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INFORM - N. 206 - 31 ottobre 2003

Un articolo di Luigi Sandirocco: "La Filef in Brasile: concretezza di una politica"

ROMA - La delegazione della FILEF che all’inizio di ottobre 2003 ha soggiornato in Brasile ha promosso varie iniziative seminariali a conclusione e pubblicizzazione dei corsi di formazione che si sono svolti a San Paolo e a Porto Alegre nello Stato di Rio Grande del Sud. Si è trattato di iniziative che hanno visto proficuamente impegnati, oltre ai partecipanti agli stessi corsi, docenti, dirigenti di imprese, rappresentanti istituzionali e sindacali, personalità della cultura e del mondo scientifico.

Il grado di efficienza e la serietà dei corsi di formazione (prevalentemente incentrati sullo sviluppo della imprenditorialità italiana all’estero) si possono subito misurare facendo riferimento allo sbocco occupazionale che hanno subito trovato molti partecipanti ai corsi medesimi in un processo che è solo all’inizio ed è lungi dalla sua conclusione. Abbiamo potuto constatare, nelle visite di cortesia e di saluto effettuate ai nostri Consolati locali, che è evidente ed esplicito l’apprezzamento delle autorità consolari italiane e il riconoscimento della serietà, dell’impegno e della trasparenza amministrativa, oltre che della congruità culturale e professionale dei corsi recentemente conclusi.

Il lavoro svolto ha sempre tenuto presente la necessità di non ridurre l’impegno formativo ad una chiusa ottica nazionalistica, ma di mantenerlo collegato alla realtà economica e sociale del Brasile, ovvero del paese in cui le nostre comunità sono ormai integrate e, più in generale al mondo complesso dell’America latina. Di qui anche la serietà e l’impegno con cui i corsisti hanno vissuto le giornate di studio e di lavoro.

Tutti questi elementi di valutazione e di giudizio sono riemersi e sono stati sottolineati nelle assemblee conclusive svoltesi con la partecipazione della delegazione FILEF. Un particolare, efficace contributo di alto livello culturale e professionale ha segnato l’apporto della dottoressa Ramona Bavassano che ha presieduto i due seminari conclusivi sulla creazione di impresa a San Paolo e a Porto Alegre.

Lo svolgimento delle iniziative ricordate di chiusura dei corsi ad opera della FILEF ha consentito, come ho scritto all’inizio, di promuovere presso dirigenti istituzionali, sindacali e imprenditori dello Stato del Rio Grande do Sul e, più in generale, del Brasile - fra i quali anche autorevoli e diretti collaboratori del Presidente Lula- , l’impegno dell’Italia a favore delle nostre collettività ivi residenti e attraverso di esso, più in generale, dello sviluppo del paese latinoamericano.

A questi amici ci siamo rivolti per ricordare loro che abbiamo imparato ad amare il loro meraviglioso paese; una città come S.Paulo affascinante pur nelle sue stridenti e, a volte, drammatiche contraddizioni; la città di Porto Alegre, che ci è cara anche in ricordo delle prime grandi manifestazioni contro una globalizzazione senza regole, ispirata agli interessi preminenti delle grandi concentrazioni economiche e finanziarie del pianeta.

Ai nostri amici brasiliani abbiamo ricordato che abbiamo promosso un significativo impegno nel corso degli ultimi anni.

E’ noto che noi siano una associazione nata al seguito della grande ondata migratoria dell’ultimo dopoguerra. La nostra FILEF nacque grazie all’iniziativa di un gruppo di intellettuali, di dirigenti politici e sindacali guidati da Carlo Levi, scrittore e artista. Il suo scopo si riassumeva nella difesa degli interessi elementari dei nostri concittadini emigranti e delle loro famiglie in una visione che allora ingenuamente puntava ad una prospettiva illusoria: il rientro in patria.

Ma l’esperienza maturata in quegli anni in tutti i paesi di presenza italiana ci consentì di comprendere subito che l’obiettivo di fondo, con la difesa degli interessi elementari e permanenti dell’emigrazione italiana, era quello dell’integrazione salvaguardando le radici culturali ed ideali dei nostri connazionali.

Di qui le molteplici iniziative unitarie svolte nel corso dei decenni, la elaborazione dei vari "pacchetti emigrazione", la conquista faticosa di strumenti importanti di partecipazione e di rappresentanza come i Comites, il CGIE fino alla conquista dell’esercizio in loco del diritto di voto. Abbiamo ricordato tutto questo ai nostri interlocutori brasiliani e abbiamo altresì affermato che oggi, di fronte alla pressione di tanti emigranti che anelano a uno sbocco positivo per la loro tragica esistenza in paesi desolati e affamati, e premono sulle nostre frontiere, noi non abbiamo dimenticato la nostra odissea che, partita dagli ultimi decenni dell’800, è arrivata fino agli anni ’70 del 1900. E ci battiamo perché a questi fuggiaschi venga riconosciuta dignità di esseri umani e diritto alla vita e al lavoro.

Siamo consapevoli del ruolo svolto e che svolgono le nostre comunità all’estero. Siamo impegnati, nei limiti delle nostre limitate possibilità, ad operare per elevare le capacità professionali e culturali, affinché la loro integrazione si compia, nel rispetto della loro identità nazionale. A questo scopo portiamo avanti in Italia un impegno unitario per superare la frammentazione degli interventi e le visioni particolaristiche. In questo campo possiamo dire di aver accumulato una esperienza considerevole e di aver messo in campo strumenti significativi ed innovativi, trasferendo ed adattando in particolare in Brasile, in Argentina e in Uruguay azioni ed attività che negli anni scorsi hanno ottenuto unanime riconoscimento in Europa, come in Svizzera e in Germania dove, recentemente, lo stesso Presidente del Parlamento tedesco Wolfgang Thierse ha avuto modo di riconoscere pubblicamente rispetto all’attività del centro di Formazione e Cultura di Francoforte, a noi federato.

Ci ha aiutato in tutto questo il positivo rapporto con la CGIL, con l’INCA e con altri Istituti di Patronato, con lo SPI e abbiamo conosciuto un primo sbocco positivo di questo lavoro unitario con la costituzione della FIEI, promossa assieme all’Istituto F.Santi. Nei paesi che ho citato, soprattutto in America Latina, si tratta dunque di valutare come utilizzare l’esperienza accumulata anche per aiutare la crescita sociale, economica e produttiva di questi paesi.

Stando in Brasile abbiamo voluto ricordare che, secondo la nostra impressione e a nostro giudizio, a differenza di altri paesi latinoamericani, la speranza sembra più viva. La crisi economica è certamente complessa e forse drammatica, ma c’è la speranza, e proprio in questo c’è la premessa per il superamento della crisi; la speranza si esprime anche nella elezione di Lula e nel modo come il

popolo brasiliano si stringe attorno a lui.

Negli ultimi giorni di permanenza abbiamo avuto un incontro interessante e fruttuoso con i dirigenti dell’Agenzia di sviluppo solidale della CUT, che è il sindacato brasiliano. Ci hanno illustrato le loro esperienze e le loro conquiste. Il nostro coordinatore nazionale Rodolfo Ricci ha illustrato le nostre proposte concrete per un programma di collaborazione di ampio respiro che sappia coniugare il tradizionale impegno per la difesa dei diritti, con le nuove sfide dello sviluppo solidale, le quali possono passare in buona parte anche attraverso una rinnovata azione di costruzione di relazioni economiche tra importanti distretti brasiliani e le migliori esperienze italiane di imprenditorialità solidale e sostenibile. Ci siamo sentiti davvero reciprocamente arricchiti. (Luigi Sandirocco*-Inform)

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* Presidente della Filef, Vice Segretario Generale del CGIE


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