* INFORM *

INFORM - N. 244 - 22 dicembre 2003

Venezuela - "La Voce d’Italia" festeggia il 50° anniversario

L’editoriale del direttore Gaetano Bafile: "Mezzo secolo dopo"

CARACAS - Per lunga tradizione che rimonta all’epoca in cui i nostri pionieri si dettero a costruire quella che poi doveva diventare la leggenda del lavoro italiano in Venezuela, gli anniversari della "Voce" hanno sempre rappresentato, più in là di mere ricorrenze, vere e proprie tappe di riflessione intese a fare il punto sul cammino percorso ed a fissare nuove e più audaci mete.

E’ nel crogiolo di un siffatto cospicuo background di esperienze ch’è maturata la grande provincia venezolana di origine italiana, oggi vigorosa espressione della patria di adozione e punta avanzata dell’immane patrimonio che soltanto qualche decennio fa la Madrepatria scoprì di avere nel mondo non trascurando più d’allora in poi occasione per esaltarlo e menarne vanto.

Si è fatta da se, questa nostra propaggine, assaporando quanto sa di sale il pane altrui e ripagando con lagrime e sangue la generosa accoglienza di cui le è stata prodiga la gente del luogo, la stessa che fece esclamare a uno dei saggi immigrati consegnati ai posteri da Rómulo Gallegos: "Que es lo que tiene esta tierra que trata mal y sin embargo agarra!"

Fu negli anni prodighi, quando a immani sacrifici si strappavano le rimesse per farle fluire verso la lontana terra di origine, che noi "italiani del Venezuela" concorremmo con tutto cuore all’epico miracolo che ridette all’Italia vita e prestigio. Amara dimenticanza questa, perdonata come si perdonano i peccati di chi è sangue del proprio sangue.

Certo che fu un brutto momento quello dello schiaffo che il Governo dell’epoca, abbagliato dai miraggi del Cono Sud e tirando trivialmente le somme di calcoli freddamente mercantili, non esitò a infierire contro il Venezuela e gli "italiani del Venezuela" scacciandoli dagli itinerari dell’Italia nell’America Latina.

Comunque né le tempeste abbattutesi su questo nostro amato Paese e su chi è venuto a piantarvi famiglie e sogni, né i richiami di fatue sirene esortando a levare le vele verso altri orizzonti, hanno potuto sradicare le radici qui affondate. Oggi la nostra comunità è qui, come lo è la "Voce" che negli anni di comune travaglio ne ha assorbito il dna, fermi sulla breccia, tenaci nella resistenza, come i popoli che hanno fatto storia.

E’ toccato all’Ambasciatore Adriano Benedetti, in mesi recenti d’una squallida stagione dagli orizzonti sbarrati, accompagnare la collettività in mezzo alle tenebre del tunnel. L’ha fatto con elevata dignità e serena fermezza. Sognava forse Benedetti, così c’è parso di intuire nelle rare conversazioni che cadevano sulla situazione, di poter dare, per quanto aspre le avversità, una conclusione dai risultati positivi alla missione che ci è sembrato assunse con un "obbedisco" garibaldino.

E’ intanto forte della lezione che le deriva dal retaggio dei pionieri che la nostra Collettività sta vivendo le "giornate di passione" di questo impervio squarcio dell’imprevedibile storia contemporanea venezolana. Abbiamo ravvisato nel risoluto sostegno dell’Ambasciatore Gerardo Carante alle "Giornate italiane in Venezuela" promosse dall’ICE un segnale di buon auspicio che prelude ad una ripresa la quale dovrà pur arrivare dopo il buio d’un lungo autunno per schiudere nuovi orizzonti ai rapporti tra l’Italia e il Venezuela che hanno ancora tanto da fare in comune ed all’avvenire degli "italiani del Venezuela".

Contiamo a tal proposito sugli impegni assunti da autorevoli esponenti del Governo, della politica, dell’economia, del mondo imprenditoriale. Non sono state poche, durante gli incontri di missioni ad hoc tanto a Roma che qui a Caracas, le prospettive avanzate. Abbiamo perciò buone ragioni per attenderle con fondato ottimismo. (Gaetano Bafile-Voce d’Italia/Inform)


Vai a: