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INFORM - N. 203 - 28 ottobre 2003

Perplessità e proposte di Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo) sul Convegno degli imprenditori

LOS ANGELES - Ancora una volta, bisogna dare atto all’attivissimo Ministro degli Italiani nel Mondo, Onorevole Mirko Tremaglia, di essere riuscito a sensibilizzare Governo, Confindustria e Confcommercio, oltre che l’opinione pubblica, per dare visibilità e voce agli Italiani che lavorano e producono all’estero, in quella componente assai importante del nostro business, costituita dall’imprenditoria italiana nel mondo. Questa realtà assai significativa e pregnante, capace di generare numeri rilevantissimi nell’attivo della nostra bilancia di pagamenti, è stata fino ad ora ignorata da tutti i nostri Governi e, soprattutto, dalla nostra opinione pubblica.

Sì, è vero, cinque anni fa, i deputati Morselli, Amoruso e Bergamo avevano presentato un progetto di Legge (n.4799 del 21 Aprile 1998) che prevedeva l’Istituzione del Registro Nazionale degli Imprenditori Italiani all’estero, ma tale progetto è rimasto tale e mai è approdato al Parlamento né alle Commissioni pertinenti, rimanendo quindi lettera morta.

Ora è successo che fra il 20 ed il 22 Ottobre scorso si è tenuto a Roma, presso la FAO, il primo Convegno Internazionale degli Imprenditori Italiani nel Mondo, sotto la presidenza del Ministro Tremaglia. sono intervenuti il Vice Premier Gianfranco Fini, il Ministro degli Esteri Franco Frattini ed i Ministri economici Giulio Tremonti, Pietro Lunardi, Antonio Marzano oltre al Vice Ministro Antonio Baldassarri. Inoltre, erano presenti personalità di primo piano del mondo imprenditoriale italiano e oltre 150 imprenditori italiani all’estero.

Non c’è chi non veda in tutto ciò la grandissima importanza che ha rivestito tale Convegno, espressione naturale della sensibilizzazione per l’Azienda Italia già iniziata dal Premier sin dal suo interim quale Ministro degli Esteri, quando ha disposto il potenziamento dell"Azienda Italia con l’inserimento di un gran numero di addetti commerciali presso le Ambasciate ed i Consolati sparsi per il mondo. E’ un passo importante, ma è solo il primo: occorrerà lavorare affinché a questo primo Convegno ne seguano annualmente altri con una sempre maggiore partecipazione di imprenditori, professionisti ed artigiani italiani che all’estero hanno dato vita a realtà più o meno grandi, frutto della loro grande operosità, sempre distintisi per i loro successi ovunque abbiano operato.

Dispiace solo che non sia stata data la necessaria pubblicità a tale Convegno, permettendo quindi a molti altri imprenditori italiani all’estero di parteciparvi. A questo proposito, è certamente strano, se è vero come pare lo sia, che molte Ambasciate e Consolati non abbiano ricevuto imput a proposito della partecipazione al convegno dei nostri imprenditori, e che neppure gli Uffici Ice e molte Camere di Commercio Italiane all’estero siano state sensibilizzate all’uopo, sopratutto non si siano invitati tali Enti a promuovere la partecipazione degli imprenditori italiani nelle competenti giurisdizioni territoriali.

Anzi, mi risulta che, successivamente ad una comunicazione inviata ad Ambasciate e Consolati parecchi mesi prima, che chiedeva loro la segnalazione di alcuni nominativi di imprenditori italiani locali, gli inviti a partecipare a questo primo Convegno Internazionale siano poi giunti direttamente agli imprenditori scelti, evidentemente selezionati ed invitati (non si sa con quale criterio) direttamente dal Ministero degli Italiani nel Mondo, a volte non informandone le competenti rappresentanze diplomatiche.

Ma sarebbe comunque interessante conoscere con quali criteri il Ministero degli Italiani nel Mondo abbia selezionato gli imprenditori invitati, dato che sarebbe stato più utile che i criteri di selezione degli Imprenditori da invitare fossero fatti dalle rappresentanze diplomatiche. Ma a tali imperfezioni potrà essere posto rimedio nelle prossime edizioni, sensibilizzando maggiormente le sedi diplomatiche e consolari a diffondere tempestivamente le informazioni necessarie per preparare adeguatamente le partecipazioni e presentare proposte.

A lavori conclusi del Convegno mi siano permesse le seguenti considerazioni:

1) Sfuggono le motivazioni che stanno a base della creazione della proposta "Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo" perché infatti una Confederazione, che è una figura, penso, assai poco idonea a dare origine al monitoraggio da un lato ed alla formulazione di specifiche proposte (di cui attendo sapere, dai resoconti del Convegno, natura e specificità) è molto più adatta ad intese comuni di carattere socio-politico-economico. Ma cosa hanno da spartire imprenditori dei più svariati settori economici, dimensioni e dislocati in realtà spesso così diverse fra di loro?

2) Perché poi un siffatto organismo dovrebbe essere presieduto da un Ministro della Repubblica, trattandosi di entità formata essenzialmente da imprenditori privati? Patrocinio va bene, ma Presidenza, a meno che trattasi di quella onoraria, non mi pare proprio il caso.

3) Perché poi un Comitato permanente? E perché composto dagli organizzatori del convegno e da due imprenditori di origine italiana per ciascuna delle quattro aree geografiche, così vaste e variegate al loro interno, da rendere impossibile una benché minima logica rappresentazione e difesa di interessi raramente coincidenti? E con quale criteri dovrebbe essere stabilita la loro origine italiana, senza che alcuno di detti criteri adottati dia luogo a contestazioni ed incomprensioni? Per intenderci, cosa avrebbe da spartire un impresario edile di un Paese del Sud Est Asiatico, con, ad esempio, un industriale caseario dell’Africa centrale? Perché gli organizzatori del convegno? Di chi parliamo? Quale diritto di primogenitura essi vantano?

No, mi dispiace, salvo soluzioni impensate, che, forse la mia scarsa fantasia impedisce immaginare in questo momento, e che sarò eventualmente lieto di leggere nei resoconti del convegno, ho personalmente l’impressione che si voglia creare un altro dei tanti strani carrozzoni tipicamente Italiani, dove accogliere magari qualche aspirante uomo politico, per fare la felicità di un qualche partito ed il trampolino di lancio di alcuno dei suoi rappresentanti.

Si vuole forse dare voce e sostanza ad un gruppo che costituisca la riserva elettorale per le ambizioni di qualcuno, mettendolo magari in contrapposizione con quelli che saranno i candidati espressi democraticamente dai diversi partiti in occasione delle prossime elezioni politiche?

Mi preoccupa non poco l’ansia che ha il nostro Ministro Tremaglia nel continuare ad insistere su soluzioni estemporanee, come quella testè proposta, unitamente alla sua pervicacia nel proporre liste civiche che siano espressione delle Associazioni Italiane all’estero, al di fuori e contro i partiti: come ho già avuto occasione di affermare, ravviso in questa proposta una contrapposizione sia agli orientamenti politici degli Italiani all’estero che all’effettiva forza politica che i parlamentari eletti dovranno esprimere in seno al Parlamento per contare qualcosa, evitando così da ridurre la forza parlamentare espressa dalla Circoscrizione Estero ad una minoranza assolutamente ininfluente soprattutto nelle deliberazioni che riguarderanno specificatamente la difesa dei diritti e degli interessi degli Italiani all’estero.

Ma, tornando alla proposta Confederazione degli Imprenditori Italiani nel mondo, mi sembra invece che tutto dovrebbe essere molto più semplice.

Gli Italiani nel mondo debbono solo conoscersi, avere la possibilità d’incontrarsi, dando origine unicamente a quell’albo degli imprenditori italiani all’estero che faciliterebbe i loro approcci diretti e quindi le possibilità di intrattenere relazioni interpersonali ed internazionali tali da consentirgli di espandere la loro attività e i loro successi, sulla elementare base di una banca dati che li riguardi; banca dati che, inoltre rappresenterebbe un importante anello di congiunzione fra le imprese esistenti in Italia e quelle all’estero, costituendo esse una fonte di enorme importanza per un incremento esponenziale della Business Community italiana internazionale, a tutto vantaggio della nostra bilancia dei pagamenti. E, fatto questo, lasciamoli fare i nostri italici imprenditori, sono così bravi, non hanno alcun bisogno d’essere appesantiti da organismi in cui la politica mortificherebbe e devierebbe la loro operosita’.

Infine una proposta: perché il Ministro Tremaglia, proseguendo nella sua magnifica azione che ha fruttato il voto agli Italiani all’estero, non completa l’opera, cercando d’ottenere la riapertura dei termini per l’acquisto della cittadinanza italiana, visto che ne sono rimasti fuori tanti oriundi italiani, solo a causa della scadenza dei termini fissati per la presentazione delle relative domande, dando luogo a quella che tutti riteniamo una grossa ingiustizia, una disparità di trattamento e, in sostanza, una discriminazione aberrante, causando inoltre assurde situazioni di diversità di diritti civili e politici, oltre che di movimenti, all‘interno di una stessa famiglia? (Domenico Pisano, Coordinatore Azzurri nel Mondo West USA)

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