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INFORM - N. 238 - 15 dicembre 2003

Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo) risponde a Bruno Zoratto: "Occasione da non perdere?"

LOS ANGELES - M’interessa sempre moltissimo leggere il pensiero di Bruno Zoratto: tengo molto in considerazione i suoi commenti e, come successo qualche tempo fa, anche le cortesi critiche su quanto scrivo, specialmente a riguardo di alcune mie opinioni diverse da quelle del Ministro Mirko Tremaglia.

Rilevo ora da una sua nota stampa (vedi "Inform" n. 236, ndr), che Zoratto ribadisce il pensiero di Tremaglia sulla lista unica degli Italiani all’estero, nel contesto di sue considerazioni sulla situazione dei Comites nel mondo.

Al di là di alcune mie personalissime opinioni sull’utilità dei Comites stessi, soprattutto se mancanti dei mezzi finanziari sufficienti a svolgere le loro funzioni e nella prospettiva dei futuri parlamentari eletti fra gli Italiani all’estero, l’attuale situazione di detti organismi, che hanno fino ad ora avuto compiti alquanto indefiniti, e a mio avviso politicamente né vicini né distanti dagli Organismi consolari e dalle comunità italiane all’estero, è per lo meno equivoca e, spesso purtroppo, farraginosa, assai poco servente agli interessi di dette Comunità, a causa dell’estrema politicizzazione dei Comites stessi. Politicizzazione che spesso, in alcune località, ha servito solo a dividere, ove ce ne fosse bisogno, le comunità italiane.

Ritengo, e non sono il solo, che, con l’avvento dei menzionati parlamentari, sia la funzione che l’utilità dei Comites si riduca a zero: il loro costo complessivo ingente, che corrisponde invece ad un finanziamento individuale assolutamente insufficiente con una conseguente minima possibilità di funzionamento, detta una decisione drastica, purtroppo in negativo.

E’ come se, in Italia, una volta eletti i parlamentari in ciascun collegio elettorale, li si volesse, a mio parere, affiancare e controllare con un organismo collegiale di natura politica!

Ma, Comites a parte, non concordo con l’idea di Tremaglia, che l’amico Zoratto sposa, relativamente alla lista unica da sottoporre agli Italiani all’estero nelle prossime votazioni, prescindendo dai partiti che, ricordiamolo, esprimono sovente diverse ideologie e filosofie politiche, quindi una visione della nostra società assolutamente diversa fra chi è paladino del liberismo e chi, per esempio, lo è invece dello statalismo o del comunismo.

Ma, dico, irreggimentare gli Italiani all’estero in un partito degli Italiani all’estero, oltre a rappresentare in pratica una violazione del diritto di scelta che qualsiasi cittadino ha per diritto costituzionale, non ridurrebbe invece il gruppo parlamentare così eletto, ad una rappresentanza forte, o, meglio, debole di soli dodici deputati e sei senatori, senza peso politico alcuno, isolata ed inascoltata dal resto del Parlamento, come già succede per alcune piccole realtà parlamentari?

Ad una forza parlamentare che non ha alcuna possibilità, dati i numeri ininfluenti, di fare sentire la propria voce e di non fare contare i propri voti nel contesto dei grossi partiti e delle alleanze di partiti di destra, centro o sinistra che siano, che destino è riservato? Quale il peso di un gruppo così piccolo ed ininfluente? Quali le pressioni e i giochi di cui sarebbe vittima, qualora diventasse l’ago della bilancia?

Infine, quali le mortificazioni di chi, credendo in buona fede alle sollecitazioni preelettorali indirizzate verso la lista unica, si dovesse poi sentire tradito da un gruppo parlamentare che, contrariamente al proprio pensiero di destra, centro o sinistra votasse a sinistra centro o destra?

Queste non sono logiche settarie, caro Zoratto, ma espressioni di libertà di pensiero che, piaccia o no, si identificano nei partiti; partiti che, indubbiamente, hanno molti difetti nei loro funzionamenti e comportamenti, ma non mi pare oggi esista in democrazia un diverso sistema di accoppiare idee e progetti a programmi di partito.

Sappiamo tutti benissimo che liste civiche, partiti tecnici (ove esistano, perché il tecnicismo in un partito è, a mio avviso, una contraddizione in termini) durano poco e scontentano tutti: quindi, perché vivere un’esperienza incerta e frustrante, addirittura mortificante per la dignità di un gruppo di Italiani, che dovrebbe quindi subire idee, iniziative e decisioni di chi ha votato perché inserito in una lista, in virtù di un malinteso senso di corporativismo.

In poche parole, io, che uomo di sinistra non sono, non vedo perché debba votare, ad esempio, un uomo di sinistra, di cui non condivido quasi sempre il pensiero religioso, morale, etico, sociale, il senso della libertà e le teorie politico-economiche, solo perché incluso in unica lista che, teoricamente, dovrebbe rappresentarmi?

Io, come credo la maggioranza degli uomini di buona volontà, il mio voto l’ho sempre dato e sempre lo darò a chi riflette il mio pensiero e promette agire e votare in Parlamento coerentemente ai motivi per cui l’ho votato. (Domenico Pisano, coordinatore Azzurri nel Mondo West Usa)

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