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INFORM - N. 209 - 5 novembre 2003

Forze armate aperte a cittadini oriundi e immigrati? Per l’Assessore veneto Zanon "una proposta utile per costruire un esercito professionalizzato adeguato ai compiti internazionali dell’Italia"

VENEZIA - Sul dibattito immigrati sì, immigrati no all’interno del riformato esercito italiano del futuro, si inserisce l’Assessore veneto alla sicurezza e ai flussi migratori Raffaele Zanon. "Credo che le forme armate italiane del futuro - rileva Zanon - debbano avere una prospettiva che veda anche presenze e provenienze di altri Paesi. Lo richiedono il ruolo che le forze armate dovranno giocare all’interno del panorama internazionale, l’adeguamento e l’aggiornamento imprescindibili che devono poter avere le nostre strutture di difesa, la necessità di avere corpi professionali preparati e sostenuti da dotazioni organiche all’altezza. Io non mi scandalizzo affatto, tutt’altro, - sostiene l’Assessore regionale - per la proposta avanzata in Parlamento. Ritengo che sia un modo utile per rispondere a esigenze manifestate da molti giovani d’origine italiana provenienti dall’estero che, in molti casi, vedono nell’Italia, opportunità per impieghi professionali che nei loro Paesi di nascita non hanno.

Purtroppo, anche in questo caso devo constatare - prosegue Zanon - che la politica affronta questo dibattito con una buona dose d’impreparazione, mentre questi temi richiedono approfondimento e corretta informazione. Sono convinto - sostiene ancora l’esponente della Giunta veneta - che un moderno esercito possa essere dotato di soldati d’origine straniera, sempre che, ovviamente, abbiano acquisito la cittadinanza italiana e siano fedeli allo Stato da cui dipendono. Indubbiamente dovranno essere adottate le precauzioni e verifiche del caso: le selezioni esistenti in diverse forze armate straniere potranno fare scuola e dare garanzie sui bandi di arruolamento. Sono concetti essenziali che riguardano il futuro e lo sviluppo delle forze armate italiane.

Abbiamo molti esempi che ci possono aiutare in questo percorso - ricorda Zanon - dagli Stati Uniti all’Inghilterra, nazioni di profonda tradizione democratica che hanno imboccato questa strada e che ne hanno dimostrato la validità. Non si tratta quindi di creare nuovi "mercenari" ma di costruire eserciti professionali con personale capace di intervenire in contesti socio-militari, di crisi internazionali, che non sono più quelli tradizionali, difesi in modo antistorico da alcuni generali e, assieme a loro, da alcuni rappresentanti dell’establishment.

Queste sono visioni datate che guardano a forze armate troppo tradizionali, di tipo ottocentesco, già ora scomparse. Dobbiamo guardare avanti, guardare alla modernità - sostiene Zanon - come atto doveroso per un’Italia che vuole giocare un proprio ruolo nello scacchiere internazionale e, aggiungo, nello scacchiere mediterraneo.

L’innovazione accolta dalla Camera - conclude l’Assessore - può contribuire a far avanzare sulla strada di una società del futuro che è già in atto. Chi non se ne rende conto rimane indietro, parlando magari di "razza Piave" senza dire però che anche quell’esercito che combattè sul Piave era un esercito multiregionale composto non solo da veneti ma anche da calabresi, siciliani e altri che hanno versato il loro sangue per la difesa della patria". (Inform)


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