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INFORM - N. 220 - 30 ottobre 2004

Tobia Bassanelli: "Oltre le prese di posizione e la denuncia, cosa c’è al Comites di Francoforte?"

FRANCOFORTE - Ennesima presa di posizione del Comites di Francoforte (vedi Inform n. 208, ndr) sulla disastrosa situazione del Consolato, la prima della nuova legislatura. E’ ormai quasi una abitudine. Ad intervalli fissi, spinto dall’uno o l’altro consigliere, o da qualche nuova lamentela dell’utenza, il Comitato interviene a denunciare i disservizi consolari locali, dovuti in particolare alla cronica mancanza di personale. L’unico dato nuovo in questi rituali interventi è che la situazione, invece di essere almeno in parte migliorata rispetto alla precedente denuncia, risulta peggiorata.

Giusto chiedersi allora il perché dell’inutilità degli interventi del Comites, e riflettere su che cosa non funziona. Dipende dal fatto che il Comitato non ha peso politico, e quindi le sue prese di posizione vengono semplicemente accantonate, senza alcuna conseguenza pratica? Oppure dipende dal fatto che il Comitato si limita alla denuncia scritta, senza accompagnarla da altre iniziative di pressione sugli organismi politici e amministrativi competenti?

Probabilmente sono vere ambedue le ipotesi. Il Comites è un organismo consultivo, basato sul volontariato, senza poteri politici ed economici, sulla cui inconsistenza si sono versati fiumi di inchiostro. Una ulteriore conferma ci giunge in redazione proprio oggi. Si tratta della lettera che Giovanni Zuccarello invia ai suoi colleghi del Comites e del Cgie, in cui tra l’altro scrive: "L'inutilità dei Comites e in particolare del CGIE e' davanti agli occhi di tutti: in circa 20 anni non ha ottenuto alcun risultato o meglio, considerato che ne ho fatto parte, non abbiamo ottenuto alcun risultato, se non l'ammasso di mozioni, delibere, decisioni ecc. che non hanno avuto alcun seguito; frutti sterili di Assemblee Plenarie, Straordinarie, Commissioni di Lavoro, Commissioni Tematiche, Sottocommissioni, Tavole Rotonde, Tavole di Concertazione, Cabine di Regia ecc. Tutte parolone per valorizzare l'inutile. Questo mi richiama il gioco del Monopoli dove si finge di essere imprenditori con acquisti, vendite, ipoteche ecc. mentre qui si finge di essere parlamentari o governanti o legislatori o che altro spendendo pero' soldi veri del contribuente".

Eppure l’esperienza ci insegna che a volte, normali cittadini o semplici associazioni, la spuntano su situazioni e problemi che sembravano insolubili, senza sbocchi. Semplicemente perché non si sono limitati alla lettera, al documento, ma hanno messo in campo tutta una serie di azioni collaterali che, oltre a mantener vivo l’interesse alla questione, hanno coinvolto sempre più altre realtà, dai grossi media agli organismi partitici-politici, fino a diventare una forza tale che i poteri decisionali hanno poi dovuto prendere in considerazione, fino a cedere e ad intervenire.

Ecco quello che manca ai nostri Comitati: non si va oltre i documenti, pensando o sperando che questi abbiano una efficacia automatica. La recente Conferenza dell’Ambasciata a Berlino sulla situazione scolastica degli alunni italiani in Germania non ha fatto che ripetere le analisi e le conclusioni a cui si era arrivati dodici anni prima in una simile manifestazione a Colonia. Se i servizi consolari a Francoforte vanno peggio rispetto a 16 anni fa, l’anno di istituzione dei Comites, dipende anche dal fatto che le tante prese di posizione del Comitato non sono state sostenute da altre iniziative di appoggio. Sono rimaste lettera morta perché non sono state accompagnate da azioni per renderle efficaci. La lunga presidenza di Lobello non ha saputo mobilitare la protesta, coinvolgere i partiti, i sindacati, l’opinione pubblica, ha assistito in modo sterile al degrado, mettendosi la coscienza in pace con qualche comodo comunicato di denuncia.

Se il nuovo Comitato non cambia musica, passando ad azioni concrete, rischia di girare a vuoto, nonostante le migliori buone volontà e le capacità di tanti consiglieri. Le iniziative possono essere tante: dalla raccolta di firme all’occupazione del consolato, dall’interrogazione parlamentare al ricorso agli organismi di controllo dello Stato o dell’Unione Europea, alla citazione in tribunale per i danni subiti dai connazionali dalle disfunzioni denunciate. Il comunicato sulla situazione disastrosa del Consolato di Francoforte andrebbe almeno tradotto in tedesco e presentato in qualche conferenza stampa ai media locali. Bisognerebbe fare in modo che la questione finisse sui grossi media tedeschi. E perché? Abbiamo un Governo che ha fatto dell’immagine un punto di onore, soprattutto all’estero. Toccato su questo versante, potrebbe reagire e correre ai ripari mandando il personale necessario per svolgere con dignità i servizi dovuti ai cittadini..

Sono solo alcuni suggerimenti esemplificativi. Sicuramente c’è anche di meglio. Ma l’idea dovrebbe essere chiara: bisogna andare oltre la logica del semplice documento o del comunicato mandato a quattro agenzie del settore. Senza qualcosa di più tonificante, perseguito con tenacia nel tempo e coinvolgente il maggior numero possibile delle forze in campo, il Comites di Francoforte rischia di non andare oltre l’autosoddisfazione e l’illusione di aver fatto qualcosa. Da un organismo di rappresentanza, si può pretendere di più. E ci sembra che il Comites di Monaco si sia messo proprio su questa strada, quella di un’ampia mobilitazione sul problema più urgente. (Tobia Bassanelli-de.it.press/Inform)


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