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INFORM - N. 242 - 19 dicembre 2003

L’editoriale di Nino Randazzo su "Il Globo" di Melbourne e "La Fiamma" di Sydney

Una conquista di democrazia

Si è conclusa una vicenda che forse non era neppure necessario aprire. L’esercizio del diritto di voto per i Comites da parte di cittadini italiani, a rigore di logica e di legge, non avrebbe dovuto avere bisogno di un assenso formale del governo australiano, trattandosi dell’elezione di un organismo istituzionale per l’Italia ma, sotto il profilo giuridico in Australia, un "ente di diritto privato" (come lo definisce un’istruzione del Ministero degli Esteri italiano). Quindi un affare che, condotto in ambito di legalità e libertà, non richiede alcun intervento governativo, né positivo né negativo, più di quanto non lo richieda una qualsiasi libera organizzazione privata. Questa posizione avrebbe dovuto essere ancora più chiara dopo il formale assenso australiano di due anni fa all’esercizio del voto politico degli italiani d’Australia per il Parlamento italiano, alla conduzione della relativa campagna elettorale e all’elezione diretta di parlamentari residenti in Australia. Del resto, anche recentemente il ministro degli Esteri di Canberra, Alexander Downer, durante la sua visita in Italia si è dimostrato piuttosto sorpreso dall’insistenza su un’approvazione australiana formale di un’operazione di cittadini italiani, per di più un voto per corrispondenza per un gruppo basilarmente di consulenza, che non tocca prerogative e competenze nazionali australiane.

In realtà non c’era mai stato alcun divieto ufficiale del governo di Canberra all’elezione dei Comites. C’era stato solamente qualche parere personale sfavorevole di esponenti di maggioranza e d’opposizione, preoccupati da possibili lacerazioni e scontri politici e ideologici interni alla collettività italo-australiana. Nulla di più. Alla base di quei pareri negativi (e non "divieti") iniziali c’erano state le legittime pressioni degli italo-australiani che, in stragrande maggioranza cittadini australiani naturalizzati e quindi non elettori, con i Comites elettivi si vedevano negata la loro rappresentanza. Ma da allora la situazione è radicalmente mutata. Dal ’92 al ’97 chi l’ha voluto, ha potuto riacquistare la cittadinanza italiana. Infine l’Australia ha concesso con apposita legge la doppia cittadinanza. Se a tutto ciò si aggiunge il citato beneplacito per l’esercizio dei diritti dell’elettorato italiano attivo e passivo nella circoscrizione Estero, è evidente che sono cadute le ragioni della prima ora di un’opposizione di principio a Comites elettivi ma non rappresentativi di un vasta comunità (in quanto espressione di una sparuta minoranza).

E’ giusto dare atto a chi in ultima analisi ha reso possibile questa affermazione di rappresentatività democratica. Al ministro Tremaglia, che non ha mai esitato a rendersi disponibile per qualsiasi passo utile a risolvere il "contenzioso", vero o presunto che fosse. All’ambasciatore Volpicelli, che in limiti di tempo ridottissimi, anzi quasi fuori tempo, si è attivato con eccezionali solerzia e tempestività (senza dimenticare di poter contare al suo attivo anche la conclusione dell’accordo italo-australiano per le vacanze-lavoro, che entrerà in vigore dal primo gennaio 2004). Ai ministri australiani dell’Immigrazione, Amanda Vanstone, e degli Esteri, Alexander Downer, che con una notevole misura di sensibilità e grazia hanno risposto all’istanza italiana. Si tratta, tutto sommato, di una conquista di democrazia. Ora tocca alla sensibilità degli elettori italiani d’Australia dimostrarsi all’altezza delle loro responsabilità e capacità e dare vita a Comites rappresentativi ed efficienti, operanti nell’interesse, mai disgiunto, della patria d’origine e di quella d’adozione. (Nino Randazzo*)

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* Direttore de "Il Globo" di Melbourne

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