* INFORM *

INFORM - N. 213 - 11 novembre 2003

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

16 Novembre la 90.ma Giornata delle Migrazioni e gli impegni del sindacato e dell'Inas

ROMA - La posta in gioco è sempre il futuro dell’uomo in quanto "essere di speranza": sono molte le suggestioni e le tracce di impegno proposti al dibattito in vista della novantesima Giornata nazionale delle migrazioni che si celebra nella terza domenica di questo novembre. Ma quella citata ci è sembrata la più capace di ricomprendere tutti i moventi di questa annuale iniziativa della Chiesa italiana: moventi pastorali certamente, ma anche etici, politici, sociali e sindacali, per ciò che ci riguarda più direttamente come Cisl e come Patronato Inas.

Noi consideriamo infatti una fortuna, anche civile, il patrimonio della dottrina sociale cristiana sia come fonte ispiratrice che come prassi. E in questo senso le strutture della nostra organizzazione sono consapevolmente partecipi, anche a livello locale, delle riflessioni e delle iniziative per la Giornata del 16 novembre, su tutta la gamma delle problematiche riassunte dal Direttore Generale della Fondazione Migrantes, mons. Petris, quando dice che non si tratta semplicemente di riproporre alla società italiana il Vangelo nelle sue formule e nelle sue interpretazioni autentiche da parte della tradizione e del magistero ma di calarne il fermento vitale nelle situazioni concrete, abbracciando dunque tutti gli aspetti e le forme della mobilità umana, ai nostri giorni: italiani all’estero e rientranti, immigrati e profughi, marittimi e aeroportuali, fieranti e circensi, Rom e Sinti.

Ecco dunque la frontiera operativa su cui vogliamo continuare a rimanere attestati come sindacato e come Inas, a fianco di chiunque bussi alle nostre porte, in Italia o all’estero, per rivendicare i suoi diritti sociali o per avere tutela e assistenza, che sia connazionale o straniero. Praticanti cioè di quel convincimento che ci ha portati all’attività sociale e sindacale: l’uomo e il suo futuro come essere e cammino di speranza.

Siamo consapevoli della circostanza che questa scelta comporta un impegno in più per l’Inas che tradizionalmente e da oltre 50 anni assiste i nostri emigranti e li tutela nei loro diritti sociali. E’ una linea che ha portato, tra l’altro anche alla legge per il voto degli italiani all’estero. La stessa materia di diritti primari che ora riguarda gli immigrati nel nostro Paese. La verità è che la congiuntura, storica e quotidiana, nella quale siamo immersi, scuote profondamente molti pilastri della nostra "visione del mondo": le migrazioni e la mobilità non sono infatti quasi mai frutto di libere scelte. Il panorama di sfondo e gli elementi caratterizzanti sono quelli della fame e delle guerre, di violenza e cataclismi, di miseria e persecuzione, di terrore e fondamentalismi fanatici; di poteri che possono agire senza freni e senza regole nell’economia globalizzata senza badare a prendersi cura delle conseguenze e di istituzioni inesistenti o troppo evanescenti a livello mondiale (e non solo) per assicurare il rispetto dei diritti primari sia a livello delle relazioni tra uomini che nei rapporti internazionali tra i popoli nel segno di una giustizia che riconosca quell’ " unicuique suum" che è il perno di ogni convivenza armonica.

La società italiana, pur tra mille contraddizioni ed episodi di disperante e cieca fuga all’indietro verso le tentazioni della xenofobia e del materialismo, sta facendo conti maturi con i nuovi scenari del XXI secolo. Non c’è solo chi vuole introdurre nel nostro paese il sistema delle quote, da valere tanto per le merci in entrata quanto per gli immigrati. Non c’è solo l’utilitarismo funzionale di chi ammette che senza migranti si apre il baratro delle retrocessione economica, produttiva, sociale e demografica del Sistema-Italia. Ma anche (e sempre di più) quanti lavorano per un salto di qualità, del resto già fatto nei grandi paesi di più antica immigrazione dell’Occidente, quelli in cui vivono e lavorano tanti nostri connazionali. Il salto di qualità che porta, con tutte le gradualità e cautele, alla cittadinanza comune e al rispetto reciproco tra gli uomini e tra le culture. E’ l’orizzonte della Cisl e del nostro patronato. (Corrispondenza Italia/Inform)


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