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INFORM - N. 239 - 16 dicembre 2003

RASSEGNA STAMPA

Il Messaggero, 15 dicembre 2003

Intervista al Ministro degli Esteri Franco Frattini: "E’ una vittoria degli Usa, ma anche nostra"

ROMA - Ministro Franco Frattini, come ha passato la notte? Ha rivissuto l’incubo del fallimento di Bruxelles?

«No, nessun incubo. Ma da un lato ho avuto la grande angoscia che questa Europa, purtroppo, non è stata in grado di ritrovarsi e ha deluso il mondo. Dall’altra, ho avuto la soddisfazione di essere stato fedele al mandato del Parlamento: non cedere a compromessi al ribasso. E non abbiamo ceduto. Purtroppo l’intesa con c’è stata e il dispiacere è forte, eravamo davvero a un passo dall’accordo».

Il risveglio deve essere stato migliore...

«Beh, una telefonata di Colin Powell mi ha dato in anteprima la notizia dell’arresto di Saddam. "Vittoria!", mi ha detto il segretario di Stato americano. Cosa significa? gli ho chiesto. "Abbiamo preso Saddam". E non potendo pensare che fosse uno scherzo...».

Cosa cambia con la cattura di Saddam?

«Moltissimo. Si rafforza la volontà di restituire il potere e il controllo del territorio agli iracheni. Cade un dittatore che aiutava il terrorismo. Diamo un colpo mortale alla guerriglia, eliminando quella che i guerriglieri consideravano un’icona della imprendibilità. Ora Saddam è semplicemente un assassino in manette».

L’arresto, in un momento di crisi dell’Europa, rafforza la leadership americana?

«La leadership americana ha avuto un indubbio successo. La cattura di Saddam è però anche la vittoria di tutta la democrazia e di tutti i Paesi che hanno condiviso le operazioni in Iraq. Viene rispettato un impegno: l’arresto del dittatore».

Cosa si deve fare del Rais?

«Lo deciderà la comunità internazionale. Credo si debba fare un processo per ottenere una confessione piena. Dobbiamo capire dove ha nascosto le armi di distruzione di massa».

Davvero crede ancora che ci siano queste armi?

«Saddam le ha usate, non abbiamo le prove che le abbia distrutte, dunque da qualche parte saranno. Poi, è chiaro, vogliamo sapere dove ha fatto finire quelle migliaia e migliaia di persone che ha fatto sparire. Alcune le abbiamo trovate nelle fosse comuni, vogliamo sapere dove sono le altre».

Rimaniamo nel lutto. L’Europa è morta? E’ ferita grave?

«E’ ferita gravemente. La barca europea è finita contro gli scogli e la falla è grande. Ma l’Unione è come un gatto, ha sette vite: già in passato ha subìto gravi crisi, poi si è ripresa. Avverrà anche questa volta. Anche perché i segnali arrivati da Bruxelles non sono tutti negativi. Anzi. Il Consiglio a presidenza italiana ha assunto decisioni impensabili alla vigilia, come il varo del piano per le grandi infrastrutture, per l’immigrazione e l’intesa sulla Difesa europea. E questa senza scontentare gli Usa».

Aveva detto: «Se fallisce la trattativa sulla nuova Costituzione, pagheremo un prezzo altissimo». Qual è?

«Il prezzo è quello di rallentare il percorso di integrazione che avrebbe permesso, insieme all’allargamento a Est, di avere istituzioni più efficienti. Ora dovremo procedere a passo molto più lento su tutte le decisioni da prendere all’unanimità».

E vi siete lasciati senza fissare neppure un appuntamento...

«Già, lo smacco è stato troppo duro. E siccome è impensabile riprendere un negoziato istituzionale prima delle elezioni spagnole ed europee, dovremo aspettare il nuovo Parlamento di Strasburgo e probabilmente anche la nuova Commissione. Il brutto è che Parlamento e Commissione potranno avere la tentazione di ridiscutere l’intero progetto della Convenzione di Giscard».

Prodi dice che il bicchiere è completamente vuoto, Berlusconi dice che è mezzo pieno. Chi ha ragione?

«Giuridicamente il bicchiere è vuoto, perché la Costituzione non c’è. Ma è anche vero che il bicchiere è politicamente pieno: abbiamo stretto un accordo su 82 punti di sostanza, a partire dal ministro degli Esteri europeo».

Prodi è stato leale con voi?

«Ha fatto né più né meno di ciò che aveva fatto per le altre presidenze di turno».

Sgambetti?

«Non ne aveva i mezzi e non credo volesse farli».

Berlusconi è accusato di essere stato troppo arrendevole. Uno che dice: «Me l’aspettavo», non mostra di avere avuto un approccio vincente .

«Noi eravamo realisti, avevamo consultato fin troppe volte spagnoli e polacchi. Miller ci aveva detto: "Non posso accettare, altrimenti il mio Parlamento mi sfiducia". E cosa potevi rispondere? Certo, speravamo in un passo avanti, da un lato e dall’altro. Non c’è stato».

Utili o dannose le barzellette di Berlusconi?

«Simpatiche. Sono servite a sdrammatizzare uno scacco per tutti».

Non avrà avuto un peso l’alto tasso di euroscetticismo e di atlantismo del governo?

«Stupidagini. Berlusconi è riuscito ad affrontare e risolvere la questione più spinosa: la spaccatura tra Europa e Stati Uniti».

C’è una cosa che non avrebbe fatto? Forzare i tempi, ad esempio?

«No, rifarei tutto da capo. Abbiamo tentato, e non avevamo alternative, di prendere il toro per le corna. E il toro ci ha travolti. Certo, avrei voluto avere più tempo: sei mesi sono pochi, sono volati».

Ciampi è molto deluso...

«Lo posso capire, siamo molto dispiaciuti pure noi. Ma anche il capo dello Stato ci aveva chiesto di non accettare un compromesso a ribasso».

Il Quirinale non aveva anche sollecitato una iniziativa dei Sei Paesi fondatori in caso di insuccesso?

«Il Quirinale non ci ha mai chiesto di spaccare l’Europa. Un’Unione a due velocità sarebbe un disastro».

E se Francia e Germania andassero avanti da sole?

«Non credo ci sia questa volontà di dividere. Ci sono le cooperazioni rafforzate, come l’euro e la Difesa, ma sulle regole comuni non si può». (Alberto Gentili)


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