IL DESIGN
ITALIANO E IL PROGETTO DEL FUTURO
Il secondo convegno organizzato dalla Triennale di
Milano il 29 marzo nellambito della mostra La città e
il design. La memoria e il futuro è stato dedicato al tema
Il futuro del design italiano. A discuterne sono
stati invitati Andrea Branzi, Antonio Macchi Cassia, Vanni Pasca
(che non ha potuto essere pre-sente), Federico Provinciali e
Richard Sapper, con Maurizio Vitta nel ruolo del coordinatore.
Introducendo il dibattito, Maurizio Vitta ha
ricordato che la formulazione del tema si prestava a varie
interpretazioni: data la crucialità del design italiano, si
poteva parlare addirittura del futuro del design, ovvero di un
design del futuro che facilmente può essere inteso sia come
riflessione sugli sviluppi della disci-plina, sia come più
generale idea di un progetto del futuro coinvolgente
lintera società. In questo senso, le linee guida per il
design dellavvenire dovrebbero essere quelle di una
attenzione costante nei confronti delloggetto e delle sue
tra-sformazioni attuali, di una particolare considerazione per le
trasformazioni della struttura professionale e di una rinnovata
riflessione sul rapporto con le tecnologie più avanzate, che
riporta alla ribalta la questione centrale del rapporto arte-tecnica,
inteso come strategia di significazione delle cose e di
elaborazione di una nuova estetica.
Il dibattito ha approfondito i singoli aspetti
della questione. Andrea Branzi ha delineato uno scenario
contemporaneo caratterizzato dalla scomparsa del futuro
come perdita della progettualità seguita al venir meno della
fiducia nel progresso, in una situazione che vede la città
svilupparsi nella sconnessione rispetto alle previsioni
funzionali di un tempo. La città è oggi senza
architettura, e larchitettura è senza città, ha
osservato. Né gli spazi aggregativi attua-li, come la fabbrica o
il centro commerciale, possono essere indicati come luoghi
significativi, come cattedrali. In tale situazione,
la condizione italiana, caratterizzata dalla presenza massiccia
di una industria piccola e media, consente una flessibilità e
una elasticità che meglio che altrove può permettere al design
di svilupparsi in sintonia con gli sviluppi immediati.
Non per nulla il 70% dellattivo della nostra
bilancia dei pagamenti è dovuto al design a alla moda. Siamo di
fronte a una progettualità e a una creatività diffuse, sulle
quali il design può ancora contare per il suo sviluppo.
Antonio Macchi Cassia ha insistito dal
canto suo sugli aspetti strutturali del design la
specializzazione, la formazione scolastica a tutti i livelli e la
professionalità come garanzia per una evoluzione
culturale che mantenga costante la qualità del progetto.
Federico Provinciali ha invece spostato il discorso su un altro
piano. Ha ricordato che il mondo degli oggetti è sempre meno
importante per leaziende rispetto alla centralità dei servizi e
dellinformazione. La pervasività degli elementi
tecnologici ha prodotto mutamenti talmente radicali e
generalizzati che le attività a basso lavoro aggiunto, come
appunto la produzione di oggetti, vengono ormai delegate allestero;
e inoltre assistiamo oggi a un processo di dispersione e
ricompattazione delle aggregazioni specialistiche, tale che i
vecchi parametri culturali e professionali risultano obsoleti.
Richard Sapper ha riproposto invece con
forza i valori fondativi del design italiano moderno, ricordando
come proprio gli oggetti presenti nella mostra della Triennale
esprimono una vitalità culturale tuttora attuale, che di per sé
è indicatrice delle linee di sviluppo per il futuro.
La discussione si è poi allargata grazie ad
alcuni interventi del pubblico. Essa non consentiva, per il
contenuto stesso del tema, alcuna conclusione; ma nel complesso
ne ha posto in luce gli aspetti principali, su cui sarà necessa-rio
lavorare.