* INFORM *

INFORM - N. 210 - 6 novembre 2003

Perché gli americani non traducono libri stranieri?

ROMA - Prima di tutto, due dati. Primo: su 134 mila titoli pubblicati ogni anno negli Stati Uniti, le traduzioni "letterarie" (romanzi e poesia) non sono più di trecento. Secondo: il cinquanta per cento delle traduzioni di libri che si fanno nel mondo intero sono dall'inglese, mentre la percentuale di traduzioni verso l'inglese si riduce a uno striminzito 3 per cento.

E a questo punto possiamo ripetere a voce alta la domanda: perché gli americani non traducono libri stranieri? In una recente inchiesta, Les détours de Babel, la giornalista di "Libération" Natalie Levisalles ha girato il quesito a editori e agenti attivi negli Usa. Le risposte? La letteratura europea ha la fama di essere difficile e intellettualistica. La produzione americana copre già tutte le esigenze. Il pubblico chiede di identificarsi, e un romanzo tradotto non lo consente. Infine (e sono le parole-chiave): non c'è mercato.

Eppure, anche in questa situazione difficile, c'è chi continua a credere che la cultura statunitense abbia, oggi più che mai, la necessità di aprirsi al mondo. Dice infatti Jill Schoolman, della nuova casa editrice Archipelago: "Non siamo mai stati tanto isolati... Viviamo in un impero che preferisce esportare piuttosto che importare, che ha un modo di ascoltare e di guardare molto selettivo, anche quando si tratta di arte e di letteratura. In questa epoca inquietante, sono le piccole case editrici indipendenti che devono creare uno spazio perché la letteratura del mondo sia presente nelle biblioteche di questo paese". (Zoooom/Inform)


Vai a: