grazie alle attività di colossi come la Sezione Educativa della Nasa nel campo della Robotica, Lego Mind Storm ed altre società di peso, una miriade di iniziative piccole e medie che stanno costruendo uno zoccolo di capacità ed esperienze notevolissimi -nonché un business piuttosto consistente.

    Per ulteriori informazioni: http://www.ted-online.it/portal/template/viewTemplate?templateId=oqbs9b5nd2_layout_djx5ft5ndc.psml , oppure Scuola di Robotica C.P. 4124 - P.za Monastero, 4, 16149 Genova, Italia Tel. 348 09 61 616, info@scuoladirobotica.it, www.scuoladirobotica.it.(22/11/2004-Italian Network)


    ITALIA/CANADA: "LEADERS OF TOMORROW - A COLLOQUIO CON IL PROF.MICHELE MOSCA (IQC/UNIVERSITA' DI WATERLOO)

    Del premio "Leaders of Tomorrow", istituito dal Partnership Group for Science and Engineering (PAGSE), un'associazione informale di organizzazioni nazionali canadesi attive nel campo della scienza e della tecnologia che svolge un'efficace azione di promozione della ricerca scientifica e tecnologica organizzando,ne abbiamo parlato la scorsa settimana sottolineando come in questa edizione il premio sia stato assegnato anche due italiani di seconda generazione in Canada, i Professori Michele Mosca e Colombo Bolognesi, segnalati dall'Addetto Scientifico dell'Ambasciata il quale, nel congratularsi con i Professori Mosca e Bolognesi, ha sottolineato come essi costituiscano un ottimo esempio del dinamismo della comunità di origine italiana e del suo inserimento nella società canadese.

    Italian Network ha contattato il Prof. Michele Mosca, Vice Direttore dell'Istituto di Informatica Quantistica (Quantum Computing) presso l'Università di Waterloo, per approfondire con lui il suo impegno professionale ed i legami con l'Italia e con la ricerca scientifica italiana.

    MOSCA:- Dal punto di vita personale, ritorno una volta l'anno in Italia per visitare i parenti, zii, cugini e nonni. Dal punto di vista professionale, invece, ho una collaborazione in corso con la prof.ssa Chiara Macchiavello ed il professore Mauro D'Ariano del Dipartimento di Fisica Alessandro Volta di Pavia.
    Stiamo lavorando sul problema della stima ottimale delle rotazioni delle fasi dei quanti in un computer quantico. Mi sono recato a Pavia diverse volte e spero possa continuare a collaborare con questo gruppo. Ho anche partecipato ad un workshop organizzato lì quest'anno. Inoltre, ho visitato l'ISI a Torino diverse volte negli anni Novanta, lì infatti si svolgono diversi convegni riguardanti la quantistica computazionale. Manco da alcuni anni a questi appuntamenti ma Paolo Zanardi, uno dei responsabili dell'organizzazione dei convegni mi ha fatto visita recentemente. Inoltre, ho partecipato alla terza conferenza del Programma ESF - Quantum Information Theory and Quantum Computing ADVANCES IN QUANTUM INFORMATION PROCESSING: FROM THEORY TO EXPERIMENT ad Erice nel 2003.

    D,-Il premio ottenuto recentemente, crede che possa incentivare la collaborazione fra Lei, il suo staff ed i colleghi che lavorano in Italia?

    MOSCA:-Non credo che possa aiutare anche perché non ci sono risorse legate a questo premio. In passato, alcuni riconoscimenti che ho ottenuto (Canada Research Chair, ndr) hanno facilitato il contatto con colleghi italiani. Alcuni istituti con cui lavoro come l'IQC ed il Perimeter Institute hanno riservato fondi di ricerca per lo scambio di ricercatori: molti provengono dall'Italia e molte volte miei colleghi sono andati in Italia.

    D.-Sarebbe disposto a lavorare in Italia? E,se sì, a quali condizioni?

    MOSCA:-Sinceramente nel breve e medio periodo non ho alcuna intenzione di venire a lavorare in Italia. Ciò è dovuto a vari ostacoli che non incentivano certo il lavoro.

    D.-Il premio da Lei ricevuto, sembra dimostrare una notevole dinamicità ed integrazione della comunità italiana in Canada, è vero? Quali sono i momenti che lei giudica più importanti per favorire questa integrazione e dinamicità?

    MOSCA:-Sono cresciuto in Canada, ed ho percorso tutto il sistema scolastico ed educativo canadese. Ho avuto il mio dottorato a Oxford. Non ci sono mai stati ostacoli alla mia integrazione nel sistema canadese. Il Canada è un paese multietnico e multiculturale, con milioni di persone di origini italiana ma provenienti anche da altre nazioni. C'è molta apertura verso le persone non canadesi con la possibilità di accedere a qualsiasi posizione sociale e professionale. Questa apertura è da sempre una delle forze e delle risorse del Canada. Molti degli italiani emigrati nel corso del XX secolo erano dei semplici operai ma hanno avuto l'opportunità di far crescere e studiare i loro figli. Così oggi è possibile trovare italiani di I° o II° generazione ai livelli più alti del sistema educativo.

    Come saprà l'Italia da qualche anno sta cercando di creare una rete internazionale che unisca gli italiani all'estero. Come giudica tale iniziativa ed ha qualche suggerimento in proposito ?

    MOSCA:-Sinceramente non sono a conoscenza di queste iniziative. Tuttavia, ritengo che una maggiore integrazione con la comunità internazionale dei ricercatori possa solo portare dei benefici. Inoltre, offrire l'opportunità agli studenti italiani di viaggiare ed entrare in contatto con la vita ed il lavoro al di fuori del loro paese li metterà in grado di competere in un'economia globale.

    Michele Mosca è fra i ricercatori all'avanguardia nello sviluppo di metodologie per la realizzazione di un computer quantistico di grandi dimensioni. Si tratta di uno strumento estremamente potente, in quanto capace di operare al livello atomico in cui le particelle di materia coesistono allo stesso tempo in più configurazioni, che potrebbe rivoluzionare l'informatica e le telecomunicazioni. (15/11/2004-S.C. - Italian Network)


    FRANCO GASPARI, RICERCATORE E NEO PRESIDENTE DEL COMITATO PRESIDENTI DEI COMITES CANEDESI:""FONDAMENTALE COLLEGARE I RICERCATORI"

    Italian Network ha incontrato il nuovo presidente del Comitato dei Presidenti dei Comites canadesi, il Prof. Franco Gaspari per fare il punto sulla collaborazione tra ricercatori italiani in Canade ed i loro colleghi in Italia.

    D.- Come è nato e come si è sviluppato il suo impegno nei comites?

    GASPARI: -Circa10 anni fa fui contattato dal presidente della commissione Scuola e Cultura del Comites di allora. Confesso che al tempo non conoscevo il ruolo dei Comites all'estero, ma ero interessato a un coinvolgimento attivo per la comunità italo-canadese. L'esistenza della commissione Scuola e Cultura forniva un punto di partenza ideale. Circa tre anni dopo fui eletto presidente della suddetta commissione, e mi occupai tra l'altro di organizzare una serie di conferenze su Antonio Meucci condotte dal prof. Basilio Catania (tema scottante in Canada in quanto Bell è considerato canadese), e una conferenza sui temi scientifici a cui mi dedicavo al tempo cui parteciparono l'università di Toronto, il Politecnico di Torino, il CNR di Bologna e altri istituti di ricerca tenutasi a Toronto. L'organizzazione di tale conferenza fu resa possibile grazie anche all'appoggio dell'ambasciata italiana nella persona dell'attach scientifico.

    D.-Qual è il livello di integrazione della comunità italiana in Canada?

    GASPARI:Altissimo. La comunità italiana in Canada ha raggiunto ruoli di prominenza in campo politico ed economico sia a livello federale che provinciale, conquistando anche ministeri importanti. Credo sia importante sottolineare per che la comunità italiana in Canada è anche molto legata all'Italia e ha un occhio più attento ai problemi della madre patria, a differenza per esempio di quella che vive negli Stati Uniti. Le ragioni sono molteplici e vanno da un'emigrazione più recente e "culturalmente" avanzata, a una politica locale che ha rifiutato il concetto del "melting pot" americano rivalutando le varie culture cosiddette etniche (il famoso multiculturalismo di Pierre Trudeau) .

    D.-Cosa può dirci dell'emigrazione scientifica italiana in Canada?

    GASPARI:Devo dire che fui molto sorpreso un paio di anni fa quando, grazie a uno studio condotto dall'attachè scientifico dell'ambasciata, appresi che il numero di ricercatori italiani in Canada era particolarmente elevato. Tuttavia, bisogna dire che il punto in comune di tutti è che tale scelta è sempre stata personale, senza coinvolgere alcun programma di collaborazione tra i due paesi, e va dai campi della fisica (il mio) a quello della medicina, dell'economia, chimica ecc. .

    D.-Quali saranno i suoi obiettivi in qualità di neopresidente?

    GASPARI:A livello comunitario siamo impegnati in questo momento in una opera tesa ad ottenere il segnale Rai International qui in Canada e a far sì che il governo canadese dia il nulla osta alle elezioni politiche del 2006 (qui in Canada esiste una situazione anomala rispetto ad altri paesi del mondo). Per quanto riguarda l'aspetto scientifico, credo sia importante approfittare del fatto che l'accordo bilaterale Italia-Canada dovrà essere rinnovato l'anno prossimo. Intendo dare il mio contributo perché in questo accordo vengano affrontati i temi della collaborazione scientifica sotto tutti gli aspetti, dagli accordi tra università, agli scambi di studenti, professori e ricercatori, al finanziamento di ricerche congiunte.

    D.-Qual'è la sua opinione sui rapporti scientifici tra Italia e Canada?

    GASPARI:Non credo ci sia un programma di collaborazione efficace nonostante le enormi potenzialità. Quali sono i settori scientifici su cui si può intavolare un dialogo?

    GASPARI:Medicina, genetica, energie alternative, ma senza escludere nulla.

    D.-Quali potrebbero essere i "sensi di marcia" di questo dialogo? ovvero: in cosa l'Italia può aiutare il Canada, e viceversa?

    GASPARI:Credo non ci sia alcun dubbio che il livello di preparazione in Italia non sia secondo a nessuno, soprattutto a livello teorico. In alcuni casi (vedi genetica) siamo all'avanguardia anche a livello sperimentale, ma una triste realtà che fare ricerca seria in Italia difficile. Non mi dilungo sulle cause, ma certamente il senso di una collaborazione scientifica va trovato nelle risorse che un paese può fornire all'altro. Credo che si tratti di stabilire protocolli di intesa che aiutino ricercatori italiani a fare ricerca in Canada su programmi comuni, anche importante che i due paesi integrino ci che funziona nell'altro (per esempio, sarebbe interessante se l'Italia esaminasse i modi di finanziare e di organizzare la ricerca in Canada e li adattasse alla propria realtà) .

    D.-A questo punto, come incentivare la cooperazione bilaterale?

    GASPARI:Credo che si debba partire dalle singole università, formare protocolli d'intesa che portino per esempio a lauree congiunte, scambi, ecc. Una volta stabilite queste collaborazioni sarebbe pi facile rivolgersi ai governi per chiedere facilitazioni e un coinvolgimento più generale.

    D.-Mi può parlare del suo lavoro scientifico e la sua storia personale e professionale?

    GASPARI:Mi sono laureato in Fisica all'università di Bologna. Ho poi conseguito il Master e il Ph.D. (dottorato) all'università di Toronto. Mi fu subito offerto di continuare a lavorare per la suddetta università come ricercatore al dipartimento di Ingegneria Elettronica e di Informatica, posizione che poi ha incluso il ruolo di assistente professore in Fisica. Il mio campo di ricerca è quello dei semiconduttori, energie alternative (in particolar modo energia solare).
    L'anno scorso sono stato chiamato dall'università dell'Ontario, Institute of Technology, dove mi occupo di sviluppare un programma di ricerca (si tratta di una università appena fondata) e di insegnare varie materie di fisica. Confesso che quando venni in Canada per conseguire in Ph.D. (tale titolo non esisteva allora in Italia, e tuttora il dottorato non è paragonabile a quello che si conferisce nel Nord America) avevo intenzione di tornare in Italia. Tuttavia mi resi subito conto che perdere i "contatti" con l'Italia aveva reso impossibile qualunque possibilità di ritorno- almeno nel mio campo.

    D.- Quali sono i suoi attuali legami con l'Italia, soprattutto al punto di vista professionale? Ha legami con ricercatori italiani? Ha svolto in passato ricerche con centri italiani o ha in programma di farlo in un prossimo futuro?

    GASPARI:Come ho accennato prima, in passato ho aperto contatti anche di collaborazione scientifica con il Politecnico di Torino e il CNR di Bologna, ed sono stato invitato a convegni in Italia organizzati da loro. Al momento tali contatti sono a livello personale, dato che i protocolli burocratici rendono molto difficile una collaborazione scientifica seria. Ho certamente intenzione in futuro di stabilire un programma di ricerca congiunto, se si creeranno le condizioni giuste.

    D.-Sarebbe disposto a venire in lavorare in Italia? Se sì, a quali condizioni?

    GASPARI:Sarei certamente disposto, anche a condizioni economiche inferiori, se mi fosse garantita la possibilità di fare ricerca come qui in Canada. Ho testimonianze di colleghi che hanno fatto questo passo, che mi dicono che purtroppo non riescono a combinare nulla a causa della macchina burocratica e della mancanza di fondi.

    D.-Come saprà l'Italia, da qualche anno, sta cercando di creare una rete internazionale che unisco gli italiani all'estero. Come giudica tale iniziativa ed ha qualche suggerimento affinchè possa essere un'attività di una qualche utilità per il sistema paese italiano?

    GASPARI:Sono stato chiamato a suo tempo a partecipare al convegno degli scienziati italiani all'estero organizzato dal Ministero degli Italiani nel Mondo, ed ero presente quando partì l'idea di questa rete. Nelle discussioni seguenti espressi i miei dubbi non tanto sull'idea, ma sul come si intendesse renderla efficace. Bisogna chiedersi quale è lo scopo di tale rete: stabilire semplicemente una base dati che può essere consultata per vedere se ci siano possibilità di collaborazione tra i vari scienziati (il che sarebbe positivo per i ricercatori, ma non tanto per l'Italia)? O perchè l'Italia possa scegliere consulenti che possano fare da tramite per stabilire protocolli di ricerca con i paesi in cui lavorano (ma in questo caso saremmo limitati solo nel campo di ricerca del consulente?)?
    Un'altra applicazione (che ritengo abbia i suoi vantaggi) sarebbe quella di stabilire un "pool" di esperti, teoricamente al di sopra delle parti, che possa giudicare indipendentemente richieste di fondi, o dare opinioni sui programmi di ricerca. Sarebbe anche possibile che un gruppo di ricerca italiano possa stabilire contatti con una controparte che si occupi della stessa ricerca all'estero, ma bisogna sempre ricordarsi che una vera collaborazione necessita di finanziamenti e accordi che vanno al di là del semplice contatto.(15/11/2004-S.C. - Italian Network)


    982 PROGETTI UNIVERSITARI PER 137 MILIONI DI EURO FINANZIATI DAL MIUR

    Sono 982 i progetti di ricerca finanziati dal MIUR per un totale di 137 milioni di euro nell'esercizio finanziario 2004.

    Abbiamo concentrato le risorse - haspiegato il Ministro Letizia Moratti - su progetti liberamente proposti e realmente di rilevante interesse nazionale, evitando di disperderle in finanziamenti a pioggia. Vorrei inoltre sottolineare come prevalgano le assegnazioni a progetti delle aree scientifiche, in particolare all'area medica e biologica. Ciò sta a dimostrare la consapevolezza della comunità scientifica sul ruolo che la ricerca può svolgere nel campo della salute e della qualità della vita".

    In testa nella classifica delle assegnazioni si registrano le Scienze mediche (176 progetti-per 26.953.00 euro assegnati; Scienze biologiche (124 progetti per 17.669.000 euro); Scienze chimiche (63 progetti per 15.558.000); Ingegneria industriale e dell'informazione (90 progetti per 13.981.000 euro); Scienze fisiche (61 progetti per.10 639.000 euro). Seguono Ingegneria civile e Architettura (50 progetti); Scienze agrarie e veterinarie (81 progetti); Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, 66 progetti e 6.565.000 euro; Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche (47 progetti); Scienze matematiche e informatiche (33 progetti) e, infine, Scienze giuridiche (59 progetti), Scienze economiche e statistiche (54 progetti), Scienze politiche e sociali (42 progetti) e Scienze della terra (36 progetti).

    I progetti finanziati sono coordinati da altrettanti docenti responsabili scientifici a livello nazionale, i quali si avvalgono della collaborazione di due o più unità locali appartenenti ad altre università e coinvolgono oltre 20.000 ricercatori.
    Le Università con un numero di coordinatori scientifici nazionali superiore a 20 sono nell'ordine: Roma "La Sapienza" e Napoli "Federico II" (69 coordinatori ciascuna), Padova (54), Firenze (48), Pisa (46), Milano Statale (44), Bologna (42), Pavia (33), Napoli Seconda Università (29), Genova (28), Perugia e Trieste (24 ciascuna), Bari, Palermo e Torino (23 ciascuna), Milano Politecnico (21).(15/11/2004-C.M./Italian Network)


    UNA SETTIMANA DI ESPERIMENTI "FREE" AL CENTRO DI DATAZIONE E DIAGNOSTICA DELL'UNIVERSITA' DI LECCE

    Per una settimana, dall'8 al 13 novembre 2004, il Centro di Datazione e Diagnostica dell'Università di Lecce (CEDAD) è rimasto aperto a tutti coloro che avevano interesse ad effettuare esperimenti con le tecniche nucleari RBS, PIXE, PIGE, Channeling, AMS, impiantazione ionica alla presenza dei professor Guy Demortier, fondatore del Centro LARN in Belgio, e il professor Arpad Kiss direttore del Centro ATOMKI in Ungheria.
    Altri esperimenti con esperti internazionali provenienti dall'Australia, Belgio, Canada, Francia, Germania, Inghilterra, Israele, Malta, Nuova Zelanda, Olanda, Singapore, Spagna, Ungheria, si succederanno invece nei prossimi mesi.
    Gli scienziati hanno affrontato temi riguardanti la datazione con tecniche ottiche e nucleari, la diagnostica non distruttiva dei materiali, l'inquinamento e il patrimonio culturale, gli effetti antropogenici sull'ambiente, le applicazioni della spettrometria di massa con acceleratore per lo studio del patrimonio culturale, l'ambiente, la droga e il bioterrorismo.

    Il Ce.Da.D è il primo Centro italiano dedicato allo sviluppo ed all'applicazione di avanzate metodologie ottiche e nucleari per lo studio del patrimonio culturale. È l'unico laboratorio in Italia ed in tutto il Mediterraneo a disporre di un acceleratore di particelle di ultima generazione dedicato alla datazione con il metodo del radiocarbonio mediante la tecnica della spettrometria di massa con acceleratore e all'analisi mediante fasci di particelle per lo studio dei beni culturali, effettuandone l´indagine diagnostica con tecniche nucleari. Questo significa che reperti archeologici e artistici antichi fino a 55-60 mila anni vengono datati in pochi minuti analizzando un solo milligrammo di carbonio.

    Il laboratorio, diretto dal professor Lucio Calcagnile, utilizza la stessa tecnica che nel 1989 consentì ai laboratori di Oxford, Zurigo e Tucson di datare la Sacra Sindone.
    I campi di ricerca che utilizzano il radiocarbonio come marker sono tanti: non si limitano al patrimonio culturale, ma comprendono Scienze Ambientali, Geologia, Medicina Legale, Biologia, Scienza dei Materiali. Il CEDAD effettua anche analisi dei materiali con tecniche nucleari non distruttive, determinando la composizione e la provenienza dei manufatti.

    Le indagini che si realizzano in questo laboratorio non forniscono solo, quindi, la datazione ed autenticazione di reperti archeologici e beni artistici, una guida per il restauro, la possibilità di risalire alla provenienza degli oggetti attraverso la loro composizione, la conoscenza della tecnica artistica utilizzata dal pittore, l'identificazione di tratti sottostanti allo stato pittorico visibile ad occhio nudo, le variazioni nella composizione dell'opera artistica rispetto alla versione finale, ma permettono anche di analizzare gli inquinanti atmosferici o ambientali attraverso i componenti di polveri sottili. In ambito ambientale, poi, le facilities del CeDaD consentono di conoscere le variazioni della concentrazione di radiocarbonio nell'ambiente per studiare l'attività dell'uomo ed i cambiamenti climatici globali. Misurando il radiocarbonio presente negli anelli di accrescimento degli alberi (Bomb Peak), - inoltre, si è analizzato l'effetto indotto nell'atmosfera del Salento dagli esperimenti nucleari segreti condotti nell'immediato dopoguerra.

    CEDAD - Centro di Datazione e Diagnostica - Dipartimento di Ingegneria dell' Innovazione è insediato presso l' Università degli Studi di Lecce c/o Cittadella della Ricerca SS. 7 Km. 7+300 72100 Brindisi - web: www.cedad.unile.it Tel. +39 0831.507372 - Fax. +39 0831.507408.(15/11/2004-Italian Network)


    E' NATA LA "SEZIONE GIOVANI" DELLA SOCIETA' GEOLOGICA ITALIANA

    E' nata la "sezione giovani" della Società Geologica Italiana, la più antica associazione scientifica italiana nel settore delle Scienze della Terra.
    La sua presentazione pubblica avverrà il 19 novembre 2004 a Botticino (BS) (ore 14:30 al Centro Lucia (via Longhetta Botticino -BS-) nel corso del Convegno "Area Marmifera del Botticino: Sviluppo Minerario e risanamento territoriale", organizzato dalla Fillea di Brescia, al quale prenderà parte il Presidente della Società Geologica Italiana, Prof. Uberto Crescenti.

    La Società Geologica Italiana fu fondata nel 1881 in occasione della seconda edizione del Congresso mondiale di Geologia, ed eletta Ente morale nel 1885.
    A più di un secolo, nel 2004, il Congresso mondiale di geologia (I.G.C.- Firenze Agosto - 2004) torna in Italia e viene costituita la "Sezione Giovani" della Società Geologica Italiana. Una coincidenza emblematica che sottolinea un appuntamento importante per la comunità scientifica e professionale italiana.

    La costituzione della Sezione Giovani si pone infatti come un importante testimonianza della voglia di progresso e di attualità della geologia in Italia.
    La nuova iniziativa, che parte da un gruppo di giovani, vuole rappresentare, infatti, un’occasione di stimolo per le discipline geologiche nel nostro Paese, ricordandone l’importanza per tutta la società.

    La Sezione Giovani nasce in un momento in cui sempre più la "geologia" assume un ruolo primario, anche se troppo spesso sottovalutato, dal punto di vista scientifico e applicativo nello studio e nella risoluzione delle emergenze territoriali (ad esempio dissesti idrogeologici quali alluvioni, frane; eventi sismici, eruzioni vulcaniche, bonifiche), ma anche nella pianificazione ordinaria e, nel contesto europeo e mondiale, nei grandi dibattiti internazionali su cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile.

    La Sezione Giovani si rivolge ai geologi con meno di 38 anni e quanti altri per studio, ricerca o professione si occupino di Scienze della Terra e dell'Ambiente Terrestre.
    L'iscrizione è aperta anche agli studenti, suddivisi in un'apposita categoria.

    La Sezione Giovani vuole offrire, in sostanza, un' occasione di un confronto a livello nazionale, coinvolgendo una fascia di persone molto spesso rimasta a margine della discussione su ruolo e progressi della geologia, ma che, invece, dovrebbe partecipare in quanto direttamente interessata.
    In particolare, intende promuovere il dibattito sulle Scienze della Terra e dell'Ambiente Terrestre e la conoscenza e lo studio dei problemi geologici.
    Tra i suoi obiettivi vi è la collaborazione con ogni altro ente ed associazione, pubblica e privata, italiana ed estera per il raggiungimento degli scopi sociali che si prefigge, ossia il progresso della Geologia nei suoi aspetti teorici ed applicativi.

    Notizie sulla Sezione sono reperibili al sito Internet www.giovanigeologi.it oppure e mail: [david.govoni@giovanigeologi.it].(15/11/2004-Italian Network)


    DUE RICERCATORI ITALIANI TRA I VINCITORI DEL PREMIO EUROPEO MARIE CURIE 2004

    Sono Benedetta Ciardi e Stefano Zapperi, i due ricercatori italiani che hanno vinto l'edizione 2004 del Premio "Marie Curie" della Commissione Europea. Due su cinque, i quali hanno ricevuto sovvenzioni fino a 50 mila euro quale riconoscimento dell'eccellenza raggiunta usufruendo di strumenti di sostegno comunitario.
    I premi sono finalizzati a imprimere slancio alla loro carriera contribuendo a farli conoscere a livello internazionale.
    Benedetta Ciardi ha vinto il Marie Curie per la sua attività sugli effetti delle radiazioni delle prime stelle sui diversi gas presenti nell'universo e sul processo di formazione delle galassie.
    Stefano Zapperi per le sue indagini sulle "valanghe interne" e il crepitio in diversi materiali.

    "L'Unione europea possiede alcuni tra i migliori scienziati del mondo: dobbiamo riconoscere la loro eccellenza", ha commentato il Commissario europeo per la Ricerca Louis Michel, consegnando i premi a Varsavia. In questo senso i premi Marie Curie danno un contributo dimostrando come brillanti ricercatori europei, che hanno sfruttato al meglio le nostre borse di mobilità acquisendo e condividendo delle conoscenze, siano in grado di raggiungere risultati notevoli".(15/11/2004-Italian Network)


    COLLABORAZIONE PUBBLICO/PRIVATO IN PUGLIA: UNA INIZIATIVA SALVAVITA CON I SERVIZI DI TELECARDIOLOGIA SULLE AMBULANZE

    Ha già ricevuto apprezzamenti e richieste di collaborazione dal San Raffaele di Milano e punta a diventare un gioiello in campo internazionale il servizio di Telecardiologia (il progetto Leonardo) attivato in Puglia sulle 134 ambulanze che in circa un mese hanno salvato la vita a decine di pazienti affetti da infarto.
    Cifre che la dicono lunga sul passo in avanti che la Regione, con il supporto finanziario della Pfizer, ha compiuto per innalzare la capacità tecnologica dei mezzi sanitari nel primo soccorso.
    Un servizio che ha già, consentito di salvare 251 vite risparmiando ricoveri inutili ad altre 550 persone che si sono rivolte al 118, come ha rilevato il presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, insieme allo staff medico e alla direzione dell'Ares.

    "Un'iniziativa valida", - ha detto Fitto - "compiuta in tempi brevi, operante al meglio e partita dal nulla".
    La telecardiologia, infatti, grazie ad un apparecchio che trasmette l'elettrocardiogramma dall'ambulanza direttamente ai cardiologi della centrale operativa consente un'immediata diagnosi del paziente e della sua sintomatologia, individuando i casi di infarto. Mira, perciò, a ridurre significativamente la mortalità da infarto accorciando la fase di pre-ospedalizzazione.

    Nei primi trenta giorni dell'innovativo servizio Bari e Lecce sono state le province che hanno richiesto il maggior numero di interventi, rispettivamente il 33% e il 32% del totale. Seguite da Taranto con il 15%, Foggia con il 14% e Brindisi con il 6%.
    "Tutta l'organizzazione" - ha affermato il professor Italo De Luca, direttore servizio di cardiologia del Policlinico di Bari - "mira ad affrontare, nel più breve tempo possibile, patologie cardiache acute. Trenta minuti sono già tanti, perché l'intervento precoce risparmia quantità di muscolo cardiaco che muore sotto i colpi dell'infarto".

    Grazie alla telecardiologia nel primo mese sono stati individuati tempestivamente 48 infarti, 87 aritmie minacciose e 116 ischemie. Dati importanti che si commentano da soli.(15/11/2004-C.M./Italian Network)


    PROGETTI PER COMBATTERE I DISORDINI ALIMENTARI PROMOSSI DALL'ANSISA. IN ITALIA IL 36% DEI RAGAZZI E' OBESO

    L'obesità è oggi sempre più una vera e propria epidemia con costi sociali e sanitari imponenti. Il nostro paese sta rapidamente raggiungendo, per quanto attiene gli adulti, una incidenza dell'obesità simile ai paesi anglosassoni che, sino a pochi anni fa, ci sopravanzavano in modo evidente.
    Per gli adolescenti invece l'Italia presenta una incidenza di problemi di peso (36% di ragazzi obesi) che è la più elevata in Europa, triste primato che deve spingerci ad attivare il più rapidamente possibile tutti gli strumenti per una valida prevenzione.

    L'ANSISA promuoverà il 27 novembre a Milano un convegno cui partecipa il dr. Paolo Marconi, referente nazionale Ansisa per l'educazione alimentare a scuola, che presenterà il "Metodo ANSISA per l'Educazione Alimentare a Scuola", strumento innovativo e completo per una corretta comunicazione ed educazione nutrizionale coinvolgendo in modo sinergico insegnanti, studenti, familiari e quanti interessati a questo tema nella scuola.

    Un secondo progetto lanciato dall'ANSISA, prevede il protocollo "Argonauta" con il coinvolgimento dei medici di Medicina generale e degli Specialisti in Nutrizione, per la prevenzione primaria e secondaria della Sindrome Metabolica, grave fattore di rischio per la mortalità cardiovascolare particolarmente frequente nei soggetti obesi o sovrappeso.

    Il convegno oltre ad essere un momento di formazione sarà anche l'occasione per lo svolgimento dell'assemblea generale dei soci, con il previsto rinnovo delle cariche sociali.

    Per accreditarsi o per qualsiasi ulteriore informazione rivolgersi al numero 02 6436788 oppure consultare il sito www.ansisa.it.(15/11/2004-Italian Network)


    DUE RICERCATORI ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE FRA I "LEADERS OF TOMORROW" IN CANADA

    Si e' svolta a Ottawa presso il Parlamento Federale Canadese la cerimonia di premiazione dei "Leaders of Tomorrow", brillanti giovani scienziati canadesi che - come recita la motivazione del premio - costituiscono un esempio ed un modello da seguire in virtu' della loro tenacia e curiosita' scientifica, della loro passione ed entusiamo per la ricerca, della loro capacita' di perseguire e raggiungere risultati.
    "Il premio "Leaders of Tomorrow" - spiega l'Addetto Scientifico presso l'Ambasciata d'Italia in Canada, Dr. Giuseppe Martini - e' istituito dal Partnership Group for Science and Engineering (PAGSE), un'associazione informale di organizzazioni nazionali canadesi attive nel campo della scienza e della tecnologia che svolge un'efficace azione di promozione della ricerca scientifica e tecnologica organizzando, fra l'altro, una serie regolare di incontri presso il Parlamento Federale con la partecipazione di ricercatori e parlamentari".
    La prolusione alla cerimonia e' stata pronunciata dal Dott. Eliot A. Philipson, Presidente della Canadian Foundation for Innovation, l'organismo creato dal governo canadese nel 1997 per finanziare infrastrutture di ricerca.

    Fra i "Leaders of Tomorrow" di quest'anno anche due italiani di seconda generazione in Canada, i Professori Michele Mosca e Colombo Bolognesi. Era presente alla cerimonia l'Addetto Scientifico dell'Ambasciata il quale, nel congratularsi con i Professori Mosca e Bolognesi, ha sottolineato come essi costituiscano un ottimo esempio del dinamismo della comunita' di origine italiana e del suo inserimento nella societa' canadese.

    Il Prof. Michele Mosca, Vice Direttore dell'Istituto di Informatica Quantistica (Quantum Computing) presso l'Universita' di Waterloo, e' fra i ricercatori all'avanguardia nello sviluppo di metodologie per la realizzazione di un computer quantistico di grandi dimensioni. Si tratta di uno strumento estremamente potente, in quanto capace di operare al livello atomico in cui le particelle di materia coesistono allo stesso tempo in piu' configurazioni, che potrebbe rivoluzionare l'informatica e le telecomunicazioni.

    Il Prof. Colombo R. Bolognesi e' Direttore e fondatore del Laboratorio sui Dispositivi a Semiconduttori dell'Universita' Simon Fraser di Vancouver. Dopo avere ottenuto il Dottorato all'Universita' di Calfornia a Santa Barbara sotto la direzione del Premio Nobel per la Fisica Prof. Herbert Kroemer e successivamente lavorato per un anno presso la Nortel, il Professor Bolognesi si e' trasferito presso l'Universita' Simon Fraser dove ha iniziato le sue ricerche con il sostegno del British Columbia Science and Technology Fund. Nel 2001 la sua equipe ha messo a punto un metodo di fabbricazione dei semiconduttori in grado di realizzare il transistor bipolare piu' veloce al mondo, capace cioe' di effettuare 300 miliardi di inversioni al secondo.(8.11.2004- Italian Network)


    GIORNATE DELLA COOPERAZIONE ITALIANA ALLO SVILUPPO

    I PROGRAMMI PER LA COOPERAZIONE RIVOLTI AI GIOVANI REALIZZATI DALLE NAZIONI UNITE - A COLLOQUIO CON IL DIRETTORE DELLA SEDE DI ROMA, GHERARDO CASINI

    Sono da poco scaduti i bandi per il Programma di Internship, Fellowship Programme ed i Programmi Junior Professional Officer finanziati dal Governo italiano in collaborazione con United Nations Volunteers (UNV) con la collaborazione dell'Ufficio Risorse Umane per la Cooperazione Internazionale del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (HRIC/UNDESA).
    I progetti erano rivolti a giovani laureati di svolgere tirocini e all'estero e perfezionare la propria preparazione contestualmente contribuire allo sviluppo di aree disagiate del mondo. Italian Network ne ha parlato con il dr. Gherardo Casini, che dirige l'ufficio italiano dell'UNDESA.

    Dr. Casini, come si inseriscono nelle attività della cooperazione del suo ufficio i programmi per i giovani interessati a una carriera internazionale sponsorizzati dal Ministero degli Affari Esteri italiano e intrapresi con l'Italia?

    CASINI: Il Programma Esperti Associati e Giovani Funzionari delle Organizzazioni Internazionali, conosciuto anche come Programma JPO, è un'iniziativa di cooperazione tecnica multilaterale finanziata dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri che permette a cittadini italiani in possesso di un titolo di laurea e che non abbiano superato i 30 anni di età - 33 per i laureati in medicina e chirurgia - di compiere un'esperienza formativa e professionale nelle organizzazioni internazionali per un periodo di due anni.
    Il Programma trae origine da una risoluzione del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) emanata nel 1961, con la quale veniva approvata ed incoraggiata la collaborazione di personale volontario - su finanziamento del paese d'origine - alla realizzazione di iniziative e programmi di cooperazione allo sviluppo. L'adesione italiana a tale iniziativa, avvenuta nella metà degli anni settanta, ha assunto negli anni la configurazione di un vero e proprio Programma, con una partecipazione estesa al Segretariato delle Nazioni Unite e relativi organi, a numerose agenzie specializzate del sistema ONU e ad altre organizzazioni internazionali con cui il governo italiano ha stipulato accordi specifici.

    Oltre all'Italia, ci sono altri Stati Membri delle Nazioni Unite che hanno istituito Programmi per Esperti Associati e Giovani Funzionari, e che a livello di Segretariato delle Nazioni Unite fanno riferimento per il coordinamento all'Associate Expert Programme of the United Nations. Sono: Australia, Austria, Belgio, Canada, Corea, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera. Inoltre, si è recentemente associata all'Associate Expert Programme anche l'Agenzia Internazionale per la Francofonia.

    Gli esperti associati ed i giovani funzionari italiani sono stati, fino ad oggi 1252, dei quali 120 stanno tuttora svolgendo il loro servizio in più di 30 paesi. Inoltre, in questi anni, il governo italiano ha offerto a 45 cittadini provenienti da paesi in via di sviluppo la possibilità di beneficiare di questa iniziativa.

    D.-Quali sono gli obiettivi del programma?

    CASINI: Lo scopo è duplice. Da una parte, l'Italia si è proposta di offrire un contributo al rafforzamento delle capacità operative delle Organizzazioni Internazionali associando giovani funzionari di comprovata professionalità ad iniziative di sviluppo, dall'altra ha consentito a giovani interessati alle carriere internazionali di compiere rilevanti esperienze professionali che, consolidandone il curriculum, hanno favorito il loro reclutamento nelle organizzazioni stesse o in ambito internazionale. Sulla base di un accordo del governo italiano con il Segretariato delle Nazioni Unite, il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali, attraverso l'ufficio che dirigo, ha ricevuto l'incarico di svolgere dal 1993, in stretta collaborazione con la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, le attività di informazione sul Programma, la raccolta e la pre-selezione delle candidature (circa 3500 ogni anno), l'organizzazione delle selezione e l'orientamento all'incarico. La selezione finale dei candidati per mezzo di interviste è rimasta comunque responsabilità esclusiva delle Organizzazioni Internazionali alle quali l'Italia assegna esperti associati e giovani funzionari. Tali interviste si svolgono nel nostro ufficio di Roma.

    D.-Ci parli ora del Fellowship Programme.

    CASINI: Il Fellowship Programme, sempre sostenuto dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri italiano, mira a promuovere un più ampio coinvolgimento dei giovani nelle attività di cooperazione allo sviluppo. Il Programma, rivolto a giovani laureati di età inferiore ai 28 anni, è alla sua quarta edizione quest'anno ed è stato realizzato per la prima volta nel 1999 per 12 beneficiari.
    Negli anni successivi hanno beneficiato del programma rispettivamente 30 e 31 borsisti e 35 sono previsti per l'edizione 2004-2005. Il programma ha una durata di un anno e prevede un corso di formazione di due settimane che si tiene presso lo Staff College del Sistema delle Nazioni Unite (UNSSC) a Torino. I temi trattati sono inerenti alla cooperazione internazionale e, in particolare, riguardano la formulazione e la gestione di programmi e progetti in paesi in via di sviluppo. Al termine del corso, i borsisti svolgono la loro attività in paesi in via di sviluppo presso uffici di co-operazione tecnica (UN o UTL) per un periodo di 11 mesi e mezzo al fine di acquisire una formazione pratica sul campo e di condividere conoscenze ed esperienze di cooperazione con le controparti locali.

    I Paesi di destinazione, per citare solo alcuni esempi, sono compresi nell'area dell'Europa dell'Est (Albania, Serbia & Montenegro), dell'Africa settentrionale (Egitto, Marocco) dell'Africa Orientale (Eritrea, Etiopia, Kenya), dell'Africa Australe (Angola, Mozambico, Zambia) dell'Africa Occidentale (Senegal, Burkina Faso, Gambia), dell'Asia Meridionale e Sud Orientale (India, Nepal, Vietnam, Cambogia) e dell'America Latina (Guatemala, Argentina, Bolivia, Uruguay).
    Anche in questo caso, l'Ufficio di Roma del UN/DESA ha l'incarico di svolgere attività di informazione sul Programma, la raccolta e la pre-selezione delle candidature (circa 1700 ogni anno), l'organizzazione delle selezione e l'orientamento all'incarico. La selezione finale dei candidati per mezzo di interviste è responsabilità di una Commissione delle Nazioni Unite che si avvale del nostro ufficio di Roma.

    D.-Quali altri programmi sono previsti, sempre rivolti ai giovani ed alla cooperazione, con la partecipazione dell'Italia?

    CASINI: La Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppa sponsorizza un terzo programma per giovani al di sotto dei 26 anni presso lo UNV (United Nations Volunteer) di Bonn. Il Programma è alla sua quarta edizione quest'anno e ne benificiano circa 20-25 giovani ogni anno, dopo una selezione che riguarda circa un migliaio di candidati che fanno domanda.
    Il mio ufficio appoggia questa iniziativa dando supporto per quanto riguarda la disseminazione delle informazioni e la raccolta delle candidature, che vengono poi valutate da UNV a Bonn. Le interviste si tengono coumnque in Italia nella sede di Roma del UN/DESA.

    Quali sono le principali linee di attività e la mission del suo ufficio?

    CASINI: Oltre al settore "risorse umane", l'ufficio di Roma contribuisce a rafforzare il legame tra la cooperazione italiana e le Nazioni Unite nel settore economico e sociale, cioè in quelle aree che ricadono nel mandato assegnato dall' Assemblea Generale al Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite, attraverso seminari, conferenze, realizzazioni di progetti e dialogo tra le controparti.
    Con il Ministero degli Affari Esteri italiano, ed in collaborazione con altre istituzioni italiane, abbiamo realizzato molti progetti di successo nell'area della governance e della pubblica amministrazione, come per es. il Global Forum on Reinventing Government, e nell' area dell'applicazione delle ICTs per lo sviluppo, come per esempio il programma di rafforzamento dei sistemi informativi di otto parlamenti africani, ed alcune conferenze importanti come il Foro Parlamentare per lo Sviluppo in Africa, sostenuto, oltre che dal MAE, dalla Camera dei Deputati.
    Inoltre, nell'ambito delle Giornate della Cooperazione Italiana, promosse dal MAE sotto l'alto patronato della Presidenza della Repubblica, organizzeremo nel prossimo mese tre eventi. Il primo sugli Obiettivi del Millennio e la Statistica per lo Sviluppo, in collaborazione con ISTAT e MAE; il secondo su tematiche di genere, in collaborazione con il MAE; ed il terzo a Villa Madama il 3 dicembre proprio sul Programma Esperti Associati e Giovani Funzionari delle Organizzazioni Internazionali, con la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. ( www.giornateperlacooperazione.it) .

    Per ulteriori informazioni sui suddetti programmi visitare i seguenti siti web: www.esteri.it oppure www.undesa.it. (8.11.2004- S.C.- Italian Network)



    ITALIA/KIRZIGHISTAN - ACCORDI FUTURI CON AREA SCIENCE PARK PER LA FORMAZIONE DEI RICERCATORI DELLA EX REPUBBLICA SOVIETICA

    "Siamo interessati a stringere accordi con il vostro sistema di ricerca per favorire la formazione dei nostri ricercatori e giovani laureati. In questo senso mi attiverò perché si possano instaurare stabili relazioni tra le nostre istituzioni scientifiche e quelle di Trieste. Inoltre abbiamo nel nostro Paese la necessità di far crescere una nuova generazione di imprenditori in grado di utilizzare le nuove tecnologie oggi a disposizione. Auspico anche su questo versante un'utile collaborazione con la vostra realtà".
    Così si è espresso il Vice Primo Ministro della Repubblica del Kirzighistan, Djioomart Otorbaev, nel corso della sua visita di questa mattina in AREA Science Park, dove è stato accompagnato dall'Ambasciatore d'Italia in Kirzighistan, Fiaconi.

    Il Kirzighistan è una delle repubbliche ex sovietiche dell'Asia, oggi alle prese con un processo di modernizzazione che vede nella scienza e nella tecnologia uno dei fattori chiave. Di qui la necessità di favorire un adeguato standard di istruzione superiore alle giovani generazioni, in particolare nei settori scientifici. Esperienze e tirocini all'estero sono una tappa fondamentale, molti giovani ricercatori li svolgono per lo più in Russia o negli Stati Uniti. Ma anche l'Europa e, nello specifico Trieste, potrebbero diventare tappe importanti di questo percorso.
    Braccia aperte su questo fronte da AREA Science Park, che, come ha sottolineato il presidente Maria Cristina Pedicchio, ai programmi di mobilità internazionale dei ricercatori sta dedicando grande e crescente attenzione, con la possibilità di finaziare borse di formazione in Italia e, successivamente, la continuazione nel Paese di origine delle ricerche iniziate.

    Le opportunità sono molteplici in diversi settori, uno per tutti quello della luce di sincrotrone, dove, come ha evidenziato il direttore scientifico del Laboratorio ELETTRA, Massimo Altarelli, gli stage di ricercatori da tutto il mondo sono una consuetudine, grazie a fondi ad hoc resi disponibili da varie istituzioni, tra le quali l'Agenzia Atomica Internazionale.(8.11.2004- Italian Network)


    I PRIMI 40 ANNI DELLA RADIOASTRONOMIA ITALIANA

    Il 24 ottobre 1964 veniva inaugurato a Medicina, vicino Bologna, il radiotelescopio "Croce del Nord". Era l'inizio della radioastronomia osservativa in Italia. Oggi, la storia, la ricerca attuale e gli ambiziosi progetti futuri delle odierne grandi antenne italiane vengono presentati il 5 e 6 novembre a Medicina con una serie di eventi.
    È prevista la presentazione del nuovo Centro Visite per il pubblico, che sarà completato nel 2005, del prossimo collegamento telematico a larga banda con la rete europea dei migliori strumenti che scrutano il cielo nelle onde radio e di una interessante mostra sui primi anni della radioastronomia italiana.
    È un compleanno speciale quello che si appresta a celebrare l'Istituto di Radioastronomia dell'INAF. Il festeggiato è la "Croce del Nord", il primo radiotelescopio italiano, inaugurato il 24 ottobre del 1964 nei pressi di Medicina (Bologna) e che ha segnato l' inizio della radioastronomia nel nostro Paese.

    Le indagini sulle emissioni radio dei corpi celesti compiute in questi quarant'anni dallo strumento di Medicina, e dalla grande parabola costruita nei primi anni '80, hanno prodotto importanti risultati nel campo dell'astrofisica e della cosmologia. In particolare sono stati fatti passi avanti sulla comprensione dei meccanismi di emissione radio, sulle proprietà del mezzo interstellare e sulla dinamica dell'Universo, identificando e catalogando oltre 30.000 sorgenti di onde radio nel cielo del nostro emisfero.
    L'ambizioso progetto, che prevedeva la realizzazione di due file di antenne, ciascuna lunga circa 600 metri e tra loro perpendicolari, fu ideato e inizialmente guidato da Marcello Ceccarelli. Alla memoria dello scienziato prematuramente scomparso è stato intitolato il Centro Visite, collocato a poco più di un chilometro dai radiotelescopi di Medicina. L'insieme delle installazioni del Centro Visite è stato pensato per un pubblico eterogeneo, con una particolare attenzione a quello scolastico, che già ora visita con particolare attenzione le strutture di Medicina. Le postazioni multimediali, la sala proiezione e un ricco materiale museale permetteranno di illustrare i concetti di base dell'astronomia, spiegare cos'è e a cosa serve l'astronomia nella banda radio e conoscere la storia e il funzionamento dei radiotelescopi dell'Istituto di Radioastronomia.

    A Medicina non solo si ricorda il passato con giusto orgoglio, ma ci si prepara ad un futuro molto prossimo, ricco di rilevanti collaborazioni internazionali. È infatti prevista a breve la firma di un importante accordo tra la Regione Emilia Romagna, l'Istituto Nazionale di Astrofisica e il Consorzio che gestisce la rete telematica della Ricerca (GARR). L'accordo riguarda la connessione della stazione radioastronomica con un cavo di trasmissione dati a fibra ottica che permetterà di avviare un programma europeo di sperimentazione della tecnologia E-VLBI (Electronic Very Long Baseline Interferometry, Interferometria Elettronica a Lunghissima Base). Antenne installate in Olanda, Inghilterra e Svezia, oltre a quella di Medicina, potranno compiere osservazioni simultanee in tempo reale, migliorando nettamente la qualità dei risultati ottenuti.(8.11.2004- S.C.- Italian Network)


    RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA ALLA SFIDA DI COPPA AMERICA 2007: UNIVERSITÀ DI PISA E CONSORZIO +39. NE PARLIAMO CON IL PROF.LOMBARDI

    L'Università di Pisa e il Consorzio "+39" Challenge hanno firmato una convenzione dalla durata biennale che definisce un accordo quadro di collaborazione tra Università e Consorzio e prevede la costituzione di un Comitato di programmazione e coordinamento delle attività comuni.
    L'accordo riguarda iniziative di consulenza, formazione e trasferimento scientifico-culturale da parte delle strutture di ricerca, dei docenti e dei ricercatori dell'Università a favore del Consorzio lombardo-siciliano; la partecipazione congiunta a progetti di livello europeo, nazionale e regionale; attività di trasferimento scientifico, culturale e professionale e di sostegno reciproco in settori di comune interesse.
    Il Consorzio "+39" Challenge è stato il primo a lanciare la sfida all'imbarcazione elvetica di "Alinghi" per la prossima edizione della coppa America di vela, che si disputerà nelle acque di Valencia durante il 2007. Il Consorzio è nato per iniziativa del Circolo Vela di Gargnano, un comune del bresciano sulle rive del lago di Garda, ha sede amministrativa a Varese e base operativa per gli allenamenti a Palermo. Il progetto legato alla partecipazione alla prossima Coppa America, che darà il nome anche alla barca in gara, è stato ribattezzato "+39": ad esso collaborano, come partner istituzionali, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la Regione Sicilia, la Provincia di Palermo.

    Italian Network ha intervistato il prof. Giovanni Lombardi dell'università di Pisa per comprendere i termini dell'accordo e quale potrà essere il contributo scientifico da fornire a quest'affascinante avventura sportiva.

    LOMBARDI:il supporto scientifico sarà fornito inizialmente nei settori in cui siamo più avanti ed in cui si incontrano le necessità del consorzio e le possibilità dell'ateneo. Mi riferisco all'aerodinamica - in particolare la dinamica delle vele e l'interferenza fra albero e vela; sicuramente siamo avanti nella definizione di una attività di quella che in Formula Uno chiamano telemetria e cioè tutti gli aspetti di elettronica e di strumentazione di bordo, il trasferimento di dati a terra, analisi degli stessi, interfaccia fra gli strumenti. Insomma, tutte attività a cavallo tra l'elettronica e l'informatica. Poi sicuramente stiamo analizzando le possibilità nel campo della microelettronica: qui a Pisa siamo molto avanti e chiaramente si tratta di un settore che si presta bene ad essere utilizzato su una barca a vela in cui sono necessari strumenti piccoli di vario tipo.
    Queste sono le attività che sono già state individuate con un potenziale notevole di supporto. Poi, ci sono anche altri settori. Sempre riguardo alla aerodinamica, noi facciamo molta attività in collaborazione con i matematici sulla ottimizzazione di forme aerodinamiche, effettuando lavori interdisciplinari, oltre che con esperti della materia, anche con professori di matematica applicata. Ci sono altri settori ancora da definire, come i materiali, in cui le competenze ci sono ma, da quel punto di vista, il Consorzio ha già delle collaborazioni in corso; la nostra sarà un'attività sui materiali indirizzata sugli acciai, ovvero quei materiali che sono meno caratteristici della barca, come per l'asse del timone.

    D.-La novità più importante sembra riguardare le possibilità prospettate dalla convenzione riguardo al trasferimento tecnologico...

    LOMBARDI:Uno degli obiettivi è il transferimento tecnologico di alto livello dalla università al Consorzio ma un altro aspetto molto importante è il fatto che l'università deve essere in grado non solo di rispondere alle domande del Consorzio ma deve essere in grado di proporre delle attività, avendo individuato che il risultato di tale attività può essere interessante per il consorzio. Mi spiego: ci sono delle cose che il consorzio non sa nemmeno di poter chiedere ma che noi siamo in grado di fare e che normalmente non siamo in grado di sapere che quella particolare ditta questo risultato farebbe comodo. Per cui la convezione ha fra i suoi scopi quello di riuscire ad incastrare questi due aspetti: cioè individuare le cose che l'università di Pisa riesce a fare e che il consorzio non le ha chiesto perché non credeva fosse possibile ottenere. È questo l'aspetto dell'accordo che ci permetterà di fare un salto di qualità rispetto al semplice ruolo di consulente scientifico.

    D.-Quale può essere il contributo "sportivo" dell'università di Pisa all'avventura nella Coppa Americani +39?

    LOMBARDI:Io mi aspetto che il contributo possa essere significativo. Il fatto è che sarà difficile stabilire il peso dei singoli contributi: sarà difficile perché il nostro sarà un contributo diffuso su diversi settori in un lavoro di squadra. Sarà difficile stabilire il peso dei vari contributi anche perché il compito dell'università non sarà di fornire un'idea completamente nuovo e dire "fate così ed andrà bene", Sarà un confronto con i progettisti su diversi aspetti; per cui alla fine il progettista non userà l'idea dell'università ma metterà nella sua idea di progetto in cui il supporto e le informazioni sono arrivate dall'università.

    Altri consorzi che hanno lanciato la sfida alla conquista della Coppa America - ricordiamo che si tratta del più antico e prestigioso trofeo velico del mondo che per la prima volta nella sua oltre centenaria storia è arrivato in Europa grazie alla barca svizzera Alinghi - hanno usufruito del contributo scientifico di un ateneo. Proprio Alinghi ha una consulenza scientifica da parte del Politecnico di Losanna e in passato il team New Zeland ha avuto un contributo dall'Università di Auckland.

    Il team che gestisce la progettazione nautica è costituito da cinque tecnici e cinque ricercatori esterni ed è guidato da Giovanni Ceccarelli, ingegnere che ha già avuto esperienze progettuali in Coppa America e nelle più importanti competizioni veliche con all'attivo ben 8 titoli mondiali. Il team di "+39" ha poi attinto molto dalla classe olimpica Finn, che nel passato ha già dato diversi campioni alla Americas' Cup. Luca Devoti, medaglia d'argento alle Olimpiadi di Sydney, si è occupato della selezione di un equipaggio internazionale di dieci nazioni, mentre il britannico Iain Percy, campione olimpico nella stessa edizione dei giochi del 2000, è il timoniere dell'imbarcazione.
    L'equipaggio si sta già allenando da alcuni mesi a Palermo ed è stato impegnato a Valencia, con barche di allenamento, nelle tappe 2 e 3 della Louis Vuitton Cup, la serie di regate che culmineranno con la fasi di qualificazione alla Coppa America 2007. Il varo della prima nuova barca avverrà a fine 2005, mentre la seconda sarà realizzata entro il 2006.(1.11.2004- S.C.- Italian Network)


    SEDE "APRE" ALL'INTERNO DEL PARCO SCIENTIFICO E TECNOLOGICO DI UDINE

    Il Parco scientifico e tecnologico di Udine, gestito da Friuli innovazione, ospiterà uno sportello regionale dell'Agenzia per la promozione della ricerca europea (Apre), l'associazione senza scopo di lucro che fornisce servizi di informazione, formazione e assistenza sui programmi di ricerca e sviluppo tecnologico dell'Unione Europea.
    Costituita da istituzioni pubbliche ed organizzazioni private con l'obiettivo di promuovere la partecipazione italiana alle attività di Ricerca e Sviluppo Tecnologico (R&ST) dell'Unione europea, l'Apre, nata nel 1989 su iniziativa ministeriale, ha sede a Roma ma negli anni si è dotata di una serie di sportelli regionali (attualmente sono 16) che costituiscono una rete su tutto il territorio nazionale e rappresentano una modalità operativa con cui rafforzare l'azione istituzionale dell'agenzia, attraverso la possibilità di effettuare interventi capillari e mirati alle diverse realtà e alle esigenze locali.

    Il Friuli-Venezia Giulia era una delle poche regioni in Italia a non avere ancora sul proprio territorio uno sportello dell'Apre, che avrà anche un'importante funzione di coordinamento di un network di operatori già attivi in regione nel settore delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica. "Con questo sportello - sottolinea Furio Honsell, presidente di Friuli innovazione - il Parco diventerà anche un "hub" di opportunità per la ricerca e l'innovazione".

    L'agenzia Apre svolge attività di informazione (convegni, seminari, iniziative mirate, pubblicazioni, internet), documentazione (è il punto di riferimento per reperire tutta la documentazione necessaria a partecipare ai programmi comunicati di R&ST), assistenza nella formulazione dei progetti (dall'individuazione del programma ai passaggi operativi, dalla ricerca di partners alla stesura della proposta). Rappresenta uno strumento fondamentale per tutti quei soggetti che possono partecipare ai programmi di R&ST dell'Unione europea (grandi aziende, piccole e medie imprese, università, centri di ricerca), ma anche per le camere di commercio, le associazioni industriali e di categoria.
    In particolare, i progetti dell'Apre si indirizzano alle piccole e medie imprese per aiutarle a cogliere le opportunità offerte dalla Ue nel campo della ricerca e quindi possono risultare molto interessanti per il tessuto economico del Friuli-Venezia Giulia. La compagine sociale dell'Apre è formata da Confindustria e Unioncamere, a cui si aggiungono 64 soci ordinari, fra i quali il Centro ricerca Fiat, l'Associazione italiana per la ricerca industriale, l'istituto Tagliacarne, oltre a 29 università, fra le quali quelle di Udine e Padova del Nordest. La prima giornata informativa in calendario si svolgerà il prossimo 25 novembre, quando si parlerà della formazione e della mobilità dei ricercatori. (1.11.2004- Italian Network)


    DA AREA SCIENCE PARK BORSE INDIVIDUALI DI MOBILITA' INTERNAZIONALE PER LAUREATI NON ITALIANI

    AREA Science Park ha bandito un numero indicativo di 15 borse di studio per laureati già esperti o alla prima esperienza nel campo della ricerca.
    Possono partecipare al bando laureati non italiani che presentino un progetto di ricerca concordato con Società, Centri ed Istituti insediati in AREA Science Park.

    Le risorse destinate al finanziamento dei progetti ammontano complessivamente ad Euro 163.000,00.
    La durata massima delle borse varia, secondo la tipologia, da due a nove mesi. Stesso discorso per gli importi lordi mensili, che variano tra Euro 1.460,00 e Euro 1.750,00.

    Il progetto di ricerca va presentato entro le ore 12.00 del 12 novembre 2004 esclusivamente presso il Consorzio per l’AREA di Ricerca Scientifica e tecnologica, Uff. Protocollo Pal. A, Padriciano 99, 34012 Trieste.
    Il bando completo e la modulistica sono scaricabili dal sito internet www.area.trieste.it .

    Per ulteriori informazioni: Dott.ssa Elena Pianese, Servizio Sviluppo Risorse Umane e Formazione: elena.pianese@area.trieste.it.(1.11.2004- Italian Network)


    L'ISTITUTO DI FRANCIA: GRAND PRIX SCIENTIFIQUE ALL'ITALIANO ATTILIO MASERI

    L'Institut de France, il più prestigioso istituto scientifico francese, ha conferito il Grand Prix Scientifique 2004, premio che consiste in 500.000 euro messi a disposizione dalla Fondazione Lefoulon-Delalande, al prof. Attilio Maseri. Il premio consiste in 500.000 euro per continuare al San Raffaele le ricerche sulle cause delle malattie cardiovascolari.
    Maseri, direttore del Dipartimento cardio-toraco-vascolare dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele e docente di Cardiologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele, ha ottenuto il riconoscimento per le scoperte innovative nell'ambito delle malattie coronariche effettuate con i suoi gruppi di ricerca prima a Pisa, poi a Londra e infine a Roma. In particolare sulle cause e terapia dell'angina vasospastica e sui meccanismi che portano all'infarto.
    La consegna del premio avverrà il 22 gennaio 2005 a Parigi, a conclusione delle Giornate francesi internazionali di cardiologia, alla fine della lettura magistrale nella quale il prof. Maseri illustrerà i risultati delle ricerche che gli hanno valso il premio.

    Il prof. Maseri ha già deciso di devolvere l'intero ammontare del premio al finanziamento delle ricerche che sta ora continuando all'Università Vita-Salute San Raffaele, nel nuovo Centro di biologia clinica cardiovascolare. Nato ad Udine nel 1935, Attilio Maseri si è laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Padova con 110/110 e lode e successivamente ha conseguito la specializzazione in Cardiologia ed in Medicina Nucleare all'Università di Pisa.
    Dal 1965 al 1967 è stato borsista alla Columbia University di New York e nel 1967 è stato nominato responsabile del Centro di Ricerche Coronariche del C.N.R. dell'Università di Pisa. Nel 1979 è stato chiamato alla Sir John McMichael Chair of Cardiovascular Medicine della Royal Postgraduate Medical School dell'Università di Londra ed alla direzione del Cardiovascular Research Unit dell'Hammersmith Hospital. Durante gli anni trascorsi a Londra è stato cardiologo della regina Elisabetta.

    Nel 1991 è rientrato in Italia, come Direttore dell'Istituto di Cardiologia al Policlinico Gemelli di Roma, divenendo tra l'altro cardiologo del Papa. Dal 2001 è Professore Ordinario di Cardiologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare dell' Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano.
    Nella sua lunga carriera ha fatto parte dei consigli direttivi e dei comitati scientifici di molte riviste internazionali, in particolare è stato tra i cinque europei invitati a far parte del consiglio direttivo del New England Journal of Medicine. E' membro di numerose organizzazioni e autore di oltre 500 articoli pubblicati su riviste internazionali. Dal settembre 2004 è Presidente della FIC, Federazione Italiana di Cardiologia.(1.11.2004- Italian Network)


    DAL CONGRESSO ANICERF A MONZA: NUMEROSE NOVITA' SULLA DIAGNOSTICA DELLE CEFALEE

    Dal congresso ANIRCEF (Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee), che si è tenuto a Monza nei giorni scorsi, sono emerse una serie di interessanti novità nella diagnosi delle cefalee: dalla conferma che le AMINE ELUSIVE sono realmente implicate nel mal di testa e non solo nell'emicrania, ma anche nella cefalea a grappolo, tristemente nota come cefalea da suicidio, dove la loro concentrazione sale di quasi dieci volte e ciò spiegherebbe anche perché questa cefalea si accompagna a tutto un corteo di sintomi vegetativi (lacrimazione, congestione e gocciolamento nasale, arrossamento oculare, ecc. )
    Si tratta della OCTOPAMINA e la SINEFRINA, trasmettitori nervosi importantissimi negli invertebrati e che, finché non sono state individuate sembravano presenti solo in piccole tracce negli animali superiori dove finivano per essere indicate addirittura col termine di FALSI NEUROTRASMETTITORI. L'octopamina invece si concentra soprattutto nell'ipotalamo e nel locus coeruleus del cervello dell'uomo. Le ultime ricerche di Giovanni D'Andrea,direttore dal Centro Cefalee e Comorbidità del Dipartimento di Patologia Clinica dell'Ospedale Este-Monselice, in collaborazione con Kenneth Michael Anthony WELCH Presidente della Finch University della Chicago Medical School, hanno completato il gruppo con la TIRAMINA, ben più nota e risultata implicata soprattutto nella cefalea a grappolo.

    Le tre amine elusive alterano l'attività dei circuiti della serotonina, il neurotrasmettitore finora universalmente riconosciuto come principale imputato nel mal di testa.
    Le amine possiedono propri recettori specifici denominati TARS (cioè trace amine receptors) concentrati soprattutto nelle aree cerebrali chiamate amigdala e ipotalamo.

    Progettando farmaci capaci di agire su questi recettori, così come oggi i noti antiemicranici chiamati triptani vanno ad agire sui recettori della serotonina, si aprirà una nuova era nella lotta al mal di testa perché si potranno correggere meccanismi ancora più a monte dell'alterazione della serotonina.
    Lo studio di D'Andrea sarà pubblicato sul prossimo numero di Neurological Sciences.(1.11.2004- Italian Network)


    L'ITALIA FRA LE SUPERNOVAE

    Un nuovo importante risultato per l'astrofisica italiana ed il Telescopio Nazionale Galileo: è stata pubblicata su Nature un'importante conferma sulla natura delle polveri nell'Universo primitivo proprio quando viene fotografata in Italia una Supernova appena "scoppiata",
    Un gruppo di ricercatori italiani, grazie a un uso innovativo del Telescopio Nazionale Galileo dell'INAF, da 3,5 metri, situato alle Isole Canarie ha dato una risposta alla domanda sulla natura della polvere che si osserva nell'Universo primordiale, rilevata osservando oggetti celesti lontani più di 12 miliardi di anni luce.
    Infatti, l'Universo è ricco di polvere, particelle solide mescolate al gas in gigantesche nubi nello spazio interstellare. Nella nostra Galassia, e in quelle a noi vicine, le osservazioni ci dicono che questa polvere si crea principalmente durante le ultime fasi dell'evoluzione delle stelle. Il Sole, ad esempio, pensiamo produrrà molta polvere tra circa 4 miliardi di anni, al termine della sua evoluzione, quando si trasformerà in nebulosa planetaria inglobando l'intero Sistema solare.

    Ma se questo è un meccanismo assodato e osservato nelle galassie a noi vicine, e quindi "vecchie" quanto noi all'incirca, che cosa ha creato la polvere che si rileva osservando assai lontano nello spazio, e quindi nel tempo. Nell'Universo primitivo, prima che le prime stelle potessero invecchiare, a cosa è dovuta la presenza di polvere?
    Le osservazioni effettuate con il Telescopio Nazionale Galileo relative a una delle galassie più distanti conosciute hanno mostrato che i grani di polvere hanno dimensioni dell'ordine di circa 1/100.000 di millimetro. Essi si sono formati attorno alle Supernovae, cioè nel gas creato dall'esplosione di stelle 10-100 volte più massicce del Sole.
    L'enorme distanza che ci separa dalla galassia studiata implica che la luce ricevuta adesso è partita circa 12.6 miliardi di anni fa, quando l'Universo aveva un'età intorno a 800 milioni di anni. Le osservazioni hanno anche mostrato che le particelle solide prodotte dalle Supernovae in quest'epoca primordiale erano differenti dalle particelle presenti nell'Universo attuale, essendo tipicamente molto più piccole. L'enorme numero di questi antichi grani di polvere provoca l'assorbimento di una buona parte della luce emessa dalla galassia che li ospita.
    Lo studio delle particelle solide nell'Universo primitivo è di grande importanza in quanto si pensa che esse abbiano favorito la formazione delle molecole nello spazio e abbiano permesso la nascita delle prime stelle simili al Sole e dei sistemi planetari.

    L'astrofisica italiana è riuscita in un altro risultato molto importante: è stata scoperta una Supernova, molto brillante, nella galassia NGC 6946, a soli 23 milioni di anni luce da noi, avvenuta nella notte del 27 settembre. Messi in allarme da un appassionato di Ravenna, Stefano Moretti, che ha scorto per primo la "nuova stella" in cielo con le sue attrezzature, gli astronomi Ulisse Munari (Inaf-Osservatorio di Padova) e Tomaz Zwitter (Università di Lubiana) che in quel momento stavano osservando con il telescopio "182" ad Asiago, il maggiore disponibile sul suolo d'Italia, hanno potuto osservare l'oggetto celeste e convalidare la scoperta. La Supernova proviene dall'esplosione catastrofica di una stella giovane molto massiccia ed è stata scoperta nelle primissime fasi dell'evento, che potrà quindi essere seguito in tutte le successive fasi con osservazioni che vari telescopi in tutto il mondo si apprestano a eseguire.(25.10.2004- S.C.- Italian Network)


    I PROFESSORI VIERI BENCI E UGO MONTANARI SONO TRA GLI STUDIOSI PIÙ CITATI NEL MONDO

    Da una classifica compilata dall'"Institute for Scientific Information" (ISI) di Philadelphia sugli scienziati più citati dai colleghi, basata su uno studio che ha coperto un periodo di venti anni e che ha preso in considerazione 21 discipline scientifiche, 8.000 riviste e 19 milioni di articoli, risulta che l'Italia occupa il decimo posto nel mondo con 46 studiosi supercitati.
    Tra questi due docenti dell'Università di Pisa: il matematico Vieri Benci, direttore del dipartimento di Matematica applicata "Ulisse Dini" e vice direttore del Centro interdisciplinare per lo studio dei sistemi complessi (CISSC), e l'informatico Ugo Montanari, direttore del dipartimento di Informatica.
    La classifica dell'ISI ha considerato le citazioni che uno studioso ha avuto nei lavori scritti dai colleghi della stessa materia, un criterio particolarmente attendibile perché poggia sulla stima di cui gode un ricercatore nel mondo scientifico.

    Vieri Benci, laureato in Matematica all'Università di Pisa nel 1972, è diventato nel 1980 professore straordinario e nel 1983 professore ordinario di Analisi matematica. Nel corso degli anni ha svolto diversi incarichi di lavoro sia in Francia che negli Stati Uniti. Nel 1994 ha ricevuto l'onoreficenza dell'Ordine del Cherubino dall'Università di Pisa. I suoi principali temi di ricerca riguardano le equazioni alle derivate parziali, i metodi variazionali e topologici, la dinamica hamiltoniana, la geometria dello spazio tempo (secondo la teoria della relatività generale), le onde solitarie e solitoni, l'analisi non standard, le applicazioni della teoria dell'informazione allo studio dei sistemi dinamici e del caos. Proprio quest'ultimo filone ha portato a numerose applicazioni nei settori della medicina, dell'economia, della fisica, della biologia e dell'ingegneria e alla nascita in tutto il mondo di centinaia di istituti per lo studio dei sistemi complessi.

    Ugo Montanari si è laureato in Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano nel 1966 e ha ricevuto la libera docenza nel 1971. È stato ricercatore all'IEI-CNR e dal 1976 è professore straordinario e poi ordinario all'Università di Pisa. Ha trascorso diversi periodi negli Stati Uniti: circa due anni nel 1969-70 e due anni sabbatici nel 1987 e nel 1997, principalmente presso SRI International e Stanford University. Ha pubblicato circa 300 lavori, tra cui alcuni ritenuti fondamentali e molto citati nelle aree del riconoscimento di immagini, della grafica, delle grammatiche per grafi, della ricerca euristica guidata, delle reti di vincoli, dei tipi di dati definiti in modo algebrico, degli algoritmi di unificazione logica, della semantica dei sistemi concorrenti e distribuiti, della modellazione mediante teoria delle categorie di sistemi concorrenti, interattivi, distribuiti, mobili, aperti. Ha avuto numerosi allievi di eccezionale qualità che attualmente insegnano in università italiane e straniere.(25.10.2004- S.C.- Italian Network)


    UN CENTRO RICERCHE AVANZATE IN CAMPO SANITARIO AL S.GERARDO DI MONZA

    Prende corpo il progetto di creare presso l'ospedale di Monza un Centro di ricerche avanzate in campo sanitario. La Giunta regionale, infatti, su proposta dell'assessore alla Sanità Carlo Borsani, d'intesa con l'assessore alla Innovazione tecnologica Giorgio Pozzi, ha infatti approvato sabato 23 ottobre l'ipotesi di Accordo di Programma e i relativi allegati tecnici.
    L'accordo vede coinvolti oltre alla Regione e l'azienda ospedaliera S. Gerardo di Monza,l'Università degli Studi di Milano Bicocca.

    Le attività svolte dal Centro che sarà localizzato preso il S.Gerardo, saranno non solo di ricerca, ma anche di trasferimento tecnologico dei risultati sul territorio lombardo per favorire la competitività delle imprese e aumentare l'efficienza della ricerca in campo biomedico. E' infatti prevista la realizzazione di:
  • un Centro di Terapia cellulare genica che si occuperà dello sviluppo di procedure brevettabili per l'utilizzo innovativo delle cellule somatiche e la crescita e l'utilizzo terapeutico delle cellule staminali.
  • un Centro per la chirurgia della mano e i trapianti d'arto con l'obiettivo principale di creare un reparto dedicato e di realizzare su incarico dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, un registro mondiale dei trapianti d'arto;
  • un Centro Ciclotrone e Pet (tomografia a emissione di positroni) con compiti di diagnostica tumorale e dI ricerca sui neurorecettori, in particolare per la cura della depressione e lo studio del processo cognitivo.
    Responsabile di questo ultimo sottoprogetto sarà l'Università che avrà il compito di realizzare tutti gli interventi strutturali e l'acquisto delle apparecchiature.
    Gli altri due saranno gestiti sotto la diretta responsabilità dell'azienda ospedaliera.

    Il progetto richiede un impegno finanziario di 7.688.700 euro coperto quasi per intero da Regione e Università e con un compartecipazione,con oltre 260.000 euro dell'ospedale che mette a disposizione le aree e gli ambienti.(25.10.2004- Italian Network)


    LAUREA HONORIS CAUSA DELL'UNIVERSITA' DI PAVIA ALL'AUTORE DE "LA SCIENZA MODERNA"

    Lunedì 25 ottobre 2004 nell'Aula Magna dell'Università di Pavia il prof. Paolo Rossi è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Filosofia.
    Paolo Rossi (1923) si è laureato a Firenze nel 1946 con Eugenio Garin ed è stato poi assistente di Antonio Banfi all'Università di Milano. Ha approfondito i suoi studi di storia delle idee fra Cinquecento e Seicento presso il Warburg Institute di Londra ed è stato Visiting Fellow presso il Wolfson College di Cambridge. Ha insegnato per quarantaquattro anni nelle università italiane (Milano, Cagliari, Bologna e infine Firenze, di cui è professore emerito).
    E' socio dell'Accademia dei Lincei e dell'Accademia Pontaniana di Napoli, e membro emerito della Accademia Europaea. Nel 1985 gli è stata conferita, dall'americana History of Science Society, la "Sarton Medail" per la storia della scienza, e nel 2003 la Société de Phisique et d'Histoire Naturelle di Ginevra gli ha assegnato la "Medaille Pictet".

    Rossi è condirettore di Intersezioni, di Iride e della Rivista di Filosofia, e membro dei comitati scientifici di numerose altre riviste nazionali e internazionali. Ha diretto e dirige diverse collane editoriali.
    Oltre a circa duecento saggi, alla cura di varie raccolte di studi, di atti di convegni e di antologie per la scuola, ha pubblicato venti volumi (gran parte dei quali usciti anche in traduzione nei principali paesi europei, negli Stati Uniti, in America Latina e in Giappone): fra i più recenti, un agile e fortunato lavoro di sintesi, La nascita della scienza moderna in Europa, uscito nel 1997 presso l'editore Laterza nella serie "Fare l'Europa" diretta da Jacques Le Goff, e la terza edizione del fondamentale Francesco Bacone dalla magia alla scienza (Il Mulino, 2004).(25.10.2004- Italian Network)


    NUOVE TECNOLOGIE PER IL LINGUAGGIO - A FRANCOFORTE LA FONDAZIONE HA PRESENTATO IL LIBRO BIANCO SUL TAL - INTERVISTA ALL'ING. PAOLONI

    La Fondazione Bordoni ha presentato a Francoforte il "Libro Bianco", pubblicato in italiano e inglese, del Forum TAL. Italian Network ha chiesto all'ing. Paoloni, responsabile per la Fondazione Bordoni di questo settore, di spiegarci cosa era contenuto nel Libro Bianco.

    PAOLONI-Il libro bianco è suddiviso in due parti: la prima, definisce che cosa è il TAL e dà una qualche idea di quale sia il mercato di riferimento di questa tecnologia; poi, riporta i risultati di un questionario che è stato sottoposto agli enti interessati a questa realtà, che sono un centinaio nell'ambito della formazione, della ricerca e dello sviluppo, che chiedeva il tipo di progetti portati avanti e quanti addetti si occupavano di TAL. Abbiamo così capito, ad esempio, che i gruppi sono abbastanza piccoli, nell'ordine delle 4 unità. È stato chiesto che tipo di prodotti che sono resi disponibili, prodotti commerciali o se invece erano prodotti gratuiti messi in rete e abbiamo scoperto che le ditte industriali vendono i prodotti mentre le università ed il CNR li rendono disponibili in rete. In questa sezione, era prevista l'intervista ad alcune persone che fanno uso del TAL o che lo conoscono per varie ragioni, in Telecom o Poste italiane ad esempio, che hanno risposto ad alcune domande circa il futuro di questa tecnologia e cosa bisogna fare per incrementarne l'uso. La seconda parte del Libro Bianco, invece, riporta un profilo di ciascuno degli enti che ha partecipato a questa indagine, un catalogo dei prodotti disponibili, un elenco delle persone da contattare se si fosse interessati ad approfondire un prodotto o altre cose.

    D.-Ing. Paoloni, ci spieghi cos'è il TAL.

    PAOLONI-L'acronimo è Trattamento Automatico del Linguaggio e serve a indicare due discipline che solitamente sono definite in modo diverso: una è l'elaborazione del parlato che comprende cose molto diffuse come la codifica della voce che si usa in tutti i telefonini, e cose meno note come la sintesi da testo oppure il riconoscimento del parlato usato nelle macchine per la dettatura che oggi si trovano facilmente. L'altra disciplina è l'elaborazione del linguaggio naturale che indica l'elaborazione del testo, spesso per ricavarne qualche informazione sul significato. Quindi, per esempio, l'applicazione più diffusa e nota è quella della traduzione automatica che adesso si può trovare in molti motori di ricerca ma anche per esempio per correttori nei programmi di scrittura e, guardando al futuro, possiamo immaginare la sommarizzazione automatica, ovvero la possibilità di avere un riassunto automatico di un libro.

    D.-Ci può spiegare in cosa consiste la tecnologia del TAL?

    PAOLONI-Come in tante altre applicazioni oggi diffuse si parla essenzialmente di algoritmi o di formule, se vogliamo dirlo in maniera più semplice, che consentono di creare dal nulla una voce, mettendo a punto dei parametri, in grado di leggere un testo. Ci sono altri algoritmi quali quelli che dividono la banda del segnale vocale in tante sotto bande e codificano ciascuna sotto banda al meglio e consentono di trasmettere la voce in frequenze sempre più piccole in modo da aumentare i canali disponibili nella telefonia cellulare. Ci sono quindi tutta un serie di algoritmi che vengono studiati - di varia natura, alcuni statistici altri invece basati su regole e precise formulazioni matematiche - che poi vengono sviluppati su appositi computer o su chip ed elaboratori che poi sono inserirti in sistemi di maggiori dimensioni che altro non sono se non quelli utilizzati dall'utente. Sono sistemi complessi che possono stare in un telefono cellulare.
    Oltre al Libro Bianco sul TAL, la Fondazine Bordoni a Francoforte ha anche presentato tecnologie che riguardava la sintesi della voce da testo da diverse lingue, un'altra era la traduzione automatica di testi in particolare l'inglese e, infine, c'era un video che presentava ulteriori tecnologie del TAL tra cui l'interrogazione di centrali automatiche. (18.10.2004-S.C./ Italian Network)


    11 ASSEGNI DI RICERCA PER L'UNIVERSITÀ DI GENOVA

    L'Università di Genova ha pubblicato il bando per l'assegnazione di 12 assegni per la collaborazione all'attività di ricerca. Il primo assegno riguarda i "Metodi iterativi regolarizzanti per elaborazione di immagini mediche ed astronomiche", è rivolto a chi ha conseguito un titolo di studio in Dottorato di ricerca in Matematica e prevede di estendere l'elaborazione di immagini biomediche ed astronomiche al caso in cui viene imposto il vincolo di non negatività sulla soluzione, oltre ad opportune condizioni al contorno che rendano univocamente risolubili i sistemi in oggetto. Un secondo obiettivo è l'applicazione a specifici problemi inversi non lineari in campo geofisico e medico. E' infine previsto lo sviluppo di software prototipale dedicato ai suddetti problemi.
    Il secondo assegno è per "Rappresentazione ed esplorazione di dati spazio-temporali per applicazioni alla visualizzazione scientifica" e riguarda lo studio e sviluppo di nuove rappresentazioni e metodologie per l'analisi e l'esplorazione interattiva di grandi moli di dati spazio-temporali, che descrivono campi scalari e vettoriali. In particolare, saranno oggetto della ricerca nell'ambito dell'assegno di ricerca i seguenti due aspetti: rappresentazione multi-risoluzione di campi scalari multi-dimensionali, rappresentazioni morfologiche di campi scalari e vettoriali basati su strumenti di topologia computazionale.Il titolo di studio richiesto è Dottorato di ricerca in Informatica ovvero Laurea in Informatica con curriculum comprovante ricerca nell'ambito della modellazione geometrica, geometria computazionale e computer graphics.
    Per le scienze fisiche l'assegno per "Calcolo quantistico geometrico in semi-conduttori" riguarda la progettazione di un insieme universale di porte logiche quantistiche olonomiche in dispositivi a semi-conduttore. Studio della stabilità delle porte rispetto a rumore ambientale mediante: 1) modellizzazione di Caldeira-Leggett del rumore ambientale; 2) semi-gruppi dissipativi; 3) metodi di traiettorie stocastiche. Il titolo di studio richiesto è Dottorato di ricerca in Fisica ovvero Laurea in Fisica o in Matematica o in Astronomia con curriculum comprovante conoscenza diretta dei metodi olonomici per la computazione quantistica ed esperienza nel settore. L'assegno per "Suscettometro per la misura del sovraccarico di ferro nei malati di Thalassemia" prevede la collaborazione alla messa a punto del suscettometro presso il centro della Microcitemia e delle Anemie Congenite dell'E.O. Ospedali Galliera ed allo sviluppo del metodo per il calcolo del sovraccarico, parteciperà inoltre alla progettazione hardware e software degli upgrade dell'apparecchio. Titolo di studio richiesto: Dottorato di ricerca in Fisica ovvero Laurea in Fisica con curriculum comprovante esperienza in misure di suscettività magnetica; calcolo di elettromagneti e relativi circuiti di alimentazione; conoscenza del lock-in amplifier; metodi per il controllo di apparati sperimentali ed acquisizione dati; conoscenza di LabView per realizzare gli upgrade del suscettometro.
    Per le scienze chimiche l'assegno è in "Leghe ternarie di magnesio per immagazzinamento di idrogeno". Il progetto propone lo studio di sistemi metallici ternari che rispondano ai requisiti richiesti per la formazione di idruri e per il successivo rilascio di idrogeno. Saranno presi in considerazione alcuni sistemi ternari derivati dalla combinazione di metalli leggeri come il Mg con La o altre terre rare ed elementi di transizione come Ni e Cu. Saranno individuati e caratterizzati composti intermetallici e saranno studiati alcuni aspetti dei corrispondenti diagrammi di stato. Tale caratterizzazione sarà affiancata da misure di assorbimento di campioni selezionati. La struttura e la stabilità degli eventuali idruri formati saranno studiate tramite diffrattometria di raggi X. Titolo di studio richiesto: Dottorato di ricerca in Scienze Chimiche ovvero Laurea in Chimica o in Chimica Industriale con curriculum comprovante la conoscenza di proprietà costituzionali ed applicative di leghe metalliche e delle tecniche atte al loro studio.
    L'assegno per lo "Sviluppo di nuovi sistemi catalitici per l'abbattimento di inquinanti di correnti gassose e acquose" prevede lo sviluppo di nuovi materiali catalitici a basso impatto ambientale basati su ossidi misti di elementi di transizione, e la loro applicazione alla catalisi per la distruzione di inquinanti dell'aria e dell'acqua. I test catalitici verranno realizzati su impianti con un reattore catalitico a letto fisso gas-solido e in un reattore slurry a tino agitato operante a pressioni variabili di aria. Titolo di studio richiesto: Dottorato di ricerca in Chimica per l'Ingegneria ovvero Laurea in Chimica o in Chimica Industriale o in Ingegneria Chimica con curriculum comprovante esperienza nella sperimentazione di laboratorio, analisi chimica strumentale e chimico fisica.
    L' assegno per lo "Studio di formulazioni di poliuretani fluorurati per applicazioni architettoniche mediante l'utilizzo di tecniche elettrochimiche e chimico-fisiche" si articolerà in: a) studio degli effetti del tipo di reticolo chimico, della densità di reticolazione e della quantità di macromero fluorurato sulle proprietà meccaniche, sull'adesione, sulla durabilità e sulle proprietà barriera di rivestimenti poliuretanici contenenti segmenti perfluoropolieterei (PFPE); b) studio dell'influenza della natura ionica (anionica o cationica), del contenuto di gruppi ionici (alto, medio, basso) e dell'architettura molecolare (lineare o reticolata) di dispersioni acquose poliuretaniche florurate sulle proprietà del rivestimento finale. Tio di studio richiesto: Dottorato di ricerca in Chimica per l'Ingegneria ovvero Laurea in Ingegneria Chimica con curriculum comprovante la conoscenza di base relativa a tecniche strumentali elettrochimiche ed esperienze di ricerca nel settore della protezione dei materiali con rivestimenti organici.

    L'assegno per lo "Sviluppo di farmaci per la terapia antitumorale: preparazione e valutazione biologica di nuovi eteroretinoidi ad azione proapoptotica" richiede un titolo di studio richiesto: Dottorato di ricerca in Scienze Farmaceutiche o in Scienza e Sviluppo del Prodotto Cosmetico ovvero Laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche o in Farmacia con curriculum comprovante la competenza scientifica e l'esperienza pratica in ambito sintetico ed analitico indispensabili allo sviluppo del progetto.
    Per l'area scientifico disciplinare delle scienze biologiche atiene al progetto "Sperimentazione integrata di biotecnologie di recupero in sistemi acquatici eutrofizzati". Il fenomeno dell'eutrofizzazione rappresenta una delle forme più comuni di degrado ambientale negli ecosistemi acquatici. Effetti indesiderati dell'eutrofizzazione nella realtà costiera ligure sono le problematiche delle aree portuali, l'elevata mortalità del pesce allevato nei sistemi di allevamento in-shore e gli effetti di inquinamento puntiforme nelle aree estuarili. Lo sviluppo delle biotecnologie rappresenta uno dei metodi più promettenti al fine del recupero degli ecosistemi inquinati. Il laboratorio di ecologia acquatica di base ed applicata dell'Università di Genova ha focalizzato la propria ricerca scientifica sullo studio di sperimentazione di metodologie di recupero negli ambienti eutrofizzati. La ricerca ha come obiettivo l'applicazione sperimentale del modello concettuale recentemente proposto per valutare quantitativamente ed in modo integrato l'efficacia delle tecniche di recupero ambientale accoppiando il sistema di mobilizzazione al sistema di rimozione degli elementi in accumulo. Titolo di studio richiesto: Dottorato di ricerca in Scienze ambientali ovvero Laurea in Scienze Ambientali o in Scienze naturali o in Scienze Biologiche con curriculum comprovante esperienza di ricerca in campo ecologico e collaborazioni in laboratori all'estero.

    Per l'area scientifico disciplinare delle scienze mediche è previsto un assegno di ricerca in "Studi sul gene dell'Osteopontina come fattore genetico di suscettibilità alla progressione e alla metastasi tumorale e alla progressione di malattie infiammatorie". Il progetto di ricerca riguarda il gene SPP1 codificante per l'Osteopontina, in particolare l'individuazione e la caratterizzazione funzionale di varianti polimorfiche intrageniche e nel promotore. Si valuterà come diversi alleli delle varianti identificate influenzino la trascrizione del gene se localizzate nel promotore, ovvero le modificazioni post-traduzionali della proteina, se localizzate in altre regioni intrageniche. La ricerca si propone di comprendere come la variabilità individuale contribuisca a determinare diversi gradi di suscettibilità alla progressione e alla metastasi tumorale e alla progressione di malattie infiammatorie, che dipendono dalle caratteristiche funzionali dell'Osteopontina. Titolo di studio richiesto: Dottorato di ricerca in Genetica Medica ovvero Laurea in Scienze Biologiche con curriculum comprovante esperienza specifica di ricerca nel campo della genetica molecolare in generale ed eventualmente nello studio dell'Osteopontina, testimoniata da pubblicazioni scientifiche a stampa.
    Infine, pr l'area scientifico disciplinare dell'ingegneria civile e architettura l'assegno attine al progetto "Controllo dell'inquinamento delle acque costiere da parte delle acque di dilavamento degli agglomerati urbani, siti produttivi ed infrastrutture". Il titolo di studio richiesto è Dottorato di ricerca in Ingegneria Strutturale e Geotecnica ovvero Laurea in Ingegneria Civile con curriculum comprovante specifici approfondimenti nell'ambito geotecnico.
    Le domande di ammissione devono essere inviate entro il 30 ottobre al Direttore Amministrativo dell'Università degli Studi di Genova - Ufficio dirigenziale per l'amministrazione del personale - Via Balbi 5. (18.10.2004-S.C./ Italian Network)


    GENERATORI DI ENERGIA NON INQUINANTI: LA "RIVOLUZIONE ALL'IDROGENO" PASSA PER MESSINA. CONVEGNO AL CNR

    Auto e generatori di energia domestici non inquinanti: è la rivoluzione all’idrogeno. L'argomento è stato al centro dl dibattito promosso dall'Istituto di tecnologie avanzate per l’energia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Messina
    L'istituto ha presentato, a Roma, nel corso del Convegno "H2 Roma Mobilità ad idrogeno: ricerca e industria disegnano il percorso di avvicinamento", alcuni risultati dei progetti di ricerca sull’idrogeno e sulle celle a combustibile. Tra questi: un progetto sui sistemi a celle a combustibile da impiegare in unità abitative o in quartieri per la produzione di energia elettrica e calore.

    Spazio al binomio celle a combustibile-idrogeno, dunque. Un mix rivoluzionario che alimenterà trasporti, elettricità ed elettronica di largo consumo. Auto e cellulari a idrogeno, riscaldamento "pulito", alla conquista dei mercati mondiali.
    In casa Cnr, sottolinea una nota, sulle celle a combustibile e sull’idrogeno per usi energetici si lavora da venticinque anni e l’istituto pioniere è proprio quello di Messina di Tecnologie Avanzate per l’Energia (Itae) "Nicola Giordano".
    L’attività svolta in quegli anni ed i risultati conseguiti hanno portato l’Itae-Cnr ad assumere un ruolo di istituto guida per lo sviluppo di componenti capaci di ridurre i costi e di aumentare l’efficienza dei sistemi, ricevendo importanti riconoscimenti grazie alla notevole produzione scientifica e alle numerose citazioni ricevute dalla comunità internazionale. Dalla funzione di sviluppo di competenze si è passati alla realizzazione di progetti strategici assumendo il ruolo di coordinatori in progetti di ricerca nazionali ed internazionali.
    "E oggi", spiega Gaetano Cacciola, direttore dell’Itae-Cnr, "siamo giunti a coordinare il più rilevante progetto di ricerca nazionale sulle celle a combustibile.

    Finanziato dal Miur per 14 milioni di euro e con la partecipazione anche dell’Istituto per l’energetica e le interfasi del Cnr di Padova, il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologia dei Materiali (Instm), l’Enitecnologie, l’Enel, le industrie De Nora, Nuvera e Pirelli, il progetto ha come obiettivo generale la sperimentazione e dimostrazione di sistemi a celle a combustibile da impiegare in unità abitative o in quartieri per la produzione di energia elettrica e calore. Sono previsti test sul campo per affrontare e risolvere problematiche tecnologiche legate alla durata e affidabilità dei sistemi.
    "Il progetto", prosegue Cacciola, "prevede una parte di ricerca e sviluppo destinata alla realizzazione e test di materiali e componenti innovativi che consentano ulteriori passi avanti nella direzione della riduzione dei costi e del miglioramento delle efficienze".

    Accanto al tradizionale compito di ricerca e sviluppo l’Itae ha assunto negli ultimi anni due ruoli rilevanti per la nascita dell’Economia dell’Idrogeno, la promozione di nuove iniziative industriali e la formazione.
    Il primo ruolo si è concretizzato nel far nascere nuove iniziative industriali, ad esempio nel settore della preparativa di elettrodi per celle a combustibile, fornendo in aree cosiddette "depresse" nuove opportunità di sviluppo e lavoro, stimolando le industrie, attraverso la creazione di un centro testing, a investire al Sud.

    "La collaborazione con l’industria, afferma Cacciola "è stimolante e oltre a rappresentare il giusto riconoscimento alle nostre ricerche, è un completamento essenziale alla ricerca pubblica e una garanzia di successo nell’applicazione di questa tecnologia nel settore della produzione energetica".
    In questo senso è da considerarsi la realizzazione di un prototipo di generatore di idrogeno, in grado di trasformare gli idrocarburi leggeri (metano, propano e GPL) in idrogeno. E un prototipo di piccole dimensioni realizzato interamente dall’Istituto del Cnr. I primi risultati sono molto soddisfacenti", commenta Cacciola, "tanto che ci hanno permesso di iniziare già la progettazione e la successiva realizzazione di un prototipo precommerciale, per applicazioni residenziali, in collaborazione con la società Sirtis srl di Genova".

    "Infine, corsi post-laurea finanziati dal Miur, ma soprattutto formazione sul campo effettuata su giovani laureati mediante l’assegnazione di borse di studio e assegni di ricerca, sono il nostro investimento per il futuro” conclude Cacciola". Da pionieri a concreti realizzatori di ricerca tecnologica, promozione industriale e formazione, questo in sintesi l’evoluzione del ruolo dell’Itae.(11/10/2004-Italian Network)


    DAL POLITECNICO DI MILANO UN BREVETTO PER LA RICOSTRUZIONE VIRTUALE DEL VOLTO UMANO- A COLLOQUIO CON IL PROF.SARTI

    Un nuovo metodo per l'elaborazione di immagini 3d veloce e affidabile è stato sviluppato dai ricercatori del Politecnico di Milano. "Levelset", così si chiama la nuova tecnologia, utilizza un nuovo approccio per velocizzare un calcolo che prima richiedeva molte ore per poter essere portato a compimento.
    Brevettato dal Politecnico di Milano e sviluppato all'interno del Dipartimento di Elettronica e Informazione, Levelset consente di ottenere una superficie tridimensionale ben definita in pochissimo tempo, partendo da informazioni ottenibili in maniera semplice e con strumenti convenzionali, quali telecamere e scanner laser commerciali.

    D.-Italian Network ha chiesto al prof. Augusto Sarti come è nato il brevetto e di che tipo di tecnologia si tratta.

    SARTI: Il nostro gruppo di ricerca ha iniziato circa 12 anni fa a lavorare su analisi d'immagini per modellazioni in 3d; Il nostro obiettivo è di riuscire ad acquisire dei modelli tridimensionali della realtà usando delle camere, con metodi che non richiedessero luci particolari, pose o un comportamento cooperativo da parte della persona inquadrata. Desideravamo ottenere sistemi che acquisissero la realtà e la modellassero senza interferire troppo sula realtà stessa.
    Per far questo dovevamo cercare di interpretare le informazioni che arrivano dalle fotocamere in maniera un po' "furba". In generale abbiamo realizzato dei sistemi che utilizzando la computer vision, analizzano le immagini acquisiste dalle camere e osservando le immagini rilevate e utilizzando il procedimento di analisi si riesce ad ottenere, inizialmente, delle nuvole di punti e da queste si costruisce una sorta di membrana tridimensionale che si appoggia su queste nuvole di punti e prende la forma dell'oggetto e su questa membrana si possono dipingere informazioni di colore.

    D. Perché vi siete interessati alla sicurezza?

    SARTI:Chi deve riconoscere un volto commette molti errori perché, in automatico, se la testa si sposta il volto cambia aspetto ed è più difficile riconoscerlo con una macchina. Se, invece, noi costruiamo un modello tridimensionale del volto anche se la persona si sposta c'è sempre un sagoma che somiglia alla persona che noi abbiamo osservato nella camera. In tal modo è più sicuro l'approccio del riconoscimento. Per questa ragione ci siamo concentrati sulla possibilità di costruire un modello 3d della persona.
    I primi risultati incoraggianti riguardano l'acquisizione di una fotografia fatta da tre camere siamo in grado di produrre in pochi secondi il volto tridimensionale della persona per fare riconoscimento del volto della persona stessa.

    D.Punto importante era velocizzare le operazioni di calcolo, come ci siete riusciti?

    SARTI:Mediamente, per attuare il processo di ricostruzione dell'oggetto inquadrato a partire da una nuvola di punti che si deposita su una membrana, erano necessarie molte ore di calcolo, con una macchina estremamente veloce. Noi ci riusciamo in pochi secondi. Normalmente le tecniche similari che si trovano in giro usano un metodo piuttosto complicato che non si ispira alla fisica del sistemi reali. Abbiamo cercato di creare un modello che si ispirasse alla fluidodinamica. È come se ci fossero due liquidi nello spazio, separati da una superficie, che combattono per conquistare lo spazio, ed i punti della nuvola sono degli attrattori per i due liquidi. Quindi è una sorta di competizione che segue le regole della fluido dinamica per conquistare più punti possibili. Quando il gioco finisce, la membrana si è appoggiata sulla nuvola ed ha preso la forma giusta. Questo metodo non solo ha migliorato i tempi di calcolo ma è anche interattivo, cioè offre la possibilità di cambiare a piacimento la geometria della persona inquadrata.

    Levelset può essere impiegato in molteplici applicazioni, dal restauro agli impianti di sicurezza. Tale metodo risulta particolarmente efficace nel migliorare le prestazioni dei sistemi di sicurezza basati sul riconoscimento facciale e più in generale in tutte quelle situazioni in cui si rende necessaria l'identificazione di individui che si muovono in un determinato ambiente.(11/10/2004-S.C./Italian Network)


    PROGETTO D4: 353 INTERVENTI PER LA FORMAZIONE DI RISORSE UMANE PER LA RICERCA E LO SVILUPPO TECNOLOGICO PROMOSSI IN FRIULI VENEZIA GIULIA

    Bilancio positivo nella formazione di risorse umane per la ricerca e lo sviluppo tecnologico: con il progetto D4 sono stati posti in essere 353 interventi formativi realizzati, con 356 persone e 230 aziende coinvolte
    Il Progetto D4 è un articolato programma di formazione, promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia per il miglioramento delle risorse umane nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico e cofinanziato dall'Unione Europea nel quadro degli interventi dell'Obiettivo 3 a sostegno dell'occupazione e della nuova imprenditoria. Il Progetto ha visto un investimento di 3 milioni 600mila Euro nel periodo settembre 2002 - settembre 2004 in virtù del quale sono stati attivati, attraverso il riconoscimento di agevolazioni finanziarie di carattere individuale, assegni di ricerca, borse di studio, premi di laurea, mobilità in uscita verso l'estero e mobilità dal Mezzogiorno, nonché realizzati corsi per la formazione di personale addetto alla ricerca.

    D4 è stato attuato da una cordata di sette partner composta da AREA Science Park (capofila), Università di Trieste e di Udine, CRES, Agemont, IRES FVG e DGR Consulting, che operano a livello di eccellenza nella ricerca, nell'alta formazione, nell'analisi socio-economica, nei servizi qualificati alle imprese.
    Gli obiettivi che il Progetto ha perseguito possono essere così sintetizzati: consolidamento dei rapporti fra università, enti di ricerca e imprese; potenziamento della ricerca finalizzata all'innovazione tecnologica; sostegno all'attività di ricerca nelle imprese; crescita delle competenze dei giovani ricercatori; attenzione per la componente femminile.

    Il bilancio delle attività, come delineato nel Convegno "Le risorse umane nella R&S: risultati del Progetto D4 ed analisi del contesto regionale",svoltosi nei giorni scorsi a Trieste, è di 353 interventi formativi realizzati, per un totale di 356 persone e 230 aziende del territorio coinvolte. Le donne hanno rappresentato, nel complesso, il 37, 6% dei beneficiari delle azioni del Progetto, un dato che in parte evidenzia difficoltà di inserimento nel mondo della ricerca e dell'innovazione tecnologica, sia a causa del basso numero di studentesse che scelgono percorsi universitari ad indirizzo scientifico e tecnologico, sia perché, è stato rilevato, il mercato del lavoro sconta ancora una disparità di opportunità a svantaggio del mondo femminile.

    Il coinvolgimento del comparto industriale e produttivo del Friuli Venezia Giulia ha rappresentato uno degli aspetti di maggiore rilevanza. Le 230 aziende che hanno collaborato e/o ospitato laureati, laureandi e ricercatori sono un dato ritenuto estremamente soddisfacente. Decisivo è stato l'apporto di tutti i partner che hanno condiviso l'attuazione delle misure individuate da D4. AREA, capofila del Progetto, ha avuto un ruolo centrale nell'elaborazione ed attuazione di tutte le azioni.

    Particolare attenzione è stata riservata ad alcune aree tematiche prioritarie per lo sviluppo e la competitività delle piccole e medie imprese regionali: nuovi materiali, nuove tecniche nel campo della produzione e della lavorazione dei metalli e delle materie plastiche, nuove metodologie nel settore delle biotecnologie, tele e radiocomunicazioni, management dell'innovazione, nuove tecnologie nel campo della comunicazione, dell'informazione e della multimedialità, emissioni elettromagnetiche e compatibilità ambientali.
    Ed in attesa di avere il dato definitivo sulla ricaduta occupazionale, le prime rilevazioni forniscono indicazioni positive: oggi, a progetto non ancora concluso, risultano già collocati il 38% dei laureati che hanno usufruito delle borse di formazione.
    Anche in considerazione di ciò, il Progetto D4 sembra aver centrato i suoi obiettivi: ha contribuito al consolidamento dei rapporti tra ricerca, università e impresa, ha rafforzato il ruolo, la presenza e le competenze delle risorse umane impegnate nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico, ha contributo al potenziamento della ricerca finalizzata all'applicazione industriale. Ed in considerazione di tali risultati verrà riproposto nel quadro di una programmazione più ampia che la Regione sta facendo sul versante delle risorse umane, coinvolgendo in modo sinergico le principali istituzioni di alta fornazione presenti sul territorio.(11/10/2004-Italian Network)


    RICERCA INTERNAZIONALE SULL'APLASIA PURA DELLA SERIE ROSSA

    Un'analisi della Northwestern University di Chicago sull'uso dell'eritropoietina ha dimostrato una notevole riduzione dei casi associati ad una rara forma di anemia: l'aplasia pura della serie rossa (PRCA). I risultati di questo ricerca sono stati pubblicati sull'ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine.
    I ricercatori, tra cui anche un italiano, il dott. Stefano Luminari del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, collaboratore del prof. Massimo Federico, che ha trascorso un periodo di studio presso il prestigioso Ateneo americano grazie ad un contributo finanziario dell'Associazione Angela Serra per la Ricerca contro il cancro, sono giunti ad associare il fenomeno ad un uso improprio - in determinati casi - dell'eritropoietina, e hanno dimostrato, a partire dal 2002, una riduzione dell'incidenza della sindrome.

    Nel corso degli ultimi anni era stata segnalata la comparsa di una rara forma di anemia, definita Aplasia Pura della Serie Rossa (PRCA), associata all'uso di eritropoietina umana ricombinante, un farmaco molto usato per il trattamento dell'anemia dei pazienti sottoposti a dialisi e dei pazienti trattati con chemioterapia.
    L'eritropoietina è commercializzata dal 1988, in diverse formulazioni e con differenti nomi commerciali, secondo gli Stati, e rappresenta oggi il prodotto biotecnologico maggiormente utilizzato nel mondo, cui corrisponde un giro di affari annuo pari a circa 10 milioni di dollari.
    Una formulazione di eritropoietina in particolare, commercializzata con il nome di Eprex (un farmaco in uso in Canada, Europa, Asia e Australia ma non negli Stati Uniti) - hanno osservato i ricercatori -, è risultata frequentemente associata alla rara forma di anemia studiata.

    Globalmente lo studio ha identificato 191 casi di Aplasia Pura della Serie Rossa associata all'uso di ritropoietina; il 92% dei casi è costituito da pazienti affetti da insufficienza renale cronica che hanno ricevuto il farmaco Eprex per via sottocutanea.
    Nonostante l'eritropoietina sia ampiamente utilizzata anche da pazienti oncologici trattati con chemioterapia, in questo tipo di pazienti non sono stati identificati casi con la rara forma di anemia. Il numero di pazienti affetti dalla sindrome ha registrato un incremento significativo a partire dal 1998, raggiungendo un massimo nel corso del 2001 in Europa e nel 2002 in Canada. L'anno 1998 coincide con l'anno in cui la composizione di Eprex è stata modificata con la rimozione di uno degli eccipienti del farmaco, l'albumina, come previsto dalle norme emanate in Europa e Canada, per ridurre il rischio di trasmissione della variante umana del morbo di Creutzfeldt-Jakob associato ai prodotti farmaceutici contenenti albumina umana.

    I casi segnalati in Italia sono stati complessivamente 7, dato questo che corrisponde ad un'incidenza analoga a quella registrata in Germania ed inferiore rispetto a quella registrata in Francia, Canada, Spagna e Inghilterra. Questa differenza può essere spiegata dalla diversa modalità di somministrazione del farmaco nel nostro paese dove generalmente è preferita la via sottocutanea ma dove l'eritropoietina viene generalmente somministrata da personale ben addestrato.
    Il dr. Luminari è nato a Bologna il 3 novembre del 1971, è laureato in Medicina e Chirurgia con la votazione di 110/110 e lode presso l'Università degli Studi di Milano con tesi sperimentale dal titolo: "Analisi molecolare di 62 casi di Linfoma non-Hodgkin; correlazioni morfologiche ed immunofenotipiche".
    Tra le numerose pubblicazioni e collaborazioni segnaliamo, nell'ambito delle attività del Gruppo Italiano Studio Linfomi, ricopra il ruolo di responsabile del Centro Raccolta Dati. Le principali attività in questo ambito, oltre allo sviluppo ed alla gestione dei protocolli terapeutici, sono rappresentate dalla realizzazione di un sistema di gestione informatizzata degli studi clinici basato sull'utilizzo della rete internet (http://www.gisl.org).(11/10/2004-Italian Network)


    SEMPRE PIU' COMPLESSO E DIFFICILE IL RAPPORTO TRA SCIENZA ED ETICA. NE PARLA IL PROF.A. OLIVIERO NEL SUO "DOVE CI PORTA LA SCIENZA"

    La scienza, oggi, si dibatte fra due connotazioni opposte: valorizzata per la capacità di razionalizzare la realtà e migliorare la vita, criticata, in termini etici, per la possibile carica distruttiva nei confronti della natura e dell'essenza umana. Una bivalenza che varia a seconda del concetto che si attribuisce alla natura: una realtà benevola e inviolabile, oppure soggetta a modifiche e a correzioni. Del complesso rapporto della scienza con la dimensione etica ne parla Alberto Oliviero, docente di psicobiologia all'Università "La Sapienza" di Roma, nel suo libro intitolato "Dove ci porta la scienza", edito da Laterza.

    Per Oliviero "i problemi di natura etica derivano, in realtà, dal diverso valore, terapeutico o migliorativo, attribuito agli interventi della scienza. Nel secondo caso, soprattutto nel campo della biologia molecolare, si potrebbe dar vita ad una cultura della perfezione e della selezione embrionale, basata su determinate caratteristiche genetiche. Basti pensare alla clonazione e all'utilizzo delle cellule staminali, il cui effetto benefico in numerose malattie degenerative è oggetto di numerosi dibattiti.
    Numerose problematiche sono poi legate alle scoperte delle neuroscienze, circa il funzionamento del cervello e i suoi meccanismi. Un sistema complesso, come rileva Oliviero, non ancora ben definibile, in quanto non deriva dalla sommatoria di singole attività cerebrali, ma è influenzato da una dimensione fenomenologica, ovvero dal mondo della soggettività e dal significato dell'emozione.

    Le attività psichiche, variabili e articolate, sono dunque oggetto di studio sia da parte di filosofi, psicoanalisti e psicologi, interessati alla dimensione soggettiva, che di "studiosi del cervello" alla ricerca, questi ultimi, di funzioni e regioni cerebrali responsabili degli eventi psichici e dei fenomeni mentali comuni a tutti gli esseri umani. Di qui la contrapposizione tra determinismo e libertà individuale, dilemma insoluto e da sempre oggetto di dispute di carattere etico oltre che scientifico.
    In realtà, le problematiche legate all'etica, sempre più complesse e difficilmente conciliabili con un elevato sviluppo delle tecnologie biomediche e con i nuovi strumenti terapeutici, pongono in evidenza il grado di responsabilità della scienza nei confronti della natura umana.

    La privatizzazione della ricerca, lo stretto intreccio tra scienza e tecnologia, la crisi di fiducia nelle capacità della scienza e nel suo significato, sono alcuni degli aspetti dell'"impresa scientifica moderna".
    In realtà le caratteristiche e l'immagine dello scienziato odierno sono profondamente cambiate rispetto al secolo scorso. Oggi lo scienziato, sostiene Oliviero, non è più "in grado di controllare il proprio lavoro e le ricadute delle proprie azioni", a causa del carattere specialistico e settoriale del singolo lavoro di ricerca, del mancato coinvolgimento nei risvolti sociali ed economici dei risultati ottenuti, oltre che di una diminuita autonomia del proprio ruolo, di fronte all'opinione pubblica e agli organismi che finanziano la ricerca.

    Il terzo millennio, inoltre, vanta il primato per numero di scienziati attivi: ben il 90% di tutta la storia dell'umanità. Ma la ricerca scientifica richiede ingenti investimenti oltre che istituzioni in grado di garantire continuità e dinamismo. E nel mondo vengono spesi circa 350 miliardi di euro (Unione Europea, Stati Uniti d'America e Giappone coprono complessivamente più dell'80% dell'intera cifra).
    Ogni anno vengono pubblicati più di tre milioni di articoli scientifici e sono realizzati però solo da una minoranza di ricercatori molto noti.
    Nell'Unione Europea e negli USA i finanziamenti dipendono per il 43% circa da fonti pubbliche e per il 57% dall'industria e dai privati; in Giappone invece le imprese finanziano quasi il 77,4% della ricerca, le fonti pubbliche solo il 22,6%.

    Il panorama europeo presenta settori di ricerca ben definiti: le grandi società svizzere, tedesche e francesi hanno il primato nella ricerca chimico-farmaceutica. Francia e Germania occupano i primi posti nel campo delle telecomunicazioni; la ricerca biomedica è prevalente in Inghilterra. L'Italia, invece, emerge nel campo della fisica e della matematica e vanta "punte di eccellenza" nelle scienze biomediche.
    Esistono, dunque, diversi settori di ricerca, cui corrispondono sistemi molteplici e complessi, soggetti a variabili interdipendenti e quindi difficili da controllare e da interpretare. Basti pensare alle variazioni climatiche, a malattie quali l'AIDS, alla diffusione di specie invasive, animali e vegetali. Fenomeni diffusi in tutto il mondo ma verso i quali la scienza trova un ostacolo spesso insormontabile: la crescente disparità tra paesi ricchi e paesi poveri.
    La mancanza di risorse economiche da parte dei paesi poveri e la conseguente impossibilità ad attingere al settore scientifico (competenze scientifico-tecnologiche, strutture mediche essenziali, accesso ai farmaci) per combattere malattie e povertà, pongono, d'altra parte, molteplici interrogativi circa la reale funzione della ricerca scientifica in un sistema economico e sociale complesso e diversificato.

    In realtà, negli ultimi anni sta crescendo la volontà di superare i divari economici che impediscono il raggiungimento di un benessere collettivo alla portata di tutti, grazie ad un diverso approccio nella prassi della scienza (di tipo solidaristico) e nei canali di finanziamento (promossi da associazioni o da gruppi privati) e all'introduzione e al potenziamento di "tecnologie sostenibili", alla portata della realtà locale.
    La ricerca scientifica, dunque, secondo Alberto Oliviero, nonostante le molteplici problematiche tuttora irrisolte, deve poter avviare un nuovo modello scientifico-tecnologico, fondato sulla positività e universalità della scienza, elemento imprescindibile di conoscenza e sviluppo. (11/10/2004-Italian Network)


    SCOPERTA SUL NEUROBLASTOMA DA PARTE DI RICERCATORI GENOVESI

    La scoperta della molecola B7-H3 presente sulle cellule di neuroblastoma da parte di ricercatori genovesi permetterà il sicuro e rapido riconoscimento del tumore consentendo un inizio precoce della chemioterapia.
    La stessa equipe dell'Istituto Gaslini ha, inoltre, dimostrato che B7-H3 funziona come vero e proprio scudo, proteggendo il neuroblastoma dall'attacco delle cellule natural killer, ciò ha consentito ai ricercatori di scoprire anche come neutralizzare il tumore.

    Il frutto della collaborazione tra i ricercatori genovesi del Gaslini, dell'Università di Genova e dell'IST è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista americana "Proceedings of the National Academy of Science" (PNAS).
    Lo studio, è stato coordinato da Cristina Bottino, medico responsabile del modulo di Immunologia Molecolare del Laboratorio di Immunologia del Gaslini e Roberta Castriconi ed è stato svolto in collaborazione con Lorenzo Moretta, Direttore Scientifico del Gaslini e Alessandro Moretta, professore di Istologia presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Genova. I ricercatori genovesi hanno scoperto una nuova molecola (B7-H3) presente, come un segno distintivo, sulla superficie cellulare di tutti i casi di neuroblastoma analizzati.

    Il neuroblastoma, il tumore solido più frequente nel bambino, è particolarmente aggressivo ed è purtroppo mortale in un'alta percentuale di casi. Sebbene la chemioterapia sia efficace e induca remissioni del male, il neuroblastoma spesso recidiva, diventando sempre meno controllabile. Da questo la necessità di identificarlo precocemente e, possibilmente, di trovare nuove terapie nei casi in cui la chemioterapia non sia più efficace.
    La scoperta della molecola B7-H3 consentirà la preparazione di un test molto preciso per identificare le cellule di questo tumore,soprattutto nei casi, purtroppo frequenti, di recidiva in cui le cellule si annidano nel midollo osseo, dove, grazie allo studio, possono ora essere "scovate" con sicurezza.

    Lo studio ha anche dimostrato che la molecola B7-H3 funziona come un vero e proprio scudo proteggendo il neuroblastoma dall'attacco delle cellule Natural Killer (NK), i principali killer dei tumori.
    I ricercatori genovesi hanno dimostrato che questo è possibile in laboratorio: spogliate le cellule tumorali dello scudo (cioè la molecola B7-H3), grazie all'utilizzo di anticorpi monoclonali specifici, le cellule NK hanno la possibilità di aggredire con successo il tumore e di ucciderlo. (11.10.2004- S.C.-Italian Network)


    A MILANO IL MANIFESTO DEL GRUPPO 2003 PER LA RIFORMA DELLA RICERCA ITALIANA - A COLLOQUIO CON IL PROF. MANNUCCI

    Illustrato nel corso del Convegno "Il Futuro della Ricerca in Italia", svoltosi il 30 settembre presso il Centro Congressi della Fondazione Cariplo, il Manifesto per la ricerca italiana del Gruppo 2003 fondato dal prof. Mannucci e che raccoglie i ricercatori italiani più citati a livello internazionale secondo l'americano Institute for Scientific Information (ISI).
    Il manifesto propone una riforma della ricerca italiana secondo un sistema moderno aperto e flessibile, non rigido come quello attuale, con l'obiettivo non solo di bloccare la fuga di cervelli, ma di attrarre scienziati da altri paesi.
    Ai lavori del convegno milanese hanno partecipato, tra gli altri, Gianluigi Magri, sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Guido Possa, viceministro del Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca, Gianfelice Rocca, vicepresidente Confindustria con delega all'Education, Roberto Schmid, Rettore dell'Università degli Studi di Pavia e Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo.

    Italian Network ha intervistato il prof. Mannucci per capire come è nato il gruppo e soprattutto cosa chiede.

    MANNUCCI:Nasce da una mia idea. Un istituto americano che si chiama Institute for Scientific Information redige una classifica degli scienziati i cui lavori scientifici sono più citati. In questa classifica ci sono circa 50 italiani. Mi sono posto il problema: in Italia nel campo della scienza i ricercatori si fanno sentire poco. Pensi a quello che sono riusciti ad ottenere i ricercatori francesi quando questa primavera hanno marciato in corteo a Parigi allorché il governo ha tentato di tagliare certi contributi alla ricerca. I ricercatori italiani si lamentano spesso in maniera sterile e delegano, magari perché sono impegnati in laboratorio, ad altri di occuparsi del Sistema Ricerca in Italia. Ho preso l'iniziativa di unire queste 50 persone, che arrivano da tutte le università e da tutte le discipline per scrivere questo documento.

    D.-Cosa chiedete professore?

    MANNUCCI:Le cose che noi chiediamo sono sostanzialmente l'essere normali, far sì che ci sia un accesso alla ricerca e alla carriera universitaria basata sui meriti e non su altre cose che può immaginare quali siano; chiediamo maggiori fondi ma soprattutto che siano utilizzati meglio, perché ci sono molte cose che potrebbero essere fatte con ciò che abbiamo attualmente a disposizione. Sottolineo che l'1% del PIL dedicato alla ricerca scientifica fa dell'Italia il fanalino di coda dei paesi evoluti. Inoltre, è ben più grave che l'Italia sia agli ultimi posti non solo per i soldi ma anche e soprattutto per il numero dei ricercatori: come produzione scientifica siamo fra i primi paesi del mondo, quinti o sesti ma, in senso assoluto, siamo nei bassifondi della graduatoria perché ci sono pochissimi ricercatori. Sono pochi perché pagati male, perché la carriera è precaria e forse anche perché c'è una visibilità nei media non buona perché il ricercatore è considerato un poveraccio senza una lira, il che è vero, tra l'altro.
    Chiediamo questo ma anche la possibilità di devolvere l'8 per mille dell'IRPEF anche alla ricerca.
    Pensiamo anche all'abolizione dell'IRAP sui contratti di ricerca e le spese per la ricerca, il credito di imposta, maggiori facilitazioni alle donazioni per la ricerca. Tutte cose non nuove ma che per la prima volta sono i ricercatori stessi a chiedere.

    D.-Professore, c'è un punto nodale che aiuterebbe a risollevare le sorti della nostra scienza?

    MANNUCCI:Purtroppo i soldi sono importanti: già la possibilità di detassare le donazioni per la ricerca, cosa che ora non avviene, risolverebbe molti problemi; poi, l'8 per mille, l'abolizione dell' IRAP. Dire un punto è difficile. Sarebbe importante far sì che i giovani abbiano maggiori possibilità sulla base della meritocrazia. Un'altra iniziativa necessaria è l'istituzione di un organismo che coordini tutta le ricerca: da noil Ministero per l'Innovazione, l'Università e la Ricerca scientifica, il Ministero della Salute, l'Agenzia spaziale, le fondazioni private, ognuno ha con uno specifico campo di competenza. Ci dovrebbe essere un'Agenzia della Ricerca che coordini tutte le diverse iniziative. Questa è forse la cosa più importante

    Al convegno milanese sono intervenuti alcuni dei firmatari del manifesto che è leggibile all'indirizzo www.laricercainitalia-gruppo2003.org. Tra questi il prof. Ernesto Carafoli dell'Università di Padova: Oggi per uno scienziato italiano è molto difficile sviluppare un'attività indipendente. La scarsità di fondi e l'incertezza di un nuovo finanziamento privilegiano chi è più affermato e responsabile di grandi gruppi di ricerca.
    Secondo il prof. Tommaso Maccacaro dell'Istituto Nazionale di Astrofisica sarebbe opportuno legare in modo stretto adeguati finanziamenti al rendimento scientifico delle strutture, secondo parametri di merito valutati da opportune commissioni, esterne e indipendenti. L'obiettivo è innescare una spirale virtuosa in cui, come già succede in molti paesi, la gara tra università o centri di ricerca è continuamente al rialzo. Ciò avrebbe ricadute benefiche anche sul processo di reclutamento stimolando la ricerca dell'eccellenza.

    Infine, tra gli intervenuti anche il dottor Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria con delega all'Education: Il rapporto università-impresa è imprescindibile per la crescita e lo sviluppo della competitività del Paese. E' necessaria una cultura della misurabilità fondata sulla definizione degli obiettivi, il rendiconto trasparente dei risultati, l'autonomia nel realizzarli. La crescita della conoscenza, in particolare di quella scientifico-tecnologica, deve diventare un progetto paese. Ciò vuol dire definire priorità nel programma di governo, trovare risorse all'interno del sistema e stabilire aree di intervento. (4.10.2004- S.C.-Italian Network)


    ITALIA/GRAN BRETAGNA -UOMINI E DONNE SOFFRONO IN MODO DIFFERENTE - STUDIO DELL'UNIVERSITÀ DI SIENA E DELLA ROYAL SOCIETY OF MEDICINE INGLESE

    Presentato a Siena il primo studio italiano che analizza le differenze tra i sessi per 330 sindromi dolorose: la scoperta, forse per molti non sarà una novità, è che donne e uomini percepiscono il dolore in modo diverso, e probabilmente le donne soffrono di più. Sebbene ignorato dalla letteraura scientifica i ricercatori senesi hanno evidenziato e dato un supporto statistico al fatto che molte sindromi dolorose infatti colpiscono le donne molto più degli uomini, e spesso con livelli di dolore più severi, più frequenti e di maggiore durata..
    Il risultato è una mappa completa delle differenze di genere nel campo del dolore cronico benigno. A realizzarla la professoressa Anna Maria Aloisi, docente del dipartimento di Fisiologia dell'Università di Siena, nell'ambito del progetto Medicina, singolare maschile, promosso da Fondazione Pfizer, Associazione Donne e Scienza e l'ateneo toscano.

    Presentato a Siena, nel corso del congresso "Traditional and Innovative Approaches to Pain", organizzato dall'ateneo toscano in collaborazione con la Royal Society of Medicine inglese, la ricerca ha indicato in 330 le sindromi di dolore cronico benigno, delle quali fanno parte anche l'emicrania o il mal di denti, classificate dalla International Association for the Study of Pain. Soltanto per 66 di queste esistono studi, per lo più superficiali, che tengano conto delle differenze tra uomo e donna e solo 15, lo 0,6% del totale, analizzate più specificatamente in questo senso.

    La mappa apre scenari preoccupanti sulla scarsità di informazioni in materia di differenze di genere nelle sindromi dolorose croniche. Ed evidenzia come i modelli alla base delle terapie analgesiche siano inficiati dall'assenza di una variabile fondamentale.
    Un problema che nasce dalla base, dal momento che in nessun corso di laurea in medicina a tutt'oggi si formano medici in grado di considerare le patologie delle pazienti in maniera appropriata e specifica. In tal modo potrà essere utilizzato da medici e operatori sanitari, per meglio orientarsi nella diagnosi, per ripensare approcci terapeutici più efficaci verso i pazienti di entrambi i sessi. In un'ottica più ampia, tuttavia, la "mappa del dolore" indica la necessità di rivedere i protocolli delle sperimentazioni cliniche, ancora oggi condotte prevalentemente su campioni maschili. E apre la porta alla necessaria revisione delle linee guida sul trattamento del dolore.
    Il progetto "Medicina, singolare maschile" fa parte di una serie di studi sulle donne, coordinati dalla professoressa Patrizia Gabrielli, delegata del Rettore agli studi sulle donne e alle relazioni di genere, che si aggiungono alle numerose iniziative che da anni l'Università di Siena promuove in ambito umanistico, nell'ottica di approfondire la ricerca da un lato e dall'altro diffondere e trasmettere i risultati ottenuti attraverso la realizzazione di progetti formativi mirati. (4.10.2004- S.C.-Italian Network)


    AL VIA IN CALABRIA LA BANCA DELLE STAMINALI CORDONALI

    Prende il via, nell'Azienda ospedaliera "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria, la Banca regionale delle cellule staminali da cordone ombelicale.
    Il presidente della Giunta regionale, Giuseppe Chiaravallotti, in una nota dell'Ufficio stampa, infatti, ha reso noto che "con l'approvazione, da parte della struttura preposta del Dipartimento Sanita', del Decreto dirigenziale attuativo della delibera nr 339/2004 'programma delle attivita' di trapianto delle cellule staminali ematopoietiche e di terapia cellulare', l'avvio della Banca regionale delle cellule staminali da cordone ombelicale e' divenuta una positiva realta'".
    Il decreto dispone per tutta l'attivita' e per il supporto tecnologico necessario il finanziamento specifico di 920 mila euro.

    "Con questo atto la Calabria si pone all'avanguardia nella ricerca biomedica e le recenti informazioni relative alle potenzialita' differenziative delle cellule staminali umane, ci dicono che la ricerca ha raggiunto una nuova frontiera della Medicina, paragonabile a quella della scoperta degli antibiotici".

    La Giunta regionale, con l'istituzione della Banca delle cellule staminali da cordone ombelicale, prosegue la nota, "raggiunge il duplice obiettivo di rendere concreta la possibilita' di donare il sangue placentare nella nostra regione e, unica nel sud, di creare le condizioni per strategie terapeutiche innovative per un gran numero di patologie fino ad oggi incurabili, malattie neurologiche a carattere degenerativo e traumatiche, alcune malattie pediatriche del sangue, diabete insulino-resistente, insufficienza cardiaca post-infartuale".
    Cio', inoltre, consentira' alla Calabria di "inserirsi concretamente nell'attuale dibattito che coinvolge la politica, l'etica e la scienza perche' disporra' delle tecnologie e delle professionalita' in grado di sviluppare questo settore della ricerca". (4.10.2004-Italian Network)


    UNA ENCICLOPEDIA DI BIOETICA E SESSUOLOGIA DELLA CHIESA

    Un'opera a cura del presidente della Societa' di Bioetica e Sessuologia, don Giovanni Russo, quella presentata a Milano nei giorni scorso e che rappresenta una vera epropria enciclopedia di "Bioetica e Sessuologia" della Chiesa, edita dalla casa editrice salesiana 'Elledici' "per cercare di mettere alcuni punti fermi su concetti come la vita, la persona".
    L'Enciclopedia afferma in modo sistematico il punto di vista della dottrina cattolica, ma accoglie anche il contributo di studiosi laici di altissimo livello.

    Molti i temi trattati, naturalmente in maniera "sistematica e profondissima" attraverso le radici stesse della dottrina cristiana.
    "Non e' l'uomo per la tecnica, ma la tecnica per l'uomo" ha sottolineato il cardinal Tarcisio Bertone nel concludere la presentazione. E, inaugurando la nuova Libreria Don Bosco, ha voluto ribadire: e' vero la societa' di oggi e' caratterizzata da un malessere diffuso, ma esso deriva dal prevalere dell'individualismo sul senso della comunita'. Tuttavia, vi e' una sete crescente di nostalgia di valori. E questo e' gia' un valore in se'. . L'Enciclopedia dovra' servire come una sorta di faro "per uscire dalla notte di questo tempo".(4.10.2004-Italian Network)


    SECONDA EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA SCIENZA - A GENOVA DAL 2 OTTOBRE ALL'8 NOVEMBRE

    Due presentazioni: una a Milano, l'altra a Roma per un Festival, che è giunto alla seconda edizione della comunità e quindi della città.
    Nell'edizione 2004 si punta in alto: tanto grandi i progetti e le speranze quanto grande è l'evento nella sua interezza. Da giovedì 23 ottobre a lunedì 3 novembre, in termini numerici si parla della presentazione di 170 eventi, di cui circa 100 tra conferenze e tavole rotonde, più di una ventina di mostre (ricordiamo: Le meraviglie della scienza dal 23.10 a 23.11 a Palazzo Ducale, nata da Imparagiocando che, nel 1996, ha portato a Genova 17.000 visitatori; Le ruote quadrate, sul modello del più famoso museo della scienza del mondo a San Francisco, dal 23.10 al 3.11), per non parlare degli spettacoli (tra cui l'opera da camera L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, di Michael Nyman, le letture di Vittorio Sermonti Dante, scienza e conoscenza e One-zero show di Denis Guedj), delle letture (tra cui Daniele Del Giudice) dei film e documentari in programma (nelle sale dei cinema Sivori, Lumière e del Centre Culturel Français).
    Caratteristica saliente di questo Festival è il suo essere creatura figlia di tante forze che, come ha spiegato Arata, "si sono messe tutte intorno allo stesso tavolo e ora il tavolo è di tutti”. La sfida è superare la diffidenza di molti nei confronti di una materia vasta e spesso giudicata ostica: la scienza; portare i giovani ad avvicinarsi ad un mondo fitto di scoperte e di risposte alle tante curiosità, e, soprattutto, andare oltre i limiti, notoriamente troppo rigidi, che confinano la scienza lontano dalle letteratura e, in genere, dalle materie umanistiche. Creare un confronto multidisciplinare è il suo impegno.

    Il mastodontico evento, organizzato dall'Associazione festival della scienza (nata dalla casa editrice Codice), dal Comune di Genova, dall'(ex) Istituto nazionale di fisica della materia, dall'Istituto nazionale di fisica nucleare e da numerosissimi partner istituzionali e privati, offrirà ai visitatori curiosi una trentina di allestimenti espositivi e laboratori interattivi , circa 120 conferenze e tavole rotonde in cui incontrare alcuni fra gli scienziati, filosofi ed esponenti di cultura italiani e stranieri più in voga (in particolare, moltissimi neuroscienziati e biologi, ma anche matematici e astrofisici, oltre agli immancabili genetisti), alcuni spettacoli teatrali, musicali e cinematografici (fra cui la prima mondiale La musica di Leonardo, che porta in scena strumenti originali progettati da Leonardo da Vinci, e Acts of beauty di Michael Nyman). Anche il colore, che tanto piace ai cosiddetti divulgatori, non mancherà: dall'eclissi totale di Luna (proprio la notte fra il 27 e il 28), all'incontro fra funamboli e giocolieri con i fisici e i matematici, che racconteranno i segreti alla base degli esercizi più spettacolari (con la speranza che non ne diminuiscano il fascino), per culminare con gli incontri eno-gastronomici.(4.10.2004-Italian Network)


    COOPERZIONE ALLO SVILUPPO: UNESCO, REGIONE CAMPANIA, ECSITE E CITTÀ DELLA SCIENZA DI NAPOLI PER UN SCIENCE CENTER PRESSO L'UNIVERSITÀ PALESTINESE AL QUDS

    L'UNESCO, la Regione Campania, l'ECSITE (Rete europea dei musei e centri della scienza) e la Città della Scienza di Napoli stanno collaborando per la realizzazione di un science centre nell'Università Palestinese Al-Quds, in partenariato con il Bloomfield Institute, istituto scientifico israeliano.
    Lo scorso 16 e 17 giugno, a Napoli, si è tenuto un workshop con i rappresentanti di queste istituzioni, per definire un piano d'azione che raccolga le esperienze e le competenze di ciascuno, a sostegno di questa importante iniziativa israelo-palestinese. Questa iniziativa, non solo simbolica, ha l'obiettivo di rafforzare le relazioni fra la società civile araba, quella israeliana e quella europea in ambiti specifici quali la cultura, l'istruzione, la ricerca e l'innovazione tecnologica, la cooperazione internazionale.
    Italian Network ha chiesto alla dr.ssa Bruyas della Città della Scienza di Napoli di spiegarci come è nato il progetto: La prima occasione di incontro è stata a Napoli nel 2000, quando il responsabile dell'Università palestinese di Al Quds incontrò il presidente della Regione Campania Sassolino. Nacque una prima relazione tra Regione, Città della Scinza e università al Quds per promuovere questo progetto. Questo progetto si è appoggiato a una collaborazione che già esisteva, tra al Quds aveva e l'organizzazione israeliana del Bloomfield Institute che è il nostro omologo israeliano situato nella parte ovest di Gerusalemme; tra loro era nata una collaborazione sull'educazione alla scienza per il rinnovo dei laboratori, la formazione dei docenti ed altro. Così si è creato un gruppo di lavoro israeliano, italiano e palestinese intorno a quest'idea di promuovere un science center presso l'università al Quds. A ciò si è associata la rete europea dei science center - Ecsite - e l'UNESCO che era già in contatto con l'università palestinese e quindi si è prodotta una situazione di cooperazione tra questi diversi paesi ed istituzioni.

    Come si articola il progetto? È partito un anno e mezzo fa, nel luglio 2003, e il primo appuntamento è stato la "Giornata Mondiale della Scienza per la Pace" promossa dall' UNESCO, il 10 novembre 2003, in cui è stata presentata una prima mostra poster che ha presentato il progetto. I poster sono stati prodotti in 100 copie e inviati in diverse capitali, organizzazioni e musei in tutta l'area mediterranea in occasione di questa giornata. La seconda è stato il finanziamento da parte della regione Campania di uno studio di fattibilità che ha permesso di avere un primo documento fra i partner per definire le funzioni, i servizi ed il costo di questo science center presso Al Quds. Il terzo passo è la presentazione di un progetto alla Commissione Europea per realizzare una mostra itinerante sulla matematica, presentato a gennaio e approvato a marzo 2004 ed è partito operativamente a settembre. La quarta azione è un progetto per lavorare su una mostra che sarà presentata nell'autunno del 2005 a Napoli e che sarà anche a Gerusalemme al Bloomfield Institute e che dopo sarà il primo nucleo espositivo del science center di Al Quds.
    Quali sono i tempi? Il progetto è a lungo termine e i tempi non sono scanditi in quanto non si trovano i finanziamenti per l'edificio. Lo studio di fattività ha delineato un costo per la creazione dell'edificio e dei contenuti ed ha anche delle ipotetiche vie di finanziamento differenziate, poiché non si possono finanziare gli edifici con gli stessi canali di finanziamento dei contenuti. Per il momento ci sono delle ipotesi però, vista la situazione in Medio Oriente rispetto alla quale è difficile pianificare degli investimenti da parte dei privati, non si sanno ancora i temi, che dipendono dall'approvazione al partire per l'edificio. Il tempo è stato valutato in due tre anni, una volta avuto il finanziamento.
    Cosa farà il science center? Sarà un centro per la divulgazione e l'educazione alla scienza. L'idea è di avere un piccolo museo interattivo con oggetti che spieghino i fenomeni scientifici. Questo piccolo museo sarà situato nel campus universitario che si trova a Gerusalemme est e sarà aperto al pubblico. È come la Città della Scienza e altri musei di questo tipo, fortemente interattivo e indirizzato alle famiglie ed al pubblico in generale(27/09/2004-S.C./Italian Network)


    UN "CUCCIOLO" PER STUDIARE L'APPRENDIMENTO UMANO MA SI TRATTA DI UN ROBOT

    Il 1° settembre la Commissione europea ha avviato Robot-Cub, un progetto europeo di 5 anni finanziato con 8.500.000 euro, che vede coinvolte l'Università di Ferrara, con le Università di Genova (che coordina il progetto assieme alla Telerobot), la Scuola Superiore S. Anna di Pisa, l'Università di Uppsala, l'IST di Lisbona, l'Università di Zurigo e l'Ecole Polythechnique di Losanna, due gruppi inglesi (le Università di Hertfordshire e Salford) e il recente nato European Brain Research Institute di Roma. L'International Panel collegato al progetto vede i più noti esperti di robotica mondiale, dall'MIT di Boston (R. Brooks) all'ATR di Tokio (M. Kawato).
    Il progetto Robot-Cub (letteralmente, l'espressione vuol dire "cucciolo di robot") allude al "Cognitive Universal Body" che dovrebbe essere realizzato: una piattaforma umanoide, costituita di "mindware" e "hardware", per l'investigazione dell'apprendimento e dell'interazione uomo-macchina. Il CUB avrà le dimensioni di un bambino di due-tre anni e servirà per studiare i meccanismi cerebrali dello sviluppo cognitivo.
    Non sarà quindi completamente pre-programmato (come i robot tradizionali), ma imparerà a muoversi sui quattro arti, a sedersi, ad esplorare gli oggetti per capirne le proprietà e a comunicare a gesti con il mondo esterno.

    Robot-cub sarà un sistema aperto, di cui verranno prodotte diverse copie che saranno messe a disposizione di tutta la comunità scientifica per esperimenti futuri, dal momento che sarà brevettato con General Public Licence, e quindi accessibile gratuitamente. L'approccio seguito sarà quello dell'"embodiment", un termine entrato nell'uso scientifico in contrapposizione alle ricerche di Intelligenza Artificiale che affrontavano il problema dell'intelligenza partendo solo dalle "mente", senza considerare che questa era "incarnata"- embodied in inglese - in un corpo. L'équipe dell'Università di Ferrara è quella del prof. Luciano Fadiga, neurofisiologo del Dipartimento di Scienze biomediche e Terapie avanzate, già da tempo coinvolto in progetti europei che si situano alla frontiera tra neuroscienze e robotica.(27/09/2004-S.C./Italian Network)


    A SALERNO IL XIII CONGRESSO ITALO/LATINOAMERICANO DI ETNOMEDICINA

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    Si tiene dal 22-25 Settembre a Salerno il XIII congresso italo-latinoamericano di Etnomedicina "Paolo Ceccherelli", iniziato con un prologo romano (21 settembre) presso la sede dell'Istituto Italo Latino-Americano, coorganizzatrice dell'iniziativa insieme alla Società Italo-latinoamericana di Etnomedicina ed al Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Università di Salerno.

    Il XIII° Congresso Italo-Latinoamericano di Etnomedicina della SILAE fa seguito ai convegni tenuti nel 1992 a Salerno, nel 1993 a Lima, nel 1994 a Roma, nel 1995 a Quito, nel 1996 a Roma e Padula, nel 1997 ad Antigua, Guatemala, nel 1998 a Salerno e Roma, nel 1999 a Valparaiso, nel 2000 ad Urbino, nel 2001 nell’ Isla di Margarita, Venezuela, nel 2002 a Pavia e nel 2003 a Rio de Janeiro, Brasile, come i precedenti, ha lo scopo di fornire un quadro dei più recenti sviluppi della ricerca nei vari campi in cui esso é articolato (dall’antropologia all’etnobotanica, dalla chimica delle piante alla farmacologia, dall’alimentazione alle nuovi preparati fitoterapici).

    Un appuntamento fisso nel panorama scientifico internazionale in coesistenza con i più importanti congressi scientifici. Il motivo di tale successo, che ha visto la presenza di centinaia di ricercatori in rappresentanza di quasi tutti i paesi latinoamericani ma anche di altre nazioni europee, è da ricondurre all’originalità delle tematiche affrontate. Il tema dell’Etnomedicina, infatti, rivisitato alla luce delle più moderne acquisizioni scientifiche, viene analizzato da diversi punti di vista ed in maniera multidisciplinare

    In questi anni la SILAE, sia pur organizzata in maniera volontaristica, ha subito una rapida e continua espansione, manifestandosi nel numero sempre maggiore di ricercatori presenti ai vari Congressi e nella quantità e qualità sempre crescente dei lavori presentati.
    La Società Italo-Latinoamericana di Etnomedicina (SILAE) sviluppa programmi di ricerca in collaborazione con prestigiose Università Latinoamericane, e tali programmi si inseriscono nello studio sistematico, avviato da due decenni, di piante medicinali ed alimentari Sudamericane provenienti da vari Paesi: Perù, Ecuador, Colombia, Brasile, Bolivia, Paraguay, Argentina e che negli ultimi anni si è esteso anche a specie del Centro America (Salvador, Guatemala, Messico, Costarica, Honduras, Cuba, santo Domingo, Porto Rico), Paesi in cui la medicina tradizionale e la fitoterapia vantano secolare applicazione

    Ben gli abstract di 15 letture plenarie, 78 comunicazioni orali e 163 comunicazioni poster, costituiscono i preziosi contributi scientifici di oltre 700 partecipanti Latinoamericani-Americani e Italiani, rappresentanti di tutti gli Stati dell’America Latina e rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Presidi e Rettori di Facoltà e Università, Professori Universitari.
    Fra loro ricordiamo un nome noto agli esponenti dell'emigrazione italiana in Sud America, il professor Juan Garbarino, chimico organico all'Università di Santiago del Cile ed esponente della Comunità Italiana in Cile presso il Consiglio Generale degli Italiani all'estero, oltre che della Commissione degli Scienziati italiani all'estero istituita dal Ministero degli Italiani nel Mondo a seguito della Prima Conferenza Mondiale degli Italiani all'estero del 2003.(27/09/2004-Italian Network)


    UN RICERCATORE PER L'ISTITUTO NAZIONALE DI OCEANOGRAFIA E VULCANOLOGIA

    L'Istituto Nazionale di Oceanografia e Di Geofisica Sperimentale - OGS ha bandito un concorso pubblico per titoli ed esami per un posto nel profilo di Ricercatore di III livello professionale - area "Oceanografia e fisica dell'atmosfera" dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS, per attività di ricerca nel campo dell'analisi dei dati oceanografici, da assegnare al dipartimento "Oceanografia".
    Per l'ammissione al concorso è richiesto il possesso dei seguenti requisiti:
  • età non superiore agli anni 65;
  • godimento dei diritti politici;
  • idoneità fisica a svolgere l'attività prevista per il posto a concorso;
  • possesso del diploma di laurea in discipline scientifiche valido per l'ammissione ai corsi di dottorato di ricerca; i candidati che abbiano conseguito analogo titolo di studio in uno degli Stati membri dell'Unione Europea devono aver ottenuto il riconoscimento previsto dall'art. 1 del Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 115 - di attuazione della direttiva CEE n. 89/48 - o, se il titolo sia stato conseguito in uno Stato estero extracomunitario, la dichiarazione di equipollenza prevista dall'art. 332 del Regio Decreto 31 agosto 1933, n. 1592;
  • essere in regola con le norme concernenti gli obblighi militari;
  • possesso del titolo di dottore di ricerca in materie attinenti al settore di pertinenza del presente concorso, ovvero aver svolto, per un triennio post laurea, attività di ricerca presso università, enti, organismi o centri di ricerca pubblici e privati, con valutazione finale dell'attività, nel campo dell'analisi dei dati oceanografici;
  • adeguata conoscenza della Lingua inglese.
    I candidati di cittadinanza diversa da quella italiana devono possedere i seguenti requisiti: godere dei diritti civili e politici negli Stati di appartenenza o di provenienza; essere in possesso di tutti gli altri requisiti previsti per i cittadini italiani; avere adeguata conoscenza della lingua italiana; l'accertamento del possesso di tale requisito è demandato alla Commissione esaminatrice di cui al successivo art. 4, mediante le prove concorsuali previste.

    Le domande di ammissione al concorso, da redigere in carta semplice in lingua italiana, esclusivamente a mezzo raccomandata A.R., all'OGS, Direzione per la Gestione delle Risorse Umane, Borgo Grotta Gigante 42/c, 34010 Sgonico (TS), entro il 9 ottobre 2004.Nella domanda di ammissione i candidati dovranno dichiarare, sotto la propria responsabilità, pena l'esclusione dal concorso, i propri dati quali nome e cognome, data e il luogo di nascita, cittadinanza, se cittadini italiani, il Comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti o i motivi della mancata iscrizione o della cancellazione dalle liste medesime, il possesso del titolo di studio e, nei casi in cui il titolo di studio posseduto sia stato conseguito in uno Stato estero, i candidati dovranno dichiarare inoltre di aver ottenuto il riconoscimento previsto dall'art. 1 del Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 115 o la dichiarazione di equipollenza prevista dall'art. 332 del Regio Decreto 31 agosto 1933, n. 1592;
    Nella domanda di ammissione i candidati dovranno allegare:
  • la documentazione attestante il possesso dei titoli valutabili dichiarati nel curriculum;
  • non più di 10 pubblicazioni o lavori a stampa che il candidato ritiene di sottoporre alla valutazione.

    La Commissione esaminatrice, nominata dal Presidente dell'OGS, sarà composta da un presidente e da due membri; le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente con inquadramento in un profilo professionale non inferiore a quello di Collaboratore di amministrazione.
    La Commissione esaminatrice di cui al precedente art. 4 disporrà complessivamente di 120 punti così ripartiti: 30 punti per i titoli; 90 punti per le prove di esame.(21/09/2004-Italian Network)


    DA SIENA UNA RISPOSTA ALLA TOSSICITÀ DEI REFLUI INDUSTRIALI? CE LO DIRÀ UN PROGETTO DI RICERCA EUROPEO

    Il progetto quadriennale di ricerca dell'Università di Siena ha ricevuto un consistente finanziamento europeo per sviluppare sistemi di detossificazione per i reflui industriali. Il gruppo di studiosi guidato dal professor Riccardo Basosi, direttore del dipartimento di Chimica, ha infatti ottenuto un consistente finanziamento dall'Unione Europea nell'ambito del VI programma quadro per il progetto denominato SOPHIED "Novel sustainable bioprocess for the European colour industries".

    Il progetto svilupperà biotecnologie avanzate per lo sviluppo di nuovi sistemi di detossificazione per i reflui industriali, utilizzo di enzimi durante i processi di sintesi dei coloranti e infine sintesi di coloranti non tossici che permetteranno all'industria di proporre sul mercato prodotti con un valore aggiunto più elevato. Si tratta di un progetto integrato per le piccole e medie imprese che si propone di rispondere ai problemi dell'industria che produce e/o utilizza coloranti, un importante settore in ambito europeo caratterizzato, però, da gravi problemi economici e ambientali, dovuti soprattutto all'utilizzo di pigmenti tossici che vengono rilasciati nelle acque reflue. Le difficoltà di gestione sono anche legate al fatto che nuove direttive europee limitano l'industria dei coloranti con la conseguente diminuzione dello sviluppo di nuovi coloranti prodotti per via chimica e l'aumento della commercializzazione di prodotti fabbricati nelle industrie del terzo mondo non limitate da alcuna direttiva.

    Il lavoro di ricerca assume un'importanza fondamentale nell'ambito degli equilibri economici mondiali, in questi ultimi anni caratterizzato da una crescente crisi, legata sopratutto ai bassi costi di manodopera della Cina che si impongono nel sistema economico mondiale. Investire nella ricerca tecnologica e nella qualità del prodotto scientifico significa rafforzare la realtà produttiva dell'Europa e la capacità di competere con gli altri sistemi industriali nell'economia internazionale.
    Il progetto quadriennale, selezionato tra 46 progetti similari, è risultato il più finanziato per un costo complessivo di 9,823,800€ e coinvolge 27 partners, tra cui 18 piccole e medie imprese, 7 università e 3 centri di ricerca, appartenenti a 11 paesi europei (Belgio, Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Svizzera, Turchia, Portogallo, Polonia, Irlanda e Grecia).

    La partecipazione di piccole e medie imprese nel progetto è utile anche per capire quali siano le reali necessità dell'industria e poter indirizzare gli obiettivi della ricerca. In seguito esse beneficeranno direttamente dei risultati del progetto avendo accesso a tecnologie su cui basare nuovi prodotti o processi più efficienti. Il contributo italiano al progetto è molto significativo: oltre all'Università di Siena, collaboreranno anche l'Università di Napoli e tre piccole e medie imprese italiane. (21/09/2004-Italian Network)


    OBESITA' IN FORTE AUMENTO...4 MLN ITALIANI COLPITI

    L'obesità è in forte aumento in Occidente e colpisce sempre di più anche i bambini. I dati si avvicinano ai numeri di una malattia endemica: oltre 4 milioni solo in Italia.
    Il problema e' piu' diffuso tra gli uomini: il 9,2% dei maschi e' infatti obeso e il 42,4% e' in soprappeso, contro, rispettivamente, l'8,8% e il 26% delle femmine. Fra le donne e' invece piu' frequente la condizione di sottopeso, soprattutto tra le giovanissime. La quota degli obesi cresce con l'aumentare dell'eta': solo l'1,6% fra i giovani tra i 18 e i 24 anni, il 12,4% nella fascia tra i 45 e i 54, fino al picco del 14,4% tra i 55 e i 64 anni e il 14,2% tra i 65 e i 74 anni. Le persone in soprappeso sono piu' numerose nel Meridione (37,1%) e nelle Isole (34,7%) e meno nel Nord-Ovest (30,6%), nel Centro (32,5%) e nel Nord-Est (33%). Le regioni in cui il soprappeso e' particolarmente diffuso sono Campania (39%), Calabria (37,8%), Molise e Basilicata (37%); le quote sono invece piu' basse in Valle d'Aosta (28,9%) e Trentino-Alto Adige (29,7%). Anche l'obesita' mostra una maggiore diffusione al Sud: 10,8% contro il 7,8% del Nord-ovest, il 7,9% del Centro e il 9,5% delle Isole. La piu' alta percentuale di obesi si trova in Molise (12,8%) e in Campania (11,2%), la piu' bassa in Trentino-Alto Adige (6,9%).
    Non molto rispetto ail circa 300 milioni in tutto il mondo. Ma pur sempre una cifra ragguardevole considerando che nei paesi industrializzati la metò della popolazione è in sovrappeso. sentenza della Cassazione che ha riconosciuto l'obesita' come patologia invalidante, gli esperti riuniti a Roma in occasione del convegno sull'Obesita', organizzato dall'Istituto Neurotraumatologico Italiano (Ini) con il patrocinio dell'Associazione Medici Endocrinologi (Ame).
    Un quadro allarmante, affermano gli specialisti, e che richiede una mirata politica di prevenzione per arginare un fenomeno caratterizzato, tra l'altro, da elevati costi sociali che deriva da maggiore assunzione di calorie e incremento della sedentarieta' e da uno stile di vita inadatto.

    I costi sanitari legati all'obesita' ammontano in Italia a 22,8 miliardi di euro, il 6-7% della spesa totale (in Usa il 12%). Il 65% della cifra riguarda le spese ospedaliere. Sono elevati anche i costi sociali: il 75,5% degli italiani affetti da obesita' abbandona l'attivita' lavorativa, il 7,2% la diminuisce, il 12,5% e' costretto a modificare il tipo di attivita'.

    TECNOLOGIA DIGITALE DA SATELLITE PER LA CASA DEL CINEMA A ROMA

    Gli ultimi prodotti della ricerca scientifica in materia di comunicazione sono alla base della tecnologia utilizzata dalla Casa del Cinema di Roma, ilnuovo Polo presentato ai giornalisti in questi giorni che nasce a due passi da via Veneto nella Casina delle Rose a Villa Borghese.
    Un progetto che con il progetto E-Screen dell'Agenzia Spaziale Europea offre la prima sala in Italia per la videoproiezione in digitale da satellite con il sistema 2K. Dunque, un centro sperimentale per le nuove tecnologie digitali. In effetti, l'apparato tecnologico installato nella Casa del Cinema consiste in macchinari che oltre a riprodurre i segnale audio e video in altissima qualita', gia' presenti nelle piu' avanzate sale cinematografiche, ricevono i segnali stessi da satellite, essendo in grado di recepirli e accumularli, mentre vengono man mano trasmessi.

    A collaborare all'iniziativa l'Agenzia Spaziale Europea- che ha offerto contenuti 'High Density' e tecnologie che consentono sia la ritrasmissione in presa diretta (live) sia l'incameramento e successiva ritrasmissione (store and forward)".
    'E-Screen -sottolinea l'Esa- consente quindi di oltrepassare l'attuale catena di distribuzione analogica, utilizzando la copertura satellitare gia' esistente e assicurando lo sviluppo di una rete di distribuzione di contenuti in tutto il mondo''. L'italiana Elsacom, partner industriale dell'Agenzia Spaziale Europea, in accordo con la Asp (Azienda Speciale Palaexpo) equipaggera' la sala cinematografica di 124 posti, provvista di impianti di proiezione a 35 mm e digitale e dotata di impianti audio della massima avanguardia, con un impianto di videoproiezione a tecnologia 2K - massimo standard qualitativo oggi disponibile per la proiezione in digitale - nonche' di apparati per la ricezione e decodifica, sia in diretta che in differita, di immagini e contenuti in alta definizione.

    ''Il progetto E-Screen, il cui scopo e' sviluppare un modello effettivo, economico e operativo basato sull'introduzione del cinema digitale ed elettronico nei cinema di tutta Europa, ha portato -prosegue l'Esa- allo sviluppo di un network di schermi digitali in Europa, equipaggiati con le piu' recenti tecnologie disponibili e serviti dal collegamento satellitare''.
    Il progetto ha interessato finora sette sale cinematografiche in cinque stati europei, a cui si deve aggiungere la sala romana, e probabilmente sara' esteso ad altri paesi. Nel nuovo punto di ritrovo di Roma per tutti gli appassionati di cinema romani, nei 2.500 metri quadrati totali dell'area ci saranno anche internet cafe', postazioni per guardare film su dvd e punti di ristoro. Inoltre la sala di proiezione avra' uno schermo di sette metri per tre, e sara' raggiungibile anche con due ascensori. Ci saranno infine un'emeroteca e una biblioteca specializzate nel settore, una sala per convegni e incontri, un bar e un ristorante con terrazza. In una saletta saranno esposte cineprese originali usate da registi come Rossellini, Visconti e Rosi.
    Per ulteriori informazioni: www.esa.it (21/09/2004-Italian Network)


    NEL LAZIO È L'AGENZIA DEI TRAPIANTI E PATOLOGIE ANNESSE - A COLLOQUIO CON IL PRESIDENTE PROF. CASCIANI

    La Regione Lazio ha da alcuni mesi istituito con legge regionale l'Agenzia dei Trapianti e Patologie Connesse, un'istituzione innovativa che coordinerà le istituzioni regionali del settore sanitario, incentivando l'integrazione e la creazione di centri di eccellenza e la diminuzione dei costi.
    Molte regioni stanno procedendo sulla stessa linea, lasciando pensare ad un futuro coordinamento fra le varie regioni italiane per lo sviluppo di una politica sanitaria comune sui trapianti.
    Presidente dell'agenzia è il prof. Casciani dell'Università Tor Vergata di Roma, una delle personalità più illustri del mondo scientifico italiano, tra i primi, insieme al prof. Stefanini, a portare in Italia le metodologie per i trapianti di organi. Italian Network lo ha interpellato per capire i compiti d il ruolo dell aneonata agenzia.

    CASCIANI: L'agenzia è stata approvata dal Consiglio Regionale del Lazio con una formula organizzativa che vuole essere moderna per rispondere alle esigenze della ricerca e la sanità per cercare un incontro tra il settore pubblico ed il privato e per collegare, nell'ambito della Regione, quelle che sono le attività, nel caso specifico i trapianti di organo, di tessuti e di cellule, coordinando e armonizzando quelli che sono i percorsi diagnostici, i protocolli di intesa, le indagini di laboratorio di istopatologia, i trasporti.
    Si avrà così un'economia e un rafforzamento delle tecnologie ed un servizio migliorato nella qualità. Infatti, il Lazio, nei primi mesi del 2004, ha più che raddoppiato le donazioni, a costo zero e senza finanziamenti specifici. La legge, inoltre, ha anche un'altra finalità: poter creare dei servizi tra pubblico e privato, perché oggi il pubblico non ha sempre le necessarie disponibilità per la ricerca e da investire verso l'eccellenza delle prestazioni sanitarie. L'idea è di andare incontro al privato - l'industria farmaceutica, quella biomedicale o anche tutte le aziende che vogliono investire nella sanità per garantire l'eccellenza nella sanità. Così sarà possibile creare dei centri di eccellenza per patologie che richiedono trapianti di tessuti, cellule o organi.

    Cosa farete per la ricerca scientifica?

    CASCIANI:La ricerca scientifica sarà uno degli aspetti più importanti: unificheremo i protocolli scientifici, facendo arrivare capitale privato. Non solo ma anche mettendo insieme tutte le istituzioni regionali possiamo ottenere un migliore accesso ai fondi europei, più visibilità a livello internazionale e contemporaneamente avviare una collaborazione diretta con i maggiori centri internazionali che operano nel settore. Ci saranno per cui grossi vantagi anche per la ricerca. Tenga presente che più si avvicinano le aree ed i settori della ricerca e maggiore è l'appetibilità per un intervento privato e, così maggiori possibilità per l'accesso ai fondi europei.

    Infatti tra i compiti dell'agenzia c'è l'omogenizzazione dei protocolli terapeutici, pre e post trapianto tra tutti i Centri autorizzati nel Lazio, nonché i percorsi diagnostici. Saranno unificati anche i protocolli di ricerca, in modo da avere risultati di rilievo, che possono permettere di accedere a finanziamenti europei e privati, come le industrie.
    Anche la distribuzione delle tecnologie e biotecnologie avverrà in modo coordinato, per prevenire doppioni e rendere possibile l'aggiornamento delle stesse.
    Un altro compito dell'Agenzia sarà quello della centralizzazione di alcuni servizi, quali il laboratorio di Immunogenetica e Immunobiologia, dell'Istopatologia, dei trasporti di organi per il trapianto, dell'aggiornamento continuo del personale medico ed infermieristico.(13/09/2004-S.C./Italian Network)


    ITALIA/GIAPPONE SINERGIE IN VISTA TRA LA GRANDE INDUSTRIA GIAPPONESE E LA SCUOLA SUPERIORE SANT'ANNA DI PISA

    La Scuola Superiore Sant'Anna ha ospitato presso il Polo Sant'Anna Valdera di Pontedera una delegazione giapponese formata da oltre 20 esponenti di spicco della grande e della media industria, guidata dal professor Ishiguro dell'Università di Osaka. La delegazione ha scelto quattro centri di eccellenza in altrettanti paesi europei, Germania, Francia, Svizzera e Italia, dove la Scuola Superiore Sant'Anna e i suoi laboratori di Pontedera sono rientrati in questa ristrettissima rosa.
    Gli ospiti giapponesi,membri del Network Robot Forum (Nrf), consorzio nazionale tra industrie, tra università e tra enti governativi, promosso dal governo giapponese per incoraggiare le attività di ricerca e di sviluppo sulle nuove tecnologie delle reti di robot, sono stati ricevuti dal professor Paolo Dario

    La società giapponese è caratterizzata dal continuo aumento dell'età media, da un elevato livello culturale e da un uso sempre più diffuso della tecnologia da parte di ampi strati della popolazione. In risposta ai problemi ma anche alle importanti opportunità posti da una società di questo tipo, il Giappone punta moltissimo sullo sviluppo di una rete web diffusa, e in particolare sulla convergenza delle reti web e delle cosiddette "reti di robot".

    Il "Network Robot Forum" si propone il duplice scopo di promuovere la ricerca e lo sviluppo di network di robot e di dispositivi intelligenti e di favorire i rapporti con laboratori ed istituzioni di ricerca di eccellenza sia in Europa che negli Stati Uniti. Pertanto, la delegazione giapponese ha svolto una missione di studio in Europa, identificando alcuni centri di ricerca ritenuti fra i migliori nel campo delle reti di robot.

    I ricercatori della Scuola Superiore Sant'Anna hanno illustrato le più importanti attività di ricerca per la robotica, la bioingegneria, la microingegneria, la domotica e l'ingegneria informatica condotte a Pontedera.
    Da parte loro gli ospiti giapponesi hanno presentato un documento sugli scenari tecnologici che essi prevedono per il prossimo futuro, secondo i quali le reti di robot renderanno possibili elevati standard di assistenza e di sicurezza per la popolazione, soprattutto anziana, e rappresenteranno un mercato industriale di grandissima potenzialità.

    Notevole interesse hanno suscitato anche le iniziative promosse dalla Scuola Superiore Sant'Anna in collaborazione con le amministrazioni locali della Valdera e rivolte alla sperimentazione di dispositivi domotici, come quelle attivate presso la Casa Domotica di Peccioli, e delle quali i giapponesi hanno espresso l'intenzione di avvalersene per sperimentare i futuri prodotti.
    Gli ospiti giapponesi si sono detti intenzionati ad ampliare le collaborazioni con la Scuola e con il sistema della ricerca e dell'industria di Pisa, anche avvalendosi di strutture dedicate, come il laboratorio RoboCasa promosso dalla Scuola Superiore Sant'Anna in collaborazione con il Ministero degli Esteri italiano, presso la Waseda University di Tokyo. (13/09/2004-S.C./Italian Network)


    LE CELLULE STAMINALI: UN NUOVO STRUMENTO TERAPEUTICO? GIORNATA DI RIFLESSIONE ALL'ATENEO REGINA APOSTOLORUM

    Una giornata di riflessione riservata ai Vescovi sul tema "Le cellule staminali: un nuovo strumento terapeutico?" è stata organizzata il 9 settembre a Roma dalla Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in collaborazione con l’Istituto Sacerdos dello stesso Ateneo, per la formazione permanente del clero.
    Dall’incontro è emerso che la ricerca sulle cellule staminali adulte dovrà andare avanti non solo per ragioni etiche, ma anche per il fatto che esse sono più promettenti e rappresentano la base per poter sviluppare, attraverso lo studio del loro comportamento, altre terapie. Hanno dato maggiori risultati in meno tempo ed agiscono nel mantenimento e nella rigenerazione dei tessuti.
    Per quanto riguarda le cellule staminali embrionali, la questione sta nel riuscire a trovare strade alternative per ottenere questo tipo di cellule senza distruggere embrioni. Alcuni studi stanno già dando i primi risultati in questo senso.

    P. Gonzalo Miranda, L.C., Decano della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha introdotto l’incontro ponendo alcuni interrogativi etici, sottolineando la necessità di riconoscere l’uguale dignità di ogni essere umano. Bisogna chiedersi se è lecito usare embrioni umani, uccidendoli allo scopo di ottenere cellule staminali che possano essere utilizzate terapeuticamente per il bene di altre persone.
    Mentre, Salvatore Mancuso -Direttore del Dipartimento per la tutela della salute della donna e della vita nascente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore- ha evidenziato che ci troviamo di fronte ad un nuovo scenario per la medicina, riferendosi alle possibilità e alle prospettive delle "unità di terapie cellulari". Ovvero di gruppi di lavoro che fanno ricerca sulle cellule staminali adulte. Buoni risultati, che lasciano ben sperare per il futuro, sono stati ottenuti con il trapianto in utero e la terapia rigenerativa.

    Angelo Vescovi-Condirettore dell’Institute for Stem Cell Research dell’Ospedale San Raffaele di Milano, - ha sottolineato la necessità di evitare atteggiamenti di tipo ideologico e di fare maggiore riferimento ai dati scientifici reali. Pensare che le cellule staminali embrionali siano migliori delle adulte, in quanto proliferano di più, significa banalizzare il problema. Il futuro sta nell’intervenire sulle cellule staminali dello stesso individuo malato, andando ad attivare quelle che l’organismo ha già.

    L’argomento è stato affrontato da diversi punti di vista: scientifico, filosofico, etico, sociale e giuridico., dai diversi relatori: P.Ramon Lucas Lucas, L.C., Docente di Filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana e l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Mons. Elio Sgreccia, Vice-Presidente della Pontificia Accademia Pro Vita, Luca Marini, Docente di Diritto internazionale presso l’Università La Sapienza di Roma e Membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, P. Gabriel Gonzales, L.C., Direttore dell’Istituto Sacerdos, e P. Paolo Scarafoni, L.C., Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
    Per ulteriori informazioni:Carlo Climati,Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Tel. 06 66527800.(13/09/2004-S.C./Italian Network)


    STUDENTI DELLA SCUOLA DI INGEGNERIA AEROSPAZIALE COSTRUISCONO IL LORO SATELLITE

    Poche settimane fa, il primo microsatellite italiano costruito interamente da ricercatori e studenti del Gruppo di Astrodinamica dell'Università degli Studi "La Sapienza" (GAUSS), UNISAT-3, ha inviato i primi dati sperimentali dalla sua orbita. I dati hanno riguardato il comportamento dei pannelli solari e l´applicazione di un misuratore del campo magnetico terrestre che potrebbe essere in grado di prevedere i terremoti.
    Italian Network ha chiesto al prof. Filippo Graziani, docente ordinario di Astrodinamica della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell'Università La Sapienza, di spiegare come è nata l'iniziativa ed i suoi obiettivi scientifici.

    GRAZIANI:Nasce negli anni '90, quando, con la conclusione delle missioni programmate per il satellite San Marco, era in pericolo una tradizione di studio prettamente sperimentale sulle tematiche aerospaziali, diventando eccessivamente teorici e non più applicativi. Per cui ho cercato di coniugare l'attività teorica con la sperimentale, a costi bassi. Proprio in quegli anni, negli Stati Uniti l'Università di Stanford lanciò i cosiddetti piccoli satelliti, del peso di circa 12 chili - oggi sono arrivati ad un chilo, i nanosatelliti.
    Nel 1996 ho inviato due ricercatori a vedere come erano realizzati questi satelliti miniaturizzati. Il nostro satellite pesa per l'appunto 12 chili, è un prisma ottagonale dell'altezza di 25 cm e un lato dell'ottagono di 15. Abbiamo avuto qualche difficoltà iniziale nel reperimento dei fondi ma poi, con l'Agenzia spaziale Italiana ed il MIUR siamo riusciti ad ottenere il finanziamento per costruire il primo Unisat, con l'aiuto anche di alcune ditte come l'ENI che ci ha fornito la tecnologia per le celle solari per uso terrestre, al fine di sperimentare il comportamento dei componenti terrestri a contatto con le radiazioni nello spazio. Per il lancio ci siamo affidati alla Kosmotras, un'azienda russo-ucraina che gestisce il lanciatore Dnepr, che utilizza i vettori nati per i missili intercontinentali balistici gli SS18, adattati per uso civile.
    Il primo satellite è stato lanciato nel settembre del 2000. Nel dicembre del 2002 abbiamo lanciato il secondo satellite ed il 29 giugno 2004 il terzo.

    È molto importante riuscire a realizzare il lancio in un tempo molto breve, per consentire agli studenti che frequentano la scuola di ingegneria aerospaziale e che si laureano in ingegneria astronautica, di sperimentare durante il loro corso biennale le implicazioni applicative dei loro studi.

    D.Avete anche affrontato la fase di ricezione ed analisi dei dati, come è andata la missione?

    GRAZIANI:Abbiamo provato il sistema di stabilizzazione passiva magnetica e verificato che ha funzionato bene. Per Unisat 3 abbiamo utilizzato il sistema di stabilizzazione più semplice, quello magnetico passivo, mentre per il precedenti due abbiamo utilizzato lo Spin per il controlo magnetico che già era stato utilizzato per il satellite San Marco e del quale disponevamo di una conoscenza notevole. Stiamo già lavorando ad Unisat 4, che dovrebbe essere lanciato nel dicembre del 2005. Unisat 3, compreso il lancio, è costato 150 mila euro.

    Ci parli della scuola....

    GRAZIANI:La Scuola di Ingegneria Aerospaziale è stata fondata nel 1926. In principio la denominazione era Scuola di Ingegneria Aeronautica, poi fu cambiata nel 1959, e, fino ad oggi, dalle sue aule sono usciti coloro che attualmente hanno le più importanti responsabilità nel campo spaziale italiano. Dall'inizio degli anni Novanta, cambiata la laurea da ingegneria aerospaziale in ingegneria astronautica proprio perché il campo di interesse si è spostato verso lo spazio, la scuola rilascia una laurea in ingegneria astronautica che è post laurea perché rivolta ai laureati in ingegneria, mentre, dallo scorso anno c'è la laurea specialistica in ingegneria astronautica e dal prossimo anche la laurea preliminare, ovvero i primi tre anni per proseguire con la laurea specialistica, il cosiddetto 3+2. Accanto a tutto questo c'è il dottorato di ricerca in ingegneria aerospaziale ed i master in trasporto spaziale, in satelliti e piattaforme (di secondo livello).(6/09/2004-S.C./Italian Network)


    A URBINO IL PROJECT OFFICE DEL NETWORK EUROPEO DI ECCELLENZA ACCENT PER LO STUDIO DEI CAMBIAMENTI DELLA COMPOSIZIONE CHIMICA DELL'ATMOSFERA

    All'Università di Urbino "Carlo Bo" è stato affidato il Project Office del Network Europeo di Eccellenza ACCENT per lo studio dei cambiamenti della composizione chimica dell'atmosfera. I cambiamenti della composizione atmosferica infatti possono creare ripercussioni sulla salute dell'uomo e degli ecosistemi, sulla produzione alimentare, sulla disponibilità di acqua, attraverso perturbazioni prodotte sulla qualità dell'aria, sui livelli della radiazione ultravioletta, sulla deposizione di sostanze chimiche nell'ambiente, sulle variazioni climatiche. L'interesse per queste ricerche è confermato dal finanziamento di 11,2 milioni di euro che l'Unione Europea ha assegnato, nell'ambito del VI Programma Quadro, al Network di Eccellenza ACCENT.

    I Network di Eccellenza sono i nuovi strumenti che l'Unione utilizza per rendere sinergiche le ricerche delle migliori istituzioni europee (le "eccellenze", appunto). In ACCENT confluiscono 43 istituzioni di tutta Europa: per l'Italia partecipano l'Istituto per le Scienze dell'Atmosfera e del Clima del CNR e, unica tra le università, l'Università di Urbino "Carlo Bo", cui competono coordinamento e Project Office.
    È un nuovo riconoscimento per l'ateneo di Urbino dopo la responsabilità dell'organizzazione del primo simposio internazionale sull'argomento nel nel settembre 2005 per il quale oltre 500 specialisti della chimica dell'atmosfera si recheranno ad Urbino per confrontare i progressi scientifici riguardo, ad esempio, l'effetto degli aerosol atmosferici sulla qualità dell'aria e sul clima, il trasporto ed alla trasformazione dei costituenti atmosferici, fino ai legami fra economia e legislazione ambientale.(6/09/2004-S.C./Italian Network)


    ATENEI DI BARI, NAPOLI E ANCONA IN UN NETWORK DI LABORATORI DI ECCELLENZA SULLA COMPATIBILITA' ELETTROMAGNETICA

    Il Politecnico di Bari ha presentato un network di laboratori di eccellenza sulla compatibilità elettromagnetica e il trattamento dei materiali. Si tratta di un progetto che coinvolge diverse realtà Universitarie ed Industriali, allo scopo di identificare e proporre innovative ed efficienti soluzioni alle problematiche legate all'inquinamento elettromagnetico.
    In questo ambito il Politecnico di Bari, attraverso il Dipartimento di Elettronica ed Elettrotecnica, sta coordinando la realizzazione di un Network di Laboratori di Eccellenza di Università e Impresa per lo studio, la sperimentazione e l'applicazione di soluzioni innovativo nel campo e per l'uso delle microonde per la bonifica dei cereali dai parassiti.

    L'intero progetto scientifico, che vede coinvolto, oltre al Politecnico di Bari, l'Università "Federico II" di Napoli, l'Università Politecnica delle Marche di Ancona e la "ITEL Telecomunicazioni", società pugliese leader nel settore di Ruvo di Puglia, si muove in campo molto attuale che va dalle più svariate apparecchiature elettroniche (telefoni cellulari, computer, elettrodomestici, apparati medicali, ecc.), sempre più dipendenti da principi di piena funzionalità ed efficienza dell'intero e complesso sistema tecnologico, caratteristiche strettamente legate all'assenza di interferenze fra i singoli apparati e di problemi di inquinamento elettromagnetico che possono interessare la popolazione.(6/09/2004-Italian Network)


    BORSE DI STUDIO DAL PROGRAMMA "REINTEGRATION GRANT" DEL COMITATO SCIENTIFICO DELLA NATO

    Nell’ambito del Programma scientifico dell’Alleanza Atlantica, il Comitato Scientifico della NATO ha lanciato il programma "Reintegration Grant", impegnando risorse finanziarie per la sovvenzione di nuove borse di studio in materia di collaborazione scientifica e formazione dei giovani ricercatori.
    Il programma favorisce il rientro nei Paesi di origine dei ricercatori di Paesi partner, recependo, in tal modo, la preoccupazione manifestata dagli stessi sul fenomeno della emigrazione dei talenti più promettenti. Uno strumento quindi per limitare il "brain drain" in Paesi caratterizzati da sistemi socio-economici in transizione e per contribuire alla costituzione di gruppi di ricerca in quegli stessi Paesi.

    Il programma "Reintegration Grant" consiste nel finanziare il reinserimento di un giovane ricercatore di un paese Partner nel suo paese di origine, dopo aver trascorso un periodo di studio e di ricerca in un paese NATO.
    Lo scopo principale è fornire al ricercatore i mezzi necessari per avviare una carriera scientifica in patria e costituire un gruppo di ricerca nella istituzione scientifica ospitante, per questo motivo la sovvenzione viene data sia al ricercatore che al Direttore della istituzione ospitante.

    Può essere beneficiario qualsiasi ricercatore di un Paese Partner e i nuovi membri della NATO (Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Bulgaria, Croazia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Macedonia, Moldavia, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan), in possesso di un dottorato da non più di 5 anni (o che lo stia conseguendo), che abbia trascorso un periodo di ricerca in un Paese NATO per almeno 6 mesi e che disponga del consenso del Direttore dell’istituzione del Paese di origine ad accoglierlo per un periodo minimo di 3 anni.

    Sono 100 le borse disponibili di 20.000 Euro per ciascun progetto e per un periodo di tre anni, metà della dotazione viene assegnata al ricercatore ed in parte alla istituzione ospitante, inoltre viene data un’assegnazione addizionale per consentire al ricercatore di partecipare a convegni e riunioni all’estero.
    La prossima scadenza per la presentazione delle domande nel 2004 è fissata per il 1 settembre.
    I formulari da compilare sono disponibili sul sito NATO. Le domande saranno selezionate sulla base della qualità scientifica del progetto di ricerca e sulla loro attinenza ai "Priority Research Topics" definiti dalla NATO ed alle "Partner Country Priorities". http://www.nato.int/science/support/rig/rig-nfa.htm (28/08/2004-Italian Network)


    DALLA FAO UN NETWORK MONDIALE PER LE RICERCHE SULLA PALMA DA DATTERO

    La produzione di palma da dattero sta riscontrando gravi problemi come il basso rendimento dovuto alla mancanza di ricerca, la diffusione di parassiti e le restrizioni del mercato, ha annunciato l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura FAO. E ciò mette in pericolo la vita di molte milioni di persone che dipendono sul piano alimentare da tale alimento.
    La FAO ha recentemente inaugurato il Network Mondiale della Palma da Dattero per promuovere la ricerca e lo scambio di informazioni su produzione, risorse e benefici delle palme da dattero a livello ambientale e sociale.

    Le palme da dattero crescono prevalentemente in Asia sud-occidentale e in Nord Africa e nella maggior parte delle aree desertiche, la produzione di datteri rappresenta una fonte di sussistenza indispensabile. Ma nell’ultimo decennio, la produttivitá si è ridotta a causa di restrizioni di natura politica, socio-economica e tecnica ed il 30 per cento circa della produzione potrebbe andare perduta a seguito di malattie e parassiti.
    Nel 2002, la produzione di dattero nella regione del Golfo ammontava al 65 per cento circa della produzione mondiale e al 35 per cento circa di quella africana. Nello stesso anno, secondo le stime della FAO, la produzione mondiale di dattero ammontava a circa 5.4 milioni di tonnellate. Per di più con l’aumento del commercio e degli spostamenti all’interno del sistema mondiale globalizzato, parassiti e malattie si sono diffusi in misura sempre maggiore.

    Un recente congresso sulla Lotta Biologica Integrata (IPM) per le palme da dattero dei paesi del Golfo ha esaminato gli insegnamenti dei programmi IPM sulle palme in Asia e America Latina, e raccomandato il potenziamento delle strategie di controllo biologico dei parassiti nel Vicino Oriente.
    Il congresso ha inoltre evidenziato l’importanza della ricerca interdisciplinare e del monitoraggio sul campo per individuare e gestire gli insetti sin dal primo stadio come attivitá prioritarie per un’efficace strategia di lotta biologica.
    I sistemi di quarantena dovrebbero essere integrati dalle osservazioni sul campo e dall’istruzione degli agricoltori e degli operai delle imprese agricole.
    Algeria, Bahrain, Cile, Egitto, India, Iran, Giordania, Marocco, Namibia, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti, fra gli altri paesi, hanno aderito al Network Mondiale della Palma da Dattero. (28/08/2004-Italian Network)


    INGEGNERIA BIOMEDICA: FELLOWS FOR INDUSTRY INIZIATIVA UE

    Dall'Unione Europea un'iniziativa europea per sostenere la formazione nell'area dell'ingegneria biomedica e delle tecnologie di riabilitazione ed opportunità per promuovere l'innovazione nelle aziende e nei centri di ricerca.
    La Commissione Europea cofinanzia FELLOWS FOR INDUSTRY per promuovere la cooperazione tra il mondo accademico e quello imprenditoriale nel settore dell'ingegneria biomedica e delle tecnologie di riabilitazione.
    Lo scopo è quello di accrescere il potenziale innovativo delle imprese in Europa, sia le aziende che gli scienziati potranno trarre beneficio da questa condivisione di conoscenze ed esperienze.
    L'iniziativa sarà di particolare aiuto a tutti coloro i quali sono interessati al programma "Borse di Studio Marie Curie"; il servizio infatti fornisce attività di informazioni sulle Borse, assistenza mirata, e guida alla preparazione della proposta da sottoporre all'Unione Europea.

    Fellows for Industry consiste in una rete transnazionale di 12 Paesi (Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Israele, Islanda, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Gran Bretagna e Italia) coordinata da BIT (Bureau for International Research and Technology Co-operation) Austria.
    Il partner italiano del progetto è APRE - Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea.

    APRE è un'associazione senza scopo di lucro che svolge attività di : informazione, formazione, assistenza; per promuovere la partecipazione italiana ai programmi europei di: ricerca, sviluppo, innovazione tecnologica.
    Svolge, in stretta collaborazione col MURST (Ministero della Ricerca Scientifica e Tecnologica) e con la Commissione Europea, attività di formazione e assistenza sul Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo tecnologico.

    APRE è presente su tutto il territorio con sportelli regionali ed è sostenuta da circa 60 organizzazioni private e pubbliche del mondo della ricerca e dell'innovazione tecnologica. APRE è membro della rete degli IRC(Innovatior Relay Centre) che promuove l'innovazione attraverso il trasferimento tecnologico, ed inoltre, insieme al MURST, è National Contact Point del Programma Quadro.
    Per ulteriori informazioni è possibile contattare le persone di riferimento del progetto Fellos for Industry : Daphne van de Sande- APRE- P.zza Marconi 25 - Roma. tel: +39-06-5911817 / +39-06-5911908, e-mail: vandesande@xxxx.xx; web: www.apre.it (28/08/2004-Italian Network)


    PROGETTO EUROPEO KEYnet DEL CNR DI BARI

    L'area di ricerca del CNR di Bari partecipa al progetto europeoKEYnet. Si tratta di una banca dati specializzata che classifica geni e proteine le cui sequenze nucleotidiche sono depositate nelle banche dati EMBL e GenBank.
    Si tratta di banche dati di difficile utilizzo per la presenza di inconsistenze, errori e ridondanze. Uno dei criteri di interrogazione più comunemente usato prevede l'utilizzo delle parole chiave (keywords) che descrivono le proprietà della sequenza in termini del fenotipo ad essa associato, dell'attività biologico-enzimatica del suo prodotto e della classificazione generale e funzionale del gene e/o del prodotto genico.
    Tali proprietà sono utilizzate per classificare gerarchicamente in KEYnet i nomi dei geni e delle proteine.

    Tale tipo di organizzazione rende KEYnet un sistema di retrieval di biosequenze efficiente, veloce e di facile utilizzo.
    Lo sviluppo e il mantenimento di questa banca dati specializzata è stato possibile grazie alla partecipazione dell'Area di Ricerca del CNR di Bari con una unità operativa afferente al progetto "European Provision of EMBL Data Library and Related European Information Services" finanziato dalla Comunità Europea nell'ambito del Programma Biotechnology. Tale progetto è coordinato dall'Istituto Europeo di Bioinformatica (EBI) avente sede a Hinxton, Cambridge,(28/08/2004-Italian Network)


    ACCORDO DI COLLABORAZIONE RAGGIUNTO TRA UNIVERSITÀ DI CAMERINO, MICROSOFT ITALIA E HALLEY INFORMATICA

    A fine luglio è stato siglato un accordo tra Microsoft Italia, Halley Informatica e Università di Camerino per un'importante collaborazione che vede le due aziende e l'Ateneo camerte in sinergia per la creazione di centri di competenza Microsoft, lo sviluppo di software applicativi e la gestione di progetti inerenti l'e-government.
    Il progetto segue tre linee d'azione: la creazione di centri di competenza Microsoft, lo sviluppo di software per l'e-gov e la gestione di progetti riguardanti il medesimo argomento.
    Già a partire dal 15 luglio, infatti, un gruppo di studenti dell'ateneo di Camerino (della sede distaccata di Ascoli Piceno e di quella di Camerino) unitamente ad alcuni esperti Halley hanno iniziato un ciclo di formazione full-time tenuto da docenti Microsoft. Il corso, che proseguirà a settembre, riguarda la progettazione, sviluppo e sperimentazione di applicazioni informatiche con particolare riguardo alle problematiche di utilizzo di tecnologie Microsoft nell'ambito dei servizi informatici per le Pubbliche Amministrazioni. Parallelamente a questi percorsi formativi, inoltre, si svilupperanno alcuni prototipi che saranno presentati il prossimo mese di ottobre allo SMAU, all'interno dello stand Microsoft.

    dd>L'accordo unisce tre realtà che rappresentano un punto di riferimento nazionale nell'ambito delle tecnologie informatiche: Microsoft Italia è leader mondiale nella realizzazione di prodotti e servizi informatici, Halley informatica rappresenta una tra le maggiori softwarehouse italiane ed europee nel campo dei servizi ai comuni e l'Università di Camerino, oltre ad avere un corso di laurea in Informatica la cui qualità è stata recentemente certificata secondo le norme ISO 9001, è da sempre impegnata nella ricerca e nell'applicazione delle nuove tecnologie informatiche con brillanti risultati di ricerca e applicativi all'interno di progetti internazionali.(8/08/2004-Italian Network)


    MULTINAZIONALE CANADESE INVESTE 15 MILIONI DI DOLLARI IN UN BREVETTO DEL GASLINI DI MILANO

    La multinazionale canadese Bioxalis Medica ha acquistato la licenza per sviluppare il brevetto internazionale formulato dai ricercatori del Gaslini, al fine di realizzare un farmaco efficace contro i principali tumori umani
    Il Laboratorio di Oncologia dell'Istituto G. Gaslini di Genova esplora nuove strategie per il trattamento dei tumori solidi, basate sull'utilizzo dei liposomi (vere e proprie mini capsule biologiche), come veicoli per il trasporto all'interno del tumore di farmaci diretti ad ucciderne i vasi sanguigni.
    L'anno scorso l'equipe guidata da Mirco Ponzoni è riuscita a costruire un liposoma in grado di "trasportare" la Doxorubicina (un chemioterapico normalmente utilizzato in terapia ma molto tossico) direttamente dentro i vasi sanguigni formatisi ex novo all'interno del tumore. In questo modo i ricercatori del Gaslini sono riusciti ad inibire la crescita tumorale, all'interno di un modello creato in laboratorio per simulare il Neuroblastoma.

    I dati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista americana Cancer Research nel novembre 2003, mentre il brevetto è stato depositato in Gran Bretagna nel maggio 2003. Nel febbraio 2004 la multinazionale Bioxalis Medica (Quebec-Canada) ha comprato la licenza per lo sviluppo del brevetto, finalizzato alla creazione di un farmaco basato sull'utilizzo dei "liposomi vascolari", per la terapia dei principali tumori dell'adulto.
    Su specifica richiesta del Gaslini, lo studio per la realizzazione del farmaco non riguarderà solo l'adulto: i ricercatori dell'istituto scientifico genovese hanno ottenuto di poter sviluppare una parte pediatrica della ricerca, per la cura dei tumori nei bambini.

    A maggio 2004 il brevetto creato dal Gaslini è stato depositato anche negli Stati Uniti, passo determinante per l'estensione del brevetto al mondo, e all'inizio di luglio 2004 è iniziato lo sviluppo del farmaco, per il quale la Bioxalis Medica ha investito circa 15 milioni di dollari.

    Il neuroblastoma è il più comune tumore solido extra-cranico dell'infanzia, e rappresenta l'8%-10% di tutte le neoplasie maligne dell'età pediatrica, secondo solo alle leucemie. Nonostante un approccio terapeutico molto aggressivo che include chirurgia, chemioterapia ad alte dosi, radioterapia e spesso trapianto di midollo osseo autologo, fino ad oggi la percentuale di sopravvivenza a lungo termine dei pazienti colpiti da Neuroblastoma non è stata significativamente prolungata, soprattutto perché i farmaci antitumorali hanno un'elevata tossicità e, conseguentemente, il loro dosaggio non può essere aumentato fino alla totale eliminazione del tumore.
    La modalità studiata dal Gaslini nel trattamento antitumorale è rappresentata dall'inclusione di alte concentrazioni di farmaci antineoplastici all'interno di capsule a doppio strato lipidico, conosciute con il termine di liposomi. I liposomi hanno la capacità di incapsulare il farmaco al loro interno e di liberarlo solo quando raggiungono i vasi che nutrono i tumori. (8/08/2004-Italian Network)


    DUE ITALIANI CANDIDATI AL PREMIO CARTESIO IL PIU' PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO EUROPEO IN AMBITO SCIENTIFICO

    Due italiani sono nel gruppo di otto ricercatori europei candidati al Premio Cartesio, il riconoscimento più prestigioso dell'Unione Europea in campo scientifica. I candidati sono il prof. Balzani dell'Università di Bologna e il prof. Blasi della Fondazione San Raffaele di Milano.
    Il premio Cartesio è nato nel 2000 e investe tutti i campi della ricerca scientifica. I settori di ricerca in cui sono suddivisi i team partecipanti sono: scienze di base (chimica, fisica, matematica), scienze della terra, scienze dell'informazione, scienze della vita, scienze socio-economiche, ingegneria. Al team vincitore è assegnato anche un contributo economico che ammonta, ogni anno, a un milione di euro.

    Il prof. Balzani è candidato per la cosiddetta "fotosintesi artificiale", un rivoluzionario procedimento per ricavare energia pulita dall'acqua, grazie alla luce solare, e ottenere ancora acqua come "scoria". Il procedimento è simile a quello che avviene in natura e da cui mutua il suo nome e consente l'attuazione della prima fase della fotosintesi artificiale tramite molecole appositamente progettate e costruite, condotto da un team di scienziati di diversi paesi sotto la guida del professor Vincenzo Balzani.
    Le molecole sono i dendrimeri, che si sono rivelate molto efficaci nel raccogliere l'energia luminosa, come fa la clorofilla nelle piante. L'obiettivo è di usare la luce solare per scindere l'acqua, H2O, nei suoi due componenti, ossigeno e idrogeno, ed utilizzare quest'ultimo per produrre energia pulita, sotto forma di calore o di elettricità.
    La ricerca coordinata dal professor Balzani e intitolata "Dendrimeri come dispositivi fotonici a livello molecolare: una nuova frontiera della nanoscienza", ha visto collaborare tre gruppi di ricerca: uno dell'Università di Bologna, guidato dallo stesso Balzani, uno dell'Università di Bonn guidato dal professor Fritz Vögtle, e uno dell'Università di Amsterdam, guidato dalla professoressa Luisa De Cola, una ricercatrice italiana fino al 1998 nel gruppo di Bologna. Il gruppo di ricerca di Bologna coinvolto in questo progetto comprende numerosi ricercatori fra i quali il professor Mauro Maestri e la dottoressa Paola Ceroni.

    Vincenzo Balzani è uno dei chimici italiani più noti al mondo che, nella graduatoria mondiale dei chimici, stilata dal sito di statistiche scientifiche www.in-cites.com, sulla base delle citazioni nella letteratura scientifica internazionale, occupa, unico italiano tra i primi 100, il 29° posto. Pochi mesi Italian Network ha intervistato il prof. Balzani in seguito ad un'altra importante pubblicazione riguardante la Nanospider, la macchina molecolare più forte del mondo che potrebbe essere la svolta rivoluzionaria nella corsa alla miniaturizzazione ed arriva dall'Italia, un piccolo ascensore chimico composto da due sole molecole, in grado di sviluppare una forza di 200 piconewton, l'equivalente di 3mila miliardi di volte il suo peso, e di farlo al comando dell'uomo.
    Autore dell'invenzione è un gruppo di ricercatori del Dipartimento di chimica Ciamician dell'Università di Bologna, coordinato dal professor Vincenzo Balzani, in collaborazione con un'equipe dell'Università della California Los Angeles.

    L'altro candidato è il prof. Francesco Blasi che presso l'Unità di Genetica Molecolare della Fondazione San Raffaele di Milano segue essenzialmente due progetti di ricerca. Il primo esplora i meccanismi molecolari della migrazione cellulare, in particolare riguardo al ruolo di particolari molecole come il recettore per l'urokinasi (uPAR) e le interazioni di questo recettore con altre molecole transmembrana e intracellulari. Il secondo studia i meccanismi molecolari che regolano l'espressione genica, a livello di DNA e di cromatina, con particolare riguardo allo studio di topi knock-out Prep1 e Prep2, gli effetti di knock-out funzionali in Zebrafish e Drosophila, e alla produzione di modelli animali di malattie genetiche complesse, come la sindrome di down, che potrebbe essere causata dalla overespressione di uno di questi fattori trascrizionali. Usiamo tecnologie sofisticate che includono la spettrometria di massa per l'identificazione ed il sequenziamento di proteine, microscopia confocale ed elettronica per seguire la migrazione cellulare, identificare gli organelli coinvolti e localizzare ogni componente di interesse.(8/08/2004-Italian Network)


    TRE GENOVESI TRA I VENTI SCIENZIATI ITALIANI PIÙ CITATI NEL MONDO

    Secondo una classifica pubblicata da "Nature" l'Italia è settima nella graduatoria delle pubblicazioni più significative del mondo, mentre i ricercatori Lorenzo Moretta, Alessandro Moretta e Maurizio Raiteri sono nella rosa dei top scientist per il periodo 1997 - 2001.
    Secondo l'analisi di King, basata sul data-base dell'autorevole "Istituto per l'informazione Scientifica" (ISI) di Philadelphia, che esamina 8000 riviste in 36 lingue, l'Italia (con il 4,53%) si trova al settimo posto per la produzione di lavori scientifici significativi, alle spalle di Stati Uniti (62,76%), Regno Unito (12,78%), Germania (10,40%), Giapppone (6,90%), Francia (6,85%), e Canada (5,81%), seguita da Svizzera (4,12%) e Olanda 3,80 %).

    Il valore dei Ricercatori e degli studi da loro compiuti, può essere estrapolato sulla base di criteri oggettivi stabiliti dall'ISI, come il fattore di impatto assegnato alle riviste sulle quali sono pubblicate le ricerche (tanto più elevato è l'impact factor di una rivista tanto migliore sarà la ricerca pubblicata).

    Un altro parametro del tutto oggettivo è il numero delle citazioni, cioè quante volte uno studio pubblicato viene poi citato dalla letteratura scientifica internazionale (citation index). E quest'ultimo è per l'appunto il criterio utilizzato per identificare i Ricercatori più citati in assoluto.

    Genova, che insieme a Milano e Firenze, si conferma centro d'eccellenza per la ricerca biomedica, può vantare ben tre scienziati di fama internazionale. Lorenzo Moretta Direttore Scientifico dell'Ospedale Gaslini e Ordinario di Patologia Generale e Fisiopatologia all'Università di Genova è stato recentemente eletto Direttore del "Centro di Eccellenza per le Ricerche Biomediche" dell'Università di Genova, al quale afferiscono gli altri due scienziati citati da "Nature".
    Maurizio Raiteri è professore di Farmacologia presso l'Università di Genova, con anni di esperienza all'estero e proficue attività di ricerca in Italia. Alessandro Moretta, professore di Istologia all'Università di Genova, è rientrato in Italia dopo dieci anni trascorsi a Losanna, dove ricopriva il ruolo di Direttore dei laboratori di Immunologia Umana presso il prestigioso "Ludwig Institute for Cancer Research".(31/07/2004-Italian Network)


    IL XII CONVEGNO DELLA SOCIETÀ ITALIANA LUCE DI SINCROTRONE- PROF.SSA P.PARIS:"COOLLABORAZIONI INTERNAZIONALI"

    Camerino ha ospitato il XII Convegno della Società Italiana Luce di Sincrotrone, un'iniziativa alla quale hanno partecipato numerosi ricercatori appartenenti a diverse aree scientifiche (fisici, chimici, biologi, geologi) di tutti gli atenei italiani.
    Il convegno è stato preceduto da una giornata tematica dedicata alle applicazioni della radiazione di sincrotrone alle Scienze della Terra di notevole interesse soprattutto per dottorandi e giovani ricercatori del settore.
    I "sincrotroni" sono laboratori internazionali in cui viene prodotta una fonte di radiazione elettromagnetica particolarmente intensa e molto adatta allo studio della struttura della materia, ma che offre numerose applicazioni anche nello studio dei materiali biologici, dei liquidi e dei gas.
    Un' ampia gamma di applicazioni in molti campi della scienza più attuale, che spiega l'interesse dei ricercatori per operare con le metodiche associate al sincrotrone, come evidenziato dal programma di interventi che vanno dallo studio dei beni culturali alla struttura dei magmi, dalle nanotecnologie alle applicazioni biomediche. Si tratta di un campo in cui lavora anche il gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Paris dell'Ateneo di Camerino che si occupa dello studio della struttura dei minerali.
    È l'incontro annuale della società Italiana della Luce di Sincrotrone che raccoglie tutti gli scienziati che lavorano nella radiazione di sincrotrone. Si tratta di laboratori internazionali che producono radiazioni molto intense e questo permette di studiare la struttura della materia. Le applicazioni sono moltissime in settori di punta. Gli scienziati in questo campo di indagine lavorano in molte discipline, la geologia, la chimica, la fisica e la biologia che lavorano utilizzando questa strumentazione. Ogni anno si organizzano questi convegni in cui i partecipanti espongono i risultati dei loro lavoro.

    Italian Network ha chiesto alla prof.ssa P. Paris dell'Univeristà di Camerino di spiegarci come sono andati i lavori.

    PARIS: Abbiamo avuto 28 presentazioni orali, una trentina di poster presentati soprattutto da giovani ricercatori - dottorandi, assegnisti, ecc. - ed i temi sono passati, ad esempio, dallo studio delle applicazioni dell'archeometria, quindi l'analisi di reperti di interesse archeologico o di strutture preistoriche, all'applicazione delle nanotecnologie o lo studio delle macromolecole biologiche.
    Hanno spaziato nei campi più diversi ma le tecniche sono fondamentalmente molto simili l'una all'altra quindi sono di interesse per tanti studiosi che si focalizzano utilizzando la stessa tecnica ed applicandola a problematiche differenti. Sono stati presentati risultati di studio su materiali alla nanoscala oppure sono stati studiati i cementi oppure i neoliti, dei materiali molto interessanti dal punto di vista applicativo e nello stesso tempo sono stati presentati anche studi più teorici, come le applicazioni del calcolo teorico a dei risultati sperimentali.

    Alcune presentazioni sono state effettuate da ricercatori italiani che lavorano nei sincrotroni in Italia e nel mondo, come a Grenoble, a Frascati, Elettra di Trieste ed hanno presentato uno sviluppo delle varie tecniche dei sincrotroni, possiamo parlare dello "stato dell'arte", le possibilità di ricerca in queste strutture italiane o che, come il sincrotrone europeo di Grenoble ha una forte partecipazione italiana.

    D.-Professoressa, perché Camerino?

    PARIS: Camerino perché io sono del Dipartimento Scienze della Terra e negli ultimi 4 anni ho fatto parte della giunta della Società Italiana Luce di Sincrotrone dove siede un rappresentante per ogni area scientifica e ho offerto la possibilità di fare un convegno a Camerino anche perché non era mai avvenuto. Qui ci sono diversi gruppi, il mio si occupa dello studio della struttura dei minerali utilizzando delle tecniche di spettroscopia ai raggi x che sono espressi come radiazione principale dalla luce di sincrotrone. Quindi ho un interesse specifico nelle tematiche del convegno che ho organizzato. Abbiamo delle collaborazioni sia con scienziati che fanno parte del sincrotrone di Grenoble sia con ricercatori presso l'Università di Monaco, Bristol e Toronto.(31/07/2004-Italian Network)


    IL CELLULARE MIGLIORA LE PRESTAZIONI PSICOMOTORIE? SECONDO UNA RICERCA DE LA SAPIENZA SI'

    Uno studio del dipartimento di Psicologia in collaborazione con il dipartimento di Ingegneria Elettronica dell'"Università La Sapienza" di Roma, ha dimostrato come il campo elettromagnetico indotto da un telefono cellulare migliori le risposte agli stimoli acustici, riducendo il tempo di reazione di circa il 10%.
    A quanto risulta dalla ricerca pubblicata sulla rivista scientifica NeuroReport dal titolo "Time-course of electromagnetic field effects on human performance and tympanic temperature" il cellulare è in grado di migliorare le funzioni psicomotorie e cognitive, riducendo il tempo di reazione nella risposta agli stimoli acustici
    La vera scoperta sta nel fatto che l'effetto non rimane circoscritto al momento in cui i soggetti sperimentali sono esposti al segnale, ma diventa più intenso con il trascorrere del tempo, raggiungendo il picco intorno al ventesimo minuto dallo spegnimento del cellulare, per poi esaurirsi completamente entro 40-45 minuti.

    Italian Network ha chiesto al dr. Giuseppe Curcio, ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia de "La Sapienza" come è nata la ricerca. È un campo che si sta sviluppando molto negli ultimi anni, in seguito alla diffusione dei telefoni cellulari ed al loro uso, e parallelamente alla preoccupazione per i possibili danni che questo tipo di radiazioni potrebbero arrecare alla salute. Quello che noi abbiamo evidenziato è che esiste un effetto a carico delle funzioni cognitive e nello specifico abbiamo visto che persone esposte ai campi elettromagnetici emessi dai telefonini risultano più veloci a un test di tempi di reazione. È come se il cervello di queste persone fosse più reattivo agli stimoli. In questo caso l'effetto non finisce con una telefonata ma sopravvive per un periodo che noi abbiamo quantificato in 40-45 minuti
    In questi anni si è sempre parlato di un influsso negativo dei telefonini e del campo elettromagnetico da loro prodotto sulla salute, voi invece avete scoperto che l'effetto è positivo? Sicuramente la preoccupazione principale è quella degli effetti nocivi a carico della salute. Noi, curiosamente, abbiamo osservato è che i nostri soggetti diventavano più veloci. Dire che questo sia positivo o negativo non è facile, poiché non si conosce ancora attraverso quale meccanismo questo effetto si metta in atto. E' chiaro che questo fenomeno di velocizzazione dell'attività cerebrale coinvolge una sorta di alterazione temporanea e sicuramente reversibile della funzionalità cerebrale che merita di essere ulteriormente approfondita.
    In cosa è consistito lo studio da voi effettuato? Il test specifico consiste in una serie di toni (dei semplici beep emessi da un programma computerizzato) che vengono inviati ai soggetti ai quali si chiede di rispondere più velocemente possibile pigiando un tasto; noi valutiamo il tempo che impiegano a rispondere. Questa è fondamentalmente una misura della reattività cerebrale ad una determinata stimolazione, che in questo caso specifico è quella uditiva. Abbiamo fatto prima una misurazione in condizioni di base, poi in seguito all'esposizione al campo elettromagnetico e infine a distanza di tempo (40 minuti) .
    Di cosa vi occupate al Dipartimento Psicologia de "La Sapienza"? Noi siamo degli psicofisiologi e ci occupiamo di ricerca sul sonno ed infatti la ricerca è stata condotta presso il Laboratorio del Sonno del nostro dipartimento. In quest'ottica svolgiamo ricerche finalizzate alla comprensione dei meccanismi fisiologici del sonno umano e alla sua regolazione.
    Lo studio è stato condotto su un gruppo sperimentale di studenti universitari volontari dal dr. Curcio e dai professori M. Bertini. M. Ferrara, L. De Gennaro e G. D'Inzeo.(24/07/2004-Italian Network)


    NUOVO TEST DIAGNOSTICO PRENATALE IDENTIFICA FETI A RISCHIO DI MALFORMAZIONI CEREBRALI E MORTE INTRAUTERINA

    Una ricerca nata dalla collaborazione tra l'Istituto Giannina Gaslini di Genova, l'Università di Siena e l'Università Cattolica del S. Cuore di Roma, ha realizzato un test diagnostico, di semplice esecuzione e basso costo, che consentirà di identificare già nel secondo trimestre di gravidanza i feti a rischio di danno cerebrale e di morte intrauterina.
    La ricerca, pubblicata nel fascicolo del 17 luglio della rivista scientifica Lancet, ha dimostrato che concentrazioni della proteina S100B nel liquido amniotico significativamente più elevate dei valori standard, consentono di distinguere i feti che andranno in contro a morte intrauterina spontanea, anche ad alcune settimane di distanza.
    L'importanza della ricerca risiede nel fatto che questo segnale di pericolo, indice di un danno neurologico in atto, viene manifestato in una fase precoce, quando altri strumenti diagnostici, ecografici o di laboratorio (come l'alfa- feto proteina), non sono ancora in grado di rilevare alcuna anomalia. Il test, che viene eseguito nell'ambito delle procedure dell'amniocentesi, quindi senza ulteriore stress per la madre e per il feto, fornisce utili informazioni per valutare l'appropriato accrescimento del sistema nervoso centrale del feto.
    La proteina S100B è un costituente cerebrale che viene rilasciato nei liquidi biologici in presenza di danno neurologico, annovera tra le sue numerose funzioni quella di essere un fattore di crescita del sistema nervoso centrale, quando le sue concentrazioni nei liquidi biologici sono nei limiti standard.

    La ricerca pubblicata su Lancet, costituisce l'impiego più recente, e forse finora il più interessante, della proteina S100B come marcatore biologico di danno neurologico. Il principio del test è semplicissimo: se la molecola, una proteina normalmente presente nel sistema nervoso, è presente nei liquidi biologici in alte concentrazioni indica direttamente una lesione a carico delle cellule, tanto più estesa quanto più alta è la concentrazione della proteina liberata e, probabilmente, l'invasione da parte di questa molecola dell'ambiente in cui le cellule sono immerse nel nostro organismo, contribuisce di per sé a innescare meccanismi neurotossici che portano poi a una cascata di eventi patologici.
    La misurazione della proteina S100B è stata utilizzata in questi anni, in centri clinici europei e americani, su altri liquidi biologici, dal liquido cefalorachidiano, al sangue, alle urine, evidenziando in ogni caso condizioni di sofferenza del tessuto nervoso in varie forme, come per esempio emorragie cerebrali, sclerosi multipla, tumori, spesso quando segni clinici non sono ancora evidenziabili, consentendo così un intervento precoce.
    La ricerca offre importanti informazioni sullo stato fisiologico o patologico di accrescimento cerebrale del feto: a concentrazioni fisiologiche la S100B è un fattore di sviluppo, ad elevate concentrazioni è un indicatore di danno cerebrale e possibile morte intrauterina.(24/07/2004-Italian Network)


    COMUNICAZIONE - WEB SITE: REGISTRO DOMINIO IT ANCHE NEGLI ALTRI PAESI UE

    Il Registro italiano dei nomi a dominio, organismo dell’Istituto di informatica e telematica del Cnr, apre ai privati che potranno registrare un numero illimitato di domini ".it". E già si prevede un nuovo boom, con un aumento del 25% dei siti made in Italy.
    Domini Internet per tutti: senza alcun limite se non quello della propria fantasia. Entro la fine di agosto anche in Italia i privati cittadini maggiorenni (quelli che, per intenderci, non hanno partita Iva ma il solo codice fiscale) potranno registrare un numero illimitato di siti a targa ".it." anziché uno solo come avviene oggi. Lo ha deciso il Registro italiano dei nomi a dominio, l’organismo dell’Iit, Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa, che nel nostro Paese assegna i nomi sotto il ccTLD ".it". Entro poche settimane dunque l’Iit-Cnr sarà in grado di accogliere l’onda delle nuove richieste di registrazione avanzate dai privati che fino a ieri dovevano accontentarsi di un solo dominio. Capita quindi a proposito il fatto che nei giorni scorsi il Registro diretto da Franco Denoth, direttore dell’istituto del Cnr, abbia ottenuto da Sgs l’ambita certificazione ISO 9001:2000 per la registrazione della gestione dei nomi a dominio e la relativa formazione: atto che documenta e testimonia a livello internazionale la qualità del servizio erogato.

    "Il Registro", osserva Denoth, "ha ritenuto ormai inutile il limite di un singolo dominio per persona fisica: un paletto che prima si giustificava con la necessità di evitare confusione e disorientamento negli utenti ma che oggi, con una cultura della Rete così profondamente diffusa anche nel nostro paese, non ha più senso di esistere. La liberalizzazione soddisfa da una parte le legittime richieste dei provider, che possono trarne benefici effetti negli affari; e, dall’altra, i tanti cittadini e associazioni privi dello status di persona giuridica che ambivano a diversificare e migliorare la propria presenza nella grande vetrina mondiale di Internet".
    Secondo le stime dei provider (i clienti del Registro che materialmente attivano le procedure di registrazione), l’apertura ai privati dovrebbe far lievitare di un buon 25 per cento il numero dei nomi a dominio italiani, oggi assestati a quota 930mila e con un trend di crescita di 15mila nuove operazioni al mese. La liberalizzazione non avrà la portata della svolta epocale di fine millennio, quando a cavallo tra il ‘99 e il 2000 la medesima operazione compiuta principalmente nei riguardi delle aziende e la prima apertura alle persone fisiche fecero quadruplicare il numero di siti ".it" (da 90mila a 430 mila in soli 12 mesi): ma rappresenta comunque un forte segnale di come Internet sia ormai un fenomeno radicato nella nostra società. Prima dell’Italia, del resto, avevano già provveduto alla liberalizzazione totale Germania e Inghilterra che precedono il nostro paese nella speciale classifica dei paesi del vecchio continente a maggior diffusione di numero di domini.
    Chiunque abbia un’esperienza da ricordare, un luogo o un "amore" da immortalare per sempre sulla Rete, da agosto potrà dunque farlo in massima libertà senza bruciarsi l’unica chance di visibilità su Internet. Se il vecchio nome a dominio non si rivelasse più adeguato, basterà lasciarlo scadere. Oltre che agli italiani, la facoltà di registrare un numero illimitato di domini ".it" sarà naturalmente estesa a tutti i cittadini comunitari.(24/07/2004-Italian Network)


    DAL 28 OTTOBRE ALL'8 NOVEMBRE 2004 A GENOVA LA II.a EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA SCIENZA

    La seconda edizione del Festival della Scienza si terrà a Genova dal 28 Ottobre all'8 Novembre 2004, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in una cornice davvero speciale: Genova Capitale Europea della Cultura e la Settimana della Cultura Scientifica Europea.
    Nei dodici giorni della manifestazione sono previsti oltre 200 eventi tra mostre, laboratori didattici, spettacoli, convegni, dibattiti, conferenze, performances, presentazioni di libri, video, documentari e cinema.
    Tutti gli aggiornamenti verranno inseriti tempestivamente sul sito www.festivalscienza.it

    Quest'anno, a grande richiesta a seguito del successo del 2003, è stata costituita l'Associazione "Amici del Festival della Scienza": essa nasce con l'intento di riunire tutti coloro che, animati da passione e curiosità verso la scienza, vedono nel Festival un'occasione unica per approfondire gli argomenti di loro interesse e confrontarsi con i grandi esponenti mondiali della ricerca.

    Il filo conduttore del 2004 sarà Esplorazione.
    Tre le categorie legate a questa tematica: Cielo, Mare, Terra-Uomo, Animali, Piante-Materia, Numeri, Modelli Concettuali.
    Gli eventi del Festival metteranno a fuoco il rapporto sempre più stretto tra Esplorazione, Invenzione e Applicazione. (24/07/2004-Italian Network)


    PREMIO ITALGAS ENERGIA AMBIENTE 2004

    La Società Italiana per il Gas per Azioni "Italgas", promuove un bando per un Premio in materia di Energia e Ambiente, con lo scopo di promuovere un migliore utilizzo delle fonti energetiche e una più ampia diffusione delle conoscenze scientifiche.
    Ogni anno Italgas assegna: a) 1 premio Scienza e Ambiente; b) 1 premio Progetti per l’Ambiente; c) 1 premio Divulgazione scientifica; d) 2 premi Debutto nella Ricerca.

    Il premio Scienza e Ambiente: è riservato un premio ogni anno per un importo in denaro di 80.000 Euro (ottantamila Euro), da assegnare a scienziati e ricercatori che abbiano conseguito rilevanti risultati nel campo della ricerca sulle fonti di energia e la loro relazione con l’ambiente. I risultati devono essere stati conseguiti nel corso del quinquennio precedente la data del bando annuale di concorso che sarà pubblicato entro il mese di luglio di ogni anno e nel quale saranno descritti i requisiti necessari alla partecipazione.

    Il premio Progetti per l’Ambiente: è riservato un premio ogni anno, da assegnare ad aziende, enti, organizzazioni che abbiano realizzato progetti o promosso politiche produttive di risultati particolarmente rilevanti per la collettività nel campo dell’energia e dell’ambiente.

    Il premio Divulgazione scientifica: è riservato un premio ogni anno, da assegnare ad attività o a lavori divulgativi nel campo scientifico, attraverso opere singole o mediante una continua attività informativa con saggi, pubblicazioni, articoli o qualsiasi altra forma di comunicazione di particolare qualità ed efficacia divulgativa.

    I premi Debutto nella Ricerca: sono istituiti due premi ogni anno, ciascuno per un importo in denaro di 10.000 Euro (diecimila Euro), da assegnare a laureati, autori di tesi per il Dottorato di Ricerca nel campo dell’energia e dell’ambiente. Le tesi debbono essere state discusse presso Università italiane nell’anno stesso o in quello precedente la data del bando annuale di concorso che sarà pubblicato entro il mese di luglio e nel quale saranno indicati i requisiti necessari alla partecipazione.

    I bandi di concorso per i premi Scienza e Ambiente e Debutto nella Ricerca, pubblicati sul sito www.premioitalgas.it in lingua italiana e inglese entro il mese di luglio di ogni anno, indicano anche le scadenze per la presentazione delle domande, nonché le date entro cui la Commissione Scientifica è tenuta a presentare al Comitato Promotore la relazione con la designazione dei premiati e, infine, le date entro cui tale Comitato proclama i vincitori dei Premi.
    Il Comitato Promotore ha facoltà di avviare, anche in collaborazione con altri soggetti, iniziative tese sia alla pubblicazione, divulgazione e comunicazione delle ricerche e dei progetti oggetto del Premio, sia alla promozione di attività rivolte al mondo della scuola, dell’università e a quello dell’impresa, dell’industria e della comunicazione.

    La Segreteria Scientifica del Premio ha sede presso la Fondazione Eni Enrico Mattei, Corso Magenta 63, 20123 Milano - Italia, Tel. +39-02.52036964, +39-02.52036934 - Fax +39-02.52036946; e-mail: premioitalgas@feem.it. La Segreteria Organizzativa del Premio ha sede presso Italgas S.p.A., Via XX Settembre 41, 10121 Torino - Italia.(24/07/2004-Italian Network)


    ALL'UNIVERSITA' DI TRENTO SCIENZIATI DA TUTTO IL MONDO DISCUTONO SU FISICA DELLA MATERIA E MECCANICA QUANTISTICA

    Coinvolgere ben quattro premi Nobel nell'organizzazione, ospitare oltre 260 fisici da tutto il mondo (soprattutto da Stati Uniti, Giappone, Russia ed Europa) e ottenere un finanziamento addirittura dalla NASA: è quello che è riuscito agli organizzatori del Simposio internazionale di fisica QFS2004 - Quantum Fluids and Solids che si è svolto presso il Centro servizi culturali Santa Chiara di Trento.
    Una conferenza internazionale che nel settore della meccanica quantistica rappresenta dal 1975 un vero e proprio appuntamento annuale. Ospitare dunque questo evento prestigioso a Trento ha rappresentato per l'Università e, in particolare, per il Dipartimento di Fisica e per il Centro di ricerca BEC (sulla Bose-Einstein Condensation) dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia (INFM), un passaggio fondamentale e strategico.

    Gli scienziati si sono confrontati in sessioni plenarie e seminari sui temi riguardanti la meccanica quantistica e, nello specifico, sullo studio del comportamento della materia a bassissime temperature.
    A temperature prossime allo zero assoluto (circa -273 gradi centigradi), infatti, i liquidi, i solidi e i gas esibiscono comportamenti del tutto diversi da quelli usuali, dovuti al fatto che le comuni nozioni di onda e di particella si confondono. In questi regimi si parla appunto di fluidi e solidi "quantistici", o anche di superfluidi e di supersolidi.
    Argomenti che suscitano da tempo il dibattito tra i fisici che si occupano di ricerca di base e sono stati proposti all'ordine del giorno del convegno dai premi Nobel per la fisica Eric Cornell, David Lee, Tony Leggett, e Douglas Osheroff.

    Strettissima la sinergia tra ente pubblico e privati in questo settore di avanguardia. Il simposio QFS2004 lo testimonia, poichè gode del sostegno finanziario sia della Provincia autonoma di Trento, sia del Jet Propulsion Laboratory della NASA (National Aeronautics and Space Administration) e della International Union of Pure and Applied Physics (IUPAP).
    Il centro INFM-BEC, ospitato dall'Ateneo trentino e coordinato dal professor Sandro Stringari, conferma così la sua importanza a livello internazionale e la sua capacità di attrarre ricercatori di alto livello in settori molto attivi della fisica moderna.

    Gli atti del convegno saranno pubblicati in un numero speciale della rivista internazionale "Journal of Low Temperature Physics".(17/07/2004-S.C./Italian Network)


    LE BORSE DI STUDIO DELLA "GIOVANNI ARMENISE-HARVARD FOUNDATION" INVESTONO SUI GIOVANI RICERCATORI ITALIANI

    La Fondazione Giovanni Armenise-Harvard, nata per iniziativa del Conte Giovanni Armenise, in ricordo della consorte deceduta per un tumore, investe nei giovani ricercatori italiani sostenendone le esperienze temporanee all'estero finalizzate al rientro in Italia nella comunità scientifica nazionale. Un impegno in linea con l'orientamento generale nel nostro Paese per contenere la cosiddetta "fuga dei cervelli". Un questione "aperta".
    Fra gli argomenti di dibattito sulla perdita di competività del nostro Paese a livello internazionale, il problema del basso tasso di inserimento di nuove risorse umane nel contesto scientifico, afferente ad una serie di concause dovute all'oggettiva limitatezza di finanziamenti oltre che ad una organizzazione frenante del "sistema" Universita'/Ricerca, ha sicuramente un posto d'onore la questione della "fuga dei cervelli"

    Nonostante le affermazioni sulla necessaria mobilità internazionale dei ricercatori e sull'indubbio apprezzamento dei nostri "cervelli", gli evidenti riflessi in termini di depauperamento delle risorse umane in Italia, dovuti alle conseguenze di una netta concorrenzialità di alcuni sistemi scientifici stranieri e dei benefici organizzativi ad essi correlati, il problema indubbiamente sussiste e potrebbe rivelarsi preoccupante nel prossimo futuro in termini di ricambio generazionale.
    Fra gli interventi finora assunti dall'Italia per contrastare o, quantomeno, organizzare un "fenomeno" che, ricordiamo, non coinvolge solo il nostro Paese, anche fra le nazioni industrializzate, si segnalano: una più attenta strategia di internazionalizzazione della ricerca e dei risultati da essa conseguiti (MIUR/Esteri), interventi a sostegno di una più stretta collaborazione fra le risorse "italiane" all'estero ed il mondo della ricerca italiana per progetti finalizzati- ricordiamo, tra gli altri, l'impegno assunto in tal senso dal Ministero degli Italiani nel Mondo -, interventi a sostegno di una mobilità "controllata" nei tempi di permanenza all'estero e nei benefici che ne derivano al Paese.
    Interventi che vedono l'impegno sia di Istituzioni pubbliche che privati.
    In tale contesto, le borse di studio Career Development Award, messe a disposizione della Fondazione Giovanni Armenise per il settore della medicina e del settore agrario, rappresentano un importante contributo.
    La Fondazione Giovanni Armenise-Harvard finanzia per il 2005 da 3 a 5 anni giovani scienziati che potranno approfondire i propri studi negli Stati Uniti e rientrare in Italia per proseguire nei Centri di ricerca italiani il loro lavoro.

    La stessa Fondazione segnala alcuni interventi, come quello del Dott. Corona che rientrerà in Italia presso l'Istituto San Raffaele di Milano per studiare il ruolo delle modificazione della cromatina nelle malattie dell'uomo, Oppure il Dott. Luca Santarelli, giovane psichiatra molecolare passato poi alla biologia molecolare per studiare i determinanti molecolari e cellulari dei disordini del comportamento con speciale enfasi sui neuropeptidi e la neurogenesi dell'adulto, il quale, grazie al Career Development Award, è in attesa di tornare dal Centro di Neurobioogia e Comportamento della Columbia University per andare presso il nuovo Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello (EBRI) della Fondazione S.Lucia a Roma. Oppure, il caso di Luigi Adamo, che inizierà in autunno il suo programma PhD presso la Harvard Medical School. La Fondazione Armenise-Harvard provvede infatti al finanziamento di due anni presso la Harvard Medical School e un anno di post-dottorato in Italia.

    La Fondazione finanzia ogni anno anche giovani giornalisti che scrivono di scienza: Luca Tancredi Barone e Guido Romeo hanno vinto l'edizione 2004 del concorso per giornalisti scientifici, organizzato dalla Fondazione in collaborazione con l'UGIS, Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Uno stage entusiasmante a Boston, presso la Harvard Medical School, e l'esclusiva partecipazione al simposio annuale della Fondazione, riservato solo a ricercatori internazionali.

    Le scadenze dei prossimi concorsi sono: l'Armenise-Harvard Career Development Award, le cui adesioni sono previste entro il 15 ottobre 2004;
    L'Armenise-Harvard PhD Program, le cui adesioni sono previste entro la prima metà di dicembre 2004
    Le Borse di Studio per giornalisti scientifici Armenise-Harvard/UGIS, adesioni entro il 15 marzo 2005
    Per maggiori informazioni si può consultare il sito http//www.hms.harvard.edu/armenise.(17/07/2004-Italian Network)


    IN LOMBARDIA LE BIOTECNOLOGIE SI FANNO IMPRESA I RISULTATI DEL PROGRAMMA SCOUTING DI BIOINIZIATIVA

    Valorizzare le enormi capacità scientifiche della Lombardia per farne il volano dello sviluppo economico. È il Programma Scouting di Bioiniziativa, lanciato dal Comitato Bioiniziativa, promosso da Assolombarda e Finlombarda, con un forte sostegno da parte della stessa Regione Lombardia. In meno di un anno di lavoro il risultato conta un centinaio di progetti pronti per una valorizzazione economica da parte di imprese industriali o per la costituzione di start up con la partecipazione di venture capital interessati ad investire nella biotecnologia.
    Al progetto hanno aderito tutte le istituzioni interessate a questo obiettivo: le Università, il CNR, gli IRCCS (gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), la Fondazione Cariplo e l'Assobiotec (l'associazione di categoria delle imprese biotecnologiche).
    La Lombardia, grazie alle sue Università, alla presenza di numerosi Istituti del CNR e IRCCS (dal DIBIT S. Raffaele all'IEO all'Istituto Nazionale per la Cura dei Tumori, per citarne alcuni) e ad una forte presenza nella ricerca agroalimentare, appare oggi come il più serio candidato nazionale per qualificarsi come "bioregione" in ambito europeo. Del resto è localizzata nella Regione quasi la metà delle aziende biotecnologiche italiane (meno di un centinaio), nate spontaneamente e non certo nell'ambito di un quadro giuridico istituzionale facilitante. Così come risiedono in Lombardia le poche realtà industriali approdate negli anni scorsi al Nuovo Mercato.

    I progetti raccolti nell'attività di scouting sono stati individuati da un gruppo di esperti provenienti dalla ricerca industriale e coordinati da Assotec, nell'ambito di un programma sostenuto dalla Fondazione Cariplo e dal Progetto IRER Minerva. Il team ha operato "porta a porta" incontrando un centinaio di strutture di ricerca lombarde e collaborando con i ricercatori a valutare le potenzialità applicative dei risultati di ricerca raggiunti. Questi ultimi riguardano applicazioni in numerose aree di grande rilevanza economica e sociale: la cura della salute umana, la diagnostica, l'agricoltura e l'allevamento, le tecnologie alimentari, i processi industriali, la salvaguardia ambientale.
    Alcuni progetti sono già maturi per costituire la base di nuove imprese biotech e rappresentano interessanti opportunità di investimento per il venture capital: di questi, alcuni sono prossimi o sono già entrati in fase operativa con la costituzione di spin off universitari. Altri casi riguardano pacchetti di know how e brevetti su specifiche tecnologie, che possono essere trasferiti a imprese industriali. Numerosi altri progetti hanno già fornito risultati di potenziale interesse applicativo, ma richiedono ulteriori investimenti per il loro sviluppo e finalizzazione e sono alla ricerca di partner industriali per programmi di collaborazione.
    Saranno presto disponibili sul sito www.bioiniziativa.it. con l'obiettivo di stimolare l'incontro tra domanda e offerta di conoscenza, tra università e ricerca, da un lato, e impresa e finanza, dall'altro. Lo scouting proseguirà presso altri istituti universitari e di ricerca pubblici fino a completare la mappa della Lombardia ed avviare un'azione di accompagnamento dei ricercatori nelle fasi di elaborazione di business plan per la presentazione alle imprese e istituzioni finanziarie che si dimostreranno interessate all'investimento nelle nascenti start up.

    Passiamo a segnalare alcuni dei casi presenti nel Rapporto, di cui sono considerate, dagli esperti Assotec, tutte le potenzialità economiche. Il progetto "Modelli cellulari del sistema nervoso" della Prof.ssa Elena Cattaneo (Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Centro di Eccellenza sulle Malattie Neurogevegetative) è uno spin off che opera a cavallo tra Biotecnologie Cellulari, Molecolari e Farmacologiche su due linee di attività economica: la produzione di modelli cellulari di patologie del Sistema Nervoso (malattie neurodegenerative, depressione), che rendono possibile riprodurre uno specifico bersaglio molecolare. Ciò consente, tramite analisi automatizzata su larga scala, la selezione delle molecole in grado di evocare l'effetto desiderato e sulle quali investire per sviluppi e sperimentazioni successive: l'approccio rende molto veloce e poco costosa la fase iniziale di screening di nuovi farmaci. Il secondo approccio riguarda la derivazione e ottimizzazione di colture di cellule neuronali differenziate derivate da cellule staminali, propagabili in maniera omogenea e riproducibile, con potenziali applicazioni nella rigenerazione dei nervi.
    "Produzione di vaccini e di molecole di interesse farmaceutico in piante GM" è un progetto del Prof. Francesco Sala dell'Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Chimica Organica e Industriale) che si basa sul trasferimento in piante (quali pomodoro, tabacco e riso) di geni che conferiscano la capacità di sintetizzare proteine ad attività immunogena, capaci di agire come vaccini sia nell'uomo che in animali d'allevamento. Lo stesso approccio può essere esteso per produrre altre proteine di interesse bio-medico.
    "Pre-Med: laboratorio di medicina predittiva" del Prof. Maurizio Ferrari della Fondazione Centro S. Raffaele del Monte Tabor attiverà il primo laboratorio italiano ed uno dei primi a livello europeo, che, utilizzando ed implementando le tecnologie più avanzate (microarray), consenta di studiare malattie quali il cancro o malattie molto comuni come il diabete o la malattia coronarica, fornendo prodotti e servizi. Il progetto prevede differenti fasi di sviluppo che vanno dalla diagnostica rapida, alla correlazione dei dati molecolari con la prognosi e il progredire della malattia, fino alla predizione dello stato di salute, per giungere infine ad una terapia mirata.

    "Marchio mondiale per gli oli extravergini di oliva di assoluta eccellenza" del Prof. Francesco Visioli dell'Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze farmacologiche) si propone l'istituzione di un marchio internazionale degli oli extravergini di oliva di sicura genuinità e di alta qualità. Il marchio è ispirato ad una logica "glocale", cioè ad un sistema globale di valorizzazione delle specificità locali. L'attività del centro va dal il monitoraggio della produzione dal campo alla bottiglia con un sistema centralizzato di acquisizione in tempo reale dei bilanci e dei flussi materiali (garanzia della genuinità attraverso la rintracciabilità di filiera) alla selezione di oli extravergini di assoluta eccellenza basata su un numero limitato di parametri analitici altamente significativi (hardware del marchio) fino alla costituzione di una banca dati delle caratteristiche genetiche delle varietà e la messa a fuoco di correlazioni con il patrimonio antiossidante e il profilo sensoriale al fine di differenziare, valorizzare, promuovere e ottimizzare i requisiti di qualità dei prodotti legati alla ricchissima biodiversità della pianta dell'olivo.
    "Biosensori sensibilizzati per benzene e formaldeide" della Prof.ssa Giuseppina Bestetti (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio) sviluppa una nuova classe di biosensori per il rilevamento di inquinanti particolarmente diffusi, quali il benzene presente nell'aria a concentrazioni critiche specialmente nei centri urbani. Contrariamente e a quelli presenti sul mercato attualmente i nuovi biosensori sono semplici nell'uso, di rapida risposta, altamente sensibili, a basso costo e necessitano di una ridotta strumentazione. Il progetto ha in corso la costruzione di sistemi microbici in forma ricombinante in grado di ottenere elevate quantità di enzimi chiave nel metabolismo del benzene (quali la benzene-diossigenasi e la diidrodiolo-deidrogenasi), da utilizzare nello sviluppo di un biosensore abbinato ad un elettrodo ad ossigeno come trasduttore. E' prevista l'estensione della stessa metodologia alla determinazione della formaldeide.(17/07/2004-S.C./Italian Network)


    IL POLITTICO DEL PERUGINO RICOSTRUITO VIRTUALMENTE GRAZIE ALL'ENEA

    L'ENEA ha realizzato una ricostruzione virtuale del polittico di Sant'Agostino che Pietro Vanucci, detto "il Perugino", eseguì tra il 1502 e il 1523 per l'altare maggiore della chiesa di Sant'Agostino a Perugia. La grandissima pala a doppia faccia è stata smembrata in più parti durante il XVII secolo, alcune anche perdute, e privata dell'incorniciatura architettonica.
    Quest'opera fa parte di quel vastissimo gruppo di opere che, coinvolte nei mutamenti di gusto del secolo XVII, difficilmente potranno essere riviste o correttamente ripensate nella loro effettiva completezza per la difficoltà di reperire notizie certe sul loro aspetto originario, pur esistendo una notevole ricchezza di materiale documentario. Nel caso particolare del polittico di Sant'Agostino alcuni dipinti hanno subito cambiamenti di forma a seguito dello smembramento della pala. I due contratti stipulati tra i committenti e il pittore nel 1502 nel 1512 lasciano, inoltre, supporre due differenti assetti del polittico. Nella prima fase era completata solo la faccia verso la navata, ancora priva del coronamento; nella seconda fase il pittore aveva fornito anche i dipinti della faccia verso l'abside, nonché i due coronamenti; quest'ultima aggiunta ha inoltre comportato la modifica di quanto già precedentemente dipinto nel pannello centrale verso la navata (il Battesimo di Cristo).

    La Mostra "Perugino il divin pittore" in corso a Perugia presso la Galleria Nazionale dell'Umbria fino al 5 settembre, ospita la pala che per l'occasione è stata riassemblata riaccostando i circa venti dipinti rimasti a Perugia con quelli provenienti da collezioni straniere (Birmingham, Grenoble, Lione, Parigi, Tolosa). A fianco dell'opera è stato posto il software dimostrativo, realizzato dall'ENEA, che illustra attraverso le varie fasi di ricostruzione 3D il processo creativo che ha portato alla definizione di un'opera così monumentale.
    Le ipotesi di ricostruzione sono state ulteriormente integrate dalle indicazioni fornite dai curatori scientifici dell'iniziativa. Questa ricostruzione virtuale, ricomponendo l'aspetto originario dei dipinti nel contesto architettonico originario della chiesa, si pone a coronamento delle molte ipotesi di ricomposizione sinora ipotizzate sulla carta e consente una verifica tridimensionale degli ingombri delle cornici, degli altari e del ciborio, tutti facenti struttura unica con il polittico.
    La sezione didattica della mostra, inoltre, ospita i risultati dello studio, precedentemente condotto dall'ENEA, di documentazione radiografica ed analisi, tramite fluorescenza X, dei pigmenti e dei materiali impiegati. Lo studio è risultato particolarmente interessante al fine della caratterizzazione della tecnica peculiare del pittore nella sua piena maturità ed in virtù della rilevanza che il polittico di Sant'Agostino riveste all'interno dell'opera pittorica del Perugino.(17/07/2004-S.C./Italian Network)


    INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA: L'INTERVENTO DEL MIUR E DEL MAE

    Nel corso dell'ultimo incontro al Ministero degli Affari Esteri sull'Internazionalizzazione della Ricerca Scientifica e Tecnologica italiana, a Roma, presenti i Ministri degli Esteri, Franco Frattini, e del MIUR, Letizia Moratti, finalizzato ad una presentazione degli strumenti in possesso dei due Ministeri per valorizzare e sostenere il settore, ai Responsabili degli Enti di ricerca italiani.
    In tale contesto, il Ministro Moratti- che ha sottolineato la mancanza di "fare sistema" come principale debolezza del settore - ha presentato alcuni dati d'interesse sulla ricerca scientifica italiana: 17.000 lavori pubblicati nelle riviste scientifiche internazionali da parte dei ricercatori italiani insieme con i colleghi stranieri (per lo più statunitensi) e catalogati annualmente nello Science Citation Index (SCI), oltre alle 760 pubblicazioni ad opera di ricercatori italiani inseriti in enti internazionali. In sostanza, il 4% dei contributi scientifici arriva dall'Italia.

    E per il futuro ?
    Il Ministro indica il Piano Nazionale della Ricerca (PNR) 2004-2006 che prevede la promozione della ricerca libera e dell'alta formazione nell'ambito del rapporto fra Università e Centri di ricerca internazionali, ovvero fra il 50% della ricerca italiana e l'estero.
    Il Piano ha avuto una puntuale ed approfondita gestazione assegnando alla Ricerca tre missioni, come lo stesso Ministro ha sottolineato nel convegno promosso da Forza Italia nel marzo 2004: svolgere attività di ricerca fondamentale, libera ma di eccellenza - per lo sviluppo culturale del paese e come fonte di nuove idee e nuovi avanzamenti nella conoscenza; contribuire alla competitività del paese, in collaborazione con il sistema produttivo, per lo sviluppo di nuove tecnologie, di nuovi prodotti, processi e servizi, competitivi sul mercato globale; svolgere attività di alta formazione, finalizzata all'incremento qualitativo e quantitativo del capitale umano per assicurare lo sviluppo scientifico, economico e sociale del paese.

    Finora non era stata compresa tale priorità nello sviluppo del Paese, ha affermato il Ministro, "solo recentemente è emerso, a livello nazionale, comunitario e internazionale, il ruolo prioritario da assegnarsi all'attività di R&S: essa nella società della conoscenza risulta infatti direttamente determinante per la competitività del sistema economico nazionale e quindi fattore fondamentale per la generazione di ricchezza, posti di lavoro e coesione sociale".
    Motivo per cui è necessario considerare: "l'intero settore dell'educazione e della ricerca di interesse strategico, prioritario per la competitività e il futuro del paese, prevedere in questo ambito strategie, indirizzi ed interventi del Governo di carattere fortemente innovativo, nel quadro del programma di modernizzazione del paese, allineare il nostro sistema scientifico e tecnologico a quello dei paesi più avanzati, mettendolo in grado di fornire un contributo decisivo alla competitività del paese. Questa è una missione che il nostro governo ha per la prima volta chiaramente identificato e svolto in questi ultimi anni con particolare intensità , l'adozione di nuovi indirizzi, riforme, e modalità operative, e di contribuire e cooperare pienamente per la loro realizzazione.

    In quest'ambito, sul piano internazionale, il MIUR intende sostenere "una stretta collaborazione tra il sistema scientifico nazionale e quelli dei paesi più avanzati, UE e USA in primo luogo, adottare riforme e meccanismi operativi in grado di allineare rapidamente il nostro sistema scientifico e tecnologico a quello dei paesi più avanzati, mettendolo in grado di svolgere le missioni ad esso affidate".
    La stessa scelta del Ministro di affidare la "Direzione Generale per le strategia e lo sviluppo dell'internazionalizzazione della ricerca scientifica e tecnologica", con una competenza quanto mai vasta in materia al Prof. Alexander Tenenbaum, professore di Fisica a La Sapienza, già addetto scientifico italiano, prima, a Vienna e, poi,a Washigton, e come tale "esperto sul campo" delle questioni di cui è stato investito, ha un inequivocabile obiettivo: puntare ad una sistematizzazione della miriade di iniziative e di risorse umane esistenti per riuscire a concretizzare quella "rete", di cui spesso si parla e di cui lo stesso Ministro ha lamentato la "mancanza" nell'ultimo convegno con il MAE, valorizzandone apporti e risorse per lo sviluppo del Paese.
    Fra i gioielli di famiglia in questo quadro: il "il Distretto di Alta Tecnologia" di Genova, strumento di raccordo tra ministeri, atenei, enti locali e imprese italiane ed, al contempo, polo di attrazione per capitali stranieri.

    Un "Sistema" che ha uno dei suoi punti di attenzione nelle iniziative messe a punto dal MAE e dalla sua rete diplomatico-consolare. Fiori all'occhiello del Sistema MAE in ambito scientifico (rinviamo all'articolo pubblicato dall'Agenzia Settimanale Italian Network al Responsabile del settore Consigliere Marco del Panta) sono considerati la Banca da Vinci sui ricercatori italiani all'estero, ed il Sistema Riset per la messa in rete delle informazioni provenienti dal mondo della Ricerca Scientifica ed il mondo imprenditoriale per la parte riguardante il trasferimento tecnologico, le cui informazioni provengono dagli Uffici degli addetti scientifici e dei consiglieri commerciali delle rappresentanze diplomatico-consolari. Con l'allargamento ad altri Enti, Confindustria, Camere di Commercio Italiane all'Estero, Enit, ecc...il Sistema dovrebbe raggiungere per il prossimo futuro una "trasferibilità" delle informazioni maggiore di quella finora dimostrata e di cui, tuttavia, non si conoscono ancora gli esiti concreti a qualche anno dal suo avvio.(17/07/2004-M.M./Italian Network)


    ALL'UNIVERSITA' DI TRENTO SCIENZIATI DA TUTTO IL MONDO DISCUTONO SU FISICA DELLA MATERIA E MECCANICA QUANTISTICA

    Coinvolgere ben quattro premi Nobel nell'organizzazione, ospitare oltre 260 fisici da tutto il mondo (soprattutto da Stati Uniti, Giappone, Russia ed Europa) e ottenere un finanziamento addirittura dalla NASA: è quello che è riuscito agli organizzatori del Simposio internazionale di fisica QFS2004 - Quantum Fluids and Solids che si è svolto presso il Centro servizi culturali Santa Chiara di Trento.
    Una conferenza internazionale che nel settore della meccanica quantistica rappresenta dal 1975 un vero e proprio appuntamento annuale. Ospitare dunque questo evento prestigioso a Trento ha rappresentato per l'Università e, in particolare, per il Dipartimento di Fisica e per il Centro di ricerca BEC (sulla Bose-Einstein Condensation) dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia (INFM), un passaggio fondamentale e strategico.

    Gli scienziati si sono confrontati in sessioni plenarie e seminari sui temi riguardanti la meccanica quantistica e, nello specifico, sullo studio del comportamento della materia a bassissime temperature.
    A temperature prossime allo zero assoluto (circa -273 gradi centigradi), infatti, i liquidi, i solidi e i gas esibiscono comportamenti del tutto diversi da quelli usuali, dovuti al fatto che le comuni nozioni di onda e di particella si confondono. In questi regimi si parla appunto di fluidi e solidi "quantistici", o anche di superfluidi e di supersolidi.
    Argomenti che suscitano da tempo il dibattito tra i fisici che si occupano di ricerca di base e sono stati proposti all'ordine del giorno del convegno dai premi Nobel per la fisica Eric Cornell, David Lee, Tony Leggett, e Douglas Osheroff.

    Strettissima la sinergia tra ente pubblico e privati in questo settore di avanguardia. Il simposio QFS2004 lo testimonia, poichè gode del sostegno finanziario sia della Provincia autonoma di Trento, sia del Jet Propulsion Laboratory della NASA (National Aeronautics and Space Administration) e della International Union of Pure and Applied Physics (IUPAP).
    Il centro INFM-BEC, ospitato dall'Ateneo trentino e coordinato dal professor Sandro Stringari, conferma così la sua importanza a livello internazionale e la sua capacità di attrarre ricercatori di alto livello in settori molto attivi della fisica moderna.

    Gli atti del convegno saranno pubblicati in un numero speciale della rivista internazionale "Journal of Low Temperature Physics".(17/07/2004-S.C./Italian Network)


    LE BORSE DI STUDIO DELLA "GIOVANNI ARMENISE-HARVARD FOUNDATION" INVESTONO SUI GIOVANI RICERCATORI ITALIANI

    La Fondazione Giovanni Armenise-Harvard, nata per iniziativa del Conte Giovanni Armenise, in ricordo della consorte deceduta per un tumore, investe nei giovani ricercatori italiani sostenendone le esperienze temporanee all'estero finalizzate al rientro in Italia nella comunità scientifica nazionale. Un impegno in linea con l'orientamento generale nel nostro Paese per contenere la cosiddetta "fuga dei cervelli". Un questione "aperta".
    Fra gli argomenti di dibattito sulla perdita di competività del nostro Paese a livello internazionale, il problema del basso tasso di inserimento di nuove risorse umane nel contesto scientifico, afferente ad una serie di concause dovute all'oggettiva limitatezza di finanziamenti oltre che ad una organizzazione frenante del "sistema" Universita'/Ricerca, ha sicuramente un posto d'onore la questione della "fuga dei cervelli"

    Nonostante le affermazioni sulla necessaria mobilità internazionale dei ricercatori e sull'indubbio apprezzamento dei nostri "cervelli", gli evidenti riflessi in termini di depauperamento delle risorse umane in Italia, dovuti alle conseguenze di una netta concorrenzialità di alcuni sistemi scientifici stranieri e dei benefici organizzativi ad essi correlati, il problema indubbiamente sussiste e potrebbe rivelarsi preoccupante nel prossimo futuro in termini di ricambio generazionale.
    Fra gli interventi finora assunti dall'Italia per contrastare o, quantomeno, organizzare un "fenomeno" che, ricordiamo, non coinvolge solo il nostro Paese, anche fra le nazioni industrializzate, si segnalano: una più attenta strategia di internazionalizzazione della ricerca e dei risultati da essa conseguiti (MIUR/Esteri), interventi a sostegno di una più stretta collaborazione fra le risorse "italiane" all'estero ed il mondo della ricerca italiana per progetti finalizzati- ricordiamo, tra gli altri, l'impegno assunto in tal senso dal Ministero degli Italiani nel Mondo -, interventi a sostegno di una mobilità "controllata" nei tempi di permanenza all'estero e nei benefici che ne derivano al Paese.
    Interventi che vedono l'impegno sia di Istituzioni pubbliche che privati.
    In tale contesto, le borse di studio Career Development Award, messe a disposizione della Fondazione Giovanni Armenise per il settore della medicina e del settore agrario, rappresentano un importante contributo.
    La Fondazione Giovanni Armenise-Harvard finanzia per il 2005 da 3 a 5 anni giovani scienziati che potranno approfondire i propri studi negli Stati Uniti e rientrare in Italia per proseguire nei Centri di ricerca italiani il loro lavoro.

    La stessa Fondazione segnala alcuni interventi, come quello del Dott. Corona che rientrerà in Italia presso l'Istituto San Raffaele di Milano per studiare il ruolo delle modificazione della cromatina nelle malattie dell'uomo, Oppure il Dott. Luca Santarelli, giovane psichiatra molecolare passato poi alla biologia molecolare per studiare i determinanti molecolari e cellulari dei disordini del comportamento con speciale enfasi sui neuropeptidi e la neurogenesi dell'adulto, il quale, grazie al Career Development Award, è in attesa di tornare dal Centro di Neurobioogia e Comportamento della Columbia University per andare presso il nuovo Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello (EBRI) della Fondazione S.Lucia a Roma. Oppure, il caso di Luigi Adamo, che inizierà in autunno il suo programma PhD presso la Harvard Medical School. La Fondazione Armenise-Harvard provvede infatti al finanziamento di due anni presso la Harvard Medical School e un anno di post-dottorato in Italia.

    La Fondazione finanzia ogni anno anche giovani giornalisti che scrivono di scienza: Luca Tancredi Barone e Guido Romeo hanno vinto l'edizione 2004 del concorso per giornalisti scientifici, organizzato dalla Fondazione in collaborazione con l'UGIS, Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Uno stage entusiasmante a Boston, presso la Harvard Medical School, e l'esclusiva partecipazione al simposio annuale della Fondazione, riservato solo a ricercatori internazionali.

    Le scadenze dei prossimi concorsi sono: l'Armenise-Harvard Career Development Award, le cui adesioni sono previste entro il 15 ottobre 2004;
    L'Armenise-Harvard PhD Program, le cui adesioni sono previste entro la prima metà di dicembre 2004
    Le Borse di Studio per giornalisti scientifici Armenise-Harvard/UGIS, adesioni entro il 15 marzo 2005
    Per maggiori informazioni si può consultare il sito http//www.hms.harvard.edu/armenise.(17/07/2004-Italian Network)


    IN LOMBARDIA LE BIOTECNOLOGIE SI FANNO IMPRESA I RISULTATI DEL PROGRAMMA SCOUTING DI BIOINIZIATIVA

    Valorizzare le enormi capacità scientifiche della Lombardia per farne il volano dello sviluppo economico. È il Programma Scouting di Bioiniziativa, lanciato dal Comitato Bioiniziativa, promosso da Assolombarda e Finlombarda, con un forte sostegno da parte della stessa Regione Lombardia. In meno di un anno di lavoro il risultato conta un centinaio di progetti pronti per una valorizzazione economica da parte di imprese industriali o per la costituzione di start up con la partecipazione di venture capital interessati ad investire nella biotecnologia.
    Al progetto hanno aderito tutte le istituzioni interessate a questo obiettivo: le Università, il CNR, gli IRCCS (gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), la Fondazione Cariplo e l'Assobiotec (l'associazione di categoria delle imprese biotecnologiche).
    La Lombardia, grazie alle sue Università, alla presenza di numerosi Istituti del CNR e IRCCS (dal DIBIT S. Raffaele all'IEO all'Istituto Nazionale per la Cura dei Tumori, per citarne alcuni) e ad una forte presenza nella ricerca agroalimentare, appare oggi come il più serio candidato nazionale per qualificarsi come "bioregione" in ambito europeo. Del resto è localizzata nella Regione quasi la metà delle aziende biotecnologiche italiane (meno di un centinaio), nate spontaneamente e non certo nell'ambito di un quadro giuridico istituzionale facilitante. Così come risiedono in Lombardia le poche realtà industriali approdate negli anni scorsi al Nuovo Mercato.

    I progetti raccolti nell'attività di scouting sono stati individuati da un gruppo di esperti provenienti dalla ricerca industriale e coordinati da Assotec, nell'ambito di un programma sostenuto dalla Fondazione Cariplo e dal Progetto IRER Minerva. Il team ha operato "porta a porta" incontrando un centinaio di strutture di ricerca lombarde e collaborando con i ricercatori a valutare le potenzialità applicative dei risultati di ricerca raggiunti. Questi ultimi riguardano applicazioni in numerose aree di grande rilevanza economica e sociale: la cura della salute umana, la diagnostica, l'agricoltura e l'allevamento, le tecnologie alimentari, i processi industriali, la salvaguardia ambientale.
    Alcuni progetti sono già maturi per costituire la base di nuove imprese biotech e rappresentano interessanti opportunità di investimento per il venture capital: di questi, alcuni sono prossimi o sono già entrati in fase operativa con la costituzione di spin off universitari. Altri casi riguardano pacchetti di know how e brevetti su specifiche tecnologie, che possono essere trasferiti a imprese industriali. Numerosi altri progetti hanno già fornito risultati di potenziale interesse applicativo, ma richiedono ulteriori investimenti per il loro sviluppo e finalizzazione e sono alla ricerca di partner industriali per programmi di collaborazione.
    Saranno presto disponibili sul sito www.bioiniziativa.it. con l'obiettivo di stimolare l'incontro tra domanda e offerta di conoscenza, tra università e ricerca, da un lato, e impresa e finanza, dall'altro. Lo scouting proseguirà presso altri istituti universitari e di ricerca pubblici fino a completare la mappa della Lombardia ed avviare un'azione di accompagnamento dei ricercatori nelle fasi di elaborazione di business plan per la presentazione alle imprese e istituzioni finanziarie che si dimostreranno interessate all'investimento nelle nascenti start up.

    Passiamo a segnalare alcuni dei casi presenti nel Rapporto, di cui sono considerate, dagli esperti Assotec, tutte le potenzialità economiche. Il progetto "Modelli cellulari del sistema nervoso" della Prof.ssa Elena Cattaneo (Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Centro di Eccellenza sulle Malattie Neurogevegetative) è uno spin off che opera a cavallo tra Biotecnologie Cellulari, Molecolari e Farmacologiche su due linee di attività economica: la produzione di modelli cellulari di patologie del Sistema Nervoso (malattie neurodegenerative, depressione), che rendono possibile riprodurre uno specifico bersaglio molecolare. Ciò consente, tramite analisi automatizzata su larga scala, la selezione delle molecole in grado di evocare l'effetto desiderato e sulle quali investire per sviluppi e sperimentazioni successive: l'approccio rende molto veloce e poco costosa la fase iniziale di screening di nuovi farmaci. Il secondo approccio riguarda la derivazione e ottimizzazione di colture di cellule neuronali differenziate derivate da cellule staminali, propagabili in maniera omogenea e riproducibile, con potenziali applicazioni nella rigenerazione dei nervi.
    "Produzione di vaccini e di molecole di interesse farmaceutico in piante GM" è un progetto del Prof. Francesco Sala dell'Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Chimica Organica e Industriale) che si basa sul trasferimento in piante (quali pomodoro, tabacco e riso) di geni che conferiscano la capacità di sintetizzare proteine ad attività immunogena, capaci di agire come vaccini sia nell'uomo che in animali d'allevamento. Lo stesso approccio può essere esteso per produrre altre proteine di interesse bio-medico.
    "Pre-Med: laboratorio di medicina predittiva" del Prof. Maurizio Ferrari della Fondazione Centro S. Raffaele del Monte Tabor attiverà il primo laboratorio italiano ed uno dei primi a livello europeo, che, utilizzando ed implementando le tecnologie più avanzate (microarray), consenta di studiare malattie quali il cancro o malattie molto comuni come il diabete o la malattia coronarica, fornendo prodotti e servizi. Il progetto prevede differenti fasi di sviluppo che vanno dalla diagnostica rapida, alla correlazione dei dati molecolari con la prognosi e il progredire della malattia, fino alla predizione dello stato di salute, per giungere infine ad una terapia mirata.

    "Marchio mondiale per gli oli extravergini di oliva di assoluta eccellenza" del Prof. Francesco Visioli dell'Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze farmacologiche) si propone l'istituzione di un marchio internazionale degli oli extravergini di oliva di sicura genuinità e di alta qualità. Il marchio è ispirato ad una logica "glocale", cioè ad un sistema globale di valorizzazione delle specificità locali. L'attività del centro va dal il monitoraggio della produzione dal campo alla bottiglia con un sistema centralizzato di acquisizione in tempo reale dei bilanci e dei flussi materiali (garanzia della genuinità attraverso la rintracciabilità di filiera) alla selezione di oli extravergini di assoluta eccellenza basata su un numero limitato di parametri analitici altamente significativi (hardware del marchio) fino alla costituzione di una banca dati delle caratteristiche genetiche delle varietà e la messa a fuoco di correlazioni con il patrimonio antiossidante e il profilo sensoriale al fine di differenziare, valorizzare, promuovere e ottimizzare i requisiti di qualità dei prodotti legati alla ricchissima biodiversità della pianta dell'olivo.
    "Biosensori sensibilizzati per benzene e formaldeide" della Prof.ssa Giuseppina Bestetti (Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio) sviluppa una nuova classe di biosensori per il rilevamento di inquinanti particolarmente diffusi, quali il benzene presente nell'aria a concentrazioni critiche specialmente nei centri urbani. Contrariamente e a quelli presenti sul mercato attualmente i nuovi biosensori sono semplici nell'uso, di rapida risposta, altamente sensibili, a basso costo e necessitano di una ridotta strumentazione. Il progetto ha in corso la costruzione di sistemi microbici in forma ricombinante in grado di ottenere elevate quantità di enzimi chiave nel metabolismo del benzene (quali la benzene-diossigenasi e la diidrodiolo-deidrogenasi), da utilizzare nello sviluppo di un biosensore abbinato ad un elettrodo ad ossigeno come trasduttore. E' prevista l'estensione della stessa metodologia alla determinazione della formaldeide.(17/07/2004-S.C./Italian Network)


    IL POLITTICO DEL PERUGINO RICOSTRUITO VIRTUALMENTE GRAZIE ALL'ENEA

    L'ENEA ha realizzato una ricostruzione virtuale del polittico di Sant'Agostino che Pietro Vanucci, detto "il Perugino", eseguì tra il 1502 e il 1523 per l'altare maggiore della chiesa di Sant'Agostino a Perugia. La grandissima pala a doppia faccia è stata smembrata in più parti durante il XVII secolo, alcune anche perdute, e privata dell'incorniciatura architettonica.
    Quest'opera fa parte di quel vastissimo gruppo di opere che, coinvolte nei mutamenti di gusto del secolo XVII, difficilmente potranno essere riviste o correttamente ripensate nella loro effettiva completezza per la difficoltà di reperire notizie certe sul loro aspetto originario, pur esistendo una notevole ricchezza di materiale documentario. Nel caso particolare del polittico di Sant'Agostino alcuni dipinti hanno subito cambiamenti di forma a seguito dello smembramento della pala. I due contratti stipulati tra i committenti e il pittore nel 1502 nel 1512 lasciano, inoltre, supporre due differenti assetti del polittico. Nella prima fase era completata solo la faccia verso la navata, ancora priva del coronamento; nella seconda fase il pittore aveva fornito anche i dipinti della faccia verso l'abside, nonché i due coronamenti; quest'ultima aggiunta ha inoltre comportato la modifica di quanto già precedentemente dipinto nel pannello centrale verso la navata (il Battesimo di Cristo).

    La Mostra "Perugino il divin pittore" in corso a Perugia presso la Galleria Nazionale dell'Umbria fino al 5 settembre, ospita la pala che per l'occasione è stata riassemblata riaccostando i circa venti dipinti rimasti a Perugia con quelli provenienti da collezioni straniere (Birmingham, Grenoble, Lione, Parigi, Tolosa). A fianco dell'opera è stato posto il software dimostrativo, realizzato dall'ENEA, che illustra attraverso le varie fasi di ricostruzione 3D il processo creativo che ha portato alla definizione di un'opera così monumentale.
    Le ipotesi di ricostruzione sono state ulteriormente integrate dalle indicazioni fornite dai curatori scientifici dell'iniziativa. Questa ricostruzione virtuale, ricomponendo l'aspetto originario dei dipinti nel contesto architettonico originario della chiesa, si pone a coronamento delle molte ipotesi di ricomposizione sinora ipotizzate sulla carta e consente una verifica tridimensionale degli ingombri delle cornici, degli altari e del ciborio, tutti facenti struttura unica con il polittico.
    La sezione didattica della mostra, inoltre, ospita i risultati dello studio, precedentemente condotto dall'ENEA, di documentazione radiografica ed analisi, tramite fluorescenza X, dei pigmenti e dei materiali impiegati. Lo studio è risultato particolarmente interessante al fine della caratterizzazione della tecnica peculiare del pittore nella sua piena maturità ed in virtù della rilevanza che il polittico di Sant'Agostino riveste all'interno dell'opera pittorica del Perugino.(17/07/2004-S.C./Italian Network)


    INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA: L'INTERVENTO DEL MIUR E DEL MAE

    Nel corso dell'ultimo incontro al Ministero degli Affari Esteri sull'Internazionalizzazione della Ricerca Scientifica e Tecnologica italiana, a Roma, presenti i Ministri degli Esteri, Franco Frattini, e del MIUR, Letizia Moratti, finalizzato ad una presentazione degli strumenti in possesso dei due Ministeri per valorizzare e sostenere il settore, ai Responsabili degli Enti di ricerca italiani.
    In tale contesto, il Ministro Moratti- che ha sottolineato la mancanza di "fare sistema" come principale debolezza del settore - ha presentato alcuni dati d'interesse sulla ricerca scientifica italiana: 17.000 lavori pubblicati nelle riviste scientifiche internazionali da parte dei ricercatori italiani insieme con i colleghi stranieri (per lo più statunitensi) e catalogati annualmente nello Science Citation Index (SCI), oltre alle 760 pubblicazioni ad opera di ricercatori italiani inseriti in enti internazionali. In sostanza, il 4% dei contributi scientifici arriva dall'Italia.

    E per il futuro ?
    Il Ministro indica il Piano Nazionale della Ricerca (PNR) 2004-2006 che prevede la promozione della ricerca libera e dell'alta formazione nell'ambito del rapporto fra Università e Centri di ricerca internazionali, ovvero fra il 50% della ricerca italiana e l'estero.
    Il Piano ha avuto una puntuale ed approfondita gestazione assegnando alla Ricerca tre missioni, come lo stesso Ministro ha sottolineato nel convegno promosso da Forza Italia nel marzo 2004: svolgere attività di ricerca fondamentale, libera ma di eccellenza - per lo sviluppo culturale del paese e come fonte di nuove idee e nuovi avanzamenti nella conoscenza; contribuire alla competitività del paese, in collaborazione con il sistema produttivo, per lo sviluppo di nuove tecnologie, di nuovi prodotti, processi e servizi, competitivi sul mercato globale; svolgere attività di alta formazione, finalizzata all'incremento qualitativo e quantitativo del capitale umano per assicurare lo sviluppo scientifico, economico e sociale del paese.

    Finora non era stata compresa tale priorità nello sviluppo del Paese, ha affermato il Ministro, "solo recentemente è emerso, a livello nazionale, comunitario e internazionale, il ruolo prioritario da assegnarsi all'attività di R&S: essa nella società della conoscenza risulta infatti direttamente determinante per la competitività del sistema economico nazionale e quindi fattore fondamentale per la generazione di ricchezza, posti di lavoro e coesione sociale".
    Motivo per cui è necessario considerare: "l'intero settore dell'educazione e della ricerca di interesse strategico, prioritario per la competitività e il futuro del paese, prevedere in questo ambito strategie, indirizzi ed interventi del Governo di carattere fortemente innovativo, nel quadro del programma di modernizzazione del paese, allineare il nostro sistema scientifico e tecnologico a quello dei paesi più avanzati, mettendolo in grado di fornire un contributo decisivo alla competitività del paese. Questa è una missione che il nostro governo ha per la prima volta chiaramente identificato e svolto in questi ultimi anni con particolare intensità , l'adozione di nuovi indirizzi, riforme, e modalità operative, e di contribuire e cooperare pienamente per la loro realizzazione.

    In quest'ambito, sul piano internazionale, il MIUR intende sostenere "una stretta collaborazione tra il sistema scientifico nazionale e quelli dei paesi più avanzati, UE e USA in primo luogo, adottare riforme e meccanismi operativi in grado di allineare rapidamente il nostro sistema scientifico e tecnologico a quello dei paesi più avanzati, mettendolo in grado di svolgere le missioni ad esso affidate".
    La stessa scelta del Ministro di affidare la "Direzione Generale per le strategia e lo sviluppo dell'internazionalizzazione della ricerca scientifica e tecnologica", con una competenza quanto mai vasta in materia al Prof. Alexander Tenenbaum, professore di Fisica a La Sapienza, già addetto scientifico italiano, prima, a Vienna e, poi,a Washigton, e come tale "esperto sul campo" delle questioni di cui è stato investito, ha un inequivocabile obiettivo: puntare ad una sistematizzazione della miriade di iniziative e di risorse umane esistenti per riuscire a concretizzare quella "rete", di cui spesso si parla e di cui lo stesso Ministro ha lamentato la "mancanza" nell'ultimo convegno con il MAE, valorizzandone apporti e risorse per lo sviluppo del Paese.
    Fra i gioielli di famiglia in questo quadro: il "il Distretto di Alta Tecnologia" di Genova, strumento di raccordo tra ministeri, atenei, enti locali e imprese italiane ed, al contempo, polo di attrazione per capitali stranieri.

    Un "Sistema" che ha uno dei suoi punti di attenzione nelle iniziative messe a punto dal MAE e dalla sua rete diplomatico-consolare. Fiori all'occhiello del Sistema MAE in ambito scientifico (rinviamo all'articolo pubblicato dall'Agenzia Settimanale Italian Network al Responsabile del settore Consigliere Marco del Panta) sono considerati la Banca da Vinci sui ricercatori italiani all'estero, ed il Sistema Riset per la messa in rete delle informazioni provenienti dal mondo della Ricerca Scientifica ed il mondo imprenditoriale per la parte riguardante il trasferimento tecnologico, le cui informazioni provengono dagli Uffici degli addetti scientifici e dei consiglieri commerciali delle rappresentanze diplomatico-consolari. Con l'allargamento ad altri Enti, Confindustria, Camere di Commercio Italiane all'Estero, Enit, ecc...il Sistema dovrebbe raggiungere per il prossimo futuro una "trasferibilità" delle informazioni maggiore di quella finora dimostrata e di cui, tuttavia, non si conoscono ancora gli esiti concreti a qualche anno dal suo avvio.(17/07/2004-M.M./Italian Network)


    NUOVO TEST DIAGNOSTICO PRENATALE IDENTIFICA FETI A RISCHIO DI MALFORMAZIONI CEREBRALI E MORTE INTRAUTERINA

    Una ricerca nata dalla collaborazione tra l'Istituto Giannina Gaslini di Genova, l'Università di Siena e l'Università Cattolica del S. Cuore di Roma, ha realizzato un test diagnostico, di semplice esecuzione e basso costo, che consentirà di identificare già nel secondo trimestre di gravidanza i feti a rischio di danno cerebrale e di morte intrauterina.
    La ricerca, pubblicata nel fascicolo del 17 luglio della rivista scientifica Lancet, ha dimostrato che concentrazioni della proteina S100B nel liquido amniotico significativamente più elevate dei valori standard, consentono di distinguere i feti che andranno in contro a morte intrauterina spontanea, anche ad alcune settimane di distanza.
    L'importanza della ricerca risiede nel fatto che questo segnale di pericolo, indice di un danno neurologico in atto, viene manifestato in una fase precoce, quando altri strumenti diagnostici, ecografici o di laboratorio (come l'alfa- feto proteina), non sono ancora in grado di rilevare alcuna anomalia. Il test, che viene eseguito nell'ambito delle procedure dell'amniocentesi, quindi senza ulteriore stress per la madre e per il feto, fornisce utili informazioni per valutare l'appropriato accrescimento del sistema nervoso centrale del feto.
    La proteina S100B è un costituente cerebrale che viene rilasciato nei liquidi biologici in presenza di danno neurologico, annovera tra le sue numerose funzioni quella di essere un fattore di crescita del sistema nervoso centrale, quando le sue concentrazioni nei liquidi biologici sono nei limiti standard.

    La ricerca pubblicata su Lancet, costituisce l'impiego più recente, e forse finora il più interessante, della proteina S100B come marcatore biologico di danno neurologico. Il principio del test è semplicissimo: se la molecola, una proteina normalmente presente nel sistema nervoso, è presente nei liquidi biologici in alte concentrazioni indica direttamente una lesione a carico delle cellule, tanto più estesa quanto più alta è la concentrazione della proteina liberata e, probabilmente, l'invasione da parte di questa molecola dell'ambiente in cui le cellule sono immerse nel nostro organismo, contribuisce di per sé a innescare meccanismi neurotossici che portano poi a una cascata di eventi patologici.
    La misurazione della proteina S100B è stata utilizzata in questi anni, in centri clinici europei e americani, su altri liquidi biologici, dal liquido cefalorachidiano, al sangue, alle urine, evidenziando in ogni caso condizioni di sofferenza del tessuto nervoso in varie forme, come per esempio emorragie cerebrali, sclerosi multipla, tumori, spesso quando segni clinici non sono ancora evidenziabili, consentendo così un intervento precoce.
    La ricerca offre importanti informazioni sullo stato fisiologico o patologico di accrescimento cerebrale del feto: a concentrazioni fisiologiche la S100B è un fattore di sviluppo, ad elevate concentrazioni è un indicatore di danno cerebrale e possibile morte intrauterina. (17/07/2004-Italian Network)


    FISICA DELLA MATERIA E MECCANICA QUANTISTICA - IL PROF. DEL FOVO CI RACCONTA IL SEMINARIO INTERNAZIONALE QUANTUM FLUIDS AND SOLIDS

    Trento capitale della fisica della materia e meccanica quantistica: è il Simposio internazionale di fisica QFS2004 - Quantum Fluids and Solids che si è tenuto presso il Centro servizi culturali Santa Chiara. I giorni degli incontri hanno coinvolto quattro premi Nobel, hanno partecipato oltre 260 fisici da tutto il mondo (soprattutto da Stati Uniti, Giappone, Russia ed Europa) e ottenere un finanziamento addirittura dalla NASA
    Italian Network ha chiesto al prof. Del Fovo di spiegarci l'ambito della materia: la fisica della materia e meccanica quantistica ha importanti aspetti teorici e sperimentali e studia il comportamento della materia alle basse temperature. Ciò è molto importante in quanto vicino allo zero assoluto la materia è molto più legata alle leggi fondamentali della fisica e della natura di quanto non avvenga a temperature normali
    Quali sono i campi di indagine più importanti? Uno riguarda sicuramente i supersolidi: come per i superfluidi, liquidi che in determinate condizioni hanno le proprietà dei superconduttori, è stato verificato come anche i solidi possono reagire in modo simile ai campi elettrici; tra questi c'è l'elio che ha un comportamento simile a quello dei superfluidi, un comportamento di coerenza col moto del solido stesso. Sono 30 anni che lo stanno studiando. Ma solamente oggi si stanno ottenendo prove sperimentali di questo comportamento. Ad esempio, al convegno Moses Chan, dalla Pen State University negli USA; ha portato un contributo sull'elio. Un altro filone è quello riguardante la Condensazione Bose Einstein. A Trento c'è un centro che se ne occupa, un settore molto vivo in cui sono stati assegnati molti nobel, ad esempio nello studio delle proprietà da superfluido dei fermioni.

    Che ruolo ha l'Italia? Nella fisica siamo sopra la media. Negli ultimi anni siamo stati attivi nella Bose - Einstein a Firenze, Milano; a Pisa si fa ricerca di punta anche sui gas fermionici, sull'elio liquido e i superfluidi. Facciamo ricerca di buon livello ma non ci sono gruppi grossi. La nostra volontà di ospitare questo incontro intendeva dare una visibilità a questo settore della fisica delle basse temperature che è in crescita per rendere Trento un centro di visibilità internazionale. Qui facciamo ricerca di base ma anche applicativa come ad esempio per la misurazione del tempo, per ricerche nello spazio e per applicazioni nei computer quantistici Mescoliamo bene ricerca di base e applicata come testimoniano le molte sovvenzioni arrivate anche dalla Nasa che finanzia iniziative applicazioni in campi particolarmente innovativi.
    A Trento c'è il Dipartimento di Fisica e per il Centro di ricerca BEC (sulla Bose-Einstein Condensation) dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia (INFM), un passaggio fondamentale e strategico. A temperature prossime allo zero assoluto (circa -273 gradi centigradi), infatti, i liquidi, i solidi e i gas esibiscono comportamenti del tutto diversi da quelli usuali, dovuti al fatto che le comuni nozioni di onda e di particella si confondono. In questi regimi si parla appunto di fluidi e solidi "quantistici", o anche di superfluidi e di supersolidi.
    La sinergia tra ente pubblico e privati in questo settore di avanguardia è molto stretta. Il simposio QFS2004 lo testimonia, poichè gode del sostegno finanziario sia della Provincia autonoma di Trento, sia del Jet Propulsion Laboratory della NASA (National Aeronautics and Space Administration) e della International Union of Pure and Applied Physics (IUPAP). Il centro INFM-BEC, ospitato dall'Ateneo trentino e coordinato dal professor Sandro Stringari, conferma così la sua importanza a livello internazionale e la sua capacità di attrarre ricercatori di alto livello in settori molto attivi della fisica moderna.

    II RAPPORTO DEL FORESIGHT LAB - FONDAZIONE ROSSELLI SULLE PRIORITÀ DELLA RICERCA INDUSTRIALE IN ITALIA

    Il 6 luglio a Roma si è tenuto al CNR un Convegno dal titolo Il futuro tecnologico dell'industria italiana, nel cui ambito è stato presentato il II Rapporto del Foresight Lab - Fondazione Rosselli sulle priorità della ricerca industriale in Italia.
    Il Rapporto è stato realizzato da Fondazione Rosselli e Cotec - Fondazione per l'Innovazione Tecnologica, con il sostegno del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e il contributo di Alenia Aerospazio, Alenia Marconi Systems, CNR, ENI, Finmeccanica, Italtel, SNIA e Sviluppo Italia.
    Dalla presentazione del Rapporto è emersa la riconferma della scarsità di risorse destinate alla ricerca in Italia, nelle sue diverse articolazioni: dalla ricerca fondamentale allo sviluppo tecnologico, dalle università ed enti pubblici di ricerca alle imprese.

    Alla luce di questo quadro, il II Rapporto Fondazione Rosselli-Foresight Lab individua le tecnologie potenzialmente in grado di esercitare un impatto rilevante sulla competitività tecnologica dell'industria italiana, ovvero: Materiali avanzati; Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione; Biotecnologie per la Salute, l'Industria, l'Agricoltura e l'Ambiente; Tecnologie energetiche; Tecnologie di produzione sostenibile; Tecnologie per lo Spazio.
    Nel primo settore, i "Materiali avanzati", i nuovi strumenti di analisi delle strutture e controllo dei processi hanno accresciuto le conoscenze di base e l'abilità di adattare i materiali a specifiche applicazioni. Dallo studio sono emerse dieci tecnologie di particolare rilevanza. I settori industriali che ne possono beneficiare sono: Meccanica,Trasporti, Strutture e infrastrutture (costruzioni), Energia, Ambiente, Chimica, Farmaceutica, Cemento, Ceramica e Laterizi, Siderurgico, Metallurgico (non ferrosi), Packaging, ICT, TAC (tessile, abbigliamento, calzature), Tempo libero e sport, Orafo, Mobili e arredamento

    Per l'Area "ICT - Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione", la Componentistica manca dei grandi laboratori di ricerca pubblica per le tecnologie micro-nano-optoelettroniche e per lo sviluppo dei microsistemi, analoghi a quelli di altri Paesi europei. Ma è auspicabile un ampliamento selettivo dell'attività di ricerca per le tecnologie microelettroniche basate sui semiconduttori, investendo sulle realtà scientifiche e industriali esistenti a condizione di rinforzare il processo di internazionalizzazione delle attività di ricerca, anche per integrare competenze specialistiche e raggiungere soglie dimensionali adeguate.
    Sempre nell'ambito ICT, l'Informatica è caratterizzata dalla carenza di strutture industriali nazionali, tecnologicamente all'avanguardia su scala internazionale e da strutture pubbliche di ricerca, in particolare nelle università, con elevati livelli di competenza. La capacità di trasferimento tecnologico conseguente varia a seconda delle specifiche famiglie tecnologiche. Non apparendo fattibile una ricerca in Italia orientata a sviluppi tecnologici di base fortemente innovativi, il Rapporto suggerisce di concentrare le politiche pubbliche per questo settore alla realizzazione di applicazioni di natura sistemica e di ampia dimensione, nella prospettiva dell'Ambient Intelligence, nei campi della salute, mobilità, educazione, ecc.

    La situazione nelle Telecomunicazioni (sempre ICT) è segnata dalla presenza esclusiva di filiali di imprese mu1tinazionali estere e da un consistente numero di centri di ricerca accademici di elevata qualificazione tecnico-scientifica.Ciò riduce fortemente le possibilità di trasferimento dei risultati della ricerca pubblica all'industria: ad esempio, ci sono poli di eccellenza nel settore della teoria delle comunicazioni mobili che non trovano una corrispondenza nell'interesse dell'industria italiana o nelle missioni affidate alle filiali italiane dalle aziende multinazionali.
    Infine, nell'Area ICT delle "Biotecnologie per la Salute, l'Industria, l'Agricoltura e l'Ambiente" sono individuabili cinque famiglie tecnologiche utilizzate in misura diversa in tutte le aree di applicazione: i Bersagli molecolari, Biopolimeri, Fermentazione e coltura cellulare, Ogm e Bioinformatica. Le scienze computazionali applicate alla biologia sono considerate un settore a sé stante, ma interagiscono fortemente con le altre famiglie di tecnologie soprattutto per l'individuazione dei bersagli molecolari in ambito terapeutico.

    L'analisi che emerge dal rapporto tende a considerare con favore l'emergere di un biotech nazionale di contro alla considerazione che sia un settore riservato alle grandi imprese straniere. Tre sono i settori che il Rapporto indica come promettenti per l'Italia: la salute, con un'alta tradizione di ricerca; l'agroalimentare e l'industriale inteso anche come protezione dell'ambiente

    Per l'Area "Tecnologie energetiche" è ritenuto fondamentale un'evoluzione del sistema energetico verso la sostenibilità attraverso tre fasi che passano per lo sviluppo di fonti a più basso consumo di carbonio e di una mobilità sostenibile.
    Ultimo settore preso in considerazione è quello delle "Tecnologie per lo Spazio" che fra tutti sembra quello che potenzialmente può avere i più ampi margini di sviluppo.(10/07/2004-S.C./Italian Network)


    A SIENA UNO SPETTROMETRO UNICO IN EUROPA

    Uno spettrometro unico in Europa che permette di conoscere in modo assolutamente preciso e attendibile la composizione di qualunque materiale è stato dato in dotazione al Polo di Colle Val d'Elsa dell'Università di Siena.
    Una macchina che scopre i segreti della materia, analizzando la superficie di qualunque materiale con un grado di attendibilità e precisione mai ottenuto in precedenza. Si tratta dello spettrometro di ultima generazione ToF-SIMS (Time of Flight Secondary Ion Mass Spectrometry),.

    Molteplici le applicazioni possibili e i progetti di ricerca già in corso, a partire dal settore industriale a quello biomedico, fino a quello della produzione agricola e dei beni culturali.
    Ad esempio, per quanto riguarda l'analisi dei reperti artistici lo spettrometro è in grado di valutare esattamente il loro stato di salute. Proprio in queste settimane i l dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche e dei biosistemi sta effettuando uno studio preliminare per analizzare il coro ligneo quattrocentesco del Duomo di Siena e valutare lo stato di conservazione e gli interventi di restauro necessari. Ma anche a Colle Val d'Elsa sui materiali di costruzione medievali.

    Grazie al nuovo strumento è stato scoperto che il cotto usato per le fortificazioni è diverso da quello usato per le abitazioni. L'obiuettivo dei ricercatori è scoprire se questo dipende dalla provenienza delle materie prime oppure dal procedimento di lavorazione.
    Per quanto riguarda il settore agricolo, i ricercatori stanno analizzando olive e uva di varie zone della Toscana, per certificare la qualità dei prodotti. Infatti, lo spettrometro ToF-SIMS è il sistema più attendibile disponibile in questo momento in Italia per verificare tutte le componenti del prodotto e, quindi, anche elementi tossici o tracce di pesticidi.Inoltre, tra i progetti di ricerca già avviati con il ToF-SIMS alcuni riguardano l'analisi di materiali per il settore biomedico e industriale.(10/07/2004-S.C./Italian Network)


    SONO DIECI I CENTRI DI ECCELLENZA DELL'ATENEO FIORENTINO

    Una rete di centri di eccellenza nella ricerca e nell'alta formazione. Si consolida così presso l'Università di Firenze l'attività legata a queste nuove strutture, aggregazioni di docenti e ricercatori su temi per i quali l'Ateneo ha raggiunto una particolare qualificazione anche a livello internazionale.
    I nuovi centri nascono per creare luoghi di interscambio culturale tra studiosi che condividono interessi scientifici affini per la realizzazione di ricerche interdisciplinari, e, al tempo stesso, realizzare programmi di alta formazione di master e dottorato e sviluppare il trasferimento dei risultati attraverso collaborazioni con istituzioni e imprese.
    Sono dieci i centri riconosciuti dall'ateneo, al termine di una severa selezione. Tre sono operativi da quest'anno: il Centro di linguistica storica e teorica, il Centro su Turbomacchine e sistemi energetici; il Centro per lo studio a livello molecolare e clinico di malattie croniche, infiammatorie degenerative e neoplastiche per lo sviluppo di nuove terapie.
    Altre sette strutture di eccellenza erano già state riconosciute: il Centro per la Comunicazione e l'Integrazione dei Media, l'Istituto di Studi Umanistici: Antichità, Medioevo, Rinascimento ; il Centro di studio delle condizioni di rischio e lo sviluppo di attività di protezione civile, il Centro di Ricerca di Risonanze Magnetiche Nucleari, il Laboratorio Europeo di Spettroscopie Non Lineari, il Centro per gli Studi e le Ricerche Parlamentari e il Centro Studi per la storia del pensiero giuridico moderno, la realtà di ateneo di più antica tradizione e prestigio internazionale. (3/07/2004-S.C./Italian Network)


    L'UNIVERSITÀ POLITECNICA DELLE MARCHE AL QUALITY LOW IMPACT PROJECT PER LA QUALITÀ E LA SICUREZZA DEI PRODOTTI ALIMENTARI

    L'Unione Europea ha costituito un fondo di 18 milioni di euro per un nuovo progetto integrato quinquennale: QualityLowInputFood. all'interno del VI Programma Quadro della Commissione Europea (FP6) che ha assegnato 685 milioni di euro per la ricerca e lo sviluppo nel settore della qualità e della sicurezza dei prodotti alimentari.
    Il progetto integrato coinvolgerà 31 centri di ricerca, aziende e università europei ed extraeuropei, tra cui un team di ricerca del Politecnico delle Marche coordinato dal professor Raffaele Zanoli.
    Cinque degli otto partecipanti industriali sono piccole e medie industrie. Tutti sono attivi nella produzione, nell'elaborazione o nella garanzia della qualità degli alimenti biologici. L'iniziativa europea nasce dall'esigenza di costituire un'agricoltura capace di fornire alimenti saporiti, nutrienti, sicuri, a prezzi ragionevoli e prodotti senza danneggiare l'ambiente.

    L'agricoltura di "basso input" riduce al minimo o evita completamente l'uso degli antiparassitari e dei fertilizzanti sintetici. Il sistema di "basso input" più conosciuto è l'agricoltura biologica, uno dei settori più dinamici dell'agricoltura in Europa. L'agricoltura biologica affronta anche delle sfide notevoli per rispondere alle esigenze dei consumatori, che chiedono alimenti biologici di alta qualità, sicuri e a prezzi ragionevoli.

    Tra le attività di ricerca vi sono "metodi di produzione e tecnologie più sicure ed ecologiche e derrate alimentari più sane", "effetti degli alimenti sulla salute"; e "tracciabilità lungo la catena di produzione".
    Una delle prime indagini chiederà ai consumatori che cosa desiderano dagli alimenti di "basso input". Poi si verificherà che cosa realmente acquistano, per determinare che cosa i produttori devono fare per soddisfare le richieste dei consumatori. Altri ricercatori confronteranno il "basso input" e i prodotti convenzionali in quanto al loro valore nutritivo, al gusto, alla conservabilità, alle caratteristiche di lavorazione, ai rischi relativi alla fertilità ridotta, agli agenti patogeni ed alle tossine dei funghi. Lo scopo è capire come questi benefici possano essere ottimizzati e i rischi controllati lungo la catena.
    Sulla base di questi risultati, gli scienziati svilupperanno nuove tecniche per produrre prodotti migliori in modo redditizio e ne promuoveranno la diffusione presso i professionisti dell'industria alimentare. Al centro dell'attenzione vi sarà la ricerca on-farm sulla produzione di cereali, di verdure, di latticini, di pollame e di maiali. La ricerca fornirà importanti informazioni - attualmente mancanti - sull'influenza che i differenti sistemi di produzione hanno sul valore nutritivo, sul gusto e sulla sicurezza dell'alimento. Il progetto probabilmente avrà un effetto significativo sull'aumento della competitività dell'industria biologica a vantaggio dei consumatori europei e dei coltivatori di prodotti biologici.
    In un congresso, infine, dal titolo "Organic Farming, Food Quality and Human Health Congress" che si terrà dal 6 al 9 gennaio 2005 saranno presentati i risultati più significativi del progetto integrato e altri progetti di ricerca europei conclusi o in corso. Il congresso avrà luogo presso la Newcastle University (GB) ed è rivolto a produttori, commercianti/commercianti al dettaglio di derrate alimentari, organizzazioni di consumatori e altri decisionari della catena di produzione.(3/07/2004-S.C./Italian Network)


    DA AREA SCIENCE PARK PREMIO ANNUALE BERNARDO NOBILE PER LA RICERCA BREVETTUALE

    AREA Science Park ha pubblicato il bando per il Premio Bernardo Nobile assegnato alla tesi che, tra quelle pervenute, meglio dimostrerà la "curiosità intellettuale" di un estensore che abbia allargato le basi della propria bibliografia alla ricerca di "tracce" significative per l'argomento da trattare, anche quando non ovvie (approccio multidisciplinare). Verranno valutati anche il senso critico e la capacità selettiva nei confronti delle informazioni trovate, nonché la metodica utilizzata per fare dell'informazione, ottenuta dalle fonti documentali e brevettuali, una base conoscitiva, arrivando a produrre conoscenza a partire dalla documentazione reperita.
    Il Premio è intitolato a Bernardo Nobile, responsabile del Centro PatLib di AREA Science Park, prematuramente scomparso, ed è riservato a laureati da non più di due anni di qualsiasi università italiana, con piano di studi del vecchio ordinamento, ovvero con laurea specialistica. Possono candidarsi al Premio anche coloro che abbiano discusso la tesi di dottorato di ricerca da non più di due anni. Il Premio ammonta a 4.000,00 Euro. Per poter accedere alla selezione, gli interessati devono presentare o inviare per posta domanda di ammissione esclusivamente all'Ufficio Protocollo del Consorzio per l'AREA di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste (Padriciano 99, 34012 Trieste). Le domande dovranno pervenire entro e non oltre le ore 12.00 del 2 agosto 2004.

    Il concorso intende selezionare una tesi in cui siano ravvisabili:
  • la capacità di ricercare informazioni con un approccio multidisciplinare, dimostrando la possibilità di utilizzare in modo significativo fonti documentali non ovvie a priori in rapporto ai temi argomento della tesi (p.e. i brevetti visti come fonte di informazione sullo stato di una tecnologia);
  • la capacità di valutare la qualità delle informazioni trovate (p.e. dando ragione di una selezione per attendibilità e autorevolezza delle fonti);
  • la capacità di verifica delle informazioni (p.e. attraverso documentati controlli incrociati);
  • la capacità di sviluppare una metodica di estrazione dell'informazione dalle fonti documentali e brevettuali in particolare, con l'adozione di espliciti criteri di valutazione oggettivi;
  • la capacità di produrre conoscenza a partire dalla documentazione raccolta, con particolare riferimento a quella di natura brevettale (p.e. tracciando profili evolutivi di tecnologie o settori specialistici, a partire dalle informazioni raccolte e documentate in bibliografia).
    Una valorizzazione dei contenuti informativi della documentazione di natura brevettuale costituirà elemento preferenziale.

    La commissione giudicatrice privilegerà i seguenti criteri di valutazione:
  • la qualità della bibliografia, in termini di ricchezza, diversificazione e qualità delle fonti consultate e di dimostrata capacità di ricerca, selezione e approfondimento delle stesse;
  • la disamina dello stato dell'arte nel settore, per l'argomento oggetto della tesi, e le modalità con cui è stata affrontata (fonti, metodiche, sistematica);
  • un utilizzo integrato delle fonti documentali tradizionali a stampa (da biblioteche e archivi tradizionali) con quelle elettroniche (banche dati e documentazione disponibile in rete), anche in funzione di convalida e di valutazione critica delle fonti stesse.
    Inoltre, la valutazione si baserà su:
  • la metodologia seguita dal candidato per la preparazione della parte documentaria della tesi, per i punti descritti all'art. 1;
  • il curriculum vitae et studiorum presentato dal candidato, con riferimento agli eventuali titoli o esami riconducibili all'attività di documentalista che il premio intende valorizzare.
    Ai fini della valutazione la Commissione disporrà di 100 punti così ripartiti:
  • 90 punti complessivi per il valore della ricerca documentale condotta dal candidato;
  • 10 punti per i titoli evidenziati sul curriculum vitae et studiorum.
    I titoli valutabili sono i seguenti:
  • il voto di laurea;
  • la partecipazione a corsi, seminari, convegni, esperienze di studio all'estero, pertinenti alle tematiche del presente bando;
  • le eventuali pubblicazioni e/o ricerche pertinenti alle tematiche del presente bando;
  • le eventuali esperienze lavorative già sviluppate in ambiti pertinenti alle tematiche del presente bando e che siano collegate in qualche modo alle attività di documentazione svolte nel corso della preparazione della tesi.
    La Commissione determinerà, prima di aver preso visione delle domande presentate, i criteri per la valutazione delle stesse. La tesi migliore, che riporti un punteggio totale superiore a 60 punti nella graduatoria finale, sarà premiata e pubblicata in apposita sezione del sito internet di AREA Science Park.
    La valutazione della domanda sarà effettuata da un'apposita Commissione, composta da esperti in documentazione e in informazione brevettuale, nominati dal Direttore Generale del Consorzio. Alla domanda devono essere allegati: il curriculum vitae aggiornato del candidato, datato e sottoscritto; una copia cartacea non rilegata della tesi di laurea e una su Cd o dischetto da 3,5 pollici; abstract della tesi stessa, di lunghezza complessiva compresa tra 2 e 6 cartelle; certificazione o autocertificazione del possesso del titolo richiesto all'art. 2 (laurea ovvero dottorato di ricerca).
    Il bando completo, le modalità e il modulo di partecipazione sono scaricabili dal sito www.area.trieste.it, alla pagina http://www.area.ts.it/html/formazione/altro/nobile.htm.(3/07/2004-S.C./Italian Network)


    A LECCE PER LO SPOT NOSED: UN PROGETTO INTERNAZIONALE

    Si scrive Spot Nosed ma si legge Single Protein Nanobiosensor Grid Array ed è un dispositivo alla cui realizzazione si stanno dedicando gruppi di ricerca di Barcellona, Parigi, Lione, Politecnico e di Milano ed Università di Lecce attraverso il dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione.
    L'equipe leccese è coordinata dal professor Lino Reggiano e proprio l'ateneo salentino ha ospitato il primo workshop del progetto.

    Inserito nel V Programma Quadro finanziato dalla Comunità Europea nell'ambito dell'Information society Technologies, Spot Nosed è finalizzato alla realizzazione di sensori olfattivi che facciamo uso di dispositivi nanoelettronici accoppiati a proteine sensoriali estratte da cellule animali.
    Come ci ha spiegato il prof. Reggiani, L'incontro è stato di tipo esplorativo, sono stati individuati diversi punti che richiedono una certa attenzione ed un cambio di strategie. Infatti sono sopraggiunte le prime difficoltà ovvero riuscire a trasportare una proteina delle dimensioni del milionesimo di millimetro all'interno di comparti elettrici che hanno dimensioni di livello nanometrico il tutto per riprodurre artificialmente quello che avviene a livello cellulare nel naso degli esseri viventi.

    Questi dispositivi rappresentano il limite ultimo nella capacità di miniaturizzazione; assemblare in una matrice unica un numero elevato di sensori di tal tipo permetterà la costruzioni del simulatore bioelettronico più prossimo all'organo sensorio di un animale.
    Il progetto ha un rilievo assolutamente mondiale dato che Stati Uniti e Giappone stanno portando avanti analoghi progetti. Sempre il prof. Reggiano ha spiegato come il gruppo di lavoro che si è incontrato per portare avanti il progetto ha contattato i colleghi di Lecce circa due anni fa. Nell'ateneo salentino, infatti, sarà eseguita la modellizzazione teorica: simulare ciò che altri andranno a verificare sperimentalmente per poter avere sottocontrollo l'esperimento e fare delle previsioni. Questo grazie ad una disponibilità di calcolatori molto importanti. Infatti il dipartimento ha un laboratorio di calcolo avanzato.(26/06/2004-S.C./Italian Network)


    DISTRETTO TECNOLOGICO PER LA MECCANICA AVANZATA

    Diventa operativo in Emilia Romagna il Distretto ad alta tecnologia per la meccanica avanzata (Distretto Hi-Mech).
    Il Distretto Hi-Mech opererà nel settore della meccanica, uno dei settori più importanti dell'industria manifatturiera italiana, promuovendo sia attività di ricerca di interesse industriale, sia creazione e sviluppo di nuove imprese di alto livello tecnologico derivate dalla ricerca (spin off).
    Il nerbo della sua forza di ricerca sarà costituito da una rete di una decina di laboratori di eccellenza, facenti capo alle Università della Regione Emilia Romagna (l'Università di Modena e Reggio Emilia, l'Università di Bologna, l'Università di Parma e l'Università di Ferrara), nonché dai centri per l'innovazione tecnologica della Regione.

    Alle attività del Distretto parteciperanno le principali industrie del settore presenti nel territorio regionale, sviluppando così al massimo le grandi sinergie possibili in questa collaborazione pubblico-privato.
    Per la realizzazione del Distretto Hi-Mech il Ministero stanzia ed eroga agevolazioni e finanziamenti per una somma complessiva di venticinque milioni di euro, così ripartiti nell'arco di tre anni: undici milioni per il 2004, sette per il 2005 e sette per il 2006. Altri venticinque milioni di euro saranno erogati dalla Regione Emilia Romagna: dieci milioni per il 2004, sette per il 2005 e otto per il 2006. (26/06/2004-S.C./Italian Network)


    A MODENA E REGGIO EMILIA LABORATORIO DI GASTROENTEROLOGIA E BIO-BANCA

    È stato inaugurato un moderno ed attrezzato Laboratorio di Gastroenterologia e Bio-Banca presso l'Università di Modena e Reggio Emilia per la prevenzione farmacologica dell'epatocarcinoma e la ricerca di alternative terapeutiche o di supporto al trapianto di fegato.
    Una moderna ed attrezzata unità, che ha tutte le caratteristiche di un vero e proprio avanzato centro per lo studio e la ricerca nel campo dei tumori primitivi del fegato, la cui guida è affidata alla prof.ssa Erica Villa

    L'attività svolta si concentra sullo studio dei meccanismi alla base dello sviluppo dei tumori primitivi del fegato (epatocarcinoma) in corso di cirrosi epatica e di quelli che regolano la rigenerazione epatica dopo danno acuto e cronico del fegato (da virus epatici o da agenti tossici, quali farmaci, alcool o tossine da funghi).
    Scopo ultimo della ricerca è sia quello di individuare potenziali bersagli molecolari per la prevenzione farmacologia dell'epatocarcinoma che quello di mettere a punto alternative terapeutiche o di supporto al trapianto di fegato.
    Parte dell'attività del Laboratorio sarà dedicata all'implementazione, in collaborazione con il Dipartimento di Chirurgia, di una Bio-Banca di tessuti, cellule e sangue derivati da pazienti con tumori del fegato e delle vie biliari ed un data-base di dati clinico-epidemiologici ad essa associato.
    La nascita del Laboratorio costituisce una delle iniziative congiunte Università-Azienda ospedaliero universitaria Policlinico di Modena, che porteranno all'attuazione del "Progetto di sviluppo della ricerca e dell'attività assistenziale per la diagnostica ed il trattamento delle malattie croniche e neoplastiche del fegato, delle vie biliari e dell'intestino".

    Il progetto, che vede coinvolti la Gastroenterologia ed il Dipartimento di Chirurgia diretto dal prof. Massimo Saviano, ha come finalità:
  • la costituzione di un gruppo di ricerca interdipartimentale in grado di sviluppare e condurre progetti di alto tenore scientifico;
  • la creazione di un modello di attività clinica profondamente connessa all'attività di ricerca;
  • l'integrazione tra le varie discipline, in modo da favorire il trasferimento dei risultati e della metodologia della ricerca scientifica all'assistenza ed alla didattica.

    Il Laboratorio di Gastroenterologia dispone complessivamente di 9 spazi-laboratorio attrezzati funzionalmente per lo svolgimento dell'attività di ricerca, 1 sala computer e 2 locali a temperatura controllata per freezer e ultra-congelatori (Bio-Banca), un locale per le manipolazione di agenti tossici, 1 locale per sterilizzazione e 3 locali di servizio, distribuiti su una superficie di 970 mq. Vi lavorano 15 unità di personale fra ricercatori universitari, tecnici strutturati, dottorandi assegnisti di ricerca e biotecnologi questi ultimi afferenti al Master in Tecnologie bio-molecolari e bio-medicali.
    La spesa affrontata, comprensiva di attrezzature scientifiche e arredi (610.000 euro) è stata di 1 milione 610mila euro, cui hanno concorso il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, l'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (1.000.000 di euro), la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, l'MPS Finance Banca Mobiliare e soggetti privati.(26/06/2004-S.C./Italian Network)


    ITALIA/ERITREA: LA SIGNORA DI BUYA E LA STORIA DELL'EVOLUZIONE DELL'UOMO

    Una giornata di studio e una mostra hanno raccontato a Roma le nuove scoperte sull'evoluzione umana concernenti derivate dal reperto La signora di Buya, ritrovato da una missione italo - eritrea quasi dieci anni fa e che è stato sottoposto ad una lunga opera di restauro.
    Il reperto riguarda le testimonianze fossili di una donna vissuta un milione di anni fa, i suoi strumenti in pietra scheggiata e le ossa di elefanti, coccodrilli, grandi bovidi, antilopi e scimmie che popolarono l'ambiente di allora e costituivano la principale fonte di cibo per la sua gente.
    Sono alcune delle straordinarie scoperte di paleontologi, geologi, antropologi, archeologi eritrei ed italiani nell'attuale depressione dancala dell'Eritrea che stanno contribuendo allo sviluppo di nuove ipotesi sull'evoluzione umana.

    Per parlare dei risultati di queste decennali attività congiunte fra Eritrea ed Italia Italian Network ha contattato il prof. Coppa dell'Università La Sapienza di Roma. Professore ci parli di questa scoperta e del motivo del suo rilievo internazionale.
    È una scoperta avvenuta nel 1995 da parte di una missione congiunta italo - eritrea, in particolare dell'Università di Firenze che era in partenza una missione geopaleontologica che, nel corso di una ricognizione di tipo geologico e paleontologico, è incappata in questo reperto. Al momento della scoperta è venuto fuori soltanto il cranio, in buono stato di conservazione, frammentario e soprattutto pieno di concrezioni. L'anno dopo fu fatta una prima missione di campo a cui ha partecipato il Museo Pigorini e fu ritrovato un dente ed i frammenti di un'anca. Poi sono intervenuti gli eventi bellici fra Etiopia ed Eritrea che hanno interrotto i lavori di scavo e soltanto nel 2000-2001 siamo riusciti a tornare ed abbiamo proceduto al restauro del reperto e la sua pulitura; un lavoro lungo e complesso perché era completamente coperto e pieno di una concrezione.
    Prosegue il professor Coppa: Finalmente, nel settembre scorso siamo riusciti a pulirlo interamente e ad effettuare il restauro. In un certo senso la concrezione che lo aveva coperto è stata una fortuna perché, a parte i problemi per rimuoverla, ha consentito una conservazione perfetta del reperto: l'orbita sinistra è integra, ad esempio, e si vede il canale lacrimale. La sua importanza è dovuta alla fascia cronologia a cui appartiene, intorno al milione di anni, dandoci moltissime informazioni sul delicato momento che è il passaggio alle forme finali di Homo Ergaster Erectus fino all'Homo Sapiens. La sua collocazione nel Corno d'Africa è in una zona dove sono stati messi in luce circa 260 siti, alcuni piccoli altri enormi, di abitazione e di presenza umana. Inoltre, è stata recupera una grande quantità di fauna fossile di vario tipo sulla quale sono state ritrovate tracce di scarnificazione avvenuta con strumenti e che ci rivela l'opera dell'uomo non tanto di caccia quanto di utilizzazione di prede cacciate da altri animali oppure rimaste bloccate in situazioni particolari che loro hanno utilizzato per cibarsi.

    Professore ci parli del restauro. Molto tempo è stato dedicato alla decisione su come attaccare questa concrezione spessa un centimetro, anche un centimetro e mezzo. In accordo con altre esperienze abbiamo maturato la decisione di utilizzare un ablatore, che è uno strumento che ha una punta che vibra a diverse velocità, una specie di martello pneumatico ma microscopico e una piccola punta che vibrando e toccando stacca la concrezione.
    La missione è una collaborazione italo - eritrea. Il Dipartimento Biologia Animale e dell´Uomo dell'Università "La Sapienza" di Roma, l'Università di Asmara, il National Museum of Eritrea , il Dipartimento per le Miniere eritreo, il Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" di Roma, il Museo di Geologia e Paleontologia (Sezione del Museo di Storia Naturale) dell'Università di Firenze, il Dipartimento Scienze della Terra sempre dell'Università di Firenze, l'IsIAO - Istituto Italiano per l´Africa e l´Oriente, il CNR Progetto Finalizzato Beni Culturali, il Ministero degli Affari Esteri - Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale, il Dipartimento di Scienze dell´Antichità "G. Pasquali" dell'Università di Firenze, il Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria ed il Laboratoire de Géobiologie, Biochronologie et Paléontologie Humaine, Université de Poitiers, Francia.(19/06/2004-S.C./Italian Network)


    DA ROMA VERSO IL MEDITERRANEO: UNIMED

    Il 7 giugno si è riunita a Roma la Commissione di Direzione dell´UNIMED (Unione delle Università del Mediterraneo) per fare il punto sulle attività future del consorzio, nato sotto gli auspici de "La Sapienza" nel 1991 e formato da 72 atenei di paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
    L´Unione promuove la ricerca interuniversitaria, la formazione e la valorizzazione nei settori del patrimonio culturale, turismo, ambiente e risorse idriche, sanità, economia e nuove tecnologie, contribuendo all´integrazione tra i Paesi interessati. Il suo obiettivo è creare una rete universitaria che favorisca la conoscenza dei processi sociali, formi i futuri quadri dirigenziali e contribuisca allo sviluppo economico, politico e sociale della comunità Euro- Mediterranea.
    Italian Network ha chiesto al prof. Rizzi, direttore di UNIMED, cosa è stato deciso in quel contesto e cosa, più in generale, fa l'ente. In quell'occasione sono state prese una serie di decisioni. La più importante riguarda la comunicazione ovvero l'inizio di un processo con cui UNIMED intende rapportarsi direttamente con i mass media perché è stato valutato come sia estremamente importante avere un legame corretto con la stampa per far sì che università e media non viaggino su due parallele che non si incontrino mai ma che cerchino di trovare elementi in comune che favoriscano la comprensione reciproca. Per questo motivo abbiamo deciso di lanciare UNIMED Comunication che approfondirà le tematiche relative all'uso della stampa e al mondo della educazione e divulgazione corretta.

    In secondo luogo - prosegue il prof. Rizzi - si è dato seguito alla richiesta del Governo algerino e soprattutto del Presidente della Repubblica algerina che, dopo l'assemblea generale di UNIMED nel dicembre 2003, ha richiesto a UNIMED interventi nel campo della formazione per il patrimonio culturale, nella creazione di scuole di dottorato in diritto, nella formazione professionale e in medicina.
    Professore cosa vuol dire questo nella strategia generale dell'ente? Vuol dire che insieme alla Scuola Internazionale dell'Acqua che stiamo realizzando ad Amman, è un'altra dimostrazione di ciò che UNIMED può fare: essere una struttura con competenze diversificate al servizio dei bisogni dei paesi della riva sud del Mediterraneo. Questa è una linea validata dalla Commissione di direzione per la quale UNIMED dovrà essere sempre più un punto di riferimento per soddisfare i bisogni di quei paesi. Sempre nell'incontro di Roma si è parlato a lungo della possibilità di creare un avvenimento internazionale annuale che dovrebbe essere un Forum Internazionale della Cultura che faccia il punto e il bilancio di quelle che sono le attività in favore del dialogo fra le due rive del Mediterraneo ma in generale tra mondo dell'Islam e il mondo dell'Occidente.
    Ci parli della Scuola internazionale dell'acqua. Siamo stati incaricati dal Governo giordano di creare una scuola di formazione e ricerca di alto livello ad Amman per permettere ai giovani giordani, ma anche siriani, palestinesi, egiziani, di fare studi approfonditi sul management e la gestione del patrimonio dell'acqua rimanendo nella loro terra e non doversi trasferire in Germania o negli Stati Uniti. Infatti le competenze che ci sono nelle 72 università che aderiscono ad UNIMED permettono di costruire e portare il know how direttamente in Medio Oriente e darne il frutto a tutti gli studenti dell'area.

    Fra le tante attività di UNIMED c'è anche la ricerca scientifica come testimonia il Progetto Unimed-Cultural Heritage II (2002-2005) a cui hanno aderito 21 partners Istituzionali della riva Nord e Sud del Mediterraneo. L'obiettivo è di realizzare ed incrementare la cooperazione dei Paesi del Mediterraneo per la tutela e la valorizzazione del Patrimonio Culturale. A tal fine sarà attivata una rete telematica, tramite portale dedicato, per la diffusione del Know How, dell'esperienze più significative nel settore e delle esigenze dei paesi coinvolti. Il follow up del progetto e la sua sostenibilità saranno assicurati dall'Agenzia Euro-Mediterranea, costituita a Lecce, che assumerà il ruolo di sostegno delle politiche degli Stati in materia di Patrimonio Culturale.(19/06/2004-S.C./Italian Network)


    DAGLI APPENNINI ALLE ALPI: LA TRANSUMANZA DEL LUPO ITALIANO- RICERCHE IN PIEMONTE

    Il progetto di ricerca e monitoraggio del lupo che la Regione Piemonte ha attivato sin dal 1998 ha coronato con un importante successo il lavoro delle equipes di ricercatori e tecnici impegnati sul campo. Lo scorso 26 maggio è stato catturato infatti, per la prima volta, un esemplare femmina di lupo appartenente alla popolazione localizzata nell'area delle Alpi Liguri e delle Alpi Marittime.
    Nell'ambito del progetto regionale, coordinato dal professor Luigi Boitani dell'Università di Roma, il gruppo di ricerca che opera nella Provincia di Cuneo ed è diretto da Francesca Marucco è riuscito nell'intento di catturare un lupo della popolazione alpina e, prima di rilasciarlo, lo ha dotato di un modernissimo collare, che include anche un GPS, in grado di registrare i movimenti dell'animale e di comunicarli ai ricercatori.
    La lupa, in ottime condizioni fisiche e dell'apparente età di 2-3 anni, ha ripreso dopo poche ore la sua normale vita nel branco, che occupa una vasta area a cavallo tra Italia e Francia ed è seguito costantemente dal gruppo di ricerca.

    >dd>La cattura dell'animale riveste un valore scientifico eccezionale per il progetto di ricerca, poiché potrà permettere di studiare meglio la popolazione alpina del lupo, che rappresenta una recente espansione naturale della popolazione appenninica ed ha dinamiche che interessano tutte l'arco alpino occidentale, con esemplari che si spostano anche su lunghe distanze (fino alla Svizzera e ai Pirenei). Le normali tecniche di ricerca, basate sullo studio delle tracce nella neve invernale e sulle analisi genetiche degli escrementi, sono ora integrate da uno strumento che consentirà di seguire con precisione spostamenti, attività e destino di questo animale. Questo salto di qualità conferma e premia la determinazione della Regione Piemonte nella ricerca dei migliori dati scientifici sui quali basare la gestione di una specie così complessa come il lupo.

    L'Assessore regionale all'Ambiente e Parchi, Ugo Cavallera ha confermato che il Progetto di ricerca sul lupo in Piemonte, finalizzato alla conoscenza e alla conservazione della specie, per la prevenzione dei danni al bestiame domestico e per l'attuazione di un regime di coesistenza stabile tra lupo ed attività economiche ( i cui risultati sono illustrati nella relazione allegata), proseguirà nel corso del 2004 e negli anni seguenti, interessando i territori dove è segnalata la presenza della specie. Al momento si tratta delle Province di Cuneo, di Torino e del Verbano-Cusio-Ossola, mentre sono in corso verifiche per la Provincia di Alessandria.
    L'attività è coordinata dal punto di vista operativo dal Parco naturale delle Alpi Marittime, presso il quale è organizzato il Centro di documentazione e la Banca dati regionale sulla presenza del lupo in Piemonte, ed è svolta sul territorio da personale e operatori delle Aree protette (Alpi Marittime, Alta Valle Pesio e Tanaro, Val Troncea, Orsiera -Rocciavrè, Gran Bosco di Salbertrand, Alpe Veglia e Alpe Devero), delle Province di Cuneo, di Torino e del Verbano-Cusio-Ossola e da esperti e ricercatori universitari e liberi professionisti. Al progetto collaborano attivamente le Associazioni di categoria (allevatori, cacciatori e conservazionisti), i Servizi Sanitari Regionali (A.S.L.), il Corpo Forestale dello Stato.

    Un particolare e importante ambito di attività coinvolge direttamente le popolazioni e gli operatori (in particolare gli allevatori) presenti sul territorio, per i quali è operativo personale specializzato (veterinari, mediatori), con il compito di accertare gli eventuali danni e di valutare e proporre le tecniche più opportune di prevenzione.
    I danni arrecati da "canidi" agli animali domestici sono risarciti agli allevatori con risorse regionali e le spese veterinarie sono anch'esse rimborsate o fornite gratuitamente.(19/06/2004-Italian Network)


    RIDEFINITO LO SCHELETRO DELL'UNIVERSO AI RAGGI X

    Grazie ad un lavoro di identificazione e misura delle distanze di quasi 500 ammassi di galassie, durato più di 10 anni, un team europeo di astronomi, fra cui italiani dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha ricostruito la "mappa stradale" di una vasta zona dell'Universo del diametro di più di 3 miliardi di anni luce.
    Come in una particolarissima radiografia dello scheletro di questa estesa parte dell'Universo, gli ammassi sono stati individuati grazie alla loro forte emissione di raggi X, prodotta dal gas caldo intrappolato al loro interno dall'enorme campo gravitazionale.

    Il progetto, denominato REFLEX, ha avuto origine dalle osservazioni del satellite tedesco nei raggi X ROSAT, durante gli anni '90. Partendo da queste osservazioni che hanno "marcato" la posizione degli ammassi in cielo, sono stati utilizzati estensivamente i telescopi dell'European Southern Observatory, ESO, in Cile, per misurarne le distanze.
    Negli ultimi due anni, l'analisi di questa imponente mole di dati ha prodotto una serie di importanti risultati scientifici, come una nuova misura della densità media dell'Universo OM. Il catalogo di tutti gli ammassi scoperti con queste osservazioni viene ora pubblicato sulla rivista europea Astronomy & Astrophysics e rappresenterà una fonte preziosa per ulteriori studi sull'origine delle strutture cosmiche, della materia oscura e dei processi di evoluzione delle galassie.
    Come le luci delle città viste da un aereo di notte ci indicano le zone più affollate del nostro pianeta, così, osservando il cielo con un satellite per i raggi X, i grandi ammassi contenenti centinaia o migliaia di galassie e grandi quantità di gas e materia oscura segnano le regioni di maggior concentrazione di massa nel nostro Universo. La forte emissione X di questi giganti dell'Universo, fino a 5-10 milioni di anni luce di diametro, è prodotta dal gas in essi intrappolato, soprattutto idrogeno, che viene riscaldato a temperature fino a 100 milioni di gradi dalla grande massa, soprattutto oscura, in essi contenuta.
    Tra i partecipanti italiani l'Osservatorio di Brera- Milano a cui appartiene Luigi Guzzo co-Principal Investigator del progetto, assieme ad Hans Boehringer del MPE di Garching (Germania). Grazie a REFLEX è stato possibile misurare con precisione quanti ammassi piccoli/medi/grandi esistano in una regione tipica dell'Universo. Per esser certi di non aver "perso" nessuno è stata utilizzata la radiazione X, che indica con precisione dove si trovi un ammasso e quanta massa contenga, l'accuratezza di questo censimento ci ha permesso, ad esempio, di misurare con grande precisione la quantità di materia oscura presente nel nostro Universo.

    Grazie a queste qualità, il catalogo REFLEX fornirà, negli anni a venire, la base per un gran numero di studi su come si sia formato ed evoluto lo "scheletro" del nostro Universo.
    Il team del progetto REFLEX è stato coordinato da Hans Boehringer (Principal Investigator, Max-Planck Institut fuer extraterrestrische Physik, Garching, Germania) e Luigi Guzzo (co-P.I., INAF - Osservatorio Astronomico di Milano, Italia), Peter Schuecker (Max-Planck Institut fuer extraterrestrische Physik, Garching, Germania) e Chris A. Collins (Astrophysics Research Institute, Liverpool-John-Moores University, Gran Bretagna). Altri ricercatori italiani coinvolti nel progetto sono stati Sabrina De Grandi (INAF - Osservatorio di Brera) e Guido Chincarini (Universita` di Milano - Bicocca).(12/06/2004-Italian Network)


    L'OREAL PREMIA LE GIOVANI RICERCATRICI ITALIANE - L'ESPERIENZA DI GIULIA BONACUCINA, UNIVERSITÀ DI CAMERINO

    Giulia Bonacucina, dottore di ricerca presso la Facoltà di Farmacia dell'Università di Camerino, è una delle vincitrici delle borse di studio che la L'Oréal Italia, azienda leader nel mercato cosmetico italiano, ha messo in palio per l'anno 2004, con la collaborazione della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, al fine di favorire il perfezionamento della formazione professionale di cinque giovani e promettenti ricercatrici.
    Il concorso è rivolto a giovani ricercatrici fino a 35 anni laureate in discipline scientifiche. la dott.ssa Bonacucina condurrà uno studio sull'utilizzo di particolari sostanze chimiche, i copolimeri acrilici, nella realizzazione di gels di largo impiego sia nel settore farmaceutico che in quello cosmetico.
    Italian Network Le ha chiesto su quali aspetti sara' impegnata:

    BONACUCINA Lavoro in un laboratorio di Tecnologie Farmaceutiche dove ci occupiamo di formulazioni farmaceutiche cioè di veicolazione dei farmaci. Io mi occupo del settore dei semisolidi come gel, creme, pomate ed il mio progetto riguarderà lo studio della formulazione e della creazione di gels, utilizzando particolari polimeri e particolari solventi. I polimeri con cui lavorerò sono soprattutto utilizzati nel settore dei solidi come le compresse. Il mio progetto consisterà, invece, in uno studio della loro capacità di addensare e quindi aumentare la consistenza o "gelificare"alcuni solventi idrofili. Dei sistemi ottenuti caratterizzerò le proprietà meccaniche e fisiche e dopo introduzione di principi attivi la loro capacità di veicolazione e rilascio dei farmaci stessi. .

    D. Prevede risvolti applicativi?

    BONACUCINAPotrebbe essere applicato sia in campo farmaceutico che cosmetico. Lei è dottore di ricerca in Scienze Farmaceutiche. Come sta andando il suo percorso formativo alla luce della scarsa attenzione verso la ricerca del nostro Paese che si trasforma in continue difficoltà per i giovani ricercatori che intraprendono questa strada?

    BONACUCINAIo credo che in Italia non ci sia mai stato un momento buono per fare ricerca. Ho visto tante persone che, mentre io studiavo, hanno abbandonato questa strada per le difficoltà incontrate e la mancanza di un adeguato finanziamento. La stessa L'Oreal se ne è resa conto dal numero delle domande ricevute per il concorso: se ci fossero i soldi per finanziare le ricerche le domande non sarebbero state quasi duecento. Come me c'è tanta gente che attende un posto ma non ha, in breve, la possibilità di una sicurezza economica. Se lei mi chiede come vivo questo momento io le rispondo che vivo nell'incertezza.

    La borsa di studio consiste in 10.000 euro, la commissione giudicatrice è stata presieduta dal Professor Umberto Veronesi. Il lavoro di ricerca della dott.ssa Bonacucina, che complessivamente avrà una durata di dieci mesi, sarà portato avanti nei laboratori del Dipartimento di Scienze Chimiche dell'Ateneo di Camerino. Le altre vincitrici sono: Elsa Addessi (Scienze e Tecnologie della Cognizione, CNR), Benedetta Chiancone (Dipartimento di colture Arboreee, Università di Palermo),Vera Loizzi(Dipartimento di Scienze Chirurgiche Generali e Specialistiche, Sezione di Ginecologia e Ostetricia, Università degli Studi di Bari), Annalisa Tassoni (Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Sperimentale, Università di Bologna).(12/06/2004-Italian Network)


    AL BIOTECH AFFIDATA LA SPERANZA DI SOSTEGNO ALLE POPOLAZIONI SVANTAGGIATE: 2004 ANNO INTERNAZIONALE DEL RISO

    Viene affidata alla scienza la speranza di incremento e di resistenza alle avversita' atmosferiche degli alimenti di maggior utilizzo da parte delle popolazioni svantaggiate di mezzo mondo. Ed, appunto al riso ed alla ricerca biotech è stato dedicato dall'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Roma) un congresso su "Il riso della speranza. Il Biotech che aiuta a vedere lontano", organizzato dalla Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dal Rotary Club di Roma.

    Una delle più "auree" promesse dell'ingegneria genetica è l'arricchimento del cibo tradizionale con principi nutritivi. Ricercatori di tutto il mondo studiano come arricchire il riso (che è alimento base per miliardi di persone, e che da solo occupa l'11% delle superfici agricole mondiali) con betacarotene, carotenoidi, cioè vitamina A.
    Il migliore risultato si è finora avuto con gli studi sul "Golden rice". Sviluppato da Ingo Potrykus di Zurigo e Peter Beyer di Friburgo, è stato modificato con tre geni dalla giunchiglia e uno da un batterio.
    Il Golden rice ha sollevato grandi aspettative: contiene vitamina A. Carenze e avitaminosi causano cecità e malattie, centinaia di migliaia di casi nei Paesi più poveri. Ogni anno, 500.000 bambini sono colpiti da cecità a causa di carenza di vitamina A.

    Il nome "Golden" proviene dalla sfumatura dorata dei chicchi contenenti beta-carotene, il composto giallo-arancio che dà alle carote il loro colore.
    Ingo Potrykus ha messo a disposizione gratuitamente ai Paesi in Via di Sviluppo la sua scoperta.

    Con il convegno promosso dall'Ateneo pontificio Regina Apostolorum si vuol far conoscere ed offrire i benefici del Golden rice, per vincere sottosviluppo e carenze alimentari; valutare la possibilità di utilizzare le biotecnologie vegetali per incrementare il progresso e lo sviluppo delle popolazioni rurali più povere; sostenere la ricerca al fine di realizzare e diffondere vaccini da piante transgeniche.
    Il progetto complessivo è quello di contribuire in forma significativa alla "conversione" dei cuori e passare da un atteggiamento di aiuto di tipo assistenziale dei Paesi ricchi verso i poveri, a quello di una vera e fraterna collaborazione, con scambio di conoscenze e di tecnologie al fine di favorire uno sviluppo autonomo, libero ed integrale delle popolazioni locali. (12/06/2004-Italian Network)


    LAUREE HONORIS CAUSA PER LA SCIENZA AI PROF. BONADONNA, RUBBIA, ZICHICHI

    L'Universita' di Torino, in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della fondazione dell'Ateneo, ha consegnato alcune lauree Honoris Causa ad esponenti del mondo scientifico italiano ed internazionale. Fra gli italiani: per la Medicina e Chirurgia, il PROF. GIANNI BONADONNA, per gli altissimi meriti, universalmente riconosciuti, nella metodologia della ricerca clinica oncologica e nel trattamento chemioterapico dei linfomi nelle neoplasie mammarie. In n Fisica, al PROF. CARLO RUBBIA, premio Nobel 1984 per la fisica, per aver fatto compiere passi fondamentali scientifici e tecnologici allo studio ed individuazione dei componenti ultimi della materia; in Fisica, al PROF. ANTONINO ZICHICHI, per le scoperte fatte nello studio della struttura dei costituenti fondamentali e sulle forze fondamentali della natura e per aver avviato ad Erice i primi contatti tra URSS e USA.

    Di seguito il Curriculum del Prof. Bonadonna: nato a Milano nel 1934, si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Milano nel 1959 e nel 1976 è stato nominato Direttore della Divisione di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano. Nel 1972 disegnò una nuova combinazione di farmaci per la malattia di Hodgkin, nota come ABVD (adriamicina, bleomicina, vinblastina e decarbazina), che fu in grado di ottenere risultati terapeutici superiori a quelli ottenuti con la classica associazione MOPP (mecloretamina, vincristina, procarbazina e prednisone). Per queste ricerche ha ricevuto nel 2001 un premio dalla Lymphoma Research Foundation of America. Nel 1973 diede vita al primo studio clinico randomizzato per valutare l’efficacia della combinazione CMF (ciclofosfamide, methotrexate e fluorouracile) quale trattamento adiuvante nei carcinomi mammari ad alto rischio di ripresa di malattia, dimostrando come il CMF fosse in grado di ridurre significativamente il rischio di ripresa di malattia e di morte. Dal 1993 il dottor Bonadonna è Chairman del Gruppo di Studio Michelangelo per il trattamento multidisciplinare del carcinoma mammario. Dal 1999 è Presidente della "Fondazione Michelangelo", organizzazione non lucrativa di utilità sociale per l’avanzamento dello studio e della cura dei tumori. Nello stesso anno è stato nominato Chair del Comitato di Studio Clinici Prospettici presso l’Istituto Nazionali Tumori di Milano. Ha ricevuto varie onorificienze, le ultime delle quali, il "1st St. Gallen Golden Cancer Award" e il "II Premio Internacional de Oncologìa Duque de Badajoz della Fundacion para la Investigacìon y la Formacìon en Oncologia", nel 2003. E’ autore di oltre 550 pubblicazioni e coautore del trattato di Medicina Oncologica del quale, nel 2003, è stata pubblicata la settima edizione.

    Carlo Rubbia, nato a Gorizia nel 1934, fu allievo della Scuola Normale di Pisa, dove si laureò con una tesi sperimentale sui raggi cosmici. Dopo una breve permanenza negli Stati Uniti presso la Columbia University, è tornato in Europa attratto dal neonato C.E.R.N. (Organizzazione europea per le ricerche nucleari), dove ha lavorato dal 1961 come senior physicist. Molti i suoi lavori importanti, primo fra tutti la collaborazione nel 1983 con altri cento fisici, che ha rivelato l’esistenza di tre bosoni vettori intermedi, confermando le predizioni della "teoria elettrodebole". L’anno successivo, per tale scoperta, gli venne assegnato il Premio Nobel insieme a Simon van der Meer, che partecipò alla realizzazione dell’acceleratore protone-antiprotone. Professore alla Harvard University dal 1970 al 1988, Carlo Rubbia è membro di dieci istituzioni accademiche, ha ricevuto numerosi premi e Lauree H.C. in tutto il mondo, l’ultima delle quali presso l’Università di Padova nel 1992. Dal 1990 al 1993 ha ricoperto la carica di direttore generale del C.E.R.N.; nel 1994 ha assunto la direzione dell’International Center for Theoretical Phisycs di Trieste. L’attività più recente di Carlo Rubbia è rivolta al problema della produzione di energia mediante le nuove tecnologie; attualmente è Presidente dell’E.N.E.A., l’Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente, e insegna Complementi di Fisica superiore presso l’Università di Pavia.

    Antonino Zichichi, nasce il 15 ottobre del 1929 a Trapani. E’ professore di fisica superiore all’Università di Bologna e Presidente del WFS ( Federazione Mondiale degli Scienziati). E’autore di studi e ricerche sulla struttura dei costituenti fondamentali della materia e sulle forze fondamentali della Natura. Ha pubblicato oltre 500 lavori scientifici, alcuni dei quali hanno aperto nuove vie nella Fisica subnucleare alle alte energie.Attualmente e’ impegnato in una serie di nuovi esperimenti (13): al CERN (Ginevra) dirige il programma LAA (14) e il progetto TOF dell’esperimento ALICE per LHC; al DESY (Amburgo) partecipa all’esperimento ZEUS di HERA; al Gran Sasso dirige l’esperimento LVD. Nel corso della sua carriera Zichichi ha ricevuto premi e onorificenze onorarie da diversi Paesi, tra i quali Cina, Germania, Polonia, USA, Argentina, Romania, Georgia, Ucraina e Italia. E’ membro dell’Accademia Europea e della Pontificia Accademia delle Scienze. Ha fondato e dirige il Centro per la Cultura Scientifica Ettore Majorana, primo esempio di Università del terzo millennio, portando Erice a fama mondiale. E’ stato Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, tra l’altro ideando e realizzando il Laboratorio del Gran Sasso; e’ stato Presidente della Societa’ Europea di Fisica; Presidente del Comitato della NATO per le tecnologie di disarmo (nucleare, chimico, batteriologico e convenzionale). Attualmente e’ Presidente del Centro Enrico Fermi di Roma. Presiede il Comitato per la riforma ed il potenziamento del sistema scientifico nazionale. (12/06/2004-Italian Network)


    ITALIA: ALENIA SPAZIO E L'OSSERVAZIONE DELLA TERRA

    Nuovi strumenti per l'osservazione della Terra. È quanto messo in campo negli ultimi due decenni da Alenia Spazio grazie alle competenze sistemistiche e tecnologiche maturate con la partecipazione ai più rilevanti programmi di Telerilevamento spaziale in ambito nazionale, europeo e di collaborazione internazionale.
    Queste competenze si sono concretizzate nello sviluppo di sofisticati strumenti di osservazione come Radar Altimetri e Radar ad Apertura Sintetica (SAR), in grado di monitorare vari aspetti sullo stato del pianeta: dal clima all'inquinamento, dalla desertificazione alla deforestazione, dai ghiacci polari alle correnti marine, fino alle emergenze dovute a catastrofi naturali.

    L'osservazione della Terra dallo spazio sta sempre più imponendosi come uno dei mezzi maggiormente efficaci per il controllo del nostro pianeta, a salvaguardia del suo patrimonio ambientale.
    Alenia Spazio, società di Finmeccanica, svolge da oltre due decenni un ruolo di assoluto rilievo in questo settore,
    L'innovativo Radar Altimetro sviluppato dall'industria italiana per le missioni europee ERS-1 e ERS-2 dell'ESA ha rappresentato, infatti, per lungo tempo, un autentico punto di riferimento per i dati accuratissimi sulla topografia oceanica, sulle calotte polari e sullo stato dei mari su scala globale.
    Ciò ha contribuito allo studio di alcuni importanti fenomeni dell'ecosistema Terra, quali le correnti oceaniche, le variazioni annuali dell'estensione dei ghiacci polari e continentali, l'inquinamento marino e terrestre.
    Inoltre, la combinazione dei dati forniti dal Radar Altimetro con quelli sulla temperatura del mare, ottenuti con tecniche radiometriche, ha permesso lo studio del fenomeno "El Nino", una corrente calda oceanica che si manifesta nel periodo di dicembre estendendosi, per la durata di alcuni mesi, dalle coste dell'Ecuador e del Perù ad una vastissima area dell'Oceano Pacifico.

    I Radar ad Apertura Sintetica (SAR) sono sensori in grado di fornire immagini della superficie terrestre in qualunque condizione di illuminazione o copertura nuvolosa e di superare, pertanto, le limitazioni proprie dei tradizionali strumenti ottici. I primi impieghi di tecnologie SAR si sono avuti nel 1994 con le missioni SRL-1 ed SRL-2 effettuate sullo Space Shuttle, congiuntamente a strumenti analoghi sviluppati dalla NASA.
    Successivamente, il SAR è stato utilizzato nella missione SRTM, nella quale, tramite l'introduzione di una seconda antenna ricevente, è stato possibile ottenere, per la prima volta contemporaneamente, immagini tridimensionali della superficie terrestre tramite tecniche di interferometria SAR. Ciò ha consentito, ad esempio, di misurare la velocità di spostamento dei ghiacci.

    Alenia Spazio ha avuto un importante ruolo anche nella realizzazione del più grande satellite europeo di telerilevamento, lanciato lo scorso anno: Envisat.
    Per questa missione l'azienda ha avuto la responsabilità nello sviluppo del Radar Altimetro di Seconda Generazione (RA-2) per lo studio delle maree, correnti oceaniche e calotte polari e del Radiometro a Microonde (MWR) per misurare la quantità di vapore acqueo presente nella troposfera. Inoltre, Alenia Spazio ha svolto un ruolo molto rilevante per il Radar ad Apertura Sintetica Avanzato (ASAR) per lo studio delle terre emerse, dei ghiacci e dei mari.
    Attualmente Alenia Spazio è impegnata nello sviluppo della costellazione satellitare COSMO-SkyMed dell'ASI, per la quale, in qualità di capocommessa, realizza i quattro satelliti equipaggiati con Radar ad Apertura Sintetica ad elevatissime prestazioni e di nuova concezione.
    Il lancio del primo satellite con la realizzazione del segmento di terra è previsto per giugno 2005, mentre il completamento della costellazione avverrà due anni dopo, nel 2007.
    Obiettivi principali del sistema sono il monitoraggio del territorio e controllo dei disastri ambientali come inondazioni e frane; il monitoraggio delle coste, dei mari e delle acque interne; il monitoraggio agricolo per il controllo dei raccolti e per la gestione dei cicli di trattamento; la cartografia ad alta risoluzione.
    Alenia Spazio è attiva anche nel campo del telerilevamento da aereo con il consorzio Telaer, di cui fa parte anche Telespazio.
    Telaer ha svolto di recente una missione di telerilevamento aereo in Galizia, sotto l'egida dell'APAT - Ministero dell'Ambiente - per monitorare la zona di affondamento della petroliera Prestige al largo delle coste della Galizia. Per la missione è stato utilizzato un velivolo Laserjet 35A equipaggiato con un radar ad apertura sintetica (SAR) in grado di fornire immagini dettagliate della macchia di combustibile anche nelle peggiori condizioni meteorologiche. Le elevate prestazioni del velivolo hanno consentito di controllare giornalmente una superficie di oltre 5.000 km2 attorno al punto in cui giacevano i due tronconi della petroliera, situato a quasi 300 km dalla costa.(5/06/2004-Italian Network)


    IL NEO RETTORE DELL'UNIVERSITÀ DI TORINO, PROF.EZIO PELIZZETTI AD ITALIAN NETWORK: PIU' FONDI DELLO STATO ALLE UNIVERSITA'

    L'Università di Torino ha eletto il suo nuovo rettore: Ezio Pelizzetti.
    Nato a Santhià nel 1944, si è laureato in Chimica nel 1967 e poi in Scienze Politiche. È a Torino dal 1972 ed è il Professore Ordinario di Chimica Analitica. Si occupa di ricerca nell'ambito della fotochimica ambientale.
    Durante il secondo mandato del Rettore uscente Betolino è stato vicedirettore per la Ricerca Scientifica.

    Italian Network ha colto subito le sue prime dichiarazioni dopo l'elezione.

    D.-Professore, qual è il punto principale del suo programma ed, in particolare, quale sarà il suo impegno per la ricerca scientifica?

    PELIZZETTI:Innanzitutto, riportare la ricerca quale punto caratterizzante dell'università all'insegna del binomio "ricerca di eccellenza con didattica di eccellenza". Sono due cose che non possono essere disgiunte. Su questo il mio programma insiste molto. Naturalmente il problema è anche quello delle risorse; per cui abbiamo puntato su questo tema e sull'interazione con gli enti territoriali ed il potenziamento della collaborazione con tutto il livello di ricerca regionale.
    Credo che, soprattutto in una regione come il Piemonte, in particolare a Torino, l'università possa rappresentare una risorsa importante. Abbiamo più di 2000 unità tra docenti e ricercatori, il personale tecnico conta circa 1500 persone ed abbiamo un migliaio di dottorandi e di assegni di ricerca. Siamo un importante motore di innovazione che deve esere sfruttato. Ritengo di aver trovato molto attenta la Regione e anche tutti gli enti locali come la Provincia ed il Comune e anche le organizzazioni imprenditoriali, tutti molto interessati ad un progetto che si muove su queste linee. La Regione, in particolare, è già molto attiva, negli ultimi anni ha avviato una serie di interventi a favore dell'università ed, infatti, sta discutendo una legge regionale per la ricerca.
    Un altro punto caratterizzante - prosegue il neo Rettore - è quello dell'internazionalizzazione e lo sviluppo di rapporti sempre più stretti con gli atenei europei ed internazionali, perché con loro è necessario confrontarsi se vogliamo essere capaci di attrarre studenti e laureati di altri Paesi che vengano a Torino a perfezionarsi, a fare dottorati di ricerca o, comunque, attività post laurea. Questo è quanto riteniamo sia cruciale per mantenere il nostro ateneo ad un livello di qualità identico a quello attuale.

    D.Su quali settori di ricerca punterete?

    PELIZZETTI:Il grosso vantaggio dell'ateneo di Torino è: avere punte di eccellenza che vanno dai settori umanistici alle Scienze della natura, all'ambito medico. Il nostro vantaggio è in questa pluralità di ricerca, soprattutto oggi, in un mondo in cui le interazioni fra le discipline sono sempre più strette. Il poter contare su eccellenze in tanti settori e punte di grande qualità - mi ripeto, da quelli umanistici ai socioeconomici fino ai tecnico-scientifici ed i biomedicali - dà a Torino un grosso vantaggio per essere competitivi e poter sfruttare quelle sfide che la nuova concezione dello sviluppo pone a chi fa ricerca, fa cultura e prepara gli operatori che devono andare sul territorio a mettere in pratica. Noi prepariamo ricercatori e dottori di ottimo livello, dobbiamo cercare sempre di più di sviluppare un tessuto regionale che sia in grado di recepire e accogliere i ricercatori, i dottori di ricerca, i laureati ed utilizzarli e sfruttarli per le loro competenze e capacità.

    D. La crisi della FIAT come vi ha toccato ?

    PELIZZETTI:Una parte dei laureati prodotti dal nostro ateneo era, indubbiamente, interessata alla collocazione in ambito FIAT. Ciò può creare, da un lato, il problema dell'inserimento ma, d'altro canto, è chiaro che in tutta l'area torinese e piemontese stanno confluendo altre prospettive e altre professionalità. Questa è una sfida che intendiamo raccogliere. L'automobile per Torino ha rappresentato - e continua a rappresentare - un punto di riferimento per lo sviluppo tecnologico ed industriale ma, indubbiamente, anche altri settori stanno prendendo spazio e cercheremo di andare anche in questa direzione.

    Tornando all'interazione fra ricerca universitaria e imprese a cui accennava poco fa, quali sono i primi passi che compirete in questa direzione? Direi che in questa direzione sono stati molto utili sia la Regione che la Provincia, con dei progetti avviati già lo scorso anno esiste già la possibilità di interazione e di scambi fra laureandi e dottorandi con le imprese e, naturalmente, questo va nella direzione di cui le parlavo prima: è necessario che anche le imprese imparino a utilizzare le potenzialità che fornite dalla preparazione di ottimo livello dei laureati e dei dottorati di ricerca. In Italia l'importanza di questo binomio non è ancora stato realizzato in pieno ma, ovviamente, se ci sono incentivi come hanno fatto sia la Regione che la Provincia si va nella direzione giusta. Inoltre, stiamo avviando contatti con l'Unione Industriali, con le piccole e medie imprese, in modo da far incontrare sempre di più il mondo del lavoro con il mondo della formazione universitaria.

    D.Professore, un'ultima domanda: da neo rettore, come si collocherà nell'accesa dialettica fra CRUI e Governo sulla riforma universitaria e gli stanziamenti a favore della ricerca?

    PELIZZETTI:Ho seguito molto da vicino l'impegno del Rettore Bertolino, che era anche Segretario della CRUI, e che, quindi, è stato in prima fila nella richiesta di adeguamento dei fondi di finanziamento ordinario da parte dello Stato verso l'università. Un punto del quale sono totalmente convinto e che, quindi, intendo proseguire ritenendola molto equilibrata e corretta. Sicuramente sarà questa anche la mia posizione.(5/06/2004-S.C./Italian Network)


    UNA MOSTRA DELL'INFM PER I GIOVANI SUI CONCETTI DI "SEMPLICE E COMPLESSO"

    E' stata presentata a Genova, poi a Cosenza, Venezia, Milano, ed in ultimo a Roma nella tenuta presidenziale di Castelporziano. Stiamo parlando della mostra "Semplice e Complesso" allestita, per invito del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica in collaborazione con il Dipartimento Istruzione del MIUR, ovvero il Progetto giovani- Due settimane per la Scienza dall'INFM e dedicata a "caos e complessita".
    L'iniziativa è stata dedicata ai concetti di caos, complessita' e disordine per stimolare nei giovani l'interesse verso le discipline scientifiche attraverso mostre e spazi didattici dedicati a vari argomenti, dalla fisica alla chimica, alla biologia, ala botanica, alla zoologia, all'ecologia.

    "Semplice e Complesso", presentata con successo anche al Festival della Scienza di Genova, utilizza materiali comuni come sabbia, riso, caffe', schiuma di sapone e aiuta a capire come argomenti "di frontiera" nella ricerca scientifica quali complessita', disordine e caos siano presenti nel nostro mondo quotidiano. Sorprendentemente, infatti, sistemi molto differenti tra di loro quali un computer o i mercati finanziari, un insieme di individui o le parti del nostro corpo hanno comportamenti generali che seguono le stesse leggi.

    "Se ci riferiamo all'etimologia, semplice e complesso non significano facile e complicato, spiegano all'INFM: il loro senso è piuttosto "non scomponibile" e "composto".
    La scienza, che per secoli ha cercato di scomporre il mondo in parti semplici, ormai s'è convinta che capire le parti è cosa ben diversa dal capire il tutto. Un sistema complesso non è una banale giustapposizione di parti semplici, ma è strutturato dalle loro relazioni reciproche, che originano proprietà nuove, collettive, irriducibili a quelle dei costituenti. Un esempio? Ordine e disordine: una sola mattonella non è né ordinata né disordinata, ma tante mattonelle possono essere ammucchiate alla rinfusa o disposte con regolarità in un pavimento.
    Per capire le proprietà collettive bisogna studiare quelle relazioni. Ricostruirle può essere più o meno laborioso o, in termini tecnici, richiedere più o meno informazione, ed è proprio la quantità d'informazione che ci permette di misurare la complessità.
    A questo punto potreste pensare ai sistemi complessi come a qualcosa di astratto od esotico. Ebbene, no! La complessità vive nel nostro mondo quotidiano. Nelle forme della geometria della natura, che sono insiemi di punti strutturati dalle loro relazioni spaziali. Nella materia, che è composta solo da elettroni, protoni e neutroni, ma che trae la sua varietà di aspetti e di comportamenti dalle loro diverse disposizioni. Nel moto, in cui le relazioni tra posizioni ed istanti possono essere tanto ricche da renderlo imprevedibile e caotico. L'uomo pensa e crea oggetti semplici. Cerca ovunque la semplicità, ma guardandosi intorno scopre la complessità. Questa mostra è, dunque, una collezione di finestre aperte su un mondo vastissimo. E' una raccolta di spunti e di proposte per guardare con occhi nuovi paesaggi consueti.
    Per ulteriori informazioni sui principi illustrati dalla mostra: http://divulgazione.infm.it/sc/.(5/06/2004-Italian Network)


    UNA CITTA' DELLA SCIENZA A CATANIA- LA SECONDA DOPO NAPOLI

    L' universita' di Catania realizzerà la "Citta' della Scienza", un museo interattivo sull' esempio di quelli gia' esistenti a San Francisco, (Exploratorium), Parigi (Museo de La Villette), Copenhagen (Experimentarium), e Stoccolma. In realta', pero', nel Mezzogiorno d'Italia esiste già una città della Scienza: a Napoli.
    La sede prescelta per questa sede importante istituzione è la ex-Manifattura Tabacchi, acquistata lo scorso anno dall'ateneo etneo e rientra nell' ambito del progetto comunitario 'Catania-Lecce', finanziato con fondi europei, che permetterà di aviluppare un significativo processo di riqualificazione di una delle zone più suggestive del centro storico di Catania.

    L'iniziativa sarà finalizzata non soltanto agli studiosi ed agli universitari, ma a tutti coloro che abbiano il desiderio di approfondire il sapere scientifico, rendendosi conto delle idee che hanno portato alle attuali conoscenze.
    Nella 'Citta' della Scienza' i visitatori passeranno dalla osservazione dei fenomeni naturali alle operazioni di misura, fino alla realizzazione di semplici apparati che consentiranno la riproduzione e la verifica dei fenomeni naturali ed alla loro applicazione nei fatti della vita di tutti i giorni.

    Il museo sarà inoltre sede delle attuali collezioni dei Musei delle Scienze e di quelle di strumenti storici ed ospiterà la biblioteca di libri scientifici antichi, una mediateca ed altri spazi come salette multimediali e di consultazione, laboratori e studi.
    Nella gestione dell'iniziativa saranno realizzati anche "percorsi" culturali sotto la guida di giovani laureati, che fungeranno da tutor nei vari settori scientifici: dalla biologia molecolare (i geni, le mutazioni al calcolatore, la vita in altri pianeti) all' archeologia (riproduzione del percorso di manufatti attraverso gli studi archeometrici), dalla matematica all' informatica, dalla musica alla storia, dalla paleontologia alla vulcanologia, dalla zoologia e la botanica all' astronomia.(5/06/2004-Italian Network)


    BORSE DI RICERCA E AWARDS PER IL GIAPPONE

    La Canon Foundation in Europa offre delle Borse di ricerca in tutte le discipline a giovani ricercatori europei e giapponesi in possesso di laurea e altamente qualificati. I candidati devono preferibilmente essere in possesso di un Ph.D. e di età non superiore ai 40 anni.
    I titolari delle borse di studio europei svolgeranno il proprio programma di ricerca in Giappone e i candidati giapponesi lo svolgeranno in Europa. Generalmente le Borse di ricerca vengono concesse per un periodo di un anno, sebbene siano ammessi periodi più brevi, a partire da un minimo di 3 mesi.
    Il sostegno finanziario per i borsisti oscilla tra i 22.500 e i 27.500 Euro all'anno, o una cifra proporzionale per periodi di lunghezza diversa.

    Gli Awards della Canon Foundation vengono offerti a eminenti studiosi europei e giapponesi, o a personalità di spicco che siano membri di organizzazioni commerciali, industriali, governative o professionali. I titolari degli Awards trascorrono solitamente un periodo tra le quattro settimane e i tre mesi in Europa, se provenienti dal Giappone, o in Giappone, se provenienti dall'Europa. Essi sono invitati a tenere una serie di conferenze, o a partecipare a progetti di ricerca presso l'istituzione che li ospita. I vincitori degli Award ricevono 3.780 Euro al mese o una cifra proporzionale per periodi di diversa durata.
    Moduli di partecipazione o di nomina (per gli Awards) si possono scaricare presso il sito web della Canon Foundation - http://www.canonfoundation.org/. Una volta compilati debbono essere inviati alla segreteria, all'indirizzo: Canon Foundation in Europe Rijnsburgerweg 3 2334 BA Leiden The Netherlands Tel.: +31 71 515 65 55 Fax: +31 71 515 70 27 - E-mail: foundation@canon-europe.com prima della data di chiusura del 15 settembre. Sia le domande di partecipazione che la corrispondenza in proposito debbono essere scritte in inglese.(29/05/2004-S.C./Italian Network)


    TRENT'ANNI PER IL CENTRO INTERDIPARTIMENTALE GRANDI STRUMENTI DI MODENA

    Il Centro Interdipartimentale Grandi Strumenti (C.I.G.S.) dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia compie 30 anni quando fu creato con l'intento di fornire disponibilità di moderni strumenti e servizi ai ricercatori ed ai docenti e diffondere tra il personale le conoscenze aggiornate necessarie per l'utilizzo delle proprie attrezzature scientifiche, promovendo altresì attività di studio e documentazione connesse ad esse
    L'avanzata e fondamentale attività di supporto alla ricerca scientifica svolta dal Centro, in questi anni, che ha permesso all'Ateneo di accreditarsi tra i più prestigiosi centri di ricerca nazionali ed internazionali, in particolare nel campo delle scienze biomediche, fisiche, chimiche, dei materiali, farmaceutiche e medico-chirurgiche.

    Istituito nel 1974, originariamente come semplice laboratorio di spettrometria di massa (il primo strumento fu uno spettrometro GC/MS Varian Mat 112 andato in soffitta nel 1987), avente sede presso il Dipartimento di Chimica, la struttura nel tempo, dopo il suo trasferimento al piano terra del Dipartimento di Fisica, si è andata progressivamente ad ampliare fino a disporre oggi, grazie anche a due nuovi laboratori per la Spettrometria di Risonanza Magnetica Nucleare e la Spettrometria di massa, inaugurati nella mattinata, di ben 19 laboratori scientifici, modernamente attrezzati, che abbracciano una vasta gamma di tematiche analitiche quali: microscopia elettronica, risonanza magnetica ed elettronica, spettroscopia infrarossa e raman, microscopia ottica e confocale, spettrometria di massa e diffrazione a raggi x.
    Il Centro Interdipartimentale Grandi Strumenti, che ha sede entro l'area del Campus universitario in via Campi 213/a, occupa una porzione di 450 mq di superficie del piano terra del Dipartimento di Fisica. Entro l'anno, completati alcune opere in corso, gli spazi disponibili saranno ampliati di ulteriori 270 mq. Ciò consentirà una migliore distribuzione e riorganizzazione degli stessi laboratori, che raggiungeranno il numero di 21 con l'arrivo del Microscopio laser confocale tribanda (320.000 euro) e del Microscopio elettronico a scansione ambientale (270.000 euro). L'importo dei lavori è stato stimato in circa 428mila euro. Il personale fisso impegnato nel Centro, esclusi i numerosi docenti e ricercatori che vi afferiscono, è composto di 10 persone: 4 fisici, 2 chimici, 1 biologo, 2 tecnici elettronici ed 1 unità amministrativa.
    Un particolare piuttosto rilevante circa la modernità e l'efficienza garantite dalla struttura riguarda l'età media dei laboratori tutt'ora in funzione, che è di 6,2 anni, contro una durata media di sfruttamento per quelli dimessi (14 in tutto) pari a 14 anni.

    Nell'occasione sono stati inaugurati due nuovi laboratori per la Spettrometria NMR e la Spettrometria di Massa, realizzati col contributo determinante della Fondazione Cassa di risparmio di Modena e della Associazione "Angela Serra" per la Ricerca sul Cancro. Le due nuove apparecchiature del valore, rispettivamente di 290mila (Spettrometro NMR) e 770mila euro (Spettrometro di massa) sono state collocate e collaudate presso il C.I.G.S. nel corso del 2003, a disposizione di tutto l'Ateneo e dell'Associazione "Angela Serra" per al ricerca sul cancro, nell'ambito di una apposita convenzione stipulata con l'Università.
    L'avvio delle strumentazioni installate ha consentito la realizzazione di altrettanti laboratori per:
  • Laboratorio di spettroscopia NMR BRUKER AVANCE-400. La spettrometria di risonanza magnetica nucleare è una tecnica, diffusasi negli ultimi anni, rivelatasi fondamentale nello studio delle proprietà chimiche di nuovi composti di sintesi e nell'analisi di campioni di origine biologica e/o naturale. Grazie all'utilizzo del probe HRMAS, sarà possibile, infatti, ottenere spettri NMR in alta risoluzione su campioni biologici "tal quali", tipo biopsie animali /o umane e prodotti alimentari di origine vegetale e/o animale, campioni che fino a ieri dovevano - invece - essere sottoposti a lunghe procedure di trattamento chimico-fisico di estrazione e/o manipolazione prima di poter essere analizzati tramite spettroscopia NMR;
  • Laboratorio di spettrometria di massa per analisi di proteine WATERS Q-TOF. La sensibilità, la risoluzione e la selettività delle risorse strumentali del laboratorio permettono, con la preliminare applicazione di tecniche preparative appropriate, lo studio del proteoma, ovvero delle insieme di proteine appartenenti ad organismi cellulari, intere cellule ed organismi oppure correlate da una stessa funzione biologica. Lo scopo è quello di identificare, quantificare e caratterizzare dal punto di vista funzionale un elevato numero di proteine, quasi sempre in quantità piccolissime, presenti in sistemi complessi e dinamici. Dal punto di vista biologico questi studi allargheranno le conoscenze delle proteine implicate nei diversi processi organici, con un notevole impatto, una volta effettuato l'enorme e lungo lavoro di ricerca, particolarmente in ambito medico, svelando il meccanismo di molte patologie. Il suo impiego, tuttavia, non è limitato al campo della proteomica ed è esteso a discipline diverse. (29/05/2004-S.C./Italian Network)


    PIRELLI INTERNATIONAL AWARD: UN RICONOSCIMENTO ALL'INFM PER IL MIGLIOR PRODOTTO MULTIMEDIALE

    L'opera multimediale "L'energia e le sue trasformazioni", ideata e realizzata dal Gruppo Divulgazione e Didattica dell'INFM - Istituto Nazionale per la Fisica della Materia ha ricevuto a Roma un importante riconoscimento nell'ambito della cerimonia di consegna dei premi del Pirelli Internetional Award, il piu' prestigioso concorso internazionale per prodotti multimediali a carattere scientifico.
    In particolare "L'energia e le sue trasformazioni" ha ottenuto il Premio Generazione Alice come "miglior prodotto multimediale dall'Italia" a fronte degli oltre 1.700 lavori presenti in concorso, valutati da una giuria di livello internazionale.
    Si tratta della terza volta in cui un prodotto INFM figura tra i vincitori di questo grande concorso: nel 2000 l'opera "Dal Silicio al Computer" ha ottenuto il primo premio assoluto, mentre nel 1998 e' stata la volta di "Edumat", corso di scienza e tecnologia dei materiali.

    Premiato sia per il rigore e la qualita' dei contenuti scientifici che per le caratteristiche tecniche e multimediali, "L'energia e le sue trasformazioni" presenta un'introduzione al concetto di energia, ed e' pensato per gli studenti delle scuole medie e superiori. Gli autori sono Marco Bianucci (ricercatore INFM) e il prof. Roberto Fieschi (Unita' INFM di Parma), mentre la realizzazione tecnica e' opera di Infmedia s.r.l., societa' spin off dell'INFM.
    Il progetto iniziale del multimediale ha preso avvio nel 2001 come iniziativa "SeT" (Scienza e Tecnologia) del Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca (MIUR); in seguito e' stato rivisto e ampliato, e quindi tradotto in inglese e spagnolo grazie ad un finanziamento dell'Unione Europea a sostegno delle azioni di "raising public awareness of science".

    Il multimediale e' accessibile dal portale INFM per la divulgazione scientifica INForMando cliccando su http://informando.infm.it/energia.

    Da anni l'INFM promuove iniziative di divulgazione scientifica per il grande pubblico, con l'obiettivo di avvicinare soprattutto i giovani e gli studenti ai grandi temi della scienza e della tecnologia. Molte le risorse investite, per iniziative che spaziano dalle mostre interattive itineranti (l'ultima edizione di "Semplice e Complesso" si e' conclusa qualche giorno fa a Castelporziano nell'ambito del progetto della Presidenza della Repubblica "Due settimane per la scienza"), allo sviluppo di prodotti innovativi per la didattica scientifica, fino al grande appuntamento del Festival della Scienza di Genova (la cui seconda edizione si terra' dal 28 Ottobre all'8 Novembre 2004). E' attivo inoltre il portale web INForMando (http://informando.infm.it), dedicato interamente a progetti e iniziative di divulgazione scientifica, estremamente ricco di contenuti e spunti e con un'ampia sezione dedicata al mondo della scuola. (29/05/2004-Italian Network)


    AL CD ROM "MATEMILANO" DELL'ATENEO TRENTINO IL PIRELLI INTERNATIONAL AWARD

    Il premio di 15.000 euro per la categoria Alice Generation Award è andato al CD coprodotto dal Dipartimento di Matematica dell'Ateneo trentino e dall'Università di Milano
    Il CD rom raccoglie le esperienze virtuali proposte in occasione della mostra interattiva omonima "Matemilano", che è in corso fino alla fine del mese presso il Museo della Scienza di Milano.
    Nel CD sono contenute le interessanti animazioni multimediali interattive proposte dalla mostra su alcuni temi che riguardano l'approccio didattico alla matematica: i problemi di massimo e di minimo, la visualizzazione e la prospettiva, la simmetria, la topologia. Un approccio semplice e coinvolgente alla matematica, che grazie alla realtà virtuale invita studenti e docenti a studiare questa disciplina in modo divertente attraverso l'esperienza diretta e il gioco.

    La selezione per l'ottava edizione del Pirelli International Award ha riguardato oltre 1700 lavori da tutto il mondo, suddivisi in tre categorie (Didattica Multimediale, Ambiente e Information and Communication Technologies) a cui quest'anno si è aggiunta la nuova Alice Generation Award, riservata a proposte di autori italiani. Il cd rom coprodotto dall'Ateneo trentino ha vinto proprio in quest'ultima categoria superando gli altri 420 lavori presentati e aggiudicandosi così il premio di 15.000 euro.
    Maggiori informazioni sulla mostra e sul CD rom Matemilano sono disponibili sul sito web: http://matemilano.mat.unimi.it/. (29/05/2004-Italian Network)


    SCUOLA NAZIONALE DI FISICA DELLA MATERIA A VILLA GUALINO A TORINO: XV.ma EDIZIONE

    La quindicesima Scuola nazionale di fisica della materia si terrà a Villa Gualino dal 6 al 17 settembre 2004.
    La Scuola ha carattere istituzionale e il programma e il livello dei corsi hanno il duplice scopo di fornire una preparazione ed un linguaggio comuni ai giovani ricercatori in fisica degli stati condensati, biofisica, fisica atomica e molecolare, ottica quantistica e cibernetica e di esporli in maniera approfondita agli argomenti e agli sviluppi di frontiera in questi campi.
    E’ strutturata in due corsi di circa 30 ore di lezione ciascuno, più alcuni seminari specialistici. E' prevista anche una sessione posters in cui gli studenti possono esporre e discutere il loro lavoro di ricerca. E' inclusa, inoltre, una visita guidata ad alcuni dei laboratori di ricerca più interessanti presenti nell'area torinese.

    Il programma di massima di questa quindicesima edizione della scuola riguarda: - fisica della materia biologica, direttore del corso Franco Conti dell'Istituto di biofisica del Cnr di Genova; - sistemi di non equilibrio: il problema delle turbolenze nei fluidi e nei plasmi, direttore del corso Franceso Pegoraro del dipartimento di fisica dell'Università di Pisa.

    Modalità di ammissione: la scuola è principalmente dedicata a 70 dottorandi in fisica della materia, ma sono anche ammessi altri ricercatori e borsisti interessati nei limiti delle disponibilità.
    Le domande di partecipazione dovranno pervenire tassativamente entro il 5 luglio 2004 a: Scuola nazionale di fisica della materia presso Fondazione Isi, Villa Gualino - Viale Settimio Severo 65 10133 Torino.
    Nel modulo della domanda gli studenti dovranno specificare se intendono partecipare ad un solo corso o ad entrambi e se intendono presentare un poster; in questo caso dovrebbero inviare un titolo e un breve sunto insieme alla scheda di adesione scheda di adesione.
    Vitto e alloggio per tutta la durata della Scuola sono a carico dell'organizzazione del corso. La quota di prtecipazione è di € 300,00 per l'intera durata della scuola e di € 150,00 per la partecipazione a un solo corso. Anna Capasso

    Per saperne di più: Isi secretariat, tel. 011/6603090, e-mail: isi@isi36a.isi.it; www.isi.it.(29/05/2004-Italian Network)


    SCATTERING SUI NEUTRONI A PALAU IN SARDEGNA: SETTIMA EDIZIONE DELLA SCUOLA ESTIVA CNR/INFM

    Il Cnr e l’Infm organizzeranno a Palau la settima edizione della "School of neutron scattering Francesco Paolo Ricci" dal 21 settembre al 2 ottobre.
    Sponsor dell’iniziativa, oltre che il Cnr, la Comunità Europea ed alcune Università italiane. La Scuola si articolerà in lezioni, esercitazioni guidate e sessioni di simulazione, per coprire una vasta gamma di aspetti teorici e sperimentali sia di diffrazione che di spettroscopia neutronica.

    Finalità della Scuola: promuovere l’uso delle tecniche di diffusione di neutroni nella moderna ricerca, fornendo i necessari supporti teorici e introducendo alle più avanzate tecniche di analisi dei dati.
    L’edizione 2004, di cui sono direttori Francesco Aliotta dell’Istituto per i processi chimico fisici del Cnr di Messina e Roberto Triolo dell’Università di Palermo, è particolarmente rivolta alle indagini mediante tecniche di angolo basso ed ultrabasso; tuttavia saranno dedicati ampi spazi anche alle tecniche di diffusione "Quasi elastica e in elastica", con l'obiettivo di illustrare la complemetarietà delle informazioni ottenibili dalle varie metodologie di indagine (sia statiche che dinamiche).

    Gli studenti potranno seguire sia le lezioni che le esercitazioni oltre che le sessioni di esperimenti simulati. Queste ultime consentiranno l’approfondimento virtuale di esperimenti Sans, Usans e Rds (Resonance Detector High Energy Neutron Scattering).
    Modalità di ammissione: la scuola è principalmente rivolta a laureandi e laureati interessati allo scattering di neutroni. La domanda di ammissione deve essere inviata, direttamente on line, entro il 20 giugno. Sono previste borse di studio..(29/05/2004-Italian Network)


    CONTRO I PREGIUDIZI SULL'EPILESSIA A COLLOQUIO CON O.MECARELLI DELL'ATENEO ROMANO "LA SAPIENZA"

    Una "Giornata nazionale per l'epilessia" e due convegni organizzati all'Università "La Sapienza" di Roma per combattere disinformazione e pregiudizi su questa diffusa malattia neurologica. L'epilessia, interessa circa l'1% della popolazione, ed è ancora poco conosciuta a causa dei pregiudizi e della disinformazione che la circondano.
    Proprio in occasione della "Giornata nazionale per l'epilessia" e in collaborazione con la Lega Italiana contro l'Epilessia (LICE), a cui aderiscono oltre mille epilettologi, sono stati organizzati due convegni: "Epilessia e scuola" ed "Epilessia, responsabilità e società".
    Il primo ha approfondito la disinformazione nell'ambiente scolastico dove, secondo un'indagine il 47% degli insegnanti delle elementari ritiene che per un bambino epilettico sia necessario l'insegnante di sostegno. Lo studio è stato condotto su 142 maestri di scuola elementare, per i quali la conoscenza dell'epilessia nella scuola risulta ancora oggi insufficiente e poco corretta.

    I risultati della ricerca, presentati durante il convegno, evidenziano che anche quando si è definitivamente "guariti" dalla malattia e dai problemi ad essa associati, solo 6 persone su 100 arrivano alla laurea, rispetto all'8,4% della media nazionale. Inoltre il tasso di disoccupazione è più elevato (a 30 anni è del 12%, rispetto al 9% della popolazione generale confrontabile), i tipi d'impiego sono meno qualificati e retribuiti, si sposa il 23% dei maschi (rispetto al 40% della popolazione generale) e il 42% delle femmine (rispetto al 60% della popolazione generale).
    Il secondo incontro ha riguardato le implicazioni sociali della patologia, spesso correlata alla patologia psichiatrica e ritenuta responsabile anche di comportamenti devianti. I mass-media hanno di frequente presentato fatti delittuosi associandoli o addirittura motivandoli con l'esistenza di una forma di epilessia.
    Scopo del convegno è di sfatare vecchi miti e riproporre la verità su questa patologia di forte impatto sociale, ribadendo il diritto dei pazienti stessi alla guaribilità, sotto tutti i punti di vista.

    Per fare luce sull'argomento, Italian Network ha contattato uno degli organizzatori degli incontri, il dr. Oriano Mecarelli del Dipartimento di Scienze Neurologiche dell'Università de La Sapienza.

    D.-Dottore, quali sono pregiudizi contro i quali sono stati organizzati questi appuntamenti?

    MECARELLI: L'epilessia è una malattia poco conosciuta, soprattutto dall'opinione pubblica. L'obiettivo principale di una giornata come quella che abbiamo organizzato non è tanto, come per altre malattie come la leucemia, raccogliere fondi per la ricerca ma informare correttamente la gente su cos'è la malattia e cancellare pregiudizi e false concezioni. Spesso l'epilessia è associata al disturbo o alla patologia mentale. Ad esempio, nei film vengono mostrate persone affette da crisi epilettiche e che vengono inquadrate come psicopatici o soggetti con disturbi comportamentali. Insomma il senso comune è che la malattia sia vicina al disturbo mentale. Poi, ci sono dei pregiudizi riguardo alla capacità lavorativa, per esempio, la possibilità di svolgere una vita sociale normale. Tutte queste ragioni inducono alcuni pazienti a negarla. Ci sono delle limitazioni di legge precise che limitano la concessione della patente e discriminazioni in ambito lavorativo. Quello che abbiamo voluto fare è sensibilizzare l'opinione pubblica per far capire di cosa si tratta realmente ed evitare una serie di problemi di inserimento anche sociale.

    D. Quali sono i dati in Italia?

    MECARELLI:La malattia è più diffusa di quanto si creda. L'incidenza nei paesi sviluppati è più o meno la stessa: in Francia, Germania, Stati Uniti e in Italia interessa un po' meno l'1% della popolazione. Da noi si calcola ci siano sui 500 mila persone che hanno problemi di questo genere. Chiaramente il numero cambia di molto nei paesi sotto sviluppati dove i numeri si triplicano. Tra le malattie neurologiche è fra le più frequenti, rispetto alla sclerosi multipla o il Parkinson, ad esempio.

    D.-Come si sta muovendo la ricerca?

    MECARELLI:Ci sono molti progressi in campo diagnostico; la genetica ha gettato una luce su molte forme di cui non conoscevamo le basi e che si trasmettono per via familiare. La genetica potrebbe poi riuscire anche a individuare le possibilità di cura ma questo è un po' più lontano. Poi c'è tutta una parte di ricerca farmacologica che si occupa dello sviluppo di nuovi farmaci che ci aiutino a trattare le forme che attualmente sono ancora intrattabili. Il discorso che ci interessa fondamentalmente fare è questo: l'epilessia è una malattia che si cura, con i farmaci nel 70% dei casi, il rimanente, nonostante tutte le terapie è più resistente e quindi lo sviluppo di nuovi farmaci per questi casi è ovviamente determinante.(22.5.2004-S.C./Italian Network)

    RICONOSCIMENTI PER MODENA SUL FRONTE DELLE "MACCHINE MATEMATICHE"

    Il Laboratorio delle Macchine Matematiche dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia è candidato ad ottenere due importanti riconoscimenti internazionali. A giorni l'annuncio dei vincitori. Organizzato all'interno del Dipartimento di Matematica dell'Università, con un prodotto multimediale dal titolo "Perspectiva Artificialis", il Laboratorio delle Macchine Matematiche è tra i finalisti del Premio Alice (ottavo Pirelli INTERNETional Award), il cui vincitore sarà proclamato a Roma il prossimo 27 maggio. A ciò si è aggiunto l'annuncio che, un altro progetto del medesimo Laboratorio, dal titolo "Hands on Mathematics" è tra i sei finalisti dell'ottava edizione dell' Altran Foundation for Innovation Award, dedicata quest'anno al tema: Discovering, understanding and enjoying Science through innovation.

    Il progetto presentato dai modenesi mira, nel secondo caso, alla promozione e diffusione internazionale dell'approccio alla geometria (sia nella didattica che nella divulgazione scientifica) attraverso le macchine matematiche, artefatti ricostruiti in gran numero presso la nostra università (oltre 200 modelli) sulla base di una rigorosa analisi storico-epistemologica, che si fonda su documenti autentici a noi giunti dall'antichità classica ad oggi.
    A questo scopo è stata costituita una rete internazionale, che raccoglie ricercatori di diversi Paesi europei, di USA, Messico, Brasile, Giappone, Australia, Sud Africa, la quale ha ricevuto il sostegno ufficiale della Commissione Internazionale sull'Insegnamento della Matematica (ICMI).

    La prof. ssa Maria Giuseppina Bartolini, nei giorni scorsi è stata invitata a Parigi per presentare il progetto (insieme con gli altri 5 progetti finalisti che riguardano la promozione di altre discipline scientifiche) alla giuria internazionale, presieduta dal prof. Umberto Veronesi.
    Il vincitore sarà annunciato a Parigi nella sede dell'Unesco il prossimo 15 giugno da Philippe Busquin, attuale Commissario europeo per la Ricerca e membro della Commissione Europea.
    In caso di vittoria, la Fondazione Altran metterà a disposizione il supporto finanziario ed un apparato formidabile di consulenti per il suo lancio attraverso la produzione in grande serie di materiale per scuole ed insegnanti e l'organizzazione di convegni e seminari nei diversi paesi coinvolti.(22.5.2004-S.C./Italian Network)

    INFN E GLI STUDENTI DI NAPOLI PER STUDIARE E CAPIRE IL RADON

    Con un convegno svoltosi il 12 maggio a Napoli si è concluso il primo anno di Envirad (ENVironmental RADioactivity), un progetto triennale della sezione dell'Infn di Napoli che coinvolge studenti e insegnanti di ben 14 scuole della Campania nella rilevazione, il trattamento e la trasmissione dei dati riguardanti il radon, elemento radioattivo prodotto naturalemente dalla crosta terrestre.

    Un'attività che non ha scopo esclusivamente divulgativo ma che rientra in un piano di indagine sulla radioattvità naturale prevista anche da una legge dello Stato italiano. Il radon è un gas radioattivo di origine naturale prodotto nelle rocce del sottosuolo. Tende a raggiungere l'atmosfera e a concentrarsi negli ambienti chiusi. In Campania, come in quasi ogni altro luogo, ciò può verificarsi perché sia il suolo che i materiali utilizzati in edilizia contengono tracce di uranio, il quale è all'origine di una catena di decadimenti radioattivi che portano al radon.

    Il progetto Envirad è volto a monitorare la presenza di radon sia all'interno degli edifici scolastici sia nel terreno. Quest'ultimo dato in particolare è interessante per capire come la concentrazione di radon vari in funzione della compressione delle rocce nel sottosuolo, e dunque come essa è legata a fenomeni vulcanici e sismici. Il progetto Envirad di conseguenza, oltre ad avere valore didattico, permette di ottenere informazioni utili anche per chi compie ricerche scientifiche.

    Italian Network ha chiesto al dr. Vincenzo Roca, ricercatore dell'Infn di Napoli e responsabile scientifico del progetto, di spiegarci la natura dell'iniziativa:

    ROCA: C'è di più rispetto al momento esclusivamente divulgativo e formativo. Lo scopo è avere dati interessanti per comprendere la qualità dell'aria nelle scuole rispetto alla presenza del radon, che per legge dovrebbe essere controllato. L'aspetto divulgativo e formativo c'è ma è indipendente. I dati che otterremo sono interessanti dal punto di vista scientifico e speriamo ci conducano ad una comprensione del problema della radioattività in rapporto all'ambiente.

    D.Cosa farete dei dati?

    ROCAC'è una legge, la 241 del 2000, che impone negli ambienti di lavoro sotterranei ed in tutti quelli in cui c'è la presunzione di riscontrare alte percentuali di radon di effettuare delle rilevazioni. Questa legge, generalmente, non è applicata. Questi dati suppliscono in qualche modo alla mancanza di queste misurazioni ed anche a far muovere qualcosa per far partire le corrette misure dela radioattività dell'aria.

    D.Che tipo di apparecchiature utilizzeranno i ragazzi?

    ROCA Sono dei piccoli rilevatori, semplici da usare e di basso costo, messi a punto per effettuare un numero importante di misurazioni. L'anno venturo, quando partiremo il secondo anno del progetto e con l'analisi del radon del suolo, il lavoro per gli studenti sarà più complesso. Infatti, il radon è emanato in funzione degli stress a cui il suolo e le rocce sono sottoposte; in zone sismiche e vulcaniche è stato evidenziato come la misura del radon sia un elemento precursore e collegato alle attività tettoniche. Per cui la seconda parte del progetto riguarda lo studio con continuità le variazioni del radon ematato dal suolo nelle scuole coinvolte. Questo è un po' più complesso ed utilizzerermo una procedura che abbiamo messo a punto all'Università di Napoli e che sarà gestita dagli studenti. Si basa su principi comprensibili anche da studenti delle scuole medie superiori e prevede fasi di trattamento dei dati e trasmissione degli stessi via rete ad un elaboratore centrale. Insomma è una seconda fase che prevede aspetti scientifici e didattici.
    Infatti, per la misura del radon nel sottosuolo l'Infn ha messo a punto un sistema innovativo, costituito da un rivelatore di particelle e da un sistema di acquisizione dati: mentre il rivelatore registrerà le particelle alfa generate dai prodotti di decadimento del radon, un modulo elettronico consentirà la gestione e la raccolta dei dati. Gli studenti anche in questo caso saranno coinvolti nella gestione delle stazioni di misura, nella raccolta dei dati e nel loro esame. I risultati finali saranno immessi in un banca dati regionale a cui gli studiosi interessati avranno accesso via rete. (15.5.2004-S.C./Italian Network)

    A LECCE MIDIS: I SISTEMI DIGITALI INTEGRATI MULTITARGET PER I BENI CULTURALI

    Sono stati presentati nel corso di un convegno svoltosi il 7 maggio a Lecce i sistemi digitali integrati multitarget per i beni culturali realizzati dal coordinamento SIBA (Servizi Informatici Bibliotecari d'Ateneo) dell'università salentina.
    Al convegno, denominato MIDiS - Multitarget Integrated Digital Systems for Cultural Heritage hanno partecipato esperti e ricercatori dell'Università di Granada, dell'Alabama, di Atene, Corrado Pettenati - Direttore Biblioteca CERN Ginevra, l'Addetto scientifico Ambasciata del Canada in Italia John Picard, l'Istituto per l' Information Technology dell'NRC in Canada ed il Direttore of the Burke Museum in Seattle George MacDonald.

    Il SIBA Lecce ha presentato alcuni dei suoi progetti più importanti.
    Di rilevante interesse il sistema denominato 3D BIZANTINO, per la ricostruzione digitale di modelli tridimensionali di strutture e ambienti di Chiese bizantine sotterranee e sub divo della Penisola Salentina.
    Il progetto 3D Database comprende le base dati 3D Cripte e 3D Subdivo, che prendono spunto principalmente dalla Cripta di Santa Cristina in Carpignano (LE) e dalla Chiesa di San Pietro in Otranto (LE).

    Al momento sono stati realizzati l'acquisizione e l'elaborazione tridimensionale della Cripta di Santa Cristina in Carpignano; il video digitale CARPINIANA. A Virtualized Byzantine Crypt; il Teatro virtuale portatile per la visualizzazione 3D ed il CD-ROM multimediale CARPINIANA.
    Per la rappresentazione virtuale della Cripta di Santa Cristina in Carpignano Salentino sono state sperimentate e sviluppate, con la collaborazione del NRC canadese, nuove tecniche e metodologie per l'acquisizione, l'elaborazione e la rappresentazione di oggetti e ambienti 3D.

    Tra le altre presentazioni, BIS (Biodiversity Information System) è un Sistema integrato di archivi sulla biodiversità, che affianca alle tecnologie tradizionali di gestione delle informazioni le nuove tecnologie Internet e gli strumenti di analisi e rappresentazione geografica dei GIS (Geographic Information Systems).
    Il Sistema consente di gestire informazioni multimediali, di georeferenziarle e di renderle fruibili on-line e su CD-ROM. Consente quindi di visualizzare la distribuzione spaziale delle informazioni contenute negli archivi elettronici riguardanti la biodiversità: l'Archivio Benthos, l'Archivio bibliografico e documentario Hydrozoa, i Percorsi Blu, le Biocenosi, la Vegetazione, l'Archivio Fauna, l'Archivio Flora, la "Lista Rossa" del Salento, gli Itinerari Naturalistici, ecc. Il Sistema BIS è accessibile via Web e consente a qualsiasi utente collegato alla rete Internet, la consultazione integrata degli archivi bibliografici e geografici.(15.5.2004-S.C./Italian Network)

    CENTRI DI ECCELLENZA: IL LABORATORIO NNL DI LECCE E L'INFINITAMENTE PICCOLO-INTERVISTA AL DR. DE VITTORIO

    Il laboratorio nazionale di Nanotecnologia dell'Università di Lecce con la Federazione Italiana di Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Informatica e Telecomunicazioni e l'Associazione Comunicazioni e Tecnologie dell'Informazione ed in collaborazione con la Provincia di Lecce e con il dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione dell'ateneo salentino ha organizzato il 20 aprile una "Giornata di studio sulle nanotecnologie", a cui hanno preso parte ricercatori, tecnologi e progettisti di fama internazionale.
    La "Giornata" ha avuto lo scopo di illustrare le potenzialità del mondo dell'infinitamente piccolo nei diversi campi della fotonica ed elettronica, con riferimento anche alle applicazioni meccaniche, biologiche e mediche.
    Tra gli interventi ricercatori provenienti dal mondo dell'industria come Stmicroelettronics, Agilent, Pirelli ma anche da laboratori nazionali come l' NNL di Lecce ed il NEST della scuola Normale di Pisa oltre a rappresentanti del Sincrotrone di Trieste del Consorzio Veneto Nanotech ed anche il CNR.
    Gli interventi erano mirati alla nanoelettronica del futuro, le tecnologie ibride non tradizionalmente orientate verso i semiconduttori ma verso quelle tecnologie che coinvolgono materiali molecolari come il DNA o Proteine, ed anche le nanotecnologie nel campo della fotonica per dispositivi efficienti ed innovativi per le telecomunicazioni. Inoltre, alcuni interventi hanno trattato tematiche relative alla nano e micromeccanica ciò le tecnologie applicate allo sviluppo di sistemi elettromeccanici particolarmente efficienti e compatti.

    A Lecce è presente una delle esperienze più importanti nel settore il National Nanotechnology Laboratory. Abbiamo chiesto al dr. De Vittorio che fa parte del laboratorio ed è stato nel comitato organizzatore del convegno qual' è la risposta del tessuto sociale, culturale e imprenditoriale della provincia di Lecce e della regione Puglia alla presenza di un centro di eccellenza nel settore delle nanotecnologie, un grande centro in cui convivono il laboratorio nazionale insieme a delle industrie come Stmicroelettronics e Agilent in cui lavorano 150 persone, una massa importante.

    DE VITTORIO:Le prime multinazionali a credere nel nostro centro sono state STMicroelettronics e Agilent, adesso sempre più aziende credono nel nostro lavoro e chiedono di poter realizzare programmi di ricerca congiunti. Il centro ospita ricercatori provenienti da diversi paesi europei ed extraeuropei e da diverse zone d'Italia Il polo che si è creato, grazie alla lungimiranza del Prof.Cingolani direttore del centro, costituisce uno sbocco importante per i giovani con formazione universitaria di qualità che riescono a trovare nel salento un modo per esprimersi e sviluppare ricerca. Inoltrequesto sta spingendo anche aziende meno grandi a collaborare per attingere a determinate tecnologie per provare ad innovare. Quindi questo è uno stimolo per il territorio per sviluppare qualcosa di produttivo. Sembra stia nascendo una buona sinergia

    D.- Dott. De Vittorio, quali sono stati gli spunti più interessanti del convegno del 20 aprile?

    DE VITTORIO: Alcuni interventi sono giunti prevalentemente dall'industria come STmicroelettronics, Agilent, Pirelli ma anche da laboratori nazionali come il nostro, il NEST della Scuola Normale di Pisa oltre a rappresentanti del Sincrotrone di Trieste del Consorzio Veneto Nanotech ed il CNR. Principalmente erano mirati allo stato dell'arte in ogni tematica e mostrare delle applicazioni pratiche, in alcuni casi sono stati portati dei prototipi di dispositivi.

    D.-Di cosa vi occupate a Lecce?

    DE VITTORIO:-Io mi occupo di dispositivi fotonici elettronici ed elettromeccanici e collaboro con STmicroelettronics, Alenia Marconi System e Agilent. Coordino la l'attività sui semiconduttori orientata ad una ricerca applicata con possibili applicazioni sul corto-medio termine, mentre la parte di elettronica nano e biomolecolare è sviluppata in un'altra branca del nostro centro.

    D.-Può farci qualche esempio?

    DE VITTORIO:Ci sono i cosiddetti dispositivi a quantum dot, delle nanoparticelle che vengono inserite in dispositivi LASER e LED, sintetizzate al loro interno, che permettono di emettere la luce per le trasmissioni in telecomunicazioni in fibra ottica e in particolare per le trasmissioni a corto range a 1.3 micron, un colore adatto ad essere trasmesso nelle tradizionali fibre ottiche, emettendola con particolare efficienza e purezza. L'obiettivo è di sostituire le tecnologie meno efficienti e più costose con una tecnologia innovativa che permetta di raggiungere alta velocità di trasmissione - internet veloce anche da casa con fibre ottiche e dispositivi laser.
    Inoltre, - prosegue De Vittorio - ci sono le tecnologie dei cristalli fotonici. Si sintetizzano dei materiali in modo che abbiamo una periodicità nello spazio e questo fa sì che si garantisca il controllo della propagazione della luce. Per intenderci: se guardiamo l'ala di una farfalla, sappiamo che è tipicamente variopinta e le zone gialle e blu sono tali, ad esempio, perché riflettono bene il giallo e il blu e non perché ci siano del materiali diversi che costituiscono l'ala. Semplicemente attraverso un diverso arrangiamento periodico dello spazio del materiale la luce di determinati colori non si può propagare e viene riflessa indietro. Noi cerchiamo di riprodurre artificialmente dei meccanismi che la natura ci insegna. Facciamo questo studiando e progettando dispositivi che poi vengono realizzati applicando le nanotecnologie.

    D.-Che tipo di competizione avete?

    DE VITTORIO:La competizione non è a livello nazionale ma a livello mondiale con paesi come Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna. Noi siamo un grande centro in cui convivono il laboratorio nazionale insieme a delle industrie multinazionali come Stmicroelettronics e Agilent.(9.5.2004-S.C./Italian Network)

    LABORATORIO DI OLFATTOMETRIA DINAMICA AL PARCO TECNOLOGICO DEL FRIULI

    Primi passi per il Laboratorio di Olfattometria dinamica, primo centro, costituito nel 2003, del parco tecnologico del Friuli. Nata da un'iniziativa di alcuni docenti dell'Università di Udine e della ditta Labiotest del Gruppo Luci, il centro è specializzato nel trattamento degli odori ed è il primo esempio di collaborazione concreta fra ricerca accademica e industria.
    Attualmente il laboratorio è in grado di compiere analisi ambientali in grado di misurare l'odore sulla base della norma europea e che ha impegnato un capitale di circa 250 mila euro, è partita e i primi risultati non si sono fatti attendere.
    Finora il laboratorio, diretto dal professor Alessandro Trovatelli, ha analizzato circa 210 campioni di odore realizzando un fatturato di circa 80 mila euro, 50 mila dei quali nei primi 4 mesi del 2004. Il laboratorio consente l'analisi e lo studio degli odori su campioni d'aria prelevati nelle più svariate condizioni ambientali. Gli odori, infatti, sono spesso causa di fastidio e malessere, che dipende dalle caratteristiche soggettive dell'individuo.

    Per questo motivo, l'oggettivazione degli odori è uno degli obiettivi primari per poter fissare i requisiti di un ambiente sano e vivibile. L'utilizzo delle sole tecniche di analisi chimico-fisiche non permette la risoluzione del problema. Risulta così indispensabile affiancare metodologie di tipo sensoriale. Con l'olfattometria dinamica un gruppo di persone selezionate (panel di esperti) determina la soglia di percettibilità e il "tono edonico", ovvero la gradevolezza, dell'aria campionata. Il laboratorio, inoltre, è in grado di fornire analisi chimiche dei principali componenti delle emissioni e analisi di dispersione degli inquinanti, nonché di progettare adeguati sistemi di abbattimento.
    I campi di applicazione sono numerosi. L'olfattometria risulta indispensabile nella gestione di impianti che presentano un impatto ambientale, come ad esempio impianti di trattamento dei rifiuti e discariche, impianti di trattamento delle acque e di depurazione, concerie e cartiere, industrie chimiche e fonderie, industrie di lavorazione materie plastiche, impianti di compostaggio, allevamenti, industrie alimentari e distillerie.
    Per il futuro, in particolare, sono in corso tre rapporti di collaborazione appena avviati. Il primo è con il Centro Ricerche Fiat, con cui è stato siglato un protocollo per lo studio dell'impatto dell'odore delle autovetture, in da capire la fonte degli odori presenti nelle autovetture e progettare auto il cui odore sia quello desiderato.
    Il secondo è con il Catas, con cui è allo studio un lavoro sulle emissioni di odori causate alle verniciature del legno. Il laboratorio effettua servizi e consulenze ad imprese ed enti pubblici e privati nel settore delle tecnologie per la misura, la caratterizzazione, l'abbattimento e la prevenzione di emissioni odorigene in ambito industriale e civile.
    Il terzo è con la Provincia di Udine che ha affidato al laboratorio l'incarico di effettuare le analisi per il monitoraggio dell'impianto di trattamento rifiuti fi Villa Santina che dovrebbe riprendere l'attività nei prossimi giorni.

    Il laboratorio di Olfattometria dinamica è soltanto il primo di tre laboratori che si svilupperanno all'interno del Centro di Ricerche sull'Inquinamento e lo Sviluppo di Processi (Crisp). Entro breve partirà l'attività del laboratorio di micro e nanoparticolato, coordinato dal professor Alfredo Soldati svilupperà nuove metodologie di filtrazione per l'industria della prevenzione ambientale e di analizzare alcuni rilevanti fenomeni ambientali, quali la dispersione delle particelle nelle aree urbane e la valutazione d'incidente ambientale. Sarà attivato anche un laboratorio sulle tecnologie per la produzione e la valorizzazione dell'idrogeno, coordinato dal professor Alessandro Trovatelli, che si occuperà dello studio ingegneristico di processi per la produzione di idrogeno a partire da gas naturale, benzina o fonti rinnovabili come le biomasse. Studierà anche i sistemi per la microcombustione di idrogeno. L'obiettivo a medio termine è di sviluppare tecnologie di produzione di idrogeno competitive a basso impatto ambientale per il settore dei trasporti e per i piccoli impianti fissi.(9.5.2004-Italian Network)
    SPECIALE UNIVERSITA'/RICERCA

    LA POLITICA INTERNAZIONALE DELL'UNIVERSITÀ CATTOLICA - A COLLOQUIO CON IL DR. CASTELLI

    Cinque sedi (Milano, Brescia, Piacenza-Cremona, Roma, Campobasso): l'offerta formativa dell'Università Cattolica del Sacro Cuore è articolata in quattordici facoltà. Complessivamente le facoltà offrono 58 corsi di laurea triennale, 1 corso di laurea quadriennale, 45 corsi di laurea specialistica e circa 70 master di primo livello e secondo livello. Completano l'offerta formativa le 53 scuole di specializzazione, molte delle quali sono concentrate nell'ambito della facoltà di Medicina e chirurgia di Roma, e le 4 Alte scuole.
    Gli studenti sono più di 40mila e dall'istituzione dell'Ateneo oltre 110mila persone si sono laureate alla Cattolica.
    I docenti sono circa 1400. La Cattolica si attesta così come la più grande università non statale nel panorama educativo europeo.

    La ricerca può contare su 16 dipartimenti, 63 Istituti e 86 Centri interdisciplinari di ricerca impegnati nello studio di problemi di vitale interesse culturale e civile: le nuove frontiere dell'economia e la bioetica, il recupero dei beni ambientali e le trasformazioni nel campo del diritto, le dinamiche familiari e i grandi fenomeni di massa, l'evoluzione del sistema politico e i nuovi orizzonti della medicina, la fisica e la matematica applicate alle tecnologie e i nuovi traguardi della ricerca dell'ambiente.
    Per comprendere meglio questa realtà, soprattutto nelle sue implicazioni internazionali di ricerca, formazione e mobilità, Italian Network ha intervistato il dr. Guido Castelli, Direttore relazioni e progetti internazionali.

    D.Dottore, qual'è la politica internazionale dell'Università Cattolica?

    CASTELLI.Ci sono due settori. Il primo concerne la mobilità degli studenti che quest'anno coinvolge più di 1300 ragazzi come per le tesi e lo scambio con altre università. Poi c'è la mobilità dei docenti. Questa è la prima importante tematica. Il secondo nodo fondamentale, invece, attiene alla internazionalizzazione della struttura degli atenei, con la creazione di corsi congiunti e che si esplichi non necessariamente in mobilità ma nella realizzazione di passi comuni. Infine, c'è l'aiuto all'internazionalizzazione delle università in Paesi terzi. Mi riferisco al Libano, Kazakhistan Russia, Giordania, Australia. Abbiamo ottimi rapporti col Sud America, col Messico, Perù, Argentina, Brasile. In quest'ultima branca noi cerchiamo di aiutare a creare delle strutture di carattere internazionale come ad esempio dei corsi di studi in European Studies, con un centro di ricerca e di formazione dentro l'università ma con struttura separata.

    D. E per quanto riguarda la ricerca scientifica?

    CASTELLI.Abbiamo moltissimi progetti di "Joint Research" ovvero congiunti, in medicina ad esempio, oppure in economia con un rapporto molto forte con l'Università di Stanford. Molti progetti sono in Germania. Inoltre, spingiamo molto il settore agrario, con forte partecipazione nel VI Programma Quadro - come del resto in medicina - in consorzi anche di 30/40 università europee.

    Quali sono i progetti più importanti in cui partecipate?

    CASTELLI.Indubbiamente il Progetto Genoma, poi la sicurezza alimentare e la manipolazione genetica.

    D. Quale budget avete a disposizione?

    CASTELLI.Per l'offerta formativa siamo sui 12 milioni di euro.

    D.I passi futuri?

    CASTELLI.Stiamo lavorando nel nuovo progetto ERASMUS che ha l'intento di rendere attrattiva l'offerta formativa europea, puntando soprattutto alla Cina, creando dei prodotti in consorzio con altre università europee che verranno finanziati della comunità europea finalizzati ad intercettare parte degli studenti che attualmente si indirizzano di preferenza verso gli Stati Uniti e farli arrivare in Europa

    Nell'intrecciare la vostra rete di relazioni siete ostacolati dai problemi politici internazionali e dalle difficoltà della politica della ricerca scientifica italiana?

    CASTELLI.Per quanto riguarda la situazione internazionale, io credo che sia uno stimolo ad intensificare gli sforzi: la creazione di ponti dei dialogo è fondamentale; penso al bacino del Mediterraneo, all'America Latina, oppure all'affacciarsi della Russia e della Cina sulla scena internazionale. Tutto questa sommovimento di inizio secolo alimenta e fa emergere l'assoluta necessità di internazionalizzare la formazione. Per quanto riguarda la ricerca ci sono segnali per il definitivo accantonamento del finanziamento a pioggia per puntare su ricerche mirate, come si sta facendo nel VI PQ. Il pericolo, a mio parere, è l'eccessiva burocratizzazione che penalizza le università che per loro natura non hanno grossi agglomerati organizzati di ricercatori. Questo pericolo potrebbe favorire il formarsi di nuove figure di ricercatori che abbiamo nel loro curriculum una forte formazione nel management della ricerca. È il futuro dei dottorati, che figura che dovrà progressivamente assumere questi aspetti. E dovremo abituarci alle verifica e la valutazione delle ricerche stesse.

    L'internazionalizzazione è una dimensione importante per l'Università Cattolica. I programmi di mobilità accademica, tra cui Erasmus, hanno coinvolto 200 università straniere con 592 studenti in uscita e 332 in entrata. Il programma Wea permette ogni anno a circa 360 studenti di svolgere stage all'estero mentre 70 laureandi hanno ottenuto finanziamenti per ricerche relative alla tesi in università e organizzazioni estere. Il programma Late ha erogato 200 borse di studio per il perfezionamento linguistico in Italia e all'estero.
    Tra i programmi di cooperazione internazionale, con fondi comunitari sono in corso di svolgimento il progetto Tempus Sunniest a Novosibirsk (Federazione Russa) per la realizzazione di un Centro di studi europei; il progetto Tempus Escalade a Almaty (Kazakhstan) per l'introduzione di un corso specialistico di Studi Europei; il progetto Ciel a Beirut (Libano) per la realizzazione di un Centro di ricerca e di un master di studi Euro-mediterranei.

    Tornando alla formazione il Programma Overseas è rivolto agli studenti provenienti da/per destinazioni extra europee come Australia, USA, America Latina, Estremo Oriente: 136 studenti in entrata e 113 studenti in uscita (compresi coloro che sono andati all'estero per periodi di studio al di fuori dei programmi attivati dall'ateneo).
    Inoltre, l'Università Cattolica fa parte del Consorzio Magellano con università del Cile, Brasile, Colombia e Argentina, del Joint Program con università straniere per realizzazione programmi di doppio titolo, sia a livello di laurea che di master e dottorato (Spagna, Ungheria, Francia, Germania Gran Bretagna, Stati Uniti); svolge assistenza tecnica per aiutare le università cattoliche nei Paesi in via di sviluppo: Università Cattolica Angolana di Luanda, Università Sedes Sapientiae di Lima, Università Cattolica Argentina di Buenos Aires, Università Statale di Novosibirsk (Siberia), Kazak Umanitarian Law University Kazakhstan e in Camerun.

    Infine, sono in essere specifiche convenzioni con numerose università, quali Université de Nancy II, Università di Lugano, Università di Sidney, Universidad de Monterrey (Mexico), Universidad de Puertorico, Universidad Panamericana Campi Guadalajara (Mexico), Kansai Gaidai University di Osaka, University of Technology di Sidney, University of Daegu (Korea), Universitat Ramun Llull di Barcellona, University of Western Australia di Perth, Lincoln University (Nuova Zelanda) e le Università Cattoliche di Leuven , Lublino, Budapest, Eichstatt, Rio de Janeiro, la Pontificia Universidad Catolica de Puertorico. (2.5.2004-S.C./Italian Network)


    BREVETTATO AL POLITECNICO DI MILANO WHISPER, UN NUOVO DISPOSITIVO PER LA COMUNICAZIONE UOMO-COMPUTER

    Grazie a Whisper, il nuovo dispositivo brevettato presso il dipartimento di Bioingegneria del Politecnico di Milano, la respirazione offre la possibilità di comporre lettere, parole, comandi attraverso il flusso d'aria inspirato ed emesso. Quando parliamo, infatti, produciamo suoni modulando un flusso d'aria espirato attraverso le corde vocali. Whisper si può definire una tastiera a modulazione respiratoria e consente di fornire input molteplici (lettere, numeri, funzioni speciali) ad un computer, un palmare, un cellulare o un qualsiasi dispositivo elettronico. La connessione al PC/palmare/cellulare può avvenire indifferentemente via cavo, su porta USB o anche wireless (RF, Bluetooth o WiFi).

    Il brevetto è già in fase di sperimentazione all'interno di un progetto dal titolo "Dis…Abilità' patrocinato dal Fondo Sociale Europeo e coordinato dal Laboratorio di Domotica della Fondazione Politecnico di Milano in cui viene progettata, realizzata e validata una piattaforma accessibile hardware e software per la formazione di soggetti con disabilità favorendo il loro inserimento lavorativo.

    Come funziona tecnicamente il brevetto? Durante l'espirazione si ha l'emissione di un flusso di aria calda da naso a bocca; generalmente tale aria ha temperatura pari a quella dell'interno del corpo, ovvero superiore a quella dell'ambiente. A costi estremamente contenuti e con un dispositivo molto semplice dal punto di vista elettronico e sufficientemente miniaturizzato, è realizzabile la detenzione della durata dell'atto espiratorio sulla base delle variazioni di temperatura dell'aria in entrata/uscita dalla cavità nasale (narici) o boccale. Ciò viene implementato tramite un misuratore di temperatura basato su un termistore (particolare sensore di temperatura). Quindi il principio di funzionamento del dispositivo si basa sull'acquisizione di un segnale prodotto dal soggetto mediante il respiro, segnale che può essere agevolmente modulato attraverso i muscoli facciali e nasali. La modulazione del flusso in termini di durata dei singoli efflussi, anche nell'ambito del medesimo atto respiratorio, può codificare una serie di comandi quali lettere o funzioni (come per il codice Morse, che codifica le lettere dell'alfabeto attraverso opportune sequenze di punti o trattini). (2.5.2004- Italian Network)


    EDIZIONE "PREMIO SAPIO PER LA RICERCA ITALIANA - AL VIA LE SEGNALAZIONI FINO AL 15 SETTEMBRE 2004

    Al via l’edizione 2004 del Premio Sapio per la Ricerca Italiana. Tutti i ricercatori, i docenti universitari e tutti coloro che appartengono alla comunità scientifica italiana sono invitati a segnalare progetti e nominativi da candidare nelle diverse sezioni del Premio, compilando entro il 15 settembre 2004 i moduli disponibili sul sito web http://www.premiosapio.it.

    Il Premio nasce nel 1999 dall'impegno di numerose Università, di Centri di ricerca e del Gruppo Sapio, leader nel settore dei gas tecnici, puri e purissimi e liquidi criogenici che, insieme, hanno dato vita a un appuntamento di grande rilievo a livello nazionale, un riconoscimento prestigioso per scienziati che hanno sviluppato studi su applicazioni innovative, una qualificata opportunità di sviluppo di progetti e realizzazioni all'avanguardia nel settore della salute, della risonanza magnetica, dell'ambiente e, più in generale, nell'ambito scientifico.
    Nell'edizione 2003 il Premio ha ottenuto anche il patrocinio del Parlamento Europeo - Ufficio per l'Italia, del MIUR - Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, del Ministero dell'Ambiente, dell'APRE - Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, del CNEL - Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, dell'ENEA, delle Università di Firenze, Milano, Milano-Bicocca, e Torino, del CNR -- Consiglio Nazionale delle Ricerche, del CERM - Centro Europeo di Risonanze Magnetiche, di Federchimica, della Società Chimica Italiana, del CMG - Centro Metrologico Gas, del Gruppo Italiano di discussione di Risonanze Magnetiche, delle autorevoli riviste scientifiche "Le Scienze" e "Sapere".

    L'edizione 2004 è articolata in sei aree: NMR, Tecniche Analitiche per la Ricerca, Biotecnologie, Salute e Sociale, Economia, Acqua e Alimentazione.

    Nell'ambito del Premio saranno organizzate fino a settembre diverse giornate di confronto e di studio tra docenti e studiosi di fama nazionale e internazionale, presso le Università e i Centri di Ricerca in varie città italiane per raggiungere una maggiore e più attiva collaborazione tra chi fa ricerca, chi la promuove e chi la applica. Saranno, infatti, coinvolti ricercatori, docenti, professionisti, imprenditori, istituzioni e media specializzati, perché il Premio diventi un momento di incontro e di discussione di idee e progetti innovativi.

    Per informazioni sul Premio e sulle giornate di studio: Segreteria Organizzativa Indalo - Premio Sapio per la Ricerca Italiana Tel.+39 051 273062 - Fax 051 6569026 - E-mail info@premiosapio.it.(2.5.2004-Italian Network)


    DALLA COMUNITA' SCIENTIFICA SOS: DAI NUOVI PROGRAMMI SCOLASTICI E' SCOMPARSA LA TEORIA DELL'EVOLUZIONE DELLA SPECIE.IL MIUR CORRE AI RIPARI

    "Un danno per la cultura delle nuove generazioni", così segnalava, nei giorni scorsi, una nota proveniente da un gruppo di esponenti della comunita' scientifica italiana, che rilevava come dai nuovi programmi della Scuola media fosse scomparso l'insegnamento della "Teoria dell'evoluzione delle specie". L'elenco degli argomenti da trattare non comprende più "L'evoluzione della Terra", la "Comparsa della vita sulla Terra" la "Struttura, funzione ed evoluzione dei viventi" e "L'origine ed evoluzione biologica e culturale della specie umana".
    I programmi pubblicati nel decreto legislativo del 19 febbraio 2004 non contengono tracce della storia evolutiva dell'uomo né del suo rapporto con le altre specie.
    Ma il mancato apprendimento della teoria dell'evoluzione per dei ragazzi di 13-14 anni rappresenta una limitazione culturale e una rinuncia a svilupparne la curiosità scientifica e l'apertura mentale, affermavano gli esponenti del mondo scientifico e ricercatori di diverse discipline. "E' senz'altro giusto spiegare che il Darwinismo e le teorie che ne sono conseguite hanno lacune da colmare e presentano problemi insoluti, ma non si può saltare completamente l'anello che lega passato e presente della nostra specie. Chiediamo dunque al Ministero dell'Istruzione di rivedere i programmi della scuola media, colmando una dimenticanza dannosa per la cultura scientifica delle nuove generazioni.
    Firmato: Carlo Bernardini - Dip. di Fisica La Sapienza e Infn; Edoardo Boncinelli - Scuola Int. Sup. StudiAvanzati, Trieste; Luigi Luca Cavalli Sforza - Univ. di Stanford; Bruno Dallapiccola - Ist. Mendel, Roma; Ernesto Di Mauro - Genetica molecolare, La Sapienza. Dir. Fond. Cenci Bolognetti; Renato Dulbecco - Nobel per la medicina; Margherita Hack - prof. ssa emerita di Astrofisica, Trieste; Giuseppe Novelli - docente di Genetica Umana, Tor Vergata; Franco Pacini - dir. Osservatorio di Arcetri; Massimo Pettoello - Mantovani - prof. di Pediatria, Foggia e New York; Alberto Piazza - docente di Genetica Umana, Torino; Pier Franco Pignatti - presid. Soc. italiana di Genetica Umana.

    Una carenza che il MIUR si è impegnato a colmare.(2.5.2004-Italian Network)


    ITALIA/USA - TECNOLOGIA ITALIANA PER RISCOPRIRE I TESTI DI ARCHIMEDE

    L'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione (Isti) del Cnr è coinvolto in un progetto statunitense finanziato da un privato per cercare di recuperare le teorie ed i trattati di Archimede da un manoscritto palinsesto del X secolo d.C. che è stato sottoposto a successive contraffazioni. L'iniziativa è in collaborazione con il Walters art museum di Baltimora, e in virtù della partecipazione degli italiani al progetto europeo ISYREADET, coordinato da una piccola azienda di Catanzaro e che si occupa di restauro virtuale dei beni culturali.
    L'Istituto di Pisa sta cercando di recuperare il pensiero del filosofo siracusano su un manoscritto palinsesto, ossia una pergamena il cui testo originario è stato cancellato e sostituito da uno più recente. In questo caso, sotto un testo religioso vergato nel 1239 e danneggiato da umidità, cera di candele, muffe, restauri mal eseguiti e disastrose falsificazioni, si celano alcuni trattati di Archimede, tra cui il Metodo dei teoremi meccanici, copiati da uno scriba nel X secolo d.C. attingendo presumibilmente a una fonte molto vicina all'originale.
    Il testo archimedeo è ora visibile solo in deboli tracce sotto il testo più recente. Gli italiani stanno lavorando su immagini digitali che sono spedite loro via rete; queste sono state acquisite con luce a diverse lunghezze d'onda, ovvero su colori differenti, e ciascuna contiene tutto il contenuto della pagina: l'antico testo quasi cancellato, il testo che è stato riportato sopra, più tutte le degradazioni dovute alle vicissitudini che ha subito il palinsesto come macchie di muffa, parti mancanti, parti in cui la pergamena è molto deformata.
    Chiediamo al dr. Salermo dell'ISTI in cosa consiste il loro lavoro. Sfruttando tutte queste immagini sui diversi colori noi riusciamo ad estrarre delle riproduzioni in cui è presente solo il testo di Archimede, altre in cui c'è solo quello più recente, utilizzando dei metodi che si basano su proprietà statistiche dei diversi testi e delle diverse immagini che rappresentano i diversi testi.
    Quando finirà il vostro lavoro su Archimede? Non lo so. L'80% del testo è già leggibile, all'interno ci sono dei punti con delle difficoltà speciali per ritrovare la traccia della copia di Archimede e delle pagine intere che sono state coperte da una miniatura in oro, fatta da un falsario per aumentarne il valore. Si tratta di 5 pagine e si sta discutendo per capire quali tecniche adottare per vedere quello che c'è scritto sotto l'oro senza doverlo rimuovere. Alcune proposte riguardano l'uso di tecniche basate sull'intelligenza artificiale, per riuscire a colmare, basandosi su determinate conoscenze, certe lacune che possono esserci nel testo. Tutte queste cose, però, sono finalizzate al lavoro dello studioso, nel senso che normalmente i filologi hanno un loro modo di lavorare, sono perfettamente soddisfatti del loro metodo e non accettano facilmente le novità. Ad esempio, vogliono vedere tutto quello che c'è nella pagina e quindi fino ad oggi hanno preferito avere delle immagini in cui i due testi sono evidenziati con diversi colori, per averli entrambi in quanto ritengono che perdano delle informazioni ad ogni elaborazione. Questa tecnica si chiama pseudocolore. Il nostro lavoro tecnico consiste anche nel cercare di indovinare quali possono essere le esigenze dello studioso.

    Il percorso del palinsesto, prima del suo arrivo negli Stati Uniti è stato molto avventuroso. Da Costantinopoli il codice accuratamente rilegato passa in un monastero bizantino dell'Italia meridionale dove il testo originale viene sostituito con un altro; lo ritroviamo a Gerusalemme e di nuovo a Costantinopoli. Qui lo studioso Costantine von Tischendorf, nel 1846, scoprendo "un palinsesto di argomento matematico" di un certo interesse, ne stacca due pagine portandole via; solo nel 1906 il palinsesto viene identificato dal filologo Johan Heiberg; il codice sparisce durante la prima Guerra mondiale, passa tra collezionisti e case d'asta per essere poi acquistato per due milioni di dollari da un anonimo collezionista che a sua volta lo affida al museo americano. (25/04/2004-Stefano Cocci/Italian Network)


    ITALIA/OLANDA E FRANCIA COOPERANO AD UNO STUDIO SULLA COMPRENSIONE DELLE BASI NERVOSE DELL'EMPATIA

    È stato pubblicato sulla rivista scientifica "Neuron" uno studio, condotto da ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma, sulla comprensione delle basi nervose dell'empatia.
    I risultati di questa ricerca forniscono importanti elementi per la comprensione dei meccanismi alla base della nostra capacità di empatizzare con gli altri: si è infatti dimostrato che, quando osserviamo qualcuno che viene toccato, attiviamo automaticamente alcune aree del cervello che si attivano normalmente quando siamo noi ad essere toccati.

    Fino ad oggi si conosceva ben poco circa le basi nervose di questo aspetto dell'empatia mentre è data per scontata la nostra capacità di comprendere le sensazioni provate da altri.
    Il Prof. Gallese ed il Prof. Fogassi assieme ad altri colleghi dell'Università di Groeningen, Olanda e Marsiglia, Francia, hanno usato la tecnica della Risonanza Magnetica funzionale (fMRI) per studiare quali parti del cervello sono attivate quando un soggetto viene toccato oppure osserva filmati in cui altri individui od oggetti vengono toccati.
    È stato così scoperto che un'area del cervello nell'opercolo parietale chiamata area SII/PV si attiva sia quando i soggetti vengono toccati che quando osservano che qualcun altro od un oggetto viene toccato. La stessa area cerebrale non si attiva se i soggetti osservano altri individui oppure oggetti venire semplicemente avvicinati ma non toccati da un altro oggetto.

    La ricerca dimostra che, attraverso un meccanismo di simulazione, siamo in grado di collegare automaticamente le nostre esperienze corporee con ciò che accade agli altri e nel mondo esterno. Secondo il Prof. Gallese, i risultati di questo studio fanno avanzare considerevolmente le nostre conoscenze sui meccanismi nervosi alla base della nostra cognizione sociale.
    Assieme a precedenti lavori del gruppo di Parma, questi nuovi dati chiariscono per la prima volta i meccanismi funzionali alla base dell'empatia. Siamo in grado di comprendere empaticamente le azioni degli altri e le emozioni e sensazioni da loro esperite attraverso la simulazione automatica ed involontaria delle nostre azioni, emozioni, e sensazioni.(25/04/2004-Stefano Cocci/Italian Network)


    GENOVA: CAPITALE DEL FESTIVAL DELLA SCIENZA

    L'Asia-Europe Foundation (ASEF) e l'Istituto Nazionale per la Fisica della Materia (INFM) organizzano, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri italiano, il primo Asia-Europe Scientists of Tomorrow Programme (AESOTOPE), un nuovo programma per studenti delle scuole superiori organizzato nel quadro dell'Asia-Europe Classroom.
    Considerando che, l'economia mondiale è guidata da tre potenti pilastri, come il Nord America, l'Europa occidentale e l'Asia dell'Est, è stato importante creare un network istituzionale di collegamento internazionale, rivolto alla formazione dei giovani di tutto il mondo sin dalle scuole superiori, per ottenere, nel futuro personalità aperte, produttive e preparate, come il triangolo dell'Asia-Europe Meeting (ASEM).

    Il dialogo politico, il rafforzamento di una cooperazione e la promozione socio-culturale, rappresentano lo spirito con cui il Programma è nato, e continua a manifestare la forte attrattiva da ogni parte del mondo.
    Gli organizzatori di AESOTOPE inviteranno uno o due gruppi da ciascuno dei 25 Paesi membri dell'ASEM, composti da due studenti delle scuole superiori (di età compresa tra i 15 e i 16 anni) ed un insegnante/tutor a partecipare al programma.
    E' opportuno ricordare i Paesi partecipanti: Austria, Belgio, Brunei, China, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Indonesia, Irlanda, Italia, Giappone, Corea, Lussemburgo, Malesia, Olanda, Filippine, Portogallo, Singapore, Spagna, Svezia, Tailandia, Regno Unito, Vietnam e Commissione Europea.
    I gruppi, attraverso un proprio progetto, rappresenteranno la propria scuola ed il proprio Paese, ed avranno l'opportunità di dimostrare la propria conoscenza della scienza e tecnologia, interagendo in collaborazione con studenti di altri Paesi.

    Il programma AESOTOPE si terrà a Genova, che nel 2004, è Capitale Europea della Cultura e dal 28 Ottobre all'8 Novembre 2004, ospiterà la seconda edizione del Festival della Scienza, di cui l'INFM è uno dei principali promotori.
    Il programma si svolgerà in parallelo con il Festival della Scienza per consentire agli studenti ed insegnanti di AESOTOPE, di prendere parte attivamente ad alcuni degli eventi scientifici e sociali del Festival.

    Le domande dovranno essere redatte in lingua inglese, utilizzando il modulo allegato (Application Form final.doc) e secondo le indicazioni fornite nelle (Guidelines for Applications final.doc), disponibile sul sito internet dell'AESOTOPE www.aesotope.it
    In ciascuno dei 25 Paesi ASEM, sono state designate Organizzazioni Nazionali di Contatto e Comitati Nazionali di Selezione, che raccoglieranno le proposte ed effettueranno una loro valutazione, e pre-selezione.
    Per l'Italia, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, costituirà il Comitato Nazionale di Selezione delle proposte italiane.
    Le proposte dovranno pervenire entro il 20 Maggio 2004 via e-mail all'indirizzo elisabetta2.davoli@istruzione.it (diversamente da quanto indicato nei modulari).
    Successivamente, un Comitato Internazionale di Esperti valuterà le proposte pre-selezionate dai 25 Paesi e, insieme agli organizzatori (INFM ed ASEF), selezionerà i progetti che parteciperanno al programma AESOTOPE a Genova.

    Per approfondimenti: www.aesotope.infm.(25/04/2004M.B./Italian Network)

    Si è tenuta a Marsiglia la riunione di ELU (European Latin Universities), il gruppo informale di discussione e confronto creatosi all'interno dell'EUA su tematiche di interesse per l'area latina delle università europee e di cui fanno parte le Conferenze dei Rettori di Belgio (comunità francofona), Francia, Italia, Lussemburgo, Svizzera, Portogallo,Spagna. (25/04/2004-Italian Network)


    MARCONI DAY A PONTECCHIO CON LA FONDAZIONE MARCONI

    Al "Marconi Day": ricerca e tecnologia, ma anche videogiochi ed effetti speciali. L'appuntamento con l'anniversario della nascita di Guglielmo Marconi, è stato festeggiato domenica 25 aprile a Pontecchio. Un'occasione non rituale sia per raccontare le tante iniziative realizzate dalla Fondazione Marconi nell'arco degli ultimi dodici mesi, sia soprattutto per presentare alcune novità.
    La prima balza agli occhi di chi entra nel giardino di Villa Griffone: un nuovo busto in bronzo del grande scienziato inaugurato proprio in apertura della manifestazione.
    Si tratta di una scultura realizzata da Guido Negri di Montenegro e inaugurato presso il Regio Istituto Tecnico Commerciale Mercantile Guglielmo Marconi di Bologna il 20.12.1939. Marconi è qui effigiato nella sua uniforme di Presidente della R. Accademia d'Italia. Il busto è stato in seguito "ereditato" dall'odierno Istituto Tecnico Commerciale Rosa Luxemburg che ha deciso di donarlo alla Fondazione Guglielmo Marconi.

    Ci sono poi le novità di carattere "tecnologico": sempre all'ingresso della villa è stato realizzato un "exhibit" sorprendente per i non addetti ai lavori, ossia un "rivelatore di persone a microonde": passando davanti allo strumento, la persona si rende conto di funzionare proprio come un'antenna telefonica naturale, e di emettere microonde rilevabili dagli strumenti.
    Non basta: il sistema di pianificazione di un sistema di copertura per telefonia cellulare di una grande città - Monaco di Baviera, nella fattispecie - è stato trasformato in un videogioco. I concorrenti devono cercare di dare la massima copertura alla città utilizzando il minimo di potenza e quindi limitando al massimo le emissioni di campi elettromagnetici. Vince il concorrente più abile a limitarle.

    Ancora: nel corso della manifestazione marconiana: uno spazio dedicato alla divulgazione scientifica. Il presidente della Fondazione Marconi, prof. Gabriele Falciasecca ha spiegato il funzionamento del telefono cellulare dialogando con … un telefonino. Un po' come nel film "chi ha incastrato Roger Rabbit", l'umano dialogherà con l'oggetto, per raccontare in modo un po' diverso dal solito che cosa sta dietro, in termini scientifici, ad uno degli oggetti più amati e utilizzati del mondo.
    Il programma prevedeva poi una parte dedicata all'attualità: il Consigliere Guido Salerno, direttore generale della Fondazione Bordoni, è il "padre" del Codice Unico delle Comunicazioni Elettroniche, da tutti apprezzato. Di grande proiezione per il futuro è poi la relazione che ha tenuto il Consigliere Salerno che, parlando di "digitale terrestre" metterà in luce gli aspetti di ricerca e di innovazione ad esso collegati. La relazione si intitola: la televisione digitale, prospettive per l'innovazione e la ricerca".

    A conclusione della manifestazione, la premiazione dei vincitori del Premio Internazionale di pittura, scultura arte elettronica "Guglielmo Marconi", promosso dal Circolo Artistico di Bologna, da Fondazione Marconi e Università di Bologna. (www. circoloartistico.net).

    Per ulteriori informazioni:Fondazione Marconi - Villa Griffone, Pontecchio Marconi (Bologna), +39 051 846121.(25/04/2004-Italian Network)


    A BRUXELLES E ROMA INIZIATIVE E PROGRAMMI COMUNITARI DI COOPERAZIONE CON I PAESI TERZI AMERICA LATINA MEDITERRANEO E ASIA

    Nell'ambito del programma di attività della sede di Bruxelles, la CRUI organizza alcuni incontri diretti alle università italiane e ai ricercatori su argomenti di specifico interesse .
    Il primo incontro dell'anno 2004 sarà dedicato ai programmi comunitari di cooperazione coi Paesi terzi. L'evento è organizzato in cooperazione con APRE e CNR e si svolgerà in due momenti distinti, ma idealmente collegati.

    Il primo incontro avrà luogo a Bruxelles il 27 e 28 aprile presso l'ufficio CRUI e vedrà la partecipazione dei funzionari della Commissione europea che sotto vari profili concorrono alla gestione delle iniziative di cooperazione (DG Ricerca, DG Istruzione e cultura, Europe Aid, DG Relex). L'incontro sarà suddiviso in tre sessioni dedicate rispettivamente ai tre settori geografici d'indagine e sarà rivolto ai responsabili degli uffici relazioni internazionali e ricerca internazionale delle università, ai delegati dei rettori per le relazioni internazionali e per la ricerca, ai ricercatori.

    Il secondo incontro, a distanza di due settimane, intende offrire la possibilità alle università, agli enti di ricerca e ai ricercatori italiani di entrare in contatto con le realtà scientifiche dei Paesi terzi coinvolti nella cooperazione per il tramite delle rappresentanze diplomatiche presenti a Roma.
    Alla giornata, organizzata presso l'aula magna dell'Università "La Sapienza", parteciperanno gli addetti culturali e scientifici delle Ambasciate dei Paesi terzi secondo la formula del workshop: tavoli di lavoro distinti per area geografica in cui "domanda" e "offerta" possono incontrarsi e dialogare.
    Il workshop sarà introdotto da una serie di comunicazioni dei responsabili del MAE, del MIUR, della CRUI, del CNR e alcuni interessanti case studies.

    In particolare a Roma interverranno: Giuseppe D'Ascenzo, Università di Roma "La Sapienza" con un "Indirizzo di saluto; "Massimo Egidi, della CRUI sul tema: "Una rete della conoscenza per una migliore pianificazione dei progetti e delle collaborazioni di ricerca internazionale basate sugli interessi locali"; Giuseppe Roffi, CNR: "La presenza del CNR nel programma di cooperazione internazionale europeo; Antonello Masia, MIUR: "Il programma di internazionalizzazione del MIUR: la cooperazione coi Paesi terzi"; Marco Del Panta Ridolfi, MAE: "La cooperazione S&T bilaterale dell'Italia: finalità e strumenti"; Dino Guerritore, Università di Roma "La Sapienza" "Il Ruolo dell'Università nella società civile: i programmi della Sapienza di intervento per lo sviluppo sostenibile, la cooperazione allo sviluppo e per la promozione del dialogo interculturale e della pace"; Bruno Riccò/Massimo Ricottilli, Università di Bologna: "La cooperazione universitaria con l'America Latina. Soluzioni specifiche per gli specifici problemi del Subcontinente. I programmi dell'Università di Bologna e le collaborazioni con altre università italiane"; Alessandro Bianchi, Università Mediterranea della Calabria: "Uno scenario mediterraneo per la cooperazione scientifica dell'Europa"; Riccardo Zandonini, Università di Trento: "Le sfide di una cooperazione tra pari in un continente a molte facce: l'Asia".(25/04/2004-Italian Network)


    "ATOMI VORTICI E SIRENE - IMMAGINI E FORME DEL PENSIERO ESATTO - UN LIBRO DI RUGGERO PIERANTONI

    L'ultimo libro di Ruggero Pierantoni "Vortici, atomi e sirene. Immagini e forme del pensiero esatto" edito dall'ELECTA affronta quei territori vaghi e insidiosi che segnano gli incerti confini tra scienze esatte, psicologia della percezione, arte e semiologia, illuminando e sconcertando allo stesso tempo scienziati e umanisti.
    Spiazzante e fascinoso come sempre, Pierantoni dedica il suo nuovo libro a un viaggio nello sforzo che gli uomini hanno da sempre profuso nel tentativo di dare una forma precisa e codificata agli oggetti e ai fenomeni, anche quando questi non hanno una realtà percepibile, tangibile, o addirittura non esistono.
    Inestricabile tessitura di testo e immagini, il libro di Pierantoni ci introduce a una iconologia dell'invisibile che spazia dalle immagini propriamente scientifiche a Michelangelo e Vermeer, Max Klinger e Boccioni, anche se il posto d'onore se lo prende, ovviamente, il sommo Leonardo da Vinci...."La forma suprema della conoscenza è cedere, ma del tutto e senza pentimento alcuno alla seduzione del segno"

    Ruggero Pierantoni (Roma 1934) è un noto studioso della percezione acustica e visiva. Già ricercatore presso il C.N.R., è da anni invitato come Visiting Professor nelle università e istituti di ricerca in Italia e all'estero. Insegna presso il Politecnico di Milano Bovisa, facoltà di Industrial Design, e all'Accademia di Belle Arti di Urbino. E' stato assessore alla cultura per il comune di Genova dal 1997 al 2002. Attualmente è Visiting Professor presso la University of Western Ontario (Canada)(25/04/2004-Italian Network)


    LA SCIENZA PER I GIOVANI- UNA RICERCA DELL'IRPPS

    L'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr che ha effettuato un sondaggio su un campione di 800 ragazzi di età tra i 18 e i 29 anni.
    Dal sondaggio emerge che "la fiducia verso la scienza non è acritica", spiega Enrico Pugliese, direttore dell’Irpps Cnr, "ma è accompagnata da dubbi e da un atteggiamento diverso da quello dei giovani di 40 -50 anni fa".
    La scienza, in particolare le nuove tecnologie e le scoperte scientifiche rientrano tra gli argomenti di interesse degli under 29 rispettivamente con il 32,1 e il 24,5 per cento delle preferenze.
    In cima alla lista, ovviamente, musica (52,9 per cento) e sport. Ma non solo gli argomenti scientifici interessano, i ragazzi ne vorrebbero sapere di più soprattutto a proposito di medicina (66,6 per cento), storia (51,4) ed economia (45). "Una disciplina questa che possiamo considerare emergente tra quelle che maggiormente interessano questo target", commenta Pugliese.

    E se televisione e riviste scientifiche sono i mezzi d’informazione preferiti, è la scuola a finire sul banco degli imputati. Per il 58 per cento degli intervistati, infatti, l’insegnamento delle discipline scientifiche non è sufficientemente sviluppato e, soprattutto, per 86 ragazzi su 100, non è collegato al mondo del lavoro. La sfiducia in generale investe la politica della ricerca: per il 53,1 per cento l’Italia non è competitiva e per il 50,6 non è all’avanguardia nel campo delle conquiste scientifiche e tecnologiche. Due terzi degli intervistati ne attribuisce le cause agli scarsi investimenti da parte dello Stato e dei privati, anche se è convinzione dell’84,1 per cento che l’onere dei finanziamenti dovrebbe essere a carico del settore pubblico.
    E se la ricerca italiana appare debole agli occhi dei giovani, così non è per la figura dello scienziato, considerata la seconda professione più importante per la società dopo quella dell’imprenditore. Un posto che i ricercatori italiani hanno ben diritto di occupare visto che per il 66 per cento degli intervistati sono persone affidabili. Magari solo un po’ stravaganti, come sostiene il 54,6 per cento.(25/04/2004-Italian Network)


    LA SPERIMENTAZIONE DEL VACCINO ITALIANO ANTI - AIDS IN AFRICA: PRIMO ATTO DEL COMITATO PERMANENTE DEGLI SCIENZIATI E DEI RICERCATORI ITALIANI NEL MONDO PROMOSSO DAL MIM

    Due giorni di lavoro a Roma per i 30 membri del Comitato Permanente degli Scienziati e dei Ricercatori Italiani nel Mondo, organismo alla sua prima riunione sotto la Presidenza del Ministro per gli Italiani nel Mondo, On. Mirko Tremaglia, come sancito nel 2003 dal "Primo Convegno Internazionale degli Scienziati e dei Ricercatori Italiani nel Mondo".
    Tra le linee guida decise c'è la volontà di valorizzare l'enorme patrimonio rappresentato dalla comunità dei ricercatori italiani nel mondo in cinque aree fondamentali: sanità, ambiente, patrimonio culturale , diritti, telecomunicazioni.
    A questo proposito il primo grande impegno preso è di dare il via ad un progetto operativo per la sperimentazione del vaccino italiano contro l'AIDS, una piaga mondiale che ha raggiunto in Africa una diffusione che tocca il 70% degli infettati di tutto il mondo. Proprio nel continente africano, l'equipe della Prof.ssa Ensoli - che per prima sta sviluppando un vaccino di nuova generazione basato sulla proteina TAT - avvierà la fase due della sperimentazione sull'uomo, puntando su un network già ben avviato che si basa sull'ospedale di Soweto ed i laboratori in Swaziland e Mozambico.
    Il lavoro degli italiani punterà a costituire un gruppo di lavoro che agisca non solo nell'ottica della sperimentazione ma lavori sulla comunicazione delle procedure di prevenzione e favorisca la nascita delle infrastrutture necessarie per attuarle. Tra i partner italiani ci sono l'Ospedale Spallanzani, il Policlinico di Roma, il San Raffaele di Milano e, recentemente, si è aggiunto il San Gallicano.

    Abbiamo chiesto alcune precisazioni alla D.ssa Barbara Enzoli. In cosa consiste il vaccino perfezionato dall'equipe dell'Istituto Superiore di Sanità da Lei coordinata?

    ENSOLI. Si basa sull'uso della proteina TAT, il motore del virus, che ne regola la produzione e la replicazione e che, se inoculandola, induce una risposta immunologica con produzione di anticorpi specifici sia di cellule citotossiche che uccidono il virus.
    È già stata positivamente testata sulle scimmie ed ora è nella fase 1 della sperimentazione sull'uomo, per la verifica della sua tossicità su una piccola comunità di volontari. Si passrà poi ai successivi due stadi che prevedono un incremento del numero dei volontari e valutano rispettivamente le risposte immunogeniche e l'efficacia.
    Il vaccino italiano è molto importante dal punto di vista metodologico: la molecola utilizzata è sempre la stessa in tutte le varianti conosciute dell'AIDS e lavora all'interno dello stesso virus, mentre, fino ad oggi, tutti gli approcci tentati puntavano a penetrare il rivestimento e si basavano su proteine presenti su una singola variante del virus.

    Contestualmente alla presentazione di questo progetto è stato annunciato che, proprio per sostenere l'iniziativa e grazie al sostegno finanziario della Cooperazione italiana allo sviluppo, sarà realizzato un Centro di Ricerca per l'impiego del vaccino contro l'AIDS intitolato a Carlo Urbani, scopritore e vittima della Sars.

    Nel corso dei lavori del comitato sono stati illustrati altri progetti in diversi ambiti operativi - come quello relativo a "Scienza e Tecnologia: nuovo nesso tra Italia e America Latina", incentrato sulle tematiche della biotecnologia e della biodiversità - che, in collaborazione con altre Istituzioni interessate ed il coinvolgimento degli Enti locali, saranno oggetto di ulteriore approfondimento per una futura approvazione da parte del Comitato.
    Per il futuro, il nuovo organismo resterà in ascolto delle proposte che proverranno al suo interno e da tutti i ricercatori italiani nel mondo e svolgerà opera di catalizzazione dei vari progetti di volta in volta selezionati e li sottoporrà all'attenzione del Ministro per il reperimento delle risorse finanziarie. (17/04/2004-Stefano Cocci -Italian Network)


    IL POLITECNICO DI MILANO NEL SECOQC, LA RTE MONIALE PER LE COMUNICAZIONI SICURE

    Parte ad aprile 2004 il progetto UE per lo sviluppo di una rete assolutamente sicura per la trasmissione di informazioni. Si tratta di SECOQC - Development of a Global Network for Secure Communication based on Quantum Cryptography un network europeo che vede il Politecnico di Milano assieme ai ricercatori europei contro lo spionaggio informatico fra i protagonisti. Il progetto intende sviluppare una rete globale per comunicazioni sicure basate sulla crittografia quantistica. Sconfiggere quindi lo spionaggio informatico economico e industriale, effettuato in gran parte attraverso la rete di sorveglianza mondiale ECHELON.
    È l'obiettivo ambizioso del primo progetto integrato (IP) del sesto programma tematico UE che, coordinato dall'austriaca ARC Seibersdorf research GmbH, prende avvio nell'aprile 2004. Il progetto, che ha una durata di 4 anni ed è finanziato dalla UE con 11,4 milioni di Euro, coinvolge 41 partner da 12 paesi (Austria, Belgio, Svizzera, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Italia, Russia, Svezia, Canada) di cui 3 KMU, 25 università, 5 centri di ricerca e 8 aziende private.
    Partner italiano è l'equipe del Politecnico di Milano guidata dal Prof. Sergio Cova, leader internazionalmente riconosciuta nello sviluppo di dispositivi microelettronici noti come SPAD (Single-Photon Avalanche Diode).
    Si tratta di dispositivi microelettronici in grado di rivelare singoli fotoni e individuare i loro tempi di arrivo con estrema precisione. Il progetto europeo ha affidato al Politecnico di Milano la responsabilità primaria dello sviluppo di rivelatori SPAD in silicio e i relativi circuiti integrati: solo grazie all'utilizzo di questa tecnologia completamente italiana, sviluppata in collaborazione con l'Istituto di Microelettronica e Microsistemi del CNR Sez.Bologna, la nuova rete globale potrà dirsi assolutamente sicura. Collaboreranno con il Politecnico di Milano la Heriot-Watt University di Edinburgo e la Sheffield University (UK).

    Il progetto, che sposa Ricerca di base ad applicazioni nel mercato, vedrà la collaborazione di esperti di fisica quantistica con specialisti di rete, economisti, esperti di crittografia, elettronica, tecniche di sicurezza e di sviluppo di software. (17/04/2004-Italian Network)


    COLLABORAZIONE ITALIA/USA/CINA: SCONFITTO IL RISCHIO DI ESTINZIONE DEL PIOPPO LOMBARDO

    Il pioppo naturale lombardo è salvo. E' stata così sconfitta la minaccia di estinzione che da anni colpisce questa importante risorsa naturale in tutta Europa.
    E' questo uno dei principali risultati pratici e scientifici cui ha condotto una importante ricerca scientifica sulla "Biodiversità del pioppo naturale e del pioppo coltivato" promossa e finanziata dalla Fondazione Bussolera Branca in collaborazione con l'Università di Milano e l'Università di Pavia.

    La ricerca, presentata in anteprima alla stampa, è stata condotta tra il 2001 e il 2004 da un team di ricercatori e scienziati italiani e stranieri provenienti dalla California e dall'Oregon (coordinati dal prof. Francesco Sala e dal prof. Stefano Castiglione dell'Università di Milano) che, attraverso metodi di analisi molecolare, hanno potuto determinare il riconoscimento del vero pioppo naturale, la sua discriminazione dal pioppo ibrido commerciale e, quindi, la costituzione di una vera e propria "banca" di germoplasma, ponendo le basi per importanti opere di ripristino ambientale.

    Il lavoro di ricerca, attraverso interventi di biogenetica molecolare del DNA, ha inoltre consentito di introdurre nel pioppo coltivato geni in grado di inibire la produzione e la diffusione di polline e seme, elementi che favoriscono la riduzione della biodiversità delle specie oltreché la diffusione di fenomeni allergologici tra la popolazione.
    Gli effetti benefici di questa importante innovazione sono già stati concretamente sperimentati in Cina. La ricerca promossa dalla Fondazione Bussolera Branca coinvolge, infatti un gruppo di ricercatori cinesi, coordinati dalla Professoressa Han Yifan.

    Infine, la ricerca ha permesso la creazione di "kit molecolari diagnostici" in grado di discriminare ogni singola pianta tra quelle analizzate, facenti parte del Parco del Ticino, dichiarato dall'UNESCO, nel 2003, patrimonio dell'Umanità.

    Commentando i risultati della ricerca è stato sottolinea dal Prof. Sala la preziosa collaborazione tra la Fondazione e le Università, grazie anche all'adozione del modello statunitense per la scelta dei ricercatori, un modello basato sul coinvolgimento diretto ad personam dei migliori ricercatori e scienziati nei diversi campi". "Non solo" ha proseguito Pierotti Cei "per la prima volta in Italia si è usato questo metodo per la formazione del team, ma si sono seguiti modelli altrettanto innovativi nei metodi di finanziamento della ricerca e nel coinvolgimento di istituzioni sia nazionali che internazionali".
    "Siamo pienamente soddisfatti" ha affermato il Presidente della Fondazione Bussolera Branca "perché la ricerca ha pienamente raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati, che sono certamente quello di favorire la promozione della ricerca scientifica, ma anche, e soprattutto, quello di raggiungere risultati che permettessero una ricaduta reale sul sistema agricolo, ovvero di offrire, nel pieno rispetto dell'ambiente e del territorio, risposte concrete alle esigenze degli imprenditori agricoli".
    "Anche in Agricoltura" ha concluso Pierotti Cei "bisogna creare condizioni favorevoli all'innovazione e alla crescita delle capacità tecnologiche perseguendo una sempre maggior cooperazione tra Università e centri di ricerca, sistemi produttivi e soggetti non profit. Anche da questo punto di vista, la ricerca condotta sui pioppi dimostra che tutto ciò è possibile oltreché auspicabile".

    Per ulteriori informazioni: Ad Hoc Communication Advisors tel. +39 027606741.(17/04/2004-Italian Network)


    DOPO 400 ANNI RISCOPERTO IL LIBRO CHE REGOLA IL FLUSSO VENOSO

    Girolamo Fabrici d'Acquapendente è stato, con Vesalio, Colombo e Falloppio uno dei maggiori anatomisti; iniziatore dell'embriologia e dell'anatomia comparata è diventato famoso soprattutto per la scoperta della Bursa Fabrici, un organo linfatico degli uccelli preposto alla produzione di anticorpi, e per un piccolo opuscolo di appena 24 pagine dal titolo De venarum ostiolis (1603).
    Opuscolo che contiene una accurata descrizione delle valvole delle vene, prima di allora mai disegnate né riconosciute, e che apriranno la strada agli studi harveiani: d'Acquapendente infatti, pur individuando le valvole, non ne capiva la funzione, essendo ancora accettati all'epoca i principi della fisiologia galenica.

    A Bursa Fabrici, che è stato per oltre 50 anni insegnante all'Ateneo di Bologna, l'Ateneo ha reso omaggio al professore a 400 anni dalla morte ed alla sua rarissima opera, corredata da tavole a colori, di cui esistono pochissime pubblicazioni: una di esse è stata venduta due anni fa per 40.000 dollari.
    Nell'occasione è stata presentata, inoltre, la nuova traduzione del De venarum curata da Maurizio Rippa.
    Rippa è anche il curatore della mostra che si terrà il prossimo anno alla Biblioteca Marciana di Venezia e che vedrà riunite e per la prima volta esposte al pubblico le 212 tavole a colori (olio su cartone) dell'Acquapendente.(17/04/2004-Italian Network)


    2005 - ANNO DELLA "SCIENZA, NUOVE TECNOLOGIE E PATRIMONIO DELLA CULTURA"

    La Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero si è riunita nei giorni scori al Ministero degli Affari Esteri per decidere l'organizzazione tematica del 2005, che sara' dedicata alla "Scienza, nuove tecnologie e patrimonio della cultura".
    La scelta segue alla necessità di valorizzare all'estero un ambito della cultura italiana, quello scientifico, scarsamente cnosciuto, se non per i grandi nomi, all'estero, dove, invece, è enormemente apprezzata la cultura artistica.

    Grazie all'iniziativa sarà possibile valorizzare l'elemento scientifico della cultura italiana, cui appartengono esponenti del mondo scientifico di fama mondiale.
    L'iniziativa permetterà, inoltre, di sostenre ulteriormente la candidatura di Trieste ed al suo "sistema" scientifico quale sede dell'Expo 2008.

    Ricordiamo che allo stato attuale è in corso l'anno dedicato alle "Culture e tradizioni regionali" .

    Nel 2005 saranno, tuttavia, ricordati anche due importanti centenari della nascita dei musicisti Goffredo Petrassi e Luigi Dalla Piccola. Di cio' dovranno tener conto gli Istituti italiani di cultura, ha fatto presente il Sottosegretario Mario Baccini, perchè siano avviate iniziative che celebrino i due maestri.(17/04/2004-Italian Network)


    ITALIA/USA: NUOVE CONOSCENZE SULLA TOSSICODIPENDENZA-UNA "MEMORIA" SOGGETTA A STIMOLI AMBIENTALI

    Una singola esperienza di assunzione di sostanze che causano dipendenza crea un'associazione con gli stimoli ambientali che a distanza anche di 20 - 30 anni in un essere umano provoca il ritorno del desiderio della sostanza se il soggetto è esposto agli stimoli ambientali precedentemente associati agli effetti del farmaco.
    È il risultato di una ricerca pubblicata dalla rivista specializzata "Nature Neuroscience", dal titolo Stimuli Associated with a Single Cocaine Experience Elicit Long Lasting Cocaine Seeking, nata dalla collaborazione fra il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Medicina Sperimentale dell'Ateneo di Camerino e il prestigioso istituto di ricerca americano "The Scripps Research Institute", un percorso comune che parte dal 1998.
    Il lavoro, attraverso la riproduzione del comportamento tipico della tossicodipendenza negli animali da laboratorio, dimostra che una singola esperienza di autosomministrazione di cocaina (agli animali viene insegnato a premere una leva per autosomministrarsi cocaina in presenza di uno stimolo uditivo) e di associazione con stimoli ambientali fa in modo che l'animale, anche a distanza di un anno, un terzo della sua vita e quindi circa a 20-30 anni in un uomo, sperimenti il "desiderio" della sostanza se è esposto agli stimoli ambientali precedentemente associati agli effetti del farmaco.

    Chiediamo al prof. Ciccocioppo, coordinatore del progetto di ricerca - della valenza scientifica di questi risultati.

    CICCOCIOPPO: Abbiamo sempre saputo che l'ambiente ha un ruolo molto importante soprattutto nei processi di ricaduta di una dipendenza. Prendiamo un soggetto tossicodipendente che decide di smettere e si disintossica; improvvisamente, a distanza di qualche mese o anche in un periodo di qualche anno, alla vista di determinati stimoli anche ambientali ricade in un desiderio incontrollabile della sostanza. Fino a qui le cose erano abbastanza chiare anche attraverso studi condotti da noi su modelli sperimentali. La novità di questo studio è che la prima esperienza con il farmaco, la prima assunzione del farmaco in un certo contesto ambientale, già questa esperienza determina un condizionamento da parte del contesto ambientale. Questo vuol dire, che ripresentandosi successivamente, anche mesi dopo, il contesto e gli stimoli che il soggetto aveva associato all'uso del farmaco, ecco che di nuovo può ricadere nel desiderio del farmaco. Ciò che emerge dai nostri studi è che gli stimoli ed il condizionamento ambientale possono non solo favorire le ricadute in soggetti abusatori bensì anche in soggetti che il farmaco stanno iniziando ad assumerlo per cui potrebbero essere importanti nella transizione dall'uso all'abuso, fino alla tossicodipendenza conclamata.

    Mentre sulla base di studi precedenti si riteneva che la capacità dei fattori di condizionamento ambientale di evocare la ricaduta si concretizzasse solo in presenza di un abuso conclamato da parte di soggetti già tossicodipendenti e dopo associazioni ripetute fra esperienza della sostanza e stimoli ambientali, il recente lavoro apre un nuovo spiraglio sulle conoscenze del fenomeno della tossicodipendenza. I ricercatori dell'Università di Camerino hanno, infatti, dimostrato che i fattori di condizionamento ambientale non solo contribuiscono a mantenere lo stato di dipendenza, ma favoriscono il processo di transizione dall'uso all'abuso e quindi alla tossicodipendenza conclamata. (9.4.2004-S.C./Italian Network)

    POSITIVA LA SPERIMENTAZIONE PER IL KIT DIAGNOSTICO PER LA SCLEROSI MULTIPLA DELL'UNIVERSITÀ DI FIRENZE

    Si chiama MS Pepkit ed ad esse sembrano legate le sperate per una corretta diagnosi della sclerosi multipla, malattia la cui verifica è affidata a rilievi esplusivamente clinici. Così si è conclusa positivamente la sperimentazione di questo innovativo test diagnostico che permette di monitorare il decorso della sclerosi multipla. Il test, risultato del lavoro di un gruppo di ricercatori fiorentini, è basato sul glicopeptide CSF114, che segnala la presenza di anticorpi collegati al decorso della malattia.
    Come detto, attualmente non esiste alcun esame specifico al 100% per la sclerosi multipla, la cui diagnosi è perciò essenzialmente clinica. In questo quadro, seguire in maniera più semplice e rapida il decorso della malattia consente di intervenire con terapie in grado di prevenirne le ricadute e ritardarne la progressione; la malattia, infatti, può evolvere in un periodo che va dai 5 ai 20 anni.
    Un prelievo di sangue sarà sufficiente per testare il livello degli anticorpi verso il CSF114 glicosilato: il kit proposto si presenta perciò come una metodologia a basso costo per seguire l'evoluzione della malattia, guidare e mirare le terapie, aiutando i pazienti a mantenere una migliore qualità della vita.

    La validazione del kit è stata realizzata su una casistica di più di 500 sieri prelevati da 400 pazienti, di cui 70 seguiti fino a due anni. Le analisi sono state condotte presso il laboratorio di chimica e biologia dei peptidi del polo scientifico di Sesto fiorentino, in collaborazione con il dipartimento di scienze neurologiche e psichiatriche dell'ateneo fiorentino e delle principali cliniche e centri di riferimento nazionali per la sclerosi multipla.
    Il glicopeptide è un brevetto dell'Università di Firenze ed è attualmente commercializzato, come prodotto da ricerca, dalla società fiorentina C.S.F, una società start-up costituita da un gruppo di imprenditori toscani che, grazie ad un notevole finanziamento, ha permesso di acquisire importanti attrezzature e reclutare un folto gruppo di giovani ricercatori.
    La sclerosi multipla ha un elevato impatto sociale: in Italia sono 52.000 le persone colpite, uno ogni 1.100 abitanti; 1.800 i nuovi casi ogni anno. La malattia si manifesta prevalentemente tra i 20 e i 30 anni, più frequentemente nella popolazione femminile. E' caratterizzata da disturbi motori, sensitivi e visivi, provocati da lesioni alla guaina che riveste le fibre nervose; ha un decorso variabile ed imprevedibile con alternanza di ricadute e miglioramenti. (9.4.2004-Italian Network)

    INTEGRAL RISOLVE DOPO TRENT'ANNI L'ENIGMA DEI RAGGI GAMMA NELLA VIA LATTEA

    Integral, l'osservatorio spaziale per i raggi gamma dell'ESA, è riuscito a dare una spiegazione della diffusa luminescenza di raggi gamma dal centro della nostra galassia e ha mostrato che proviene principalmente da un centinaio di singole sorgenti. L'alta sensibilità e la precisione di puntamento di Integral ha permesso di individuare questi oggetti celesti, lì dove per oltre trent'anni tutti gli altri telescopi non hanno visto altro che una nebbia misteriosa e confusa di raggi gamma. Fondamentale il contributo di IBIS, telescopio per raggi gamma montato su Integral e costruito per ESA da un consorzio internazionale guidato da Pietro Ubertini dell'Istituto di Astrofisica IASF.
    Durante l'estate e poi nell'autunno 2003, Integral ha osservato le regioni centrali della nostra galassia, registrando parte della luminescenza continua dovua ai raggi gamma diffusi a bassa energia che inondano l'intera galassia.
    La prima scoperta dei raggi gamma risale alla metà degli anni Settanta, grazie a esperimenti effettuati con strumentazione montata su palloni stratosferici. Gli astronomi li chiamano il "debole sottofondo" di raggi gamma della galassia, caratterizzato dalla stessa quantità di energia usata dai medici per le lastre ai raggiX.

    Da principio, si ritenne che la luminescenza fosse causata da interazioni di atomi di gas che si trovano nella galassia. Nonostante questa teoria potesse spiegare la natura diffusa dell'emissione, sapendo che il gas si trova ovunque, tuttavia non giustificava la potenza registrata dei raggi gamma. Infatti secondo la teoria proposta, essa sarebbe dovuta essere minore di quanto invece veniva osservata. Questo mistero è rimasto insoluto per decine di anni.
    Ora grazie a IBIS, telescopio per raggi gamma montato su Integral e costruito per ESA da un consorzio internazionale guidato da Pietro Ubertini dell'Istituto di Astrofisica IASF e PI per lo strumento, è possibile vedere chiaramente che al posto di quella nebbia prodotta dal mezzo interstellare i raggi gamma provengono principalmente da singoli oggetti celesti, prima indistinguibili con una strumentazione meno sensibile.
    In un articolo sulla rivista Nature del 18 marzo, Francois Lebrun del CEA Saclay, Gif sur Yvette, in Francia, assieme ai suoi collaboratori descriverà la sensazionale scoperta di 91 sorgenti di raggi gamma al centro della nostra galassia. Nel team di Lebrun, c'è anche Pietro Ubertini e altri 17 scienziati europei esperti nel campo dell'astrofisica delle alte energie. Con grande loro sorpresa, circa la metà delle sorgenti non rientra nella classificazione riconosciuta di oggetti che emettono raggi gamma. Forse siamo di fronte a un nuovo tipo di emettitori di raggi gamma.
    I primi indizi di una nuova classe di oggetti celesti che emettono raggi gamma si erano avuti lo scorso ottobre, quando Integral scoprì un'interessante sorgente, poi chiamata IGRJ16318-4848. I dati rilevati da Integral e confermati anche dal telescopio orbitante per le alte energieXMM-Newton dell'ESA portavano a una sorgente in un sistema binario, che forse ospitava un buco nero o una stella a neutroni, avvolti in uno spesso guscio di polveri e gas freddi. Quando il gas è stato inghiottito dal buco nero, è stata rilasciata energia a tutte le lunghezze d'onda, ma soprattutto raggi gamma.
    Lebrun è comunque cauto nel trarre conclusioni premature sulla sorgente scoperta al centro della galassia: sono possibili altre interpretazioni che potrebbero non prevedere un buco nero. Ad esempio, questi oggetti celesi potrebbero essere quello che resta di stelle esplose, improvvisamente "energizzate" dalle pulsar, vere e proprie centrali elettriche celesti che ruotano rapidamente su loro stesse.
    Ulteriori osservazioni effettuate con un altro strumento, lo SPI, lo SPettrometro a bordo di Integral, possono fornire altre informazioni sulla natura di queste sorgenti. SPI misura l'energia dei raggi gamma con un'accuratezza straordinaria, permettendo agli scienziati di ottenere una conoscenza migliore dei meccanismi fisici che ci sono dietro la generazione dei raggi gamma.
    In ogni caso, al di là della definizione precisa della natura di queste sorgenti di raggi gamma, resta il fatto che le osservazioni di Integral hanno mostrato convincentemente che l'energia emessa da questi nuovi oggetti giustifica circa il 90% del sottofondo debole di raggi gammi proveniente dal centro della galassia. Risultato che fa crescere la possibilità allettante che oggetti di questo tipo possano essere dovunque nella Via Lattea e non solo nel centro.(5/04/2004-Italian Network)


    STUDIOSI DI PARMA ALL'AVANGUARDIA NEL CAMPO DELLA NUTRIZIONE ARTIFICIALE NELLE MALATTIE RENALI

    È stato pubblicato su Kidney International, la più prestigiosa rivista scientifica americana di nefrologia, lo studio di un gruppo di ricercatori dell'Università di Parma, guidati dal Prof. Enrico Fiaccadori del Dipartimento di Clinica Medica, Nefrologia e Scienze della Prevenzione, diretto dal. Prof. Innocente Franchini, rivolto alla valutazione di una particolare metodica di nutrizione artificiale (la nutrizione enterale) nei pazienti critici con insufficienza renale acuta.
    Il lavoro, presentato anche al Congresso della Società Americana di Nefrologia, nasce per andare incontro a quei pazienti che, spesso sottoposti anche al rene artificiale per la grave riduzione della funzione renale, risultano di estrema complessità per il medico da punto di vista delle necessità nutrizionali, motivo per cui non erano fino ad ora disponibili dati sull'argomento nella letteratura medica.

    Presso il Reparto Acuti/Terapia intensiva del Dipartimento sono stati stati seguiti circa 250 pazienti con insufficienza renale acuta alimentati artificialmente, per un totale di oltre 2500 giorni di nutrizione enterale. Lo studio in questione è stato reso possibile grazie all'avvio presso il Reparto, già fin dal 1994, di un programma di controllo della qualità dell'assistenza basato su protocolli medici ed infermieristici e su di un archivio dati computerizzato sulla nutrizione artificiale.
    I risultati dello studio sulla nutrizione enetrale documentano per la prima volta, e in maniera esauriente, come nei pazienti con insufficienza renale acuta sia possibile ottenere adeguati apporti di sostanze nutrienti (calorie, proteine etc.) semplicemente utilizzando la via più fisiologica e meno costosa per somministrare gli alimenti, e cioè l'intestino.
    Sulla base dei dati presentati nello studio, l'approccio suggerito dai nefrologi di Parma consentirebbe quindi importanti vantaggi per i pazienti, soprattutto in termini di sicurezza, attraverso la riduzione di possibili complicanze associate alle metodiche di nutrizione artificiale che prevedono invece l'uso della via endovenosa. È, inoltre, da sottolineare il costo contenuto della soluzione proposta dal Prof. Fiaccadori nei suoi pazienti, aspetto di particolare rilievo proprio in tempi di assoluta necessità di ottimizzazione delle risorse sanitarie.

    La metodologia di studio utilizzata dai nefrologi è stata nel frattempo estesa anche ad altri Reparti dell'Ospedale di Parma, tra cui Clinica Medica e Nefrologia, Lungodegenza, Rianimazione e Cardiochirurgia. A questo proposito è in fase di attuazione un progetto aziendale, mirato alle patologie correlate alla nutrizione, coordinato dal Prof. Loris Borghi del Dipartimento di Scienze Cliniche. (5/04/2004-Italian Network)


    LABORATORIO RUBES

    Presente passato e futuro della meccanica convergeranno a Modena nel Laboratorio Rubes, in cui troveranno spazio un'Officina evocativa, un Laboratorio Didattico e un Centro studi, documentazione e comunicazione. L'iniziativa, sviluppata nell'ambito del Progetto "Officina Emilia", finanziata dalla Regione Emilia Romagna, gode del sostegno dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e di ProMo.
    Nel corso del 2003 è stato ideato e realizzato "Rubes - Laboratorio sulle reti di competenza nella meccanica", un'iniziativa promossa dall'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, sostenuta da un finanziamento dell'Assessorato regionale alla scuola, formazione professionale, università e lavoro, e attuata da ProMo, la società di promozione dell'economia modenese.

    Prodotto di un'elaborazione interna al progetto "Officina Emilia", che vede coinvolti gli Istituti tecnici e professionali della provincia di Modena (Corni, Ferrari, Levi, Marconi e Vallauri), il Centro di documentazione educativa del comune di Modena, gli Ordini professionali degli architetti e degli ingegneri della provincia di Modena, l'Associazione Amici del Corni, il Museo del patrimonio industriale di Bologna, Poleis srl, e le imprese meccaniche Righi Viliam e Mantovanibenne, il "Laboratorio Rubes" intende stimolare la riflessione sulla necessità di sostenere il sistema dell'istruzione e della formazione per mantenere attive le vaste reti di competenze che alimentano i processi innovativi dell'industria locale nel settore meccanico.

    Al "Laboratorio Rubes", dunque, troveranno convergenza e ospitalità passato, presente e futuro di questo fondamentale settore dell'economia modenese. Cardini di questa operazione di valorizzazione della cultura tecnica che si è espressa intorno all'ampio ed articolato tessuto meccanico locale saranno tre strumenti:
  • l'Officina evocativa delle lavorazioni meccaniche, che si presenterà come un luogo fisico per simulare l'organizzazione e il funzionamento di un ambiente di lavoro, per esporre l'evoluzione delle tecniche e delle condizioni di lavoro e consentire di conoscere e comprendere le caratteristiche dell'intero processo produttivo meccanico;
  • il Laboratorio didattico, dove convergeranno esperienze per realizzare attività con gli studenti, dati sulle caratteristiche delle imprese industriali meccaniche locali per accogliere studenti in visita o stage e profili relativi alle caratteristiche delle figure professionali richieste dall'industria meccanica;
  • il Centro studi, documentazione e comunicazione, che si occuperà di predisporre l'utilizzo di un database per favorire la consultazione dei materiali d'archivio e di sostenere le attività sia dell'Officina evocativa che del Laboratorio didattico, ma anche di creare prodotti culturali originali e promuovere le attività progettate da Laboratorio Rubes, oltre che - soprattutto - di mantenere il collegamento con la ricerca universitaria, con gli altri enti e istituzioni culturali ed economici e centri di ricerca nazionali ed internazionali.(29/03/2004-Italian Network)


    A PISA UNITÀ DI RICERCA SI OCCUPERÀ DI TECNOLOGIE MICROELETTRONICHE E MICROSISTEMI

    È stata inaugurata giovedì 18 marzo, alla presenza del rettore Marco Pasquali e del presidente della STMicroelectronics Italia, Raimondo Paletto, l'Unità di ricerca comune tra Università di Pisa e STMicroelectronics che si occuperà di Tecnologie microelettroniche e microsistemi.
    L'Unità di ricerca, che appunto ha sede nel dipartimento di Ingegneria dell'informazione, ha un consiglio scientifico composto da Alessandro Diligenti e Andrea Nannini in rappresentanza del dipartimento universitario e da Marco Morelli e Ubaldo Mastromatteo per la STMicroelectronics. La struttura svolgerà attività di progettazione e fabbricazione di microsistemi per applicazioni diverse, per esempio in campo spaziale, biomedico e automobilistico.

    I microsistemi, che costituiscono una delle ultime frontiere delle tecnologie microelettroniche, avranno nel prossimo futuro sviluppi che attualmente si possono soltanto immaginare, data la vastità delle applicazioni possibili.
    Già ora essi rappresentano una solida realtà industriale in alcuni settori, per esempio quello automobilistico: un esempio è rappresentato dai sensori di accelerazione che controllano l'assetto dei veicoli o determinano l'apertura degli airbag.
    Questi strumenti sono costituiti da parti meccaniche anche in movimento e da circuiti integrati che elaborano l'informazione proveniente dal sensore. Sia la parte meccanica che l'elettronica possono essere realizzate sulla stessa piastrina di silicio con le normali tecnologie microelettroniche e hanno dimensioni delle frazioni di millimetro.
    Altra applicazione di notevole interesse per i microsistemi è la possibilità di realizzare, con dimensioni microscopiche, un sistema di test usa e getta a bassissimo costo per analisi cliniche di tipo genetico. Il sensore completo avrà le dimensioni di una carta di credito e si potrà connettere direttamente a un calcolatore per l'elaborazione dei dati clinici. In campo spaziale, poi, sono numerose le applicazioni che possono trarre vantaggio da dispositivi a bassissimo peso (pochi grammi), quali quelli realizzabili con la tecnologia dei microsistemi. (29/03/2004-Italian Network)


    LA SAPIENZA ASSEGNA I SUOI "NOBEL" A CAPASSO E KIRSTEN

    Sono tra i premi più "sostanziosi" del mondo e li conferisce l'Università La Sapienza di Roma con una consultazione tra oltre 500 fisici raccolti nelle istituzioni mondiali più prestigiose: quest'anno, a dividersi 38.000 euro, sono due prestigiosi scienziati protagonisti nello sviluppo della fisica mondiale, il prof. Federico Capasso nato a Roma ma da circa 30 anni negli Stati Uniti, e il prof. Till Kirsten docente del Max Plance Institut di Heidelberg - Germania.
    I premi sono intitolati a Felice Pietro Chisesi e Caterina Tomassoni, due cognati che, con una donazione testamentaria al dipartimento di Fisica, assicurarono la disponibilità economica per assegnare ogni anno un premio a studiosi di chiara fama che si distinguono per significativi contributi dati alla fisica, indipendentemente dalla loro nazionalità.

    Con un avviso pubblico affisso nelle più prestigiose istituzioni scientifiche del mondo viene chiesto ad una giuria di 500 fisici di segnalare i nomi che secondo loro dovrebbero essere premiati. Poi, sempre agli stessi scienziati, sono sottoposti i nomi più votati per scegliere chi riceverà il premio.
    Chiediamo al prof. Martinelli, direttore del Dipartimento di Fisica dell'Università La Sapienza di Roma come sono scelti i premiati. Il regolamento approvato dall'Università per la premiazione è molto simile ad il sistema usato per assegnare i Nobel. In base alle prime segnalazioni scegliamo i nomi più gettonati; facciamo una lista ristretta e chiediamo di nuovo dei pareri per comparazione; la prima è una semplice indicazione dei nomi e delle ragioni per le quali vanno premiati; la seconda volta chiediamo chi fra i più votati andrebbe scelto. Ovviamente non può essere premiato nessuno che faccia parte del nostro dipartimento.
    Prosegue Martinelli: I premi sono piuttosto consistenti: il primo è di circa 25 mila euro, il secondo 12 mila e 500. Il primo premio è più consistente di tutti i premi delle fondazioni americane.

    Perchè avete scelto Capasso e Kirsten? il prof. Kirsten è stato uno degli antesignani della fisica dei neutrini. Per anni ha lavorato in questo campo ed è stato il capo dell'esperimento GALLEX ai Laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ottenendo delle misure molto importanti sulle proprietà di queste particelle.
    Invece il prof. Capasso - che in origine viene da Roma ed è uno dei cervelli non più rientrati, ormai è negli Stati Uniti da 30 anni ed è una persona di grandissimo livello - è professore all'Università di Harvard, dove c'è la più alta concentrazione di premi Nobel del mondo. Lui lavora nella fisica dello stato solido e ha inventato un laser con particolari capacità che ha applicazioni di carattere scientifico e tecnologico. In qualche maniera, uno dei motivi per premiarlo è perché è il simbolo dell'ottima scuola di fisica che c'è in Italia. È una persona che ha avuto la sua educazione universitaria qui a Roma e poi è arrivato a vette altissime. È uno dei sintomi della vitalità della ricerca in Fisica in Italia.
    Vorrei collegarmi proprio a questa sua affermazione vorrei chiederle se è preoccupato dell'attuale momento della ricerca in Italia? Moltissimo. La situazione è tragica. Le spiego perché: ci sono due parametri che misurano la ricerca in un paese, la situazione presente e la tendenza. Ci sono paesi che stanno bene e andranno meglio, come l'Irlanda o la Gran Bretagna; altri hanno cominciato male ma stanno andando bene, come la Spagna; paesi che stanno andando male ma che almeno partono da un livello molto alto, come la Francia; noi siamo l'unico paese in Europa - e guardi non lo dico io, lo afferma una ricerca della Commissione Europa - che parte male e sta andando peggio di tutti. Per esempio andiamo peggio della Polonia che parte bassa ma cresce in modo forte.
    Che ne pensa dei progetti di riforma del Governo? Questo dovrebbe chiederlo al Governo. In Italia l'investimento per la ricerca è lo 0,7% del PIL, la media europea è il 2,5, più di tre volte tanto. Le risorse si stanno via via riducendo, la maggior parte delle iniziative che vengono prese sono di carattere pubblicitario come il rientro dei cervelli; ma chi rientra non trova una buona situazione. Io sono stato 10 anni fuori e forse mi pento di essere tornato.
    Perché vede - prosegue Martinelli - i ricercatori non cercano solo il posto ma vogliono avere i mezzi per fare ricerca. Senza ricerca un paese si condanna all'arretramento economico. Non è un caso che gli Stati Uniti sono il paese che investe di più sia nella ricerca fondamentale che in quella applicata e hanno più attività produttive d'avanguardia, fanno dei prodotti di altissimo livello che solo loro sanno fare, al contrario di paesi come il nostro che non possono campare facendo scarpe di lusso perché ormai le scarpe le sanno fare a minor prezzo i cinesi o i sudcoreani, anzi fra un po' ci sorpasseranno anche dal punto di vista tecnologico ed innovativo. Vuol dire essere condannati ad essere un paese arretrato.
    Inoltre, non basta svegliarsi all'improvviso e dire "do i soldi alla ricerca". Una scuola scientifica si distrugge rapidamente ed impiega anni a ricostituirsi. Se, ad esempio, non ci sono più giovani, come sta accadendo per mancanza di risorse, e noi diventiamo vecchi bacucchi e andiamo in pensione, il giorno in cui ci saranno i soldi non ci sarà nessuno che possa insegnare a questi giovani il mestiere della ricerca. La ricerca è anche tradizione, è una conoscenza che si passa di generazione in generazione, non è soltanto un fatto di mezzi economici. Se si rompe l'anello generazionale siamo nei guai(22/03/2004-Italian Network)


    L'ECCELLENZA NANOTECNOLOGICA DELL'UNIVERSITÀ DI UDINE ENTRA IN UN NETWORK EUROPEO

    L'Università di Udine entra a far parte della rete europea di eccellenza nel campo delle nanotecnologie al silicio. Il progetto, dal titolo SINANO, è di durata triennale ed è finanziato dall'Unione Europea con 9,9 milioni di euro, comprende una quarantina fra i principali atenei e centri di ricerca operanti nell'ambito della microelettronica.
    Del progetto fanno parte, con una funzione di indirizzo, anche le più importanti aziende europee di semiconduttori (tra cui Infineon, Stm e Philips).
    Mediante Sinano, l'Ue vuole integrare, rafforzandole, le capacità di ricerca individuali e di gruppo di eccellenza già esistenti, portando l'Europa ad essere leader nel mondo nel campo dei dispositivi nanoelettronici con evidenti e positive ricadute economiche nei prossimi decenni. Le attività previste dal progetto prevedono il coordinamento delle attività dei partner per aumentare la specializzazione, un programma di ricerca condiviso nel quale ogni gruppo contribuisce con la propria eccellenza, piattaforme comuni di fabbricazione e caratterizzazione, scambi di ricercatori fra i laboratori, attività di diffusione dell'eccellenza (workshop aperti per "disseminare" i risultati; training per ricercatori, studenti di dottorato e post dottorato), scuole estive, attivazione di siti internet ad hoc.

    Le competenze in materia di nanotecnologie dell'Università di Udine consistono in:
  • dipartimento di Patologia e medicina sperimentale e clinica. Patologia generale, patologia molecolare, unità trapianto di cellule: si occupa dello sviluppo di colture di cellule umane da usare per terapia e nella diagnostica. Le nanotecnologie vengono considerate cruciali come "impalcatura" e per lo sviluppo di strategie di immunoprotezione del materiale cellulare prodotto;
  • dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche. Chimica industriale: si interessa dello studio e dello sviluppo di catalizzatori e materiali nanostrutturati per applicazioni in campo energetico (produzione di idrogeno) ed abbattimento di inquinanti. Materiali nanofasici: il gruppo lavora nel campo della metallurgia di nanomateriali in polvere, con particolare attenzione ai problemi di consolidamento ed alle proprietà intrinseche del materiale;
  • dipartimento di Ingegneria elettrica, gestionale e meccanica. Progettazione meccanica: vengono sviluppate metodologie per la progettazione meccanica di microsistemi, in particolare attività di ricerca che mirano ad un approccio numerico per l'analisi delle microstrutture. Micro e nano elettronica: vengono caratterizzate ed eseguite modellazioni numeriche di semiconduttori, celle di memoria non volatile e proprietà di trasporto elettronico in strutture di dimensioni ridotte. Fotonica: si interessa di studi tecnici per la propagazione delle onde elettromagnetiche nelle fibre ottiche ed in componenti elettro-ottico fotonici, in particolare modellazione e progettazione di cristalli fotonici e dispositivi integrati;
    Nei laboratori di elettronica saranno studiati dispositivi a dimensione deca-nanometrica che serviranno a realizzare circuiti elettronici ad alte prestazioni. In particolare, transistori e celle di memoria che formano i microprocessori e microcontrollori presenti in ogni apparecchio elettronico. Saranno sviluppati modelli e codici di simulazione in grado di prevedere con accuratezza le prestazioni elettriche dei componenti utilizzando questi codici per ottimizzare le strutture esistenti, studiando soluzioni innovative idonee ad aumentare la velocità dei dispositivi e a ridurre il consumo di potenza, in vista di applicazioni elettroniche portatili. (22/03/2004-Italian Network)


    GENETICA MOLECOLARE DEI TUMORI

    L'Istituto FIRC di Oncologia Molecolare è un istituto di ricerca non profit, specializzato nello studio della genetica e della biologia molecolare per la comprensione dei meccanismi di formazione e di sviluppo dei tumori. Uno dei suoi gruppi si dedica in particolare allo studio delle forme tumorali ereditarie.
    È stato ormai dimostrato che le diverse manifestazioni patologiche che insieme vanno sotto il nome di cancro sono caratterizzate dalla crescita incontrollata e invasiva di gruppi di cellule geneticamente alterate. Volendo mettere a punto una strategia di prevenzione che sia basata sia su metodi diagnostici, sia su terapie farmacologiche mirate, il primo passo da compiere è dunque l'identificazione delle anomalie genetiche, cioè gli errori nei geni delle cellule tumorali.
    I ricercatori si dedicano in particolare allo studio delle forme tumorali ereditarie (i tumori causati da alterazioni genetiche già presenti a livello germinale e quindi trasmissibili alla progenie). Utilizzando le tecniche di analisi molecolare, gli studiosi hanno cercato di individuare le lesioni genetiche associate ai tumori per i quali è dimostrata una storia famigliare positiva, in particolare i cancri ereditari della mammella, dell'ovaio e del colon.
    Sono stati messi a punto i test diagnostico-molecolari per l'analisi mutazionale dei geni BRCA1 e BRCA2, che sono fattori di rischio noti per il tumore della mammella e dell'ovaio. Grazie a questo strumento di analisi, è stato possibile individuare in questi geni sessanta nuove mutazioni specifiche della popolazione italiana. Il materiale biologico derivato da questo primo studio potrebbe consentire di identificare altri geni coinvolti nella formazione del tumore.

    L'analisi mutazionale ha anche permesso di identificare i geni associati ai tumori famigliari del colon (geni APC, MSH2 e MLH1). Questi geni sono coinvolti nel processo di riparazione del DNA.
    Queste ricerche potranno essere approfondite e accelerate sfruttando le potenzialità tecnologiche e di collaborazione scientifica fornite dall'IFOM. Uno dei primi obiettivi raggiungibili dopo la raccolta di una "massa critica" di dati, sarà quello di partecipare a studi della modulazione del rischio genetico di cancro (si tratterà in pratica di capire come intervenire per diminuire questo rischio). Per far ciò è necessario implementare strumenti di diagnosi precoce, ma soprattutto di capire come e quali farmaci possano intervenire sugli aspetti funzionali delle alterazioni genetiche, neutralizzandole e impedendo così lo sviluppo del tumore.(15/03/2004-Italian Network)


    ICS UNIDO PER L'AMBIENTE: SVILUPPO SOSTENIBILE, ZONE COSTIERE E PIANET MEDICINALI - NE PARLIAMO CON L'ING.LONGO

    Proseguono gli appuntamenti dell' ICS-UNIDO, il Centro Internazionale per la Scienza e l'Alta Tecnologia che opera a Trieste presso l'AREA Science Park, per la divulgazione dell'attività del centro.
    Il seminario "Sviluppo sostenibile dell'industria chimica: Strumenti di analisi e valutazione" tenuto dal prof. Alberto Bertucco è stata un'occasione per entrare in contatto con il lavoro dell'area che si occupa dei temi vicini all'ambiente dell'ICS.
    Per parlarne Italian Network ha contattato l'ing. Gennaro Longo, Direttore dell'"Area Ambiente" e responsabile dello Sviluppo Tecnologico del Centro.

    LONGO Noi portiamo avanti tre progetti tematici. Il primo è la promozione dello sviluppo industriale sostenibile attraverso strumenti di supporto alle decisioni molto avanzati che sono utilizzati per sviluppare progetti di specifico interesse dei PVS. Tali strumenti servono anche per ottimizzare i processi industriali, riducendo l'impatto sull'ambiente e lo sfruttamento, a volte selvaggio, delle risorse naturali.
    Il secondo programma riguarda le tematiche della gestione delle zone costiere, che sono sottoposte ad una pressione crescente dall'incremento degli insediamenti urbani. Anche se molti dei problemi connessi (ad esempio, sociali, economici ecc.) sono aldilà delle soluzioni dirette offerte dalla scienza, è importante che la migliore possibile conoscenza di base sia sviluppata al fine di poter predire l'impatto sulla costa e sul mare adiacente determinato dai nuovi trend della società. ICS ha pertanto concentrato gli sforzi per favorire contatti tra scienziati, managers, policy-makers per discutere delle conseguenze sulle aree costiere derivanti dal loro aumentato sfruttamento. A tal fine ICS promuove l'utilizzo di banche dati georeferenziate (GIS) contenenti tra l'altro dati geografici, socio-economici, informazioni da immagini satellitari, che consentano ai suddetti decision-makers di avere le informazioni necessarie per pianificare ed ottimizzare gli insediamenti industriali così come i complessi turistici, ma soprattutto per gestire al meglio le risorse marine..
    Ed infine il terzo filone riguarda l'utilizzazione industriale delle piante aromatiche e medicinali. Moltissimi PVS sono ricchi di prodotti naturali che possono essere usati in alternativa ai farmaci di sintesi. Noi cerchiamo di promuovere l'uso di questi prodotti, favorendo il conseguimento di una "expertise" indigena delle PMI, in modo che possano produrre il prodotto finito per poterlo poi vendere ai Paesi industrializzati. Attualmente i PVS esportano la materia prima alle imprese dei Paesi industrializzati, che le trasformano nei prodotti finiti. Invece, noi cerchiamo di rendere le PMI dei PVS in grado di produrre localmente ed esportare il prodotto finito. Inoltre, poiché si è riscontrato uno standard di produzione inadeguato, ICS supporta le PMI, fornendo manuali e procedure di standardizzazione e creando banche dati per una valutazione delle tecnologie più opportune per estrarre oli essenziali dalle piante aromatiche, oli che sono usati prevalentemente nella cosmesi ed hanno un grosso valore aggiunto.

    D. Quali sono i Paesi con cui collaborate maggiormente?

    LONGO Noi collaboriamo con tutti i PVS in tutti i continenti compatibilmente con la disponibilità del budget. Le nostre priorità d'intervento sono determinate dalle reali necessità dei Paesi, dalle indicazioni del Ministero degli Affari Esteri , dal follow-up di attività già intraprese. ICS cerca anche di promuovere proposte di progetto per ottenere ulteriori finanziamenti a favore delle PMI dei PVS. Siamo attivi nel continente africano ma anche nel centro e nel sud dell'America, nel centro e nell'est Europa, nei Paesi dell'Oriente quali Tailandia, Indonesia, Vietnam, Filippine.

    D.Le sottopongo un'ultima questione. Nelle tematiche ambientali c'è qualche argomento che viene affrontato dai media in maniera scorretta o non completamente conforme alle attuali conoscenze?

    LONGO Quando si vuole mostrare in televisione l'inquinamento industriale si fanno vedere le torri di raffreddamento da cui esce fumo bianco, che altro non è che vapore d'acqua. (15/03/2004-Italian Network)


    LAUREA HONORIS CAUSA A MARIO CAPECCHI

    Al genetista statunitense di origine italiana Mario Capecchi è stata conferita la laurea honoris causa in "Medicina e chirurgia" quale "riconoscimento per il contributo fornito alla comprensione dei meccanismi di sviluppo embrionale e delle basi molecolari di numerose patologie" - è scritto nella motivazione -
    "L'idea di Capecchi - ha spiegato il preside della facoltà di Medicina Gian Franco Gensini che, insieme al vicario Calogero Surrenti, ha consegnato il titolo allo scienziato americano nell'ambito delle manifestazioni per la ricorrenza degli 80 anni dell'ateneo - è stata quella di sfruttare i meccanismi che la cellula possiede per effettuare scambi di materiale genetico in condizioni fisiologiche, per sostituire un gene con un gene omologo, ma contenente alcune piccole differenze che ne alterano la funzione, ovvero che lo mettono "k.o."".
    La sostituzione mirata di un frammento di DNA con un altro, detta appunto "gene targeting", ha permesso da un lato di delineare le funzioni di numerosi geni dei mammiferi e comprendere i meccanismi fondamentali dello sviluppo e del differenziamento embrionale; dall'altro ha aperto la strada alle prospettive di terapia genica mediante impiego di cellule staminali. In particolare gli studi di Capecchi hanno contribuito in modo fondamentale a definire le funzioni di diversi geni responsabili di malattie umane, quali la fibrosi cistica e la distrofia muscolare, e hanno riguardato anche geni coinvolti nei tumori ed in malattie neurologiche e cardio-vascolari.

    Mario Capecchi, nato a Verona nel 1937, si è trasferito negli Usa ancora bambino. Ha lavorato ad Harvard - nel laboratorio diretto da James Watson, che insieme a Francis Crick ha decifrato la struttura della doppia elica del DNA. Responsabile del Dipartimento di Biologia e Genetica nell'Università dello Utah, a Salt Lake City, dove è diventato Distinguished Professor of Human Genetics and Biology nel 1993, Capecchi è autore di oltre un centinaio di pubblicazioni scientifiche; fra i premi ricevuti anche la National Medal of Science, conferitagli nel 2001 direttamente dal presidente degli Stati Uniti. (8/03/2004-Italian Network)


    AL MUSEO DELL'ARTE CLASSICA DELLA SAPIENZA UN CONTRIBUTO TECNOLOGICAMENTE AVANZATO

    Il Museo dell'Arte Classica de "La Sapienza" si è arricchito di un altro pezzo pregiato. Infatti alla collezione più importante di pezzi d'arte classica si è recentemente aggiunta la sola copia esistente dell'opera del "Giovane di Mozia".
    La statua originale, ritrovata nell'omonima isola della Sicilia e scolpita in marmo greco da un artista greco del V sec. a.C., rappresenta un giovane in atteggiamento vittorioso ed è di valore inestimabile. La copia, realizzata con una tecnica laser d'avanguardia, grazie al nulla osta dell'Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali della Regione Sicilia, sarà presentata alla mostra "La Sapienza a Mozia. Quarant'anni di ricerca archeologica 1964-2004" .
    La tecnica utilizzata è sperimentale. L'originale è stato ripreso con un laser e la scansione tridimensionale ottenuta - chiamata la "nuvola dei punti" - è stata unita pezzo per pezzo mettendo insieme la varie scansioni; il software le ha unite e creato un modello tridimensionale.
    Il calco è stato preparato nel modo tradizionale ma facendo realizzare l'opera a una macchina comandata direttamente dal calcolatore con una fresa dalla precisione di un decimo di millimetro.

    Chiediamo al prof. Nigro dell'Università La sapienza di Roma qual è l'importanza di questa copia ottenuta? A Roma, nell'Università la Sapienza c'è la più grande collezione di calchi dell'arte greca e romana del mondo. Questa collezione ha un valore immenso perché consente di vedere insieme opere della stessa corrente artistica e di stessa epoca storica l'una accanto all'altra. Sono ovviamente delle copie però per ragioni di studio sono molto utili. Il "Giovane di Mozia" è un capolavoro eccezionale dell'arte Grecia ed ha un valore enorme. Come lei saprà l'originale è in Sicilia e lo possono vedere solo un numero limitato di visitatori. Questa è l'unica copia di cui è stata concessa la creazione perché il calco non è stato fatto con il contatto ma con la tecnica del laser. L'opera infatti è molto delicata, con una veste plissettata, con piegoline sottili ed un calco a contatto sarebbe stato pericoloso per la sua integrità.
    La copia è stata presentata nell'ambito di una giornata dedicata alla memoria di Antonia Ciasca, direttrice trentennale degli scavi de La Sapienza a Mozia, a cui si deve il ritrovamento delle imponenti fortificazioni e dei resti del Tofet, santuario fenicio nel quale venivano sepolte le ceneri dei fanciulli offerti alla divinità Baal-Hammon.
    Nel corso della giornata verranno presentate le relazioni sull'attività di scavo ripresa nel 2002 dall'Università grazie alla direzione del prof. Lorenzo Nigro ed il sostegno del Preside Paolo Matthiae. La missione ha portato alla scoperta nel tempo di numerosi monumenti, tra cui la Porta Ovest dell'isola e una residenza aristocratica, la Casa del sacello domestico, così chiamata per la presenza al suo interno di un piccolo santuario con arredi ben conservati e i resti di una statua di culto in terracotta. Nei mesi recenti, inoltre, gli scavi si sono concentrati nella località di Kothon, un bacino artificiale considerato una delle più interessanti particolarità dell'isola siciliana.
    Chiediamo sempre al prof. Nigro della nuova campagna di scavi. La Sapienza ha lavorato a Mozia per 40 anni ma abbiamo ripreso gli scavi da due anni con l'obiettivo di capire la funzione di una grande vasta rettangolare che un tempo si pensava essere una darsena. Questo rilievo scientifico è stato rimesso in discussione alla luce della nostra scoperta di un grande tempio sul fianco di questa vasca.(8/03/2004-Italian Network)


    FEDRA LAB, PRIMO LABORATORIO PER OPERATORI DELL'AGRO-ALIMENTARE

    Certificherà la qualità dei prodotti apistici, dal miele alla pappa reale, dai pollini alla propoli, ed effettuerà analisi diagnostiche per le più importanti e diffuse malattie delle piante, comprese quelle da quarantena, attraverso analisi di laboratorio.
    Inoltre, attraverso la ricerca in stretta collaborazione con l'università, metterà a punto nuove metodiche per svolgere analisi per conto terzi garantite con il massimo della qualità e dell'efficienza.
    È Fedra Lab, il nuovissimo spin-off dell'università di Udine, ossia un'azienda nata dalla ricerca condotta nei laboratori accademici, che sarà a disposizione di tutti gli operatori nel campo dell'agro-alimentare. Fedra Lab svolgerà analisi di qualità del miele, sarà in grado di applicare metodologie per l'attribuzione di marchi di denominazione anche geografica ai prodotti, e seguirà le patologie vegetali, utilizzando metodiche di biologia molecolare per le malattie da quarantena delle piante, come la flavescenza dorata della vite.

    Il laboratorio si rivolge a due mercati dalle caratteristiche molto diverse: quello caratterizzato dagli enti e dagli organismi pubblici, tra cui la stessa università, e quello costituito dalle imprese private. Fedra Lab permetterà all'università di Udine di mantenere convenzioni con gli enti che attualmente commissionano all'ateneo questo tipo di analisi, come gli Osservatori regionali delle piante, i consorzi apistici o l'Ersa, e garantirà dei servizi che richiedono grande esperienza e professionalità.
    Fedra Lab è l'unica società pubblica in Italia che si occupa di questo tipo di analisi: gli unici laboratori di questo genere sono finora soltanto privati e si trovano all'interno delle singole aziende. Lo spin off permetterà a Gazziola e Benedetti di mantenere uno stretto legame dal punto di vista culturale e scientifico-tecnologico con il mondo accademico. In questo modo Fedra Lab continuerà la sua attività di ricerca per fornire servizi sempre più qualificati e competitivi. La ricerca, in particolare, sarà indirizzata all'utilizzo di nuovi metodi di analisi nel settore agro-alimentare, anche in collaborazione con diversi gruppi di ricercatori dei diversi dipartimenti dell'università di Udine. (1/03/2004-Italian Network)


    AL VIA I NUOVI BANDI REGIONALI PER FINANZIARE LA RICERCA A MODENA E REGGIO EMILIA

    Al via il programma per la ricerca industriale nelle Università con finanziamenti, in tutto 14 milioni di euro, che serviranno anche a sostenere l'attività di ricerca industriale che l'Università di Modena e Reggio Emilia svolge in collaborazione aziende reggiane del settore della meccanica avanzata.
    Nel mese di marzo uscirà infatti il bando per il sostegno dei centri per il trasferimento tecnologico e dei laboratori a rete. A disposizione 12 milioni di euro. Serviranno per dare maggior impulso all'attività dei ricercatori dell'Università di Modena e Reggio ma anche di altri centri di ricerca come l'S3 dell'Infm (Istituto nazionale di fisica della materia) di Modena. I campi maggiormente interessati riguardano lo studio di nuove superficî high-tech, la progettazione e la simulazione di veicoli e altre macchine al computer e lo studio delle macchine del futuro, in cui elettronica, informatica e meccanica si fondono insieme.
    Per dare maggior forza a questo sistema a marzo è prevista la partenza dei due bandi relativi alla Misura 3.4 del Programma per le attività produttive. Saranno messi a disposizione 12 milioni di euro per sostenere i progetti che i laboratori delle università concorderanno con le imprese e l'attività dei centri per il trasferimento tecnologico. Un finanziamento che a Modena e a Reggio Emilia darà ulteriore slancio ad attività già in corso e molto promettenti per le possibili ricadute sul tessuto produttivo.
    Alcuni dei laboratori, in fase di realizzazione a Modena e interessati al bando, sono Simech per la progettazione al computer di veicoli e altre macchine e Sup&rman per lo studio di nuove superficî high-tech.
    Il primo dei due laboratori è coordinato dal professor Angelo Andrisano, del Dipartimento di ingegneria meccanica (Diem) dell'Università di Modena. L'attività di ricerca di Simech ha ricadute su molteplici attività di progettazione meccanica avanzata, tra cui quelle relative alle automobili e ai veicoli sportivi e da competizione, che vantano nel territorio modenese eccellenze di rilievo mondiale.
    Saranno sviluppate, ad esempio, ricerche sulla fluidodinamica dei condotti e delle camere di combustione, sull'iniezione diretta e indiretta, sulle strategie di controllo, sia per motori diesel che a benzina, sia di piccola che di grande potenza. Oltre al Diem, fa parte di Simec, tra gli altri, anche il centro di ricerca Democenter di Modena. Molte le aziende che hanno già manifestato interesse a collaborare con i ricercatori del laboratorio. Solo per citarne alcune: Ferrari, Maserati, Ducati, Lamborghini, Case New Holland, che è un'azienda del Gruppo Fiat con sede a Modena e Sir robotica.
    All'interno di quest'ultima, altra azienda di Modena che si occupa di soluzioni industriali robotizzate, è stato recentemente avviato un laboratorio universitario sperimentale per la progettazione integrata e la simulazione di sistemi di robotica. Qui i ricercatori dell'Università di Modena e Reggio Emilia lavorano già in affiancamento con i tecnici aziendali, garantendo così la massima integrazione tra le diverse competenze e conoscenze scientifiche, tecniche e industriali.

    L'altro laboratorio, Sup&rman, ha invece come centro di coordinamento il Centro nazionale di ricerca S3 - Infm di Modena. La sua attività consiste nello studiare e utilizzare le proprietà delle superficî, e nel progettare e realizzare trattamenti superficiali e ricoprimenti capaci di conferire nuove caratteristiche e funzionalità a materiali e componenti anche di dimensioni molto piccole. L'attività del laboratorio sarà di grande interesse per tutti i settori della metalmeccanica (macchine utensili, macchine automatiche, robot), per l'aerospaziale, l'automobilistico e le macchine movimento terra, per tutte le applicazioni di tipo decorativo, ecc. Altri centri di ricerca di Modena che fanno parte di Sup&rman sono i Dipartimenti di ingegneria meccanica e civile e di ingegneria dei materiali dell'Università e Democenter - Centro di servizi per l'innovazione. Tra le aziende modenesi interessate alla collaborazione con il laboratorio: Cromoduro, Aep Transducers di Cogneto, Ferrari Laboratorio materiali di Maranello, Gambro Dasco di Midolla, GapeDue di Sassuolo, Marazzi Gruppo Ceramiche di Sassuolo, New Holland, Rtl di Formigine, Tetra Pak ecc. (01/03/2004-Italian Network)


    FINUDA E LO STUDIO DEGLI IPERNUCLEI

    Finuda (FIsica NUcleare a DAfne) è un progetto allestito presso i Laboratori Nazionali di Frascati dell'Infn, reso operativo da un gruppo di circa quaranta fisici delle Università e Sezioni Infn di Bari, Brescia, Frascati, Pavia, Torino e Trieste.
    Finuda è dedicato allo studio degli ipernuclei: nuclei composti da tre diversi tipi di particelle anziché da due (protoni e neutroni) come i nuclei ordinari. La fase preliminare dell'esperimento è iniziata il 15 ottobre e i dati ottenuti fino ad oggi promettono di essere i più significativi nello studio degli ipernuclei dalla loro scoperta, avvenuta nel 1953 grazie ai fisici polacchi Marian Danysz e Jerzy Pnieswski.
    "Lo studio degli ipernuclei apre una finestra privilegiata per la comprensione di alcuni aspetti della forza forte e della forza debole, le quali, insieme alle forze elettromagnetica e gravitazionale, completano il quadro delle quattro forze fondamentali della natura", dice Sergio Bertolucci, direttore dei Laboratori Nazionali di Frascati.

    Gli ipernuclei sono il frutto di una modifica nella struttura di un normale nucleo atomico, ottenuta colpendo un nucleo ordinario con una particella chiamata mesone K. Nella collisione fra i mesoni K e il nucleo, una delle particelle che compongono quest'ultimo, dunque un protone o un neutrone, viene sostituita da un'altra particella chiamata lambda. Mentre protoni e neutroni sono a loro volta composti da tipi di quark chiamati up e down, la particella lambda contiene un terzo tipo di quark detto strange.
    Quest'ultimo è dotato di massa maggiore di quella dei quark up e down e si ritiene fosse abbondante nei primi istanti di vita dell'universo. Studiando come la particella lambda si localizza all'interno del nucleo, si possono ottenere nuove informazioni sulla struttura dei nuclei atomici. Protoni e neutroni infatti sono tenuti insieme all'interno del nucleo dalla cosiddetta forza forte, ma subiscono anche gli effetti del principio di esclusione di Pauli, il quale vieta che particelle identiche, come possono essere due protoni o due neutroni, si situino all'interno del nucleo nel medesimo livello di energia (i livelli di energia dipendono dalla vicinanza al centro del nucleo).

    In un ipernucleo però si trova un'unica particella lambda, dunque essa è svincolata dalle conseguenze del principio di esclusione e nel localizzarsi all'interno del nucleo è soggetta solo alla forza nucleare forte.
    Un secondo tipo di informazioni interessanti deriva dal fatto che la particella lambda è instabile, cioè tende a decadere in tempi brevissimi, ritrasformandosi in un protone o in neutrone. Ciò avviene per effetto dell'interazione debole: un'altra delle quattro forze fondamentali, la medesima che è all'origine della radioattività naturale.
    Tuttavia, se la particella lambda è intrappolata nel nucleo, la presenza dei protoni e dei neutroni e il principio di Pauli, le impediscono di decadere nei modi consueti. Di conseguenza essa deve interagire con gli altri componenti del nucleo prima di ritrasformarsi in un protone o in un neutrone.

    Proprio studiando questi meccanismi, Finuda è in grado di chiarire aspetti dell'interazione debole rimasti finora inesplorati. Finuda, infatti, è progettato per studiare contemporaneamente sia la formazione degli ipernuclei che il loro decadimento e ciò lo rende un esperimento innovativo. Gli ipernuclei studiati da Finuda sono prodotti grazie all'acceleratore Dafne dei Laboratori Nazionali di Frascati. Dafne consente collisioni tra elettroni e positroni generando, come prodotto finale di una serie di trasformazioni, i mesoni K. (23/02/2004-Italian Network)


    OUTSOURCING E TECNOLOGIE DIGITALI: STRUMENTI STRATEGICI E FATTORI COMPETITIVI NELLA RICERCA E SELEZIONE DEL PERSONALE

    Una ricerca dell'I-LAB Bocconi evidenzia che l'utilizzo di strumenti quali l'outsourcing e le tecnologie digitali ha una valenza strategica nella ricerca e selezione del personale, con la conseguenza di apportare maggiore efficienza e creare valore aggiunto soprattutto nei settori fortemente concorrenziali
    Nella gestione delle risorse umane l'outsourcing e le tecnologie digitali si sono ritagliati uno spazio crescente, considerando che il 45% delle imprese utilizza l'esternalizzazione e il 30% il web recruiting. E i vantaggi che le imprese traggono dal loro utilizzo rientrano in una logica strategica, di miglioramento qualitativo e creazione di valore, piuttosto che di taglio dei costi. Questo è ciò che emerge dalla ricerca svolta dall'I-LAB, il Centro di ricerche sull'Economia Digitale dell'Università Bocconi, in collaborazione con il Gruppo 4TALENT, gruppo italiano che opera nella ricerca, selezione e gestione delle risorse umane.
    La ricerca, presentata oggi da Andrea Ordanini dell'I-LAB e Giacomo Silvestri dell'Istituto di Organizzazione e Sistemi informativi della Bocconi, ha analizzato le caratteristiche dei processi di ricerca e selezione del personale in un campione di 530 aziende italiane di medio-grandi dimensioni (più di 250 addetti nell'industria e 150 nei servizi).

    Per quanto riguarda l'outsourcing, la ricerca evidenzia che il maggiore valore aggiunto viene riconosciuto dalle imprese nel miglioramento della qualità del processo, nella ricerca di profili specifici e sulla riduzione dei tempi. Per quanto riguarda l'effettivo utilizzo, forme di outsourcing totale del processo si riscontrano però solo nella funzione di amministrazione del personale.
    Il ricorso è pero maggiore nella funzione di ricerca e selezione del personale (45% dei casi), seguito dall'amministrazione (35%) e formazione (32%) del personale. Le attività specifiche di ricerca e selezione che sono maggiormente date in outsourcing sono la ricerca dei profili (40% dei casi), il pre-screening (29%) e i primi colloqui (25%).
    Si rileva, dunque, che la decisione di affidare in outsourcing queste funzioni non è dettata dall'effetto sui costi ma assume le connotazioni di un'operazione strategica in quanto alle società che forniscono tali servizi sono riconosciute rilevanti competenze specifiche ed economie di specializzazione. Nelle fasi di contatto con potenziali candidati rimangono, intanto, ancora molto utilizzati i canali tradizionali con in testa i contatti personali e a seguire i mezzi stampa e scuola/università.

    Per quanto riguarda gli strumenti tecnologici, a pochi anni dalla loro introduzione, essi presentano tassi di impiego nelle imprese superiori rispetto ad altre forme di e-business quali l'e-commerce e l'e-procurement. Nonostante ciò, se si eccettua la funzione amministrativa, per tutte le altre attività della funzione di gestione delle risorse umane (formazione, ricerca e selezione, valutazione prestazioni, ecc.) il livello tecnologico evidenzia ancora un notevole potenziale di sviluppo.
    Tra i mezzi più utilizzati risultano il proprio sito web aziendale con lo strumento del form o l'email (40%) e il ricorso a società di web recruiting (oltre il 30%). Fra tutti coloro che lo utilizzano, ben uno su cinque indica che il web recruiting è lo strumento ritenuto più efficace in assoluto. Anche in questo caso, i vantaggi percepiti maggiormente dalle imprese dal suo utilizzo sono di natura strategica e a "valore aggiunto": in particolare emerge il ruolo fondamentale del web recruiting nel coprire il fabbisogno di profili specifici particolarmente richiesti e nel popolare la banca dati interna, piuttosto che la ricerca di risparmio sui costi.
    La ricerca, infine, offre un'analisi dell'impiego di outsourcing e di tecnologie nella ricerca e selezione del personale suddivisa per dimensione dell'impresa, per settore di riferimento e per localizzazione geografica. In particolare si evidenzia che le imprese di servizi appaiono più avanzate rispetto a quelle industriali e che per le imprese che operano in mercati fortemente concorrenziali l'utilizzo di questi strumenti rappresenta un importante fattore competitivo.(23/02/2004-Italian Network)


    LASER D'ORO ALL'UNIVERSITÀ DI CAMERINO

    Insigne riconoscimento della comunità scientifica internazionale alle ricerche svolte dal Prof. Alfredo Burini, docente presso il Dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Camerino, per il lavoro svolto nel settore della chimica dell'oro. La rivista "Inorganic Chemistry", infatti, ha recentemente dedicato la copertina a due composti ideati e sintetizzati dal professore camerte e menzionato la sua ricerca all'interno di un articolo.
    "L'oro, da sempre sinonimo di bellezza, ricchezza e potere - sottolinea il Professor Burini - è considerato, per la sua bassa reattività, l'elemento nobile per eccellenza, così nobile che per portarlo in soluzione si deve utilizzare la c.d. "acqua regia", una miscela di acidi forti. Il suo colore giallo - prosegue il Prof. Burini - è unico fra tutti gli elementi, così come uniche sono le proprietà che alcuni suoi composti presentano e trovano una spiegazione solo attraverso la teoria della relatività di Einstein".

    Dal 1998 il Prof. Alfredo Burini sta conducendo una ricerca di base sulla chimica dei derivati di oro ed ha scoperto che mostrano un forte carattere basico e sono in grado di donare densità elettronica, attraverso gli atomi di oro, a ioni metallici di argento o tallio. Si tratta di uno studio degno di notevole attenzione per le applicazioni che potrebbe avere nel settore delle tecnologie avanzate tipo la costruzione di laser o sensori capaci di segnalare la presenza di eventuali sostanze nell'aria, come diverse tipologie di gas, attraverso l'aumento o la diminuzione della propria luminescenza. (16/02/2004-Italian Network)


    A CONFRONTO L'ITALIA CHE LOTTA CONTRO IL CANCRO AL COLLO DELL'UTERO

    Oltre 640 tra ginecologi, oncologi, medici di base e ricercatori hanno aderito alla 2° edizione del convegno organizzato sabato 7 febbraio all'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele per fare il punto su una grave e diffusa patologia, il cancro del collo dell'utero, che colpisce ancora un numero troppo elevato di donne, ma che, se identificato nelle primissime fasi del suo sviluppo, è l'unico tipo di tumore curabile al 99%.
    In Italia ogni anno vengono diagnosticati 3.500 nuovi casi di tumore della cervice uterina che, dopo il tumore al seno, è la seconda causa che più incide sulla mortalità femminile (1.800 decessi all'anno). Oggi sappiamo che questo tipo di tumore ha per il 99,7% dei casi un'origine virale: recenti studi hanno dimostrato che il DNA del papillomavirus umano (HPV) è presente, infatti, in tutti i carcinomi del collo dell'utero e nelle lesioni che lo precedono.
    Questa scoperta ha portato alla realizzazione di un nuovo test, l'HPV test, che rileva la presenza del papilloma virus umano e di conseguenza è in grado di individuare le donne con un alto rischio di sviluppare il tumore del collo dell'utero.
    Il nuovo test HPV, semplice ed indolore, si esegue in ambulatorio con un tampone vaginale che permette di prelevare un piccolo campione di cellule del collo dell'utero. Il test HPV associato al Pap test dà, quindi, una elevata garanzia di sicurezza diagnostica e preventiva del tumore del collo dell'utero. Il test HPV (Human Papilloma Virus)

    Oggi in Europa i decessi provocati dal cancro del collo dell'utero superano quelli dovuti all'AIDS e all'epatite B. È l'unica forma di tumore di cui sia dimostrata una origine virale e la seconda causa di morte nella popolazione femminile mondiale. In Italia si stima che ogni anno si verifichino 3500 nuovi casi di cervico-carcinoma e che siano oltre 1800 i decessi dovuti a questa forma tumorale che è identificabile e guaribile al 99% se diagnosticata nelle primissime fasi del suo sviluppo. E' stato ormai chiaramente dimostrato che il DNA del virus del papilloma umano (HPV) è presente in tutti i carcinomi del collo dell'utero e nelle lesioni che lo precedono.
    Il Pap-test non rileva la presenza del virus HPV, ma identifica anomalie cellulari associate alla presenza del virus e eventualmente la presenza di cellule trasformate. Un nuovo esame, il test dell'HPV, identifica invece la presenza dei virus che promuovono lo sviluppo del tumore prima che queste alterazioni cellulari si generino.

    Questo test identifica sia le donne affette dalla malattia sia quelle con un alto rischio di svilupparla. Un test positivo all'HPV non significa che la donna svilupperà un cancro della cervice uterina, ma fornisce informazioni supplementari su potenziali rischi e consente al medico di effettuare controlli più accurati.
    Associando al tradizionale Pap-test il test dell'HPV si garantisce alla donna maggior sicurezza ed efficacia nella prevenzione dei tumori del collo dell'utero. E' stato dimostrato che la combinazione dei due test consente di rilevare circa il 97% delle lesioni di grado elevato del collo dell'utero. L'esito negativo di entrambi i test significa avere il 99% di probabilità di non sviluppare un tumore del collo dell'utero nei successivi 5 anni.L'esame HPV è previsto dal SSN dietro presentazione della prescrizione del medico di famiglia. (16/02/2004-Italian Network)


    A MODENA IL NUOVO CENTRO DI RICERCA SUI SISTEMI CHIMICI COMPLESSI

    L'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia dà vita ad un nuovo Centro di ricerca per la sintesi, caratterizzazione e simulazione computazionale di sistemi chimici complessi. Si chiamerà SCS e ad esso sarà collegata la Scuola Nazionale in Simulazioni Computazionali Multiscala.
    L'attività del Centro è concentrata verso sistemi nei quali l'interazione tra le diverse parti avviene in modo tale che il comportamento di ciascuna dipende da quello di tutte le altre. Emergono di conseguenza nuove proprietà d'insieme che non sono in alcun modo riconducibili ad una semplice somma delle proprietà delle parti e da qui la loro identificazione come "Sistemi chimici complessi". Si dice, pertanto, che un sistema chimico complesso è in grado di autorganizzarsi, fino ad esibire quei comportamenti noti come caos deterministico, strutture dissipative, ecc.
    Le linee di ricerca definite all'interno del Centro riguardano sia lo sviluppo di prodotti ad alto contenuto tecnologico (sistemi molecolari e supramolecolari per l'elettronica e la fotonica, nanostrutture magnetiche, metalli molecolari, sensori, polimeri conduttori, materiali biocompatibili), che lo studio dei meccanismi fondamentali di riconoscimento molecolare in sistemi proteici isolati e/o interagenti.
    In aggiunta alle competenze storiche dei chimici nell'utilizzo di metodi di sintesi e caratterizzazione non convenzionali, i ricercatori del Centro si propongono di utilizzare la simulazione computazionale come strumento complementare, sia nella fase di progettazione che in quella di interpretazione dei risultati sperimentali. La crescita esponenziale delle risorse computazionali ed il continuo sviluppo di tecniche ed algoritmi consentono, oggi, la formulazione di modelli predittivi ed interpretativi sempre più raffinati ed aderenti ai sistemi reali.

    Finalità del Centro è, quindi, coordinare l'attività di ricerca nel settore dei sistemi chimici complessi, promovendo una reale ed efficace sinergia tra metodologie sperimentali e tecniche computazionali.
    Questa esperienza, tra le più originali a livello nazionale, avrà un'ulteriore finalità: la formazione nei giovani di una cultura scientifica multidisciplinare che è la condizione per trovare soluzione a problemi reali che sempre più spesso sono a cavallo tra discipline diverse. Per il raggiungimento di questo risultato è stato già creato uno specifico percorso formativo all'interno del Dottorato in Chimica.(9/02/2004-S.C.-Italian Network)


    TRE SECOLI DI ASTRONOMIA A BOLOGNA

    Si è tenuto a Bologna il 5 febbraio 2004 un convegno che ha raccolto e proposto tre secoli di attività astronomica nel capoluogo felsineo. Gli osservatori astronomici rappresentano in Italia le struutture scientifiche più antiche. Dal titolo Tre secoli di astronomia a Bologna: dalla Specola a Loiano la conferenza ha proposto l'evoluzione degli osservatori bolognesi, un patrimonio storico che a Bologna, come del resto anche a Roma e Padova, che, nei secoli precedenti la fondazione della Specola, godette sempre del contributo di grandi personaggi: Gian Domenico Cassini, ad esempio, il costruttore della grande Meridiana di San Petronio.

    Il primo passo per la costituzione del moderno nucleo astronomico fu l'Accademia delle Scienze del 1711, iniziativa del conte Luigi Ferdinando Marsili, uomo d'armi dai poliedrici interessi, convinto che solo la superiorità tecnica dava la possibilità ad un popolo di primeggiare e che questa superiorità tecnica era strettamente legata alla superiorità scientifica e tecnologica. Bologna si presentava del tutto impreparata in questa direzione e così aprì il suo palazzoper fondare unaaccademia sulla falsa riga di quelle che si andavano costituendo nel resto del continente.
    Punto fondamentale del progetto marsiliano era lastronomia, per le ricadute sulla geografia e sulla cartografia e, quindi, sul piano politico e sociale. Una dozzina d'anni dopo la fondazione dell'Accademia, fu dunque ultimata la torre astronomica. Il primo astronomo della neonata Specola fu un illustre matematico bolognese, amico del Marsili, oltre che poeta arcadico e latinista, Eustachio Manfredi.
    La nuova istituzione permise all'astronomia locale di raggiungere una posizione di eccellenza in Europa. L'attività di Manfredi era caratterizzata da due aspetti. Da un lato emergeva la dichiarata professionalità, che si concretava negli studi geografici, nella compilazione delle Ephemerides Bononienses, nei lavori sulla riforma del calendario, nella determinazione degli elementi fondamentali del moto apparente del Sole e nei lavori di geografo e geodeta che gli furono commissionati da diversi prìncipi e città.
    Dall'altra parte trovava posto l'interesse di "filosofo", per le dottrine riguardanti la fisica del cielo, le dispute sui vari "sistemi del mondo", le proposte della fisica newtoniana. A Manfredi succedette Eustachio Zanotti e, l'ultimo importante contributo settecentesco all'astronomia bolognese venne da Giovan Battista Guglielmini, il quale, mediante la determinazione dello spostamento dalla verticale dei gravi in caduta, all'interno della torre della Specola e della torre degli Asinelli, fornì la prima evidenza sperimentale della rotazione diurna della Terra intorno al proprio asse, tra il 1790 ed il 1792, esattamente sessant'anni prima del ben più celebre esperimento con il pendolo, realizzato da Léon Foucault.
    I grandi sommovimenti politici che attraversarono l'Italia e l'Europa nei decenni che vedevano l'arrivo delle truppe napoleoniche (1796), la Repubblica Cispadana e poi Cisalpina, la ristrutturazione dell'Università e dell'Istituto delle Scienze, il Regno d'Italia, il ritorno sotto lo Stato della Chiesa nel 1815, le guerre d'Indipendenza, unitamente al periodo di decadenza culturale complessiva della città, fecero quasi scomparire l'attività astronomica, che si era ridotta, per quasi tutto l'Ottocento, ad un servizio di osservazioni meteorologiche, dopo la conclusione della compilazione delle effemeridi bolognesi, oramai ampiamente superate da quelle realizzate da altri osservatori europei.

    Così l'astronomia bolognese resterà estranea al processo che favorì, nella seconda metà del secolo, la nascita della "astronomia fisica", processo in cui l'Italia, grazie a figure come Donati, Secchi, Respighi, Tacchini e la Società degli Spettroscopisti Italiani, ebbe un ruolo di primo piano. L'astronomia bolognese rimase così rappresentata da un eclettico personaggio che poco ebbe a che fare con l'Osservatorio, Quirico Filopanti. Il matematico Giuseppe Barilli, questo il suo vero nome, fu un geniale divulgatore: sua l'idea dei fusi orari adottati internazionalmente e sua l'idea di quella che fu una "fragorosa" consuetudine bolognese tra gli anni 1886 e 1944, il cannone di mezzogiorno.
    Con il XX secolo, grazie all'impegno di Michele Rajna e soprattutto di Horn, l'astronomia bolognese ebbe nuova vita. In particolare si comprese che non sarebbe stato sufficiente acquistare nuovi strumenti, ma che era necessario spostare la stazione osservativa lontano dal centro cittadino, a causa della aumentata illuminazione. La scelta del luogo passò da Villa Aldini, sul Colle dell'Osservanza, per Monte Donato, fino ad arrivare al Monte Orzale, presso Loiano a 800 metri di altitudine, dove nel 1936 fu innalzata la nuova cupola con un riflettore Zeiss di 60 cm di diametro. A questo si aggiungerà nel 1975 il moderno riflettore da 152 cm di diametro.

    Ricordiamo, infine, l'istituzione del Corso di laurea in Astronomia nel 1969, a cui fece seguito, negli anni Ottanta, il Dottorato di ricerca in Astrofisica presso l'Università degli Studi di Bologna.(9/02/2004-S.C.-Italian Network)


    ALL'IFOM LA LOTTA AL TUMORE PASSA DAI MIGLIORI "CERVELLI" - A COLLOQUIO CON IL PROF.DI FIORE

    La fuga dei cervelli è una bella frase ad effetto ma noi italiani siamo bravi ad esaurire il problema nella sua discussione. Siamo contenti di parlarne ma mai di approfondirlo o risolverlo. Io sono stato 12 anni in Usa e non mi sono mai sentito in fuga o in esilio. Ho fatto una esperienza importante. Il problema italiano non è la "fuga" ma il saldo negativo fra i ricercatori di buon livello prodotti e quelli poi effettivamente impiegati dal nostro sistema scientifico. Formiamo tanti bravi scienziati ma ne utilizziamo pochi.
    A parlare è il prof. Di Fiore, direttore scientifico dell'IFOM - l'Istituto FIRC di Oncologia Molecolare specializzato nello studio della genetica e della biologia molecolare per la comprensione dei meccanismi di formazione e di sviluppo dei tumori.
    Italian Network lo ha intervistato per parlare del suo istituto, nato nel 1998 per iniziativa della Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (FIRC), e che comprende programmi di ricerca provenienti da alcuni dei principali enti pubblici e privati di ricerca biomedica e dispone di un potente core tecnologico.
    D.Per portare avanti la battaglia contro il cancro avete bisogno del massimo anche dal punto di vista dei "cervelli". Qual è la politica di reclutamento dell'IFOM?

    DI FIORE: La nostra politica è rivolta ricercatori stranieri o giovani italiani all'estero che vogliono rientrare in patria. Per tutti mettiamo a disposizione un'offerta economica ma anche la possibilità di creare un proprio gruppo di lavoro per seguire i propri obiettivi. Nell'ultimo anno abbiamo portato 5/6 group leader, di cui tre italiani: Fabrizio d'Adda di Fagagna viene da Cambridge, Ugo Cavallaro viene da Basilea e che si occupa di androgenesi tumorale e Giuseppe Cassata che arriva da Monaco di Baviera e lavora sulla genetica sperimentale".

    D.Quali sono le linee di ricerca dell'IFOM?

    DI FIORE: Indaghiamo la post genomica, un campo aperto dalle scoperta sul genoma umano. Soprattutto siamo attenti alle sue applicazioni nell'oncologia molecolare. Tra i progetti più importanti c'è lo studio sull'angiogenesi tumorale ovvero come bloccare il flusso sanguigno verso le cellule tumorali e quindi, in un certo senso, ucciderle per fame. Poi l'indagine sui geni tumorali e lo sviluppo di farmaci selettivi che colpiscano solo i tumori. (2/02/2004-S.C.-Italian Network)


    PRODURRÀ PERLE IL PRIMO SPIN-OFF DELL'UNIVERSITÀ DI PISA

    È nata la prima perla della ricerca pisana: si tratta dello spin-off P.I.S.A. srl, (acronimo di Perle Italiane Spin-off d'Ateneo) che produrrà perle di acqua dolce e madreperle. La società di capitali è originata da un'attività di ricerca dell'ateneo.
    L'Università di Pisa seguirà la neo-impresa nelle prime tre fasi iniziali: nella fase di pre-impresa, nella fase di incubazione e in quella di start-up. Nella fase di pre-impresa le attività sono amministrate dalla struttura dell'Università che ospita lo spin-off; nella fase d'incubazione l'azienda costituita può usufruire di spazi, attrezzature e servizi messi a disposizione da strutture dell'Ateneo; quando si arriva allo start-up l'azienda, pur potendo continuare ad usufruire del marchio "Azienda Spin-Off Dell'universita' Di Pisa" e di rapporti privilegiati con l'Ateneo, deve possedere i requisiti e le risorse per il suo completo auto-sostentamento."

    Lo spin-off appena nato si propone di avviare la produzione di perle di acqua dolce utilizzando una tecnica brevettata all'Università di Pisa da Paolo Berni e da due giovani laureate. La tecnica di produzione scoperta dal Berni consiste nel coltivare le perle nel mollusco di acqua dolce Sinanodonta woodiana; su questo mollusco si effettua un impianto di mantello in un animale ricevente e si ricava una tasca perlifera in cui innestare un nucleo di perlagione sul quale l'animale depositerà strati concentrici successivi di madreperla fino ad ottenere una perla commerciale in un periodo variabile da sei mesi a circa tre anni. Le caratteristiche di dimensione, colore e valore sono strettamente legate al periodo di perlagione a cui è sottoposto l'impianto del nucleo.
    Il materiale madreperlato ottenuto è caratterizzato da un elevato tenore di aragonite, che dà alla madreperla colori diversi e una brillantezza vivace, orientale e molto gradevole (nella foto due esempi di perle e madreperle). Inoltre lo spin-off si propone di formare sul territorio artigiani orafi, stilisti dell'alta moda ed esperti ebanisti intagliatori per la trasformazione e valorizzazione della madreperla sul nostro territorio. I mercati di riferimento di questo prodotto sono quelli della gioielleria, dell'alta moda, dell'intarsio e dell'ebanisteria.
    Lo spin-off è costituito come società a responsabilità limitata di cui sono soci, oltre ai tre depositari del brevetto di produzione, un gioielliere pisano (Marco Silvestri), un imprenditore agricolo (Jacopo Salviati), un consulente economico e infine l'ateneo pisano. L'impresa sorge presso le strutture sperimentali zootecniche del Dipartimento di Agronomia e Gestione dell'Agroecosistema dell'ateneo e successivamente si trasferirà nella "Tenuta Salviati" di Migliarino, all'interno del parco naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli in provincia di Pisa. (2/02/2004-Italian Network)


    DOCENTE DELL'UNIVERSITÀ DI CAMERINO ELETTO "FELLOW" DELL'AMERICAN PHYSICAL SOCIETY (APS)

    Il Professor Fabio Marchesoni, docente del Dipartimento di Fisica dell'Università di Camerino, è stato eletto "Fellow" dell'American Physical Society (APS).
    L'insigne riconoscimento viene rilasciato ogni anno a pochissimi scienziati tra gli oltre 40.000 membri dell'associazione e diventa ancora più prestigioso se si tiene conto che in Italia gli APS Fellow attivi sono soltanto una dozzina.
    La motivazione dell'elezione è "per i suoi fondamentali contributi alla fenomenologia dei processi stocastici nella materia condensata". Si riferisce ad un settore di ricerca interdisciplinare di grande attualità come è quello tra fisica statistica, biologia e nanotecnologie.

    I processi stocastici riguardano la nozione di fluttuazione, di casualità, nozione che spazia dall'agitazione termica di tutte le componenti della materia cellulare all'andamento della borsa. Fluttuazioni termiche influiscono anche sul moto degli elettroni nei dispositivi elettronici causando, per esempio, il rumore di fondo degli impianti di riproduzione dei suoni.
    Di qui la percezione diffusa del moto browniano (dal nome del suo scopritore, Robert Brown, un botanico inglese dell'ottocento) come di un qualcosa di fastidioso che limita, fra l'altro, l'ideale funzionamento delle tecnologie umane.

    È merito del Prof. Marchesoni e dei suoi collaboratori aver dimostrato come le fluttuazioni termiche, per altro ineliminabili in quanto causate dalla temperatura stessa dell'ambiente, possano essere sfruttate a nostro vantaggio mediante una progettazione innovativa dei dispositivi elettronici.
    Dispositivi che sfruttano questa idea sono stati realizzati di recente nei laboratori di Hitachi (Giappone) e di alcune università USA, laboratori con i quali il Prof. Marchesoni ha regolari rapporti di collaborazione scientifica e che ospitano giovani collaboratori provenienti dal suo gruppo di ricerca.

    Il Prof. Marchesoni si è proposto di trasferire questa sua esperienza nella ricerca tecnologica di punta anche nell'offerta didattica di UNICAM, avviando un nuovo Corso di laurea in Tecnologie per l'Innovazione, con sede presso il Centro Studi Leopardiani di Recanati. Si tratta di un corso di laurea triennale (o di primo livello) di natura interdisciplinare ed a forte vocazione tecnologica ed applicativa, svolto in collaborazione con piccole e medie imprese di quel comprensorio.
    Aziende ed Enti locali hanno aderito all'iniziativa, offrendo borse di studio agli iscritti più meritevoli e mettendo a disposizione laboratori e personale tecnico a sostegno della didattica. Il riconoscimento internazionale ottenuto dal Prof. Marchesoni si può leggere come un incentivo ad investire di più in ricerca tecnologica e didattica innovative, in un periodo così difficile per la ricerca italiana. (26/01/2004-Italian Network)


    MAURO MACCARONE TRA I CINQUE VINCITORI DEL ROYAN INTERNATIONAL RESEARCH AWARD

    Mauro Maccarone, docente di Biologia molecolare al Corso di laurea in Biotecnologie dell'Università degli Studi di Teramo, ha ricevuto ieri a Teheran, dalle mani del ministro della salute iraniano, il Royan International Research Award per "il lavoro svolto sulla regolazione della fertilità umana".

    Il Royan International Research Award di Teheran si dedica allo studio ed alla cura dei problemi relativi alla fertilità umana e per il quarto anno consecutivo ha invitato i ricercatori di tutto il mondo a partecipare alla selezione per la consegna di 5 premi internazionali per la ricerca.
    Sono stati 322 i partecipanti provenienti da 47 Paesi: 68 dall'Unione Europea, 42 dal Nord America, 11 dal Giappone e gli altri da diverse parti del mondo.
    Assieme a Mauro Maccarone hanno ricevuto il riconoscimento - fondato sull'esperienza scientifica e sulle pubblicazioni nel campo della fertilità - M. Han (Corea del Sud), L. Voullaire (Australia), A. Honaramooz (Usa) e J. Gerris (Belgio).

    Mauro Maccarone, 41 anni, è membro del comitato editoriale della rivista "Lipids in Health and Disease" ed è revisore di dodici riviste scientifiche internazionali.
    È coordinatore (Principal Investigator) di alcuni progetti internazionali e nazionali nei seguenti campi: Struttura e funzione di metallo-enzimi, quali la lipossigenasi; Ruolo della lipossigenasi e dei suoi prodotti di reazione nell'induzione della morte programmata (apoptosi) in cellule animali e vegetali; Endocannabinoidi: attività in cellule e tessuti umani e meccanismi di degradazione.
    In questi ambiti di ricerca ha ottenuto risultati che sono stati pubblicati in un centinaio di articoli su riviste scientifiche internazionali. (26/01/2004-Italian Network)


    A ROMA IL CENTRO PER LO STUDIO DELLA VARIABILITÀ SOLARE

    Si apre all'Osservatorio astronomico di Roma dell'INAF, nella sua sede di Monte Porzio Catone, il Centro per lo studio della Variabilità Solare (CVS) che verrà inaugurato il prossimo 23 gennaio 2004. Il Centro opera sulla base di una cooperazione scientifica tra l'Osservatorio astronomico, il Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma "Tor Vergata" e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ed è stato istituito e finanziato dalla Regione Lazio, con una sua propria legge.
    Il suo compito è quello di promuovere e sviluppare la ricerca nel campo della variabilità delle emissioni solari e dell'ambiente fra il Sole e la Terra, anche nell'ambito dei programmi dell'Unione Europea e di organismi nazionali e internazionali. La sinergia dei tre istituti scientifici che formano il CVS garantisce un elevato livello di competenze e risorse nei settori specifici della variabilità solare, delle relazioni Sole-Terra e degli studi climatico-ambientali.
    Il Sole è una stella molto stabile, con piccole variazioni nell'emissione di radiazioni. Queste variazioni, piccole dal punto di vista astronomico, hanno certamente implicazioni sull'atmosfera e biosfera terrestri. Allo stato attuale le conoscenze scientifiche su questi argomenti sono piuttosto scarse: focalizzando quindi lo studio sulle variazioni solari è possibile capire meglio anche la loro influenza sulla Terra.

    Misure ottenute grazie a tecnologie sempre più sofisticate utilizzate sia negli osservatori a terra sia nello spazio hanno mostrato che il flusso di radiazione che ci arriva dal Sole non è costante, ma varia assieme al ciclo di undici anni di attività magnetica del Sole. L'opinione consolidata nella comunità scientifica è che tali variazioni potrebbero contribuire in modo significativo ai cambiamenti climatici in atto.
    In questa direzione si muoveranno per le loro ricerche gli studiosi del CVS. Il Centro darà supporto tecnico-scientifico alle amministrazioni pubbliche, tra cui la Protezione Civile e fornirà, aggiornandolo, un data-base, liberamente accessibile agli studiosi e al pubblico, con dati rilevanti per una migliore conoscenza del fenomeno del global warming. Svolgerà inoltre attività di formazione ad alto livello, anche attraverso la concessione di borse di studio, non trascurando le attività di divulgazione. (19/01/2004-S.C.-Italian Network)


    LA CASTAGNA AL CENTRO DI UN PROGETTO DI RICERCA

    È stato presentato presso la sede della Facoltà di Agraria di Mosciano Sant'Angelo dell'Università di Teramo il programma di ricerca "La Castagna. Azioni innovative per la valorizzazione di un prodotto tradizionale della montagna".
    Il progetto, promosso dalla Facoltà di Agraria, prevede la realizzazione di una ricerca per migliorare i processi produttivi della castagna e per mettere a punto nuove strategie per ottimizzarne la qualità. Partendo da una valutazione delle caratteristiche dei prodotti presenti nell'area dei Monti della Laga, con il supporto di uno studio delle caratteristiche compositive, chimico-fisiche e funzionali delle varietà di marrone e castagna, la ricerca affronterà la "curatura", cioè la trasformazione, della castagna e l'analisi sulle potenzialità di mercato.
    Il progetto prevede inoltre la realizzazione di nuovi prodotti di trasformazione, per esempio la farina di castagne per la produzione di cibi "ready to eat" (pronti all'uso) quali snack per la prima colazione o conserve a basso contenuto zuccherino, con limitato apporto calorico. (19/01/2004-S.C.-Italian Network)


    MERIS, PER CONOSCERE L'EUROPA

    Si è tenuto a Frascati, presso ESRIN lo stabilimento italiano dell'ESA, il "MERIS Users Workshop", un convegno di tecnici e scienziati per fare il punto sull'operatività di MERIS, uno dei dieci strumenti del satellite ENVISAT, al termine della sua fase di calibrazione.
    Dopo il lancio perfetto avvenuto il primo marzo del 2002 e dopo circa 9 mesi di intensissima attività di monitoraggio sugli strumenti a bordo del satellite, Envisat ha cominciato a trasmettere gradualmente vari tipi di dati dai suoi strumenti dall'inizio del 2003.
    Ora tutti gli strumenti del satellite Envisat, il più grande satellite per l'ambiente mai costruito prima, funzionano egregiamente secondo le previsioni, in particolare lo strumento MERIS. Questo, acronimo di Medium Resolution Imaging Spectrometer, fornisce moltissimi dati sugli oceani, le terre emerse e le nuvole a più di 350 gruppi scientifici in tutto il mondo, poiché permette di avere dati sulla radiazione solare riflessa dalla Terra in 15 bande spettrali, nella lunghezza d'onda del visibile e del vicino infrarosso.

    Grazie a MERIS, sono stati osservati fenomeni quali la concentrazione di clorofilla e la proliferazione delle alghe nelle acque costiere, l'indice vegetativo globale e la quantità e il movimento del vapor acqueo nell'atmosfera. Non a caso, una delle prime immagini di Envisat, a 22 giorni dal lancio, che mostrava la concentrazione di phytoplancton sulle coste del Senegal, era stata presa proprio da MERIS.
    Gli studiosi, provenienti dalle maggiori università e dai centri di ricerca europei, hanno presentato infatti i risultati delle loro ultime ricerche, la cui gran parte ancora in corso data la loro validità, portate avanti utilizzando i dati di MERIS nei campi scientifici dello studio del colore degli oceani, nelle applicazioni sulle terre emerse e nella scienza dell'atmosfera. Si sta dimostrando quindi la grande versatilità dello strumento nel contribuire agli studi sul clima e alle osservazioni satellitari su scala globale, indirizzando la ricerca scientifica per l'ambiente in campi multidisciplinari.
    Il workshop ha dato la possibilità di conoscere tutti i prodotti di Envisat per gli utenti e le attività di distribuzione dei dati di MERIS con le eventuali restrizioni d'uso. Sono stati espressi giudizi sui prodotti MERIS e sui servizi agli utenti e sulla distribuzione dati e ci sono state costruttive discussioni su come implementare l'interazione tra ESA e la comunità scientifica degli utenti.
    A livello di trattamento informatizzato dei dati, sono stati presentati i più recenti algoritmi di processamento dati, specie il software BEAM (Basic Envisat AATSR and MERIS) utilizzato per analizzare anche i dati di MERIS, per il quale sono state prospettate azioni da intraprendere per un ulteriore futuro sviluppo dei prodotti garantibili.(12/01/2004-Italian Network)


    2003, L'ANNO PIÙ CALDO

    Secondo i tecnici dell'Osservatorio geofisico dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia il 2003 Il 2003 è stato l'anno più caldo degli ultimi 173, stracciando ogni precedente storico. Gli esperti hanno classificato il fenomeno come "evento hyper-estremo". Sostanzialmente nella norma, invece, le precipitazioni, anche se a carattere di urban flood, cioè di sempre più frequenti nubifragi.
    I ricercatori hanno effettuato un'accurata analisi dei dati meteorologici, che hanno caratterizzato il 2003, ponendoli a confronto con la corposa serie di rilevazioni storiche in loro possesso. La struttura universitaria modenese, infatti, sorta nel 1830 per volontà del Duca Francesco IV d'Este presso il torrione di Levante del Palazzo Ducale, vanta una raccolta di misure meteorologiche e materiali tra le più complete.
    Dall'analisi preliminare delle osservazioni meteorologiche dell'anno 2003si riscontra, ancora una volta, il superamento di tutti i precedenti valori storici di temperatura media annual".

    La Temperatura Media annuale del 2003 risulta di ben 15.6°C, superando ampiamente tutti i riferimenti precedenti: la "media storica" sull'intera serie delle temperature è di 13.3°C, mentre la "media climatica", basata sull'ultimo trentennio di osservazioni è di 13.7°C (secondo le indicazioni del W.M.O.- Organizzazione Meteorologica Mondiale il clima si definisce come condizioni meteorologiche medie su un periodo di trent'anni).
    Ancor più notevole è che i precedenti riferimenti, tra l'altro tutti di anni recenti (dal 1997 al 2002, con valori fra 15.0° e 15.2°C), sono superati di quasi mezzo grado, ben oltre quindi il margine d'errore strumentale tanto da non lasciare dubbi sul fatto che l'anno 2003 costituisce, come già per l'estate appena trascorsa, un "evento hyper-estremo"
    Il fenomeno del riscaldamento dall'inizio delle Osservazioni risulta mediamente di 1°C/100 anni, in linea con quello di molte stazioni della pianura Padana e con quanto rilevato a livello globale. Altre considerazioni interessanti, circa l'andamento delle temperature nel 2003, riguardano l'osservazione che solo i mesi di febbraio e di ottobre sono stati più freddi della norma, mentre su scala annuale la temperatura registrata risulta coincidente con quella che sarebbe la norma climatica di Roma!
    Solo sfiorato, invece, il "record" di caldo giornaliero: il giorno più caldo del 2003 è stato il 6 agosto con 37.9°C, secondo valore più alto in assoluto dopo quello del 29 luglio 1983 con 38.5°C. Viceversa, resta ben distante il riferimento storico del "giorno più freddo", corrispondente a quello registrato l'11 gennaio 1985 con - 15.5°C, mentre nel 2003 il giorno più freddo è stato il 13 gennaio con - 3.8°C.
    Dal punto di vista delle precipitazioni l'anno 2003 si chiude sostanzialmente nella norma come valore complessivo annuale, anche se le apparizioni temporalesche hanno avuto una distribuzione assai irregolare, sia a livello dei vari mesi che dei singoli eventi pluviometrici.
    Il totale delle precipitazioni del 2003 assomma a 578.2 mm, un valore di poco inferiore alla media climatica trentennale che è di 609 mm, mentre la media storica è di 659 mm. Spiccano, però, due mesi quasi secchi, con precipitazioni irrisorie (febbraio e luglio), mentre aprile e novembre registrano oltre il doppio dei valori di riferimento climatico, senza tuttavia assumere valori particolarmente anomali. (12/01/2004-Italian Network)


    CANALE WEB AEROSPAZIALE PER LA DIVULGAZIONE DELLA CULTURA AEROSPAZIALE TRA I GIOVANI

    Www.spazioallescuole.it. È l'indirizzo internet di un progetto pilota voluto dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e dall'Agenzia spaziale Italiana e realizzato dal CIRA, un Canale Web Aerospaziale, per promuovere nei giovani l'interesse per le tematiche aerospaziali ed essere di ausilio ai docenti nel settore tecnico-scientifico.
    Inserito nel Piano Spaziale Nazionale e nel Programma Nazionale di Ricerche Aerospaziali (PRO.R.A.), il nuovo portale è stato realizzato da un gruppo di lavoro congiunto ASI-CIRA, in seguito ad una convenzione siglata dall'Asi con il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, con l'intento di promuovere nei giovani l'interesse per le tematiche aerospaziali ed essere di ausilio ai docenti nel settore tecnico-scientifico.

    Utenti del portale sono, via satellite, le scuole secondarie superiori e, via internet, i ragazzi da casa; i moduli didattici prevedono lezioni condotte da docenti con il supporto di materiale video. Le lezioni interattive si possono trasmettere "live" in videoconferenza nelle scuole e sono scaricabili successivamente "a richiesta" sia dagli utenti da casa sia dai ragazzi nelle scuole. Il percorso formativo si completa con esercitazioni, questionari e relazioni tecniche al fine di valutare l'apprendimento; per le scuole verranno inoltre organizzate visite guidate presso gli impianti di ricerca.
    Per favorire l'utilizzo del portale e stimolare la conoscenza della materia, sono stati predisposti premi sia per le scuole sia per gli utenti da casa. Il percorso formativo delle scuole prevede la presentazione di un progetto finale: i migliori cinque riceveranno un premio di 25.000 euro ciascuno.

    La fase pilota del progetto è partita con il gennaio 2004 e si concluderà a maggio, con il coinvolgimento di 50 scuole secondarie superiori (istituti tecnici e licei scientifici) selezionate dal MIUR sul territorio nazionale.
    Per l'anno accademico in corso, sono stati stabiliti tre percorsi formativi, uno aeronautico (a cura del CIRA) e due spaziali (a cura dell'ASI):
  • aerodinamica;
  • fisica e meteorologia (con applicazioni ed esperimenti da pallone stratosferico);
  • fisica e biologia (con esperimenti ambientati nella stazione spaziale internazionale).
    Per le scuole, da gennaio fino a maggio, con cadenza mensile, verranno rilasciati i moduli didattici (lezioni di docenti in videoconferenza) orientati ad acquisire le conoscenze per sviluppare il progetto. Il programma prevede visite agli impianti aeronautici e spaziali per approfondire il tema oggetto del percorso formativo.
    Gli utenti da casa (studenti tra i 15 e i 18 anni) fruiranno in modalità "on demand" e quindi non "in diretta" come potrà avvenire per le scuole, di tutti i moduli veicolati alle scuole. Per gli utenti da casa ciascuno dei moduli didattici erogati da gennaio a marzo sarà corredato da questionari/esercitazioni che permetteranno di maturare il punteggio per i premi.(5/01/2004-Italian Network)


    UNIVERSITÀ DI SIENA ALL'AVANGUARDIA NELL'ANALISI DI URINE CON RISONANZA MAGNETICA

    Una tecnica non invasiva permette di identificare tutte le malattie, anche le più rare, in modo semplice e veloce. Succede a Le Scotte, dove il Centro di Risonanza Magnetica Nucleare dell'Università di Siena, diretto dal professor Gianni Valensin, analizza le urine dei bambini ricoverati nel reparto di Neuropsichiatria infantile, identificando molte patologie, tra cui disturbi metabolici ereditari, e anche ad esempio, la sindrome di Caravan e problemi epatici o renali.
    L'analisi delle urine tramite risonanza magnetica richiede una strumentazione molto avanzata ed è utilizzata da pochissimi centri in Italia.

    Questa tecnica ha permesso anche di riconoscere, a Siena, 9 casi di SCAD, malattia rarissima che provoca ritardo mentale e disturbi metabolici nei bambini. Nel mondo, si conoscono soltanto 20 casi di SCAD, patologia con sintomi vari e complessi, che spesso viene confusa con l'epilessia.
    Il dato più confortante è che l'analisi di urine tramite risonanza magnetica può essere applicata all'accertamento di qualsiasi tipo di patologia, e potrebbe essere dunque uno strumento di fondamentale aiuto anche nelle attività ordinarie di diagnosi e cura.
    Per ora il centro senese ha analizzato circa 1000 campioni e sta costruendo un archivio che fornirà un utile strumento per il futuro sanitario di questa tecnica, che si sta rivelando davvero molto promettente(5/01/2004-Italian Network)


    LA PROVINCIA DI TRENTO FINANZIA LA RICERCA CON 46 NUOVI PROGETTI

    Dall'integrazione funzionale e applicazioni alla meccanica quantistica e alla teoria quantistica dei campi presso l'Istituto nazionale di alta matematica alla fabbricazione di amplificatori ottici planari in vetro-ceramiche ultratrasparenti presso l'Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr, dai modelli matematici per lo studio della dinamica spazio-temporale di alcune malattie della fauna elvatica trasmissibili all'uomo che si stanno studiando al Centro di ecologia alpina delle Viote del Monte Bondone all'ecologia e conservazione dei primati e antilopi di foresta pluviale in Tanzania sulla quale stanno lavorando al Museo tridentino di scienze naturali, dagli effetti delle variazioni termoigrometriche ambientali sulla conservazione di opere lignee di interesse storico-artistico di cui si sta occupando l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr ai microsistemi in silicio per l'analisi cromatografica nel settore agro-alimentare ai quali si stanno dedicando alcuni ricercatori dell'Itc-irst.
    Sono solo alcuni dei 35 progetti di ricerca relativi a ricercatori post-doc per l'anno 2004 approvati dalla Giunta provinciale di Trento su proposta dell'assessore provinciale alla programmazione, ricerca e innovazione Gianluca Salvatori, che il Comitato di indirizzo e valutazione della ricerca ha valutato "scientificamente rilevanti, la cui realizzazione è affidata a ricercatori (e tutor) con ottima formazione e qualificata esperienza", proponendo il loro finanziamento.
    Oltre a questo primo elenco, la delibera approvata oggi contiene un secondo gruppo di 11 progetti considerati meritevoli di finanziamento, vale a dire progetti per i quali il Comitato ha espresso un "giudizio positivo" in merito "alla formulazione del progetto ed ai suoi contenuti pur rilevando dal curriculum del candidato una minore esperienza dello stesso".

    Tutti i progetti, per i quali l'erogazione del finanziamento inizierà a partire dall'avvio dei progetti stessi, verranno realizzati entro il 2005. Il finanziamento complessivo disposto oggi con la delibera proposta dall'assessore Salvatori è pari a 6.895.256 euro.(29/12/2003-Italian Network)


    LA FECONDAZIONE ASSISTITA NEL NUOVO QUADRO NORMATIVO

    In Italia circa il 12% delle coppie ha problemi di sterilità. Le attuali conoscenze scientifiche consentono di risolvere circa il 60% dei casi, ma per il restante 40% di coppie sterili non vi sono speranze di avere un figlio proprio. Sono circa 1.200 le coppie che ogni anno si rivolgono al Centro di sterilità della Provincia autonoma di Bolzano. Il numero è in aumento e ciò è dovuto all'innalzamento dell'età media in cui le donne affrontano la gravidanza. La metà delle coppie che si presentano al Centro proviene dal Trentino, mentre l'altra metà è costituita da coppie altoatesine. Sono circa 800 invece le coppie che, dopo aver contattato il Centro, affrontano il trattamento intensivo e per loro la probabilità di giungere ad una gravidanza oscilla fra il 10 ed il 50%, a seconda della metodologia scientifica adottata. A presentare questi dati è stato il coordinatore del Centro di sterilità altoatesino, Bruno Engl. Tuttavia, ad incidere sulla possibilità di una coppia di avere un figlio attraverso la fecondazione assistita non sono solo le conoscenze scientifiche. Alla medicina si affianca, infatti, il quadro giuridico che regolamenta un settore riguardante aspetti cruciali della morale corrente e della vita sociale, economica e politica.

    Della fecondazione e del nuovo quadro normativo che caratterizza il settore dopo la recente approvazione, da parte del Senato, del disegno di legge numero 1514 sulla procreazione medicalmente assistita si è parlato nella tavola rotonda organizzata dall'Università degli Studi di Trento - Dipartimento di Sociologia e ricerca Sociale e dal "Research Unit on Cognition, Organizational Learning and Aesthetics". Scopo dell'incontro, che si è tenuto nell'aula Kessler della Facoltà di Sociologia, era approfondire il tema della fecondazione assistita privilegiando un approccio multidisciplinare al tema in discussione.
    Alla tavola rotonda, dal titolo "Tecnologie per la fecondazione assistita: aspetti medici, etici, giuridici e politici", sono intervenuti Margherita Cogo, Vicepresidente della Giunta provinciale e Assessore alla Cultura, Daria de Pretis, docente di diritto amministrativo alla Facoltà di Giurisprudenza di Trento, Lucia Martinelli, Presidente della Commissione pari opportunità, Bruno Engl, coordinatore del Centro sterilità della Provincia autonoma di Bolzano e Lucia Galvagni, ricercatrice di bioetica Itc-isr. Moderatore dell'incontro è stata Silvia Gherardi, coordinatrice della Research Unit on Cognition.

    Nel proprio intervento, la Vicepresidente della Giunta provinciale Margherita Cogo, dopo aver sottolineato la necessità di regolamentazione della fecondazione assistita, ha contestato alcuni dei limiti posti dalla legge recentemente approvata dal Senato: divieto di utilizzare le fecondazione per la prevenzione della malattie trasmesse per via genetica; divieto di revoca da parte della coppia dopo la fecondazione dell'ovulo; divieto della fecondazione medicalmente assistita eterologa, divieto dell'utilizzo dell'embrione per la ricerca scientifica; divieto di produzione di embrioni in numero superiore a quelli strettamente necessari.
    Cinque punti - ha detto Margherita Cogo - che appartengono ad un'etica di Stato che lentamente sta venendo avanti. La Vicepresidente della Provincia ha parlato poi di legge classista, dal momento che le coppie dotate di adeguati mezzi economici potranno eluderla avvalendosi all'estero delle metodologie scientifiche proibite in Italia. A questa legge, ha detto poi Margherita Cogo, si è arrivati anche a causa della scarsa presenza numerica femminile in Parlamento. Nel dibattito parlamentare della legge, i partiti politici sono mancati lasciando i parlamentari soli con la loro coscienza. I partiti, ha concluso poi la Vicepresidente della Giunta provinciale, dovrebbero invece riacquistare il loro ruolo, preparando la classe politica ad affrontare in modo consapevole e sicuro le questioni veramente importanti per la collettività.

    Secondo Daria de Pretis, che ha definito gli aspetti tecnico-giuridici della legge al centro della tavola rotonda, era necessario ridurre il rischio di un uso selvaggio della fecondazione assistita. Tuttavia, ha detto la docente di diritto amministrativo alla Facoltà di Giurisprudenza di Trento, vi sono aspetti della legge che non corrispondono al sentire comune e che dipendono da valori soggettivi. Aspetti sui quali si dovrebbe discutere e sui quali invece la legge si è già espressa. Sarebbe giusto, ha detto Daria de Pretis, che tutti vedessero rispettati i loro principi e che non venisse imposta una corrispondenza fra la legge ed i valori di una parte soltanto della collettività. Legge che, peraltro, in alcuni passaggi presenta una tutela dell'embrione nella provetta che è quasi più forte di quella del feto nell'utero materno.
    Per Lucia Galvagni, ricercatrice di bioetica Itc-isr, il testo di legge, pur con tutti i divieti che comporta, presenta comunque una propria coerenza interna. La legge attribuisce rilevanza ai diversi "attori" coinvolti nella fecondazione, come il nascituro, l'embrione, i medici e la coppia, trascurando però il ruolo della donna. Di contraddizioni fra la legge sulla fecondazione assistita e la legge sull'aborto, in particolare per quel che riguarda le possibilità di interruzione della gravidanza, ha invece parlato Lucia Martinelli. Secondo la Presidente della Commissione pari opportunità, le regole poste dalla legge recentemente approvata dal Senato, oltre a scoraggiare le coppie ad intraprendere la strada della fecondazione assistita, bloccano un settore particolarmente importante della ricerca scientifica.(29/12/2003-Italian Network)


    LA PROVINCIA DI TRENTO PARTECIPA A DUE PROGETTI COMUNITARI NEL CAMPO DELLE BIOENERGIE E DELL'INFORMATICA SANITARIA

    Via libera oggi dalla Giunta provinciale - su proposta dell'assessore provinciale alla programmazione, ricerca e innovazione Gianluca Salvatori - alla partecipazione del Trentino a due progetti comunitari, Regibe e Healt care network.
    Regibe - Regional bioenergy initiatives around Europe - si occupa della promozione della bioenergia, una fonte energetica rinnovabile (in particolare biomassa legnosa per impianti di teleriscaldamento, pellets, biogas). Al progetto aderiscono partners di numerosi paesi europei - Germania, Svezia, Polonia, Lituania, Ungheria, Danimarca, Austria - e l'Italia, in particolare attraverso due soggetti, "Ambiente Italia" e "Okoinstitut Südtirol/Alto Adige".

    La Provincia autonoma di Trento aveva già a suo tempo manifestato il suo interesse nei confronti dell'attività svolta dallo Okoinstitut altoatesino in seno al progetto europeo; con la decisione di oggi questo interesse si concretizza sia con un sostegno di tipo finanziario - la Provincia autonoma di Trento ha stanziato 13.741,00 euro - sia assumendo un ruolo di guida e di supporto istituzionale alle iniziative che verranno intraprese.
    Durante la prima fase dei lavori - che dureranno complessivamente 30 mesi - verrà redatta un'analisi di mercato volta a fotografare lo stato attuale del mercato della bioenergia, nonché a valutare le prospettive di sviluppo; tale analisi, elaborata secondo le indicazioni delle Province autonome di Trento e Bolzano, porterà alla realizzazione di un documento che indirizzerà le politiche delle due amministrazioni in materia di bioenergie. In una seconda fase, inoltre, verrà messa a punto una vera e propria campagna di marketing per diffondere capillarmente la conoscenza di questa fonte energetica, conformemente agli obiettivi definiti dalla Carta bianca europea.

    Il secondo progetto al quale la Provincia ha deciso di aderire è "Healt care network", presentato nell'ambito del programma comunitario di cooperazione con l'America latina @lis, centrato sulla diffusione delle tecnologie informatiche in quattro settori chiave: governance locale (amministrazione); educazione e diversità culturale; salute pubblica; inclusione sociale.
    La Provincia autonoma di Trento è stata sollecitata a partecipare al progetto tramite il Gruppo di Volontariato Civile (GVC) di Bologna: l'obiettivo è la diffusione delle tecnologie informatiche nel sistema sanitario brasiliano. Il progetto vede anche il coinvolgimento di altri partners, sia europei che brasiliani, e durerà fino al settembre 2006. La spesa a carico della Provincia autonoma di Trento sarà di 90.000,00 euro.(29/12/2003-Italian Network)