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INFORM - N. 210 - 6 novembre 2003

Un articolo di Franco Narducci

Stipendi, si allarga ancora la forbice dei redditi

ZURIGO - L'indagine del Corriere della Sera, di cui è stato pubblicato un ampio stralcio nell'edizione di ieri, obbliga ad una riflessione profonda in tema di politiche sui redditi. Il potere d'acquisto dei salari è al centro del dibattito in molte nazioni europee e le difficoltà dell'economia, divenute croniche in questi ultimi anni, si spiegano in larga parte anche con il calo dei consumi causato dal fattore potere d'acquisto delle retribuzioni.

In Svizzera il problema non era mai stato così pesante. Negli anni 90 abbiamo assistito ad una ridistribuzione della ricchezza caratterizzata da una forte spinta verso l'alto. I bilanci familiari poggianti sugli alti livelli reddituali aumentarono ulteriormente, mentre le economie domestiche fondate sui redditi della sfera medio-bassa assistettero impotenti alla nuova tendenza dell'economia. Chi non ricorda il rumore e i toni altisonanti provocati dal famoso libro bianco di David de Pury e consorti?

Le particolarità che contraddistinguono l'attuale mercato del lavoro e il tenore dei temi in discussione nel Parlamento svizzero non lasciano intravedere segnali adeguati, tali da ispirare un'inversione di tendenza del fenomeno targato anni 90. La forbice reddituale continuerà ad allargarsi, con le conseguenze già sperimentate: cambiamenti pesanti in termini di "reddito disponibile", che si riduce progressivamente per le classi salariali più basse e aumenta per quelle di fascia alta. Con una punta di fatalismo si potrebbe obiettare che è stato sempre così. Sbagliando, però, poiché per un lungo periodo la ridistribuzione della ricchezza ha ubbidito ad altre logiche che hanno contribuito concretamente al lungo periodo di sviluppo post-bellico.

Il "reddito disponibile" si determina sottraendo le uscite obbligatorie alle entrate. Le uscite obbligatorie sono quelle catalogate come indispensabili per ogni bilancio familiare, cui appartengono i contributi alle assicurazioni sociali (AVS, AI, assicurazione disoccupazione e cassa pensione), le tasse dirette e indirette, l'assicurazione malattia e l'affitto dell'abitazione.

L'analisi delle uscite obbligatorie dimostra senza possibilità di smentita che esse sono aumentate rispetto alle entrate di oltre il 60% per le economie domestiche che rappresentano il 10% del totale, mentre nella fascia dei redditi medi e alti l'aumento varia tra il 20 e il 30 percento

Nel caso delle entrate, invece, la tendenza è di segno esattamente contrario: tra il 1990 e il 1998 le entrate per la fascia a basso reddito non sono aumentate, sono rimaste più o meno invariate, al contrario di quanto è avvenuto nella fascia reddituale alta, che ha incassato un considerevole aumento di reddito, computato nello stesso periodo di tempo.

Il calcolo del reddito disponibile, dunque, è piuttosto lineare: le entrate congelate e un aumento del 60 percento delle uscite obbligatorie hanno inciso pesantemente sulle disponibilità finanziare della fascia di popolazione che guadagna meno. Come noto, ciò si è tradotto in una notevole perdita del potere d'acquisto reale dei salari: il reddito disponibile della fascia di popolazione più povera, quella compresa nel 10 percento del complessivo, si è ridotto materialmente del 14 percento. Anche i più abbienti hanno dovuto fare i conti con l'aumento delle uscite obbligatorie, ma le maggiori entrate hanno incrementato per saldo il loro reddito disponibile di circa il 12 percento.

Le uscite obbligatorie sono inevitabili e producono una vasta gamma di prestazioni. Lo Stato finanzia gli investimenti pubblici con il gettito fiscale, erogando in tal modo prestazioni utili a tutti i cittadini; con i contributi alle assicurazioni sociali si finanziano i rischi d'invalidità, di disoccupazione e la previdenza di vecchiaia; l'assicurazione malattia consente a tutti l'accesso alle prestazioni sanitarie, mentre l'affitto di avere un'abitazione. La diminuzione del reddito disponibile, però, aumenta pericolosamente le precarietà quando infierisce in misura sovra-proporzionale sulla fasce di popolazione più povere, come è accaduto nella ricca Svizzera. Politica ed economia sono state poco attente a questo trend pericoloso e gli ultimi avvenimenti, come pacchetto di sgravi fiscali, riforma della legge disoccupazione, 11.ma revisione dell'AVS, ecc., confermato questa sensazione. Gli sconfitti sono noti: la fascia di popolazione a basso reddito, i cittadini immigrati, le nuove aree di marginalità e povertà. Basterà prenderne atto per cambiare rotta alla politica del Parlamento, soprattutto in materia fiscale? Il dubbio è lecito. La speranza anche. (Franco Narducci*-Inform)

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* Segretario Generale del CGIE


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