* INFORM *

INFORM - N. 231 - 5 dicembre 2003

Fotografata dal Censis la situazione sociale del nostro Paese

Nell'Italia del 2003 si confermano stili di vita europei, cresce la voglia di solidarietà e diminuiscono i timori verso gli immigrati

ROMA - E' un Italia dai salutari e virtuosi stili di vita che abita presso i piccoli borghi e si indebita sempre di più per mantenere inalterati i propri livelli di consumo quella che emerge dal 37 Rapporto del Censis. Un Paese che pensa al pericolo del terrorismo, alla sicurezza, alla gestione dei flussi extracomunitari, ma anche alle problematiche della bioetica, alla bellezza ed alla cura del corpo. Dalla ricerca si evidenzia inoltre una diseguale distribuzione degli effetti inflazionistici (questo fattore pesa soprattutto sui percettori di reddito fisso), una crescente trasgressione degli adolescenti (negli ultimi anni tra i giovani si è intensificato il consumo di alcol, cocaina e crak) ed un notevole aumento degli immigrati non subalterni.

Con la recente regolarizzazione di circa 700 mila lavoratori extracomunitari l'incidenza degli stranieri sulla popolazione italiana ha infatti raggiunto la quota del 5%. Un balzo in avanti che avvicina l'Italia alle percentuali di altri Paesi europei di più antica immigrazione. Significativa, nell'ambito delle comunità immigrate, anche la crescita dei lavoratori dipendenti (15,7%) e delle "imprese etniche" che hanno superato, con un'incidenza sul totale delle aziende del 3,6%, le 125.000 unità. Al primo posto nella classifica delle Regioni con più imprenditori stranieri troviamo la Lombardia (17,5%) che viene seguita a distanza dalla Toscana (10,7%) e dall'Emilia Romagna (9,1%). Per quanto riguarda invece i settori di attività le aziende a conduzione straniera sono soprattutto presenti nell'ambito del commercio (43,1%), delle costruzioni (21,1%) e delle attività manifatturiere (14,1%).

Guardando all'intero contesto sociale del nostro Paese, dalla fotografia del Censis si evidenzia una fase non positiva del mercato del lavoro, dove prevale una progressiva immobilizzazione delle occupazioni acquisite e una crescente difficoltà dei giovani ad attivare percorsi contributivi. Sul fronte della comunicazione la società italiana appare invece caratterizzata da un'omogenea diffusione dei telefonini (uno strumento prevalentemente usato dai giovani), da una sostenuta fruizione nelle aree non urbane del mezzo televisivo e da un crescente utilizzo di mezzi d'informazione più personalizzati, come Internet, i giornali ed i libri, nelle grandi città. In questo contesto, oltre ad una lenta ma progressiva digitalizzazione delle imprese, si registrano importanti passi avanti dell'alfabetizzazione telematica delle famiglie che, nel 51% dei casi, possiedono ed utilizzano nelle mura domestiche un PC. Di contro, nonostante la buona volontà di molte strutture, il processo di modernizzazione della Pubblica Amministrazione va ancora a rilento.

Per quanto concerne i problemi connessi all'ordine pubblico il nostro Paese appare infine come un luogo sostanzialmente sicuro che però ha ancora molto timore della criminalità (88,1%). Paure che, visto il buono stato di salute e la capillare influenza sull'economia di alcune Regioni delle principali organizzazioni criminali, appaiono non del tutto infondate. In netto calo invece l'allarme sociale connesso alla presenza immigrata. Solo il 9,1% della popolazione intervistata ha infatti dichiarato di avere molto paura dell'immigrazione. Nonostante questo il 62,9% del campione ha però affermato di considerare gli immigrati un problema ed il 74% degli intervistati ritiene che la crescita dell'immigrazione sia connessa all'aumento della criminalità.

Durante la presentazione del Rapporto, che ha avuto luogo a Roma presso la sede del Cnel, il segretario generale del Censis Giuseppe De Rita ha sottolineato come a tutt'oggi la nostra società appaia "disamoreggiata" e lontana dalla logica del declino e dello sviluppo. Un Paese ricco di silenziose novità, che evidenzia sia una qualità localistica della vita, sia un nuovo primato della convivialità e dell'accoglienza. In questa società, dove i cittadini hanno evidenziato un inaspettato rispetto di nuove regole e limitazioni di convivenza civile (come ad esempio l'uso delle cinture di sicurezza), si sta inoltre affermando, secondo De Rita, una nuova etica individuale fondata sulla responsabilità e sulla relazione con gli altri. Una società in transizione, che si muove al di fuori delle consuete logiche dello sviluppo, in cui si registra anche un declino del lavoro individuale ed una crescente ascesa di nuovi sottosistemi, fondati ad esempio sulla sinergia fra reti bancarie e piccole e medie imprese, che nascono dalla convergenza di interessi comuni. Una profonda ristrutturazione del gruppi sociali, quella in atto in Italia, che per Roma, direttore generale del Censis, non deve essere considerato come un segnale di impoverimento della società. Il nostro Paese, nonostante alcuni timori e tentennamenti, sta infatti ricominciando a muoversi nel profondo. Segnali positivi che si individuano sia in Italia, dove cresce l'impegno nel volontariato mentre il tenore di vita tiene il passo con quello europeo, sia all'estero dove la nostra industria continua ad affermarsi grazie alla sua creatività. (Goffredo Morgia-Inform)


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