Assemblea nazionale ADI:
quale rapporto con le associazioni italiane del design?
I soci dell ’ADI si sono riuniti lunedì 3 luglio nella sala dell’ Impluvium della Triennale di Milano per la loro Assemblea nazionale.
All ’ ingresso il grande Compasso d’Oro tridimensionale realizzato dal laboratorio di modellistica di Pico Design stava a rappresentare il significato principale del dibattito: la scelta di una forma di tutela e di rilancio del patrimonio storico dell’associazione, attraverso la messa a punto di una nuova formula istituzionale.
Dopo la verifica del quorum previsto dallo Statuto (su 402 soci aventi diritto al voto – cioè in regola con il pagamento della quota associativa per l ’anno in corso – ne erano presenti, di persona o per delega, 74) i lavori sono stati aperti da un intervento di benvenuto di
Augusto Morello, presidente ICSID, presidente della Triennale ed ex presidente ADI.Morello ha sottolineato come anche molte altre associazioni dell’ICSID stiano trasformando il proprio Statuto . Nuovi strumenti, nuovi rapporti di impresa, nuovi rapporti del design con il marketing obbligano i designer a rivedere molte delle proprie posizioni. Ma è importante notare, ha sottolineato Morello, come non siano "più le lobby a fare le politiche, ma le politiche a fare le lobby", il che obbliga le associazioni a prendere decisioni politiche che chiariscano le loro posizioni nella società, come dimostra anche la recente costituzione di Design for the World. Il design è diventato l ’ attività che sa’ umanizzare le tecnologie. Ha infine lamentato che l ’Italia non abbia mai aiutato il design italiano ad affermarsi nel contesto internazionale, auspicando un’azione coordinata di ADI e Triennale per ovviare a questo svantaggio.
ADI e gli altri
Massimo Farinatti
ha quindi chiesto quale sia la posizione del l ’ ADI nei confronti delle altre associazioni che stanno lavorando per arrivare al riconoscimento del la professione.Le associazioni, in un recente congresso milanese, hanno chiesto all ’ ADI di collaborare, ma nessun accenno a questa prospettiva è stato espresso nell’Assemblea, e si sta anzi delineando una competizione con l e altre associazioni.
La risposta di
Carlo Forcolini è stata che il problema delle altre associazioni non si può eludere né sottovalutare ; tuttavia ADI sta pensando oggi a un’operazione preliminare alla risoluzione questo problema: come la nuova Associazione dei Designer Italiani si metterà in rapporto con le altre associazioni dipenderà dalle decisioni delConsiglio direttivo della futura associazione.Un confronto regolato chiaramente è inevitabile, per il bene di tutti.
Una volta costituita l’Associazione, essa prenderà le decisioni che riterrà politicamente opportune.
È intervenuto quindi
Antonello Fusetti, affermando che occorre evitare ogni rischio di corporativismo: le associazioni professionali hanno come scopo ultimo la tutela non del professionista ma del cittadino . La struttura dovrà essere snella, flessibile, governabile . I soci aumenteranno se si realizzerà un vero marketing associativo: bisogna offrire servizi agli associati.L’intervento di
Riccardo Sarfatti ha poi espresso perplessità su uno schema giudicato ancora incompleto e contraddittorio. Affermando di perseguire una linea politica diversa da quella attuale dell’ADI, Sarfatti ha dichiarato di sperare che – nella prevedibile decisione di proseguire sulla strada indicata – si voglia tenere conto del fatto che il design italiano è nel suo insieme maturo per intavolare una trattativa con il governo per portare avanti, in vista dei prossimi provvedimenti legislativi, una linea che abbia come slogan "Mille miliardi per i l design italiano". Occorre però avere la capacità di non fare una scelta di campo, ma di porsi come tecnici , specialisti del progetto e intellettuali . Ha affermato infine di sperare che, esistendo in Italia 14 associazioni del progetto, l’ADI futura riconosca queste realtà, ponendosi come una di esse, senza pretese egemoniche.