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INFORM - N. 246 - 24 dicembre 2003

A colloquio con il Vice Segretario del CGIE per l'Area dell’America Latina Filomena Narducci

Tra gli argomenti trattati l'introduzione dell'assegno sociale, il potenziamento del personale diplomatico-consolare e l'utilizzo delle anagrafi consolari per l'elezione dei Comites

MONTEVIDEO – (Dal nostro inviato) - La grave crisi economica dell'America Latina ha segnato in profondità le strutture sociali di Paesi dove vivono grandi comunità italiane. Tra questi non ha fatto eccezione nemmeno l’Uruguay dove la classe media ha visto sgretolarsi il suo potere d'acquisto ed ha bruciato in pochi mesi i risparmi di una vita. In questa crisi, vista l'alta incidenza sulla popolazione uruguayana degli oriundi italiani (40 per cento), è rimasta pienamente coinvolta anche la nostra collettività che fino a pochi mesi prima viveva, grazie alla sua variegata capacità imprenditoriale, un contesto di discreta agiatezza. Una nuova e difficile realtà, caratterizzata da picchi di estrema povertà, che ha portato sia ad un'intensificazione dei flussi migratori, indirizzati per lo più verso i Paesi dell'Unione Europea, sia ad un concreta rivalutazione di ogni possibile fonte assistenziale proveniente dal Paese d'accoglienza.

In questo contesto anche i più modesti adeguamenti pensionistici, provenienti dall'Italia, assumono infatti per i nostri connazionali più indigenti particolare importanza. Una situazione difficile, quella della nostra collettività in Uruguay, che, nel corso della recente visita a Montevideo della delegazione guidata dal Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia, è stata illustrata dal Vice Segretario del CGIE per l'Area America Latina Filomena Narducci. Una donna da sempre impegnata nel mondo dell'emigrazione (cura tra l’altro il coordinamento del Patronato INAS per il Sud America) a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Durante la visita del Ministro per gli Italiani nel mondo a Montevideo lei ha sottolineato con forza la necessità di un vero e proprio assegno sociale per coloro che non percepiscono pensioni dall'Italia e vivono nell'indigenza. Ci può spiegare la sua proposta?

Nel suo incontro con la nostra collettività a "Casa Italia" il Ministro Tremaglia ha annunciato l'abbattimento dei dieci anni di contributi che permetterà ai nostri connazionali titolari di pensione, tra i 65 ed i 70 anni, di acquisire la maggiorazione sociale. Con questo decreto amministrativo gli aventi diritto raggiungeranno infatti una prestazione previdenziale minima, ovviamente equiparata alla capacità d'acquisto del Paese d'accoglienza, di 516 euro. Per quelli che invece non possiedono alcun tipo pensione, hanno redditi modesti e percepiscono dall'Uruguay prestazioni previdenziali irrisorie, il Ministro Tremaglia ha invece sottolineato che prenderà in considerazione la problematica dopo le elezioni dei Comites. Una posizione, quest'ultima, che io non mi sento di condividere. Non bisogna infatti dimenticare che, nell'ambito della finanziaria attualmente in discussione, l'Ulivo ha presentato un emendamento volto all'erogazione di un assegno sociale per gli italiani all'estero. Un modesto sostegno, chiesto a gran voce dal CGIE e della Commissione Continentale dell'America Latina che, a mio giudizio, dovrebbe in primo luogo riguardare e coprire almeno gli emigranti di prima generazione.

Ma, oltre ad un aumento degli anziani indigenti, quali effetti sta avendo sulla nostra collettività il difficile momento economico dell'Uruguay?

La crisi economica dell'Uruguay sta sicuramente facendo aumentare l'emigrazione. Tra i tanti che lasciano questo Paese per cercare fortuna le persone di origine italiana, essendo il 40 pr cento della popolazione formata da oriundi, sono molto numerose. Per questo motivo in Uruguay, anche se non tutti hanno intenzione di andarsene per sempre, si è registrata un'impennata delle richieste di cittadinanza italiana. Con questo passaporto chi cerca lavoro all'estero può infatti accedere ai Paesi dell'Unione Europea ed in primo luogo alla Spagna. Una Nazione molto vicina, per quanto concerne la lingua e le sinergie culturali, al contesto uruguayano. Tutto questo ha creato una situazione di emergenza nel nostro Consolato che non riesce a smaltire il gran numero di pratiche per la richiesta dei passaporti. Circa 35.000 domande che, a causa della scarsezza del personale diplomatico, non possono essere tempestivamente esaminate. Un blocco amministrativo che di fatto impedisce ai potenziali cittadini italiani di esercitare il diritto di cittadinanza e di voto. Per questo motivo, vista la sproporzione tra l'organico del Consolato e la vastità del bacino d'utenza, noi abbiamo chiesto che venga inviato in Uruguay, così come è già avvenuto in Argentina, un gruppo di lavoro specializzato che, entro sei mesi, risolva il problema delle pratiche inevase. Se questo non dovesse avvenire allora rischieremmo, nonostante l'Uruguay sia andata in massa a votare per la consultazione referendaria (circa 26.000 plichi inviati di cui 4.000 con indirizzi errati), di complicare ulteriormente anche le elezioni dei Comites.

Lei ha accennato alle problematiche connesse alle elezioni dei Comites. Si riferisce all'aggiornamento dei dati elettorali ricavati dall'AIRE?

Con molta probabilità, secondo le stime del Consolato, giungeremo alle elezioni dei Comites solo con una parziale bonifica delle liste elettorali. Questo comporterà che noi andremo a rinnovare gli organismi di base degli italiani all'estero, che si occupano in loco dei problemi delle collettività, senza che la metà degli aventi diritto abbiano la possibilità di votare. Per questa ragione noi chiediamo al Ministro Tremaglia che, almeno in questa occasione, anche gli iscritti all'anagrafe consolare possano, grazie all'introduzione di un meccanismo provvisorio, votare il rinnovo dei Comites.

Durante l'incontro a "Casa Italia" il Ministro Tremaglia ha chiesto di essere informato tempestivamente sulle problematiche della collettività. Come risponde a questa sollecitazione?

Il Ministro fa bene a chiedermi di scrivere. Ma io dico che il Ministro deve verificare la nostre richieste e risponderci. In ogni caso noi abbiamo già trattato queste problematiche in diversi contesti. Il Ministro Tremaglia ha comunque evidenziato molta buona volontà e devo dire che, quando gli abbiamo chiesto di approntare un Tavolo Tecnico per acquisire le risorse da attribuire all'assegno sociale, lui ha dato la sua disponibilità e si è adoperato per affrontare le altre problematiche dell'America Latina. Ma purtroppo l'assegno sociale non è ancora realtà. In questo contesto non bisogna poi dimenticare che nella scorsa finanziaria erano stati stanziati 23 milioni di euro per l'assistenza diretta. Stanziamenti per gli indigenti che, nella manovra di quest'anno, sono stati ridotti a 13 milioni di euro. Tutto questo avviene mentre in America Latina, dove ormai si esaurito il modello liberista, la crisi economica continua ad allargarsi e sta diventando strutturale. Per affrontare questo contesto occorreranno quindi delle risposte di radicale cambiamento. L'Uruguay, un Paese piccolo e dipendente da altre economie, viveva già da anni momenti difficili che, con l'aggravarsi della situazione argentina, si sono ulteriormente complicati. Una crisi profonda, quella dell'Uruguay, che ha colpito i ceti più deboli e la classe media e quindi, in buona parte, anche gli italiani. Connazionali che in poco tempo hanno perduto la casa ed i risparmi di una vita. (Goffredo Morgia-Inform)


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