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INFORM - N. 244 - 22 dicembre 2003

Riforme costituzionali: il no della Prima Commissione del Senato ai senatori della circoscrizione Estero

Affermata l'incompatibilità fra gli eletti all'estero e le prerogative del futuro Senato Federale

ROMA - Se è vero, come diceva Eduardo De Filippo, che gli esami non finiscono mai è altrettanto certo che per il voto all'estero le prove da superare sembrano praticamente infinite. Proprio in questi giorni è infatti stato approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato un emendamento volto a sopprimere, dal disegno di legge di riforma costituzionale n. 2544, ogni riferimento ai senatori eletti nella Circoscrizione Estero. In pratica un azzeramento, nel futuro Senato Federale della Repubblica, dei rappresentanti degli italiani nel mondo. Una decisione a dir poco preoccupante - comunque la riforma costituzionale è solo agli inizi del suo iter e necessita della doppia approvazione di entrambi i rami del Parlamento - che fatto salvo il voto contrario del senatore Giuseppe Valditara, di Alleanza Nazionale, è stato approvato dalla Prima Commissione.

Il disegno di legge di riforma costituzionale, che modifica anche gli "storici" articoli 56 e 57 della Costituzione, ribadiva infatti la presenza nel nuovo Senato Federale degli eletti nella circoscrizione Estero. E questo grazie all’impegno e alla vigilanza di Mirko Tremaglia che, come si ricorderà, impedì che il bliz si realizzasse sin nel testo varato dal Consiglio dei Ministri. A proporre prima la riduzione dei seggi per i senatori della circoscrizione Estero, e poi la loro eliminazione con l’elaborazione e l’approvazione di una nuova versione dell’emendamento, è stato il Presidente della Commissione Andrea Pastore di Forza Italia.

Ma la decisione della Commissione è venuta dopo una riflessione e un dibattito "trasversali", che prescindono cioè da schieramenti politici di maggioranza o di opposizione. Forti perplessità sul ruolo degli eletti all'estero erano state già espresse dal relatore, il senatore Francesco D'Onofrio. L'esponente dell'Udc aveva infatti sottolineato come, con l'abbandono del bicameralismo perfetto e la creazione di un Senato Federale, i senatori della circoscrizione Estero non possano essere più compatibili con il nuovo sistema. Una considerazione, quest'ultima, che era stata fatta propria anche dal senatore Pierluigi Petrini della Margherita: egli aveva posto l'esigenza di avviare una riflessione volta a comprendere se gli italiani all'estero debbano trovare rappresentanza anche nel Senato Federale, o piuttosto nella sola Camera dei Deputati. Un'opzione, quest'ultima che per Petrini sarebbe senz'altro preferibile. Il senatore aveva proposto, in alternativa, una riduzione del numero dei seggi della circoscrizione Estero, calcolata sulla base della riduzione numerica dei senatori (da 315 a 200) prevista del disegno di legge di revisione costituzionale. Petrini non aveva mancato, inoltre, di riproporre "le perplessità già suscitate ed espresse in occasione dell’istituzione della circoscrizione Estero, in termini di credibilità e rappresentanza democratica del sistema così configurato".

Un orientamento, quello volto a limitare alla sola Camera dei Deputati la rappresentanza dei nostri connazionali all'estero, che, almeno per ora, sembra prevalere. Ovviamente non bisogna però dimenticare che il dibattito continua: la Commissione Affari Costituzionali del Senato riprenderà i lavori il 13 gennaio e la discussione nell'Aula di Palazzo Madama del disegno di legge in esame è prevista per il 21 gennaio 2004. Il provvedimento dovrà essere esaminato anche dalla Camera dei Deputati. Un percorso ancora aperto - ripetiamo che trattandosi di disegno di legge costituzionale c’è anche la doppia lettura - che lascia spazio a ripensamenti. In ogni caso possiamo immaginare l'amarezza per questo "incidente di percorso" che potrebbe circoscrivere ulteriormente la rappresentanza politica degli italiani all'estero e che va interpretato come un preoccupante segnale d'allarme. (Goffredo Morgia-Inform)


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