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INFORM - N. 228 - 2 dicembre 2003

Trentennale dell’Associazione Trevisani nel Mondo. La scuola: nuova frontiera per un nuovo futuro

TREVISO - Grande partecipazione, richiami storici e fibrillazioni emotive, hanno caratterizzato la celebrazione del Trentennale di Fondazione della Trevisani nel Mondo che si è tenuta negli ospitali ambiti dell’Aerobase di Istrana con la collaborazione della sezione Atm locale. Un contesto dove non poteva mancare l’osservanza del raccoglimento a ricordo commosso dei caduti in Iraq.

La Trevisani nel Mondo, dal 1973 si è posta al fianco di un fenomeno sociale e umano profondamente incarnato nella realtà della Marca Trevigiana, cadenzandone aneliti e rivendicazioni. Trent’anni di esperienze vissute in parallelo: gli emigranti calati in realtà inimmaginabili e lontani anni luce del secolo scorsi, quelli più recenti del secondo dopoguerra pur spesso mandati allo sbaraglio ma che sono stati artefici di una rimarchevole risalita umana e sociale tanto da porsi all’avanguardia nelle nazioni ospitanti. Quindi. i " rientrati", che hanno portato in patria nuove sinergie, umane e tecnologiche: sia sul piano dell’intraprendere che di una nuova mentalità multietnica . Assieme anche ai rimasti in patria: tutti impegnati a far fronte a trasformazioni sociali e politiche epocali.

"La trasmissione della memoria, è il passato che dà l’identità; ed è l’identità che guida nelle sfide future". Dopo i saluti di benvenuto del comandante dell’aeroporto Roberto Rossi, del sindaco di Istrana Marcho Fighera, del presidente sezionale Atm di Istrana Riccardo Pozzebon e la allocuzione introduttiva del presidente Atm centrale Giuseppe Zanini, è stata questa la traccia in cui si è dipanato anche l’emblematico tema dell’incontro. Una sorta di cavalcata nel tempo, su cui il presidente Utrim e Unaie Dino de Poli si è soffermato sull’importanza del passaggio alla fase culturale: "verso l’Europa e verso i giovani, quali ambasciatori attivi, che si trovano nelle scuole e nelle università, con l’importanza di insegnare la lingua italiana e magari il dialetto, perché le nuove generazioni parlano solo inglese e bisogna mantenere saldo il presupposto culturale della lingua madre",

Il ruolo dell’associazione "che ha fatto scoprire alle autorità politiche e istituzionali il fenomeno dell’emigrazione e la necessità di trovare nuove sinergie per la continuazione ", è stato il nocciolo scandito da Giuseppe Zanini, mentre Riccardo Masini, dopo aver sottolineato la natura apartitica e le finalità solidaristiche e umane dell’Atm, ha sviluppato un "come siamo e perché siamo nati": con attenzioni puntate al "viatico" di quell’anonimato "ricco di valori propositivi che ha lastricato la via del riscatto" e sulla nuova frontiera operativa che è costituita da una fondamentale presenza dell’Atm nella scuola, a carattere informativo e di sensibilizzazione "E’ qui ,dove si trovano i giovani. Sta qui, il futuro".

Per i " fondatori" dell’Associazione la parola è stata presa da Tiziano Daltin che ha rappresentato anche gli altri due "in attività": don Canuto Toso e Piero Doimo. "Se in tutto il mondo i trevisani accendono una candela, come le parole dell’inno, sarà una grande luce di amore e di pace, con la memoria e l’identità che ci guidano e che non va mai dimenticata" . Ha anche elogiato il fondamento del meritevole e determinante volontariato che anima l’associazione. Quindi, carrellata di Franco Rebellato che è risalito ai primi incontri con don Erasmo Pilla fautore e realizzatore della formazione professionale che ha dato un mestiere a chi partiva, con don Canuto Toso anima della fondazione e con Giuseppe Bosa, sindacalista di spicco in Svizzera e per un certo tempo direttore all’Atm. Ha ricordato le battaglie intraprese e vinte per i diritti civili con ancora in campo il conseguimento del voto amministrativo ( dopo quello politico già raggiunto) che diventerebbe effettivo anche per le regionali. Ha fatto seguito uno spaccato "oltre confine" con l’intervento di Toni Panazzolo quale rappresentante delle sezioni estere, con un forte richiamo ad alcune istituzioni "che sono ancora sorde" e citando il "sistema elvetico" per quanto riguarda l’interpretazione e le strategie, umane e civili, messe in atto sul fenomeno immigratorio.

Del motivo ricorrente dell’emigrazione a scuola si è a giusto titolo riappropriato Amerigo Manesso, dell’Istresco, operante su questa materia con studi specifici e fervore di iniziative. Sempre in collaborazione con gli istituti scolastici, spesso anche con la Trevisani nel Mondo: "che si è fatta carico della trasmissione della memoria". E qui ha citato come esempio anche Istrana, compresa l’amministrazione che "con un bel lavoro di testimonianze e contatti umani che ha coinvolto tutti" , ha reso possibile la realizzazione di un volume in cui sono state raccolte vicende che sono storie di vita e di paese, scolpite nel libro sempre aperto del mondo. Ha auspicato, infine, la realizzazione di "Archivi della memoria". Incetto che ha strappato a Masini l’anticipazione non ancora ufficiale dell’intenzione di attivare negli ambiti di Villa Lattes, da parte di chi interverrà nel ripristino conservativo e innovativo che farà seguito al recente acquisto da parte dell’amministrazione comunale, proprio di un Museo dell’Emigrazione con tutti i requisiti del meglio. E, magari, con l’aggiunta di idee originali e inedite.

Tra i presenti, anche alcuni sindaci e delegazioni dalla Svizzera, Sud Africa, Torino, Latina, Salto di Fondi. Moltissimi i messaggi pervenuti. Una tavola rotonda di spessore, che è stata aperta da una messa celebrata dal fondatore storico don Canuto Toso che all’omelia ha avuto calorosi accenti di circostanza, e si è conclusa in musica presso l’Istituto Cà Florens con le magistrali esecuzioni del coro Faccin, assieme a musicisti e solisti. Anche qui è stato reso doveroso omaggio alla memoria dei Caduti in Iraq: cittadini italiani nel mondo, morti in difesa della pace. (R. M. -Inform)


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