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INFORM - N. 212 - 10 novembre 2003

Un articolo di Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo)

La visita del Presidente Ciampi negli Stati Uniti

LOS ANGELES - La visita del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi negli Stati Uniti, sia pure limitata alle città di New York e Washington, giunge quanto mai opportuna ed utile, sia per il ruolo internazionale che recentemente l’Italia ha assunto, che per la coincidenza della presidenza Italiana dell’Unione Europea ma, soprattutto, per il giusto riconoscimento alla presenza di centinaia di migliaia di Italiani che vivono e lavorano negli States, unitamente ai circa venticinque milioni di cittadini statunitensi di origine italiana.

La visita, che fa seguito ai frequenti incontri avvenuti quest’anno fra il Premier Silvio Berlusconi ed il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, oltre al suo significato politico istituzionale, costituisce, a mio parere, il grazie ai cittadini italiani e di origine italiana, che da tempo, avendo contribuito al mantenimento ed all’incremento sensazionale del prestigio italiano in Usa, attendevano che l’Italia intera, tramite la presenza del suo Presidente, rendesse atto e merito della loro opera, attraverso quel duro lavoro che ha fatto della comunità italo-americana una presenza stimata ed apprezzata dall’intero popolo americano, integrandosi completamente nel tessuto socio economico del Paese nord-americano.

Comunità italiana ed italo-americana trasformatasi sensibilmente negli ultimi decenni, quando gli immigrati italiani d’inizio secolo, da umili lavoratori manuali si sono man mano trasformati in piccoli-medio imprenditori sia nel settore del commercio che in quello dell’industria: gli sguatteri si sono progressivamente trasformati in camerieri, in cuochi, in capi sala, in proprietari di esercizi; gli operai meccanici qui arrivati con la classica valigia di cartone tenuta insieme a fatica dallo spago, sono per lo più diventati operai altamente specializzati, capi officina, quadri intermedi, direttori tecnici, direttori generali, e via dicendo. Nel settore pubblico poi, troviamo amministratori locali, provinciali (contee) e statali, così da rendere assai folta la schiera di sindaci, giudici e parlamentari del Congresso di origine italiana.

Se poi pensiamo all’immigrazione del dopoguerra, specialmente quella dagli anni settanta in poi, trattasi di Italiani assolutamente diversi: medici, avvocati, professionisti, imprenditori, tutte persone dotate di alto back-ground culturale, già preparati anche linguisticamente ad affrontare una realtà che invece aveva spaventato i loro predecessori e li aveva tenuti quasi sotto scacco ed intimoriti da una società così diversa da quella provinciale da cui provenivano.

Se facciamo riferimento ai luoghi dove i nostri immigrati si sono dislocati ed hanno scelto come loro residenze permanenti, scopriamo che la Brooklyn, il Bronx ed il New Jersey di un tempo sono stati rimpiazzati dal Connecticut, da Houston, da Miami, da Los Angeles e da Washington: hanno cioè differenziato le loro scelte, spargendosi per tutto il Paese, così da cancellare (quasi) lo stereotipo d’un tempo; spesso purtroppo si sentiva dire: Italiano uguale mafia. Sì, proprio così: questa è stata la battuta più frequente che girava ancora a Chicago fra gli "yankees", quando chi vi scrive vi arrivò nel 1972!

Il nostro Presidente Ciampi, che certamente è profondo conoscitore degli Stati Uniti sin dai tempi in cui era Governatore della Banca d’Italia, trova oggi una presenza italiana assai meno concentrata geograficamente, molto più integrata che all’inizio del secolo, in una parola molto più "americana", avendo i tempi moderni di Internet e della globalizzazione contribuito notevolmente ad ammorbidire differenze e distonie sociali e culturali, senza contare il collante che la sciagura dell’11 Settembre si è manifestato forte ed atto a sentirci tutti molto più americani, senza per questo perdere un grammo della nostra italianità.

Ciampi darà agli Italiani d’America il crisma che il popolo italiano loro ha oggi dato: essere Italiani ad ogni effetto, di quell’altra Italia (come dice il Ministro Tremaglia) che operosamente vive fuori dai confini del nostro Paese e che, finalmente può anche esercitare il suo diritto di voto, la cui mancanza ne faceva fino a ieri cittadini di serie B.

Questa visita istituzionale del nostro Presidente della Repubblica completa e corona le passate visite di Berlusconi quale Premier e leader della coalizione di maggioranza in Parlamento.

Non conosco ancora quale sia il programma della visita di Ciampi, ma vi è da scommettere sulla grande attenzione di cui sarà oggetto in ogni incontro e consesso, attenzione sensibilmente accresciuta dal momento storico internazionale dove la scena è dominata dal contrasto latente fra America ed Europa, dalle diverse visuali fra nuovo e vecchio continente su molte scottanti attualità, come la crisi dell’Iraq, i pericoli nucleari di alcuni Paesi fuori dall’influenza occidentale, l’integralismo Islamico, il terrorismo internazionale, la fame nel mondo.

Gli Italiani d’America sperano sentire dal loro Presidente parole serene e concilianti, pur se ferme nelle visuali tipiche dell’Occidente europeo, quello scevro da nazionalismi esasperati e dalla difesa oltranzista degli interessi nazionalistici pervasi da quello sciovinismo tipico, purtroppo, di alcuni importanti Paesi europei.

Pur non essendo, per la sua figura istituzionale, un messaggero di progetti economici, sono certo che, contribuirà al rafforzamento dell’immagine dell’Italia negli Stati Uniti, così da eliminare dalla mente di quei pochi americani che ancora covano riserve mentali nei nostri confronti, l’immagine dell’Italiano mafioso o dedito alle canzonette ed ai sacri riti della tavola.

Come abbiamo ormai ampiamente dimostrato l’Italia è ora il Paese dell’avanzamento tecnologico, della grande specializzazione, del progresso sociale, scientifico e letterario, come testimoniano le molte figure di primo piano che si impongono nelle Università americane, negli Istituti di ricerca, che imprimono il loro nome come autori di scoperte mediche per la cura di patologie particolarmente gravi.

In altre parole, spero che Ciampi ponga il suo accento particolare su cosa è ora il nostro Paese, cosa sanno fare gli Italiani dentro e fuori dei nostri confini: insomma, non solo spaghetti e moda, ma tecnica, scienza e progresso. L’orgoglio italiano è quello di un Paese piccolo, senza risorse naturali, senza altre ricchezze che quelle della nostra gente che ha saputo, dalla distruzione quasi totale della seconda Guerra mondiale, sconfitti e forse anche un po’ derisi dal resto del mondo ed avviliti da un ventennio di dittatura folle e rovinosa, ci vede oggi, dopo poco più di cinquant’anni, come sesta economia al mondo, sedere nel più alto consesso degli otto Paesi più industrializzati al mondo, interlocutori con pari dignità della grande potenza nordamericana.

Non sembri in alcun modo piaggeria, ma, dall’istituzione della Repubblica, il Presidente Ciampi è il Presidente che, a mio avviso, ristabilendo i valori nazionali, la bandiera, la celebrazione del due giugno, ha risvegliato in tutti noi e, particolarmente, negli Italiani all’estero, la dignità e l’orgoglio di esseri Italiani; dignità ed orgoglio per troppo tempo dimenticati in nome di un mal inteso senso di livellamento di valori, quando patriottismo pareva identificarsi in arroganza politica e militare o di nostalgia fascista. (Domenico Pisano, Coordinatore "Azzurri nel Mondo" West Usa)

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