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INFORM - N. 232 - 8 dicembre 2003

Dino Nardi (CGIE): il dilemma dei pensionati italiani: dove invecchiare?

ZURIGO - Una caratteristica dell’emigrazione italiana in Svizzera, rispetto a chi ha scelto altri luoghi di emigrazione, è sempre stata storicamente quella di non prendere affatto in considerazione la possibilità di restare definitivamente in questo Paese. Vuoi per le ricorrenti iniziative antistranieri del passato; vuoi per la difficile integrazione, specie nella svizzera interna di lingua tedesca; vuoi per la vicinanza con l’Italia, che ha sempre consentito agli italiani di essere in Svizzera con il corpo e in Italia con la mente, anche dopo anni ed anni di emigrazione.

Resta il fatto che la maggior parte degli emigrati italiani (oltre 800'000 negli anni sessanta) sono rientrati in Italia già dopo alcuni anni di emigrazione in Svizzera. Magari dopo essere riusciti ad acquistare un appezzamento di terreno edificabile nel paese d’origine ed avervi poi .costruito la casa, oppure dopo aver risparmiato a sufficienza per iniziare un’attività autonoma in Italia. Altri hanno fatto coincidere il rimpatrio, dopo decenni di emigrazione, con il diritto alla pensione di vecchiaia anticipata (anzianità) italiana, oppure con quella dell’AVS.

Da un po’ di tempo stiamo, invece, assistendo ad una inversione di tendenza, sempre più marcata con il passare degli anni. Sono, infatti, sempre di più gli emigrati italiani di prima generazione che restano in Svizzera anche dopo il pensionamento, ma anche coloro che, dopo essere rimpatriati, rientrano poi in Svizzera per riavvicinarsi ai figli ed ai nipoti che non li avevano, ovviamente, seguiti in Italia.

Una situazione quindi del tutto nuova sia per la comunità italiana che per le stesse istituzioni elvetiche e che sta creando problemi nuovi per tutti. Innanzitutto per gli stessi emigrati italiani. Infatti come aveva già evidenziato un convegno su questa problematica organizzato a Zurigo dalla UIM e dal patronato ITAL-UIL e confermato recentemente dai partecipanti ai vari corsi per affrontare il pensionamento organizzati annualmente dalla MIGROS e da altre aziende elvetiche per i loro lavoratori pensionandi, per la stragrande maggioranza degli emigrati italiani il pensionamento è un vero e proprio dilemma poiché gli si pone ormai il problema del dove invecchiare: in Italia oppure in Svizzera?

A far propendere per la scelta "italiana" vi sono essenzialmente dei motivi di carattere psicologico come quello di poter realizzare finalmente il sogno di una vita d’emigrazione, ma anche e soprattutto dei motivi economici possedendo, in genere, in Italia un’abitazione o una casa e quindi avendo la possibilità di liberarsi della spesa dell’affitto ed anche di quella per l’assistenza sanitaria (essendo praticamente gratuita in Italia), mentre queste due voci di spesa in Svizzera, da sole, dissanguano i pensionati.

A favore della scelta "elvetica" vi è, invece, l’abitudine a questo tipo di vita e la possibilità di poter avere a disposizione dei servizi e delle strutture pubbliche efficienti e di prim’ordine. Ma vi sono anche forti legami affettivi con i figli ed i nipoti che resteranno comunque in Svizzera e la consapevolezza che il rimpatrio comporterà una ripetizione della sofferenza già provata al momento dell’emigrazione quando lasciarono in Italia i genitori e la famiglia.

Un dilemma che spesso, molto spesso, porta tanti emigrati italiani ad optare per una terza soluzione, di compromesso, e cioè quella del pendolarismo lungo tra la Svizzera e l’Italia. Una soluzione che consente di restare ancora ufficialmente in Svizzera (con domicilio, assicurazioni varie, versamento delle imposte, ecc.) e risiedere, di fatto, in Italia per molti mesi nel corso dell’anno. Ma si tratta di una soluzione, peraltro, abbastanza onerosa e, se vogliamo, anche faticosa e che, oltretutto, rimanda semplicemente nel tempo (più o meno lungo) la decisione sul dove invecchiare che, prima o poi, dovrà comunque essere presa e che, a quel punto, essendo ancora più anziani, non potrà non essere che quella di restare definitivamente in Svizzera vicino ai figli.

Questa inversione di tendenza e quindi l’invecchiamento in Svizzera della comunità italiana (sono già oltre 42'000 gli italiani ultra sessantacinquenni in Svizzera) sta già cominciando a creare grossi ed imprevisti problemi, e ne creerà ancor di più nei prossimi lustri, in particolare alle istituzioni ed alle strutture per anziani di questo Paese ed in particolare a quelle della Svizzera di lingua tedesca.

Ma questo è un argomento che affronteremo un’altra volta! (Dino Nardi*-Inform)

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Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE


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