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INFORM - N. 213 - 11 novembre 2003

Presentata la Giornata Nazionale delle Migrazioni 2003 "Migrazioni: Vangelo, solidarietà, legalità"

Sottolineata dal Direttore Generale della Migrantes Mons. Luigi Petris la "scarsa propensione all'integrazione ecclesiale delle collettività italiane in Europa"

ROMA - Domenica 16 novembre verrà celebrata, presso la Cattedrale di Rimini ed in tutte le Chiese d'Italia, la Giornata Nazionale delle Migrazioni 2003. Quest'anno le iniziative centrali dell'evento, che ha come tema conduttore il motto "Migrazioni: vangelo, solidarietà, legalità", sono ospitate dalla Regione Emilia Romagna. Una variegata serie di incontri, riguardanti la realtà dei nostri connazionali all'estero, degli immigrati, dei Rom, dei Sinti, dei circensi, dei lunaparchisti, dei marittimi e degli aeroportuali, che si concluderanno il 25 novembre a Piacenza con una giornata di studio in occasione del centenario del mensile scalabriniano "L'emigrato".

La conferenza stampa di presentazione dell'evento, che ha avuto luogo a Roma presso la sede della Radio Vaticana, si è aperta - dopo l’indirizzo di saluto del Direttore dell'Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI mons. Claudio Giuliodori che ha ricordato il costante impegno della Chiesa sul duplice fronte dell'immigrazione e dell'emigrazione - con l'intervento del Direttore Generale della Migrantes mons. Luigi Petris. Egli ha sottolineato che la Giornata delle Migrazioni non riguarda solo il tema dell'immigrazione, una realtà di grande attualità, ma abbraccia tutti i settori della mobilità umana. Ha poi evidenziato il forte impegno della Chiesa italiana per le nostre comunità all'estero. A tutt'oggi infatti sono centinaia i sacerdoti - se ne contano circa 200 per i due milioni di connazionali residenti in Europa - che operano presso le comunità italiane in tutto il mondo. Una realtà, quella del vecchio continente, che nonostante l'alto grado di integrazione raggiunto le nostre comunità, evidenzia però una scarsa propensione all'integrazione ecclesiale.

"Noi vorremmo - ha infatti spiegato mons. Petris rispondendo alle nostre domande - che i connazionali in Europa si inserissero non solo nei validi ed interessanti ambiti della politica, dello sport e dei sindacati, ma anche nella vita ecclesiale a livello parrocchiale e diocesano. Perché non dovrebbe esserci un Vescovo italiano in una diocesi di questi Paesi d'accoglienza? In questo senso abbiamo già avuto degli inserimenti di pieno successo in Argentina e e in Nordamerica-". Ma quali le motivazioni di questa situazione? Esse vanno ricercate, secondo Petris, "oltre che in alcune nostre mancanze per quanto riguarda la ricerca di un inserimento perfetto, anche nelle chiusure che a volte si manifestano nei grandi contesti d'accoglienza. Muri molti duri da abbattere che caratterizzano queste società, sicuramente ricche di storia e cultura, ma che avrebbero la possibilità di migliorarsi con il nostro apporto".

Nel suo intervento il Direttore della Migrantes, dopo aver ricordato il positivo impegno del Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia volto a dare maggiore visibilità alle nostre collettività all'estero, ha posto in evidenza come a tutt'oggi la diaspora italiana non si sia ancora conclusa: sono circa 40 mila i connazionali che ogni anno lasciano il nostro Paese: E’ inoltre necessario puntare i riflettori sull'emigrazione non riuscita, sui meno fortunati che, in Argentina ed in altri Paesi d'accoglienza, vivono situazioni di gravi indigenza e non percepiscono dall'Italia alcun tipo di provvigione sociale.

Sul fronte dell'immigrazione mons. Petris ha invece auspicato, al fine di prevenire irregolarità, il rapido varo del regolamento di attuazione della legge Bossi-Fini e l'attivazione della Consulta nazionale per l'immigrazione. Dopo aver chiesto di evitare l'emarginazione dei circensi ed il varo di leggi che ostacolino e rendano più difficile il loro lavoro, Petris ha ricordato la preziosa opera di ascolto e la silenziosa lotta contro i pregiudizi dei tanti sacerdoti e laici che prestano la loro opera nei campi dei Rom e dei Sinti. Per quanto riguarda invece i marittimi l'esponente della Migrantes ha evidenziato sia l'importanza dei centri di accoglienza "Stella Maris", case per coloro che non hanno casa dove i marinai trovano telefoni, computer e consigli, sia gli obiettivi dell'iniziativa "S.O.S". Un evento itinerante, che, grazie all'ausilio di due camper, sta portando nei porti italiani, al fine di porre all'attenzione della comunità ecclesiale e civile le problematiche dei marinai, dibattiti, convegni ed una specifica mostra sulla realtà dei marittimi.

E' stata poi la volta di Franco Pittau, coordinatore del Rapporto Caritas. Dopo aver sottolineato l'alta incidenza dell'Italia (4%) sullo scenario internazionale delle migrazioni, egli ha ribadito come a tutt'oggi nel nostro Paese vivano e lavorino circa due milioni e mezzo di immigrati regolari. Una presenza straniera, pari a quella della Gran Bretagna, che evidenzia però un basso tasso di naturalizzazioni. Nel nostro Paese infatti, mentre il numero delle coppie miste viene stimato intorno alle 180 mila unità, le acquisizioni annue della cittadinanza non superano quota diecimila. Radici più profonde, secondo Pittau, vengono invece evidenziate dall'emigrazione italiana nel mondo. Un contesto molto variegato che appare in primo luogo caratterizzato dalla scarsità di fonti statistiche attendibili. A tutt'oggi infatti sia l'Anagrafe Consolare che l'AIRE presentano, a causa delle problematiche burocratiche, non poche contraddizioni e ritardi. Una presenza, quella delle nostre collettività nel mondo, che per l'esponente della Caritas non può essere né dimenticata, né usata come alibi per trascurare i tanti immigrati che giungono sul nostro territorio. Un connubio, quello tra emigrazione ed immigrazione, che invece dovrebbe favorire una migliore comprensione della difficile realtà dei tanti stranieri in Italia. Pittau, nel ricordare il silenzio che per molti decenni ha cancellato dalla memoria degli italiani la grande diaspora dei nostri connazionali nel mondo, ha infine auspicato un concreto passo avanti che favorisca un recupero conoscitivo ed operativo dell'emigrazione. Una valorizzazione della nostra presenza all'estero che dovrebbe basarsi su spunti innovativi e, al contempo, passare per i protagonisti "classici" della realtà migratoria italiana, come i consolati, le associazioni, le missioni cattoliche ed i patronati.

Il coordinatore per la Pastorale dei cattolici greco-ucraini in Italia Padre Vasyl Potochnyak ha sottolineato la crescente presenza nel nostro Paese delle comunità ucraine (in occasione della regolarizzazione da questa etnia sono state presentate almeno centomila domande) ed ha ricordato la difficile situazione economica all'origine di questo grande esodo. Infine il Presidente pro tempore della Migrantes mons. Giuseppe Di Falco, Vescovo di Sulmona, ha sottolineato il rischio che l'impegno verso i migranti venga appannato nella coscienza sociale dalle urgenze della vita quotidiana ed ha ricordato come i termini "solidarietà e legalità" contenuti nel logo della Giornata Nazionale delle Migrazioni vadano perseguiti nel nome del Vangelo.

Un principio, quello della legalità, che per mons. Di Falco deve vincolare, oltre agli operatori socio-pastorali impegnati nell'area della solidarietà, lo straniero, il datore di lavoro e lo stesso Stato che spesso non ottempera alle leggi che si è dato. In quest'ultimo contesto, secondo il Presidente della Migrantes, vanno inseriti i problemi connessi alla convocazione della Consulta nazionale per gli stranieri, ai ritardi nell'emanazione del regolamento attuativo della legge sull'immigrazione ed alla mancanza di una norma organica sul diritto di asilo. Mons. Di Falco si è infine detto favorevole alla concessione agli immigrati del voto amministrativo. Un'ipotesi che era già contenuta nel documento del '93 della Commissione Episcopale per le Migrazioni dal titolo ''Ero forestiero e mi avete accolto''. (Goffredo Morgia-Inform)


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