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INFORM - N. 217 - 17 novembre 2003

Dall'Uruguay per conoscere la Lunigiana dei suoi sogni

FIRENZE - E' vissuto con la Lunigiana nella testa e con la Lunigiana nel cuore. I monti, i boschi, le strade del paese natale della sua famiglia li conosce uno per uno. Descritti minuziosamente nei tanti racconti sui quali, per anni, lui e i suoi familiari hanno indugiato centinaia di volte, per fissare, come in un rituale rassicurante, il ricordo delle loro radici. Ci sono voluti più di sessant'anni perché perché quella Lunigiana immaginata diventasse realtà.

Lui si chiama Dario Chiappini, è nato in Uruguay ed è un insegnante in pensione. Le sue radici sono a Moncigoli, un paesino vicino a Fivizzano da dove il padre Gilio era partito nel 1923 per cercare lavoro in Sudamerica. In Lunigiana, Gilio Chiappini non è mai ritornato. Così oggi è suo figlio a fare il viaggio di ritorno, questa volta in aereo, grazie a un soggiorno messo a disposizione dalla Regione che, ogni anno, offre questa opportunità ai tanti toscani sparsi per il mondo che non hanno mai visto o da troppo tempo non vedono la loro terra. Dario Chiappini non conosce che poche parole di italiano, ma qui si è sentito subito a casa. E' stato accolto dai tanti parenti lunigianesi che lo hanno accompagnato a visitare luoghi e persone che, per anni, erano stati per lui solo dei nomi e dei volti immaginari nei racconti del padre e degli zii. Ora quei nomi e quei volti hanno contorni reali e precisi.

Non poteva mancare, prima di tornare in Uruguay, una tappa a Firenze, dove Chiappini è stato ricevuto, in Regione, dall'assessore alla cultura Mariella Zoppi che, presiedeva i lavori delll'ufficio di presidenza del Consiglio dei toscani all''estero. L'assessore ha fatto gli onori di casa salutando con calore Chiappini e la sua numerosa famiglia, rignraziandoli per il contributo importante dato alla ricostruzione della storia dei toscani all'estero. Dario Chiappini, emozionato, ha definito questa esperienza come "indescrivibile". Dall'Uruguay si è portato due foto che ritraggono il padre, scalpellino, in miniera. Due tessere di un mosaico che, pezzo dopo pezzo, si va ricomponendo, anche con l'aiuto della Regione. E che con la nascita del Museo dell'emigrazione, che avrà sede nel castello di Lusuolo in Lunigiana, uscirà per sempre dagli album di famiglia e dai racconti tramandati di padre in figlio per diventare, a pieno titolo, patrimonio storico e memoria della Toscana. (bc-Inform)


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