Germania - Marchio di qualità per i ristoratori: c’è l’accordo
A Düsseldorf la tavola rotonda preparatrice dell’accordo per l’introduzione del marchio di qualità per i ristoratori italiani in Germania, con firma finale dei contratti per un progetto pilota a termine da tenersi nel Land -Nord Reno Westfalia
DÜSSELDORF - Nel numero di giugno il Corriere d’Italia aveva riportato la polemica sulla questione del marchio di qualità per i ristoratori italiani in Germania; marchio voluto fortemente dal Ministero delle Politiche Agricole, mediato nel mondo dalla Associazione Internazionale Ristoranti d’Italia (ARDI) e che, in Germania come nel resto del mondo, avrebbe dovuto essere applicato nel territorio dalle associazioni dei ristoratori, la più importante delle quali è Ciao Italia. La polemica era intercorsa in particolare tra l’ARDI e Ciao Italia, la quale ultima non voleva pagare i costi dell’operazione, (allora circa 3200 euro, necessari non per il marchio, ma per l’accompagnamento alla certificazione) nonostante il fatto che metà dei quali fosse opportunamente scaricata sulle spalle di Buonitalia S.p.A. una società a capitale pubblico sorta proprio per sviluppare in maniera razionale la promozione dell’agroalimentare italiano nel mondo.
I nostri servizi sul Corriere comprendevano, allora, interviste al segretario generale dell’ARDI, Edi Sommariva, ed al presidente di Ciao Italia, Giuseppe Fusco, che si scambiavano revolverate ma anche proposte. Mentre noi giornalisti, dopo avere contribuito a far scoppiare il litigio, ci prendevamo le più o meno meritate vacanze, i due riprendevano invece a discutere sul tema del marchio: era possibile o no introdurlo in Germania, e i costi, a carico di chi?
Ora la favola è giunta al suo lieto fine. Domenica 26 settembre si sono incontrati nei padiglioni della Fiera di Düsseldorf i protagonisti della contesa, ma per finalmente riappacificarsi. Accanto ad ARDI e Ciao Italia c’erano poi a Düsseldorf un terzo ed un quarto protagonista: la associazione della ristorazione tedesca DEHOGA, nelle persone del presidente del NRW, Helmuth Otto, e del direttore generale, Klaus Hübenthal, e c’era quindi il direttore generale di Buonitalia S.p.A, Alberto Manelli.
Che ci faceva il DEHOGA a Düsseldorf? Semplicemente era successo che Sommariva aveva raccolto la provocazione che Fusco gli aveva fatto a giugno, ed aveva preparato il terreno per una triplice intesa. Sotto il tetto di DEHOGA si sarebbe preparata una "macchia etnica" italiana per favorire il contatto in DEHOGA tra Ardi e ristoratori tricolore; nella "macchia" ARDI, ristoratori e DEHOGA stesso avrebbero avuto una precisa divisione dei compiti.
A Düsseldorf si è avuta quindi la tavola rotonda preparatrice dell’accordo, con firma finale dei contratti per un progetto pilota a termine da spendersi nel Land -Nord Reno Westfalia. Moderatore dell’incontro era –immeritatamente- il sottoscritto. Tra i molti ristoratori presenti e tra gli altri, all’incontro c’erano, per parte italiana, il Console Generale, Bernardino Mancini, la presidentessa del Comites Colonia, Rosella Benati, il senatore Bartolo Ciccardini, presidente mondiale di Ciao Italia.
"L’accordo era necessario- ci ha confidato proprio Ciccardini- è stato il primo passo di un governo verso una realtà che l’Italia ha sempre misconosciuto. I nostri ristoratori –ha proseguito- hanno tirato il carro dell’immagine Italia per decenni, ma ora si rischia di rimanere senza ricambi. Se non puntiamo sulla formazione professionale dei giovani, tra dieci anni non avremo più l’impero. In Francia le pizze la fanno da tempo gli indiani, qui c’è l’inserimento dei turchi."
"Quanto alle spese necessarie per la certificazione di qualità- ha sostenuto Alberto Manelli di Buonitalia, queste rientrano in quelle già previste dai normali stanziamenti dello Stato a favore di manifestazioni di promozione. Peraltro –ha aggiunto Manelli- dobbiamo competere nei mercati mondiali sul piano della qualità, perché certamente non possiamo farlo su quello della quantità o del prezzo".
Sui futuri rapporti con DEHOGA è poi intervenuto Adriano Mattioli, manager italiano del DEHOGA: "L’idea è quella –ha detto- di dare peso politico ai ristoratori italiani in Germania. Il DEHOGA conta nel Nord-Reno Westfalia 18.000 soci, dei quali circa 1000 sono italiani. Nel DEHOGA gli italiani saranno presenti con una propria rappresentativa democratica e con seggi negli organi direttivi". La firma è stata posta da Sommariva, da Ciccardini e da Helmut Otto, presidente del DEHOGA nel NRW.
Prima della firma, si è avuta proprio di fronte agli occhi di chi scrive una quasi storica stretta di mano riappacificatrice tra Sommariva dell’ARDI e Enzo Cocuzza, segretario di Ciao Italia, già acerrimo nemico del progetto (per via dei costi, si capisce, non del progetto in sé). Significative per me, poi, le parole di Sommariva: "ci stringiamo le mani di fronte a chi ci ha fatti prima litigare e poi riappacificare". Costui ero io, a riprova, forse, che la stampa serve ancora a qualcosa.
Quanto ai costi dell’accompagnamento, sono stati illustrati da Manelli. Si va dai costi "liberi" per una certificazione libera, fino ai 1000 euro per una certificazione di gruppo guidata, con fortissimo risparmio rispetto alle prospettive di inizio anno. Pochissimo non è, ma se si pensa all’enorme importanza, in prospettiva, dell’operazione, quei mille vale la pena spenderli. (Mauro Montanari-Corriere d’Italia/Inform)