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INFORM - N. 203 - 28 ottobre 2003

Dino Nardi (CGIE Svizzera): i "nostri" non arrivano ma finalmente ci sono! Elezioni federali 2003 all’insegna del "via dal centro"

ZURIGO - Delle recenti elezioni federali elvetiche ne hanno già dato abbondantemente notizia i mass-media, non solo confederati, ma vale la pena di ricordarne i dati definitivi più salienti. La partecipazione è stata del 45,6% (43,3% nel 1999) e quindi certamente alta per le consuetudini di questo Paese e questi sono stati i risultati ottenuti dai maggiori partiti: Unione Democratica di Centro 26,6% (22,5% nel 1999); Partito Socialista Svizzero 23,3% (22,5%); Partito Liberale Radicale 17,3% (19,9%); Partito Popolare Democratico 14,4% (15,9%); Verdi 7,4% (5%).

A bocce ferme ed animi raffreddati, come commentare questo evento elettorale il cui risultato più evidente è stato all’insegna del "via dal centro", considerato che il popolo svizzero, come stanno ad indicare i risultati delle urne, ha deciso di allontanarsi dal centro preferendo le estremità: a destra l’Unione Democratica di Centro (UDC o SVP in lingua tedesca) ed a sinistra il Partito Socialista Svizzero (PSS o SP) ed i Verdi (Grüne)? Un risultato che rischia di mettere in discussione la così detta "formula magica" e cioè l’accordo di governo di tutti i maggiori partiti politici svizzeri che consente loro di governare tutti insieme la Confederazione, da oltre 44 anni, secondo il sistema "della concordanza". In poche parole un governo privo di opposizione parlamentare ufficiale ma con i singoli partiti, spesso quelli collocati alle estreme (UDC e PSS), che l’opposizione la mettono però in pratica nel Paese lanciando referendum popolari su questo o quell’argomento anche in contrasto con la politica ufficiale del governo. Un risultato, quello delle ultime elezioni, che, se ha rafforzato indubbiamente la sinistra che complessivamente ha ora 65 parlamentari al Nazionale (52 il PSS e13 i Verdi), ha tuttavia fatto conquistare anche all’UDC di Christoph Blocher ben 55 seggi e, questa volta, distribuiti nell’intera Confederazione avendo ottenuto seggi anche in Romandia dove finora era assente. Un risultato che, per l’exploit dell’UDC e la figura preminente del "tribuno" Blocher, questa volta, ha perfino attirato l’attenzione sulle elezioni federali svizzere anche dei media europei, e non solo, i cui commentatori politici hanno accostato l’UDC e la figura di Blocher, soprattutto per la loro politica in fatto di immigrazione, all’estrema Destra austriaca (Haider) e francese (Le Pen) ed alla Lega di Bossi. Ma quest’ultimo è un aspetto che sembra preoccupare anche l’Unione Europea per le possibili conseguenze che potrebbe avere sui negoziati in corso con Berna, per cui il prossimo 10 dicembre, quando il parlamento elvetico dovrà eleggere il Consiglio Federale (governo), ci saranno certamente molti occhi interessati puntati su Berna anche dall’estero. Da parte nostra crediamo che in CH se la "formula magica" è andata e poteva andar bene negli anni delle così dette "vacche grasse", oggi, con una situazione economica e finanziaria del tutto diversa, è invece indispensabile un governo del Paese sostenuto da una maggioranza che sia la più omogenea possibile e comunque formata su un programma di governo prestabilito e chiaro anche per gli stessi elettori. Infatti i problemi da affrontare e da risolvere al più presto (assistenza sanitaria, pensioni, immigrazione, la protezione dell’ambiente, i rapporti con l’Unione Europea, ecc.) richiedono la massima chiarezza. Cosa difficile da ottenersi da un governo che comprenda sia l’UDC che il PSS ed i Verdi per i quali la soluzione di tali problemi passa da vie spesso contrapposte.

Per quanto concerne, poi, la novità della lista Second@s, con candidati di origine straniera, presentata nel Cantone di Zurigo e collegata a quella del PSS, anche se non è riuscita a far eleggere alcun candidato, pur avendo ottenuto circa 180'000 voti di lista, dobbiamo ritenerla comunque una iniziativa positiva. Innanzitutto perché è stata in ogni caso la nona lista più votata su 32 che erano state presentate nel Cantone di Zurigo. In secondo luogo perché è riuscita, quantomeno, a dare finalmente visibilità politica all’immigrazione che finora era presente e visibile solo in altri settori. In terzo luogo perché ha avvicinato alla politica locale molte famiglie di immigrati che tradizionalmente si limitavano a seguire solo la politica dei rispettivi Paesi di origine. Infine perché il collegamento della lista Second@s a quella del PSS ha consentito a quest’ultima, nel Cantone Zurigo, di poter mantenere i suoi dieci seggi. Anche il sindacalista della FLMO, Salvatore Di Concilio, consigliere municipale di Zurigo e pure lui candidato della lista Second@s, ritiene positiva l’esperienza e si augura che sia ripetuta anche in futuro e non solo a Zurigo. Magari con la sola correzione che la prossima volta vi siano unicamente dei candidati giovani e cioè veramente espressione delle seconde e terze generazioni di immigrati. Una considerazione sulla quale conveniamo anche noi e che è stata, evidentemente, fatta propria anche dagli elettori che, già in questa prima occasione, hanno infatti premiato con il loro voto di preferenza proprio i candidati più giovani. (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, Presidente Ital-Uil Svizzera


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