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INFORM - N. 208 - 4 novembre 2003

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Il voto agli immigrati, nel solco delle battaglie Inas e Cisl

ROMA - La proposta di estendere il voto amministrativo agli immigrati in Italia continua ad avere nel dibattito sociale e politico una carica di positiva provocazione a tutti i livelli, da quello intellettuale/razionale a quello emotivo, moltiplicato dalle tragedie del Mediterraneo. Inutile ricordare le lunghe battaglie in questo senso, della Cisl e del nostro patronato Inas. Ma ora, evidentemente, c’è un terreno sociale dissodato e fertile su cui si è inserita, con abile tempestività, l’iniziativa del vice presidente del Consiglio, Fini.

E’ proprio vero dunque ­ e l’occasione ce lo conferma ­ che il mondo e la storia e la vita hanno sempre una carica intrinseca di occasionalità creativa che spiazza i cultori del conservatorismo ideologico: quelli per i quali, una volta pensata e scritta un’idea, essa rimane scolpita nei secoli.

Ma a parte queste considerazioni di sfondo, il dibattito apertosi in Italia (e a traino del semestre italiano, in Europa) si è incanalato su due direttrici intorno a cui è utile qualche considerazione. In verità, peraltro, c’è una terza posizione "negazionista" di cui è difficile misurare entità e profondità, data la povertà culturale ed etica di chi vorrebbe sostenerla e tuttavia non ha argomenti decenti per farlo ed è costretto a rifugiarsi nella provocazione della cosiddetta "Lega padana" che, vergognandosi di un "no" esplicito, dice "sì ma concediamo il voto previo esame in dialetto locale.

Ma dicevamo delle due posizioni. La prima, di carattere economicistico-contrattualista, è quella che elenca i "perché sì" di carattere pratico-utilitaristico. In altri termini: sì perché altrimenti ci mancherebbero i raccoglitori di mele nel Trentino o di pomodoro in Campania o i senegalesi nelle fonderie o le badanti un po’ da per tutto.

Di conseguenza, poiché gli immigrati ci danno "tot" (comprese le tasse e i contributi all’Inps) è giusto restituirgli l’equipollente in diritti civili e non solo le assistenze di base della "cittadinanza sociale" (ricovero in ospedale dopo un infortunio e quant’altro di sanità). In prospettiva poi, il discorso è: più vi adattate e vi naturalizzate e più vi ricompenseremo, finanche col voto politico, se sarete capaci di diventare del tutto simili (assimilati) a noi, magari con lo sconto per il colore della pelle!

Abbiamo descritto, sia pure in modo polemico, una posizione dell’establishment liberale illuminato, definita per esempio dal prof. Panebianco sul giornale-portavoce della borghesia del Nord. E che questa critica non sia stravolgente del pensiero dell’editorialista del "Corriere della sera" lo dimostra l’impeto con cui il prof. Panebianco si scaglia contro "la sciagurata strategia detta del multiculturalismo che con la sua concessione di privilegi particolari, già gravi danni ha prodotto nei paesi che l’hanno adottata: Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Australia".

Ed ecco dunque che, "a contrario" rispetto alla direzione di pensiero fin qui descritta, la scelta consapevole e determinata che noi della Cisl e del patronato Inas facciamo, in compagnia peraltro di un mondo sociale largo e consapevole, animato e organizzato, in tale occasione, dalla Agenzia della Conferenza episcopale italiana, "Migrantes". Un mondo che si appresta, il 16 novembre prossimo a celebrare, sulla base dei valori della Dottrina sociale nella Chiesa la Giornata delle migrazioni 2003. In sintesi: accoglienza dell’Altro non perché diventi identico a noi ma perché ci porti il dono della sua diversità, da scambiare con la nostra diversità. E dunque integrazione non come assimilazione ma come complementarietà che arricchisce, moltiplica e non divide.

Di qui il nostro "perché sì" al voto che deve essere dato non solo alle amministrative ma anche - "per definizione" ­ alle elezioni europee e, con ragionevole progressività, alle politiche. Ma di qui anche la rinnovata candidatura del sindacato e del patronato Inas a gestire non solo la rappresentanza sociale e assistenziale dei lavoratori italiani e delle loro famiglie, ma altresì quella di tutti i "nuovi italiani" che con noi condividono e condivideranno, una battaglia difficile pure per noi, ostacolati come siamo da incomprensioni, quando non da ostilità, annidate anche ai vertici delle amministrazioni pubbliche e del governo. Corrispondenza Italia/Inform)


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