* INFORM *

INFORM - N. 209 - 5 novembre 2003

Sì dalla Camera al disegno di legge che sospende la leva obbligatoria e istituisce l'esercito professionale

Grazie al provvedimento gli oriundi italiani di prima e seconda generazione potranno accedere alle forze armate italiane

ROMA - E' stato approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge sulla sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e per la disciplina dei volontari di truppa in ferma. Nel provvedimento, che in pratica regolamenta la transizione dall'esercito di leva a quello professionale e che passa al Senato per l’approvazione definitiva, sono previste importanti novità anche per i discendenti dei nostri connazionali all'estero. Dall'articolo 4 viene infatti presa in considerazione, in deroga al requisito della cittadinanza, l'ammissione nei ranghi dell'esercito anche degli stranieri e degli apolidi che possano vantare un'ascendenza italiana di primo o secondo grado e vogliano acquisire la cittadinanza italiana. Un'innovativa opportunità lavorativa e di rientro per gli oriundi italiani nel mondo che ha avuto l'appoggio di buona parte dell'opposizione ma che è stata però fortemente osteggiata dai deputati della Lega Nord.

Durante il dibattito in Aula il rappresentante del Carroccio Federico Bricolo ha presentato, al fine di eliminare in tutto o in parte questa disposizione che era stata introdotta in Commissione, due specifici emendamenti che sono stati respinti a larghissima maggioranza dall'assemblea. Bricolo, nell’annunciare l'opposizione del suo gruppo a questa parte del provvedimento, ha rilevato la necessità di mantenere in vigore, per l'accesso alle forze armate, il requisito della cittadinanza, in quanto l’innovazione potrebbe portare degli stranieri extracomunitari, che non possono dimostrare collegamenti certi con l'Italia, nelle fila del nostro esercito. Ha anche ventilato il rischio dell’ingresso nelle forze armate italiane, spesso impegnate in missioni di pace in Medio Oriente, di fanatici religiosi di matrice islamica. Inoltre la presenza di militari stranieri, per l'esponente della Lega, potrebbe portare al coinvolgimento dei più deboli e di chi non ha altra scelta, finendo per disincentivare la partecipazione dei giovani italiani che vogliono entrare in un Esercito funzionale e ricco di prospettive. "Credo che poche centinaia di euro - ha concluso Bricolo annunciando l'astensione della Lega nella votazione sull'articolo 4 - non possano motivare un militare a rischiare la propria vita per difendere interessi che non sono suoi, che non sono del suo Paese".

L'esponente di Alleanza Nazionale Enzo Raisi, dopo aver avocato al suo gruppo la paternità dell'emendamento che consentirà l'acquisizione di militari di ascendenza italiana, si è detto stupito per l’affermazione priva di fondamento di Bricolo volta a paventare il rischio della presenza di fondamentalisti islamici tra i nostri discendenti all'estero. Per quanto poi riguarda l'ipotesi di attribuire scarso attaccamento alla bandiera ai militari stranieri, l’on. Risi ha ricordato il positivo esempio dei gurkha inglesi, dei legionari francesi, e dagli stessi marines americani che da decenni combattono con coraggio sui campi di battaglia di tutto il mondo.

Una necessità, quella di aprire l'esercito agli oriundi italiani nel mondo, che è stata sottolineata anche dal deputato Filippo Ascierto. Il rappresentante di AN, nel ricordare la sua positiva esperienza in Croazia dove ha avuto modo di incontrare giovani di origine veneta, ha evidenziato che con questa iniziativa si potrà sia far fronte ai vuoti di personale lasciati dai 300 mila giovani di leva, sia dare un'ulteriore opportunità di rientro alle nuove generazioni di origine italiana. "In Veneto - ha spiegato Ascierto - grazie alla Regione, abbiamo dato a 300 giovani argentini l'opportunità di ritornare in Patria e di lavorare presso aziende del Veneto. Allora, diamo a coloro che hanno un padre, un nonno, una madre italiani, l'opportunità di ritornare nel nostro Paese e di servire la loro Patria, la nostra Patria: essi lo desiderano". Il deputato di AN, nel ricordare le difficili condizioni di vita in cui a volte vivono i nostri connazionali, ha infine affermato che questa corsia preferenziale per gli oriundi rappresenta un atto di rispetto e d'amore per tutti gli italiani all'estero.

Sono intervenuti nel dibattito altri esponenti della Lega. L’on. Dario Galli ha sottolineato che il suo partito non è preoccupato dall'ingresso nell'esercito degli oriundi italiani, ma dalla possibilità che questo precedente possa aprire la strada all'arruolamento di altri extracomunitari in specifici reparti etnici. Ha poi evidenziato i rischi connessi alla presenza extracomunitaria di fede mussulmana nel nuovo esercito professionale che avrà a disposizione armi ad alta tecnologia e si muoverà in una società pacifica e disarmata. A sua volta, l’on. Guido Giuseppe Rossi ha detto di preferire all'ingresso degli stranieri nell'esercito la creazione di una corsia preferenziale che consenta la rapida acquisizione della cittadinanza da parte dei nostri oriundi all'estero, aggiungendo che non si possono usare come metro di paragone le esperienze militari di altri Paesi che hanno alle spalle un passato colonialista estraneo all'Italia. L’on. Luciano Dussin, sempre della Lega, ha annunciato il suo voto contrario all'art. 4 ed ha chiesto chiarimenti sui tempi ed i termini a disposizione della recluta straniera per la presentazione della richiesta di cittadinanza. E’ stata poi la volta dell'esponente dei DS Marco Minniti che ha sottolineato sia la sua contrarietà alla realizzazione di reparti etnici nell'esercito italiano, sia il suo appoggio all'innovazione in discussione che porterà alla creazione di una forza armata professionale ed ispirata a moderni criteri di integrazione.

Il relatore Pierfrancesco Emilio Romano Gamba ha spiegato che la norma renderà efficace ed applicabile, nel nuovo contesto della ferma volontaria e professionale, una disposizione esistente che è contenuta nella normativa per l'acquisto della cittadinanza (legge 5 febbraio 1992, n. 91). Il relatore ha inoltre ricordato la valenza che questo provvedimento avrà sia per i tanti oriundi presenti in Argentina, Brasile, Stati Uniti e Canada, sia per i numerosi istriani, giuliani e dalmati che vantano dei nonni italiani e che, per le disgraziate vicende della seconda guerra mondiale, non hanno potuto vedere coincidere la propria cittadinanza con la propria nazionalità. Riflessioni, queste ultime, che sono state pienamente condivise dall'esponente dei DS Piero Ruzzante il quale, nell'annunciare il voto favorevole del suo gruppo all'articolo 4 del provvedimento, ha sottolineato come non vi sarebbe niente di scandaloso se un domani si aprisse la discussione sul diritto di accesso degli stranieri alla carriera militare. Ha infine preso la parola Gian Paolo Landi di Chiavenna che, dopo aver ribadito il sì di Alleanza Nazionale all'articolo in discussione, ha evidenziato come proprio il concetto di professionalità, insito nelle nuove forze armate, garantirà il percorso di inserimento degli stranieri di origine italiana. (Lorenzo Zita-Inform)


Vai a: