INTERVENTI
Dom Serafini: “E' tutta colpa dell'AIRE?
Ma cos'è questa AIRE?”
Si dice spesso che se i cittadini italiani all'estero
non riescono a votare è tutta colpa dell'AIRE. Se una comunità italiana all'estero
non raggiunge i 3.000 cittadini per formare un Comites (Comitato degli Italiani
all'Estero) è tutta colpa dell'AIRE. Se i cittadini residenti all'estero perdono
i benefici per la sanità quando tornano in Italia, è tutta colpa dell'AIRE.
Se i cittadini all'estero perdono la pensione, è tutta colpa...dell'AIRE.
Ma cos'è questa benedetta AIRE? Ufficialmente è l'Anagrafe
degli Italiani Residenti all'Estero, ma non è benedetta. Infatti, fa dannare
quasi tutti coloro che sono in qualche modo coinvolti con i diritti degli italiani
all'estero: i consolati, i patronati, i Comites, il Ministero degli Affari Esteri
(MAE). L'AIRE è l'elenco anagrafico mantenuto in ogni comune italiano e poi
inviato al Ministero degli Interni, che ha competenza sulle elezioni. Tutti
i cittadini italiani che risiedono fuori dall'Italia devono essere iscritti
all'AIRE. L'iscrizione può essere fatta tramite consolati o notificando il comune
di residenza.
L'AIRE nacque tra il 22 ed il 27 ottobre del 1988 (non
è chiara la data esatta) per volere del Parlamento (legge 470) all'epoca vi
erano ben quattro schedari di italiani all'estero: quello dei comuni, dei consolati,
del Ministero degli Esteri e del Ministero degli Interni.
Oggi il MAE ha un collegamento Intranet con i consolati,
pertanto lo schedario del MAE è lo stesso dei consolati.
Queste tre liste hanno causato tanta confusione ed ora
si parla di "bonificare" l'AIRE come se avesse contratto un virus.
Alcuni, comunque, affermano che il virus c'è veramente e questo non permette
ai computer dei vari uffici di comunicare tra loro e creare un super schedario
unificando tutte queste liste.
Se ciò non fosse sufficiente, si stima di non poter assegnare
circa 100.000 italiani iscritti all'AIRE ad una specifica circoscrizione perché
non esistono consolati nelle aree in cui risiedono. Se poi non possono essere
iscritti all'AIRE dell'ultimo comune di residenza, vengono iscritti d'ufficio
all'AIRE del comune di Roma.
Il problema sembra essere iniziato quando a mantenere
gli archivi dell'italiano all'estero era il Ministero dell'Interno, poi il compito
è passato ai consolati e quindi ai comuni.
Il problema con i comuni è che le comunicazioni tra consolato
e comune avviene spesso per via cartacea, quindi con tempi lunghi e frequenti
smarrimenti di posta.
Un altro problema è che, seppur a pochi piace ammetterlo,
i comuni sono restii a perdere i loro residenti, pertanto rallentano il processo
di notificazione ai consolati.
C'è anche molta resistenza da parte degli italiani all'estero
ad iscriversi all'AIRE per paura di perdere i benefici sanitari. Questo aspetto
sarà ampliato in un articolo futuro in quanto è un argomento molto confuso,
considerando che le USL (Unità Sanitarie Locali) in Italia non sono molto informate.
La paura principale, però, è quella di perdere la pensione
se si è iscritti all'AIRE. Secondo fonti ufficiali, "non si perde la pensione
italiana, ma alcuni italiani tengono nascosta la loro residenza all'estero per
ottenere sia la pensione sociale dall'Italia, senza averne il diritto, che quella
del paese in cui risiedono". In Italia la pensione si prende in base ai
contributi pagati e questi non si perdono con la residenza all'estero. Esiste,
però, una pensione sociale per coloro che non hanno versato i contributi e che
viene retribuita all'età di 65 anni per persone con basso reddito residenti
in Italia. Le pensioni sono spesso regolate da accordi bilaterali, come l'accordo
italiano per il "Canada Pension Plan".
Quindi perché conviene registrarsi all'AIRE? Una volta
ci si registrava anche per far evitare ai giovani il servizio militare in Italia,
oggi secondo un esperto in questo campo, "prima di tutto perché è un dovere
(non si deve essere cittadini al 20%, bensì al 100%), poi per essere in grado
di votare (ma se un cittadino non iscritto all'AIRE dimostra al consolato di
avere diritto al voto, potrà lo stesso votare). Il vantaggio è di poter sbrigare
al consolato tutte le pratiche come si farebbe presso il comune se si fosse
in Italia. Ci sono inoltre una serie di vantaggi di tipo fiscale che variano
da regione a regione, il poter rimpatriare senza pagare le tasse di rimpatrio,
oltre alla possibilità di ottenere sovvenzioni ed aiuti finanziari come è successo
in Argentina".
Da notare anche che gli stanziamenti ai servizi per i
residenti all'estero vengono decisi in base al numero di iscritti all'AIRE,
pertanto, se non ci fosse iscritti, non ci si dovrebbe lamentare se i consolati
tagliano i servizi per questioni di budget ridotti. (Dom Serafini-Inform)