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INFORM - N. 223 - 25 novembre 2003

Un articolo di Franco Santellocco che rilancia il "Continente solidale"

Terrore a Istambul e minaccia globale

ALGERI - Siamo reduci, straziati e inebetiti, da quella immane tragedia che ha colpito a Nassirya diciotto nostri connazionali strappati violentemente alla vita, alle famiglie, all’Italia mentre facevano il loro lavoro, il loro dovere. Speravamo che un atto così efferato, che ha scosso l’intera opinione pubblica, potesse essere il preludio a qualcosa di meglio, ad una qualche soluzione di questa irrazionale strategia del terrore. Speravamo, irrazionalmente, che il sacrificio di quei ragazzi sarebbe almeno servito a dare una svolta, una svolta qualunque, qualunque cosa pur di dare ad esso un significato.

Naturalmente, ci sbagliavamo. Il terrorismo fondamentalista, vero cancro di questo nuovo secolo da poco iniziato (sembra che ogni secolo debba avere il suo, come una maledizione che si perpetua alla faccia dell’evoluzione umana e sociale), non ha tardato a farsi sentire nuovamente, nell’unico modo con cui è capace. Ed è così che Istambul ha cominciato la sua discesa agli inferi, nel terrore degli attentati.

I recenti avvenimenti che hanno colpito la Turchia fanno capire abbastanza chiaramente quali siano le intenzioni dei fondamentalisti, e per assurdo ci permettono di trovare un filo conduttore nell’azione di quell’asse del caos che sembra colpire senza strategie di lunga portata.

C’è un filo conduttore che lega i recenti attentati ad Istambul, la tragedia dei nostri connazionali a Nassirya, gli attentati di Casablanca. E’ la volontà ferma di ostacolare e di colpire quel processo di avvicinamento e di costruttivo confronto di cui le due sponde del Mediterraneo hanno un così impellente bisogno. E’ la strategia di chi vuole tagliare quei ponti che i più lungimiranti, dall’una e dall’altra parte, cercano di costruire nella consapevolezza che è l’unica possibilità di porre fine a questa follia suicida. Ed ecco che allora Al-Queda o chi per lei colpisce. Colpisce duramente. Colpisce gli Occidentali che in Iraq cercano di portare pace e democrazia, colpisce i regimi moderati del Maghreb che sono la vera speranza per un Islam moderno e moderato, colpisce la Turchia, colpevole d’essere il più europeo degli Stati musulmani.

Da ciò si può comprendere l’importanza strategica del regime di Ankara, specialmente dopo la sua richiesta di adesione all’Unione Europea, che non può essere ignorata da chiunque abbia a cuore la ricerca di una soluzione seria ed efficace alla piaga dell’intolleranza fondamentalista.

Perché al di là delle politiche contingenti, delle logiche spicciole di breve periodo e della elefantiaca burocrazia europea, ci troviamo veramente ad un bivio cruciale. La decisione che l’Europa deciderà di portare avanti determinerà, molto probabilmente, la storia futura dei rapporti tra Occidente ed Islam e la possibile soluzione di questa insensata violenza. Le alternative sono ben poche: si può decidere di puntare tutto sulle correnti moderate dell’Islam, per rafforzarle, per creare un vero ponte verso quell’Africa che merita qualcosa di meglio della lucida follia di questi criminali, per rilanciare con forza l’idea di quel Continente solidale unito dal "lago" Mediterraneo che può farci riflettere insieme su chi siamo e su dove abbiamo il dovere di volgere lo sguardo, per spingere la Turchia a completare quel cammino verso la modernità che ha audacemente intrapreso. Ed allora accogliere Ankara in seno all’Europa non sarà il semplice ingresso di un nuovo candidato dell’Unione, ma sarà un simbolo della nostra apertura e della nostra tolleranza verso tutto ciò che è diverso e nel rispetto reciproco delle nostre diversità. Solo un approccio di questo genere potrà essere il punto di partenza per l’avvio di un serio processo di democratizzazione per quei Paesi che altrimenti si avviano inesorabilmente verso un collasso sanguinoso, i cui effetti colpirebbero duramente anche le nostre terre.

Oppure, un’Europa ottusa ed egoista potrà chiudersi. Chiudersi alla cooperazione verso l’Africa, continuando a stritolarla con una dissennata politica agricola protezionista. Chiudersi alla Turchia, ed alle sue pressanti istanze di ammissione nell’Unione. Chiudersi al problema Israelo-palestinese, continuando con la facile retorica del rimbalzare le colpe dall’una all’altra forza in campo.

In questo mondo che continua a cambiare e dove i conflitti sembrano moltiplicarsi, basti guardare al colpo di Stato di fatto avvenuto in Georgia, abbiamo il sacro dovere di fare una scelta diversa. E questa scelta sarà definitiva.

In questo clima di tensione, colpisce la scelta del Vice Presidente del Consiglio Fini, in visita in Israele. E’ sicuramente una svolta, una scelta decisa ed epocale, ma proprio per questo delicata e su cui si dovrà riflettere. Qualunque sia la decisione che l’Europa prenderà, certo è che influenzerà il nostro futuro. Influenzerà tutto il resto. I terroristi lo hanno capito. Speriamo, di cuore, che lo capiscano anche i nostri governanti, nazionali ed "europei". (Franco Santellocco*-Inform)

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* Presidente della Commissione Impresa Lavoro e Cooperazione del CGIE e Presidente Aedis, Associazione Europea Discipline Industriali e Sociali


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