Investire in Design: quanto incide nelle aziende italiane.
L’Italia e’ il quarto produttore mondiale nel mercato dell’arredamento, con una quota pari al 10%, dopo USA, Giappone e Germania, detiene inoltre il primato nelle esportazioni mondiali di mobili, con una quota del 20%.
Come e’ possibile che un paese con un alto costo del lavoro e privo di materie prime possa avere una bilancia commerciale non solo attiva, ma da primato assoluto in questo settore?
Sicuramente non per i bassi prezzi di vendita ed allora? La risposta e’ una sola: il design!
L’industria italiana dell’arredamento e’ all’avanguardia mondiale per le qualita’ progettuali ed estetiche del prodotto. Questo e’ il risultato di una ricerca condotta dal CSIL per conto del Centro Legno Arredo di Cantu’ ,con il patrocinio di COSMIT e di Federlegno Arredo.
Dallo studio emerge che gli investimenti delle imprese in industrial design rivestono un ruolo di primo piano nelle strategie aziendali, dove una notevole mole di risorse vengono impiegate, sia in termini finanziari che professionali. Il settore inoltre, nel suo complesso e’ caratterizzato da una continua ed intensa attivita’ di progettazione ed innovazione del prodotto.
Ben 2.200 aziende, con un fatturato pari a circa 32.000 miliardi di lire, effettuano investimenti in attivita’ di progettazione e sviluppo pari a 1.120 miliardi di lire impiegando 4.200 addetti negli uffici interni di progettazione e ricerca.
Oltre 360 miliardi di lire, delle risorse investite, vengono destinati a studi esterni di design, circa 1.200, operanti sull’intero territorio nazionale, pur essendo la massima concentrazione di questi ultimi nelle aree di maggior produzione di arredi e prodotti per l’arredamento. Ogni studio di design in media occupa 3 addetti, compreso il titolare, e molti studi collaborano in modo stabile con le imprese con funzioni di Art-director e Project-management.
Queste risorse impegnate producono mediamente 5 progetti o linee di produzione all’anno per impresa per un totale di circa 11.000 nuovi prodotti contribuendo a rinnovare il catalogo con un tasso annuo del 14%. Cio’ significa che mediamente ogni sette anni l’intera offerta italiana nel settore del mobile e dell’arredamento si rinnova completamente, tenendo in considerazione che molti prodotti hanno una vita commerciale ben superiore.
Complessivamente si evince inoltre che la qualita’ estetica rappresenta il fattore di caratterizzazione piu’ importante e strategico per le imprese italiane, dove l’investimento in industrial design e’ piu’ alto nella fascia alta di mercato dove raggiunge il 5,3%; mentre si attesta sul 3,9% nella fascia media e sul 2% nella fascia bassa; in ogni caso la qualita’ estetica e’ considerata determinante dalle imprese per la propria competitivita’ sui mercati internazionali.
Cio’ ha un riscontro anche nella capacita’ di esportazione dell’industria italiana dell’arredamento, dove viene rilevato che per gli arredi di fascia alta ben il 70% degli importatori dichiarano che la qualita’ del design viene considerata al primo posto, come prestazione competitiva per preferire un prodotto italiano rispetto a quello proveniente da altri paesi; cio’ vale anche per le fascie media e bassa del mercato dove valgono piu’ o meno gli stessi parametri.
Una curiosita’ che emerge dalla ricerca e’ data dal fatto che le tre fasce, alta, media e bassa si equivalgono come capacita’ di esportazione perche’ mentre nelle imprese di fascia alta si investe molto, ma la dimensione delle stesse, mediamente e’ piccola; nella altre due fasce si investe di meno in design, ma le dimensioni aziendali sono mediamente superiori.
In sostanza la capacita’ di esportazione delle aziende italiane e’ comunque alta in ogni fascia e cio’ e’ dovuto prevalentemente agli investimenti delle imprese in progettazione e ricerca, e quindi nella qualita’ del design.