* INFORM *

INFORM - N. 225 - 27 novembre 2003

Lo Stato paladino di legalità, la Chiesa paladina di solidarietà?

Una nota del Direttore Generale della Migrantes, mons. Luigi Petris su "Famiglia Cristiana"

ROMA - Il numero 47 di "Famiglia Cristiana" riporta una nota del Direttore Generale della Migrantes, mons. Luigi Petris, con una puntualizzazione sul tema della recente Giornata Nazionale delle Migrazioni. La puntualizzazione si riferisce all’equivoco che, in fatto di legalità e solidarietà, Stato e Chiesa, Istruzioni pubbliche e gruppi ecclesiali, quasi si spartiscono i compiti: "L’equivoco è quello di attribuire al potere pubblico il compito della legalità, sinonimo di ordine, sicurezza, tranquillità; e ai credenti, che per alcuni sono "creduloni", quello della solidarietà, quasi fossero due fronti l’uno contro l’altro armato, o comunque insospettiti. Nulla di più aberrante, perché ambedue i valori sono scritti nel Vangelo e costituiscono il Dna di chi del cristiano non ha solo l’etichetta; e guai se lo Stato mettesse da parte la solidarietà, che è patrimonio della nostra migliore tradizione anche civile, impregna la Costituzione, detta persino lo spirito e la lettera di tanti articoli della legge sull’immigrazione, quelli almeno che la Bossi-Fini non ha modificato o stravolto".

"In base alla fede cristiana, ma pure a un’elementare saggezza umana - così prosegue mons. Petris -, i due valori si saldano assieme là dove a stare dalla parte della solidarietà spinge l’ossequio a quei diritti fondamentali dell’uomo, anche dell’uomo migrante, dai quali nessuna legge può prescindere e dai quali essa attinge legittimità". Non si tratta di elucubrazioni accademiche, infatti - spiega mons. Petris - "A questi diritti si appella, ad esempio, la "Migrantes", e con essa tanti altri organismi umanitari di ispirazione cristiana, quando ci si pone a favore del voto amministrativo agli stranieri, quando si chiede di rendere effettive e non troppo ristrette le quote annuali d’ingresso, quando si chiede di snellire le procedure per i ricongiungimenti familiari". Quanto poi a legalità sorge facilmente l’altro equivoco, quasi che lo Stato debba essere zelante nel richiedere l’osservanza della legge da parte dei sudditi e, non debba essere altrettanto esigente verso se stesso, autore della legge: lo Stato dunque in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche va sollecitato. "essere esemplare nell’osservanza di normative che lui stesso si è dato: perché non riattivare quegli organismi a partecipazione democratica, da troppo tempo posti in letargo, previsti dall’articolo 42 della legge sull’immigrazione in vigore? Perché tante remore e rinvii del formulare una legge organica sul diritto di asilo, in base ai solenni impegni internazionali ratificati anche dall’Italia? E gli interrogativi potrebbero prolungarsi".

La nota conclude sottolineando che " in tutto questo, le forze ecclesiali non fanno semplice denuncia. Esse cercano di essere propositive, fedeli interpreti del magistero di una Chiesa chiamata a essere anche per i migranti, in fedeltà alla sua missione, mater et magistra, "esperta in umanità". (Inform)


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