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INFORM - N. 206 - 31 ottobre 2003

Dino Nardi (CGIE Svizzera) sull’immigrazione in Italia: "La memoria corta"

ZURIGO - "Gli emigrati e le merci in fondo sono due facce dello stesso problema: non c’è alternativa al quotare gli immigrati così come le merci importate dall’estero". Questo è quanto affermato recentemente nella trasmissione televisiva di "Porta a Porta" dal Ministro delle Riforme, Umberto Bossi, con la sua nota eleganza e raffinatezza di linguaggio paragonabile alla leggiadria con la quale un elefante si muove in un negozio di cristalleria. Uno dei tanti concetti "bossiani", ai quali siamo purtroppo abituati, che è stato rilanciato, ovviamente, dai media italiani e fatto reagire polemicamente non solo il suo vice premier, Gianfranco Fini, ed il leader dell’UDC Marco Follini, ma anche il segretario generale della UIM, nonché consigliere del CGIE, Franco Fatiga, il quale ha giustamente ricordato che "l’assimilare gli immigrati a sola forza lavoro senza alcuna titolarità di diritti è un concetto che Max Frisch, svizzero, pensava di avere liquidato nel 1966 quando scrisse "abbiamo importato braccia e non ci siamo accorti che sono arrivati uomini" .

Il consigliere Fatiga si è, peraltro, dimenticato di specificare che, nel 1966, quando lo scrittore e drammaturgo, Max Frisch, scrisse quella famosa frase, in Svizzera si viveva un periodo di caccia alle streghe, cioè agli immigrati, con iniziative referendarie antistranieri (Überfremdungsinitiative) che si susseguivano frequentemente. Ma erano anche anni in cui in Svizzera la parola "straniero" era sinonimo, allora, di "italiano" e viceversa. Erano anni dove molti di noi e dei nostri genitori hanno subito sulla propria pelle il clima ostile e, non di rado, xenofobo in cui si viveva quotidianamente (cartelli appesi alle porte dei locali pubblici con la scritta: vietato l’ingresso ai cani ed agli italiani; appellativi dispregiativi come "Sau Tschingg"; ecc.). Erano anni in cui, nella Confederazione, a quell’epoca, gran parte di questi stranieri/italiani, che dovevano subire ogni genere di angherie, erano soprattutto emigrati provenienti dalle province del nord (varesotti, comaschi, valtellinesi, bergamaschi, bresciani, ecc.) e del nordest (veneti e friulani). Quindi anche conterranei dello stesso Bossi e dei suoi fidi "padani" che lo sostengono in questa sua campagna xenofoba e che, oggi, capovoltasi la situazione, ed avendo, loro, a che fare con gli immigrati extracomunitari, hanno dimenticato la storia ed i maltrattamenti subiti dalle loro famiglie. Peccato! (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, Presidente Ital-Uil Svizzera


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