3° Congresso nazionale del Design Italiano
Milano, 26-27 maggio 2000
3°
Il riordino delle professioni intellettuali: il ruolo del Design
I
l mondo che cambiaLe trasformazioni tecnologiche, i cambiamenti nei sistemi di produzione e degli scambi, lo squilibrio ambientale, nuove ricchezze e nuove povertà, stanno profondamente cambiando i modelli di riferimento dello scenario mondiale. La natura stessa degli stati e delle economie nazionali si sta trasformando, organismi internazionali e sovranazionali assumono ruoli e poteri nuovi, mentre processi di sviluppo ed innovazione, sempre più a scala planetaria, sfuggono alle singole sovranità e ad ogni confronto democratico.
Popolazioni, categorie e classi sociali modificano il loro ruolo nella società, i propri bisogni, le proprie aspettative.
Cercando di garantire qualità e prestazioni compatibili con i nuovi modelli, le professioni intellettuali tendono ad aggregarsi per aree di competenza, sfumando e modificando la propria matrice originaria sotto una spinta sempre più forte verso l’efficienza di sistema. Ciò vale egualmente per designer, medici, ingegneri, architetti, avvocati, geometri, commercialisti, per i quali è sempre meno possibile sottrarsi dal confronto con le "nuove" logiche, con i "nuovi" sistemi ("sanitario", "legislativo", "progettuale").
Il mondo che non cambia
Tuttavia interessi e logiche consolidate, per quanto originariamente frutto d'innovazione ed anche espressione di valori positivi e condivisibili, si mostrano oggi inadeguati a governare le variabili di una società sempre più complessa e articolata.
Così se il ruolo delle professioni intellettuali, con il loro bagaglio di competenze, è sempre più centrale per lo sviluppo della società e nuovi saperi emergono, si trasformano e si aggregano continuamente, il sistema italiano degli Albi e degli Ordini professionali appare invecchiato e perdente.
Nelle attuali ipotesi di riordino delle professioni prevale drammaticamente l’incapacità a modificarsi strutturalmente e capire il "mondo che cambia". Non si colgono le trasformazioni in atto e si scambia la ricerca della qualità con l’incremento delle formalità.
Evidente l’implicita contraddizione insita nella difesa di categorie che, sempre più velocemente modificano i propri ruoli sottraendosi però ad una propria e credibile ridefinizione.
Così è per il design, materia per tradizione transculturale, transnazionale, pluridisciplinare.
Il mondo che vorremmo
Il sistema italiano del design, pur con oltre 20.000 operatori del progetto e del suo sviluppo, che alimentano una produzione di oltre 60.000 miliardi (a cui va aggiunto il settore dell'auto e dei mezzi di trasporto) per circa 100.000 addetti, nonostante le sue enormi responsabilità nella costituzione degli scenari e della stessa qualità della vita, risulta fra i meno riconosciuti dalle istituzioni pubbliche e private.
Per questo il design scende oggi in campo nella battaglia per il riconoscimento del ruolo strategico del progetto e per il riordino delle professioni intellettuali con l’obiettivo di:
• Restituire alla cultura del progetto la funzione di capire, valutare e indirizzare i processi di trasformazione in atto, ovunque e dove possibile.
• Riconoscere alle aree del design un ruolo decisivo nella individuazione della più generale "cultura del progetto".
• Evidenziare il ruolo sociale delle discipline del progetto, quali strumenti per la salvaguardia e il miglioramento della qualità della vita e dell'ambiente.
• Affermare nell'attività progettuale la responsabilità individuale e la sua certificazione, per difendere l’autonomia intellettuale del progettista e il diritto dell’utenza ad essere tutelata nei propri bisogni individuali e collettivi.
• Promuovere l’associazionismo professionale, quale condivisione dei valori del progetto e della misura della qualità.