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INFORM - N. 222 - 24 novembre 2003

"Prerogative identiche per i Comites elettivi e non elettivi": il commento di Franco Santellocco che rappresenta nel CGIE le istanze delle comunità dell'area nordafricana

ROMA - Durante la sessione conclusiva dell’Assemblea del CGIE, dedicata all'esame del regolamento di attuazione della riforma dei Comites, è stata approvata una proposta di modifica che di fatto equipara le prerogative dei Comites a nomina consolare a quelle dei Comitati elettivi. Un emendamento che, se venisse accolto in sede regolamentale, darebbe maggiore dignità operativa a organismi che, pur non avendo il mandato popolare, rappresentano l'opportunità di dar voce alle istanze delle comunità meno numerose. Secondo la legge istitutiva dei Comites l’elezione avviene nelle Circoscrizioni consolari dove risiedono almeno tremila italiani. Un limite preciso che, anche alla luce delle recenti bonifiche anagrafiche che hanno interessato soprattutto le collettività più antiche, comporterebbe il rischio di annullare la voce di storiche comunità, come ad esempio quelle del Nord Africa. In proposito abbiamo raccolto il commento del Consigliere Franco Santellocco che presiede la Commissione Impresa Lavoro e Cooperazione del CGIE e rappresenta, in seno all'Assemblea, le istanze delle nostre collettività dell’Africa del Nord.

"La legge di riforma dei Comites e il relativo regolamento di attuazione - ha detto Santellocco - dovrebbero tutelare, quanto più possibile, le nostre comunità all'estero. Nella legge è previsto, laddove la barriera dei tremila italiani residenti non venga raggiunta, la possibilità di nominare, da parte delle autorità diplomatiche del nostro Paese, Comitati non elettivi. Un contesto normativo che però, nel suo insieme, verrebbe peggiorato dalle limitazioni contenute nella bozza del regolamento di attuazione.

Nel corso del dibattito che si è sviluppato in seno al Consiglio Generale - ha poi affermato Santellocco - qualcuno è giunto addirittura a ventilare l'ipotesi che a seguito della recente bonifica anagrafica sparisca il Comites di Tunisi. Questi organismi collegiali, che sono soprattutto espressione di volontariato, hanno il solo scopo di garantire le nostre comunità; invece, se in una circoscrizione consolare vi sono ad esempio solo 2.950 italiani, vi è il concreto rischio che essi rimangano abbandonati a se stessi senza una diretta rappresentanza in loco. In ogni caso, se fosse passata la linea di alcuni Consiglieri del CGIE, il Continente Africano non avrebbe più nessun Comites. Una cosa di per sé assurda. Una volta nominati, i Comitati sono identici a quelli elettivi e non sta a noi limitarne i poteri.

Tutto questo - ha concluso Santellocco - ci deve far riflettere anche in vista della riforma del CGIE. Un organo collegiale che a mio giudizio andrebbe rinnovato, così come è accaduto per in Comites, solo dopo l'approvazione delle nuova legge istitutiva. (Goffredo Morgia-Inform)


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