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INFORM - N. 222 - 24 novembre 2003

Dall’Australia promemoria di Nino Randazzo per governo e regioni. Una domanda senza risposta: "Il vecchietto dove lo metto?"

Articolo di fondo apparso domenica 23 novembre su "Il Globo" di Melbourne e "La Fiamma" di Sydney

Nei milioni di parole (e di euro) che si sono spesi negli ultimi anni per celebrare il passato, il presente e il futuro degli italiani nel mondo c’è stato posto per tutti e in tutte le categorie - i professionisti, gli imprenditori, i tecnici, gli artigiani, gli artisti, gli studenti e i docenti, gli italofoni e non, i cittadini e gli oriundi, le seconde e terze generazioni, le donne, gli operai, i disoccupati, gli indigenti, i pensionati, i nati e i nascituri, i giovani e gli anziani - meno che per una categoria: gli anziani non più autonomi e bisognosi di ricovero in case di riposo o di cura, tutti emigrati di prima generazione e italiani autentici (indipendentemente dalla cittadinanza nel frattempo perduta o acquisita).

Tutto il poco e insufficiente che è stato realizzato finora nei maggiori centri d’Australia per l’assistenza alla trascurata categoria in questione è dovuto in primo luogo all’iniziativa e alle risorse all’interno della collettività stessa e poi ai contributi, in varianti misure e forme, dei governi federale e statali di questo Paese. Con qualche rarissima e insignificante eccezione, di cui s’è perduta anche la memoria, non diciamo un solo posto-letto ma neppure un centesimo proviene dall’Italia.

E’ pur vero che a livello ufficiale è stato sempre sostenuto, con qualche buona ragione, che l’Italia non deve nulla all’espatriato che ha dato una vita lavorativa al Paese d’adozione. E’ pur vero che, oggi come oggi, sarebbe forse fuori dalla realtà parlare di un intervento finanziario per case di riposo o di cura all’estero con un’Italia dal sistema assistenziale e sanitario allo sfascio, dove lo Stato è debitore di 20 miliardi di euro per i servizi ospedalieri concordati con le Regioni, che con l’acqua alla gola hanno cominciato a vendere all’asta gli ospedali pubblici. Però è altrettanto vero che gli anziani infermi e inabili non sono meno meritevoli d’attenzione o hanno meno "titoli d’italianità" degli esponenti delle altre categorie verso le quali sono dirette tutte le risorse disponibili, relativamente limitate per quanto siano, della madrepatria per gli italiani all’estero.

Ed è ancora vero che qualche modesto fondo da destinare, anche con gesto simbolico, a case di riposo e cura per anziani italiani all’estero, potrebbe essere ritagliato riducendo - non abolendo del tutto, per carità di patria e incolumità personale di chi scrive - le spese spesso inutili e pazze di convegni, conferenze, missioni, corsi di formazione, "programmi di partenariato", sondaggi, indagini, incontri conoscitivi, esplorativi, preparatori ecc. Non si dica che l’amministrazione del governo centrale ed ognuna delle venti amministrazioni regionali d’Italia non potrebbero compiere di tanto in tanto un piccolo gesto, come offrire un paio di posti-letto o mandare e mantenere per determinati periodi badanti e personale specializzato o contribuire all’ammodernamento o ampliamento di ospizi per anziani italiani all’estero. Sarebbero gesti minimi ma significativi rispetto agli assoluti silenzio e latitanza del presente. E non sarebbero neppure finanziariamente gravosi: basterebbe "sacrificare" un venti per cento di quelle migliaia di partecipanti a missioni nazionali, regionali, provinciali, comunali, di enti e organizzazioni foraggiate col denaro pubblico che si muovono durante tutto l’arco dell’anno per il mondo in direzione e in nome degli "italiani all’estero".

Quel che impressiona ancora di più è la totale assenza del soggetto dalle tonnellate di documenti scaturite in oltre un decennio da enti, strumenti e organismi istituzionali, creati appositamente per "l’altra Italia", a cominciare dagli uffici competenti del Ministero degli Esteri, dal Ministero per gli Italiani nel Mondo, dagli assessorati regionali per l’Emigrazione, per finire al CGIE, ai Comites, alle conferenze nazionali dell’emigrazione e degli italiani nel mondo. Un premio a chi raccoglie un paio di cartelle di interventi, in dette sedi, sul tema "case di riposo e di cura per gli emigrati italiani". Via, qualcosa potrebbe cominciare a muoversi anche in questo settore finora totalmente ignorato. Non è possibile che, proprio quando si avvia o è già al tramonto in terre straniere la prima ed unica generazione degli emigranti, debba restare senza risposta quel ritornello di una popolare canzone, "Il vecchietto, dove lo metto?". (Nino Randazzo*)

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* Direttore de "Il Globo" di Melbourne


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