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INFORM - N. 218 - 18 novembre 2003

Al via il V Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti e i Rifugiati

Tanti delegati da tutto il mondo per riflettere su di una realtà senza confini ed in piena evoluzione

ROMA - Hanno avuto inizio, presso l'Istituto Patristico Augustinianum di Roma, i lavori del quinto Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti e i Rifugiati. All'incontro, che si concluderà sabato 22 novembre, prendono parte 297 delegati, cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi, suore, osservatori ed esperti, provenienti da cinque Continenti e novantanove Nazioni. Una variegata e multietnica platea che è tornata a riunirsi dopo l'ultimo Congresso Mondiale del 1998 in cui furono approfonditi gli aspetti socio-economici e politici del fenomeno migratorio.

Con l'avvento della globalizzazione, il fenomeno migratorio si è ulteriormente accentuato ed ha raggiunto dimensioni tali - si contano nel mondo 175 milioni di migranti e 40 milioni di rifugiati - da richiedere risposte articolate ed immediate. Lo ha rilevato il Cardinale Stephen Fumio Hamao, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti nonché Presidente del Congresso. Ricordando le parole del Santo Padre, contenute nella Lettera Apostolica "Tertio Millennio Ineunte", il Cardinale Hamao ha inoltre evidenziato, al fine di adattare le iniziative pastorali alle condizioni di ciascuna comunità, la necessità di "ripartire da Cristo". In pratica una riscoperta del messaggio e dei valori del Vangelo che deve scommettere sui principi della carità e quindi puntare sui poveri.

Dopo la relazione della referente delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti Gabriela Rodriguez che ha evidenziato la necessità di tutelare soprattutto i diritti delle donne e dei minori migranti vittime di violenze, sfruttati dalla criminalità e che spesso perdono la vita nei cosiddetti "viaggi della speranza", il Presidente della Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni (ICMC), Stefano Zamagni, ha sottolineato con forza la necessità di acquisire maggiori conoscenze sulle dinamiche che riguardano i chiedenti asilo e di approdare in breve tempo, superando l'attuale limbo normativo, a leggi di livello internazionale su questa tematica. Per lo studioso, al fine di conciliare i controlli sull'immigrazione con l'esigenza di proteggere i profughi, dovrebbero essere istituiti specifici visti di ingresso per i rifugiati, adottate procedure ad hoc per l'ingresso dei chiedenti asilo e creati sistemi che consentano di considerare come presunti rifugiati tutti coloro che hanno visto rifiutata la loro richiesta d'asilo ma non possono ancora far ritorno in patria. "Adoperarsi nella pluralità delle forme e degli strumenti a nostra disposizione - ha concluso Zamagni - per ridurre in ambito migratorio il preoccupante scarto tra l'universalità dichiarata da tutti i Paesi sui diritti umani e la loro reale protezione internazionale è forse il modo più concreto e sublime per far avanzare quella civiltà dell'amore a cui la Chiesa costantemente ci richiama".

L'Arcivescovo di Washington Theodore McCarrick, dopo aver sottolineato il diritto di ogni essere umano a spostarsi in un'altra regione del globo anche per motivi prettamente personali, ha rilevato che a tutt'oggi le migrazioni sono incentivate da eventi drammatici. Guerre, carestie, persecuzioni religiose, disordini civili e traffici di esseri umani che non possono lasciare indifferente la Chiesa. La comunità ecclesiale, al fine di proteggere i rifugiati, si deve adoperare, nell'ambito internazionale e locale, sul fronte della condivisione, dell'accoglienza e della carità. La Chiesa - ha detto mons. McCarrick - deve inoltre dare risposte adeguate sia ai bisogni di sicurezza, come ad esempio la difesa dei diritti presso le autorità locali o la ricerca di un alloggio, sia alle necessità spirituali dei rifugiati.

La seduta inaugurale del congresso si era aperta con l'intervento del Sottosegretario al’Interno Antonio D’Alì che, nel porgere il saluto del Ministro Giuseppe Pisanu, aveva sottolineato come a tutt'oggi il fenomeno migratorio non sia più transitorio, ma rappresenti una realtà stabile e strutturale da affrontare e regolamentare con nuove strategie politiche, scientifiche ed etiche. In questo quadro, secondo il sentore, sarà inoltre necessario l'avvio di "un dibattito a più voci" che consenta di confrontare ogni possibile iniziativa finalizzata al sostegno dei migranti. D’Alì aveva infine ricordato la recente creazione della Carta Europea per il Dialogo Interreligioso e l'istituzione del Forum permanente per il dialogo fra le confessioni religiose ed il Governo. Era stata poi la volta del Vice Sindaco di Roma Maria Pia Garavaglia ad evidenziare come la condizione di migrante non debba portare ad alcuna limitazione dei diritti fondanti della persona. Antiche prerogative, già proprie del "civis romanus", che vanno difese e perseguite in ogni circostanza. Maria Pia Garavaglia aveva inoltre ricordato come nel programma del Comune di Roma, una città aperta e solidale, sia previsto un concreto impegno affinché nessun cittadino rimanga solo. Nel porgere il saluto del Presidente della Regione Lazio Francesco Storace, il Capo di gabinetto dott. Buttarelli aveva infine posto in evidenza il forte impegno della Regione in favore dei laziali nel mondo. Una innovativa legge approvata in via definitiva lo scorso luglio che - oltre a favorire il raggiungimento dei minimi requisiti pensionistici dei corregionali emigrati - prevede interventi per la formazione, il reinserimento professionale, l'assegnazione di alloggi e intende valorizzare, anche attraverso la promozione nel mondo del "Made in Lazio", la cultura e l'imprenditoria italiana all'estero. (Goffredo Morgia-Inform)


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