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INFORM - N. 204 - 29 ottobre 2003

Su "Tribuna Italiana" l’editoriale del direttore Marco Basti

I media e la diffusione della cultura

BUENOS AIRES - "Il giornalismo culturale. Uno sguardo sulla realtà locale". Si tratta del titolo di una tavola rotonda organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires nel quadro delle manifestazioni organizzate in vari paesi in occasione della III Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Durante l¹interessante incontro, sono venuti fuori con forza due argomenti. Da una parte, la visione che hanno i corrispondenti dall’Argentina dei quotidiani italiani, sulla realtà locale e quella dei media italiani in Argentina e dall’altra, più in genere, sulla diffusiOne della lingua italiana in questo Paese.

La presenza italiana in Argentina, non è una novità, è antica e numerosa e le tracce che essa ha lasciato sulla cultura argentina sono profonde e multiformi. La stragrande maggioranza degli argentini però, siano discendenti di italiani o no, non parla l'italiano. Al massimo dicono di comprendere e cercano di farsi capire, con la tradizionale battuta: "L'italiano non lo mangio ma lo capisco".

Non è difficile capire il perché. La presenza di milioni di italiani in Argentina non ha assicurato la diffusione dell'italiano in questo paese e non poteva essere diversamente visto che gli emigrati italiani che hanno popolato l'Argentina, contribuendo grandemente alla sua crescita durante un secolo, tra la seconda metà dell'800 e l'ultimo dopoguerra, specialmente nel secolo XIX e inizi del XX, avevano, salvo eccezioni, un basso livello d'istruzione e dovevano pensare a lavorare, a costruirsi la casa, a formare le loro famiglie, a cercare di assicurarsi un futuro. Quindi non potevano trasmettere ai loro discendenti una conoscenza linguistica che non avevano, visto anche il fatto che molti di loro parlavano solo il dialetto della terra da dove erano partiti.

Ma erano portatori di una cultura millenaria, ricca di valori profondi che, quelli sì, hanno trasmesso ai loro figli, e con essi a tutta la società argentina.

Inoltre crearono circoli sociali, scuole, ospedali, chiese, per mantenere vive le proprie tradizioni e sostenersi con generoso solidarismo nei momenti difficili. Tutto questo quando l'Italia non faceva altro nei loro confronti che agevolare la loro definitiva partenza. Quando la nave si allontanava dal suo territorio, l'Italia tagliava i legami con chi partiva e, addirittura li cancellava dalle anagrafi. Gli emigrati quindi erano lasciati soli e soltanto o con i loro sforzi potevano grazie ai propri mezzi e capacità, mantenere legami con la terra natia.

Oggi ci sembra un po' difficile immaginare il mondo senza comunicazioni, senza tv, senza internet, senza telefoni cellulari, senza sms. Ma quando nacque la generazione degli ultimi emigrati italiani in Argentina non esisteva ancora la tv!

Durante oltre un secolo gli italiani in Argentina hanno mantenuto i legami con l'Italia attraverso la stampa italiana edita in Argentina. Nomi come "La Patria degli Italiani" nella prima metà del XX secolo o il "Corriere degli Italiani" nella seconda e del quale la Tribuna Italiana ha raccolto l'eredità morale, sono esempi di una stampa impegnata nella difesa dei valori dell'italianità, della promozione della presenza italiana e della diffusione della cultura italiana.

Questa stampa fino all'avvento dei nuovi mezzi tecnologici, aveva il doppio scopo di informare la comunità su quanto avveniva all'interno di essa e sulla realtà italiana, dando in molti casi anche una visione sulla realtà argentina. Come tutti i media di ogni epoca, quelli italiani in Argentina, si rivolgono a un pubblico che ha le sue specificità. Il pubblico della stampa italiana in Argentina è oggi un pubblico costituito da emigrati italiani dell'ultima ondata migratoria, negli anni '50, da discendenti di italiani di prima e di seconda generazione e da studenti di italiano.

Si tratta, come si vede, di persone che non hanno legami costanti con l'Italia, che nella maggior parte dei casi solo parlano l'italiano nei circoli, con paesani e connazionali, alcuni anche a casa, ma bisogna ricordare che molti italiani hanno coniugi argentini o di altre nazionalità e quindi famiglie bilingui o trilingue. Ma sostanzialmente vivono, operano e, soprattutto comunicano in spagnolo, una lingua che è molto simile all'italiano e che porta facilmente a spagnolizzare l'italiano in quella miscela nota come "cocoliche" Inoltre si tratta di persone che almeno fino a che la crisi non è scoppiata in tutta la sua forza negli ultimi anni, è tornata qualche volta in Italia, ma non così spesso da poter essere al corrente della realtà di ogni giorno, almeno nella misura di quella che vivono ogni giorno in Argentina. Quindi anche quando può aver mantenuto l'uso della lingua, non é riuscito ad aggiornare il lessico alla stessa velocità che ciò avviene per chi risiede in Italia, specialmente per quanto riguarda le parole frutto del politichese o dell'incorporazione alla lingua italiana, di parole straniere, specialmente inglesi per di più figlie delle nuove tecnologie.

Un pubblico quindi che parla un italiano non del tutto aggiornato, anche se le trasmissioni della Rai negli ultimi anni hanno aiutato ad ascoltare modi e parole nuove. E un pubblico che risiede da decenni in Argentina (o addirittura è nato qui), dove ha costituito una famiglia e dove ha gli interessi economici e culturali più immediati, e di conseguenza. E' un pubblico in molti aspetti argentino, che però ha rifiutato ostinatamente - e giustamente - di tagliare i legami con l'Italia. E di conseguenza cerca di leggere la realtà italiana e la cultura italiana, con gli "strumenti" italiani che ha a disposizione. Strumenti vetusti, visto che sono stati acquisiti cinquant'anni fa, magari "upgradati" , mi sia consentito il termine, accettato dal '91 nell'italiano, con la lettura di quotidiani italiani, guardando la Rai, andando al cinema a vedere alcuni dei due o tre film italiani che a malapena proiettano le sale cinematografiche locali ogni anno, o leggendo qualche libro.

Quindi scriviamo per lettori che leggono gli avvenimenti con una visione che non è uguale a quella di chi risiede a Roma o a Milano o a Palermo, anche se hanno un humus culturale comune, che parlano in un modo che non è proprio lo stesso che usano in Italia, ma che vogliono mantenere i legami sia per quanto riguarda il modo di interpretare gli avvenimenti, sia per quanto riguarda il modo di comunicare.

Negli ultimi anni la politica di diffusione della lingua italiana ha portato ad una serie di accordi per promuovere l'insegnamento della lingua italiana nelle scuole argentina. Sono circa 70mila gli alunni che studiano l'italiano in quelle scuole. Un numero di tutto rispetto, se preso in astratto, ma molto esiguo se confrontato col numero di argentini discendenti di italiani. La politica di diffusione della cultura italiana all'estero, fino ad oggi non ha preso in considerazione il fatto di una considerevole presenza italiana in Argentina. Fino ad oggi non c'è stata grande differenza tra la l'azione culturale svolta in Finlandia dove nn esiste una grossa comunità italiana e l'Argentina, dove questa presenza è nota.

Fino a che non si prenderà in considerazione questa realtà e si opererà in conseguenza, si continuerà a perdere tempo e, fondamentalmente occasioni per diffondere la cultura italiana in questo Paese. Forse oltre al pubblico diverso al quale si rivolgono e al linguaggio - non la lingua - un po' differente che usano, la stampa italiana d'Italia e la stampa italiana in Argentina vedono due paesi diversi. Per la prima, questo è un altro paese dell'America latina. Per noi è un paese che ha un humus culturale italiano sul quale è possibile costruire una politica culturale diversa e quindi anche un rapporto bilaterale diverso. A patto che non si continui a perdere tempo. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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