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INFORM - N. 235 - 11 dicembre 2003

Domenico Pisano, (Azzurri nel Mondo): "La pace nel mondo e la democrazia in Italia"

LOS ANGELES - Alla fine di quest’anno cosi politicamente travagliato, mi siano permesse alcune riflessioni, tanto per richiamare alla nostra mente quale la realtà del mondo di oggi, almeno come appare qui, a molti degli Italiani che vivono e lavorano negli Stati Uniti

Che il mondo stia cambiando, tutti lo vedono ed ogni giorno ci confrontiamo con eventi inimmaginabili solamente poche anni fa.

A quasi sessant’anni dalla fine della seconda Guerra mondiale, mentre l’Occidente, salvo piccole se pur turbolente minoranze, sembra abbia trovato un suo equilibrio sociale, politico ed economico e l’Est europeo, dopo il collasso dell’Unione Sovietica sta, sia pure con molto travaglio, ritrovando una propria collocazione all’ombra dell’Occidente; mentre l’estremo Oriente, alla potenza giapponese sta affiancando i due altri colossi Cina ed India, con la loro civiltà millenaria e le loro contraddizioni, comunque assai lontani dalle civiltà occidentali, stanno sempre più prendendo consistenza i gravi pericoli costituiti dai movimenti terroristici in genere e da quelli dell’islamismo estremo, violento ed intollerante in particolare.

Il quadro internazionale insomma è oggi turbato da una Guerra di civiltà che si maschera sotto le spoglie di una Guerra di religione condotta da una minoranza islamica inquieta e malevolmente manovrata da "profeti" che cercano la via del loro successo e della prevalenza dei loro interessi in sentieri costellati di bombe, di atroci e vili speculazioni e nei fanatismi di adepti ignoranti od indottrinati o, peggio, ricattati. E ciò senza che la stragrande maggioranza del popolo islamici abbia la forza (e la voglia?) di isolarli ed annientarli. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: prima, ma specialmente dopo l’11 Settembre, purtroppo, queste bestie sotto sembianze umane, hanno già raggiunto una prima vittoria, condizionando la vita di tutti gli uomini di buona volontà nei loro movimenti e nella loro vita quotidiana (e specialmente chi viaggia sa cosa vuole dire!).

Sono fra quelli, debbo ammetterlo, che avevo sottostimato il potere di questi personaggi, classificandoli come banditi sì potenti, ma destinati a presto scomparire nell’oblio in cui anche lo stesso mondo islamico li avrebbe spinti ed annullati. Invece no, purtroppo: il rischio di un continuo allargamento della diaspora Islamismo contro Cristianesimo è vivo e reale e le visioni spesso miopi in politica internazionale anche di grandi Paesi come gli Stati Uniti e la stessa Europa, o, meglio, parte di essa, contribuiscono non poco a procrastinare il conflitto, a tutto vantaggio del terrorismo ideologico e combattente, ed ad aggravare la situazione.

Il permissivismo, certo malinteso senso di cos’è la democrazia, la cattiva interpretazione di certe libertà di pensiero che sono invece veri e propri appelli alla ribellione ed alla disobbedienza, l’esercizio distorto di pretesi diritti propri, che sono invece violazioni dei diritti altrui, l’esercizio ipotetico di certa solidarietà, che altro non è invece che favoreggiamento od addirittura collusione, tutto questo ed altro ancora sono le cause che rendono sempre più arroganti, prepotenti e violenti i nemici di ogni civiltà e libertà, e sempre più deboli le democrazie occidentali che, nell’alto senso della democrazia e della libertà ritrovano il limite alla difesa stessa della democrazia e della libertà.

Ma, purtroppo, questo non è tutto: la povertà di così vaste masse di gente che vivono in Paesi ancora immensi in una sorta di Medioevo retrogrado e cieco, perché sostenuto dalla crudeltà ed avidità dei tiranni che li guidano in tutto il mondo, anche se spesso vestiti da Presidenti democratici, è forse il problema più grosso dell’umanità dei tempi moderni.

Sì, certo, molti Paesi occidentali e non, hanno delle notevoli responsabilità per il perdurare di questo stato di cose e non fanno abbastanza per aiutare chi ne ha bisogno: ma è anche innegabilmente vero che essi non si possono sostituire nell’intera Africa ed in parte dell’Est Asiatico ai governi di quei Paesi che, già poveri, sono oppressi politicamente, militarmente ed economicamente da una classe dirigente che soffoca nell’ignoranza il desiderio di libertà ed il bisogno di cibo dei loro popoli.

In effetti quindi, anche in queste penosissime realtà, è ancora e sempre il terrorismo che impera, questa volta vestito con le uniformi ed i poteri dei governanti, delle loro polizie e dei loro eserciti. La speranza di tutti, di tutto il mondo era l’Organizzazione delle Nazioni Unite anche attraverso i suoi vari organismi umanitari: ma ormai tutti vedono come il più importante organismo mondiale non riesca più a funzionare, minacciando di ripetere, a tanta distanza di tempo, il grande fiasco della fu "Società delle Nazioni".

Eh sì, perché uno Statuto imposto dai vincitori della seconda Guerra mondiale in una realtà oggi così trasformatasi e che, ancor fosse giusto, non rispecchia più minimamente gli equilibri precari di oltre cinquant’anni fa, dovendo invece prendere atto di un rapporto di forze così profondamente mutato ma, soprattutto, non è più tollerabile che cinque Paesi, per quanto importanti nel quadro dell’equilibrio mondiale, continuino a condizionare il resto, ossia la maggioranza dei Paesi della terra, in virtù di un diritto di veto che, a seconda dei loro interessi, esercitano per bloccare qualunque decisione che, se votata a maggioranza assoluta, tali interessi lederebbe, anche se e soprattutto a vantaggio di tutti gli altri.

Quindi la riforma dell’Onu è oggi indispensabile ed improcrastinabile, e, fatta tale riforma, risulterebbe, credo, molto più agevole adottare le provvidenze idonee sia a ridurre e poi a debellare la fame nel mondo ed a sconfiggere terrorismo e guerre di civiltà o di religione. Non credete?

In questo preoccupante scenario mondiale, naviga incerta e contraddittoria, la democrazia italiana che, in teoria quasi perfetta, in pratica mostra la corda, perché interpretata da attori spesso inappropriati ed inadeguati. La riflessione è questa: quando in un Paese come il nostro, dove vige una democrazia parlamentare, a seguito di regolari elezioni, viene eletto un Governo, qualunque sia la sua composizione che deriva in ogni caso dalle rappresentanze politiche che hanno riscosso la maggioranza dei voti degli elettori, tale Governo dovrebbe governare per la durata del suo mandato, attraverso il funzionamento del Parlamento che ne costituisce la più alta espressione della volontà popolare.

Orbene, chi sta all’opposizione ha il diritto dovere di contrastare in Parlamento le volontà espresse dalla maggioranza, proponendo modifiche e/o alternative in accordo alle sue diverse opinioni politiche, ma sempre per il bene del Paese, così come per il bene del Paese opera la maggioranza.

E’ evidente che nella stragrande maggioranza delle volte prevale l’opinione della maggioranza parlamentare che fa più o meno tesoro delle proposte della minoranza, a seconda di ciò che ritiene sia meglio in armonia al programma che essa ha esposto agli elettori che l’hanno premiata con il favore del loro voto. Quindi, essendo inoppugnabile tale ragionamento, la minoranza dovrebbe democraticamente prendere atto delle sue sconfitte, che talvolta sono invece vittorie, dato che, com’è ampiamente noto, succede anche che prevalgano le tesi delle opposizioni.

Ma no, in Italia questo non succede: negli altri Paesi sì, ma in Italia no. In Italia succede che quando certe leggi votate a maggioranza non piacciono all’opposizione, questa scende in piazza, che non è certamente la sede dove discutere le leggi e dove deliberarle, organizzando movimenti d’opinione, girotondi vari ed i soliti sindacati.

Cercando e pretendendo, con i movimenti di piazza, capovolgere gli esiti dei dibattiti parlamentari: in una parola, la piazza, che comunque è sempre una minoranza, anzi una stragrande minoranza, qualunque ne siano i numeri, è convocata per sovvertire il Parlamento! Come si chiama questo fenomeno secondo voi? Beh, democrazia no di certo, più probabilmente è tentativo di sovvertire o, comunque, annullare le decisioni parlamentari. Ma, allora, a cosa servono le elezioni ed il Parlamento?

Specificatamente e storicamente, in questi ultimi due anni, il nostro Parlamento è chiamato a decisioni importanti ed impopolari che portino a rinnovare: vi siete mai chiesti come mai, durante i lunghi anni dei governi di centro-sinistra, che, fra l’altro, si sono avvantaggiati di Primi Ministri diversi con governi diversi, anche se pur sempre di centrosinistra, nonostante la loro dichiarata propensione riformatrice, non hanno proceduto alle riforme di cui il Paese necessita da tempo?

Come la riforma del lavoro, quella delle pensioni, quella della giustizia, quelle istituzionali, per fare alcuni esempi delle riforme più importanti ed urgenti.

Perché, tutti ormai l’hanno capito, tali riforme sono per lo più impopolari, non portano voti e favori, anzi forse ne tolgono ed era molto più comodo farli fare ad una maggioranza non di centro-sinistra , così da attirarsi sempre le fisiologiche e dure avversioni che le opinioni pubbliche naturalmente riservano a riforme così sconvolgenti, che necessariamente alterano equilibri consolidati da decenni, ma assolutamente non più sostenibili da una realtà profondamente mutata, da una società cosi trasformata e da un’economia globale così diversa.

E l’undici Settembre, che la nostra sinistra continua ad ignorare o sottovalutare, ha fatto il resto, cambiando faccia al mondo intero e sconvolgendo l’economia mondiale! (Domenico Pisano, coordinatore "Azzurri nel Mondo" West USA)

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