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INFORM - N. 213 - 11 novembre 2003

RASSEGNA STAMPA

Il Corriere della Sera, 11 novembre 2003

Visita di Stato. La prima volta del Presidente della Repubblica negli Usa

ROMA - Carlo Azeglio Ciampi arriverà domani a Washington per una visita di Stato di una settimana: la sua prima da quando, nel 1999, è diventato presidente della Repubblica italiana. In serata Ciampi sarà ospite d’onore a un pranzo in occasione della consegna di un premio al segretario di Stato Colin Powell. Giovedì 13, incontrerà Alan Greenspan, il presidente della Federal Reserve, e visiterà la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Gli appuntamenti centrali della sua visita saranno il colloquio con George W. Bush seguito da una colazione di lavoro alla Casa Bianca (venerdì 14); la visita a Ground Zero (domenica 16); il colloquio con Kofi Annan al Palazzo di Vetro (martedì 18). Sabato 15, presso il consolato generale d'Italia a New York, il capo dello Stato incontrerà gli organizzatori delle cerimonie in occasione del centenario del terribile disastro della miniera di Monongah.

Monongah, il mostro di carbone che inghiottì 171 minatori italiani. La strage dimenticata del 6 dicembre 1907 in West Virginia

A New York, il nostro capo dello Stato riceverà una delegazione di sindaci italiani diretta nella West Virginia per avviare ricerche, onorare ricordi. Sarà un omaggio non solo alle vittime ignote di Monongah, ma anche al lavoro dell'Italia nel mondo e ai suoi tremendi sacrifici. La sciagura è del 6 dicembre del 1907. In America è un mese agitato: Wall Street è in crisi (ma il New York Times proclama John Rockefeller l'uomo più ricco del mondo con un patrimonio di 300 milioni di dollari) e nelle metropoli è in corso la rivolta delle suffragette. Monongah, un rifugio per immigrati europei, innanzitutto italiani, è tuttavia sorda agli eventi del resto del Paese: la sua realtà è la grande miniera di carbone della società Fairmont Coal sulle rive del fiume West Fork. Il giorno prima la cittadina e il circondario, oltre 3.000 persone, hanno celebrato la festa di San Nicola alla parrocchia italiana della Madonna di Pompei e a quella polacca di San Stanislao. La sirena della miniera ha chiamato 500 minatori, un benvenuto appello al lavoro in vista di Natale.
Sul West Virginia Times , il giornale dello Stato, Thomas Koon ha ricostruito la fatale mattinata. La miniera è un modello, è dotata di macchine elettriche per il taglio del carbone, di ventilatori per l'aspirazione meccanica, e di mini locomotive per la ferrovia sotterranea che collega i pozzi, ma il lavoro è molto duro e rischioso. La giornata appare gelida e piovosa, i Monti Appalachi sono già coperti di neve. Alle 5,30, i primi dipendenti della Fairmont Coal arrivano ai pozzi 6 e 8. Alle 7, riferirà al Fairmont Times Leo Malone, il direttore, vi scendono, dopo avere firmato i registri, 478 minatori e un centinaio di operai addetti ai muli e alle pompe. La cifra è controversa, potrebbero essere molti di più: non di rado i minatori si portano dietro un aiutante, di norma giovanissimo.
Alle 10, tre minatori risalgono in superficie. Poi, tra le 10,20 e le 10,28, una serie di spaventose esplosioni scuote la miniera. I pozzi 6 e 8 distano 3 chilometri l'uno dall’altro ma sono collegati dalla ferrovia, non c'è scampo per nessuno. La terra trema fino a 12 chilometri di distanza, alcuni edifici crollano, rotaie vengono divelte, è un inferno. A Monongah è prima panico, quindi orrore, per ultimo un lutto che non finirà mai. Dai primi accertamenti, le esplosioni sono state provocate da una mistura di gas metano e polvere di carbone, e le vittime sono 361, di cui 171 italiani. Ma è meno della gente scesa nella miniera, tanto che nei mesi successivi i custodi dei locali cimiteri calcoleranno tra 500 e 600 morti. Un giornale di Washington citerà l'esito di un'indagine del 1908: 956 caduti.
«Quel 1907 - sottolineerà il West Virginia Times - non ci fu Natale a Monongah». Secondo la rivista Gente d'Italia , che raccoglie le testimonianze degli italiani nel mondo e di recente ha riportato la tragedia alle cronache, intere famiglie restano distrutte: una, i Di Salvo, perde 12 persone. I miseri resti, se ritrovati, vengono sepolti in fosse comuni, e a tutt'oggi nei cimiteri di Monongah e dei dintorni non c'è una croce col nome di un caduto italiano. Dei superstiti, qualcuno riceve in risarcimento una mucca, altri ritornano a mani vuote in Italia, in Calabria, in Abruzzo e in Campania, le tre regioni più colpite. Tra chi rimane, c'è chi dedica il resto della vita alla ricerca del congiunto perduto: una donna che ha perso il marito e il figlio scaverà per 30 anni tra i detriti.
Ma il disastro di Monongah non è il solo a fare piangere i minatori in America quel mese. Il dicembre del 1907 è il periodo più funesto dell'odissea degli immigrati europei. Il 19 scoppia una seconda miniera, quella di Jacob Creek in Pennsylvania, uccidendo a sua volta 250 persone, tra cui molti italiani. Prima e dopo si verificano altre sciagure in altri Stati, e le vittime arrivano a un totale di 3.000 circa, compresi i nostri connazionali. E' più delle stragi delle Torri Gemelle di Manhattan del 2001, sono 100 morti al giorno. Un bilancio orrendo, che non è dovuto soltanto alla fatalità. Da anni, dallo sciopero di 100 mila minatori nel 1900, l’industria mineraria americana è teatro di lotte di potere e di feroci guerre tra le polizie private delle società e i dipendenti.
Nell'età in cui il carbone è ancora re - ma il petrolio sta per spodestarlo - non tutte le compagnie minerarie Usa rispettano la legge. Molte costruiscono città divise in rioni, uno per gli americani, uno per gli immigrati, uno per i neri, costringendoli ad affittarvi l'alloggio; pagano i minatori con buoni consumabili solo nei propri spacci; li obbligano a comprarsi gli attrezzi; negano loro sicurezza sul lavoro e assistenza in caso di incidenti. Periodiche, sanguinose battaglie verranno combattute fino agli anni Venti tra le polizie di queste compagnie e gli immigrati: una, in una miniera di proprietà dei Rockefeller, farà 26 morti, tra i quali donne e bambini. Anche per riscattare la dinastia, un discendente dei Rockefeller, Jay, andrà a vivere in West Virginia negli Anni Settanta, e ne diverrà governatore prima e senatore poi.

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