IL
MINISTERO ANTIDESIGN
Conferenza stampa dell'ADI contro la riforma dei
corsi universitari di design. Intervento di
Giovanni Aliprandi.
Negli ultimi giorni del 1999 lADI (Associazione per il Disegno Industriale) è venuta a conoscenza di alcune disposizioni riguardanti i corsi universitari di design contenute nella proposta ministeriale per la determinazione delle classi delle lauree universitarie in applicazione del Regolamento in materia di autonomia didattica degli atenei. La proposta, poi sottoposta al Consiglio Universitario Nazionale nei primi giorni di gennaio, prevede laccorpamento dei corsi di design (che solo da poco hanno imboccato la strada dellautonomia) nella classe denominata "Scienze e tecnologie delle arti, del design, della moda, della musica e dello spettacolo".
Il nucleo fondamentale delle materie previste per questa classe è nettamente orientato verso quelle storico-letterarie, escludendo ogni disciplina scientifica, tecnica ed economica. LADI ha giudicato nefasta questa impostazione e si è immediatamente rivolta al ministro dellUniversità Ortensio Zecchino, a quello dei Beni culturali Giovanna Melandri, a quello del Commercio con lEstero Piero Fassino, sottolineando le gravi conseguenze che avrebbero queste disposizioni. Analoghe iniziative sono state assunte da Federlegno Arredo, ad opera del presidente Rodrigo Rodriquez.
LADI ha poi deciso di impegnarsi a fondo su un argomento di tanta gravità, prendendo liniziativa di convocare nella sede di Milano il 20 gennaio 2000 una conferenza stampa dal titolo "Il ministero anti-design". Erano presenti al tavolo dei relatori, insieme con il presidente dellADI e con il presidente del Corso di laurea in Disegno industriale del Politecnico di Milano Alberto Seassaro, il presidente dellICSID Augusto Morello e il presidente del Premio SMAU Angelo Cortesi, mentre il presidente della Federlegno-Arredo Rodrigo Rodriquez, impegnato alla Fiera di Colonia, aveva fatto pervenire la sua piena adesione alliniziativa. La conferenza stampa ha raccolto, oltre che una significativa eco sui media, il sostegno di numerosi altri professionisti del progetto e delluniversità in tutta Italia, tra cui Giorgio De Ferrari del Politecnico di Torino e, tra gli imprenditori, Paolo Pininfarina ed Ernesto Gismondi, che ha inviato un messaggio di circostanziata adesione.
Pubblichiamo una sintesi dellintervento di Giancarlo Iliprandi alla conferenza stampa.
" Il design italiano, nasce,come tutti sappiamo 50 anni fa, o anche un pochino più indietro, comunque nasce in maniera forte 50 anni fa. Il design italiano da cosa nasce, da chi nasce, chi sono i designer? La formazione dei designer italiani è molto varia, arrivano da tante parti, arrivano da scuole tecniche, arrivano da facoltà, come le facoltà di Ingegneria, ci sono personaggi che si sono formati nelle Accademie di Belle Arti, ci sono degli autodidatti, ma la maggior parte dei designer italiani, parlo dei designer storici, quelli che hanno fatto la storia del design italiano (che è poi la storia del design mondiale, senza presunzione, oppure con orgogliosa e giustificata presunzione) arrivano dalla facoltà di architettura.
Quindi il design italiano nasce, meticcio, nasce con una cultura mescolata, meticcia come si usa dire oggi, con pieno riconoscimento di questa ibridazione, di questa mescolanza. Perché le radici del design italiano sono nelle facoltà di architettura, nei politecnici. A queste radici noi teniamo moltissimo, e tengono moltissimo anche quelli che non sono usciti da un Politecnico, ma che, come il sottoscritto, hanno anche lorgoglio di fare parte del corpo docente del Politecnico.
Il sistema design italiano si basa su tre pilastri fondamentali. La formazione, il progetto, la produzione. Dico tre pilastri fondamentali, perché non si può reggere il peso di un sistema così articolato, e del quale più dettagliatamente potrà parlare qualcuno che si sta occupando di una ricerca sul sistema design italia commissionata a un gruppo di facoltà italiane proprio dal Ministero. Questo sistema design Italia, basato su questi tre pilastri non può fare a meno di nessuno dei tre pilastri. Fondamentale è la formazione del designer, perché al giorno doggi è fondamentale la formazione dei giovani, nel momento in cui i giovani faticano a trovare la loro strada, e faticano una volta compiuti degli studi, a trovare una collocazione, una sistemazione nel mondo della produzione. Quindi mi sembra che la formazione in questo caso, giochi un ruolo importantissimo nella occupazione dei giovani, e nel futuro della professione, nel futuro del design italiano, nella sua concorrenzialità.
Fondamentale è il mondo del progetto, composto dai progettisti, e da quanti attorno ai progettisti lavorano alla promozione del progetto italiano, del design italiano, alla sua diffusione nel mondo, alla difesa dei valori e delle posizioni conquistate fino adesso. Infine cè il mondo della produzione, che è fondamentale, perché non esiste design senza produzione. Design non è un fatto teorico, il design è una cultura del fare, il design si realizza in uno stretto colloquio, in una stretta collaborazione tra progettisti e produttori. Il design è fatto di progettisti, di designer e di imprese. Il sistema design Italia è forte, perché progettisti e imprese vivono e operano in stretta simbiosi.
Bene, abbiamo detto grosso modo quali sono i pilastri fondamentali, per chiarire bene che se uno di questi pilastri viene abbattuto, o modificato, o reso più debole, o snaturato, il sistema design Italia rischia di crollare. Laffermazione è drammatica ma vorrei sapere chi la vuole drammatica. Mi piacerebbe molto sapere chi vuol fare crollare il sistema design Italia e per quale motivo. Perché il sistema design Italia fa gola? Perché il sistema design Italia fa invidia? Perché il sistema design Italia è allettante? Perché il nome è di moda? Speriamo che qualcuno ci chiarisca questo punto, il perché di questo tentato scippo, il perché di questa aggressione. Il perché di questo tentativo di mutazione genetica, il perché di una copulazione con altre competenze, anche se sono materie e competenze per le quali proviamo stima e rispetto e che molti di noi conoscono e che molti di noi praticano in maniera differente, o in maniera parallela, come interesse culturale.
Veniamo a questo corso di design. Il design, come tutti sappiamo, è composto da tre qualità intrinseche, cioè il design è formato da tre voci, da tre ambiti, da tre qualità di valutazione che ne danno leccellenza. Il design italiano è particolarmente eccellente proprio perché ha sviluppato queste tre qualità, queste tre categorie ed è riuscito a tenerle unite e a svilupparle verso leccellenza. Le tre categorie o qualità sono la categoria della forma, le qualità formali, la categoria della funzione, delle qualità funzionali, tecnico-funzionali delloggetto, mentre le prime sono lestetico-formale , tecnico funzionali e la qualità o categoria dellinnovazione.
Fondamentale perché è una categoria dinamica, ed è forse la categoria che maggiormente evidenzia leccellenza del design italiano. Queste categorie o qualità sono inscindibili. Non esiste un design puramente formale, estetico, non esiste un design puramente tecnico, funzionale, non esiste un design puramente innovativo. Dobbiamo pensare a un triangolo, a una triade. Non vorrei essere tacciato di essere blasfemo o irriverente, non stavo parlando del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Queste sono le nostre qualità, le nostre ambizioni, queste sono le medaglie della vecchia signora. Questo è il nostro identikit.
Ora questo contesto, in cui abbiamo da una parte i tre pilastri che reggono il design Italiano, dallaltro abbiamo queste categorie, o qualità che sono il sistema del design Italia, arriva questa notizia, questa bomba, questo sberleffo, questa provocazione. Qualcuno fa sapere allambiente accademico che si occupa di formazione, che il Ministero per lUniversità e la ricerca scientifica ha deciso di cambiare gli ingredienti della nostra sostanziosa refezione scolastica. Ha deciso di fare un minestrone strano, mescolando alcuni elementi della formazione tecnico-scientifica, tipica dei politecnici, ad altri elementi che derivano da una formazione invece, a sistema umanistico, letterario, identificabile come modello nei corsi DAMS. Che il Ministero pensa di mescolare le carte, due giochi, due tavoli da gioco, o due refettori, due refezioni, e di fare un unico grande pastone. Cioè in pratica, si tratterebbe di varare dei corsi nel cui ordinamento ci siano le arti, la musica, lo spettacolo, la moda, il design, mi sembra anche evidentemente, la comunicazione pubblicitaria, la comunicazione multimediale, e così via. Chi più ne ha, più ne metta.
Ora ci sono degli ambiti che fanno già parte degli ambiti tecnico-scientifici, del sistema formativo che noi stiamo perseguendo oggi e che sta dando i suoi risultati. Ad esempio esiste già una sorta di divisione, pure se il design è design per tutti. Il design si chiama disegno industriale o Industrial Design per tutti. Qui facciamo una breve parentesi, spieghiamo. Si chiama disegno industriale proprio perché il sistema design prevede la formazione, il progetto e la produzione. Che è produzione industriale, sia che si tratti di product design, sia che si tratti di Interior design, (design degli interni, design dellarredamento, design dellallestimento), sia che si tratti di graphic design, design della progettazione grafica, design della progettazione visiva. Ambiti dei quali ci stiamo già tutti occupando e che sono pienamente rappresentati presso le associazioni che qui vedo ampiamente rappresentate, Associazioni Nazionali intendo. Infine anche la moda fa parte per noi del mondo del design.
Questo spero che non scandalizzi alcuni colleghi molto puristi, molto esclusivi, molto elitari, ma ho sempre considerato la moda, o una parte della moda, evidentemente il prêt-à-porter, la moda pronta, come parte del mondo del progetto. Per non parlare poi della moda tecnica, della moda legata allindustria dello sport, che è decisamente una forma di design molto avanzata. Ho detto prêt-à-porter, ed è la moda industrializzata, proprio perché la moda sartoriale è più vicina al mondo dellartigianato e quindi non potrebbe fare parte di diritto del mondo del design.
Noi ci troviamo qui riuniti per dire no a questa idea, a questa invenzione, a questa bella pensata, che ci arriva dal Ministero. Continuiamo a chiederci da che parte ci arrivi, pensiamo che ci arrivi forse da unaltra parte del mondo della formazione che si trova in stato di inferiorità nei riguardi delle discipline avanzate, delle discipline più attuali, delle discipline più moderne, delle discipline del futuro, e che quindi ha tentato uno scippo. Tra le materie, tra i sistemi da scippare, ha letto questo design, come nome, come titolo allettante, come nome alla moda , come nome che fa notizia. Noi sappiamo che design fa notizia, noi sappiamo che lanno scorso il design ha fatto notizia a Milano per una settimana, in occasione del Salone del Mobile, sappiamo benissimo che il design questanno farà ancora più notizia, e i giornali saranno pieni di design. Ci saranno come al solito almeno 50 manifestazioni a Milano sul design, ecc. ecc. Milano tornerà ad essere la capitale mondiale del design, ma non sarà solo Milano, perché il sistema design Italia è un sistema design Italia che riguarda tutta lItalia."
Tratto da "ADINEWS NOTIZIE" n.1 - 2000