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INFORM - N. 193 - 14 ottobre 2003

Istituto Fernando Santi: "Le associazioni degli italiani all'estero promuovano il sostegno al voto amministrativo per gli immigrati in Italia

ROMA - La settimana scorsa il dibattito politico si è molto intensificato intorno alla affermata volontà del vicepresidente del Consiglio di ottenere in parlamento una maggioranza favorevole al voto amministrativo agli immigrati. "I tempi sono maturi per discutere del diritto di voto, almeno per le amministrative, per gli immigrati" così il vice presidente del Consiglio. Precedentemente, dall’opposizione parlamentare proposte di legge ed iniziative di stimolo, quale la raccolta di firme intorno ad una petizione a favore del voto, non solo amministrativo, agli immigrati erano state già da tempo avviate.

Il limite delle proposte attuali, reso evidente dalla limitata adesione ad ognuna, può essere rovesciato in Parlamento con la convergenza maggioritaria di volontà che si appalesino comuni nel voler riconoscere il diritto al voto amministrativo agli immigrati. La risoluzione n.136 del 15 gennaio 2003 approvata a Strasburgo, nell’ambito della Relazione annuale sui diritti umani dell’Unione, raccomanda agli stati membri di estendere il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali e del Parlamento europeo a tutti i cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nella U.E. da almeno tre anni.

L’Istituto Fernando Santi sostiene da anni il voto amministrativo ai migranti come partecipazione alla vita delle comunità, come elemento di inclusione sociale e di integrazione reciproca fra persone che vivono una comune realtà . Nei giorni scorsi, prima del pronunciamento del vicepresidente del Consiglio, l’Istituto aveva avviato alcuni confronti per valutare la opportunità di una iniziativa delle associazioni degli italiani all’estero a sostegno del voto amministrativo dei migranti in Italia.

Una iniziativa di coloro che tanto hanno dovuto lottare per avere riconosciuti i diritti civili nei paesi d’accoglienza avrebbe un significato importantissimo, si salderebbe a quella delle molte associazioni democratiche attive in Italia sul fronte dei diritti civili, ivi comprese, in primo luogo, le organizzazioni sindacali dei lavoratori. L’eco della presa di posizione dell’on. Fini si mescola ad un sobollire di umori oscuri che salgono dal di dentro della maggioranza di governo, di prese di posizione "altre" rispetto al tema, di minacciosi avvertimenti sul destino del governo.

L’Istituto Fernando Santi ritiene che le associazioni che sono presenti nel CGIE possano consentire tutte nel sostenere un voto favorevole del Parlamento e nel promuovere una "pressione" sulle forze politiche perché il provvedimento di legge arrivi presto e sia utilizzabile al più presto. Se tutto questo non avvenisse, ciò significherebbe che il collateralismo partitico è più forte di ogni buona dichiarata intenzione di considerarsi autonomi nelle scelte e che, in fondo, il CGIE ha fatto il suo tempo, in vista della rappresentanza parlamentare dall’estero. L’Istituto Santi conviene con molti del mondo cattolico e laico che la revisione di una impostazione escludente quale quella della legge Bossi Fini portata avanti dallo stesso on. Fini riapre e mette in moto un conseguente processo d’inclusione piena dei migranti. La stabilizzazione delle famiglie è tra le cose più urgenti da fare.

L’iniziativa a livello europeo perché si conseguano normative europee sui ricongiungimenti familiari adeguate e non discriminanti va sostenuta con forza. Una famiglia che si radica su un territorio è una instabilità che si ricompone con vantaggi per tutti. Anche l’attuale meccanismo delle quote d’ingresso. Gli extracomunitari che lavorano nel nostro paese, regolarmente soggiornanti devono partecipare alla vita pubblica locale. Il voto amministrativo è solo un necessario primo passo.

Coloro che non capiscono e si oppongono arroccandosi, chiudendosi, credono di vivere in una società che, invece, da tempo è cambiata con il contributo di tutti quelli che in essa operosamente vi lavorano, vi vivono costruendo il futuro. (Inform)


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