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INFORM - N. 211 - 7 novembre 2003

Statistiche sugli italiani all’estero: le fonti e la vera realtà. La risposta di Franco Pittau

ROMA - Sono stato messo al corrente delle osservazioni che Marcello Alessio ha formulato in merito al capitolo dedicato agli italiani all’estero nel "Dossier Statistico Immigrazione 2003". Penso di dover rispondere io come coordinatore del Rapporto, in quanto i singoli capitoli, anche quando riportano i nomi degli autori, vengono accettati formalmente dalla redazione: peraltro non avevamo scritto cose dissimili nelle passate edizioni.

Ringrazio innanzi tutto per le parole di elogio che Alessio riserva al Rapporto Caritas/Migrantes, e quindi anche per le sue annotazioni critiche: in un ambiente, in cui delle statistiche sugli italiani all’estero non si sente niente o quasi, si tratta di un contributo apprezzabile, tanto più che a scriverle è uno per così dire di mestiere.

Cerco ora di rispondere con spirito positivo, sperando anzi che ne possa nascere una collaborazione più stretta per interpretare tra breve - i nuovi numeri.

Le fonti statistiche ufficiali vanno innanzi tutto riportate nei loro contenuti e questo abbiamo fatto. Di nostro, in mancanza di altri fattori a nostra conoscenza che permettessero di mettere meglio a fuoco questa realtà, abbiamo incrociato (lo facciamo da anni) l’archivio del Ministero dell’interno con le Anagrafe consolari, perché senz’altro in questo modo si riesce a conoscere qualcosa di più.

Siamo tra quelli che non danno un valore "assoluto" ai dati statistici (da prendere quindi con le pinze), perché questi, essendo raccolti da persone umane, sono soggetti a difetti: nella nota metodologica precisiamo, per l’appunto, che i margini di errore possono essere ridotti solo incrociando numerose banche dati. Per l’immigrazione abbiamo la diversità delle fonti è notevole e perciò siamo riuciti a scrivere un rapporto di 500 pagine, per l’emigrazione le fonti sono solo due e il testo si è ridotto a poche pagine condensate in un capitolo.

L’aumento delle anagrafi consolari non dipenderebbe tanto, secondo Alessio, da nuovi arrivi dall’Italia quanto da persone che in loco acquistano la cittadinanza italiana, pratiche che nel passato erano state incentivate anche al fine di non chiudere i consolati. Aggiunge Alessio che anche le cancellazioni dalle anagrafi comunali sarebbe una questione di ritardi, di accavallamenti e di confusione. Personalmente mi riprometto di effettuare, per quanto nelle mie possibilità, qualche accertamento al riguardo. Stento però a credere che una cancellazione anagrafica registrata in un certo anno in un dato comune non sia altro che la trascrizione di una pendenza del passato. Peraltro, che si cancellino circa 50 mila persone in un anno pare qualcosa di credibile perché tra l’altro evidenzia una mobilità probabilmente al di sotto di un limite fisiologico in un paese che fu di grande emigrazione e che mantiene ancora dei legami familiari con i flussi del passato e anche qualche (seppure limitato) interesse lavorativo all’estero. In altre parole potrebbe essere credibile che la collettività all’estero aumentino di varie decine di migliaia l’anno anche per nuovi arrivi (di lavoratori o di parenti), a meno che i nuovi arrivati, come dice Alessio che al riguardo ne sa più di me, non abbiano alcun interesse a registrarsi presso le Anagrafi consolari.

Passiamo ora dai flussi allo stock degli italiani all’estero, che sono poco più di 3 milioni secondo l’AIRE e circa 4 milioni secondo le anagrafi consolari. Questi milioni di italiani sarebbero in buona parte oriundi e cioè nati all’estero e anche cittadini dei rispettivi paesi di residenza: può darsi (e sarebbe interessante riuscire a quantificarne con esattezza la "forte percentuale" ). Ciò non intacca però che siano formalmente cittadini italiani e come tale è stato citato il dato. Constatare poi che tra i 60 milioni di oriundi molti siano i potenziali cittadini italiani non intacca il fatto che di fatto non lo siano, non essendo intervenuti i necessari adempimenti formali.

Si può concludere che i dati statistici sono stati citati con correttezza per quanto riguarda le fonti di riferimento, ma che gli stessi implicano ulteriori approfondimenti per essere meglio inquadrati sia nella loro origine che nelle possibili prospettive. (Franco Pittau, coordinatore del "Dossier Statistico Immigrazione" Caritas/Migrantes)

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