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INFORM - N. 234 - 10 dicembre 2003

Marco Fedi (CGIE): Le prossime scadenze, le nuove preoccupazioni ed i problemi irrisolti in vista delle prossime scadenze elettorali per gli italiani all’estero

MELBOURNE - Si avvicinano importanti appuntamenti per il rinnovo degli organismi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero. È giusto quindi interrogarsi sui percorsi compiuti da Parlamento, Governo e CGIE e sugli obiettivi ancora da raggiungere. È opportuno subito rilevare che i percorsi non sono da qualche tempo più gli stessi. Governo e maggioranza parlamentare che lo sostiene vanno in una direzione, il CGIE dall’altra. Il Parlamento è diviso e non riesce a trovare, sui temi della politica a favore delle comunità italiane nel mondo, uno spazio di "concertazione". Le responsabilità vanno addebitate alla maggioranza di centro destra, al clima di scontro che si vive in Parlamento, al tentativo di ridurre gli spazi di azione all’opposizione. In questa situazione le riforme non procedono, il dibattito è assente, le comunità italiane all’estero sono inascoltate.

Sul fronte della partecipazione e dei diritti politici, tra cui il voto, appaiono sempre più evidenti i ritardi nel predisporre l’anagrafe unica, oppure tutti gli accorgimenti tecnici ed informatici necessari a rendere immediato l’aggiornamento dell’AIRE - che è la base per tutte le prossime consultazioni elettorali. Dovrà esserci una prima operazione di incrocio tra i dati per i quali i Consolati hanno chiesto l’aggiornamento presso i Comuni e gli effettivi aggiornamenti da questi effettuati: un test che avviene a pochi mesi dalla scadenza per il rinnovo dei Com.It.Es., per i quali si voterà per corrispondenza utilizzando proprio l’AIRE. Tutte le responsabilità politiche di questi ritardi, cumulatisi nel tempo, andranno a ricadere su una rete consolare affaticata, oberata di lavoro e con organici largamente insufficienti, basti pensare a Melbourne dove risiede il 43% della comunità italiana d’Australia e dove l’organico è ben inferiore a quello minimamente necessario ad un Consolato Generale.

Per quanto attiene alle questioni della rappresentanza, i Comites saranno rinnovati con una legge che non ne rafforza l’autonomia e l’autorevolezza. Si è trattato di una mezza riforma che risolve pochi aspetti, ad esempio ufficializza ciò che già avveniva nei fatti, l’intercomites, chiamato ora Comitato dei Presidenti, finge solo di risolverne alcuni, ad esempio si passa alla dizione "finanziamento" anziché "contributo" ma le risorse saranno sempre le stesse - forse in diminuzione - e sicuramente non risolve le questioni politiche fondamentali del ruolo e del livello di rappresentanza che erano state poste all’attenzione del Governo. Per due realtà, Australia e Canada, rimane poi il problema dell’elezione diretta. In Australia l’obiettivo potrebbe essere raggiunto. Dobbiamo chiederci allora: chi non vuole che in Australia si voti per i Comites? Abbiamo qualche sospetto ma continuiamo ad attendere, fiduciosi, nuovi sviluppi.

Intanto stiamo proponendo alla comunità italiana il testo di una petizione, rivolta ai Governi italiano ed australiano, e tesa ad ottenere, anche in Australia, il rinnovo elettivo dei Comites. Dal 1985 ad oggi molte cose sono cambiate: la nuova legge sulla cittadinanza italiana che ha reso possibile fino al 1997 il riacquisto della cittadinanza italiana ed ha eliminato il problema della perdita della cittadinanza con la naturalizzazione australiana, il riconoscimento della cittadinanza plurima da parte australiana, anche se più recente, l’assenso dato all’esercizio in loco del diritto di voto ed all’elezione di una rappresentanza in Parlamento. Riteniamo che i tempi siano maturi per procedere anche in Australia all’elezione diretta dei Comites.

In campo pensionistico abbiamo assistito ad un cambiamento "fondamentale" nei riferimenti sulla cittadinanza: con la finanziaria 2003 una maggiorazione sociale, quindi un elemento già ben presente nel panorama previdenziale italiano, non una novità come potrebbe essere l’assegno di solidarietà, viene ad essere legata al requisito della cittadinanza, introducendo per la prima volta anche nelle prestazioni in regime internazionale una discriminante legata al "passaporto", oltre alla valutazione sul costo della vita. In altre parole, mentre tutte le altre prestazioni, la stessa pensione a calcolo, sono interessate quotidianamente dai problemi del costo della vita, dell’inflazione e dell’effetto cambio sui mercati valutari, ci si preoccupa del costo della vita in rapporto ad una maggiorazione sociale alla quale pochissimi avranno diritto. Le questioni aperte sono ancora molte e continuano a richiedere il nostro intervento.

La finanziaria 2004 non entusiasma nessuno, tantomeno le comunità italiane all’estero. Contiene tagli al capitolo dell’assistenza per gli interventi soprattutto verso l’America Latina. Non si registrano novità di rilievo se non negli emendamenti presentati dall’opposizione. I Consolati sono arrivati allo stremo, al punto di non poter più gestire le sedi consolari, ed un emendamento dell’opposizione consentirebbe di avere il minimo di risorse necessarie per operare. L’estensione dell’assegno sociale o di una forma di intervento di solidarietà, per le fasce sociali più esposte ai rischi di crisi economica o recessione, rappresenta il miglior strumento di intervento, una volta fissati accuratamente i parametri di accesso ed i requisiti reddituali per tale prestazione.

È utile ricordare, infine, gli obiettivi di coordinamento fissati dalla Prima Conferenza degli italiani nel mondo, con il concorso dell’opposizione di ieri che è attuale maggioranza, in un momento politico rilevante come quello di una Conferenza programmatica degli italiani nel mondo. Il tentativo, ancora in corso, di imporre che non solo i compiti di coordinamento, ma soprattutto le risorse, confluiscano nella gestione del Ministro per gli Italiani nel Mondo rischia di trasformarsi in un progressivo svilimento e svuotamento degli obiettivi veri di coordinamento che dovevano avere come centro di gravità permanente il CGIE, il Ministero degli Affari Esteri, le Regioni e le Provincie autonome.

Riprendere in mano, con forza e determinazione, questo cammino è la vera sfida dell’anno che verrà. (Marco Fedi-Inform)


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