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INFORM - N. 202 - 27 ottobre 2003

Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil: "500 milioni di euro scippati oggi ai pensionati per essere restituiti nel 2005"

ROMA - Il Governo non pensi di risparmiare 500 milioni di euro sulla pelle dei pensionati, determinando con speciosi tecnicismi un tasso di inflazione presunta per il 2003 più basso di quello registrato dall’Istat. E’ l’avvertimento che lanciano i sindacati dei pensionati delle tre maggiori confederazioni sindacali.

Come ogni anno, infatti, nel mese di novembre il Ministero dell’Economia determinerà in via presuntiva il tasso di inflazione per il 2003, che sarà poi utilizzato dagli Enti previdenziali per rivalutare gli importi delle pensioni per tutto il 2004.

In caso di divario tra questa aliquota presuntiva e quella registrata dall’Istat alla fine dell’anno, ai pensionati sarà restituita la differenza maturata nel corso del 2004, ma solo con la rata di pensione del mese di gennaio 2005.

Uno scarto anche solo di pochi decimali rispetto al valore del 2,7 - 2,8% (quale sarà probabilmente quello che l’Istat registrerà a fine anno) farebbe risparmiare al Governo circa 500 milioni di euro. Una cifra rilevante, soprattutto in tempi di finanziaria e di ricerca spasmodica di risorse.

Determinare questo scarto vorrebbe dire togliere oggi a ogni pensionato quanto dovuto, per restituirglielo nel 2005. Lo scarto tra i due valori, inoltre, costringerebbe gli Enti previdenziali a complicati e costosi riconteggi.

I pensionati - affermano Spi, Fnp e Uilp - giudicherebbero un tasso di inflazione presunto inferiore al 2,7 - 2,8% un vero insulto, considerando che l’inflazione registrata dall’Istat è già significativamente più bassa dell’inflazione reale. Questo è ancora più vero nel caso dei pensionati, che utilizzano gran parte del loro reddito per un numero piuttosto limitato di prodotti e servizi, concentrati nei settori alimentare, abitativo e sociosanitario. Settori nei quali la crescita dei prezzi è stata in alcuni casi addirittura vertiginosa (affitti, frutta e verdura, rette delle Rsa).

La verità è che negli ultimi anni, i pensionati hanno visto le loro pensioni perdere progressivamente valore. Questo vuol dire che milioni di anziani stanno rapidamente scivolando sotto la soglia di povertà. Per questi milioni di pensionati anche il riconoscimento di pochi decimali di inflazione può essere determinante. Ridurre oggi artificiosamente il tasso di inflazione sarebbe, quindi, da parte del Governo, un segnale di grande insensibilità sociale, oltre che una manovra irrazionale, in un momento di contrazione dei consumi.

Questo Governo non pensi di fare cassa nell’immediato sulla pelle dei pensionati - concludono Spi, Fnp e Uilp - ma, al contrario, adotti da subito misure per consentire il recupero del potere d’acquisto dei pensionati e degli anziani. (Inform)


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