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INFORM - N. 195 - 16 ottobre 2003

Ciampi al Portico d’Ottavia nel 60° anniversario della deportazione degli ebrei romani: "la memoria dell’Olocausto dev’essere tenuta viva, perché la storia che si dimentica si ripete"

ROMA - "La memoria dell'Olocausto deve essere tenuta viva, perché la storia che si dimentica si ripete. Questo è il significato del Giorno della Memoria: ricordare gli orrori del passato, affinché non possano ripetersi". Lo ha detto il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, intervenendo a Roma, presso il Portico d'Ottavia, alla cerimonia di commemorazione del 60° anniversario della deportazione degli ebrei da parte dei nazisti.

Il Presidente Ciampi, che era accompagnato dal Sindaco di Roma Veltroni, dal Presidente dell'Unione Comunità Ebraiche italiane Prof. Luzzato e dal Presidente della Comunità Ebraica di Roma Dott. Paserman, ha deposto una corona di fiori sulla lapide che ricorda la deportazione degli ebrei da parte dei nazisti e ha visitato il Palazzo della Cultura, sede delle scuole ebraiche romane.

"Ricordare vuol dire ricordare tutto - ha proseguito il Capo dello Stato -. Non solo l'atrocità nazista, l'inganno del riscatto mediante la consegna dell'oro, la razzia degli ebrei nel Ghetto, la deportazione di loro, come di tanti altri ebrei italiani - oltre ottomila - nei campi di sterminio. Quasi tutti finirono nelle camere a gas. Dei 2091 ebrei romani catturati quella tragica alba, solo 15 tornarono. Vuol dire ricordare anche la parte che ebbero le disumane leggi razziali come premessa e fondamento del Patto d'Acciaio fra l'Italia fascista e la Germania nazista, che precipitò l'Italia nel disastro della guerra e costò la vita a tanti nostri compatrioti e distruzioni gravi a tutto il Paese. E vuol dire ricordare che tutto questo nacque da un regime dittatoriale, che aveva cancellato ogni libertà e perseguitato coloro che si erano opposti alla dittatura.

Ricordiamo anche, ed è importante, le migliaia e decine di migliaia di Italiani, civili e religiosi, che aiutarono tanti ebrei a nascondersi e a salvarsi, come aiutarono a salvarsi i militari che rifiutarono di presentarsi alla chiamata di Salò, gli antifascisti fuggiaschi, la Resistenza armata. Ci fu la persecuzione, ma ci furono anche i Giusti, ci fu un grandioso plebiscito per la libertà, che salvò l'anima e la dignità del popolo italiano. Elio Toaff non fu soltanto un rabbino perseguitato, fu anche un combattente della Resistenza. Toaff è uno dei due amici ebrei livornesi che mi sono qui vicini; l'altro, Beniamino Sadun, condivise con me, ambedue fuggiaschi nelle montagne abruzzesi, i lunghi mesi dell'autunno-inverno '43-'44, protetto come me dall'umanità della gente.

Ricordiamo i Giusti - ha concluso Ciampi -. Ma non dimentichiamo la Shoah, e prima la libertà perduta, e poi la lotta per riconquistarla, che arriva fino alle elezioni libere e alla Costituzione Repubblicana, la stella polare dell'Italia democratica, lo scudo delle nostra libertà". (Inform)


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