IMMIGRAZIONE
Immigrazione clandestina in Germania: risposte della chiesa e della società
BERLINO - Il recente scandalo dei visti per la Germania rilasciati con troppa facilità presso l'ambasciata tedesca a Kiev in Ucraina ha avuto una grande, forse eccessiva, eco nei media, dando non pochi problemi al ministro degli esteri Joschka Fischer, messo alle strette dall'opposizione che ha trovato un tema interessante per screditare l'operato del governo. Al di là di questo episodio e della sua strumentalizzazione politica, si può notare, ancora una volta, quanto il tema immigrazione si presti a suscitare grandi emozioni e dibattiti. Ad un'opinione pubblica preoccupata per la sempre crescente disoccupazione e per la propria sicurezza pare inammissibile che attraverso una strada così semplice come quella del visto turistico giungano nuovi lavoratori clandestini o sia favorita la prostituzione forzata. Il fatto, tuttavia, ha permesso anche di aprire maggiormente gli occhi sul fenomeno del traffico di essere umani e sulla presenza dei migranti irregolari, una questione che in Germania finora non è stata particolarmente presa in considerazione.
Una realtà di cui non si parla
Nel corso degli anni '90 si è discusso molto dei richiedenti l'asilo. Il motivo era chiaro, soprattutto le guerre nei Balcani hanno determinato un forte afflusso di profughi. Ma da alcuni anni diminuisce progressivamente il numero dei richiedenti l'asilo. Sull'immigrazione clandestina, invece, non vi sono statistiche. È un fenomeno che non si è prestato finora al dibattito politico, anche perché questa manodopera a buon mercato può far comodo ad una parte del mondo economico ed è comunque molto difficile pensare di poterla allontanare dal paese. I migranti irregolari, infatti, fanno le pulizie nelle case private, assistono gli anziani, curano i bambini, raccolgono gli asparagi, imbiancano i muri, costruiscono edifici... Tutto senza assicurazioni e per stipendi molto ridotti, che, però, nei loro paesi di origine, rappresentano un patrimonio. Molti ne traggono profitto: i migranti stessi - ma il più delle volte sono sfruttati e privati dei loro diritti fondamentali -, i trafficanti di esseri umani, i datori di lavoro e per certi aspetti anche lo Stato che risparmia in opere assistenziali, dato che la cura delle persone disabili è affidata ai lavoratori (lavoratrici) stranieri. Allora si tace, anche se le condizioni di vita e di lavoro di queste persone sono molto difficili.
Commercio di esseri umani
In questo contesto, risulta particolarmente drammatica la realtà della prostituzione forzata di donne straniere. Lo scandalo dei visti dovrebbe anche far capire quanto sia necessario creare delle reti di prevenzione e di protezione perché il numero delle vittime di questa tratta possa essere ridotto e le giovani liberate e reinserite nella società. Per questo ci vorrebbero anche leggi più favorevoli per quelle donne straniere che cercano di uscire - a loro rischio e pericolo - dal giro della prostituzione e accettano di collaborare con la giustizia.
Non solo interventi repressivi
Certamente l'immigrazione irregolare deve essere il più possibile limitata, perché, al di là dei benefici economici, i suoi effetti umani e sociali sono negativi. Tuttavia, appare sempre più evidente che non bastano interventi di tipo repressivo, che tra l'altro il più delle volte vanno a danno dei soli migranti. La clandestinità esiste, perché nell'era della globalizzazione le spinte ad emigrare sono forti (povertà, violenza, mancanza di prospettive), ma al tempo stesso le frontiere sono chiuse. Più le leggi si fanno restrittive e più i trafficanti di esseri umani escogitano pericolosi e costosi itinerari, aumentando i loro guadagni e mettendo a repentaglio la vita dei migranti. Ci vuole dunque un approccio alternativo e certamente la Germania non è il solo paese ad affrontare la questione. Le migrazioni irregolari sono un fenomeno globale e come tali vanno affrontate. Il primo passo è senz'altro quello di riconoscere l'esistenza di questa realtà e di non ignorarla.
Katholisches Forum Leben in der Illegalität
La chiesa cattolica e quella evangelica sono state le prime istituzioni ad aprire la discussione sulla tematica dell'illegalità e a cercare delle proposte di azione. Dal 2004 a Berlino è stato creato il Katholisches Forum Leben in der Illegalität, che ha presentato di recente un Manifesto, sottoscritto da più di 300 politici, giuristi, rappresentanti delle chiese, operatori sociali e giornalisti. In questo documento vi sono proposte realistiche che possono indicare al mondo politico la strada da percorrere. Si parte dall'affermazione che i movimenti migratori irregolari vanno controllati agendo sulle cause che spingono le persone a lasciare il loro paese con una politica internazionale di cooperazione allo sviluppo. Le organizzazioni criminali del traffico umano - soprattutto della tratta di donne e bambini - vanno contrastate con forza. Ciò non potrà, però, nell'immediato far scomparire la presenza di migranti clandestini - in Germania tra le 500 mila e un milione di persone. Vanno dunque prese delle misure di carattere umanitario: garantire almeno l'assistenza medica, la tutela contro lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù e l'istruzione scolastica per i figli dei clandestini, come avviene già in altri paesi europei. Inoltre, a partire dalla legge sull'immigrazione, considerare le possibilità legali esistenti per risolvere almeno i casi più gravi. Il Manifesto non chiede una regolarizzazione collettiva dei clandestini, come è avvenuto in altri Stati dell'Unione Europea, perché sugli effetti di questo genere di misure non vi è un generale consenso. Si propone, però, di cominciare con decisione ad affrontare la questione a livello politico e pubblico in vista di soluzioni che siano nell'interesse della società e di tutte le persone coinvolte. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)